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sabato 29 agosto 2020

L' altro lato del mondo - Mia Couto

come sempre i libri di Mia Couto non deludono.

la storia è misteriosa, un padre con sue ragazzini sta in un posto dimenticato da dio e dal mondo, non c'è altro, dice il padre ai ragazzini.

intanto qualcuno va e viene, alla fine appare una donna portoghese, la prima donna che Mwanito, il bambino che racconta, ha mai conosciuto.

succedono tante cose in quel posto chiamato Jesusalém,e alla fine si torna al mondo, e ai suoi terribili segreti.

cercate anche questo libro di Mia Couto, che non ha ancora ottenuto il premio Nobel per la letteratura, buona lettura.

 

 

…Mia Couto, al secolo António Emílio Leite Couto, nato e cresciuto in Mozambico, è uno tra i maggiori scrittori contemporanei di lingua portoghese e questo libro ne dimostra ancora una volta il talento, dando sfoggio di una scrittura che ci accompagna per mano in una terra lontana e polverosa, arcaica e sconosciuta, parlandoci di una cultura legata a spiriti presenti e passati e a codici d’onore e di promesse, ad energie sottili e a solenni cerimonie di iniziazione. Una lettura che funziona anche solo di per sé, per il gusto di avventurarsi in una sorta di favola familiare dai toni esotici e leggermente cupi, ma che ancora di più impressiona per la potenza della semplicità con cui vengono trattati temi pesanti come la morte e l’elaborazione del lutto, la realtà e la volontà di vivere non solo come si vuole ma, soprattutto, come si può. Perché “se dobbiamo vivere nella finzione, che sia almeno quella creata da noi”. Ed anche se siamo lontani, culturalmente, dal mondo di Mwanito e della sua famiglia, ne comprendiamo logiche e desideri, commossi e turbati. Bellissime anche, tra le altre, le poesie di Sophia De Mello Breyner Andresen poste ad inizio dei capitoli. Un libro dove le donne, anche se non ci sono fisicamente come a Jesusalém, sono determinanti, pure se odiate, maltrattate. O morte.

da qui

 

Come nell’ascolto di una musica, in questo ultimo suo romanzo, Mia Couto ci trasporta in un’atmosfera fuori dal tempo, senza perdere tuttavia la consapevolezza della storia e delle vicende umane attuali e del passato.  Questa compresenza credo sia dovuta anche all’innesto tra cultura africana e cultura europea che avviene in un autore come lui, bianco di appartenenza africana lusofona. E’ proprio la collocazione fuori dal tempo che permette all’autore di prendere le distanze per vedere meglio, per capire meglio. Qui siamo in una situazione estrema di ricerca di salvezza fuori dal mondo: in una zona inarrivabile dagli uomini…

da qui

 

Autore poco conosciuto in Italia ma dal grande talento. Questo testo in particolare racchiude tracce oniriche e uno stile diretto quanto profondo. Lascia immagini di grande impatto emotivo nella memoria del lettore, alterna elementi di assurda quanto adorabile fantasia a eventi tragici della vita del protagonista. Consigliato, davvero una scoperta!

da qui

 

…Mia Couto si rivela anche questa volta un prestidigitatore della parola, continuando a smontare e rimontare a modo suo la lingua portoghese. E onore al traduttore, Vincenzo Barca, per come riesce a stargli al passo, per quanto rimanga, inevitabilmente, sempre qualcosa di intraducibile. Come il nome che il padre dà alla sua nazione personale, Jesusalém – che è anche il titolo dell’edizione originale del libro –, un gioco di parole in cui la città santa diventa una sorta di “Gesù-oltre”: per Silvestre, «in quel luogo Gesù si sarebbe scrocifisso». E Dordalma, la mamma che Mwanito non ha mai conosciuto e di cui nessuno osa dire come sia morta, sta per “Dolor-d’anima”.

È ben di più, naturalmente, che un gioco enigmistico: grazie anche alle sue invenzioni, ma non solo a queste, l’autore dà vita a un’atmosfera tutta sua, tra favola e verismo, con l’uso di metafore inattese e di dialoghi che non di rado sono sorprendenti pillole filosofiche.

«Nessun governo del mondo comanda più della paura e della colpa. La paura mi ha fatto vivere insignificante e schivo. La colpa mi ha fatto fuggire da me, disabitato dai ricordi. Era questo Jesusalém». E l’unico rimpianto nostro, a chiusura di libro, è che non sia stato mantenuto il titolo originale (nemmeno nell’edizione brasiliana, peraltro!).

da qui


domenica 5 luglio 2015

Voci all’imbrunire – Mia Couto

alcuni racconti per ricordarsi a cosa serve leggere. 
Mia Couto sa come scrivere senza che il lettore smetta prima di finire il libro, questo è sicuro.
cercateli, e buona lettura - franz




…Una raccolta di racconti brevi (Vozes anoitecidas), tradotti da Edgardo Pellegrini (giornalista e reporter che ha lavorato per Paese Sera, Unità, Radio Popolare e Avvenimenti), che toccano molti aspetti della vita mozambicana, a volte in modo ironico e divertente, altre volte in modo tragico e persino angoscioso.
Una scrittura densa di particolari, a tratti trasgressiva, che mette insieme la favola e il magico, la vita reale con l'assurdo.
Come scrive il poeta mozambicano Josè Luis Cabaco "per Mia Couto lo scrivere è parte di un progetto estetico, profondamente radicato nella ricerca di se stesso, ma anche un modo di vivere la grande avventura di essere attivamente contemporaneo nella costruzione della propria nazione".
Come scrive lo stesso Couto nella premessa "queste storie si sono risvegliate in me sempre a partire da qualche cosa accaduta nella realtà ma che mi era stata raccontata come se fosse successa all'altro capo del mondo. Nell'attraversamento di questo confine d'ombra ho ascoltato voci che oscuravano il sole; altre aleggiarono tra i voli del mio scrivere. Alle une e alle altre dedico questo desiderio di raccontare e di inventare"…

da qui

martedì 21 ottobre 2014

La confessione della leonessa – Mia Couto

dice Nicolás Gómez Dávila che “appartengono alla letteratura tutti i libri che si possono leggere due volte"; questo libro l’ho letto due volte di seguito, quindi questo libro appartiene alla letteratura.
questo libro di Mia Couto (un grande scrittore) parla di cacciatori, fantasmi, sofferenza, esclusione, leoni e leonesse, e tante altre cose, ma, come sempre, ognuno troverà la sua storia.
provateci, però con un avvertimento: potrebbe conquistarvi - franz




In una recente intervista a El Pais Mia Couto ha parlato proprio di quel realismo magico che la critica ha spesso considerato peculiare di molta produzione letteraria dell’america latina. Nel caso dello scrittore mozambicano si tratta di letteratura lusofona, che nasce pur sempre dalla penisola iberica; ed è un dato di fatto che la sua opera ha avuto a che fare col cosiddetto realismo magico, sia che lo si intenda come una sorta di stile sia come corrente letteraria. Un magico che Couto sembra interpretare soprattutto nel senso di confronto e convivenza di innumerevoli culture e in misura minore come contrapposizione di reale e soprannaturale…

Leggendo quest'ultima opera di Mia Couto e memori dei suoi precedenti racconti e romanzi intrisi di poesia e visionarietà, vengono in mente le parole di Italo Calvino “si scrive per nascondere qualcosa che deve essere trovato”. Scrivere dunque serve a conoscere se stessi e gli altri, ma non uscendo allo scoperto tutto in una volta. La scrittura visionaria di Mia Couto in particolare è collegata sia all'amore per la poesia ( la prima arte con cui si è fatto conoscere) che a una profonda etica ( questa, in comune con Calvino) inserita in una visione del mondo molto complessa; non potrebbe essere altrimenti dato che è nato e vissuto in Mozambico, terra africana dalle numerose guerre e contraddizioni. Per lui l'arte, la scrittura nel suo caso, può essere tanto importante quanto  la politica come strumento di denuncia sociale e di rinnovamento culturale…