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venerdì 24 luglio 2026

L'Ombra del Nuovo Maccartismo: Il rapporto sul "complotto cubano" e la svolta autoritaria negli USA - Chris Hedges

Il rapporto di 100 pagine del Dipartimento di Stato sulla "campagna di sovversione di Cuba contro gli Stati Uniti", insieme all'affermazione di Donald Trump secondo cui "agli americani è stato palesemente mentito sulla sicurezza delle nostre infrastrutture elettorali", getta le basi per una dittatura.

Le elezioni saranno sabotate in nome della "sicurezza nazionale". Il dissenso di sinistra sarà criminalizzato in nome della "lotta al terrorismo". La democrazia sarà soffocata in nome della protezione della "libertà".

Trump, che ultimamente ha preso l'abitudine di lanciare avvertimenti su un complotto comunista per impadronirsi dell'America, sostiene che un'isola di 9,6 milioni di persone – quasi il 90% delle quali vive in condizioni di estrema povertà a causa di prolungati blackout dovuti a decenni di guerra economica statunitense – rappresenti una minaccia esistenziale.

Queste accuse non sono razionali. Come le accuse di manipolazione elettorale, sono pretesti trasparenti per attaccare istituzioni e individui percepiti come una minaccia al potere assoluto di Trump e del Partito Repubblicano. Mentre Cuba avrebbe "portato a termine una delle infiltrazioni di intelligence straniera più durature e dannose della storia americana", Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, così come gruppi non statali, "hanno la capacità di compromettere le infrastrutture elettorali statunitensi".

Sotto la voce "Gruppi di facciata e simpatizzanti", il rapporto raccoglie un insieme eterogeneo di organizzazioni appartenenti alla "rete ideologica" cubana.

Ad esempio, la Interreligious Foundation for Community Organization (IFCO), fondata come organizzazione ecumenica per la giustizia sociale dalla Chiesa presbiteriana, viene descritta come parte di una "rete di solidarietà" cubana che "facilita l'agitazione radicale all'interno degli Stati Uniti".

Sono un ministro presbiteriano ordinato. Posso assicurarvi che la Chiesa presbiteriana non sta favorendo "l'agitazione radicale".

Il rapporto elenca una vasta gamma di organizzazioni per conto delle quali l'IFCO ha agito da intermediaria – in modo perfettamente legale – facilitando donazioni esenti da tasse e gestendo le sovvenzioni, la conformità e la rendicontazione. Tra queste figurano The Jericho Movement, Equality for Flatbush, Claudia Jones School, Haitian Women for Haitian Refugees, changingFrequencies, Viva Palestina US e The People's Forum, che il rapporto descrive come "un importante gruppo attivista nella rete ideologica cubana negli Stati Uniti".

La National Lawyers Guild (NLG) e i Democratic Socialists of America (DSA) vengono aspramente criticati nello stesso capitolo. La NLG "è una delle organizzazioni più persistentemente rilevanti e insidiose nella rete cubana negli Stati Uniti".

Il rapporto prosegue:

L'associazione di avvocati di estrema sinistra e attivisti radicali di strada ha svolto un ruolo chiave in una quota sproporzionata del terrorismo e della violenza di estrema sinistra che hanno afflitto gli Stati Uniti dagli anni '60 ad oggi. Nel corso della sua storia, ha mantenuto stretti legami con Cuba e altri regimi comunisti e ha cercato esplicitamente di promuovere le cause dell'estrema sinistra internazionale, anche lavorando per difendere e agevolare il terrorismo e la violenza estremista, dal Weather Underground degli anni '70 ai violenti militanti di BLM e alle cellule terroristiche di Antifa di oggi.

L'NLG è considerata un'operazione di influenza straniera perché fornisce assistenza ad attivisti il cui diritto alla rappresentanza legale è sancito dalla Costituzione.

Nel 2025, l'amministrazione Trump ha subordinato i finanziamenti federali all'Università di Harvard al taglio dei fondi e allo scioglimento della sezione della facoltà di giurisprudenza della National Lawyers Guild (HLS NLG), che forniva assistenza legale a individui e gruppi studenteschi opposti al genocidio.

Una sezione del rapporto è dedicata alle attiviste contro la guerra di CODEPINK e alle loro co-fondatrici Medea Benjamin e Jodie Evans. Viene evidenziato come al matrimonio di Evans con il ricco imprenditore del settore informatico Neville Roy Singham abbiano partecipato personalità di spicco del progressismo, tra cui la co-conduttrice di Democracy Now! Amy Goodman, il co-fondatore di Ben & Jerry's Ben Cohen e la drammaturga V (precedentemente nota come Eve Ensler), autrice de I monologhi della vagina.

L'elenco degli invitati a un matrimonio è uno dei passaggi più bizzarri.

Il rapporto esagera grossolanamente l'influenza del sostegno di Singham alle organizzazioni di sinistra — descritte come "di estrema sinistra" — ignorando al contempo le ingenti somme fornite da aziende statunitensi, milionari e miliardari, nonché dalla lobby israeliana, ai due principali partiti politici, ai super PAC, ai think tank e alle reti di pressione.

Israele esercita un'influenza ben più insidiosa sulla politica estera e sulla politica interna degli Stati Uniti rispetto a Cuba, Russia e Cina messe insieme.

Il Dipartimento di Stato attacca i cofondatori del Forum Popolare, Manolo De Los Santos e Claudia De la Cruz.

Si basa su documenti spesso risalenti a decenni fa e intrisi della paranoia della Guerra Fredda. Tra questi, un rapporto del Senato del 1966 che afferma l'esistenza di "prove schiaccianti del fatto che l'apparato governativo cubano si sia progressivamente organizzato nel corso degli anni per svolgere il suo compito principale: l'esportazione della sovversione comunista".

Ignora valutazioni più ponderate, tra cui una stima della CIA del 1981 che riconosceva come "gran parte dei disordini nel mondo siano radicati in dispute regionali e locali di natura politica, sociale o religiosa e non abbiano nulla a che fare con il comunismo".

In un capitolo intitolato "Turismo rivoluzionario", la Brigata Venceremos ("Vinceremo") viene descritta come una delle "operazioni di infiltrazione più estese e pericolose mai intraprese da una potenza straniera contro gli Stati Uniti". Questa affermazione diffama migliaia di individui e organizzazioni, presentandoli come agenti cubani, e non offre altro che insinuazioni.

Nell'elenco figurano "il fondatore di Mother Jones" (sebbene i fondatori fossero quattro), insieme a "diversi altri [non nominati] noti direttori di riviste, leader di potenti sindacati e gruppi di pressione, dirigenti di think tank e una serie di professori delle migliori università statunitensi" come "ex allievi" della Brigata.

Trasportare beni umanitari a Cuba non è un reato. Tuttavia, la richiesta di estradizione da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense nei confronti della filantropa Fergie Chambers, che ha fornito fondi a organizzazioni umanitarie a Gaza, potrebbe portare alla criminalizzazione di qualsiasi persona o gruppo che presti assistenza a coloro che soffrono a causa delle sanzioni e del blocco.

Il rapporto attacca i membri del "Convoglio Nuestra América" del marzo 2026, che ha trasportato merci a Cuba "sfidando le sanzioni statunitensi". Sottolinea che 120 organizzazioni "provenienti da 33 paesi diversi si sono unite alla carovana", insieme a "una serie di influenti progressisti, tra cui Isra Hirsi, figlia della deputata statunitense Ilhan Omar, lo streamer e commentatore di videogiochi Hasan Piker — con cui ho discusso del mio libro A Genocide Foretold l'anno scorso —, l'ex leader del Partito Laburista britannico Jeremy Corbyn e diversi altri membri, attuali ed ex, del Parlamento europeo". Viene menzionato persino Thiago Avila, attivista della flottiglia di Gaza che ho intervistato il mese scorso dopo che era stato torturato dai soldati israeliani.

Le persone elencate nel rapporto non sono diventate "radicali" a causa dell'indottrinamento cubano. La loro politica è autoctona, formatasi in opposizione al razzismo, al genocidio, alla violenza della polizia, al terrorismo e all'uccisione di immigrati e cittadini statunitensi da parte dei criminali dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) e al neoliberismo, nonché ai crimini dell'imperialismo e del militarismo statunitensi.

Il rapporto fa fugace riferimento a una vasta gamma di persone basandosi su presupposti talmente deboli che bisogna leggerlo per crederci.

Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, viene citato per essersi rifiutato di "condannare" un "omaggio ad Assata Shakur", quasi certamente incastrata per omicidio e fuggita a Cuba dopo essere evasa da una prigione statunitense nel 1979.

Il documento dedica due paragrafi alla sindaca di Los Angeles, Karen Bass, per la sua "cordialità nei confronti del regime comunista". La prova addotta è la sua partecipazione a una delegazione del Congresso che accompagnò l'allora presidente Barack Obama in visita sull'isola.

Secondo l'accusa, gli agenti cubani "mantengono una presenza capillare in centinaia di gruppi di facciata, organizzazioni di attivisti, centri di solidarietà e reti ideologiche di ONG e organizzazioni non profit. Questi gruppi rappresentano collettivamente uno dei vettori di influenza straniera ostile più grandi, sofisticati e pericolosi nella storia moderna americana". Cuba avrebbe "infiltrato i più alti livelli del governo statunitense, reclutato e formato generazioni di attivisti americani [e] sostenuto un'ondata senza unprecedented di terrorismo di sinistra sul suolo americano".

Notate la parola terrorismo. Notate che essa rende questi individui e queste organizzazioni terroristi. Notate che li rende soggetti a leggi antiterrorismo draconiane. E notate che l'amministrazione Trump si è impegnata a dare la caccia e a sradicare la "sinistra radicale".

Il rapporto accusa Cuba e i suoi alleati di star conducendo "una rivoluzione contro la civiltà occidentale stessa, perpetrata, in parte, attraverso il metodo inedito e insidioso di persuadere i figli dell'Occidente a rivoltarsi contro la propria eredità". Accusa L'Avana di "sostegno entusiasta alle rivolte per George Floyd". Afferma inoltre che "l'ascesa di Antifa" e "l'esplosione dell'attivismo pro-terrorista nei campus universitari americani" possono essere "collegati, in qualche modo, all'influenza cubana".

Il documento descrive i DSA come "un esempio particolarmente significativo della vittoria ideologica dello sforzo di Cuba di porsi come capitale spirituale del radicalismo terzomondista". Afferma che l'organizzazione mantiene un "impegno feroce, quasi religioso, nei confronti della causa del regime cubano". Sostiene inoltre che Cuba abbia costruito una "vasta rete rivoluzionaria" che ha "plasmato i movimenti estremisti più famosi e influenti d'America", tra cui le Pantere Nere, il Weather Underground e Antifa. Queste reti includono "potenti organizzazioni non profit di sinistra, collettivi anti-ICE, gruppi socialisti e organizzazioni militanti marxiste" negli Stati Uniti.

Cuba, conclude il rapporto, "ha cercato di minare, degradare e destabilizzare l'America con spie e soldati, ma anche con studenti e intellettuali; con cellule terroristiche, ma anche con comitati di solidarietà e reti non profit con agenti dei servizi segreti operanti sotto copertura diplomatica...".

Questa offensiva è agghiacciante. È peggio del maccartismo. Preannuncia una brutale epurazione della società americana.

Coloro che sono citati nel rapporto vengono condannati senza prove. Viene loro negato il giusto processo. Che le affermazioni contenute nel rapporto siano, nella migliore delle ipotesi, distorte e spesso fittizie, è irrilevante. La propaganda fascista non si fonda sulla verità. Si fonda sull'odio per i valori liberali, la democrazia e la sinistra. Si fonda sulla convinzione che, una volta eliminati coloro che sono stati condannati come contaminanti umani, ci sarà una rinascita morale, spirituale ed economica.

Abbiamo già visto questa danza fascista. Sappiamo cosa succederà dopo. Non sarà niente di buono.

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

da qui

sabato 24 gennaio 2026

“Mr Brecht, lei è un rivoluzionario?”. “Sì certo, infatti volevo ribaltare Hitler”


Interrogato dalla Commissione del Congresso per le attività antiamericane il 31 ottobre 1947, il commediografo marxista svicola, “non ricorda”, ironizza velatamente, tira in ballo il teatro giapponese... E il verbale diventa un copione

 

Presidente: Giuri di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Dica “lo giuro”.

Brecht: Lo giuro.

Presidente: Il suo nome.

Brecht: Bertolt Brecht.

Presidente: Conferma di essere nato il 10 febbraio 1888?

Brecht: No. Sono nato il 10 febbraio 1898.

Pausa.

Presidente: Ha mai lavorato per l’industria del cinema?

Brecht: Sì. Ho venduto a Hollywood una storia, Hangman Also Die (“Anche i boia muoiono”, ndt). Ma poi non ho scritto la sceneggiatura.

Presidente: Ha mai conosciuto Hans Eisler, musicista e comunista tedesco?

Brecht: Sì. Ci conosciamo da circa vent’anni.

Presidente: È mai stato membro del partito comunista?

Brecht: Intendo rispondere alla domanda, signor Presidente. Ma prima posso leggere una dichiarazione?

Presidente: No. Non è pertinente. Le ripeto la domanda. È mai stato membro del partito comunista?

Brecht: Signor Presidente, ho ascoltato i miei colleghi, chiamati a deporre prima di me. Hanno giudicato la domanda non in linea con le protezioni previste dalla Costituzione. Io però sono un ospite in questo Paese e non voglio entrare in alcuna disputa legale. Quindi intendo rispondere alla sua domanda nella maniera più esaustiva. Non sono stato un membro e non sono un membro di qualsivoglia partito comunista.

Pausa.

Presidente: Ha mai fatto richiesta di adesione al partito comunista?

Brecht: No, no, no, no. Mai.

Altra pausa.

Presidente: Signor Brecht, corrisponde a realtà il fatto che lei ha scritto poesie, commedie e altri lavori radicalmente rivoluzionari?

Brecht: Signor Presidente, ho scritto poesie e canzoni e commedie nella mia battaglia contro Hitler. Quindi, essi possono essere naturalmente considerati rivoluzionari in quanto io sono a favore del ribaltamento di quel governo.

Pausa.

Presidente: Conosce Alfred Kantorowicz, che ha appena pubblicato una scena da Master Race (“Terrore e miseria nel Terzo Reich”, ndt) su una rivista di Berlino Est?

Brecht: Sì, l’ho incontrato a Berlino. E poi ancora a New York.

Presidente: Sa se Kantorowicz è un comunista?

Brecht: Non so esattamente se Kantorowicz sia un membro del Partito comunista tedesco.

Presidente: Ricorda di essere stato intervistato a Mosca da Sergei Tretyakov, l’artista formale sovietico?

Brecht: Sì.

Presidente: Tretyakov la descrive come un ammiratore delle idee di Marx e Lenin.

Brecht: È stato molto tempo fa. Più di vent’anni.

Presidente: Molti dei suoi lavori si basano sulla filosofia di Marx e Lenin?

Brecht: No. Non penso che questa affermazione sia del tutto corretta. Naturalmente li ho studiati – ho dovuto studiarli – in quanto sono un drammaturgo che scrive commedie di carattere storico. Ho dovuto studiare le idee di Marx sulla storia. Non penso si possano scrivere cose interessanti oggi senza conoscerle. Tra l’altro, la storia di oggi, scritta oggi, è influenzata in modo vitale dagli studi storici di Marx.

Pausa.

Presidente: Ha mai incontrato Gregory Kheifetz, vice-console dell’ambasciata sovietica di San Francisco?

Brecht: Non ricordo quel nome. Ma potrei conoscerlo.

Presidente: Secondo dati in possesso dell’Fbi, lei e Kheifetz vi siete incontrati almeno cinque volte, tra l’aprile 1944 e il gennaio 1945.

Brecht: È possibile che qualcuno con quel nome sia venuto a casa mia insieme ad altri. Non riesco però a ricordare i loro nomi.

Presidente: Conosce la rivista New Masses?

Brecht: No.

Presidente: Non l’ha mai sentita nominare?

Brecht: Sì, naturalmente.

Presidente: Ci ha mai scritto?

Brecht: No.

Presidente: In una sua commedia, La Madre, c’è un verso che dice: “Du musst die Führung übernehmen”. Dovete essere pronti a prendere il controllo…

Brecht: Mi scusi, ma la traduzione non è corretta.

Presidente: Qual è la traduzione corretta?

Brecht (dopo qualche secondo): Dovete guidare. È una questione di leadership, non di presa del potere…

Presidente: Un altro suo lavoro, signor Brecht. Die Massnahme (“La linea di condotta”, ndt). Potremmo tradurlo con “misure disciplinari da prendere”?

Brecht: Non esattamente.

Presidente: Può descriverci il senso della sua commedia?

Brecht: Si tratta dell’adattamento di un antico pezzo di teatro religioso giapponese. Si chiama Teatro Noh. Il mio lavoro segue piuttosto fedelmente quella vecchia storia che mostra la devozione a un ideale fino alla morte.

Presidente: La sua commedia in realtà tratta di quattro rivoluzionari comunisti che vengono mandati a fomentare la ribellione in una provincia cinese. Uno di loro si lascia prendere dalla compassione per i più poveri, provocando il fallimento della missione stessa. Per rettificare l’errore, accetta la condanna a morte che gli altri tre gli infliggono. Possiamo dire, Brecht, che nella sua commedia i tre rivoluzionari uccidono il quarto perché lo considerano una minaccia agli interessi del partito comunista?

Brecht (non risponde subito): Non proprio.

Presidente: E allora qual è il tema della sua commedia?

Brecht (sempre dopo una pausa): Direi che la storia è quella di un giovane che si rende conto di avere compromesso una missione comune con il suo comportamento. Quindi chiede ai suoi compagni di aiutarlo, e tutti insieme lo aiutano a morire. Si lancia nell’abisso – e gli amici lo accompagnano con tenerezza verso quell’abisso.

Presidente: Quindi lo uccidono?

Brecht: No, non lo uccidono. Lui si uccide.

Presidente: Pensa che sia giusto morire in nome degli ideali comunisti?

Brecht: È una domanda del tutto ipotetica. Non so rispondere. Il personaggio della mia commedia pensa sia giusto morire in nome dei propri ideali.

Presidente: Brecht, lei pensa che un intellettuale debba impegnarsi nel trionfo degli ideali comunisti – nel caso in cui creda a questi ideali?

Brecht: Penso che un intellettuale debba fare di tutto per affermare i propri ideali – nel caso in cui ci creda. E questo non riguarda soltanto gli ideali comunisti, ma ogni tipo di fede politica.

Presidente: Lei pensa di aver ispirato la sua azione agli ideali professati nelle sue opere?

Brecht: Penso di aver fatto il possibile per mantenermi coerente ai miei principi – compatibilmente con le situazioni in cui mi sono venuto a trovare.

da qui

martedì 9 dicembre 2025

L’imam Mohamed Shahin, noi, il maccartismo - Livio Pepino

Mohamed Shahin è l’imam della moschea di San Salvario a Torino. Residente in Italia dal 2004, è (anzi era, come si vedrà) titolare di un permesso di soggiorno di lungo periodo, ha moglie e due figli minorenni, è incensurato, è protagonista del dialogo interreligioso nel capoluogo piemontese, partecipa attivamente alla vita politica della città impegnandosi nella diffusione dei valori della Costituzione nella comunità musulmana e facendo della moschea un luogo aperto e di confronto. Sino a qualche anno fa è stato anche docente di “Lingua Araba” alla Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino. È tra i più autorevoli animatori delle manifestazioni cittadine contro il genocidio palestinese, punto di riferimento del movimento pro Pal.

Il 24 novembre scorso, mentre porta i figli a scuola, viene fermato da operatori di polizia e tradotto in Questura, dove gli è notificato un decreto di espulsione verso l’Egitto emesso dal ministro dell’interno “per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato” (con paralleli decreti di revoca del permesso di soggiorno e di accompagnamento alla frontiera). Nell’udienza di convalida dell’accompagnamento davanti al giudice di pace presenta richiesta di protezione internazionale, perché l’Egitto, considerate le sue prese di posizione contro il regime, non è per lui un paese “sicuro” (come non lo è stato, tra gli altri, per Giulio Regeni e di Patrick Zaki…). La richiesta sospende momentaneamente l’esecuzione dell’espulsione ma il questore, senza indicarne le ragioni, ne dispone il trattenimento, anziché nel CPR di Torino (città dove ci sono i suoi familiari e i suoi difensori), in quello di Caltanissetta, all’altro capo della penisola. Il trattenimento è convalidato dalla Corte d’appello di Torino e la richiesta di asilo è respinta, con inusitata rapidità, dalla Commissione territoriale di Siracusa. L’esecuzione dell’espulsione, ancora sospesa a causa dei ricorsi giurisdizionali proposti (che, peraltro, non hanno un effetto sospensivo automatico), è sempre in agguato e potrebbe intervenire a breve. E ciò nonostante una protesta corale che vede in primo piano esponenti di diverse chiese (tra cui il vescovo di Pinerolo), dell’associazionismo cittadino (a cominciare dall’Anpi e dalla Cgil), della società civile e del territorio di riferimento oltre che, evidentemente, dei movimenti di sostegno alla causa palestinese.

Ma che cosa ha fatto Shahin, di quali reati si è macchiato per incorrere in questo trattamento? L’espulsione è stata disposta, come si è detto, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, del Testo unico sull’immigrazione che la prevede “per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato”. Ma quali siano questi motivi non è indicato nel decreto, che ne afferma apoditticamente la pericolosità, in considerazione del suo “percorso di radicalizzazione religiosa”, di “una ideologia fondamentalista di chiara matrice antisemita” e del suo ruolo di rilevo “in ambienti dell’Islam Radicale”. Di ciò, peraltro, non è fornito alcun serio riscontro. Il provvedimento, infatti, si limita a contestare a Shahin di avere incontrato due persone successivamente coinvolte in percorsi di estremizzazione (incontri, peraltro, intervenuti nel 2012 e nel 2018 – sic! – e ritenuti, allora, insignificanti), di avere partecipato a un blocco stradale durante una manifestazione per la Palestina e di avere, in un analogo contesto, svolto un intervento nel quale la dichiarazione di non essere favorevole alla violenza si accompagnava all’affermazione che “quanto successo il 7 ottobre” non è un atto di terrorismo ma di resistenza (almeno stando a una trascrizione dell’intervento in verità assai confusa e caratterizzata da evidenti errori). Il rilievo dei primi elementi come indici di una condotta lesiva della sicurezza dello Stato è all’evidenza nullo, ma egualmente inconferente è il terzo elemento ché, anche nell’interpretazione più radicale (e nient’affatto univoca) delle dichiarazioni in questione, intese come disconoscimento di un crimine di inaudita gravità, l’affermazione contestata è – e resta – un’opinione, per di più priva di ogni valenza istigatoria.

La conclusione è obbligata: il decreto di espulsione del ministro è un gesto di pura repressione del dissenso finalizzato a indebolire e criminalizzare il movimento di solidarietà al popolo palestinese. In una democrazia – lo abbiamo scritto infinite volte (https://volerelaluna.it/controcanto/2025/11/11/liberta-vigilata/) – le idee si confrontano, si discutono e, se del caso, si contestano ma non possono essere il presupposto per interventi repressivi di qualunque natura (in particolare amministrativa o giudiziaria). Ed è superfluo precisare che la libertà di parola è a tutela delle minoranze e del pensiero critico ché la maggioranza e il pensiero dominante non ne hanno, per definizione, bisogno. L’articolo 21 della Costituzione è chiaro: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. La libertà di parola e di espressione del pensiero non può, dunque, essere sottoposta a limiti se non quelli previsti dal diritto penale. Pretendere di contrastarla con strumenti amministrativi e, addirittura, con un provvedimento di espulsione è fuori dal sistema costituzionale. Ed è un segnale dei tempi bui in cui viviamo che ciò sia ignorato non solo dal ministro, ma anche dalla Corte d’appello di Torino che, nel decreto di convalida del trattenimento di Shahin, si spinge a indicare come inaccettabile “la possibilità che le parole e la loro diffusione creino disordine e instabilità“. Sono proprio queste le parole tutelate dalla Carta fondamentale, non certo quelle a sostegno dell’ordine costituito e della stabilità del sistema. La libertà di espressione del pensiero infatti, ieri come oggi, serve – come è stato scritto da un illustre penalista – “a rendere libero l’eretico, l’anticonformista, il radicale minoritario: tutti coloro che, quando la maggioranza era liberissima di pregare Iddio e osannare il Re, andavano sul rogo o in prigione tra l’indifferenza o il compiacimento dei più”.

Ad essere sotto attacco, in questa vicenda, è ovviamente la libertà dell’imam torinese, ma, con essa, anche i diritti di tutti, già fortemente compressi con l’ultimo “decreto sicurezza”, confluito nella legge n. 80/2025 (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2025/05/02/237-professori-di-diritto-pubblico-il-decreto-sicurezza-viola-la-costituzione/ ). C’è, peraltro, un ulteriore elemento specifico che riguarda la questione palestinese. Il sostegno alla causa della popolazione di Gaza e della Cisgiordania è guardato con sfavore e, talora, represso duramente nell’intero Occidente, dagli Stati Uniti all’Inghilterra e alla Germania. Ciò accade anche in Italia, mediante evidenti discriminazioni culturali e provvedimenti amministrativi come l’espulsione di Mohamed Shahin, e rischia di essere ulteriormente incentivato con interventi legislativi oggetto di proposte di diversa provenienza che non solo prevedono l’adozione, a tutti gli effetti, della controversa definizione operativa di antisemitismo approvata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2025/07/25/antisemitismo-e-dintorni-vietato-pensare/) – disegno di legge n. 1722/Senato, d’iniziativa del sen. Delrio e altri – ma addirittura si spingono a introdurre la criminalizzazione delle “manifestazioni di antisionismo” e della “negazione del diritto all’esistenza dello Stato di Israele” (disegno di legge n. 1627/S d’iniziativa del senatore Gasparri). Difficile non vedere in questo insieme di provvedimenti e proposte i segnali di un nuovo maccartismo, particolarmente pericoloso per la sua connessione con i venti di guerra che soffiano nel mondo.

La matrice è chiara e la si ritrova, per esempio, in una sorta di catechismo del fascismo “ad uso delle scuole e del popolo” edito dalla Libreria del Littorio nei primi anni del regime in cui si legge, tra l’altro, che “il concetto di libertà non può essere assoluto” e che “il concetto di Stato fascista urta contro il vecchio concetto di libertà, per cui un cittadino può tutto, perfino cospirare contro lo Stato, vilipendere le istituzioni e negare la Patria”. Il seguito è noto.

da qui

lunedì 3 febbraio 2025

Il nuovo maccartismo - Leonardo Bianchi

 

Con il pretesto della lotta all’antisemitismo, Trump vuole reprimere il movimento pro-Palestina e l’intera sinistra statunitense.

L’attacco ai movimenti pro-Palestina

Il 29 gennaio del 2025 Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che, dietro il pretesto della lotta all’antisemitismo, punta a espellere gli studenti universitari stranieri che hanno partecipato a manifestazioni pro-Palestina o semplicemente espresso posizioni filopalestinesi.

Nel comunicato di accompagnamento si legge che il Dipartimento di giustizia impiegherà ogni risorsa per contrastare “l’esplosione di antisemitismo nei nostri campus universitari e nelle strade” innescata dall’attacco di Hamas e altri gruppi palestinesi del 7 ottobre 2023.

In più, saranno intraprese “azioni immediate” per “reprimere il vandalismo e le intimidazioni filo-Hamas” e per “indagare e punire il razzismo anti-ebraico della sinistra”.

L’ordine invita anche l’attorney general, ossia il procuratore generale degli Stati Uniti, a utilizzare il reato di “cospirazione contro i diritti” per “combattere l’antisemitismo”.

La norma in questione era stata originariamente approvata dopo la Guerra Civile per contrastare la violenza del Ku Klux Klan nei confronti degli afroamericani emancipati del Sud, e da allora è stata impiegata per sanzionare le violazioni al diritto di voto.

Paradossalmente, Trump è stato accusato di aver commesso proprio quel reato in relazione ai suoi tentativi di rovesciare i risultati delle elezioni del 2020 – poi culminati nell’assedio al Congresso del 6 gennaio 2021.

Dal canto suo, il 47esimo presidente ha mandato un preciso avvertimento a “tutti gli stranieri che hanno preso parte alle manifestazioni filo-jihadiste: vi troveremo e vi espelleremo”.

Ha poi aggiunto che “revocheremo anche i visti di tutti i simpatizzanti di Hamas che si annidano nelle università, che sono ormai infestate dal radicalismo di sinistra”.

L’ordine esecutivo ne riprende uno analogo firmato da Trump nel 2019, che aggiungeva le persone di religione ebraica all’elenco delle minoranze protette ai sensi del Titolo VI del Civil Rights Act del 1964.

Nel testo si adottava la definizione di antisemitismo elaborata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), che tuttavia è estremamente controversa perché ricomprende anche posizioni antisioniste o di critica nei confronti dello stato di Israele.

Come ha fatto notare la testata ebraico-americana Forward, l’ordine esecutivo del 2019 non è mai stato veramente implementato né dalla prima amministrazione Trump, né da quella Biden. Per anni è dunque rimasta sulla carta.

Ma ora il contesto politico è profondamente mutato, sia a livello internazionale che – soprattutto – interno.

La misura in questione arriva dopo mesi di minacce da parte dei repubblicani di tagliare i finanziamenti alle università che hanno ospitato proteste pro-Palestina.

Durante la campagna elettorale lo stesso presidente aveva promesso di “espellere i radicali pro-Hamas”, sebbene la stragrande maggioranza dei manifestanti sia statunitense.


Il “Progetto Ester”

L’aspetto più inquietante è un altro.

L’ordine esecutivo segue alla lettera un piano del think tank ultraconservatore Heritage Foundation, lo stesso che ha contribuito a stilare il famigerato “Progetto 2025” – ossia il manuale per imprimere una svolta autoritaria agli Stati Uniti.

Il cosiddetto “Progetto Ester” è stato pubblicato lo scorso 7 ottobre 2024 con l’ambizione di elaborare “una strategia nazionale per combattere l’antisemitismo”. Il nome deriva dal racconto biblico di Ester, la donna che salvò il popolo ebraico dallo sterminio ordito dal re persiano Aman.

In questo caso, però, la volontà non è di proteggere qualcuno: è di rendere impossibile il sostegno alla causa palestinese con un approccio fortemente complottista.

Gli autori sostengono infatti che il movimento statunitense pro-Palestina fa parte di un’immaginaria “Rete di supporto ad Hamas” (Hamas Support Network), ed è dunque interamente manovrato dall’organizzazione palestinese.

Tale “Rete” sarebbe composta da organizzazioni filopalestinesi come Students for Justice in Palestine o American Muslims for Palestine, nonché da associazioni ebraiche antisioniste come Jewish Voice for Peace.

Avrebbe poi una potente sponda a Washington D. C., composta da una “cricca di parlamentari antiebraici, anti-israeliani e antiamericani” – tra cui le deputate democratiche Rashida Tlaib, Ilhan Omar e Alexandria Ocasio-Cortez, da anni al centro di campagne denigratorie, islamofobe e razziste.

 

 

Chiaramente, tutte le attività di questa “Rete” sono da considerarsi “antisemite, antisraeliane e anti-americane” e vanno colpite senza pietà.

Nel “Progetto Ester” si parla apertamente di sfruttare a tal fine le leggi contro i discorsi d’odio, il terrorismo, l’immigrazione irregolare e addirittura contro la criminalità organizzata (il RICO, Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act).

E non solo: si caldeggia un massiccio impiego della sorveglianza digitale, della delazione, dell’infiltrazione all’interno dei vari gruppi e nei casi più estremi della “rimozione” dei “nodi cruciali” della “Rete” – termini volutamente vaghi che sembrano suggerire l’arresto arbitrario (o peggio) delle personalità più in vista.

Il piano contempla anche la messa al bando graduale delle manifestazioni e delle proteste nelle università, fino alla compressione totale del diritto di parola e riunione giustificata da esigenze di “ordine pubblico”.

Se dovesse essere implementato integralmente, il “Progetto Ester” inaugurerebbe una nuova forma di maccartismo in cui basterebbe il minimo sospetto di adesione alla causa palestinese per trasformare una persona in una minaccia per la “sicurezza nazionale”.

Il legame con l’ondata di paranoia degli anni Cinquanta è davvero esplicito, al punto tale che nel testo si dice che le associazioni filopalestinesi traggono le loro idee storiche e politiche dal Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels.

Inoltre, come succedeva all’apice della caccia alle streghe anticomunista, l’ampiezza della “Rete” è potenzialmente infinita: può rientrarci qualsiasi individuo o gruppo che “mina le fondamenta della società americana”, individuate nel capitalismo e nella democrazia.


Trump non è credibile sull’antisemitismo

La vena neomaccartista emerge anche da un dettaglio sconcertante: nel piano non compare la minima menzione all’antisemitismo di destra, cioè la forma storicamente più diffusa e rilevante.

Secondo la testata Jewish Insider, è proprio questa clamorosa assenza ad aver alienato il supporto al piano di buona parte della comunità ebraica statunitense. Non a caso, diverse organizzazioni ebraiche citate nel testo finale hanno preso le distanze.

In generale, soltanto il 22 per cento degli ebrei-americani si fida di Trump nella lotta antisemitismo. Durante il primo mandato, quasi il 60 per cento riteneva che il presidente avesse avuto delle responsabilità nelle stragi alle sinagoghe di Pittsburgh e Poway del 2018 e 2019.

Entrambi gli attentatori credevano alla teoria del complotto razzista e antisemita della “grande sostituzione”, che Trump ha rilanciato più volte insieme a diversi membri della sua amministrazione e del Partito Repubblicano.

Come ha poi rimarcato Jacopo Di Miceli su Facta, il presidente “sembra circondarsi di un po’ troppe persone con precedenti inciampi antisemiti”.

 

 

Elon Musk, ad esempio, ha ripristinato su X centinaia di account di neonazisti, ha attaccato George Soros ricorrendo a tropi antisemiti e ha pubblicamente avallato post contro gli ebrei. Il clima sulla sua piattaforma è ormai talmente mefitico che più di quindici associazioni ebraiche di Stati Uniti e Canada hanno recentemente lasciato l’ex Twitter nei giorni scorsi.

Poi c’è Robert Kennedy Jr., l’antivaccinista nominato a segretario alla salute, che tempo fa ha ipotizzato che il Covid-19 sia stato creato in laboratorio allo scopo di non far contagiare cinesi ed ebrei askenaziti, dando così “nuova linfa – scrive Di Miceli – alle calunnie antisemite medievali sull’origine della peste”.

Nel novembre del 2022 Trump ha ospitato nella villa di Mar-a-Lago il rapper Kanye West – che all’epoca andava in giro a dire che Hitler aveva fatto cose buone – e il negazionista della Shoah Nick Fuentes, salvo poi prenderne frettolosamente le distanze.

Tra l’altro, lo stesso presidente ha spesso alluso al mito antisemita della “doppia fedeltà” secondo il quale gli ebrei-americani sarebbero fedeli a Israele e agli Stati Uniti, oltre a citare alcuni stereotipi antiebraici per eccellenza – tipo l’abilità con il denaro e l’influenza occulta esercitata sul sistema mediatico e politico.

Per finire, Trump non si è fatto alcun problema a graziare gli assalitori del Congresso più radicali e impresentabili. Tra questi figura il neonazista Keith Packer, che il giorno dell’assedio indossava una felpa antisemita con la scritta “Camp Auschwitz” davanti e “Staff” dietro.

In altre parole: il 47esimo presidente e la sua amministrazione non hanno la minima credibilità per intestarsi la lotta all’antisemitismo.

Ma del resto, il loro obiettivo non è quello di combattere il razzismo antiebraico; è piuttosto quello di colpire la sinistra, gli oppositori politici e il dissenso tout court.

Trump l’aveva annunciato, con una retorica sfacciatamente dittatoriale, in un comizio del novembre del 2023: “Prometto che estirperemo i comunisti, i marxisti, i fascisti e gli estremisti di sinistra che si annidano come parassiti dentro i confini della nostra nazione, mentendo e truccando le elezioni”.

Per ora sembra del tutto intenzionato a mantenere la parola data.

da qui

sabato 24 febbraio 2024

Maccartismo. Su un angosciante documento del Parlamento europeo - Andrea Zhok

 

Mentre tutte le principali testate giornalistiche europee sono in caduta libera di lettori;

mentre Tucker Carlson, dopo aver svolto l'intervista più virale della storia a Vladimir Putin, viene indiziato di "spionaggio" in Europa;
il Parlamento Europeo produce un documento come il seguente, che riproduco integralmente qui sotto, dove si chiede la condanna di un'eurodeputata lettone.

Al di là del caso particolare, la batteria argomentativa di questo atto, con valore legale, è agghiacciante. Rubando le parole dell'amico Pino Cabras, stiamo assistendo ad un ritorno del maccartismo in grande stile.

Mettiamoci in testa che la cornice di libertà di pensiero e parola in cui siamo cresciuti è morta e sepolta. Lo avevamo già capito durante la pandemia, ma ora stiamo assistendo ai primi atti giuridicamente vincolanti.

Da qui, a cascata, questi principi entreranno sistematicamente nelle nostre scuole e università, nei nostri media, nella nostra quotidianità.

C'è chi dirà: "E dov'è la differenza con quello che già accade?"

La differenza sta nel fatto che finora le eccezioni marginali venivano tollerate, mentre questo impianto culturale predispone la trasformazione in reato di ogni parola critica verso i capisaldi neoliberali UE-NATO.

Come l'asino che dà del cornuto al bue, questo documento è mirabile per la sua capacità di affermare una sequela incredibile di falsità o di schiette inversioni dei ruoli e poi di accusare la controparte di "disinformazione".

Documento molto lungo, molto angosciante, ma da leggere.

 

 

Parlamento europeo 2019-2024

TESTI APPROVATI P9_TA(2024)0079

Russiagate: le accuse di interferenza russa nei processi democratici dell'Unione europea

Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 febbraio 2024 sul Russiagate: le accuse di ingerenza russa nei processi democratici dell'Unione europea (2024/2548(RSP))

Il Parlamento europeo,

– vista la sua decisione del 13 settembre 2023 sulle modifiche al regolamento del Parlamento al fine di rafforzare l'integrità, l'indipendenza e la responsabilità,

– vista la sua risoluzione del 13 luglio 2023 sulle raccomandazioni per una riforma delle norme del Parlamento europeo in materia di trasparenza, integrità, responsabilità e lotta alla corruzione,

– vista la sua risoluzione del 1º giugno 2023 sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici nell'Unione europea, inclusa la disinformazione,

– vista la sua risoluzione del 9 marzo 2022 sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici nell'Unione europea, inclusa la disinformazione,

– viste le sue precedenti risoluzioni sulle relazioni UE-Russia, in particolare quella del 23 novembre 2022 sul riconoscimento della Federazione russa come Stato sostenitore del terrorismo,

– vista la sua risoluzione del 19 settembre 2019 sull'importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa,

– vista la sua risoluzione del 17 gennaio 2024 sulla coscienza storica europea,

– vista la sua risoluzione del 1° marzo 2022 sull'aggressione russa contro l'Ucraina,

– vista la relazione del Servizio europeo per l'azione esterna del 23 gennaio 2024 dal titolo "Seconda relazione del SEAE sulla manipolazione delle informazioni e le minacce di ingerenza estere – Un quadro per la difesa in rete",

– vista la comunicazione della Commissione del 12 dicembre 2023 dal titolo "Difesa della democrazia" (COM(2023)0630),

– vista la proposta presentata dalla Commissione di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2023, che stabilisce requisiti armonizzati nel mercato interno sulla trasparenza della rappresentanza d'interessi esercitata per conto di paesi terzi e che modifica la direttiva (UE) 2019/1937 (COM(2023)0637),

– vista la comunicazione della Commissione del 3 dicembre 2020 sul piano d'azione per la democrazia europea (COM(2020)0790),

– visto il principio giuridico della presunzione di innocenza,

– visti il suo regolamento e il codice di condotta dei deputati al Parlamento europeo,

– vista la sua risoluzione del 16 settembre 2021 sul tema "Rafforzare la trasparenza e l'integrità nelle istituzioni dell'UE creando un organismo europeo indipendente responsabile delle questioni di etica",

– visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A. considerando che le ingerenze straniere, la manipolazione delle informazioni e la disinformazione costituiscono una grave violazione dei valori e principi universali su cui si fonda l'Unione, quali la dignità umana, la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto;

che la fiducia nell'integrità del Parlamento e nello Stato di diritto è fondamentale per il funzionamento della democrazia europea;

B. considerando che vi sono prove di ingerenza e manipolazioni da parte della Russia in molte democrazie, nonché del suo sostegno pratico a forze estremiste ed entità radicali per promuovere la destabilizzazione dell'Unione;

C. considerando che la commissione speciale del Parlamento sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici nell'Unione europea, inclusa la disinformazione, ha evidenziato in dettaglio gli sforzi e le operazioni guidati dalla Russia per infiltrare le democrazie europee e le istituzioni dell'UE ed esercitare su di esse la propria influenza e ingerenza; che la risposta del Parlamento europeo alle ingerenze straniere è diventata più attenta; che, tuttavia, devono essere ancora adottate misure più rigorose e riforme interne per garantire una protezione efficace contro indebite ingerenze esterne;

D. considerando che la Russia sta utilizzando un'ampia gamma di tattiche di guerra ibrida per conseguire i suoi obiettivi, nell'ambito di una strategia più ampia volta a danneggiare il corretto funzionamento dei processi democratici europei; che il ricorso alle ingerenze straniere e alla manipolazione delle informazioni, come mezzo per dividere le società democratiche, è stato il precursore della guerra di aggressione non provocata della Russia nei confronti dell'Ucraina, e da allora è aumentato; che la diffusione della disinformazione da parte della Russia attraverso gli organi di informazione tradizionali e le piattaforme dei social media, l'"elite capture", la pirateria informatica contro i candidati alle elezioni e gli attacchi informatici sono aumentati a un livello senza precedenti;

E. considerando che la falsificazione sistematica della storia fa parte della guerra dell'informazione russa da decenni;

F. considerando che il Cremlino gestisce un'ampia rete di agenti di influenza in tutta l'UE, che hanno condizionato i processi elettorali e le politiche su questioni strategiche fondamentali quali le infrastrutture energetiche; che tali agenti di influenza prendono attivamente di mira tutti i settori della vita pubblica, in particolare la cultura, la memoria storica, i media e le comunità religiose, nonché i politici e le loro famiglie; che decine di indagini hanno dimostrato legami tra importanti attori politici e pubblici europei, attivi o in pensione, e il Cremlino;

G. considerando che continuano a essere rivelati i finanziamenti provenienti da paesi terzi per attività politiche e a favore di politici all'interno dell'Unione europea prima e dopo il 24 febbraio 2022, in particolare dalla Russia; che tali finanziamenti rappresentano un rischio per l'integrità dei processi democratici negli Stati membri dell'UE e necessitano di indagini approfondite per chiamare i complici a rispondere delle loro azioni; che il Cremlino ha patrocinato e sostenuto una serie di partiti e politici di estrema destra e di estrema sinistra in Europa e, tra l'altro, ha permesso al partito di Marine Le Pen di ottenere un prestito di 9,4 milioni di EUR nel 2013; che da allora Le Pen e i membri del suo partito hanno espresso in numerose occasioni la loro posizione a favore del Cremlino;

H. considerando che la Russia ha stabilito contatti con partiti, personalità e movimenti per poter contare su attori all'interno delle istituzioni dell'Unione in modo da legittimare le proprie posizioni, sostenere i movimenti indipendentisti e i propri governi per procura ed esercitare pressioni affinché vengano alleviate le sanzioni e attenuate le conseguenze dell'isolamento internazionale; che i deputati al Parlamento europeo di alcuni gruppi politici, nonché alcuni deputati non iscritti, hanno diffuso in Parlamento una propaganda spudorata a favore del Cremlino;

I. considerando che vi sono anche esponenti politici "Russlandversteher" (che comprendono le motivazioni della Russia) all'interno di partiti politici tradizionali; che diverse personalità pubbliche degli Stati membri dell'UE, compresi ex capi di governo e membri di gabinetto, tra i quali spicca Gerhard Schröder, hanno ricoperto posizioni ben retribuite in società energetiche controllate dal Cremlino; che, anche dopo l'aggressione su vasta scala contro l'Ucraina, alcune di queste persone hanno deciso di non dimettersi e hanno continuato a ricevere dal Cremlino denaro macchiato di sangue, con la complicità silenziosa dei loro partiti politici; che queste persone continuano a utilizzare la loro influenza filorussa sulla loro scena politica sia nazionale che europea;

J. considerando che relazioni di organi di informazione indipendenti del 29 gennaio 2024 hanno presentato prove concrete attestanti che l'on. Tatjana Ždanoka potrebbe aver agito come informatrice per la quinta sezione del Servizio federale di sicurezza della Federazione russa almeno dal 2004 al 2017;

K. considerando che le sue azioni sono state descritte come comprendenti azioni di sensibilizzazione politica per conto della Federazione russa, attraverso l'organizzazione di eventi e la trasmissione di informazioni sul funzionamento interno del Parlamento; che l'inchiesta giornalistica suggerisce che la deputata in questione abbia chiesto almeno una volta ai suoi referenti un pagamento per coprire le spese sostenute in relazione ai servizi resi;

L. considerando che tali accuse si basano, tra l'altro, su quanto è descritto come scambi di posta elettronica trapelati tra la deputata in questione e due funzionari della quinta sezione del Servizio federale di sicurezza russo a partire dal 3 ottobre 2005 in poi;

M. considerando che la deputata in questione è ben nota per la sua posizione a favore della Russia e la costante diffusione di narrazioni contro la Lettonia e contro l'UE durante tutto il suo mandato di deputato al Parlamento europeo, compresa la sua opposizione all'esistenza della Lettonia come paese sovrano e il suo rifiuto di condannare l'invasione russa dell'Ucraina; che la deputata al Parlamento europeo è altresì nota per la sua condotta politica altamente problematica, tra cui la sua partecipazione a una visita di osservazione del referendum nella Crimea occupata dalla Russia nel 2014, una visita al dittatore siriano Bashar al-Assad nel 2016 e la sua partecipazione a Mosca a trasmissioni televisive di propaganda a favore del Cremlino; che la deputata al Parlamento europeo ha deliberatamente dato l'impressione che tali viaggi fossero effettuati per conto del Parlamento europeo o dell'UE; che la deputata in questione ha organizzato e promosso eventi al Parlamento europeo con rappresentanti pro-Cremlino delle regioni Donetska e Luhanska prima della loro annessione illegale; che le attività della deputata sarebbero spesso state patrocinate da gruppi di facciata finanziati dal Cremlino, come la Fondazione Russkiy Mir; che la deputata in questione, insieme ad altri deputati al Parlamento europeo, ha organizzato eventi pubblici e si è recata in Lituania per dimostrare il proprio sostegno a Algirdas Paleckis, cittadino lituano ed ex diplomatico e politico condannato per spionaggio a favore della Russia;

N. considerando che le inchieste giornalistiche hanno da tempo evidenziato i contatti e le strette relazioni personali tra secessionisti in Catalogna, comprese le autorità del governo della comunità autonoma della Catalogna, e il Cremlino; che, secondo quanto riportato da giornalisti investigativi, l'ex diplomatico russo Nikolai Sadovnikov ha incontrato l'allora leader separatista e attualmente deputato al Parlamento europeo Carles Puigdemont a Barcellona alla vigilia del referendum illegale della Catalogna nell'ottobre 2017; che la Russia, coltivando contatti e relazioni, mira a costruire un'influenza politica ed economica per destabilizzare la democrazia nell'Unione europea; che il tribunale d'istruzione n. 1 di Barcellona incaricato dell'indagine sul caso Voloh, che collega, tra l'altro, l'ex Presidente della Catalogna e il suo entourage con la Russia, ha recentemente prorogato l'indagine per sei mesi; che i rappresentanti di un gruppo di secessionisti catalani in Spagna che hanno intrattenuto relazioni con personalità vicine al Cremlino, tra cui la deputata in questione, stanno chiedendo un'amnistia per i loro presunti reati;

O. considerando che la deputata al Parlamento europeo in questione è stata esclusa dal suo gruppo politico e ora siede come membro non iscritto; che la deputata ha ottenuto il sostegno di alcuni altri deputati al Parlamento europeo aventi posizioni pubbliche su questioni internazionali non molto diverse dalle sue;

P. considerando che, a seguito di tali rivelazioni, la Presidente del Parlamento europeo ha immediatamente annunciato l'avvio di un'indagine interna, compreso il deferimento al comitato consultivo sulla condotta dei deputati; che l'indagine è attualmente in corso; che le possibili sanzioni previste dal regolamento comprendono la perdita del diritto all'indennità giornaliera, la sospensione temporanea della partecipazione a tutte o ad alcune delle attività del Parlamento e limitazioni al diritto di accesso alle informazioni riservate o classificate; che il servizio di sicurezza lettone ha annunciato che indagherà sulle accuse;

Q. considerando che la deputata in questione non è l'unico membro del Parlamento europeo ad avere svolto attività che comprendono la partecipazione a false missioni di osservazione elettorale in territori occupati dalla Russia che possono essere confuse con missioni ufficiali del Parlamento europeo; che diversi deputati al Parlamento europeo sono stati sanzionati per tale infrazione in virtù della procedura del gruppo per il sostegno alla democrazia e il coordinamento elettorale; che tali visite si sono svolte sistematicamente in Russia e in territori occupati dalla Russia;

R. considerando che sono stati segnalati casi di deputati al Parlamento europeo che hanno utilizzato le risorse del Parlamento per sostenere e promuovere attività direttamente o indirettamente collegate a casi di ingerenze straniere, ad esempio nel dicembre 2022, quando il canale di propaganda statale bielorusso STV ha avuto accesso ai locali del Parlamento e alla struttura di registrazione video VoxBox all'interno del Parlamento e, di conseguenza, i locali del Parlamento sono stati utilizzati da diversi deputati per creare contenuti di disinformazione a favore del Cremlino e contro l'UE;

S. considerando che nel 2016 il partito al potere in Russia, Edinaja Rossija (Russia Unita), ha firmato un accordo di cooperazione con il partito austriaco di estrema destra FPÖ (Partito della libertà), chiedendo una maggiore cooperazione tra i due partiti e il rafforzamento dei legami politici ed economici tra Vienna e Mosca; che tale accordo è stato firmato alla presenza di un deputato al Parlamento europeo dell'FPÖ, che, da allora, ha ripetutamente chiesto di allentare le sanzioni dell'UE nei confronti della Russia e ha diffuso disinformazione a favore del Cremlino;

T. considerando che il ministero tedesco degli Affari esteri ha smascherato una campagna di disinformazione su vasta scala, presumibilmente orchestrata dalla Russia, sulla piattaforma X, precedentemente nota come Twitter, finalizzata a manipolare l'opinione pubblica; che autorevoli media tedeschi hanno svelato che un dipendente di un membro del Bundestag tedesco appartenente al partito Alternative für Deutschland (AfD, Alternativa per la Germania) è stato identificato come persona di contatto del Servizio federale di sicurezza russo;

U. considerando che da diversi anni alcuni deputati al Parlamento europeo hanno assunto e impiegato cittadini russi simpatizzanti del regime di Putin come tirocinanti, assistenti parlamentari accreditati e consiglieri di gruppo e non hanno smesso di farlo nemmeno dopo l'inizio della guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina; che nel 2018 e nel 2019 Elizaveta Peskova, figlia di Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin, ha lavorato come tirocinante presso un deputato al PE;

V. considerando che, a seguito delle rivelazioni relative al Qatargate, nel settembre 2023 il Parlamento ha aggiornato e rafforzato in modo significativo il suo quadro di integrità interna, tra l'altro sottoponendo ad approfondita revisione il suo regolamento, il codice di condotta dei deputati al Parlamento europeo e le pertinenti decisioni dell'Ufficio di presidenza;

W. considerando che il 2024 è un anno elettorale cruciale e che negli Stati membri sono in programma diverse elezioni presidenziali, nazionali, locali e regionali, oltre alle elezioni europee previste per il 6-9 giugno 2024; che le elezioni europee del 2024 saranno probabilmente un bersaglio speciale per le campagne di disinformazione a livello locale, regionale e dell'UE;

1. esprime la sua totale indignazione e profonda preoccupazione per i continui sforzi della Russia volti a minare la democrazia europea; è costernato per le notizie attendibili che gettano luce sugli sforzi della Russia intesi a fomentare le divisioni tra i cittadini europei reclutando deputati al Parlamento europeo come agenti di influenza e sui suoi tentativi volti a creare sistematicamente un sistema di dipendenze tramite partiti politici europei che fungono poi da amplificatori della propaganda del Cremlino e ne servono gli interessi; ricorda che, perseguendo una strategia a lungo termine di ingerenza straniera, la Russia sta cercando di minare e, in ultima analisi, distruggere la democrazia in Europa; mette in evidenza gli sforzi compiuti da Putin per smantellare completamente qualsiasi forma di democrazia all'interno della Russia e sottolinea che ciò deve essere visto come un segnale di avvertimento a non essere condiscendenti verso gli obiettivi a lungo termine di Putin e pertanto a trattare questi tentativi di ingerenza russa come una questione di estrema gravità; sottolinea che il ricorso a tali tattiche non deve restare impunito; ribadisce il suo invito agli Stati membri a sviluppare e perfezionare ulteriormente i pacchetti di sanzioni adottati nei confronti della Federazione russa e a colmare le lacune nell'applicazione delle misure restrittive attualmente in vigore;

2. condanna inequivocabilmente gli sforzi in atto da parte della Russia per strumentalizzare e falsificare la memoria storica dei periodi più tragici dell'Europa, comprese le conseguenze del patto Molotov-Ribbentrop e del terrore che ne seguì per i territori conquistati dalla Germania nazista e dalla Russia comunista, nel tentativo di giustificare la sua attuale aggressione brutale, illegale e disumana e la sua politica espansionista;

3. esprime profonda preoccupazione per le notizie secondo cui la deputata Tatjana Ždanoka avrebbe agito come informatrice per la quinta sezione del Servizio federale di sicurezza russo mentre esercitava il suo mandato di deputata al Parlamento europeo; sottolinea che un informatore del Servizio federale di sicurezza russo che abbia accesso a benefici e informazioni in qualità di deputato al Parlamento europeo costituirebbe una grave minaccia per la sicurezza e la democrazia dell'Unione; sottolinea che è essenziale che il Parlamento europeo e le autorità lettoni indaghino in modo approfondito sulla questione al fine di determinare senza indugio le sanzioni e i procedimenti penali adeguati;

4. sottolinea che la deputata in questione è stata esclusa dal suo gruppo politico per motivi legati alle sue posizioni sulla Russia e l'Ucraina e ora non è affiliata a nessun gruppo; sottolinea che la stragrande maggioranza dei deputati al Parlamento europeo non condivide le opinioni della deputata in questione e ha condannato in misura egemone l'invasione illegale russa dell'Ucraina, il ricorso della Russia a tattiche di guerra ibrida contro la democrazia europea e altre sue scelte politiche aggressive e antidemocratiche degli ultimi anni; osserva tuttavia che un ristretto numero di deputati al PE ha partecipato ad azioni congiunte con la deputata in questione, esprimendo punti di vista simili e schierandosi apertamente con la Russia;

5. si impegna a fornire pieno sostegno e cooperazione alle autorità lettoni nella loro indagine sulla condotta della deputata in questione; invita le autorità competenti a verificare se la deputata in questione sia perseguibile ai sensi del diritto penale nazionale e rimane pronto a fornire pieno sostegno e cooperazione a tal riguardo;

6. accoglie con favore il deferimento della deputata in questione al comitato consultivo sulla condotta dei deputati; si impegna a porre pienamente in essere il proprio quadro sanzionatorio interno applicabile; osserva che i presunti fatti sono anteriori alla recente adozione della riforma del quadro di integrità del Parlamento; ritiene che le norme di per sé non avrebbero impedito il presunto comportamento riprovevole della deputata al Parlamento europeo; resta tuttavia pronto a valutare e perfezionare ulteriormente il funzionamento e le sanzioni del quadro di integrità del Parlamento, che è stato rafforzato a seguito del Qatargate;

7. sostiene le indagini in corso, ma sottolinea la necessità di rispettare il giusto processo, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali; ribadisce che le scelte politiche non possono essere criminalizzate e che i deputati al Parlamento europeo non devono subire ulteriori restrizioni all'espressione delle loro opinioni nell'esercizio del loro legittimo mandato;

8. mette in evidenza altri casi di deputati al Parlamento europeo che servono consapevolmente gli interessi della Russia; sottolinea che le attività di tali deputati al Parlamento europeo stanno compromettendo la sicurezza, la credibilità e la resilienza democratica dell'UE; esprime profonda preoccupazione per i legami che la deputata in questione può avere intrattenuto con altri deputati al Parlamento europeo e denuncia fermamente qualsiasi tentativo interno coordinato di portare avanti l'agenda politica del Cremlino in seno al Parlamento; ritiene indispensabile condurre immediatamente un'indagine interna approfondita al fine di valutare tutti i possibili casi di ingerenze straniere da parte della Russia o altri tipi di ingerenze malevole nell'attività del Parlamento europeo;

9. esprime particolare preoccupazione per le recenti notizie secondo cui le autorità russe stanno fornendo narrazioni specifiche ai partiti politici e agli attori di estrema destra in diversi paesi dell'UE, in particolare in Germania e Francia, al fine di minare il sostegno pubblico all'Ucraina a seguito dell'invasione su vasta scala da parte della Russia nel 2022; sottolinea la gravità dei legami della Russia con partiti e responsabili politici nell'Unione e la sua considerevole ingerenza in movimenti secessionisti che interessano territori europei, come la Catalogna;

10. ribadisce la propria indignazione per le regolari rivelazioni su finanziamenti russi su vasta scala a favore di partiti, esponenti politici, funzionari e movimenti in diversi paesi democratici nel tentativo di interferire e ottenere influenza nei loro processi interni; riconosce che la stragrande maggioranza degli Stati membri ha vietato, in tutto o in parte, le donazioni estere a partiti e candidati politici; esprime preoccupazione per i legami della Russia con diversi partiti ed esponenti politici nell'UE; ricorda che, anche laddove la legge limita le fonti di finanziamento politico, gli attori russi hanno trovato modi per eluderla e hanno offerto sostegno ai propri alleati contraendo prestiti presso banche estere (come nel caso del Front National nel 2016), sottoscrivendo contratti commerciali e di acquisto (come riportato da Der Spiegel e Süddeutsche Zeitung il 17 maggio 2019 relativamente al partito FPÖ e da Buzzfeeds e L'Espresso il 10 luglio 2019 a proposito della Lega per Salvini premier) e facilitando attività finanziarie (come riferito dalla stampa britannica in merito alla campagna Leave.eu);

11. esprime profonda preoccupazione per le presunte relazioni tra i secessionisti catalani e l'amministrazione russa; osserva che l'ingerenza russa in Catalogna, se confermata, formerebbe parte di una strategia più ampia della Russia volta a promuovere la destabilizzazione interna e la disunità dell'UE; esprime profonda preoccupazione per le campagne di disinformazione su larga scala che la Russia ha condotto in Catalogna, così come per i presunti intensi contatti e i numerosi incontri tra gli agenti responsabili dell'ingerenza russa e il movimento indipendentista e il governo regionale della comunità autonoma della Catalogna; invita le autorità giudiziarie competenti a indagare efficacemente sui legami dei deputati al Parlamento europeo asseritamente associati al Cremlino e sui tentativi di destabilizzazione e ingerenza da parte della Russia nell'UE e nei suoi Stati membri; deplora tutti gli attacchi contro i giudici che indagano su tali attività di ingerenza; chiede che i casi dei deputati al Parlamento europeo catalani in questione siano deferiti al comitato consultivo sulla condotta dei deputati;

12. condanna fermamente il recente incidente in Slovacchia, dove il Servizio di intelligence esterno russo, con una mossa provocatoria, ha rilasciato una dichiarazione durante la moratoria preelettorale in cui metteva in discussione l'integrità del processo elettorale della Repubblica slovacca; esprime preoccupazione per il ruolo visibile e diretto che la diplomazia russa svolge nella vita pubblica e politica slovacca sin dalle elezioni parlamentari del settembre 2023;

13. condanna fermamente la campagna di disinformazione su vasta scala portata alla luce dal ministero tedesco degli Affari esteri, presumibilmente orchestrata dalla Russia sulla piattaforma X, con l'intenzione di manipolare l'opinione pubblica in Germania;

14. osserva con preoccupazione che X ha cessato di seguire il codice volontario di buone pratiche sulla disinformazione; esprime preoccupazione per la diffusione di disinformazione e di contenuti illegali sulla piattaforma;

15. ribadisce la sua precedente posizione secondo cui il carattere eccezionale dell'ingerenza straniera russa richiede che le istituzioni nazionali e dell'UE, compreso il Parlamento europeo, profondano sforzi speciali per identificare, affrontare e superare questa minaccia specifica;

16. condanna fermamente i fatti allarmanti rivelati da autorevoli organi di informazione tedeschi secondo cui un impiegato affiliato al partito Alternative für Deutschland (AfD) e associato a un deputato al Bundestag tedesco è stato identificato come persona di contatto del Servizio federale di sicurezza russo, il che desta gravi preoccupazioni riguardo alla potenziale ingerenza straniera all'interno del mondo politico tedesco;

17. ricorda che le ingerenze straniere sono una minaccia sistemica che va contrastata con determinazione; sottolinea che la guerra ibrida e la manipolazione delle informazioni e le ingerenze straniere non sono soltanto questioni di politica estera e di sicurezza, ma minacciano di fatto la vera e propria base delle nostre democrazie; esorta le istituzioni dell'UE ad adottare un approccio trasversale permanente per combattere con maggior efficacia la manipolazione delle informazioni e le ingerenze straniere; ritiene che le ingerenze elettorali che si verificano in uno Stato membro incidano sull'UE nel suo complesso nella misura in cui esse si possono ripercuotere sulla composizione delle istituzioni dell'UE; ritiene che le autorità nazionali non siano in grado di affrontare tali minacce lavorando in isolamento e che l'autoregolamentazione del settore privato non possa risolvere tutti i problemi; plaude al lavoro svolto dal Servizio europeo per l'azione esterna nella sua seconda relazione sulla manipolazione delle informazioni e le minacce di ingerenza estere, pubblicata il 23 gennaio 2024, e raccomanda una più stretta cooperazione con la NATO in tale ambito; resta determinato a portare avanti il suo impegno volto a combattere le ingerenze straniere nell'UE negli anni a venire, tra l'altro attraverso un apposito organo parlamentare;

18. continua a sostenere con fermezza gli sforzi per migliorare e applicare le norme che tutelano l'integrità di questa Istituzione quale pilastro della democrazia europea; ritiene che le accuse riguardanti la deputata in questione evidenzino la necessità di rafforzare la cultura della sicurezza in seno al Parlamento europeo; chiede che sia prestato il massimo livello di attenzione politica e amministrativa alle raccomandazioni per una riforma delle norme del Parlamento europeo in materia di trasparenza, integrità, responsabilità e lotta alla corruzione, adottate il 13 luglio 2023, e chiede la piena attuazione delle misure proposte, tra cui una formazione obbligatoria e periodica in materia di sicurezza e integrità per i deputati e il personale del PE, un adeguato nulla osta di sicurezza e un controllo rafforzato del personale, in particolare di coloro che partecipano a riunioni a porte chiuse; chiede un controllo più rigoroso dell'organizzazione di eventi, degli inviti a ospiti esterni presso il Parlamento e dell'accesso alle piattaforme di comunicazione dell'Istituzione; invita le autorità nazionali a seguire le procedure e un calendario comune ogni volta che viene loro richiesto di rilasciare il nulla osta di sicurezza ai deputati e al personale del Parlamento europeo, nonché per qualsiasi controllo di sicurezza relativo alle istituzioni dell'UE; è fermamente convinto che le risorse del Parlamento, come il patrocinio di eventi o viaggi, la concessione dell'accesso a studi di videoregistrazione e altre piattaforme di comunicazione e il finanziamento di progetti di comunicazione dei gruppi politici o dei deputati al Parlamento europeo, non dovrebbero essere utilizzate per minare i valori dell'UE o per disseminare informazioni ostili da parte di regimi autoritari; ribadisce la propria richiesta di norme più rigorose per i viaggi effettuati dai deputati al Parlamento europeo e pagati da paesi ed entità stranieri; ritiene che andrebbero elaborate norme analoghe per i viaggi effettuati dagli assistenti parlamentari accreditati o dal personale dei gruppi politici;

19. insiste sul suo forte impegno a continuare a realizzare riforme serie e concrete in seno al Parlamento europeo al fine di mostrare tolleranza zero in materia di corruzione e ingerenze politiche improntate alla corruzione e proteggere la democrazia europea;

20. ribadisce il suo sostegno alla creazione, quanto prima possibile, di un organismo indipendente responsabile delle questioni di etica, in linea con la sua risoluzione del 16 settembre 2021; esorta tutte le istituzioni dell'UE a elevare le proprie ambizioni riguardo alla creazione di tale organismo;

21. invita il segretariato del registro per la trasparenza dell'UE a mettere al bando qualsiasi entità che abbia relazioni dirette o indirette con il governo russo, a norma della decisione del Consiglio del 3 giugno 2022 concernente misure restrittive;

22. si attende che la Commissione e il Consiglio attuino il pacchetto per la difesa della democrazia al fine di intervenire con urgenza e colmare le numerose lacune presenti nella legislazione dell'UE sul finanziamento ai partiti, elaborare un regime normativo obbligatorio per le grandi piattaforme e potenziare la ciberdifesa dell'UE contro possibili attacchi al nostro sistema elettorale; esorta le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a realizzare investimenti significativi e duraturi nel rafforzamento della nostra resilienza democratica e dello Stato di diritto, anche attraverso misure volte a rafforzare le capacità di controspionaggio dell'UE; sottolinea che le indagini penali sulle accuse di spionaggio sono di competenza degli Stati membri; sottolinea che, in quasi tutti gli Stati membri, sono state scoperte reti di spionaggio russe; invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi e la cooperazione, anche per neutralizzare i tentativi di acquisire tecnologie sensibili da imprese dell'UE per alimentare le capacità militari della Russia; accoglie con favore il fatto che diversi paesi dell'UE hanno istituito commissioni speciali di inchiesta dedicate a contrastare l'influenza russa;

23. condanna tutti i tipi di "élite capture" e la tecnica della cooptazione di funzionari pubblici di alto livello ed ex politici dell'UE, tra gli altri, fornendo loro posti di lavoro lucrativi in imprese collegate a governi attivamente impegnati in azioni di ingerenza contro l'UE; chiede di vietare ai deputati al Parlamento europeo di svolgere lavori secondari o attività collaterali retribuiti per conto di organizzazioni o individui inclusi nel registro per la trasparenza o per conto di paesi terzi, al fine di limitare potenziali conflitti di interesse e ingerenze straniere;

24. osserva che le leggi sono essenziali per contrastare la corruzione e i comportamenti criminali ma da sole non bastano per impedire che singoli deputati al PE commettano reati e azioni contrari all'etica; sottolinea che a tutti i gruppi politici del Parlamento europeo spetta una certa responsabilità di monitorare le azioni dei rispettivi deputati e conseguentemente ricorda a tutti i gruppi di agire rapidamente nel caso in cui vengano a conoscenza di un comportamento che desta dubbi circa l'integrità di uno dei loro deputati; esorta tutti i deputati al Parlamento europeo e tutti i gruppi a cooperare pienamente con le pertinenti autorità nazionali e dell'UE in questo contesto;

25. ritiene che elezioni libere ed eque siano al centro del processo democratico ed esorta pertanto le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a intraprendere azioni decisive per garantire che l'autorità di governo si basi esclusivamente sulla volontà dei cittadini, senza ingerenze straniere da parte di attori malevoli, prestando particolare attenzione ai preparativi per le elezioni europee del 6-9 giugno 2024; invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE ad attuare strategie di resilienza per le elezioni e sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi di monitoraggio permanente e di potenziarne l'attuazione con largo anticipo rispetto alle elezioni, ai referendum e ad altri importanti processi politici in tutta Europa;

26. sottolinea il ruolo chiave del giornalismo investigativo nel rivelare i tentativi di ingerenza straniera e attività occulte; ribadisce il suo appello alle istituzioni dell'UE e agli Stati membri affinché garantiscano finanziamenti sufficienti e sostenibili al giornalismo investigativo;

27. incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione / alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

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