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giovedì 6 giugno 2024

La lotta al Global Combat Air Programme (GCAP) va lanciata adesso prima che sia troppo tardi

 

Il GCAP è un’iniziativa congiunta tra Italia, Giappone e Regno Unito per sviluppare un caccia multiruolo stealth di sesta generazione, chiamato Tempest. L’Italia ha previsto una spesa iniziale di 6 miliardi di euro. Prosciugherà i fondi per la lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.

 

Lettera collettiva

Fonte: Il Manifesto

 https://ilmanifesto.it/lettere/no-al-gcap-si-alla-transizione-ecologica

La nostra lotta come movimento pacifista è tanto più efficace quanto più siamo in grado di essere proattivi, ossia capaci di intervenire con tempismo, “prima” che la questione divenga troppo difficile da gestire. Dobbiamo essere pertanto proattivi sul GCAP, il caccia di sesta generazione targato Italia, RegnoUnito e Giappone. La lotta al programma GCAP (Global Combat Air Programme) è l’obiettivo da portare avanti adesso, non domani o dopodomani. Non c’è tempo da perdere. Non abbiamo ancora finito di pagare l’F35 che già ci vogliono far pagare questo nuovo caccia di sesta generazione sfruttando il clima di guerra e la paura che la Russia attacchi l’Europa.

 

Il GCAP è un’iniziativa congiunta tra Italia, Giappone e Regno Unito per sviluppare un caccia multiruolo stealth di sesta generazione, chiamato Tempest. Il progetto prevede la collaborazione tra le industrie nazionali di difesa, tra cui Leonardo per l’Italia, BAE Systems per il Regno Unito e Mitsubishi per il Giappone. L’obiettivo è realizzare il successore dell’Eurofighter Typhoon, che dovrebbe entrare in servizio nel 2035.

Il caccia Tempest sarà dotato di tecnologie avanzate, come missili ipersonici, modalità drone e intelligenza artificiale. Sarà in grado di operare in modo autonomo o in coordinamento con altri velivoli e droni, formando un sistema di sistemi. Sarà anche progettato per ridurre al minimo la sua tracciabilità da parte dei radar e dei sensori infrarossi.

I costi del programma GCAP sono ancora incerti, ma si stima che richiederanno un investimento di decine di miliardi di euro da parte dei tre paesi coinvolti. L’Italia ha previsto una spesa iniziale di 6 miliardi di euro per le fasi di valutazione, analisi, progetto preliminare e sviluppo

Va chiarito che questo nuovo programma si realizzerebbe mentre l’Italia continua a spendere denaro pubblico per l’evoluzione tecnologica degli Eurofighter e per l’acquisto degli F35 (a oggi quelli già in dotazione sono un terzo dei 90 previsti). E va sottolineato che i 6 miliardi d’investimento per i Tempest da parte dell’Italia riguardano le prime fasi e non la produzione/acquisto. 

Da parte sua il Regno Unito ha stanziato 2 miliardi di sterline, ma il costo finale potrebbe arrivare a 25 miliardi di sterline.

Il Giappone non ha ancora comunicato i suoi piani di finanziamento.

Queste nuove spese belliche sono una follia, soprattutto in un momento di crisi economica, sociale e sanitaria, in cui le risorse pubbliche dovrebbero essere destinate a tutelare la salute, l’istruzione, la cultura, il lavoro, la giustizia sociale e la pace. Il GCAP non solo rappresenta una minaccia per la sicurezza globale, alimentando una nuova corsa agli armamenti e una logica di confronto e aggressione, ma anche per l’ambiente, prosciugato i fondi per la lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.

Occorre creare un’alleanza fra movimento pacifista e movimento ambientalista indicando nelle risorse del GCAP (da cancellare e riconvertire) la leva del finanziamento nel campo della bonifica dei siti inquinati e della riconversione ecologica. Il GCAP costituisce un’ipoteca sul futuro del bilancio italiano. Dobbiamo saper dire: voi che riuscite a trovare i fondi per il caccia di sesta generazione e per il GCAP adesso non avete più alibi quando li lesinate per la tutela ambientale. Quei fondi vanno riconvertiti per fini di transizione ecologica. Per dare nuova occupazione ai lavoratori delle aziende in crisi come l’Ilva. Una alleanza fra lavoratori, pacifisti ed ecologisti: questo dovrebbe essere il nostro obiettivo strategico.

Non possiamo accettare che il nostro paese sia coinvolto in un progetto bellico e dispendioso, che va contro gli interessi della maggioranza della popolazione. Dobbiamo difendere i principi della Costituzione italiana, che impegna l’Italia a ripudiare la guerra. Occorre inoltre promuovere la cooperazione internazionale. Dobbiamo bloccare la corsa al riarmo che è solo l’anticamera di un pericoloso confronto militare sempre più ravvicinato con la Russia e con la Cina.

A proposito della Cina: il governo Meloni prevede esercitazioni militari della flotta italiana nell’Indo-Pacifico. Davanti alle isole giapponesi contese con la Cina. Davanti alle coste cinesi l’Italia sarà presente con gli F35 italiani e la portaerei Cavour. Se la Cina facesse la stessa cosa davanti alle coste italiane grideremmo alla provocazione. E invece la provocazione la stiamo organizzando noi, su istigazione degli Stati Uniti. Mai avevamo organizzato una esercitazione militare fuori dal perimetro di competenza della Nato. Oggi sta avvenendo l’impensabile, l’inusitato. Chiediamo ai partiti fedeli alla Costituzione di far sentire la propria voce. Chiediamo al Parlamento di riprendere il controllo della spesa pubblica e di far uscire l’Italia dal programma GCAP prima che sia troppo tardi e che gli impegni firmati leghino mani e piedi la nostra nazione a un progetto dispendioso e proiettato verso la guerra.

Invece occorre investire i fondi del GCAP in politiche sociali ed ecologiche, che siano davvero utili per il bene comune e per il futuro della nostra società.

Gianni Alioti
Marinella Correggia
Franco Dinelli
Gabriella Falcicchio
Domenico Gallo
Alessandro Marescotti
Massimo Moretti
Valeria Monno
Elio Pagani
Domenico Palermo
Enrico Peyretti
Alex Zanotelli

da qui

domenica 9 ottobre 2022

Morire per Zelensky?


articoli, video e vignette di François Mitterrand, Alfonso Navarra, Angelo Gaccione, Alessandro Marescotti (sui tre giorni di mobilitazione dei pacifisti dal 21 al 23 ottobre), Yurii Sheliazhenko, Pepe Escobar, Fabio Mini, Giacomo Gabellini, Fulvio Scaglione, Sidney Lumet, Maurizio Acerbo, Francesco Dall’Aglio, Roger Waters, Vincenzo Comito, Enrico Peyretti, Manlio Dinucci, Sara Reginella, Tonio Dell’Olio, Peppe Sini, Donatella Di Cesare, Diana Johnstone, Francesco Masala, Roberto Mazzoni, Stefano Orsi, Marco Travaglio, Quino, Mauro Biani, Vauro, Benigno Moi, con un appello promosso da Richard Falk, Noam Chomsky, Jeremy Corbyn e persone del Sud Globale che vi preghiamo di sottoscrivere e far girare. A seguire una raccolta di firme (work in progress) da Torino



«La Francia non lo sa, ma siamo in guerra con l’America. Sì, una guerra permanente, una guerra decisiva, una guerra economica, apparentemente senza morti.

Sì gli Americani sono molto duri, sono voraci, vogliono un potere senza rivali sul mondo.

E’ una guerra sconosciuta, una guerra permanente, che sembra senza vittime, ma è una guerra a morte” (François Mitterrand)

da qui


La cleptocrazia governa il mondo – Francesco Masala

Il complesso politico-industriale-militare che governa gli Usa (e anche la Gran Bretagna) non guarda in faccia nessuno, quando c’è da rubare, le ricchezze della Russia (leggi qui), le quote di mercato dei concorrenti economici, l’oro delle banche centrali di altri stati, i cervelli prodotti nelle università del mondo, insomma, la CLEPTOCRAZIA è nel loro dna.

Ma per non essere additati per quello che sono hanno costruito narrative contrarie alla realtà, e il metaverso non è altro che un’estensione di questi mondi alternativi e paralleli, e narrative, che convivono, vince che ha i sistemi di controllo e diffusione delle informazioni e gli strumenti dello spettacolo più furbi e bastardi, che quasi mai coincidono con quelli più veri o più giusti.

I passaggi sono i seguenti:

quando uno stato ladro decide di rubare, seguono diversi gradini e ipotesi:

lo stato oggetto di furto è felice di essere derubato, allora viene derubato (oggi gli stati europei, per esempio);

lo stato oggetto di furto non è felice di essere derubato, allora iniziano le sanzioni;

lo stato oggetto di furto sopporta le sanzioni, sia pure con molte difficoltà, lo si invade (Iraq, per esempio)

lo stato oggetto di furto sopporta le sanzioni, sia pure con difficoltà, e ancora non viene invaso, ma non sappiamo per quanto (Cuba e Venezuela, per esempio)

lo stato oggetto di furto sopporta le sanzioni, e si permette di resistere, deve essere schiacciato militarmente, economicamente, giuridicamente, umanamente (la Palestina e Gaza, per esempio)

quando non basta quanto sopra ricordato ci sono i rimedi estremi, guerra, colonialismo, genocidio (Europa docet).

(da: AA.VV., La cleptocrazia, motore e dannazione del mondo)


La logica è morta – Angelo Gaccione

Da quando la Russia ha minacciato l’uso delle armi nucleari, un coro di farisei ha cominciato a battersi il petto. “Che scandalo! Che irresponsabilità! Non si dovrebbe mai ricorrere a queste armi! È immorale, è criminale!”. Lo hanno fatto la Nato, i governanti americani, i loro alleati governanti europei, i gazzettieri e i commentatori che impazzano nei vari salotti televisivi. Perché i russi non dovrebbero usare le armi nucleari a loro disposizione? Avete una risposta logica e sensata a questo interrogativo? Non ci avete sempre detto che le armi di cui come Stati e Governi vi siete dotati servono per fare la guerra? Se ve ne siete dotati così abbondantemente è perché avete sempre avuto in mente di usarle, se non volevate usarle non dovevate procurarvele, mi pare che il ragionamento non faccia una grinza. “Ma queste armi sono criminali” rispondete serafici. Se queste armi sono criminali come sostenete, i criminali siete indistintamente tutti voi (Stati e Governi di ogni luogo e colore) che le avete prodotte, ve ne siete dotati e le ospitate negli arsenali delle vostre nazioni. “Ma era solo per una efficacia opera di dissuasione” ribattete ora, e improvvisamente vi siete accorti che queste armi possono cancellare l’intero genere umano di cui fate indegnamente parte. E se la Russia è ostinata e non si dissuade? “Risponderemo con le armi nucleari in nostro possesso” hanno ribattuto gli Stati Uniti a cui gli alleati della Nato si sono genuflessi. Oh, finalmente un parlare chiaro! Occhio per occhio, dente per dente, apocalisse per apocalisse. Ci vuole coerenza a questo mondo. Vedete che le armi nucleari ve le siete procurate per servirvene all’occorrenza? Solo non vi siete mai chiesti se fosse criminale possederle, se fosse criminale usarle, se fosse spaventoso cancellare l’intero genere umano. Non vi siete preoccupati delle conseguenze e degli esiti, e non avete usato la logica com’era necessario. È una merce rara la logica, si sa, e non è disponibile al supermercato. Ma ora siete in trappola: o il primo colpo o desistere; desistere per continuare ad esistere. Non avete scelta.

da qui



Zelenkenstein – Marco Travaglio

(Il Fatto Quotidiano 8.10.2022)

Prima o poi doveva accadere. Bastava aspettare. Dopo averlo rimpinzato di miliardi e di armi, gli Usa scoprono che il governo Zelensky “manca di trasparenza” sia nelle azioni belliche in Ucraina sia sui “piani militari sotto copertura su territorio russo”. Tipo quando ha organizzato a Mosca l’omicidio di Darya Dugina (che forse comprendeva quello del padre Alexander Dugin, filosofo putiniano, fallito per un soffio) senza consultare Washington. Finora l’interesse di Usa e Ucraina (e talvolta perfino della Russia) all’escalation per una guerra infinita coincidevano: solo l’Europa aveva l’interesse opposto, anche se i suoi folli governi continuano a sanzionare e dissanguare i propri popoli. Ma ora l’avvertimento Usa a Kiev e l’allarme di Biden sull’Armageddon potrebbero dare una svolta alla guerra. Magari fra un mese, dopo le elezioni di mid-term. L’importante è che, se non i governi europei più votati al bellicismo beota (tipo il nostro), almeno Washington comprenda che la giusta solidarietà col popolo ucraino aggredito dai russi non va confusa con l’obbedienza cieca, religiosa, al verbo di Zelensky. Le sue continue richieste e pretese saranno anche legittime, ma andrebbero vagliate una per una e non subite come dogmi di fede, perché non è detto che i suoi interessi coincidano con quelli del suo popolo, né tantomeno con i nostri.
Per troppo tempo gli abbiamo lasciato fare e dire di tutto, pendendo dalle sue labbra. Si presentava al Parlamento greco con un nazista di Azov, e tutti zitti. Metteva fuorilegge gli undici partiti d’opposizione arrestandone il capo, e tutti zitti. Avallava feroci rappresaglie sui “collaborazionisti” russofoni, e tutti zitti. Spacciava bufale come i missili russi sulla centrale di Zaporizhzhya o la camera di tortura con denti d’oro strappati alle vittime, e tutti zitti. Ci intimava di rinunciare al gas russo che lui seguitava a comprare, incassando pure i rubli per i diritti di transito del gasdotto, e tutti zitti. Vietava per decreto ogni negoziato con Putin, e tutti zitti. Anzi, porte aperte per Ue e Nato, gratis. La scusa era che Putin è infinitamente peggio di lui e la Russia è l’aggressore e l’Ucraina l’aggredito, come se qualcuno lo negasse (almeno dal 24 febbraio). Come se chi vuole negoziati fosse putiniano. E come se non dovessimo pretendere dall’alleato che finanziamo e armiamo condotte più civili di quelle del nemico che combattiamo. Ora che gli Usa svelano l’azione terroristica di Kiev su una donna di 29 anni, rea soltanto di esser figlia di suo padre, si scopre che Frankenstein è sfuggito di mano ai suoi creatori americani ed europei. I quali ora, sulla spinta – si spera – di tante piazze piene, dovranno indicargli l’unico obiettivo possibile: il negoziato di pace, non l’olocausto nucleare.

da qui


 



domenica 28 agosto 2022

La guerra finirà solo con la sconfitta della Russia...

...dicono gli irresponsabili, al bar della guerra, giocando con la vita degli altri.




articoli e immagini e video di Enrico Peyretti, Josè Nivoi, Anna Myroniuk, Alexander Khrebet, Roger Waters, Lorenzo Poli, Anatol Lieven, Alfonso Navarra, Antonia Sani, Alex Zanotelli, Massimo Zucchetti, Enrico Tomaselli, William Schryver, Francesco Vignarca, Michael Roberts, Franco Fracassi, Matteo Saudino, Mannlio Dinucci, F. William Engdahl, John Mearsheimer, Roberto Buffagni, Antonio Mazzeo, Vittorio Rangeloni, Francesco Masala, Francesco Sylos Labini, Laura Schrader, Gian Marco Martignoni,Pierluigi Fagan, Carlos Latuff, Mauro Biani, Patrizia Cecconi, Nico Maccentelli


PER UN PROGRAMMA DI PACE – Enrico Peyretti

 

Pubblichiamo degli “Appunti” di Enrico Peyretti per un programma di pace ad uso dei partiti e dei gruppi che si candidano alle elezioni del 25 Settembre

 

0 – Premessa – La questione della pace include tutte le altre: giustizia, economia, povertà,
ambiente, lavoro, salute, relazioni internazionali, scuola e istruzione, informazione, libertà…
1 – Per la pace è necessario ripudiare la guerra, per impegno costituzionale e razionalità politica.
Oggi, ma già da Hiroshima, la guerra non è più giustificabile, è impossibile che abbia fini giusti senza pericoli estremi, totali. La guerra è fuori e contro la ragione politica.
Ma non basta. È necessario emanciparsi moralmente e smontare politicamente l’enorme apparato bellico, spreco di risorse, produttore di cultura di guerra, di corruzione civile, di focolai di guerra.
2 – Per la pace è necessario negare collaborazione politica, economica, culturale, emotiva, alle politiche di guerra.
Ma non basta. È necessario, in positivo, costruire una propositiva cultura etico-politica di pace, una cultura che riconosce i conflitti reali di ogni genere, ma li pensa e li affronta in modo nuovo e radicalmente alternativo:

1) con strategie non distruttive;

2) con la disposizione civile fondamentale che ripudia l’uccisione di persone umane come inumano mezzo di azione, sempre illegale e degradante, impolitico;
3) con azioni di difesa non identiche, nel metodo armato, all’offesa ricevuta, quindi con azioni di resistenza popolare attiva nonviolenta, di disobbedienza coraggiosa che frustra il potere ingiusto, come fecero efficacemente (per fare un solo esempio meno noto, tra molti nella storia) le donne di Carrara, nel luglio 1944, disobbedendo in massa davanti alle armi naziste che imponevano lo sgombero della città.
3 – Per la pace è necessario uscire dalle culture politiche militari e dalle alleanze militari di difesa offensiva.

Ma non basta. È necessario, in positivo, diffondere nella cultura etico-politica dei cittadini e cittadine l’obiezione di coscienza personale (come papa Francesco ha proposto ai giovani nell’incontro internazionale di Praga, 13 luglio 2022, vedi vatican.va), che rifiuta ogni collaborazione alla guerra, nell’esercito, nell’industria, nel lavoro personale, nella informazione e cultura.
È necessario, in positivo, istituire corpi civili di pace, istituzioni pubbliche di volontari e volontarie, come già esistono nel volontariato civile non governativo, preparati alla intermediazione nei conflitti, alla solidarietà e soccorso delle popolazioni, a sostenere la difesa popolare nonviolenta, alla interposizione tra gruppi in guerra, alla internazionalizzazione di ogni conflitto nel quadro legale obbligatorio delle Nazioni Unite, che, in nome della unica Umanità, vuole definitivamente «salvare le future generazioni dal flagello della guerra» (Statuto delle Nazioni Unite, Premessa), con la sua proibizione e punizione legale.
4. L’abolizione legale e politica della guerra è il passo di civiltà e umanizzazione richiesto a queste nostre generazioni e all’azione politica odierna. L’umanità nella sua storia ha saputo abolire altre istituzioni disumane, per umanizzarsi. A noi è chiesta fiducia e volontà. L’abolizione della guerra è la definitiva misura della nostra umanità.

da qui

 

 

Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico – Francesco Masala

 

I nemici dell’Italia stanno lavorando (vedi qui), ma sono gli amici degli amici, mica come la Russia.

L’Italia regala 200 milioni di euro per la scuola ucraina, per allevare nuovi balilla, in Italia non esistono bambini poveri, non esistono malati che non si possono curare, persone che non potranno pagare le bollette dell’energia elettrica e del gas.

Si continua a mandare armi, per far finire prima la guerra. Visto il successo della strategia d’ora in poi in Italia si combatterà l’alcolismo offrendo liquori agli alcolisti.

La nostra stampa di regime, che passa le veline dei ministeri della guerra, continua a osannare le sorti magnifiche e progressive dell’esercito ucraino e dei loro comandanti, quelli che usano i civili come scudi umani, in un regime di apartheid verso i russofoni dell’Ucraina.

Eppure basterebbe ascoltare Franco Fracassi, Vittorio Rangeloni, Stefano Orsi, Manlio Dinucci, fra gli altri (pochi) che raccontano le cose come sono.

Qualcuno pensava che la Russia avrebbe fatto la fine dell’Unione Sovietica, ma sembra che non sia così.

Putin è cattivo, Al Sisi (chi se ne frega di Giulio Regeni), Mohammad bin Salman (chi se ne frega di Jamal Kashoggi), Israele (chi se ne frega di tutti i palestinesi) sono buoni.

Sembra passato un secolo da quando la Russia chiedeva il Donbass, visto che il governo ucraino è nemico dei suoi cittadini di lingua russa, chiedeva la non adesione alla Nato e la neutralità dell’Ucraina.

L’Ucraina non era d’accordo, voleva l’integrità territoriale, fra pochi mesi sarà disintegrata, una parte sarà russa, una parte polacca, una parte sarà un nuovo stato di proprietà di Cargill, Monsanto e Gates, per comodità si chiamerà Ucraina.

continua qui

martedì 18 febbraio 2020

In carcere per noi - Enrico Peyretti



Turi Vaccaro è un pacifista siciliano autore di gesti esemplari contro la produzione e il commercio di armi sia in Olanda che in Italia, dove è stato spesso presente alle manifestazioni No MUOS in Sicilia e No TAV in Val di Susa. Dal 5 agosto 2018 è detenuto nel carcere Pagliarelli di Palermo inizialmente in esecuzione di una condanna a 11 mesi e 27 giorni di reclusione inflittagli dal Tribunale di Gela per avere violato le recinzioni della base statunitense del MUOS a Niscemi e per averne danneggiato alcune apparecchiature. A tale condanna altre se ne sono aggiunte, l’ultima a sei mesi di reclusione (decorrente dal 1 gennaio 2020) sempre per fatti analoghi. Chi gli ha fatto visita recentemente – da ultimo l’ex moglie Emmie – lo ha trovato estremamente provato per le condizioni di detenzione particolarmente vessatorie. Nonostante ciò Turi – come Nicoletta a Torino – rifiuta di presentare domanda di misure alternative e anche di liberazione anticipata (che gli consentirebbe una congrua riduzione della pena) sostenendo di non avere nulla da chiedere allo Stato. In questi giorni, poi, ha deciso di riprendere lo sciopero della fame in segno di protesta per il mantenimento del MUOS sul territorio nazionale e per il trattamento carcerario a cui è sottoposto e la mancata concessione di ufficio della liberazione anticipata.

Carissimo Turi,
sei in prigione anche per noi, per tutti quanti siamo contrari non solo alla guerra, ma al sistema delle armi, capaci solo di uccidere. Diceva Kant che «gli eserciti permanenti devono col tempo interamente scomparire», perché sono causa di guerra col solo fatto di esistere.
Accetta almeno la vicinanza e la simpatia che ti voglio esprimere. Ci siamo incontrati tante volte, ti ho ascoltato raccontare e cantare, con cordiale sintonia. Ti ho scritto una lettera come questa nel 2005, quando eri in prigione a Breda, in Olanda. Ammiro il tuo coraggio fisico e il significato della tua azione. Quello che hai fatto contro le armi e le installazioni militari strapotenti, capaci di aggredire e di colpire lontanissimo, non è il tipo di azione che io sceglierei di fare, e non ne sarei fisicamente capace. Però voglio testimoniare che, ben più che una violazione di leggi, la tua azione è una simbolica affermazione di valori: il valore della vita e del vivere insieme, contro gli strumenti di morte, pensati e voluti per dare la morte, e usati orribilmente per uccidere. La distruzione delle armi è illegale, ma infinitamente più illegale per la regola suprema della vita e della solidarietà umana è l’esistenza stessa delle armi.
Io credo che giudici giusti e sensibili all’umanità, pur dovendo giudicare l’atto di danneggiamento materiale, debbano altrettanto riconoscere il tuo intento, che è un’affermazione della umanità, della pace, della vita, e perciò un’affermazione di giustizia. Ed è per affermare la giustizia, che i giudici sono posti a giudicare.
Tante volte la giustizia è più grande e più obbligatoria della legge, come hanno mostrato Socrate, Gesù, Thomas More, Thoreau, Gandhi, Badshah Khan, Martin Luther King, Franz Jägerstätter, per dire solo alcuni dei molti obiettori di coscienza nella storia umana.
«Bisogna obbedire a Dio – perciò alla coscienza della fraternità umana – prima che agli uomini», hanno testimoniato con le stesse parole sia Socrate (Apologia, 29d) che gli apostoli (Atti degli Apostoli 5,29). Disobbedire alla legge per migliorarla in nome della giustizia è aiutare la legge a realizzare il suo scopo nella società umana: vivere insieme, non uccidersi l’un l’altro. Ogni gesto e parola contro la guerra è difesa e affermazione della legge dell’umanità.
La guerra è illegale per lo Statuto dell’Onu (art. 51), che è un inizio di costituzione mondiale di pace: nel caso di un’aggressione è la comunità dei popoli che deve provvedere alla sicurezza.
Vorrei aiutarti, nella tua dura prigionia, a sentire serenità per il significato del tuo impegno, che, nel suo particolare modo, fa parte di tutta l’azione, la riflessione, la cultura morale e storica, le tante esperienze di lotte nonviolente, i tanti martiri della pace, che costituiscono il lungo cammino per l’emancipazione dell’umanità dalla schiavitù della guerra sempre ignobile. Non rassegniamoci!
Ti mando, per consolazione e divertimento, una poesia. Buona salute, buon coraggio, buona resistenza, buona speranza! Pace, forza, e gioia!
Un fraterno abbraccio, Enrico

Quando passa un aereo da guerra
io lo maledico.
Il pilota no, che fa il mestiere
più infelice del mondo
peggio di ladri e prostitute.
Vorrei che gli nascessero due ali
d’angelo o di gabbiano
e scendesse sorridendo
nel giardino di casa sua
o nel cortile della scuola
per far ridere i bimbi.
Ma l’aereo
scheletro di mostro antidiluviano
che si schianti presto
sulle rocce più brulle del mondo
senza uccidere nemmeno
una lucertola.
E l’ingegnere che l’aveva pensato
si metta a fabbricare caffettiere
macchine da cucire, arnesi da falegname
o, se preferisce, giostre e ottovolanti.
(Luca Sassetti)

Per chi è in carcere ricevere posta è importantissimo. Chi volesse scrivere a Turi l’indirizzo è questo
(sperando che gli consegnino almeno la posta):
TURI VACCARO – Casa Circondariale Pagliarelli – piazza P. Cerulli, 1 -90129 Palermo