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venerdì 16 settembre 2022

Turi Vaccaro: una vita per la nonviolenza. Intervista di Gigi Eusebi

  

Turi Vaccaro, condannato per i suoi atti di disobbedienza civile contro le strutture del MUOS di Niscemi, il 25 luglio 2022 è uscito di prigione per scontare il resto della sua pena presso la Comunità delle Piagge a Firenze.

L’accoglienza è frutto del lavoro della comunità di amici che sempre hanno appoggiato Turi nelle sue lotte nonviolente e ne hanno seguito le tormentate vicende giudiziarie. Turi è arrivato alle Piagge nel tardo pomeriggio di oggi.

Turi Vaccaro aveva danneggiato a colpi di martello e pietre il sistema di difesa satellitare della Marina statunitense durante una manifestazione contro il Muos a Niscemi. Ricevette per questo una condanna a undici mesi e 27 giorni di reclusione, inflittagli dal tribunale di Gela. Durante la detenzione, però, gli erano state notificate ulteriori condanne. Era poi stato scarcerato il 16 aprile 2020 per fine pena anticipata. Poi di nuovo arrestato a Firenze per un residuo di pena.

Gigi Eusebi lo ha incontrato il 28 agosto scorso e ne è nata questa intervista.

da qui

 


giovedì 18 agosto 2022

Quando i gas tossici sono legali - Antonio Mazzeo

 

Se l’uso dei gas CS fosse ordinato da un ufficiale nella sanguinosa guerra in Ucraina, ci troveremmo di fronte a un crimine gravissimo contro l’umanità; violando la Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche firmata a Parigi nel 1993 ed entrata in vigore nel 1997, quel militare sarebbe chiamato a rispondere dei suoi atti di fronte al Tribunale penale internazionale all’Aja.

L’Italia ha ratificato la Convenzione che bandisce la produzione e l’uso di armi chimiche in ogni scenario bellico con la legge n. 496 del 18 novembre 1995. I gas CS vengono però utilizzati dalle forze dell’ordine per reprimere le manifestazioni di protesta: dalla Val di Susa alla Sicilia, passando dai tragici fatti del G8 di vent’anni fa a Genova, il lancio di lacrimogeni con il velenoso composto chimico è divenuto una costante “tossica” della malagestione dell’ordine pubblico da parte delle forze di polizia, in un clima di impunità nonostante le palesi violazioni di diritti fondamentali e inalienabili.

L’ultimo attacco con armi chimiche al CS è avvenuto domenica 7 agosto a Niscemi (Caltanissetta) ai danni dei pacifici manifestanti No MUOS che si erano dati appuntamento per chiedere lo smantellamento delle tre grandi antenne del sistema di trasmissione satellitare che governa tutte le guerre globali delle forze armate USA. Trecento attivisti siciliani hanno dato vita a un tranquillo corteo tra i sentieri prossimi alla grande installazione militare sorta all’interno della riserva naturale “Sughereta”: uno scenario, purtroppo, ormai sempre più simile alle regioni desertiche del Sahel anche per le recenti devastazioni del patrimonio arboreo e per gli incendi volutamente appiccati.

 

All’arrivo di fronte all’ingresso della base del MUOS, una ventina di giovani ragazze e ragazzi hanno avuto l’ardire di avvicinarsi al cancello principale per batterlo al ritmo di un canto contro le guerre e la militarizzazione. Aldilà del cancello, in tenuta antisommossa, innumerevoli agenti di polizia con tanto di video-operatori al seguito e gli immancabili funzionari in borghese della digos. E ancora più dietro l’invalicabile “muro” dei cellulari-blindati della Polizia di Stato e un grande camion con cannoni-idranti sfollagente. Poi ad un tratto, senza alcun preavviso e/o ordine ad allontanarsi, dagli idranti esplodono violenti getti di acqua contro i volti, il petto e le gambe dei giovani distanti un paio di metri e contro i manifestanti e gli operatori dei media che assistono più distanti all’azione.

Avvinghiati al cancello, i giovani resistono per alcuni minuti al furore degli idranti. Poi, tutti insieme, decidono di mollare le prese e, inzuppati fradici, tentano di allontanarsi dalla base del MUOS per raggiungere i compagni. Ma i celerini sono più veloci nel lanciare i lacrimogeni, colpendo un paio di loro alla schiena. I lacrimogeni sprigionano un irrespirabile fumo grigio che si condensa in una nube fissa a non più di due metri dal suolo: il gas non evapora per le enormi quantità di acqua disperse dagli idranti.

Quattro lacrimogeni li abbiamo visti cadere a poca distanza, ma quelli lanciati dagli agenti di PS potrebbero essere stati il doppio, forse una decina. Accanto mi ritrovo l’involucro integro di un candelotto. Riporta la scritta Artifizio a frammentazione per lancio a mano a caricamento lacrimogeno al C.S. Lotto 3-SIMAD-21. Ancora il maledetto gas CS, lo stesso utilizzato per disperdere un’altra pacifica manifestazione No MUOS nell’agosto del 2020. Quel composto chimico velenoso lo conosco bene, ci avevo scritto un lungo articolo proprio dopo l’ignobile atto poliziesco-repressivo di due anni fa.

 

Inquadrato da due o tre telecamere della Polizia mi dirigo verso il cancello con in mano, in bella evidenza, il candelotto raccolto, ancora caldo. Il commissario responsabile mi è di fronte. “Non vi vergognate a usare queste porcherie? Sono armi chimiche e lo sapete” gli urlo. “E li sparate per giunta alle spalle di chi si allontana, ad altezza d’uomo”. Il commissario accusa il colpo. “È partito… dopo….”, risponde. Un’ammissione di colpa mi appare. O perlomeno un penoso tentativo di ridimensionare nell’indeterminatezza spazio-temporale il vigliacco ordine d’attacco.

Mi allontano e a lato del sentiero centrale incrocio un secondo resto di candelotto. Si tratta di un lacrimogeno al C.S. Lotto: 1 – SIMAD – 12. L’Artifizio a frammentazione è un “ordigno esplosivo con una miscela lacrimogena al CS la cui emissione del fumo di combustione deve essere regolare, continua e costante per una durata tra i 10 e i 25 secondi”, riportano le indicazioni contenute nel bando di acquisto della Polizia di Stato. Ma cosa si nasconde esattamente dietro la sigla di questo gas?

Il  CS è il nome comunemente usato per riferirsi all’orto-clorobenziliden-malononitrile, una sostanza prevalentemente utilizzata dalla polizia di innumerevoli stati per il “controllo” dell’ordine pubblico. Il nome del gas deriva dalle iniziali dei due scienziati statunitensi che lo hanno scoperto quasi un secolo fa, Ben Corson e Roger Staughton. Come hanno spiegato in uno studio del 2014 i professori Massimo Zucchetti e Raffaella Testoni del Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino, il composto CS viene sintetizzato chimicamente facendo reagire due composti: 2-clorobenzaldeide e malononitrile. “Lo stato naturale del CS è solido ma è solubile in acqua e il suo impiego abituale è sotto forma di aerosol, fumo o vapore”, aggiungono Zucchetti e Testoni . “Gli impieghi comuni sono quelli bellici o da parte della polizia. Benché classificata come un’arma non letale per il controllo delle rivolte, sono stati dimostrati effetti tossici: oltre a danneggiare pericolosamente i polmoni, il CS può nuocere gravemente al cuore e al fegato”.

Gli effetti immediati del gas si verificano a bassa concentrazione e dipendono dall’azione irritante sulle mucose e sulla cute. Essendo un gas lacrimogeno, il CS ha come azione immediata quella di provocare un’intensa lacrimazione ma può provocare anche congiuntiviti, edema periorbitario e danni ritardati quali cataratta, emorragie del vitreo e neuropatie del nervo ottico. “Inoltre, questo gas provoca l’aumento della pressione oculare e può precipitare l’insorgenza di glaucoma acuto nei soggetti predisposti; l’effetto irritante sugli occhi è più evidente sui soggetti che indossano lenti a contatto”, spiegano i docenti del Politecnico.

 

L’inalazione di gas CS ha ovviamente gravi effetti sull’apparato respiratorio: irritazione delle vie aeree con congestione nasale e rinorrea, laringite, tracheite, irritazione bronchiale con tosse e catarro copioso. “In casi severi la laringite può comportare laringospasmo e l’irritazione delle basse vie aeree può esitare in un quadro molto grave noto come Acute Respiratory Distress Syndrome”, aggiungono Zucchetti e Testoni. “Il contatto di questo gas con la pelle provoca sensazione di bruciore che in genere regredisce rapidamente ma la contaminazione degli abiti può prolungarne gli effetti e, in casi di esposizioni prolungate, si può giungere a vere e proprie ustioni”. Altrettanto problematici gli effetti del CS a livello gastrointestinale: irritazione delle mucose, comparsa di nausea, vomito, inappetenza, diarrea, dolori addominali e in alcuni casi perfino epatopatia acuta.

Dal punto di vista meramente tecnico i lacrimogeni con CS sono classificati come “armi da guerra di terza categoria”, ossia armi chimiche: la vigente regolamentazione include in questa categoria tutti i gas, i liquidi e i solidi, che, diffusi nell’area, in acqua o sul terreno, producono negli esseri viventi lesioni di varia natura, tali da inficiare, permanentemente, la salute dell’organismo umano. Tali sostanze si suddividono in asfissianti (cloro, bromo, perossido di azoto); tossiche (acido cianidrico); vescicatorie (iprite); nervine; irritanti (cloroacetofenone), come i gas usati per i lacrimogeni.

Il gas CS è stato impiegato massicciamente dalle forze armate USA in Vietnam e dal regime di Saddam Hussein contro la popolazione kurda in Iraq e durante la guerra Iran-Iraq. Più recentemente l’arma chimica è stata usata dalle forze armate israeliane in Palestina e dalle unità di polizia di Tunisia, Algeria e Turchia contro studenti e lavoratori in lotta contro le politiche governative.

In Italia il gas lacrimogeno CS fa parte dal 1991 dell’equipaggiamento delle forze dell’ordine. Durante la violenta repressione dei cortei No Global in occasione del G8 di Genova, nella sola giornata del 3 luglio 2001 – così come documentato da un rapporto della polizia – furono lanciati contro i manifestanti ben 4.357 lacrimogeni. Sempre dal 2011 e fino ad oggi, è stato accertato l’uso costante di CS in Val di Susa contro i No TAV.

L’ultima acquisizione del gas tossico da parte della Polizia di Stato risale allo scorso anno: n. 7.000 artifizi a frammentazione per il lancio a mano a carica lacrimogeno al CS e n. 2.000 cartucce calibro 40 mm. a frammentazione per lanciatore a carica lacrimogena al CS a più stadi, commessa affidata (unica offerta) per un importo complessivo di 479.150 euro alla SIMAD S.p.A. di Carsoli (Abruzzo).

Costituita nel 1971, la società opera nei settori della difesa, ordine pubblico e sicurezza e fornisce prodotti esclusivi per uso militare. “Attualmente SIMAD è in possesso delle certificazioni ISO 9001:2015 e NATO AQAP-2110, che le permettono di progettare, sviluppare e produrre tutti i prodotti nel rispetto dei requisiti della qualità e degli standard NATO”, riporta il sito aziendale. “SIMAD offre una vasta gamma di prodotti irritanti al CS, fumogeni di vari colori, di gomma e con cariche illuminanti, da impiegare a mano o con lanciatori idonei. Inoltre, SIMAD produce cartucce Cal.12, Cal.37/38 mm e Cal.40 mm con caricamenti speciali, non letali, antisommossa, anticrimine e antisabotaggio”. Rilevanti anche le esportazioni di gas CS alle forze di polizia estere (Algeria, Bangladesh, Brasile, Romania, Spagna). Nel 2020 il governo italiano ha autorizzato l’export di materiale bellico prodotto dall’azienda abruzzese per il valore di 37.950 euro con destinazione finale il Brasile (artifizi fumogeni mod. MK7, cartucce cal. 12 gomma e lacrimogene standard al CS cal. 12).

 

Contro l’escalation nell’impiego di gas tossici in funzione di “ordine pubblico” Amnesty International ha dato vita nel giugno 2020 a un sito internet interattivo (teargas.amnesty.org) che raccoglie immagini, video e report sulle violazioni dei diritti umani e gli attentati alla salute umana perpetrati dalle forze dell’ordine grazie a questi dispositivi bellici non convenzionali. Nell’aprile del 2021, dopo il ferimento di un’attivista No TAV per il lancio “ad altezza d’uomo” di un lacrimogeno durante una manifestazione al cantiere del nuovo autoporto di San Didero (Torino), Amnesty Italia ha emesso un comunicato in cui si stigmatizza il comportamento delle forze dell’ordine. “I gas lacrimogeni non possono essere sparati ad altezza uomo: lo scopo del loro utilizzo deve rimanere quello di disperdere la folla e non di ferire persone”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce dell’organizzazione. “Dispositivi che hanno effetti indiscriminati e un alto potenziale di danno, come i gas lacrimogeni, devono essere utilizzati solo quando tutti gli altri mezzi non siano riusciti a contenere minacce o violenza. Inoltre, le persone devono essere avvisate sull’imminente uso di tali armi e autorizzate a disperdersi. Le cartucce, contenenti sostanze chimiche irritanti, non possono mai essere sparate direttamente contro le persone”.

Amnesty ha infine ricordato che – come richiesto dai Principi base delle Nazioni Unite sull’uso della forza – il “dispiegamento di armi cosiddette non letali dovrebbe essere attentamente valutato al fine di ridurre al minimo il rischio di mettere in pericolo persone non coinvolte e l’uso di tali armi dovrebbe essere attentamente controllato”. Quanto accaduto in queste settimane in Val di Susa e domenica sera a Niscemi dimostra come non sia assolutamente mutato l’atteggiamento delle forze dell’ordine. Così la sporca guerra chimica contro manifestanti NoTAV e NoMUOS, operai, cassintegrati, disoccupati e precari continua…

da qui  

domenica 5 dicembre 2021

Emilio e Turi in prigione: che serva da lezione

Emilio e Turi cercano giustizia ma trovano la legge 


Nel pomeriggio di giovedì 2 dicembre Turi Vaccaro è stato arrestato dalla polizia ferroviaria di Firenze. Dicono che deve scontare un residuo di pena di 5 mesi, più altri due mesi di arresto. Turi è stato trasferito presso il carcere di Sollicciano.

Nei confronti di Turi, pacifista integrale e conseguente, è in atto un vero e proprio accanimento; la persecuzione nei suoi confronti è in atto in ogni parte d’Italia. Oltre tutto Turi è malato ed è reduce da un ricovero ospedaliero in Sicilia, da cui è uscito molto provato.

Il Movimento NO MUOS esprime tutta la massima solidarietà al compagno e invita i movimenti e gli attivisti contro la guerra e contro le sopraffazioni del capitale a chiedere e lottare per la sua liberazione immediata.

Contro la repressione la solidarietà è un’arma.

Turi libero, Emilio libero, tutti e tutte liberi!

Movimento NO MUOS

da qui

 

A chi fa paura Turi Vaccaro?

Ancora una volta il pacifista Turi Vaccaro finisce agli arresti.
Ieri 2 dicembre è stato arrestato dalla polizia ferroviaria di Firenze.

Liberate Turi Vaccaro.
Affermano che deve scontare ancora un residuo di pena di 5 mesi e altri due di arresto, ancora una volta l’uomo più mite del pianeta è stato condotto in carcere a Sollicciano.

A chi fa paura Turi? Un uomo che ha predicato sempre la non violenza contro tutte le guerre e  che ha combattuto contro ogni strumento di guerra come il MUOS di Niscemi.

Lo ricordo quando girava la Sicilia e l’Italia con il suo asino, va ancora oggi, pur essendo ammalato, nei luoghi dove si manifesta per la pace.

Per Turi, cresciuto negli anni settanta, la Pace è quella vera, quella che si è combattuta a Comiso, a Niscemi, in Veneto contro le basi Usa portatrice di guerra in molti paesi del pianeta

Da Sigonella a Catania durante le guerre partono aerei, armi per bombardare vittime innocenti, perché quando si gettano bombe non si uccidono solo nemici ma soprattutto bambini e donne che quella guerra non vogliono nemmeno.

Turi dagli occhi dolcissimi, dalla barba incolta, dal sorriso puro di un fanciullo,  ha sempre protestato salendo sul traliccio del MOUS, senza armi, con l’utilizzo delle sole mani ha tagliato fili spinati e con la non-violenza ha applicato gli articoli 10 e 11 della Costituzione.

A chi fa paura chi applica l’articolo 11 della Costituzione: “l’Italia ripudia la guerra”?
Sicuramente ai politici che la Costituzione hanno calpestato partecipando a tutte le guerre che la Nato ha indetto.

Fa paura ai produttori di armi che sono tanti, fa paura a tutti i governi italiani che le armi le hanno sempre esportate per impinguare le casse.

Meglio in carcere un Turi Vaccaro o un Emilio Scalzo, militante pacifista #Notav che è stato arrestato a Bussoleno, ricercato dalla Gendarmerie francese per il suo impegno nel soccorso ai migranti sulla freddissima via delle Alpi.

No alle patrie galere chi invece nelle piazze la violenza la usa, e sono belligeranti che distruggono sedi sindacali. Quelli le armi le usano, le bombe pure. Le stragi in Italia sono  state fatte da rappresentati al Parlamento.

Mentre i pacifisti dopo il G8 sono solo rappresentanti dai nostri ideali e da nessun altro.

Queste le parole di Nelson Mandela:

“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”

Santina Sconza

 da qui





Al via l’estradizione di Emilio: “tanto noi non ci arrendiamo”



E’ di pochi minuti fa la notizia che Emilio questa mattina sarà estradato in Francia dove, già oggi, avrà la prima udienza nella quale verrà stabilito se dovrà rimanere in carcere oppure se potrà accedere alle misure alternative e quindi essere tradotto agli arresti domiciliari.

Salutiamo Emilio con la promessa che continueremo a sostenerlo, anche se a dividerci sono quelle stesse montagne sulle quali si è battuto per i diritti dei migranti, che ogni giorno rischiano la vita per abbracciare un futuro libero da guerre e miserie.

Lo vogliamo salutare con un video importante, che esprime in pieno il senso di chi è Emilio e di dove punti il suo sguardo, sempre verso i più deboli. Emilio che di dignità ne ha da regalare, a differenza di tutte le parole di cui si riempie la bocca l’intero mondo della politica, non solo italiana, ma anche europea.

1 minuto e 30 secondi di video, realizzato da Luigi D’Alife, che ringraziamo per questo scorcio di profondità immensa su Emilio.

Di seguito le parole di Luigi, condivise dal suo profilo:

“Nei giorni scorsi è arrivata la notizia che la cassazione ha confermato la richiesta di estradizione in Francia per Emilio, in relazione a un iniziativa sul confine tra Claviere e Monginevro. In questi giorni ho continuato a ripensarci su, accumulando una grande rabbia per quella che è l’ennesimo inaccettabile attacco contro la solidarietà messa in campo per sostenere i migranti in transito sul confine.

Ho continuato a pensarci.

Ho ricordato che Emilio è probabilmente la prima persona che ho incontrato e intervistato il primo giorno che sono arrivato a Bardonecchia.

Erano le 21:55 del 22 Dicembre 2017. Da quel giorno sono cambiate moltissime cose.

Eppure le parole di Emilio, nella loro splendida semplicità, restituiscono al meglio la fantastica persona che è, compagno generoso, sempre presente, che restituisce valore ad una parola troppe volte utilizzata con leggerezza come quella di “umanità”.

Non posso che chiudere queste 4 righe con le stesse parole di Emilio”: “Tanto noi non ci arrendiamo”.

Emilio libero! Libertà per i/le no tav! No all’estradizione!

da qui




Un pericoloso criminale - Chiara Sasso


Non c’è niente che faccia più arrabbiare alcune mogli che il ritardo dei mariti a pranzo. Erano poco dopo le 12 di mercoledì 15 settembre a Bussoleno, paese di residenza di Emilio Scalzo, Valle di Susa. La mattinata stava vivendo quel clima tipico settembrino incerto, sospeso fra “sole nuvole”. E così che diventa anche il tempo di attesa di Marinella, “sospeso”, con la tavola apparecchiata e il cibo pronto. Dalla stradina l’unico rumore che arrivava è un flebile miagolio, un gatto, probabilmente finito in qualche buco, un anfratto non riusciva più ad uscire. Marinella decide di mettere fine a quel lamento e chiede a Emilio di intervenire e aiutare l’animale a uscire dalla trappola nella quale si è cacciato. Non poteva immaginare che in fondo alla strada si stava per aprire un’altra trappola. Due auto civetta e altre due volanti della polizia lo stavano aspettando. Ammanettato e caricato su una volante, Emilio sparisce nel nulla.

Marinella aspetta, telefona all’avvocato il quale è all’oscuro di tutto. Trascorrono un paio d’ore prima di venire a conoscenza di un mandato di arresto europeo con richiesta di estradizione in Francia. L’accusa: aver aggredito un gendarme francese durante una manifestazione per i migranti al confine fra Claviere e Monginevro. Il giorno dopo, il 16 settembre la convalida dell’arresto, Emilio viene trasferito al carcere delle Vallette di Torino. A fine mese, il 29 settembre ci sarà un’altra udienza per decidere sull’estradizione. La nuova misura cautelare in attesa del processo in Francia dovrà essere convalidata dalla Corte di Appello. L’avvocato Danilo Ghia esporrà la situazione del suo assistito (facendo riferimento a processi in corso ad ottobre, una situazione che si profila di fatto ostativa per una estradizione).

Marinella è abituata a tutto, anche vedersi arrivare Emilio senza scarpe perché ha lasciato le timberland a qualche migrante al quale servivano per tentare di attraversare il confine. Magari a pieni nudi ma tornava.

Emilio è molto conosciuto per aver trascorso tutta una vita di lavoro in piena rettitudine, pescivendolo ai mercati nei paesi della valle (leggi anche Emilio, di Livio Pepino). Conosciuto per la sua generosità per il suo altruismo e anche sì per il suo incontenibile naturale bisogno di allearsi con le persone più fragili e aiutarli, in questo caso i migranti. È notizia di giovedì 16 settembre che altri due migranti, afghani hanno rischiato la vita precipitando di notte nel lago artificiale nella diga di Rochemolles (Bardonecchia). Sono riusciti da soli a uscirne si sono trascinati fino a un rifugio, immediatamente soccorsi sono stati portati all’ospedale di Susa, un ragazzo di trentacinque anni è stato successivamente portato al Cto di Torino per emorragia celebrale. È una delle tante storie che ci sono su questi valichi alpini. Una di quelle storie dove Emilio non si sentiva di girarsi dall’altra parte.

Intanto in tutta la valle sono in molti a commentare l’arresto sbalorditi. La richiesta di estradizione richiama facilmente reati pesanti, nomi di malavitosi, mafia, traffici di droga. Da quando la notizia è diventa pubblica sono molti gli avvocati di Torino e non solo che si sono cercati in un tam tam per commentare. “L’estradizione del cittadino italiano verso l’estero è un caso limite perché sia la Costituzione che il codice penale la consentono soltanto se prevista da una convenzione internazionale. Ora il Mae, il Mandato di arresto europeo, sembra consentirlo ma è incredibile che venga utilizzato per reati simili…”.

da qui