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venerdì 4 settembre 2026

La guerra della NATO in Ucraina: la vera storia, raccontata da Glenn Diesen nel febbraio 2023. Basta con la storia falsa! - Glenn Diesen

(raccolto da A. Volpi)

Ci viene continuamente detto che l’invasione russa è stata non provocata e motivata esclusivamente dal desiderio di annettere territori. La conclusione, quindi, è che non sia possibile negoziare con Mosca e che il ruolo della NATO nella guerra consista esclusivamente nell’aiutare l’Ucraina a difendersi. Con una simile narrazione, siamo portati a credere che esista soltanto una soluzione militare e che la Norvegia abbia dovuto abbandonare la propria tradizione di non inviare armi nelle zone di guerra.

Ma se fosse stata la NATO a provocare la guerra e a sabotare tutti i tentativi di pace, allora le forniture di armi dovrebbero essere interpretate come un cinico utilizzo degli ucraini in una nuova Guerra fredda contro la Russia. Riconoscere il coinvolgimento della NATO in questa guerra è necessario per poter avviare negoziati e non deve essere confuso con un sostegno all’invasione russa dell’Ucraina.

Nel 1990 avevamo costruito una nuova Europa inclusiva con la Carta di Parigi per una nuova Europa. L’accordo si fondava sui principi della «sicurezza indivisibile» e dell’«uguaglianza sovrana», in un’Europa senza linee di divisione. Quattro anni dopo sviluppammo un’istituzione comune per la sicurezza con la Russia, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), fondata sugli stessi principi.

La decisione di espandere la NATO comportò l’abbandono di quei principi. Invece della «sicurezza indivisibile», la NATO accrebbe la propria sicurezza a spese di quella russa. Invece di un’Europa senza linee di divisione, ci troviamo oggi a combattere una nuova Guerra fredda per decidere dove tracciare le nuove linee di demarcazione. Ucraina, Georgia, Bielorussia e Moldova sono diventate così la nuova linea del fronte.

Nel 1994 persino il presidente Clinton avvertì che l’espansione della NATO avrebbe potuto destabilizzare l’Europa, perché la creazione di una nuova linea di separazione tra Est e Ovest avrebbe potuto trasformarsi in una profezia autoavverante di una futura contrapposizione. Quando Clinton cambiò posizione, il suo segretario alla Difesa, William Perry, prese in considerazione le dimissioni per protesta. Perry sostiene che coloro che spingevano per l’espansione della NATO sapessero che essa avrebbe distrutto la pace con la Russia, ma ritenessero che ciò non fosse importante perché la Russia era debole. Il loro atteggiamento, in sostanza, era: «Chi se ne importa di quello che pensano?» Jack Matlock, ambasciatore statunitense in Unione Sovietica che aveva partecipato ai negoziati per porre fine alla Guerra fredda, condannò l’espansionismo della NATO come un tradimento nei confronti della Russia, che aveva distrutto le basi per una pace duratura. George Kennan, l’architetto della politica americana di contenimento dell’Unione Sovietica, predisse che l’espansione della NATO sarebbe stata una provocazione destinata a inaugurare una nuova Guerra fredda e che, se la Russia avesse reagito alle provocazioni, la NATO avrebbe erroneamente attribuito a Mosca tutta la responsabilità. Portare l’Ucraina dalla nostra parte della nuova linea di divisione europea era una ricetta per la guerra. William Burns, allora ambasciatore statunitense in Russia e oggi direttore della CIA, aveva avvertito nel 2008 che l’ingresso dell’Ucraina nella NATO avrebbe potuto provocare una guerra civile e che la Russia sarebbe probabilmente intervenuta a sostegno dell’Ucraina orientale, cosa che Mosca non avrebbe voluto essere costretta a fare.

Angela Merkel condivideva questa valutazione quando sostenne che concedere all’Ucraina un Membership Action Plan per l’ingresso nella NATO sarebbe stato interpretato da Mosca come «una dichiarazione di guerra». La NATO, tuttavia, continuò a spingere gli ucraini verso un’adesione che essi non desideravano. Nel 2011 la NATO pubblicò un rapporto nel quale sosteneva che la principale difficoltà nelle sue relazioni con l’Ucraina fosse proprio la forte impopolarità dell’adesione alla NATO: alcuni sondaggi mostravano un sostegno inferiore al 20% della popolazione. Nel 2014 la NATO sostenne una «rivoluzione democratica» che non godeva del sostegno della maggioranza degli ucraini e che violava la Costituzione. Telefonate intercettate e successivamente rese pubbliche mostrarono che gli Stati Uniti avevano scelto il nuovo gruppo dirigente già alcune settimane prima di contribuire alla rimozione dal potere del presidente democraticamente eletto. Dopo il colpo di Stato iniziò prevedibilmente la guerra civile e la Russia intervenne. Il conflitto sembrò essere risolto nel febbraio 2015 con gli Accordi di Minsk, ai quali si erano impegnate tutte le parti, compreso l’Occidente. Da allora abbiamo appreso che Stati Uniti e Gran Bretagna avrebbero sabotato l’accordo di pace per sette anni. Germania e Francia hanno successivamente sostenuto che l’accordo fosse stato creato soltanto per guadagnare tempo e consentire di armare «la loro» Ucraina. Nel 2019 Volodymyr Zelensky fu eletto con il 73% dei voti sulla base di un programma di pace. Aveva promesso di attuare gli Accordi di Minsk per raggiungere la pace con il Donbass e con la Russia. Ma successivamente fece una completa inversione di rotta dopo che nazionalisti finanziati e addestrati dagli Stati Uniti lo minacciarono di morte. Nel 2021 Mosca cercò di negoziare con la NATO per fermare l’aumento della presenza americana lungo i suoi confini, compresa la modernizzazione da parte della NATO di due porti ucraini che avrebbero potuto essere utilizzati dalle navi da guerra americane. L’ex responsabile dell’analisi sulla Russia presso la CIA sostenne nel dicembre 2021 che la Russia avrebbe potuto invadere l’Ucraina perché «il rischio dell’inazione» era diventato troppo grande. La Russia invase l’Ucraina nel febbraio 2022 con l’obiettivo di stabilire un nuovo status quo, dopo otto anni di guerra nel Donbass e il progressivo rafforzamento delle forze armate ucraine da parte della NATO. Tre giorni dopo l’invasione erano già iniziati i negoziati. Il primo ministro israeliano Naftali Bennett svolse un ruolo di mediazione e sostiene che Russia e Ucraina volessero entrambe raggiungere un accordo in base al quale l’Ucraina sarebbe rimasta fuori dalla NATO in cambio del ritiro delle forze russe. Secondo Bennett, però, Stati Uniti e Gran Bretagna sabotarono l’accordo di pace perché volevano utilizzare contro la Russia l’esercito ucraino che avevano costruito. Anche il Ministro degli Esteri turco confermò che le due parti erano arrivate molto vicine a un accordo che prevedeva la neutralità dell’Ucraina in cambio del ritiro russo.

Secondo la Turchia e l’ex comandante delle forze armate tedesche, anche questo accordo di pace sarebbe stato sabotato da Stati Uniti e Gran Bretagna, che volevano combattere contro la Russia utilizzando gli ucraini.

La strategia di provocare un maggiore coinvolgimento russo in Ucraina era già stata indicata tra le raccomandazioni di un rapporto RAND del 2019, commissionato dall’esercito statunitense, su come indebolire la Russia.

Il segretario alla Difesa americano dichiarò che l’obiettivo della guerra era indebolire la Russia. Il senatore Mitch McConnell confermò che «i freddi, duri e concreti interessi americani» erano alla base della volontà di indebolire e sconfiggere la Russia. Il senatore Lindsey Graham spiegò che gli Stati Uniti stavano ottenendo un buon affare: inviavano armi mentre Zelensky prometteva che «avrebbero combattuto fino all’ultimo uomo».

Se si fosse trattato di un’invasione non provocata e opportunistica, le forniture di armi avrebbero potuto indurre la Russia a ritirarsi, facendo aumentare i costi della guerra oltre i benefici. Ma se la Russia considera la NATO una minaccia esistenziale, le forniture di armi non faranno altro che intensificare il conflitto, spingendolo verso una guerra nucleare.

Invece di utilizzare l’Ucraina come pedina nella nuova Guerra fredda, dovremmo sostenere i negoziati per fornire a Mosca le garanzie di sicurezza che aveva richiesto un anno prima, basandoci sugli accordi esistenti degli anni Novanta che abbiamo abbandonato.

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mercoledì 29 luglio 2026

Entrare nelle crepe: guida alla resistenza civile contro l’1% - Elena Basile

Continuiamo a scrivere fin quando e ovunque ce lo permettano! Se un giorno ci saranno degli storici che analizzeranno questi tristi giorni — nei quali la mancata risposta alla sfida climatica, robotica e nucleare comporterà inevitabili conseguenze —, essi potranno correggere, con la nostra versione, la narrativa criminale a cui lavora l’apparato mediatico. Sapranno che la società civile era in fermento; che molteplici voci si levavano nel deserto; che movimenti del dissenso nascevano come funghi; e che qualche formazione politica, come i 5 Stelle in Italia e alcune forze della sinistra radicale in Europa, aveva il coraggio di condannare il genocidio e di appellarsi a una mediazione con la Russia.

L’atlantismo filoneoconservatore e il neoliberismo sono la cifra del mainstream. Tutto: da destra al centro-sinistra. Vorrei che qualcuno mi spiegasse, su questi temi, la differenza esistente tra politici come Renzi, Gentiloni, Tajani e la Meloni. Non ne vedo alcuna, se non qualche sfumatura:

  1. Le destre, più pragmatiche nei confronti della Russia e pronte a riconoscere la convenienza di una mediazione, sono però fanatiche nell’odio verso l’Islam e i palestinesi.
  2. Il centro-sinistra, a volte più consapevole delle ingiustizie sofferte a Gaza, è invece fanatico e in preda al delirio contro la Russia, del tutto incurante del rischio nucleare.
  3. Le destre sono negazioniste della minaccia climatica; il centro-sinistra si dichiara falsamente consapevole, ma affossa la transizione ecologica con le guerre.

La differenza tra questi due schieramenti, in Italia come in Europa e negli Stati Uniti, riguarda unicamente i valori di facciata e il censo degli elettori.

Generalizzando, possiamo affermare che le destre si rivolgono ai meno abbienti, ai perdenti della globalizzazione, e cercano un ritorno ai principi della tradizione, dell’identità nazionale, dell’ordine e dell’autorità. Promuovono la più sfrontata accettazione delle gerarchie sociali ed etniche, per cui il bianco ha sempre ragione rispetto all’”intruso” immigrato, il gioielliere che uccide è una persona per bene, il criminale che ruba (senza uccidere) va disumanizzato, il poliziotto violento va perdonato, l’israeliano è “buono e amico” e si difende dal criminale palestinese. Uno sciorinamento di luoghi comuni che deriva anche dalla mancanza di istruzione e cultura di parte dell’elettorato di destra.

Il centro-sinistra, i socialisti europei e i democratici americani (ma anche la Forza Italia rivisitata dai figli di Berlusconi) si rivolgono invece a un ceto medio arricchito, a una piccola borghesia impiegatizia e benestante, a una popolazione più colta che viaggia e si professa progressista. Può quindi sfoggiare una certa comprensione per il debole — immigrato, palestinese o povero che sia — utilizzando i valori umanistici, le battaglie contro le disuguaglianze, i diritti della donna e delle minoranze e la consapevolezza climatica in modo puramente strumentale contro le destre.

Si tratta di una manovra manipolatoria. A prescindere dalla retorica, il centro-sinistra, i socialisti europei e i DEM restano espressione dello Deep State statunitense. Quando si tratta di decidere, sono filo-israeliani e complici del genocidio quanto le destre; sono anti-immigrati e spensieratamente dimentichi dei diritti umani (si pensi alle politiche sull’immigrazione di Minniti); sono a favore delle guerre e del progetto neoconservatore di dominio sulla Russia e sull’Iran nello scontro contro le potenze del surplus. Affossano con il riarmo la transizione climatica dopo averla difesa a parole, e continuano con le politiche neoliberiste, le privatizzazioni, i trasferimenti finanziari dai più poveri ai più ricchi, distruggendo lo Stato sociale a vantaggio del Keynesismo militare.

È difficile capire quale delle due destre — quella populista o quella tecnocratica — sia la più pericolosa. Certamente la cancellazione dei principi costituzionali da parte delle destre terrorizza: un autoritarismo provinciale e rozzo che minaccia soprattutto l’Italia. Eppure credo che il centro-sinistra, i socialisti europei e i DEM siano nel lungo periodo maggiormente deleteri, in quanto manipolano quella parte di opinione pubblica che potrebbe invece svegliarsi e opporre una sana e consapevole resistenza politica. Giocano il ruolo del “poliziotto buono” e la piccola e media borghesia illuminata si fa trascinare verso campagne militariste e fasciste, convinta di difendere la democrazia, la libertà, i diritti sociali e quelli degli immigrati, che vengono invece massacrati proprio dalla cosiddetta élite progressista.

Insomma, non si sa più dove voltare la testa. Non so se personaggi come Picierno, Calenda, Renzi, Quartapelle o Gentiloni possano davvero essere considerati difensori della Costituzione italiana solo perché si sono schierati per il “No” al referendum sulla giustizia. Sono gli stessi che difendono la censura contro i media russi, che vogliono sanzioni esplicite per chi esprime un pensiero diverso dalla narrativa NATO, che silenziano gli oppositori mettendo veti sulla partecipazione a programmi come TG1/TV7 (ipocritamente ritenuti liberi e progressisti), che cancellano l’Articolo 11 della Costituzione contrario alla guerra. Hanno un potere radicato in Europa ed egemonizzano la cultura, sponsorizzando operazioni che pompano autori letterari del tutto incompetenti, per non parlare del teatro o del cinema.

In sintesi:

  1. Le destre sono espressione di un vecchio potere fascistoide, rozzo, impreparato e non ancora del tutto radicato, vicine all’anomalia inquietante di un pericoloso parvenu come Trump.
  2. I socialisti europei sono vicini allo Deep State americano (e finalmente ne possiamo parlare senza essere considerati complottisti, visto che persino Mieli e Rampini hanno recentemente fatto propria questa espressione): un potere radicato nelle istituzioni, nell’intelligence, nella burocrazia, negli apparati mediatici più sofisticati (come la CNN e la BBC), nella diplomazia, nei centri di ricerca e nell’accademia.

La direttrice dello IAI (che, sebbene porti avanti l’agenda dei Democratici americani e dei neoconservatori alla Victoria Nuland, viene spudoratamente chiamato “istituto di ricerca”) si è recentemente vantata di aver scritto un articolo per The Economist in cui perora l’invio di truppe di giovani europei in Ucraina per “forgiarne lo spirito guerriero”. La retorica militarista più becera è diffusa non solo da Nathalie Tocci, ultima ruota del carro, ma anche da intellettuali progressisti come Antonio Scurati, autore di libri di grande successo in Europa basati su una ricostruzione volgarizzata del fascismo, di cui finisce oggi per diffondere proprio i valori legati alla virilità e al sacrificio per la Patria.

Per molti di noi le domande ricorrenti sono:

  1. Come è possibile che le marionette politiche e la classe servente non si preoccupino del futuro riservato ai loro stessi figli e nipoti?
  2. Come è possibile che non temano un’escalation militare con una potenza nucleare?

Se leggiamo la dottrina militare americana, appare chiaro che la difesa dell’unipolarismo e il confronto con le potenze del surplus (in primis la Cina) potranno portare a una catastrofe nucleare e alla fine della vita sul pianeta. Come è possibile che l’élite e i suoi colletti bianchi, per quanto corrotti, non capiscano cosa c’è in ballo e non tutelino neanche i propri affetti?

Geopsichiatria. Mi ritornano in mente le parole dell’antropologo Emmanuel Todd. Come fermare la follia di chi ormai crede — o finge di credere — alla propria stessa propaganda e a luoghi comuni che neanche la più standardizzata soap opera statunitense farebbe propri? “Israele si difende come può” e “L’Ucraina combatte per la democrazia occidentale”.

Bisogna svegliare il popolo dei rassegnati: chi sa ma vota comunque per i soliti perché “tanto non ci sono alternative”, o chi si rifugia nel non-voto convinto (come in Iran) che nulla possa mai cambiare. Bisognerebbe che il dissenso smettesse di frammentarsi, di inseguire identità ed assoluti cedendo all’eterna irrilevanza. Sarebbe essenziale individuare dei mecenati in grado di finanziare, in Europa, media alternativi che arrivino nelle case delle tante persone ignare e turlupinate dalla propaganda rozza di Vespa o da quella più sofisticata della Gruber.

Chi è bravo e ha fatto storia in televisione come Santoro, insieme ai pochi media rimasti che ospitano il pensiero libero (come Il Fatto Quotidiano o il programma Accordi e Disaccordi, che purtroppo a volte sembra una brutta copia dei talk show progressisti), dovrebbero unirsi per una causa comune: la creazione di un’informazione veramente libera.

No, non ho preso alcuna droga per sognare una simile utopia. Credo che la speranza possa ancora salvare il genere umano: essa è la capacità di immaginare una realtà differente e di cercare razionalmente una via d’uscita dalla trappola.

Purtroppo la storia del povero Bernie Sanders negli USA, del laburismo anglosassone e delle sinistre europee fino agli anni Ottanta ci insegna che, se si prova a cambiare il centro-sinistra o il cosiddetto socialismo europeo dall’interno, si viene ingoiati e si finisce per contribuire alla mutazione antropologica in corso.

Come non essere silenziati e ghettizzati se si rifiutano i compromessi e le alleanze che snaturano la lotta politica? Questa domanda cruciale dovrebbe aprire un grande dibattito pubblico.

Oggi la contraddizione tra popolo ed élite sta esplodendo. Dobbiamo entrare nelle crepe che si stanno creando perché, come cantava Cohen, è proprio attraverso di esse che entra la luce.

Il capitalismo finanziario senza pianificazione, senza socialismo di mercato e senza protezione dei diritti umani è sprofondato nel nichilismo, in guerre suicide che rischiano di eliminare la civiltà occidentale. Non riesce più a garantire l’accumulazione di capitale in Occidente. La concentrazione della ricchezza in pochissime mani e l’impoverimento massiccio della popolazione sono insostenibili. La distruzione dei beni comuni, a cominciare da istruzione e sanità, è sotto gli occhi di tutti. La burocratizzazione della ricerca scientifica, i rischi della rivoluzione robotica e la minaccia climatica sono tali da rendere indispensabile la cooperazione in un mondo multipolare.

Dividere il mondo in blocchi economici, monetari, militari e valoriali è il modo più rapido per soccombere al disastro. Di questo l’opinione pubblica europea dev’essere informata, affinché la pressione per cambiare la classe dirigente si rafforzi e raggiunga il suo scopo.

Contro le lobby della finanza, delle armi e di Israele, contro i diktat dell’intelligence e degli apparati mediatici, la società civile del 90% può organizzarsi: non dobbiamo restare schiavi degli interessi di quell’1% che, comunque vada, riuscirà a subire meno danni di tutti gli altri.


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sabato 27 giugno 2026

Denazificare II – Sandra Russo

Quando l'Operazione Speciale in Ucraina iniziò nel 2022, Putin dichiarò che uno degli obiettivi era "denazificare" l'Ucraina. La parola scandalizzò. Era inaspettata. Quella caratterizzazione suonava ancora esagerata ed improvvisa. Putin continua a non gradire gli europei, che hanno una cattiva percezione storica della Russia. Georgy Zukov, maresciallo nella battaglia di Stalingrado, l'aveva avanzata: "Abbiamo liberato l'Europa dal fascismo, ma non ci perdoneranno mai." Ecco perché, a causa di quella vecchia tirannia, ci fu gioia e risentimento quando Cechov fu bandito, non era un grande sostenitore di Putin (Checov morì molto prima), ma catturò l'anima russa che l'Europa non può sopportare. Quella cosa sanguinosa, ancestrale, che non attraversa la brutalità ma la profondità. Un enorme paese ancorato alla fede. Religioso, esistenziale, politico.

Nel primo decennio del secolo scorso, Lou Andreas Salomé viaggiò attraverso la Siberia con suo marito, il signor Andreas, e il suo amante, Reiner Maria Rilke. Andavano a incontrare Tolstoj. Lei era un'aristocratica russa che fin da giovane visse in Germania come studentessa, e la sua famiglia sarebbe stata espulsa dalla Rivoluzione a venire. E scrive nella sua autobiografia che in quel lungo viaggio capì che nell'intensa fede dei contadini russi, nella loro ostinazione di fronte al clima, nel loro stoicismo, nella loro gioia, il colpo di frusta rivoluzionario che aveva portato alla fine del mondo in cui era nata era latente.

Oggi l'Europa considera ancora Putin un tiranno. Ma si lascia abbindolare da Trump, che è un fascista. Che usa algoritmi per far cadere il suo missile Tomahawk con precisione su una scuola femminile. È l'Europa che sta diventando nazista. Sta iniziando a vedere il vero volto di Israele, ma non fa nulla e si rifiuta di vedere il volto del suo squilibrato partner transatlantico.

Chi avrebbe mai pensato che, nel suo declino, nella sua agonizzante caduta, l'Occidente avrebbe indossato un'ultima maschera, e che questa sarebbe stata quella nazista?

 

La mappa politica dell'America Latina sta andando in quella direzione. Non è un caso che la scorsa settimana l'UE abbia approvato il proprio ICE per deportare gli immigrati, e che questa settimana in Colombia ci siano state elezioni palesemente truccate che hanno proclamato vincitori un fascista, un fan di Milei, un avvocato dei narcotrafficanti, un tizio che sostiene che il cervello delle donne sia troppo debole per ricoprire cariche pubbliche. C'è già un intero cast di personaggi con i baffetti. Milei, Kast, Bukele, Paz, Noboa, De la Espriella, costituiscono il realismo sadico di un suprematismo autoctono che si articola con i nazisti, i quali a loro volta sono superiori, ovviamente, a quest'ultimo Occidente.

Per quanto riguarda questo Paese (l’Argentina), questa settimana la ripugnante maggioranza ha giocato la sua parte anche al Congresso. Nessuno degli enormi danni che Milei ha causato e continua a causare dal dicembre 2023 sarebbe stato possibile senza il sostegno dei sostenitori di Macri, dei radicali e dei peronisti traditori. Lo hanno accompagnato in tutto. Milei è l'inferno alimentato da tutto il purgatorio.

Questa settimana hanno ceduto il nostro territorio, la nostra sovranità e la nostra indipendenza. Letteralmente. È questa intera banda di mascalzoni, gangster e ladri, insieme a giudici, pubblici ministeri e ai media mainstream, che sta gestendo, in modo caotico ma inarrestabile, la macchina della nostra distruzione.

Questa è la vera divisione che dovrebbe essere inevitabile se fossimo sani di mente.

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giovedì 14 maggio 2026

Se Cappuccetto Rosso sceglie il lupo come nonna? - Ennio Remondino

 

L’Unione europea aveva il gas russo in abbondanza e a basso prezzo. Poi, a causa dell’invasione dell’Ucraina proclama la ‘ferrea determinazione a rinunciare all’energia russa’, scavando di fatto la fossa all’industria europea, denuncia qualcuno. Mentre l l’Unione che moltiplica le sanzioni a Mosca aumenta di nascosto l’importazionie di gas naturale liquefatto russo. Ed ecco che la nota fiaba citata da Analisi Difesa ci propone un Cappuccetto Rosso che il Lupo se lo cerca.

Ursula anti Merkel sul fronte baltico anti russo

«La seconda Commissione von der Leyen, promette e decreta da anni il pieno affrancamento dalla dipendenza dal gas russo, che dovrebbe essere totale entro la fine del 2027». Bugia politica, con 91 spedizioni e via nave in Europa dal terminale russo di Yamal, mare di Kara, Artico russo, tra gennaio e aprile. +17,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 5,71 milioni di tonnellate a 6,69 milioni di tonnellate. Bruxelles, in evidente imbarazzo, ammette un ‘leggero aumento’. E a conti fatti scopri che la Ue ha imposto lo stop al gas russo via gasdotto, in quantità enormi e a prezzo concordato, per incrementare l’importazione di GNL, trasportato via nave, scaricato nei porti, rigassificato e più costoso del gas via tubo e il cui approvvigionamento è molto più problematico e soggetto a oscillazioni di mercato dei prezzi e condizioni geopolitiche, tipo blocco dello stretto di Hormuz. Astuzia doppia, con Donald Trump l’accordo in conto Ue a comprare 750 miliardi di dollari di costosissima energia made in USA in tre anni.

Fobia anti russa

Questione democrazia sul fronte ucraino, tra il dire e il fare. Oggi la Russia è il secondo fornitore di GNL ai paesi dell’Unione con una quota del 17 per cento. Costosa scelta di principio? ©l gas che andiamo ad acquistare a prezzi di mercato in nazioni sinceramente democratiche e rispettose dei diritti umani, politici, gender (mica come la Russia di Putin) quali Azerbaigian, Algeria, Congo…». Risultato di fatto: l’incremento dei costi per luce, gas, carburanti e beni alimentari verso una maggiore spesa per una famiglia media intorno ai mille euro nel 2026, con punte fino a 1.200-1.300 euro per nuclei con figli e maggiore intensità di consumi energetici. «Quasi 29 miliardi di euro il conto che famiglie e imprese italiane dovranno sostenere quest’anno per far fronte ai rincari di luce, gas e carburanti, dopo lo choc energetico legato alla crisi mediorientale».

Flop Europa sul fronte energetico

Fronte energetico da incubo, unito al fallimento della politica industriale e ambientale, della politica estera e dei programmi di riarmo ormai palesemente insostenibili, per qualsiasi analista onesto. Con l’attuale Commissione già alle prese con le conseguenze dell’attacco all’Iran di Stati Uniti e Israele. L’emergenza imporrebbe massimo pragmatismo e non ideologie da guerra fredda. Ci credete? Ed ecco la favola di Cappuccetto e il Lupo in versione aggiornata, con gli Stati Uniti ormai incontestabilmente contro gli interessi dell’Europa i cui vertici attuali alla vigilia di elezioni nazionali a perdere si ostinano ad affidarsi all’alleanza con Washington che non esiste più. E nonostante Trump ostenti disprezzo e minacce nei confronti degli europei che non obbediscono immediatamente alle sue disposizioni o osino criticare le sue discutibili e spesso confuse iniziative politiche, diplomatiche e militari.

America Lupo e Ue Cappuccetto Rosso

Ma non è da oggi cge Stati Uniti colpiscono duro gli interessi dell’Europa: «dal sostegno alle primavere arabe alla guerra alla Libia, all’insurrezione in Siria fino al golpe del Maidan del 2014 a Kiev in cui gli USA investirono 5 miliardi di dollari (lo disse al Congresso il sottosegretario Victoria Nuland)». Le diplomazie lo sanno, ma i governi fanno finta di non sapere perché non sapendo come poter reagire. «Eppure, nonostante questi esempi e i numerosi altri che si potrebbero elencare, in quasi tutta Europa ci si preoccupa paradossalmente di difendere la storica intesa strategica con gli Stati Uniti. La pavida Europa novella Cappuccetto Rosso, si ostina a voler vedere la nonna (o il “paparino” per dirla con il segretario generale della Nato Mark Rutte) anche quando il lupo ha smesso di nascondersi dentro i suoi abiti e si palesa apertamente per quello che è», denuncia il severo Giandomenico Gaiani.

Mosca Europa rispetto alla Russia asiatica

La riapertura delle relazioni con il Cremlino è vista da molti un orizzonte necessario non solo per chiudere il conflitto ma soprattutto per ristabilire una cornice di sicurezza con Mosca che consenta di riprendere le forniture di energia russa, unica speranza per salvare l’economia europea. Putin, nella conferenza stampa dopo la parata sulla Piazza Rossa, ha affermato che la guerra in Ucraina «si avvia alla conclusione». Un’Europa debole ed economicamente in ginocchio non può aiutare l’Ucraina sull’orlo del tracollo. Non a caso dall’inizio del conflitto nel Golfo le offensive russe sono proseguite in modo blando. Accenni di dialogo. «Quali frutti daranno queste aperture al dialogo lo vedremo presto ma appare evidente che l’improvvisa esigenza degli europei di negoziare con Mosca è una conseguenza diretta della crescente consapevolezza che gli Stati Uniti non sono più nostri alleati».

La riapertura delle relazioni con il Cremlino è vista da molti, in modo esplicito o meno,  un orizzonte necessario non solo per chiudere il conflitto ma soprattutto per ristabilire una cornice di sicurezza con Mosca che consenta di riprendere le forniture di energia russa, unica speranza per salvare l’economia europea.


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giovedì 23 aprile 2026

Soloviev insulta Meloni: geopolitica degli insulti internazionali - Alessandro Orsini

Il caso degli insulti di Soloviev a Giorgia Meloni è molto interessante ai fini dei miei studi sulla manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali. Definisco la manipolazione dell’opinione pubblica come segue: la manipolazione dell’opinione pubblica è l’estrazione del consenso dalla classe governata da parte della classe governante mediante l’inganno. Detto più semplicemente, la manipolazione dell’opinione pubblica è la classe governante che induce i cittadini a credere il falso per ricavare consensi elettorali mediante l’inganno e la menzogna.  

Meloni ha stretto un accordo con Zelensky per costruire droni e Soloviev l’ha insultata. È intervenuto persino il presidente Mattarella in difesa di Giorgia Meloni. 

Apparentemente, è incredibile e surreale che in Italia scoppi un putiferio istituzionale perché un giornalista russo offende il presidente del Consiglio. I giornalisti italiani che insultano e offendono Putin sono moltissimi. Nel mio libro Casa Bianca-Italia, ho raccolto alcuni degli insulti violentissimi dei giornalisti italiani contro Putin. Eppure, le massime cariche dello Stato russo non sono mai intervenute per difendere Putin dagli insulti dei giornalisti italiani perché quegli insulti non hanno alcuna importanza per la classe politica russa. 

La domanda che dobbiamo porci, in sede di analisi della manipolazione dell’opinione pubblica, è la seguente: se la classe politica russa non attribuisce nessuna importanza agli insulti dei giornalisti italiani contro Putin, perché la classe politica italiana attribuisce un’importanza enorme agli insulti dei giornalisti russi contro Meloni? 

La risposta richiede di andare oltre l’apparenza.

Tutto è radicato nelle relazioni internazionali tra l’Italia e la Russia e nella natura di Stato satellite dell’Italia.

Le relazioni Italia-Russia sono state ottime, fino al 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione russa dell’Ucraina L’Italia era un Paese talmente amico della Russia che, il 3 giugno 2017, Carlo Calenda, all’epoca ministro, si recò in Russia a stringere le mani di tutti i gerarchi di Putin alla ricerca di intese economiche e commerciali, nonostante la Russia fosse già sotto sanzioni per l’invasione della Crimea del 2014. Tutti potranno trovare in rete la foto di Calenda che stringe la mano del ministro dell’energia russa. Nel governo Renzi dell’epoca, Calenda era il capo della componente più filo-russa del governo, come dimostra il suo atteggiamento ossequioso verso Putin e il ministro dell’energia russo. Ma poi è scoppiata la guerra in Ucraina. Biden decise di sconfiggere la Russia sul campo di battaglia e la classe politica italiana ebbe improvvisamente bisogno di cancellare alcuni decenni di storia per convincere gli italiani che la Russia odia l’Italia. Il modo migliore di persuadere gli italiani a odiare la Russia consiste nel convincere gli italiani che la Russia odia l’Italia. Il problema è che la Russia non odia l’Italia e, infatti, la Russia non ha mai assunto atteggiamenti ostili verso il popolo italiano. I grandi media italiani, non riuscendo a trovare prove dell’odio dei russi verso gli italiani, devono inventarle, ingigantendo qualunque cosa accada, ad esempio, Soloviev che insulta Meloni.

Riassumo il mio pensiero in tre punti.

1) La Russia non promuove politiche ostili nei confronti dell’Italia.

2) Siccome l’Italia promuove politiche di guerra contro la Russia, i grandi media devono indurre gli italiani a credere che la Russia odia l’Italia.

3) Siccome non esistono prove dell’odio della Russia contro l’Italia, queste prove devono essere inventate, ingigantendo avvenimenti di nessuna importanza come gli insulti di un giornalista russo contro Meloni. 

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venerdì 17 aprile 2026

Oltre l’atlantismo: ristabilire rapporti di amicizia con Russia e mondo arabo - Enrico Grazzini

L’Europa deve sganciarsi da USA e Nato, fare la pace con la Russia e diventare prospera e indipendente

Licenziamo Mark Rutte, il capo della Nato, che vuole trascinare tutti gli europei nelle folli e sanguinarie guerre che Israele e l’America di Donald Trump stanno facendo in Iran e in Medio Oriente; licenziamo anche Ursula von der Leyen, il capo dell’Unione Europea, che sta predicando il riarmo e lo scontro con la Russia come unica via di uscita dalla crisi europea. Licenziamo pure Giorgia Meloni, la Presidente del Consiglio italiana, che non vuole accorgersi che Israele e gli Stati Uniti d’America, e non la Russia di Vladimir Putin, rappresentano i pericoli di gran lunga maggiori per la pace del pianeta. Occorre che gli europei prendano finalmente atto che la Nato, come alleanza difensiva militare contro la Russia, è finita e che la Nato, da strumento di difesa dell’Europa, è diventata un problema per la sicurezza europea.

In una recente intervista, il presidente americano Donald Trump, interrogato sulla possibilità di riconsiderare l’adesione degli Stati Uniti alla NATO dopo che gli europei non hanno appoggiato la guerra che ha scatenato con Israele in Iran, ha risposto: “Oh sì, direi che è assolutamente necessario. Non mi sono mai lasciato convincere dalla NATO. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche il presidente russo Vladimir Putin lo sa!”. In un’altra intervista a Reuters, Trump ha ribadito la sua posizione: “(Gli europei) non sono stati amici quando avevamo bisogno di loro. Non abbiamo mai chiesto loro molto… è una strada a senso unico”.

Nella fase post-Nato che si è aperta, i governi europei e l’Unione Europea dovrebbero rivoluzionare completamente la loro politica estera e di alleanze: dovrebbero quindi riconsiderare innanzitutto il loro rapporto con gli USA e con la Russia, con Israele, i Paesi arabi e l’Iran. Dovrebbero comprendere che gli Stati Uniti e la Cina sono e saranno rivali strategici dell’Europa, mentre la Russia, se l’Europa avesse coraggio e intelligenza strategica – che purtroppo allo stato attuale non ha –, potrebbe diventare il partner migliore per l’Europa. Da sola l’Europa non risalirà mai dal suo declino; ma, in prospettiva, con la Russia come partner economico e commerciale, potrebbe diventare prospera e indipendente. Purtroppo l’Europa procede ancora, con una pervicacia degna di miglior causa, in una direzione opposta al suo interesse.

Trump in rotta di collisione con l’Europa

È chiaro che l’amministrazione Trump è in rotta di collisione con l’Europa. Trump, il suprematista bianco, ha attaccato gli europei perché non hanno sostenuto la sua guerra a sorpresa contro l’Iran, una guerra che ha voluto iniziare innanzitutto per fare piacere al suo amico suprematista ebraico Benjamin Netanyahu: una guerra che sta perdendo e che sta gravemente danneggiando l’Europa, strozzandola sul piano energetico ed economico. Ormai gli interessi dell’Europa e quelli degli USA sono completamente disallineati: Trump stesso ha distrutto il sistema imperiale di alleanze costruito dall’America dopo la Seconda Guerra Mondiale. Trump vuole perfino conquistare la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, membro dell’UE e della Nato; il governo danese ha già minato le strade e le piste aeree del Paese artico per respingere un eventuale attacco americano. Trump ripudia l’Unione Europea nata, secondo lui, “per fregare l’America”, e vuole stringere accordi sull’Ucraina direttamente con la Russia di Putin; la UE, al contrario, vorrebbe sostenere il conflitto ucraino “fino alla vittoria” (??). Trump appoggia Israele nella sua guerra infinita contro i Paesi arabi e sostiene l’imperialismo sionista che vorrebbe espellere tutti i palestinesi dalle terre che l’ONU ha loro assegnato e in cui vivono da secoli per realizzare la biblica “Grande Israele”. Gli europei invece, almeno formalmente, puntano alla soluzione “due popoli, due Stati”.

In questo contesto la Nato è già finita: gli europei non possono più delegare la loro difesa all’America. Del resto è estremamente improbabile che, se la Russia o qualsiasi altro Paese attaccasse un Paese europeo, l’America di Trump verrebbe in soccorso.

Le guerre illegali della Nato: l’Europa in cerca della sua autonomia

Trump vuole distanziarsi o uscire dalla Nato; ma allora dovremmo prendere la palla al balzo! Se le amministrazioni americane non vogliono più “difenderci”, bisogna impedire che, grazie alla Nato, continuino a determinare la politica estera europea e a procurarci guai a non finire. La Nato diretta dagli americani ha finora perseguito una strategia fallimentare, illegale e gravemente dannosa per gli interessi europei.

A causa dell’articolo 5 della Nato – che obbliga alla difesa comune nel caso che un membro venga attaccato – invocato dopo l’attacco alle Torri Gemelle da George W. Bush junior, i nostri soldati sono (malauguratamente) andati in guerra in Afghanistan per combattere (e morire) contro il terrorismo. Tuttavia oggi l’Afghanistan è in mano ai talebani e il terrorismo si è diffuso in Africa e ha raggiunto pure l’Europa. Nel 1999 gli europei, seguendo le direttive Nato, hanno bombardato illegalmente la Serbia, separando inoltre la regione del Kosovo e riconoscendola come Stato; poi sono intervenuti militarmente, oltre che in Afghanistan, in Iraq, e poi ancora in Libia e in Siria, e infine hanno armato fino ai denti l’Ucraina. Le guerre della Nato hanno colpito soprattutto la popolazione civile, con decine di migliaia di morti innocenti; hanno provocato ondate di immigrazione selvaggia e la diffusione del terrorismo. Le guerre della Nato sono state tutte, o quasi, perdute e fallimentari, e non hanno portato vantaggi all’Europa ma l’hanno colpita. In questo contesto la Nato cambia completamente natura: serve ad affermare l’egemonia politica americana sul vecchio continente e come canale per la vendita delle armi statunitensi; oppure, peggio ancora, serve a dividere ancora di più l’Europa dalla Russia o a fare dei Paesi europei possibili bersagli per eventuali attacchi russi. Il problema consiste nel fatto che gli europei hanno finora combattuto al servizio degli americani contro il loro stesso interesse. L’esempio più recente è l’Ucraina.

La fine della neutralità militare è stata la rovina dell’Ucraina

La Nato ha scatenato la guerra in Ucraina aprendo le sue porte a Kiev e illudendo gli ucraini che sarebbero potuti entrare nell’Alleanza Atlantica: ma gli americani sapevano benissimo che Putin non avrebbe mai potuto accettare basi Nato alle sue frontiere. Infatti, in pochi secondi, i missili sparati dall’Ucraina arriverebbero a Mosca quasi senza difesa. Gli americani hanno perfino organizzato un colpo di Stato antirusso nel 2014, durante le manifestazioni di Euromaidan a Kiev, perché i governi ucraini aprissero le porte del loro Paese alle basi Nato. E così hanno colpevolmente e consapevolmente provocato l’illegale invasione russa.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, eletto nell’aprile 2019, si è illuso del sostegno americano e, abolendo la neutralità militare del suo Paese, ha trascinato alla rovina il suo popolo. Oggi l’Ucraina è distrutta, ha perso circa il 50% della popolazione e milioni di cittadini sono emigrati all’estero e difficilmente ritorneranno. Il Paese è da ricostruire in tutte le infrastrutture essenziali ed è sovraindebitato. Decine di migliaia di soldati ucraini sono morti, ma i russi, seppure con forti perdite, stanno vincendo la guerra. Comunque finirà questo conflitto, il Paese sarà sommerso dai debiti per la ricostruzione e dovrà lavorare sotto il comando dei creditori. Zelensky voleva la Nato nel suo Paese, ma il risultato delle sue politiche avventuriste è tragico. L’Ucraina non sarebbe stata aggredita dalla Russia se avesse mantenuto la neutralità militare che l’ha caratterizzata per oltre trent’anni, dal 1991, dalla sua indipendenza. La Russia infatti non ha mai attaccato la Finlandia e la Svezia, Paesi vicini neutrali. Purtroppo Zelensky, dimostrandosi un politico ucraino più vicino agli americani che agli interessi del suo popolo, ha insistito perché il suo Paese fosse accettato nell’Alleanza Atlantica – un’organizzazione militare d’attacco, come la storia ha ripetutamente dimostrato, nata proprio per contrastare la Russia –, e quindi ha inevitabilmente scatenato l’illegale invasione russa. Putin non poteva accettare che la Nato arrivasse ai suoi confini e inglobasse l’Ucraina, un Paese ex URSS, dove la Russia è nata, dove esistono numerose e folte minoranze russe e russofone, e dove ha sul Mar Nero la sua più importante base navale per l’accesso al Mediterraneo.

La guerra per procura in Ucraina, con l’accondiscendenza dell’Europa

Gli europei (che pure avevano già condannato l’invasione dell’Iraq, e che oggi condannano la guerra in Iran) hanno stupidamente seguito la Nato nell’avventura ucraina, armandola fino ai denti e alimentando una folle e inutile guerra contro la prima potenza atomica mondiale; una guerra che Kiev non avrebbe potuto e non potrà mai vincere. Gli ucraini sono stati sacrificati dagli americani ma anche dagli europei per combattere una guerra per procura. Una guerra che cinicamente gli europei vogliono continuare a sostenere con il sangue degli ucraini, anche se l’Ucraina non potrà mai vincere il conflitto con una potenza industriale molto più forte, e che dispone, tra l’altro, di quasi 5000 bombe atomiche. Sacrificando gli ucraini per i suoi interessi, l’Europa ha perso la sua coscienza morale.

L’Europa, seguendo la politica americana, ha finanziato Kiev per 200 miliardi e i contribuenti europei ne sborseranno altri 90 nei prossimi due anni: ma la guerra ha ormai rovinato l’Ucraina e ha trascinato tutto il continente europeo, Germania compresa, verso una grave recessione. L’America ha invece tratto vantaggio dal conflitto che ha alimentato. L’Europa è cornuta e mazziata.

USA e Cina sono rivali strategici dell’Europa, la Russia no!

Ora Trump vorrebbe colpirla nuovamente trascinandola nella guerra in Iran. L’Iran ha scoperto, grazie a Trump, di avere una nuova arma formidabile per contrastare l’aggressore americano e sconvolgere l’economia mondiale: la chiusura dello Stretto marino di Hormuz, dove via nave passa il 20% dei rifornimenti energetici e un terzo dei fertilizzanti. Mentre scriviamo (primi giorni di aprile 2026), l’avventura di Trump in Iran sta bloccando l’economia mondiale e sta alimentando l’inflazione in tutta Europa. Gas e petrolio scarseggiano, i prezzi aumentano rapidamente e molte aziende rischiano il fallimento, mentre gli speculatori brindano a champagne. I Paesi europei dovrebbero cominciare a comprare il petrolio russo per non rimanere strozzati dalle dilettantesche iniziative guerresche del loro “alleato” americano in Iran.

La Russia non ha alcun interesse ad aggredire l’Europa

Il crollo della Nato trumpiana dovrebbe suggerire agli europei di attuare un cambiamento radicale nella loro politica estera. I Paesi europei non hanno alcun interesse a scontrarsi con la Russia, così come la Russia non ha alcun interesse a scontrarsi con l’Europa. Solo una falsa ma martellante propaganda europea, condotta in prima persona dal capo della Nato Rutte e dalla capa dell’UE Ursula von der Leyen, continua a volerci fare credere che la Russia di Putin voglia conquistare tutta l’Europa e aggredire Londra, Parigi, Roma e Madrid. La Russia non ha alcun interesse territoriale sull’Europa ma ha invece molto interesse a fare affari con l’Europa. Solo la cecità masochistica dei governi europei fa sì che gli europei cerchino di continuare lo scontro con la Russia mentre Trump si sta mettendo d’accordo con Putin per spartirsi l’Ucraina e altre risorse.

La Russia potrebbe diventare un partner indispensabile per l’Europa

Cerchiamo di allargare lo sguardo. La Russia di Putin è per l’Europa più affidabile dell’America di Trump, non perché sia più democratica o più “buona”, ma perché ha tutto l’interesse a commerciare pacificamente con i Paesi europei – come ha fatto senza problemi dalla caduta dell’URSS –, anche per sganciarsi dall’opprimente “fratellanza” con la Cina. La Russia non ha intenzione di attaccare l’Europa e la Nato, mentre Trump intende attaccare la Groenlandia. Inoltre la Russia ha un’economia assolutamente complementare a quella europea: è un fortissimo esportatore di energia e di materie prime, mentre è relativamente arretrata sul piano tecnologico e industriale.

In prospettiva, sul piano strategico, è lampante che gli USA e la Cina, le prime potenze mondiali, sono fortemente interessate a subordinare economicamente e tecnologicamente l’Europa, e hanno la forza di farlo. La Russia invece no. Per questi motivi Mosca potrebbe, in prospettiva, diventare un partner di fondamentale importanza per l’Europa, sia sul piano energetico e commerciale sia su quello geopolitico. In una prospettiva strategica, nello scacchiere mondiale, l’Europa non può e non potrà avere altri grandi partner se non la Russia.

La conseguenza è che è nell’interesse strategico dei governi europei, a meno che non siano ciechi e non vogliano suicidarsi – come purtroppo sembra che vogliano attualmente –, concludere quanto prima una pace dignitosa con i russi: una pace che garantisca la neutralità militare dell’Ucraina, che ne assicuri l’indipendenza dalla Russia e dalla Nato, e che preveda anche qualche forma di associazione di Kiev all’Unione Europea (senza però concedere a Kiev il diritto di voto prima di una decina d’anni, e prima che abbia dimostrato di essere uno Stato pacifico, uno Stato di diritto senza pretese revansciste).

La Casa Comune Europea dall’Atlantico agli Urali

Se avesse un minimo di senso strategico – che purtroppo oggi non ha minimamente – l’Europa dovrebbe finalmente decidersi, senza la Nato e senza gli americani, non solo a trattare la pace in Ucraina con la Russia, ma ad avviare anche negoziati per un disarmo bilanciato, sia per quel che riguarda le armi convenzionali sia per quelle atomiche. In effetti Francia e Gran Bretagna, le due potenze atomiche continentali, non hanno mai voluto trattare direttamente con la Russia sul loro arsenale atomico.

In prospettiva conviene all’Europa riprendere con forza il progetto di costruire la Casa Comune Europea dall’Atlantico agli Urali, proposto inizialmente dal presidente francese Charles de Gaulle negli anni ’60 e ripreso da Michail Gorbaciov. Se non vogliono essere spazzati via alle prossime elezioni, occorre che i governi europei e la UE abbandonino la politica di riarmo contro Mosca e propongano finalmente un cammino di deconflittualità, di pace e di cooperazione con la Russia. Occorre perseguire la realizzazione di una zona di libero scambio tra l’Europa e la Russia. Questo è l’unico progetto geoeconomico e geopolitico che può salvare l’Europa dal declino economico e dal disastro geopolitico.

È ormai chiaro che gli interessi delle nazioni europee non saranno mai convergenti con quelli americani o cinesi: America e Cina sono e saranno competitor dell’Europa, non suoi amici. L’unica possibilità per l’Europa di ricominciare a prosperare è fare la pace con la Russia, anche con il despota Putin, e promuovere una cooperazione economica e di sicurezza stretta con Mosca. La partnership euroasiatica è proprio ciò che le amministrazioni americane hanno sempre temuto fin dalla caduta dell’URSS, e ciò che le ha spinte a espandersi nell’Est Europa e a intervenire in Ucraina. Solo con la Russia l’Europa potrebbe finalmente diventare prospera e sicura.

Sanzionare il governo Netanyahu e riconoscere lo Stato palestinese

Detto questo, è oggi indispensabile che l’Europa riesca a distinguere i suoi interessi non solo da quelli americani, ma anche e soprattutto da quelli dei governi israeliani. Occorre sanzionare Israele come abbiamo sanzionato la Russia, e punirla per la sua politica guerrafondaia e criminale che danneggia enormemente gli interessi di tutti gli ebrei del mondo e dello Stato stesso di Israele. Sembra che il governo Netanyahu voglia fare la guerra a tutto il mondo islamico senza prevedere alcuna forma di compromesso e di diplomazia, e questo solo per mantenere il potere personale del premier, l’occupazione illegale delle terre palestinesi e l’egemonia e il dominio di tutta l’area mediorientale. Occorre dunque interrompere i rapporti politici e militari con il governo Netanyahu e procedere invece con coraggio e determinazione a costruire due Stati per i due popoli. La nuova Europa post-Nato dovrebbe realizzare in Medio Oriente una politica di pace sia con gli Stati arabi sia con l’Iran, anche in collaborazione con la Cina, che già nel marzo 2023 aveva fatto cessare le ostilità tra l’Iran e l’Arabia Saudita. Solo così l’Europa potrà garantirsi i rifornimenti energetici. Se invece i governi europei continueranno, come hanno fatto finora, a seguire la Nato, Washington e Tel Aviv e a giocare alla guerra con la Russia, o verranno cacciati dai loro cittadini alle prossime elezioni o riusciranno a mandare in rovina i loro Paesi.

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sabato 7 marzo 2026

Aggressione all’Iran: le parole per dirlo - Domenico Gallo

 

Le parole sono importanti, la parola determina gli orizzonti del pensabile. Non a caso l’impoverimento del linguaggio, spesso sotto forma di semplificazione, rappresenta uno dei più efficaci dispositivi di depotenziamento dell’azione collettiva e di manipolazione delle masse. Dal 24 febbraio del 2022 siamo stati sommersi da un diluvio di parole di finta indignazione. L’aforisma: “c’è un aggredito e un aggressore” è stato condito in tutte le salse. L’aggressione della Russia all’Ucraina è stata costantemente qualificata come brutale, ingiustificata e non provocata. Fiumi di inchiostro sono stati versati nelle dichiarazioni dei vertici dell’Unione Europea e nelle Risoluzioni del Parlamento europeo, per esternare l’indignazione verso un’azione militare che calpestava il diritto internazionale e per esecrare i crimini di guerra della Russia, che sono stati finanche numerati (40.000). L’Ucraina è stata istigata a combattere e a sacrificare la vita dei suoi figli – invece di cercare la pace attraverso un compromesso – perché non si poteva deflettere dal mantra di “un mondo basato sulle regole”, anche a costo di qualche milione di morti. I documenti che hanno inflitto diciannove ordini di sanzioni alla Russia sono stati tutti lastricati da richiami ai principi e alle norme della Carta dell’ONU e delle Convenzioni internazionali sui diritti umani e sul diritto bellico.

Invece, di fronte al genocidio a Gaza prima e all’attacco all’Iran oggi, le parole d’indignazione delle élites europee stranamente non hanno trovato voce e di sanzioni non si è nemmeno parlato. Anzi si è tirato fuori lo spettro dell’antisemitismo per fare da schermo alle atrocità indicibili commesse da Israele. Dopo il bombardamento del Venezuela e il rapimento di Maduro, ci ha pensato Trump a spazzare via il feticcio del “mondo basato sulle regole” che la NATO e l’Unione Europea avevano agitato contro la Russia, disvelandone la falsità. Alla domanda dei giornalisti del New York Times «C’è qualche limite al suo potere sul piano mondiale che potrebbe fermare ciò che vuol fare?», l’8 gennaio Donald Trump ha risposto in maniera chiara e netta: «C’è una sola cosa: la mia propria moralità, la mia mente. È la sola cosa che mi può fermare. E questo va benissimo. Io non ho bisogno di nessun diritto internazionale. Il mio potere (cioè quello degli Stati Uniti, ndr) è limitato dalla forza, piuttosto che dai trattati o dalle convenzioni». Siamo, purtroppo abituati alle violazioni dei principi fondanti del diritto internazionale da parte degli USA e di altri attori internazionali, ma dopo le azioni e le dichiarazioni di Trump c’è qualcosa in più. Adesso le regole che dovrebbero assicurare la convivenza pacifica delle Nazioni, fondate sul divieto dell’uso della forza nelle relazioni internazionali comminato dallo Statuto dell’ONU, sono state apertamente ripudiate e sostituite dalla restaurazione della legge del più forte. Sbugiardata la finzione del “mondo fondato sulle regole”, l’imperatore dell’Occidente ci informa che l’unica regola che riconosce e che può porre un limite al suo potere è quella della forza.

La legge della giungla è restaurata a livello planetario. Come ha osservato Luigi Ferrajoli, «l’umanità è regredita allo stato di natura, per di più nucleare, dominato da pochi despoti, tutti armati, violenti, esaltati e spregiudicati». Il paradosso è che i nostri leader e i leader europei, che si sono stracciati le vesti mostrando di voler punire le violazioni del diritto internazionale commesse dalla Russia, di fronte a questo atto di aggressione, brutale, ingiustificata e pilotata dallo Stato terrorista di Israele, non hanno le parole per dirlo, per uscire fuori dalla finzione e chiamare questo attacco per quello che è: un atto di aggressione ai sensi dell’art. 2 della Carta dell’ONU, un crimine internazionale ai sensi dell’art. 5 dello Statuto della Corte penale internazionale. Giorgia Meloni, come Ursula von der Layen, come Roberta Metsola, come la Kaja Kallas si sono limitate a qualche pigolio, mostrandosi preoccupate per lo sviluppo della situazione (e ne hanno ben motivo!). La Kallas ha aggiunto che l’UE sta coordinandosi con Israele e paesi arabi per lavorare verso una soluzione negoziata, notando che i programmi nucleari e missilistici dell’Iran sono considerati una minaccia alla sicurezza globale. In altre parole, l’Alta rappresentante della politica estera dell’UE non ha trovato niente di meglio, per mascherare la connivenza con USA e Israele, che riesumare la falsa foglia di fico delle armi di distruzione di massa che gli Usa invocarono nel 2003 per giustificare l’aggressione all’Irak.

A questo punto, poiché tutte le finzioni sono cadute, bisogna ridare alle parole quel senso di cui sono state spogliate e chiamare le cose con il loro nome. Le sanzioni che l’UE ha imposto alla Russia non sono atti emanati a garanzia del rispetto del diritto internazionale, bensì sono una forma di partecipazione alla guerra contro la Russia con altri mezzi. Sono atti di ostilità che si inquadrano in un confronto fra potenze fondato sulla forza. Abbiamo visto come questo confronto in Europa abbia causato una catastrofe di stragi senza fine, di distruzioni fisiche ed ambientali e una crescente insicurezza a cui nessun processo di riarmo può mettere rimedio. Adesso si è aperto un nuovo fronte di guerra in Medio Oriente che renderà sempre più insicura la vita della Comunità internazionale, come ha insegnato la dolorosa esperienza della guerra all’Irak. Dobbiamo denunciare il servilismo delle classi dirigenti europee verso il delirio di potenza di Trump, cominciando a smascherare la falsità delle loro parole.

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mercoledì 7 gennaio 2026

Quanto costerà il conflitto in Ucraina ai contribuenti europei? - Giuseppe Masala

Per comprendere la gravità della situazione europea credo aiuti fare una sommaria (e certamente non esaustiva) elencazione dei costi relativi al conflitto ucraino. 

1) Per mandare avanti lo stato ucraino nelle annualità 2026 e 2027 abbiamo concesso 90 miliardi di euro di prestito in realtà risorse finanziarie a fondo perduto perchè l'Ucraina non sarà mai in grado di restituirle. A queste risorse andranno aggiunti i fondi per l'acquisto di armi, cura dei feriti, ma anche acquisto di gas, carburante ed energia elettrica (l'Ucraina dal punto di vista energetico è totalmente dipendente dalla EU). Siamo su cifre astronomiche. 

2) L'Europa ha perso il mercato russo per la vendita dei suoi prodotti con un costo opportunità altissimo considerato che l'export europeo in Russia nel 2021 era di circa 90 mld di euro e ora è al lumicino. Per quanto riguarda l'import abbiamo perso le materie prime russe a basso costo. Pensate solo che il costo dell'energia elettrica al Kw/h in Europa è diventato il 150% più alto di quello cinese e di conseguenza la competitività europea nei mercati mondiali è semplicemente ridotta al lumicino.  

3) Il costo della ricostruzione dell'Ucraina è secondo uno studio della Banca Mondiale del 2024 pari a 600 mld di euro. Tutti a carico della UE che ha voluto la guerra contro la Russia. Il sangue si paga e si paga carissimo come è giusto che sia. Tra l'altro nel frattempo nel 2025 la Russia si è levata i guantoni di velluto e ha iniziato a sparare come non ci fosse un domani demolendo ponti, porti, ferrovie e centrali elettriche ucraine. Quindi la cifra ipotizzata dalla Banca Mondiale va rivista notevolmente al rialzo. 

In definitiva la folle avventura ucraina ci costerà solo di spese vive oltre 1000 miliardi di euro ai quali vanno sommati la perdita di competitività e la chiusura dei mercati russi per i prossimi anni. Oltre a quello americano a causa dei dazi e degli accordi commerciali a noi sfavorevoli. Cifre incommensurabili e fuori portata per i paesi europei. 

L'alternativa al devastante tracollo economico che ci attende è l'entrata diretta in guerra contro la Russia nella speranza folle di ribaltare l'esito disastroso del conflitto. Se pensate che il provvedimento legislativo che chiarisce che le riserve auree italiane (le secondo in Europa) sono del popolo italiano sia stato un capriccio non ci avete capito nulla. A Roma sono arrivate certamente voci d'oltralpe su appetiti relativi ai caveau di Banca d'Italia, figuriamoci.

O ci muoviamo adesso o sarà inutile piangere dopo.

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mercoledì 17 dicembre 2025

Poteva l’Unione Europea essere da meno degli Usa?

nel peggio, naturalmente – di Francesco Masala

Gli Stati Uniti d’America applicano sanzioni ad personam a chi denuncia il genocidio israeliano dei palestinesi a Gaza (e in Cisgiordania) contro i componenti della Corte Penale Internazionale e Francesca Albanese per aver osato dimostrare che sta commettendo un GENOCIDIO a Gaza (leggi qui e qui).

Secondo me, se non fosse morto, anche papa Francesco sarebbe stato sanzionato.

 

L’Unione Europea applica sanzioni ad personam “contro 48 persone fisiche e 35 entità o associazioni ritenute responsabili di interferenze politiche e “azioni destabilizzanti” legate all’invasione russa dell’Ucraina e alla sicurezza euro‑atlantica” (leggi qui)

Tra i sanzionati c’è Jacques Baud, ex colonnello svizzero della Nato.

Lo ascolto con interesse tutte le volte che posso, vedi qui:

e qui:

e mi trovo d’accordo con le cose comprensibili e condivisibili che dice.

Della sanzione a Jacques Baud ha parlato Giacomo Gabellini qui:

 

Sanzionare significa che alcune persone impresentabili, che un giorno saranno rottamate (in altri tempi si usavano metodi molto più radicali), decidono e fanno di tutto perchè il sanzionato sia visto come un paria e per tappargli la bocca, che sia un esempio per tutti quelli che pensano che la Nato sia la causa della guerra in Ucraina e che in Palestina il genocidio non si è fermato.

 

Gli europei verranno ricordati per i segretari della Nato Stolto e Rutto, e per Kaja Kallas, che tutte le volte che apre bocca è molto stonata, qui un ritratto di Gianandrea Gaiani.

 

Il prossimo sanzionato dall’Unione Europea potrà essere John Mearsheimer:

e chissà se anche labottegadelbarbieri rischia qualche sanzione?

da qui