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venerdì 5 dicembre 2025

La giungla - Gian Luigi Deiana

la casa nel bosco, i "centri sociali" e la città surreale

......

la vicenda della "casa nel bosco" ha il merito di aiutare lo sguardo a vedere, nel fondo, la reale condizione antropologica nella quale siamo oggi immersi: questa non è affatto una condizione felice, e il più delle volte nemmeno una condizione infelice; è piuttosto una condizione amorfa, disanimata e praticamente senza senso;

in assenza di felicità, almeno il sopravvenire episodico dell'infelicità potrebbe plasmare una pur effimera condizione di senso; ma è un auspicio ormai vano: con il senso della felicità anche il senso dell'infelicità si è ormai quasi dissolto, e con la dissoluzione dell'immedesimazione nel prossimo si è dissolto anche il senso di sè;

è il modello della "società liquida", quella liquefazione della condizione umana che è da ormai cento anni oggetto della riflessione filosofica, sociologica e anche religiosa: ma è del tutto assente dalla riflessione politica e dalla progettualità necessaria;

la testimonianza del pontificato di papa francesco è in questo senso esemplare; come lo fu a suo tempo lo sguardo di edgar allan poe sulla visione desolata da lui descritta nel racconto "l'uomo della folla"; ma la spiritualità, come la letteratura, sono spesso voci che bisbigliano in un deserto sopraffatto dal rumore;

non intendo qui mettermi in squadra sulla vicenda della "casa nel bosco", mentre intendo andare anche oltre e cioè tracciare un collegamento tematico con la controversia sorta tra il ministro dell'interno piantedosi e l'amministrazione comunale di bologna sui cosiddetti "collettivi" ovvero sui centri sociali, dei quali il ministro e il governo esigono lo scioglimento;

per azzardare questa connessione apparentemente incongrua (una famigliola in una vecchia cascina e i collettivi giovanili in una grande città) è necessario fare una operazione preliminare facile facile: andare per strada in un piccolo borgo qualsiasi, e riflettere sul fatto che non ci sono bambini, nè mamme, nè gente che gioca a tresette in un bar; oppure andare per strada in città, in pieno centro o in periferia, trovando come spiegazione sociologica della condizione giovanile reale la semplice cronaca quotidiana di un qualsiasi telegiornale, che ripete la scena dalla diffusione di risse, violenze fortuite, scene di stupro condivise su smartphone, coltelli, agguati, fughe e telecamere agli angoli di ogni strada; e interminabili caseggiati desolanti e desolati, e interminabile gente senza casa; l'abolizione della prospettiva, nel procedere amorfo dell'esistenza;

e dunque, la campagna, la grande esclusa da questa specie di giungla globale:

cosa stiamo pagando noi tutti, in termini antropologici, ecologici e spirituali, a causa della desertificazione della campagna, la grande madre che abbiamo abbandonato alla sua solitudine e alla sua oscurità salvo farne oggetto la domenica di idillici reportage sulla natura? è davvero così assurdo che la campagna, cioè lo spazio di mezzo tra i luoghi densamente abitati e la selva, torni ad essere abitata e a ridare vita ai suoi campi, alle sue sorgenti e ai suoi cascinali? è davvero così ragionevole che la nuova generazione non abbia potuto vedere altro al di fuori della forbice tra giungla urbana e inselvatichimento dell'ambiente naturale circostante? e il sistema dell'istruzione, giustamente configurato nella teoria come diritto-dovere, è nella pratica davvero incompatibile con una più ampia varietà del modo di "abitare"? si ha idea di cosa sia la complessità abitativa in luoghi estesi come la lapponia, e cosa siano i servizi scolastici in giro per la scandinavia, o in estremadura, o nelle isolette marginali?

devo confessare qui che dovrebbe venirmi da piangere, al solo pensiero che la mia generazione è stata qui praticamente l'ultima ad aver visto un grifone in volo, o una volpe o una traccia di scoiattolo, mentre un adolescente di oggi non ha mai potuto vedere un pulcino, o un agnello, o una mucca; ma purtroppo non riesco nemmeno più a piangerne;

e per andare ai margini del girone propriamente infernale, cioè le città vuote di anime e di senso e invase di telecamere e di crack, si ha idea di cosa diventerebbe tutto questo se davvero fossero sciolti anche gli spazi "collettivi" ancora resistenti? si ha idea della necessità di luoghi di vita come gli oratori di chiesa, le aule universitarie e i centri sociali, senza illudersi che a una vera pedagogia della socializzazione sia sufficiente l'obbligo scolastico?

e per andare specificamente al dunque:

siamo davvero certi che i "servizi sociali" dei piccoli centri, transitati nell'arco di una sola generazione dal tempo della vitalità di campagna al tempo dello spopolamento, siano oggi adeguati a questa complessità di problemi?

siamo davvero certi che la sensibilità spontanea, mossa per esempio dai "centri sociali" di città come bologna, o torino, o milano, contro lo scandalo politico di una partita di basket o di una gara ciclistica o di un festival di canzonette a cui possa partecipare la squadra di un paese impegnato in una guerra di genocidio, con tanto di tifoserie di stato e bandiere lavate di sangue, meriti un trattamento squisitamente militare con centinaia di agenti in tenuta antisommossa?

e per fare cosa, se non la giungla urbana ovvero un deserto sovrappopolato, ma popolato da chi, se non da persone cui è sociologicamente impedita una qualsivoglia dimensione utile a intravvedere una propria dignità di destino?

((dedicato ad hansel e gretel, a pinocchio e alla fata, a biancaneve e alla strega, a cappuccetto rosso e alla nonna, ad alice e al paese delle meraviglie)).

da qui

venerdì 26 settembre 2025

SU CÀRRIGU ‘E SA CUSSENZIA - Gian Luigi Deiana

(il peso della coscienza)

dedicherei queste righe agli studenti che in queste ore intraprendono un nuovo anno di scuola, ma in realtà le dedico a me stesso, per come mi sono trovato per anni a insegnare: per cercare di entrare, con una specie di dialogo virtuale immaginato in una classe, dentro il terribile frangente nel quale stiamo vivendo, e stiamo morendo; non sono sorpreso dalle varie raccomandazioni scolastiche, tese a evitare che nelle classi si parli di palestina: evitare i carichi di coscienza è sempre una soluzione; l’alternativa oggi presente, infatti, è la determinazione a entrare nell’abisso;

“il carico di coscienza” è un’espressione idiomatica sarda; è un’espressione popolare, ma è densa di profondità filosofica; nel suo significato equivale al fondamentale concetto hegeliano della “coscienza infelice”; la “coscienza infelice” consiste nella consapevolezza del proprio limite, e quindi nel riconoscimento del proprio peccato; la coscienza infelice è l’autocoscienza che non evita il proprio abisso, e ne fa la via della propria redenzione; non sorprende che il grande hegel alludesse, con tale immagine, proprio a gesù di nazareth: la via, la verità, la vita, attraverso il calvario, la menzogna, e la morte;

scrollarsi di dosso il carico di coscienza, ovvero l’inquieta autocoscienza del proprio peccato, è comunque facile da farsi: è sufficiente rimuovere la propria colpa, e addossarne il prezzo su di altri; in filosofia si chiama “la cattiva coscienza”; essa comporta che “l’errore resti sempre dinanzi”, ma si rifiuta riconoscerlo come proprio; nella teoria freudiana si chiama “rimozione”; come è noto sigmund freud era un ebreo austriaco, e non è affatto un caso che il groviglio concettuale della autocoscienza infelice, della rimozione della colpa e della cattiva coscienza sia impregnato di ebraismo: si tratta di un contributo fondamentale alla filosofia, all’umanesimo e all’universalismo, per come questo è possibile nella condizione umana;

la prima volta che sentii l’espressione “cattiva coscienza” avevo quattordici anni; era il 1967, a giugno, e si stava combattendo in palestina la cosiddetta “guerra dei sei giorni”; il telegiornale era condotto da un valente gioŕnalista ebreo, arrigo levi; naturalmente la sua esposizione era molto filoisraeliana, ma il commento era affidato, sera per sera, a un intellettuale cattolico straordinariamente chiaro; si chiamava ettore masina e a me restò impressa, da allora, questa sua conclusione, resa la sera che il telegiornale comunicava la totale vittoria israeliana: “la palestina, oggi, è il luogo della cattiva coscienza del mondo”;

sono passati quasi sessant’anni da allora; ne sono passati quasi ottanta dalla proclamazione dello stato di israele; ne sono passati più di cento da quando la gran bretagna si dispose a favorire il processo di insediamento ebraico in palestina e quindi di progressiva eliminazione della presenza palestinese stessa; cento anni di “cattiva coscienza”;

nel frattempo l’europa ha visto l’olocausto; la germania, con complicità diffuse e con la fattiva collaborazione italiana, ne è stata la massima artefice: ebbene, cosa ne ha pagato la germania? e cosa ne ha pagato la varia rete che vi ha collaborato? e cosa ne ha pagato l’europa? niente: niente di niente, salvo monumentalizzare quanto resta dei lager; la “rimozione” della responsabilità, il lavorio verminoso della cattiva coscienza, è invece ricaduta sulla palestina;

l’esito antropologico di questa ignominia è stato ancora più perverso: ha liberato la società israeliana dall’inquetudine della “coscienza infelice”; si ripete di nuovo, nel segno di una teologia blasfema, l’orrida giustificazione del delitto di cui fu vittima gesù stesso: “se vi è colpa, ricada su di noi e sui nostri figli”;

quale padre può mai permettersi un giuramento simile? e i figli?

ora è ben chiaro che per il popolo palestinese è giunta l’ora della “soluzione finale”; niente fermerà la macchina dello sterminio; resta una sola via di salvezza: che i figli, i figli della società israeliana, ripudino i propri padri; la società israeliana, per risalire la china della propria degenerazione, necessita di una rivolta giovanile intensa quanto può esserlo, in senso antropologico, l’abisso del parricidio;

è al governo oggi, in israele, un partito che si fregia della denominazione “potere ebraico”; il programma politico di tale partito, che si avvale di una radicale teologia blasfema, si sta realizzando ora dopo ora nel genocidio di gaza;

“genocidio di gaza, genocidio, “: ciò avviene sotto gli occhi del mondo, e avviene nel segno del più nazionalistico e del più irrazionalistico e del più disumano dei programmi politici; cosa resta oggi della irrinunciabile lezione umanistica di sigmund freud, di albert einstein, di annah arendt, di theodor adorno, di erich fromm, di herbert marcuse? cosa resta oggi della necessità dell’universalismo, unica via di scampo per una umanità che resti degna di via, di verità e di vita?

restano i figli: che quanto prima possano sentirsi fratelli dei bambini e dei giovani di gaza.

da qui

giovedì 21 agosto 2025

I criminali di guerra non sono benvenuti in Sardegna

a cura di Francesco Masala (disegni di Mr Fish e Latuff). Immagini contro il silenzio: “Guarda cosa mi ha fatto LEONARDO”

Il 15 agosto sull’Unione Sarda è apparso un articolo su un cartello che dice che “i criminali di guerra non sono benvenuti in Sardegna”, in realtà la maggior parte dello spazio è dedicato alle farneticanti dichiarazioni di un tipo che urla ANTISEMITA! VIGLIACCO! IGNORANTE! (sono più dignitose le discussioni nei bar, in Barbagia).

 

Chia, cartelli contro gli israeliani a Su Giudeu: «Criminali di guerra non benvenuti in Sardegna»

«I criminali di guerra non sono benvenuti in Sardegna e possono essere perseguiti dalla legge». Scritto in due lingue: ebraico e inglese. Sono i messaggi comparsi su alcuni manifesti affissi sopra i cartelloni dedicati ai turisti a Chia, nel comune di Domus De Maria. A corredo, oltre al disegno di una fantasia tipica dell’artigianato artistico sardo, due hashtag: “freepalestine” e “stopgenocide”.

I destinatari sono gli israeliani: il loro governo, con le sue forze armate, sta compiendo un massacro nella Striscia di Gaza, dove la popolazione è alla fame, dopo l’attacco terroristico del 7 ottobre del 2023, ormai due anni fa. E la location non sembra essere casuale: quella è la spiaggia di Su Giudeu. 

A parlare di “antisemitismo” è Mario Carboni, presidente dell’associazione Chenabura – Sardos Pro Israele, che in passato aveva inneggiato alla distruzione di Gaza «come la Berlino di Hitler»:  «Gli anonimi eredi dei nazifascisti ed attuali sostenitori degli jihadisti islamici, autori del cartellone, dovrebbero firmare un manifesto con i loro nomi affinché vengano aggiunti ai firmatari del manifesto delta razza fascista degli anni ‘30», attacca, «Anche allora c’erano dei sardi come denunciava con disprezzo Emilio Lussu in un suo magistrale articolo in difesa dei giudei». Per Carboni gli autori dell’iniziativa «sono oltretutto vigliacchi, oltre che ignoranti e non lo faranno mai. Se lo facessero dovrebbero argomentare il perché hanno scelto lo scoglio de Su Giudeu come obiettivo esplicito della loro azione, che si suppone notturna»…

continua qui

 

 

Il 17 agosto sullo stesso giornale (qui) viene svelato, come se fosse uno scoop giornalistico, che l’autore del cartello è Pierluigi “Luisi” Caria.

In realtà si tratta di un parziale copia incolla della pagina fb di Pierluigi “Luisi” Caria, meglio leggere quello che scrive Caria, senza la mediazione del quotidiano:

L’ esercito più vigliacco e meschino del mondo continua a massacrare senza pietà uomini, donne e bambini, spesso giocando a tiro a segno con i profughi in fila per gli aiuti alimentari.

Io continuo a vedere questo schifo e a sentire nausea per l’indifferenza e il cinismo di politici, giornalisti, amministratori e affaristi.

Non ho neppure molto tempo da dedicare a questo e mi dispiace moltissimo…

Quindi le 5 o 6 volte che sono andato in spiaggia negli ultimi mesi, ho pensato di rendermi utile portando in borsa qualche cartellone di una campagna in solidarietà con il popolo palestinese.

“I criminali di guerra non sono benvenuti in Sardegna e possono essere perseguiti dalla legge” scritto bilingue, in ebraico e in inglese, perché è proprio ai criminali di guerra che vorrebbe rivolgersi.

In particolare assassini, criminali e torturatori in congedo che potrebbero venire in vacanza nella nostra terra per riposarsi dopo aver partecipato al massacro dei bambini di Gaza, anche attraverso il collegamento aereo Olbia – Tel Aviv.

Ieri mattina sono stato a Chia e mentre le persone che erano con me riposavano ho fatto una passeggiata in tutta la spiaggia per chiedere ai chioschi se potevo appendere un manifesto.

Sono arrivato fino all’ uscita dell’ ultimo parcheggio, dove alcuni turisti tedeschi mi hanno aiutato ad appenderne uno con lo scotch su un cartello di metallo non più leggibile e molto rovinato, che pareva essere lì proprio a posta.

Poco fa ho visto la foto di quel manifesto su un assurdo articolo online, secondo cui avrei appeso un manifesto “contro gli israeliani” in un posto che secondo il giornalista “non sembra essere casuale” dato che si tratta della spiaggia di “Su Giudeu”.

Il manifesto in questione (che abbiamo appeso all’ ingresso della spiaggia di “s’àcua druci”) non è contro gli israeliani ma appunto contro i criminali di guerra e la vicina spiaggia di Su Giudeu non ha assolutamente nulla a che fare con gli ebrei, facendo riferimento invece a “su purpu giudeu” che è il nome sardo del callistoctopus macropus, un cefalopode conosciuto in Italiano come “polpessa”.

Nell’ articolo sono riportate le dichiarazioni di Mario Carboni, che da tanti anni con la sua vergognosa associazione sottrae fondi destinati alla lingua sarda per diffondere propaganda filo sionista israeliana .

Vi lascio il link nei commenti se volete leggere nel dettaglio gli sproloqui di questo sostenitore del genocidio e della pulizia etnica del popolo palestinese.

Ci sono poi riportate delle dichiarazioni della sindaca di Domus de Maria che appena avuta la notizia avrebbe mandato i vigili urbani fino alla spiaggia di s’àcua druci, a posta per rimuovere il manifesto che secondo lei avrebbe rappresentato un pericolo per l’ordine pubblico.

Non c’è niente di strano se la signora Spada non capisce l’ ebraico ma forse avrebbe potuto capire la scritta in inglese: secondo l’ordinamento vigente i crimini di guerra (il bombardamento di ospedali e ambulanze, l’omicidio a sangue freddo o il rapimento di migliaia di persone, il bombardamento indiscriminato di città abitate da civili) possono essere perseguiti dalla magistratura.

Forse la cosa più imbarazzante dell’ articolo è il chiosco Araj, dove mi hanno fatto appendere il manifesto (come potete vedere nella foto), e che a differenza di altri chioschi che mi avevano detto di sì o di no, ha sentito il bisogno di rilasciare dichiarazioni al giornalista dicendo che “loro non fanno politica internazionale e ognuno è il benvenuto”.

Sarà anche vero che i soldi non puzzano, ma avrebbero potuto comunque risparmiare un po’ di dignità.

da qui

intanto è apparsa in spiaggia la bandiera dello stato genocida, come se quella spiaggia fosse un territorio occupato dai criminali di guerra.

scrive Giulia Lai:

Mentre Israele bombarda l’ennesimo ospedale con dentro persone inermi e medici eroi, a Su Giudeu hanno deciso di appendere una bandiera di quello Stato che sta portando avanti questo genocidio.

E questo perché qualcuno ha appeso un manifesto con su scritto che i “criminali di guerra non sono graditi”

Ma ora la Sindaca, e pure medico, avrà la stessa prontezza nel rimuoverla? Io spero di sì, quantomeno per solidarietà ai propri colleghi che stanno salvando vite umane sotto le bombe e per questo sono morti

da qui

anche in Grecia urlano le stesse parole di Luisi:

“Con milioni di turisti che affollano il Paese, rendiamo la nostra presenza visibile e rumorosa. Trasformiamo isole, spiagge, vicoli, cime di montagna e rifugi in luoghi di solidarietà — non in luoghi di svago per i soldati assassini dell’IDF. Lo sforzo organizzato per fare della Grecia un ‘rifugio’ per chi partecipa o sostiene il massacro in Palestina non passerà!”

da qui

 

Gaetano Colonna (meritoriamente) spiega come funziona la canèa dei sostenitori di chi compie il genocidio (e la pulizia etnica e l’apartheid); un’analisi approfondita in Europa e in Italia, con nomi e cognomi (non solo del governo della P2):

https://clarissa.it/wp/2025/07/27/il-potere-di-israele/

https://clarissa.it/wp/2025/07/29/israele-in-europa/

 

 

Mentre a Gaza si continua a morire, tra bombardamenti mirati e stragi indiscriminate, a Roma compaiono, silenziosamente e senza clamore mediatico, dei manifesti che rompono il muro del silenzio. Sono manifesti semplici, potenti, dolorosi: il volto di una bambina palestinese gravemente ferita, con una frase incisiva sotto: “Guarda cosa mi ha fatto LEONARDO!!”

Non è un errore. Leonardo, in questo caso, non è il genio del Rinascimento, ma Leonardo S.p.A., il più grande produttore di armi italiano, il primo nell’Unione Europea, il secondo in Europa e il tredicesimo nel mondo, secondo i dati SIPRI. Un colosso dell’industria bellica che gode di un’aura di “eccellenza nazionale” e di discrezione mediatica, ma che – come i manifesti indicano con chiarezza – è direttamente coinvolto nell’apparato bellico israeliano…

continua qui

 

qui e qui Gian Luigi Deiana  in bottega aveva scritto da par suo di Luisi Caria (e Antonello Pabis)

mercoledì 28 maggio 2025

IL SONNO DELLA RAGIONE È GENERATO DA MOSTRI - Gian Luigi Deiana


l'elemento più oscuro dell'antisemitismo

che il sonno della ragione generi mostri è una verità indiscussa, ma anche molto comoda; infatti è più propriamente vero il non detto: da chi o da cosa è a sua volta generato il sonno della ragione?

il sonno della ragione, essendo una condizione mentale collettiva, e storicamente ricorrente, infatti non si autogenera mai da sè: esso è generato da mostri umani ed è nutrito persino da chi se ne lamenta, anche io e te;

ma chi sono i mostri?

ogni volta succede che il cosiddetto sonno sia "la" matrice criminale: un soggetto indefinito ed impersonale, con manifestazioni sociologiche onnipresenti ma mai imputabili a qualcuno; tuttavia, questo soggetto indefinito ha sempre un genitore definito, ed è questo "il" mostro: dunque, sono i mostri quelli che generano il sonno della ragione;

ora, parliamoci chiaro: in queste ore abissali un fenomeno mostruoso quale l'antisemitismo viene evocato, per esempio, a riguardo dell'omicidio di due addetti dell'ambasciata israeliana a washington; secondo me l'antisemitismo non c'entra un fico secco, ma anche ammesso che sia una concausa del delitto, la domanda è: chi è il genitore ?

e se si mettesse in conto che puntare il grilletto nei termini dell' omicidio mirato, sull' ambasciata di un governo che di suo ricorre consuetamente alla rappresaglia di massa, quale misura può dare la dimensione di questa moltiplicata precipitazione nel sonno?

ebbene, il genitore è il mostro, e la sua forza consiste semplicemente nella mostruosa complicità dei suoi compari dichiarati: esso si chiama nethnayau, e smotricht, e ben gvir, e i compari dichiarati poi si chiamano trump, von der leyen, mertz, meloni, e prima di questi biden, schultz e decine, centinaia e migliaia di altri: chi ha generato queste migliaia di mostri ?

è troppo comodo attribuire questa degenerazione al "sonno della ragione", l'assassino impalpabile delle trasposizioni letterarie: nossignore, questa degenerazione comincia da giochetti da niente, con giocatori ben conosciuti e in carne ed ossa: come per esempio ricevere al quirinale il presidente israeliano herzog e in nome dell'antisemitismo stringergli la mano;

è proprio questa fattispecie di mostri ad aver partorito il famigerato sette ottobre, a coltivare nel proprio dna la pulsione dello sterminio, a inalberare nella propria scala di valori la "terra promessa" esattamente come "lebensraum", e a fare ricorso al fantasma dell'antisemitismo come specchio invertito dell'immagine di sè;

cosa mai lega oggi l'umanità, all'inversione del proprio specchio?

da qui

domenica 16 giugno 2024

Il terrore e la tenerezza

Una mostra straordinaria, e racconti, testimonianze e resistenze dei bambini palestinesi sotto il terrore israeliano

Jeremy Lester e Claun Il Pimpa (in collegamento) all’ASCE

 

Lo scorso sabato 8 giugno al Centro ASCE di Selargius (Cagliari), all’interno di uno degli appuntamenti mensili col “Mercato contadino[i]”, si è svolto un incontro/dibattito attorno al dramma incommensurabile dei bambini in zona di guerra. In particolare, oggi, sull’osceno, deliberato, massacro dei bambini di Gaza[ii].

L’occasione è stata l’esposizione della mostra “Liberando l’immaginazione : Palestina 2023 – 2048”, dei disegni di bambini palestinesi del campo profughi Dheisheh, nei presi di Betlemme (wiki)

Lester e la sua mostra all’Asce

Disegni realizzati a conclusione di un progetto di arteterapia portato avanti fra dicembre 2023 e gennaio 2024 dal professor Jeremy Lester, che lo ha raccontato e illustrato. La mostra è stata presentata per la prima volta a Bologna (vedi qui in Bottega) lo scorso marzo[iii] e, grazie a Gian Luigi Deiana con l’Associazione per Antonio Gramsci di Ghilarza e COBAS Scuola Sardegna, è stata portata in Sardegna: a Oristano, Ghilarza e, appunto, a Selargius.

Deiana, Lester, Medda, Altieri

Oltre la testimonianza di Jeremy e della sua esperienza nel campo profughi di Dheisheh, sabato 8 sono state raccontate due altre storie lavoro coi minori in Palestina: quella di Marco Rodari-Claun Il Pimpa, che ha vissuto a lungo a Gaza ed era lì nell’estate del 2014, durante l’attacco israeliano detto  “Margine di protezione” (la disgustosa mania di dare dei nomi che dovrebbero rendere familiari i massacri), e dove mantiene amicizie e contatti coi clown della Gaza Circus School, che ha contribuito a fondare; e quella del Centro psico-pedagogico “La Casa dei Girasoli”[iv] di Quartu Sant’Elena, e del progetto “Territori Uniti 2023 – Sostegno ai centri per i diversamente abili nelle città di Yatta, Samou e Idhna”, raccontato dai Daniele Altieri e Ausilia Medda.

La mostra Liberando l’immaginazione sarà esposta in Scozia il prossimo settembre (a Glasgow e a Inverness), mentre in ottobre sarà portata in Grecia e in Turchia. Dopo sarà eventualmente a disposizione per essere mostrata, magari all’interno delle scuole. A Ghilarza i disegni sono stati esposti e raccontati in una scuola (presso l’IIS Mariano IV D’Arborea) suscitando un grande interesse da parte dei ragazzi. Anche per questo si sta pensando alla possibilità rendere la mostra disponibile anche in rete, in particolare per le scuole.

 

 

 

La Mostra

La raccontiamo con le parole dello stesso Lester e di Gian Luigi Deiana.

Liberando l’immaginazione

di Jeremy Lester

Esposizione dei disegni realizzati da bambini palestinesi tra il mese di dicembre 2023 e gennaio 2024.

“Per diverse settimane ho vissuto e lavorato in un campo profughi (Dheisheh), situato alla periferia della città di Betlemme. Quest’ultima collaborazione fa seguito a molti anni di lavoro in vari campi profughi in diversi paesi. In qualità di terapista psicologico specializzato con particolare attenzione alle situazioni dei rifugiati, quest’ultimo lavoro a Dheisheh mirava ad aiutare e sostenere i giovani che vivono nel campo.

 

 

 

Gli psicologi professionisti e accademici sostengono quasi sempre che la stragrande maggioranza dei bambini e dei giovani che sperimentano direttamente la vita dei rifugiati perdono quella capacità infantile “normale” di forme di immaginazione positive e creative. A causa di tutti i terribili orrori, le atrocità e le condizioni a cui sono stati sottoposti, semplicemente non riescono a immaginare un futuro che sia in alcun modo positivo. Per citare la prospettiva di uno di questi studi, ripetuta alla lettera in quasi tutti gli altri studi: “Osservare i bambini rifugiati mentre giocano è piuttosto interessante: i giochi sono più un’imitazione di ciò che vedono nella loro vita, piuttosto che una creazione della mente, dove le fantasie e i sogni possono sbocciare. Nel valutare la situazione, è stato piuttosto sorprendente vedere quanto fosse scarsa la loro capacità di proiettarsi in qualsiasi tipo di futuro.”

In breve, l’innocenza della loro infanzia è stata espropriata e di fatto distrutta. In effetti, è quasi come se la capacità della loro immaginazione fosse stata generata e distrutta. Invece di sogni positivi sul futuro, tutto ciò che hanno sono incubi terrificanti del passato e del presente, che vengono rivissuti più e più volte nella mente.

Come potenziale segno di questo fenomeno, molti bambini e ragazzi hanno preparato lettere di addio ai loro familiari e ai loro cari nella piena consapevolezza che ogni volta che si verifica un raid delle forze militari israeliane rischiano di essere uccisi. […]

Ciò che mi è stato quindi chiesto di fare a Dheisheh è stato di lavorare con un gruppo di giovani con l’obiettivo di cercare di ‘liberare’ la loro immaginazione dal pantano degli incubi di cui tutti soffrivano. L’approccio che ho adottato per questo compito è stato una forma di arteterapia.

Durante il periodo della mia permanenza, ho lavorato a stretto contatto con la principale organizzazione educativa del campo – LAYLAC – Centro d’Azione Palestinese per la Gioventù per lo Sviluppo Comunitario. La sua filosofia guida deriva da due scuole di pensiero: l’approccio alternativo/popolare all’istruzione e forme innovative e creative di servizio sociale.

Nelle settimane che ho trascorso con loro, li ho incoraggiati con successo a parlare degli orrori che avevano vissuto o a cui avevano assistito, dei loro incubi e della loro vita quotidiana nel campo. Partendo da queste basi, ho poi ideato modi in cui la loro immaginazione per un diverso tipo di vita potesse essere libera di perseguire percorsi molto più costruttivi e pieni di speranza. Il risultato finale di tutta questa collaborazione sono stati due quadri disegnati o dipinti da ciascun giovane. Il primo lavoro mirava a rappresentare o simboleggiare le loro vite e la loro condizione oggi. Inevitabilmente tutte queste prime rappresentazioni artistiche mostravano qualcosa di molto negativo. Per il secondo disegno, invece, sono stati incoraggiati a rappresentare o simboleggiare le loro speranze, sogni e desideri per una vita migliore nel futuro, non solo per sé stessi come futuri adulti, ma anche per i propri figli.

Sono state realizzate diverse bozze di ciascun disegno/dipinto e quando sono stati pronti per produrre le immagini finali, sono stati forniti fogli di carta artistica A3 di alta qualità. Anche se inevitabilmente alcuni disegni/dipinti sono piuttosto ingenui, molti di essi sono di notevole qualità artistica per ragazzi così giovani.

Tutto il tempo che ho trascorso con questi giovani è stata davvero un’esperienza che ha sollevato lo spirito. Dal punto di vista esterno, il campo potrebbe sembrare poco più di uno ‘slum’ grigio, squallido e disseminato di spazzatura, dove sicuramente nessuna felicità o contentezza potrebbe sopravvivere. Ma come il poeta irlandese W.B. Yeats, ha giustamente sottolinea: “Se guardi nel buio abbastanza a lungo, c’è sempre qualcosa lì”. O come ha acutamente osservato il mio grande amico e scrittore di fama internazionale John Berger: “… dalla spazzatura, dalle piume sparse, dalle ceneri e dai corpi spezzati, forse nascerà qualcosa di nuovo e bello”. In breve, una volta che si penetra all’interno, nel cuore della comunità, allora si scopre e si sente immediatamente il calore e il potere purificatore e curativo del vero spirito comunitario e della solidarietà.”

L’artista palestinese di Dheisheh Ahmed Hmeedat, i giorni scorsi ha mandato all’amico Jeremy un suo ritratto, accompagnato da queste parole: “Quando le persone lasciavano la Palestina dopo il 7 ottobre, tu, Jeremy, hai scelto di venire nonostante i rischi. Ti ringraziamo per tutto quello che hai fatto qui con noi.”

Ritratto di Jeremy, di Hamed Hmeedat

 

il ritratto di Jeremy sulla pagina Instagram di Ahmed

https://www.instagram.com/ahmedhmeedat/

Il terrore e la tenerezza: cielo e terra a Betlemme

di Gian Luigi Deiana

La crudeltà del rapporto tra la guerra e i bambini è comunemente intuibile, ma sostanzialmente trascurata: la percezione ne è effimera e rifugge dal pensiero riflesso; e del resto i bambini non rientrano nella vera contabilità della guerra: non hanno titolo a risarcimento, non hanno accesso alla diplomazia, e non hanno alcun peso nei libri di storia: loro malgrado, essi sono solo gli angeli inviati dal destino nell’inferno, quello in cui si sono trasformate le loro culle, i loro banchi di scuola e le loro strade.

Grazie a qualche fotografia, meravigliosa e rara, abbiamo imparato a conservare una memoria dei bambini delle riserve indiane, dei bambini delle deportazioni, della bambina vietnamita in fuga dal napalm, e di molti altri luoghi di catastrofe: ma solo una memoria fugace, che non abbiamo mai trasmesso ad altri, e che anche quando riportata sui libri, letteralmente, “non fa testo”.

Ma la guerra di Gaza, oggi in corso, è forse qualcosa di più: essa, forse per la prima volta, comincia a essere percepita come una guerra contro i bambini: “contro i bambini”, nella sua essenza. Pure, la percezione non è pensiero, non è riflessione, non è argomento, non è discorso: perché i suoi protagonisti sono sempre angeli muti; e allora, in questo loro mondo “indicibile”, come farli parlare?

Jeremy Lester, un vecchio professore inglese da anni impegnato in vari campi profughi del calvario mediorientale, nel contesto della tragedia palestinese oggi in corso si è dedicato a questa missione: convincere gli angeli a disegnare, per esprimere con immagini l’inesprimibile.

Ma come poter tradurre in immagine il caos del mondo in pezzi? Della casa sfracellata, del fratello mutilato, dei mattoni spezzati, della madre morta…? Come poter confidare di nuovo in una “trama”, una tessitura che possa dirsi propriamente umana? Jeremy ha proposto una condizione elementare, ovvero ancorare ‘due’ immagini su un ‘legame’: “come vedi il tuo mondo oggi, e come desideri il tuo mondo domani?”.

Se due immagini possono fare un legame, e dieci bambini possono fare ciascuno due immagini, il legame diventa già un argomento: si può radicare nel suolo, per quanto questo sia cosparso di macerie, e si può radicare nell’anima, per quanto questa sia ammutolita e persa; è una traccia che parla: l’angelo la esprime, e io, tu, lui e altri possiamo leggerla e conservarla.

Non è una stella cometa in un cielo di presepe: è una traccia in terra, segnata dai bambini del campo profughi di Deisheh, a Betlemme.

Jeremy Lester

Jeremy Lester è stato per circa trent’anni professore di filosofia e scienze politiche in Inghilterra, all’università di Reading. Per ragioni di famiglia e di lavoro risiede tra Bologna e Parigi. ‘Visiting Professor’ presso l’Università Ca’Foscari di Venezia, l’École des Hautes Études Internationales et Politiques a Parigi e l’Università degli studi Roma Tre.

Jeremy Lester

Autore di opere di argomento culturale, filosofico e politico, grande amante della Sardegna e studioso di Gramsci. Autore di opere di argomento culturale, filosofico e politico, ha già pubblicato Modern Tsars and Princes: The Struggle for Hegemony in Russia (Verso, 1995), The Dialogue of Negation: Debates on Hegemony in Russia and the West (Pluto Press, 2000) e, per i tipi di Verba Volant, Six Characters in Search of a Dialogue (2007), Stones of Resistance: A Tribute to Antonio Gramsci (2008), Unframed Pictures: Radical Tales from Latin America (2008), Que Viva Oaxaca! (2010), In Search of Caliban and the ‘Red Plague’: A Journey Through Latin America (2012), Spogliateci tutti Ignudi (2015).

Approfondimenti

Per chi volesse approfondire riportiamo anche due schede su Claun Il Pimpa (in Bottega ne abbiamo parlato  qui QUI e  e QUI);

e sul progetto Territori Uniti 2023.  patto-di-amicizia-tra-quartu-e-3-comuni-palestinesi     CentroPedagogico

Marco Rodari-Claun Il Pimpa e la Gaza Circus School

Clown Aloosh a Gaza

https://www.facebook.com/aloo300

Aloosh e Maroosh sono due clown della Gaza Circus School, una scuola di  clownerie e la giocoleria che, anche in questi terribili mesi di conflitto è riuscita a operare nella Striscia di Gaza, cercando di alleviare le sofferenze delle bambine e dei bambini di Gaza. Spostandosi al seguito del continuo esodo provocato dai dai bombardamenti israeliani e operando fra le macerie di scuole, ospedali e strutture di assistenza, anche grazie al coordinamento del CISS Cooperazione Internazionale Sud Sud, questi straordinari “operatori del sorriso”  cercano di portare qualche momento di fuga dal terrore continuo degli attacchi alla popolazione civile, che ha già visto un numero inaudito di bambini morti, feriti e mutilati.

Il Pimpa a Gaza nel 2014

Marco Rodari è l’operatore lombardo che ha contribuito a creare la Gaza Circus School, continua a tenere i contatti e continua a supportare i clown Aloosh, Maroosh e gli altri che son riusciti con coraggio a operare sotto le bombe. Marco Rodari era a Gaza nell’estate del 2014, ed ha vissuto in prima persone i quasi due mesi di bombardamenti israeliani che provocarono migliaia di vittime, fra cui quasi 600 bambine e bambini.

Rodari ha fondato nel 2015 l’associazione “Per far sorridere il cielo” e, nel 2023, è stato insignito da Mattarella del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito proprio per la sua attività nei teatri di guerra.

“Territori Uniti 2023 – Sostegno ai centri per i diversamente abili nelle città di Yatta, Samou e Idhna”.

Lo scorso mese di aprile, per una decina di giorni, il Centro psico-pedagogico “La Casa dei Girasoli” , in collaborazione con l’Associazione SpazioAcca Aps , , hanno tenuto a Quartu Sant’Elena un training avanzato per le operatrici e gli operatori delle città palestinesi di Yatta, Samou e Idhna in Cisgiordania.

Il training è parte di un progetto di cooperazione internazionale finanziato dalla Regione Sardegna e dal Comune di Quartu, con alcune municipalità del distretto di Hebron in Cisgiordania, “impegnate a fare rete e rafforzare le proprie competenze per la gestione delle disabilità legate ai disturbi dello spettro autistico”.

Gli operatori e le operatrici sono stati impegnati nell’apprendimento di tecniche per la gestione dei giovanissimi e dei giovani adulti con disabilità, attraverso seminari e laboratori orientati allo sviluppo delle capacità motorie, cognitive e comportamentali in ambiti sociali allargati e nel contesto scolastico, (…) anche con momenti di apprendimento frontale con primari specialisti della materia sia in presenza che in videoconferenza.

NOTE

[i] Il Mercato Contadino al Centro Asce si svolge la seconda domenica del mese (il sabato pomeriggio nei mesi estivi) al Centro ASCE sulla SS 387 al km 8’00 (Monserrato-Dolianova), prevede oltre all’esposizione di prodotti agricoli a km zero anche un pranzo sociale, l’organizzazione di presentazione di libri e dibattiti, spettacoli musicali e teatrali.

[ii] Bambini presi di mira deliberatamente dall’esercito israeliano, come ha affermato Marco Rodari -Claun Il Pimpa, proprio allo scopo di convincere la popolazione a fuggire da luoghi in cui appariva evidentemente non poter garantire la sicurezza dei bambini, in una fuga infinita e senza via di scampo.

[iii] In rete è possibile vedere la presentazione che ne fu fatta al Circolo della Pace al Pratello a Bologna, con la partecipazione di Bifo, Alberto Masala, Carlo Rovelli e Giuseppe Palumbo        https://www.youtube.com/watch?v=9hRVQHT68WI

[iv] https://www.spazioacca.org/associazione/


da qui