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mercoledì 24 aprile 2024

Due errori fatti e due da non fare: lettera aperta ad amici pacifisti e nonviolenti - Peppe Sini

Carissime e carissimi,

il primo errore: le grandi associazioni e reti pacifiste e nonviolente italiane non hanno ritenuto di farsi promotrici di una lista per la pace alle elezioni europee. A me sembra invece che a fronte dell’evidentissimo cedimento alla guerra, al riarmo e al militarismo da parte dell’Unione Europea (e della generalità delle forze politiche ivi rappresentate), una lista per la pace era ed è una necessità.

Il secondo errore: poichè per fortuna una lista pacifista, denominata “Pace Terra Dignità”, si è comunque costituita per iniziativa precipua di Raniero La Valle, e merito gliene sia reso, mi è sembrato un errore che in essa non si siano candidate che pochissime personalità universalmente riconosciute come eminentemente rappresentative dei movimenti pacifisti e nonviolenti, con la conseguenza che forse la maggior parte dei candidati di questa benemerita lista non sono adeguatamente rappresentativi della vasta e complessa e preziosa storia del pensiero e dell’azione di pace e nonviolenza nel nostro paese e non hanno quindi nei confronti dell’elettorato la capacità persuasiva che avrebbero avuto le persone più riconoscibili e riconosciute delle esperienze di solidarietà e di liberazione ovvero delle lotte nonviolente che dalla Resistenza antifascista ad oggi si sono svolte nel nostro paese per la pace, i diritti umani di tutti gli esseri umani e la difesa della biosfera.

Certo, nella lista sono candidate persone come Raniero La Valle, che già da solo rappresenta il meglio della cultura democratica e dell’impegno per la pace in Italia, e con lui alcune altre persone (come Enrico Peyretti, come Roberto Mancini…) che della pace e della nonviolenza sono autorevoli testimoni da oltre mezzo secolo; ma era possibile, ed opportuno, che fossero molte di più. Dispiace, ma così è andata.

Ci sono ora altri due errori che sarebbe bene non fare, essendo ancora possibile evitarli.

La lista “Pace Terra Dignità”, che è l’unica che propone come priorità assoluta per il Parlamento europeo una politica di pace, sta raccogliendo le firme per potersi presentare, e il tempo è poco: una manciata di giorni. Ebbene, se non le associazioni e le reti pacifiste e nonviolente, almeno le singole persone più autorevoli e rappresentative di esse prendano pubblicamente la parola per invitare a firmare per la presentazione della lista “Pace Terra Dignità”, così da contribuire a raggiungere il numero di firme sufficienti a permettere all’unica lista pacifista di presentarsi a queste decisive elezioni europee.

Non si commetta l’errore di disinteressarsene, poichè è pur palese che questo errore andrebbe a beneficio del superpartito della guerra e a danno dell’umanità intera.

Quando poi le firme saranno state raccolte, e si rivelassero sufficienti – come spero vivamente -, allora credo che le figure più prestigiose delle associazioni e delle reti pacifiste e nonviolente dovrebbero aiutare almeno le candidate ed i candidati più consapevolmente e dimostratamente pacifisti e nonviolenti di questa unica lista pacifista partecipando alla loro campagna elettorale: partecipando nelle forme che riterranno opportune, ma partecipando. Per poter far entrare nel parlamento europeo la voce della pace, senza ambiguità o subalternità, c’è bisogno dell’aiuto di tutte le persone di volontà buona.

Una cosa credo infatti sia a tutti evidente: che con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni (e ve ne sono) solo la lista “Pace Terra Dignità” propone la pace come primo dovere, mentre in Europa e nel mondo la guerra sta facendo scempio di innumerevoli esseri umani e minaccia di distruzione l’umanità intera.

Voterò quindi per questa lista e darò la mia preferenza – se a qualcuno dei venticinque lettori di questa lettera può interessare – ad Alì Rashid, compagno di tante lotte nonviolente, autorevole voce del popolo palestinese, da sempre impegnato per la liberazione e la convivenza di tutti i popoli, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per la democrazia che salva tutte le vite, per la pace ed il bene comune dell’umanità intera e dell’intero mondo vivente.

Perchè quello che è decisivo è che “Pace Terra Dignità” è l’unica lista in Italia che propone la pace come programma politico concreto e fondamentale per l’Europa e per l’umanità. Nessun’altra lista lo fa. Per persone come noi, carissime e carissimi, conterà pur qualcosa.

Un abbraccio dal vostro

Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

da qui

domenica 3 dicembre 2023

CINQUE TESI SUL GOLPE IN CORSO IN ITALIA - Peppe Sini

 


"Al fascista e' difficile rivolgersi.
Che un altro prenda la parola, gli appare gia' come un'interruzione sfrontata.
E' inaccessibile alla ragione, poiche' la vede solo nella capitolazione dell'altro"
(Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, Dialettica dell'illuminismo,
nell'Aggiunta a "Contro quelli che se ne intendono")

1. La cosiddetta "riforma costituzionale del premierato" e' in realta' un effettuale stravolgimento della Costituzione repubblicana, una profonda ferita inferta al Parlamento, un'aggressione esplicita alla separazione dei poteri e quindi allo stato di diritto, un brutale attacco alla democrazia, un ripugnante tentativo di imporre un regime autoritario.
C'e' un nome per tutto cio': si chiama colpo di stato.
*
2. L'uso sistematico della menzogna nella retorica propagandistica con cui il governo, la minoranza organizzata che lo sostiene, i suoi piu' o meno occulti ispiratori e compari e i variopinti suoi caudatari cercano di spacciare il golpe come una quisquilia o come una panacea (nell'imbonimento dei ciarlatani tutto e il contrario di tutto si equivalgono) e' esso stesso sintomatico della deriva autoritaria: la negazione della verita', quand'anche fosse solo frutto di crassa ignoranza, e' gia' una negazione della democrazia, dell'argomentazione logica e verificabile e del confronto razionale nelle procedure decisionali in cui la democrazia s'invera.
L'ostentato disprezzo per la verita' e' l'equivalente dei roghi dei libri di nazista memoria: e come diceva gia' Heine, dove si bruciano i libri, poi si bruceranno le persone.
*
3. Al disprezzo per la verita', e all'uso del linguaggio per mistificare la realta', si unisce l'apologia della violenza: il sostegno al riarmo, alla crescente militarizzazione delle relazioni internazionali, alla guerra; la compressione delle liberta' democratiche a colpi di "decreti sicurezza" e con i provvedimenti che ledono finanche il diritto di sciopero; la violenza razzista sui migranti, all'infamia dei campi di concentramento aggiungendo ora anche l'infamia delle deportazioni.
Dove si pratica e si esalta la violenza, il fascismo e' gia' al potere.
*
4. Una politica internazionale caratterizzata da profonda indifferenza per le violazioni dei diritti umani; una politica sociale caratterizzata da profonda indifferenza per le sofferenze delle classi sociali piu' oppresse e i soggetti sociali piu' bisognosi di sostegno; una politica ambientale caratterizzata da profonda indifferenza per la catastrofe ecologica che minaccia l'intera umanita' e l'intero mondo vivente; una politica dell'amministrazione della giustizia caratterizzata dall'aggressione alla magistratura e allo stato di diritto; l'ideologia - ovvero il delirio - nazionalista e populista, sciovinista e razzista, militarista e patriarcale; la nostalgia plebiscitaria, l'esaltazione della gerarchia e l'odio per l'eguaglianza di dignita' e diritti: sono tutti elementi che definiscono inequivocabilmente il "brodo di coltura" del golpe in corso.
All'abuso come modo privilegiato di esercizio del potere si unisce il degrado dei costumi che tutto perverte, si unisce la barbarie che soffoca ed annichilisce la nozione stessa di bene comune, la coscienza stessa della responsabilita' morale e del dovere civile, il fondamentale sentimento e riconoscimento di umanita'.
*
5. Al colpo di stato in corso e' compito dell'intero popolo italiano opporsi: con gli strumenti della democrazia, con l'uso della ragione, con la forza della verita', con la scelta della lotta nonviolenta per il bene comune dell'umanita' intera.
Difendere la Costituzione repubblicana. Difendere lo stato di diritto. Difendere la democrazia. Difendere la pace e la biosfera. Difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani.

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

Viterbo, 3 dicembre 2023

 

lunedì 4 luglio 2022

NATO: le invasioni degli amici sono sempre belle


articoli, immagini e video di bortocal, Jonathan Cook, Peppe Sini, Maurizio Vezzosi, Vittorio Rangeloni, Domenico De Masi, Matteo Saudino, ingegneri disertori, Tiziana Barillà, Laura Tussi, Alessandro Marescotti, Andrea Zhok, Pepe Escobar, Enrico Euli, Fabio Mini, Fabio Alberti, Noam Chomsky, Eleonora Camilli, Gian Luigi Deiana, Peacelink, New York Times, Cassandre Thomas, Francesco Masala, Marianella PB Sclavi, Pasquale Pugliese, Alessandro Capuzzo, Geraldina Colotti, Mario Sironi, Mauro Biani, Benigno Moi, Vauro, Carlos Latuff, Manlio Dinucci, StefanoOrsi, Giuseppe Masala, Francesco Santoianni



la guerra mondiale in corso contro il nostro consumismo – bortocal

inutilmente qualcuno chiede di trattare in Ucraina: nessuno ci ascolta; la grande massa è rassegnata e chi ha il potere ha già deciso per una guerra di lunga durata.

il diritto dei popoli è solo un pretesto: se fosse rispettato, la guerra non sarebbe neppure iniziata.

l’Ucraina è solo il campo di battaglia, il suo destino non verrà deciso da lei.

la sua libertà non è la vera causa e neppure il vero scopo di questa guerra, ma soltanto un argomento di propaganda.

la guerra vera si gioca altrove, ha altri scopi, che diventano di giorno in giorno più chiari, e li dichiarano il 25esimo forum di San Pietroburgo del 15 giugno, e il vertice del 23-24 giugno dei Brics – Brasile · Russia · India · Cina · Sudafrica -, . i nuovi Paesi non allineati,

. . .

come ogni altra, anche questa guerra ha dei costi che possono diventare terribili, ma chi pensa che la pace sia gratis non ha capito nulla.

oramai è diventato sempre più chiaro che si combatte per il predominio occidentale sul pianeta, per il diritto dell’Occidente di decidere che cosa è giusto e che cosa no per tutto il resto del mondo, e per la conseguenza più concreta e precisa di questo predominio: il nostro tenore di vita occidentale.

non basta l’epidemia che non finisce, non basta la crisi climatica che si aggrava, a convincerci che in questa parte del mondo viviamo in un modo follemente impossibile; servirà la guerra economica contro il resto del mondo e una sconfitta sul campo.

la vera posta in gioco è ridimensionare i nostri consumi, spingere anche gli occidentali poveri nella povertà in cui vivono i poveri del resto del mondo: un vasto disegno che persegue la distruzione dell’unipolarismo del morente impero americano e la liquefazione della sua area periferica, denominata Unione europea.

. . .

non ha capito molto chi teme i costi della guerra e l’inflazione – che del resto dipende anche dal folle indebitamento in corso e dalla stampa libera di moneta destinata a perdere di valore.

chi sa e decide sotto l’ipocrita velo oramai trasparente della democrazia, ha calcolato che sarebbe molto più costosa una trattativa che permetta alla Russia di restare in piedi e impedisca di sottometterla e di impadronirsi delle sue immense ricchezze in materie prime.

e si presume di potere vincere, grazie alla potenza militare americana e alla potenza economica occidentale.

secondo quel che ha dichiarato Putin al Forum di San Pietroburgo, negano la realtà, […] addirittura stanno tentando di invertire il corso della storia».

ma vincerà la guerra in corso per l’egemonia mondiale chi sarà più in grado di resistere economicamente: il campo di battaglia decisivo sarà questo: oggi il 59% del commercio mondiale è denominato in dollari, il 20% in euro e il resto suddiviso tra sterlina, yen e yuan: quindi il predominio occidentale sembra assoluto ed indiscutibile.

ma economicamente l’Occidente potrebbe rivelarsi un gigante dai piedi d’argilla, e anche una eventuale vittoria servirebbe soltanto a rinviare il problema.

chi ama davvero l’Occidente e vuole salvarlo, vuole la trattative, il compromesso e la pace oggi, perché è consapevole che una sconfitta sul campo è improbabile e sarà molto più devastante.

ma chi vuole la pace, deve sapere qual’è il suo prezzo ed essere disposto a pagarlo.

. . .

chi è pacifista davvero, deve quindi essere anche anti-consumista, deve mettere nel conto un ritorno a modelli di vita e di consumi simili a quelli di qualche decennio fa; e non dovrebbe fare troppa fatica in questo collegamento.

oggi si deve convincere un intero mondo di agiati che si sentono onnipotenti a ritornare modesti, a vivere discretamente a fianco di altri popoli fratelli, che finora abbiamo disprezzato perché erano più poveri di noi.

un compito immane al quale nessuna democrazia può sopravvivere e del resto neppure appare minimamente attrezzata ad affrontare il problema.

e vi sarà una parte, neppure piccola, che preferirà il suicidio collettivo alla prospettiva di vivere anche soltanto senza più avere l’auto: non mancheranno forconi né giubbe gialle né fascismi di vario tipo a fomentare le rivolte, giocando sulla disperazione di massa.

. . .

i pochi che non soffriranno sono quelli che si sono già orientati verso questa trasformazione, che hanno vissuto i lockdown senza farne tragedie, che hanno saputo rinunciare ad una socialità esasperata e viziata dall’esibizione del benessere, che sanno ridimensionare se stessi, ma consapevoli di essere una minoranza.

senza convincere pacatamente a vivere in un modo diverso e più misurato e a conosce le gioie di altri piaceri, che non siano quelli artificiali indotti dal mercato onnipotente, l’esito più scontato di questa guerra già aperta e in corso è che la maggioranza decida alla fine che vale la pena di farla e di giocarsi il tutto per tutto.

quando la massa consumista capirà quali sono i costi reali della pace, forse smetterà di essere pacifista…

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Il mondo prossimo venturo – Francesco Masala

La partita Ucraina-Russia sembrava la solita guerretta locale, nel primo minuto. Dal secondo minuto in poi si è visto che era un’altra cosa: la Russia ha invaso, dopo mille provocazioni ma l’arbitro che non aveva fischiato i falli ucraini per otto anni (cioè la lunghissima preparazione della guerra) ha tirato fuori il cartellino rosso. Secondo il manuale del bravo arbitro significa espulsione della Russia dalla comunità internazionale.

Sappiamo che nonostante la Nato abbia iniziato con le sanzioni subito e l’invio di armi il giorno prima, la vittoria – anzi il trionfo dell’Ucraina – era sicura (era una fake news, come quella che alla Nato interessi l’Ucraina in sé).

Era iniziata una guerra che avrebbe cancellato l’Ucraina, con armi occidentali in parte distrutte a ripetizione, e le altre usate contro i soldati russi e gli ucraini civili che parlavano in russo. Più durerà la guerra più ovviamente saranno pesanti i danni umani e materiali.

Intanto la comunità internazionale non occidentale (*) si compattava, pensando a una nuova moneta, alternativa al dollaro, con rapporti commerciali equilibrati, non da padrone a servo.

Quella che alcuni occhi hanno visto come un’invasione, in altri Paesi è stata vista in modo diverso. Una Nato vergognosa (che promette di muoversi come un solo esercito se un solo membro verrà toccato) potrebbe a breve confrontarsi con un’associazione di Paesi non disposti a farsi invadere e comprare.

E siccome le materie prime per far funzionare il mondo stanno quasi tutte nella parte non occidentale del pianeta potrebbero capitare (e capiteranno) alcune novità nei rapporti internazionali.

Se quei sette ottavi di mondo si mettessero d’accordo potrebbero – è un’ipotesi di fantascienza, come lo era il viaggio sulla Luna fino al 1969 – nazionalizzare le loro risorse. Potrebbe capitare che i prezzi li stabilisca il venditore, e non il compratore, e non in una moneta senza valore come il dollaro e l’euro (il valore glielo dà non l’oro depositato per i dollari, o gli euro, emessi, ma le armi della Nato: In God and Nato we trust).

Se un Paese della Nato, se un’impresa in uno dei Paesi della Nato, avrà necessità di materie prime, in quantità sostenibile, dovrà chiedere; se si metteranno d’accordo, dovrà pagare con la valuta e i tassi di cambio che decide il venditore.

Invadere e fare i colpi di Stato diventerà impossibile per i Paesi della Nato, e le Borse delle merci e delle materie prime (se quelle Borse continueranno a esistere) non saranno più a Chicago e Londra ma a Johannesburg e Buenos Aires.

 

Gli assassini della NATO hanno venduto i curdi all’esercito di Erdogan, il boia turco, conquistando il record dell’ignobiltà: “Il libro nero della Nato” potrebbe essere il bestseller del secolo. Tutto può la NATO: solo invadere l’Ucraina è vietato.

E quando la Cina vorrà la riunificazione con Taiwan come faranno a spiegare che Israele occupa i territori palestinesi perché c’è scritto in un libro di qualche migliaio d’anni fa, fonte della politica espansionistica israeliana? Misteri delle nazioni e delle (non)regole!

 

Tutto questo potrà succedere o prima o dopo della terza guerra mondiale, non quella a pezzi, ma tutta intera, questione di imperi.

 

 

(*) La comunità internazionale non occidentale comprende i sette ottavi della popolazione del pianeta e ha tassi di crescita economica mediamente superiori a quelli dei Paesi occidentali; si tratta di Paesi che hanno subìto i colonizzatori, gli schiavisti, gli imperialisti occidentali (i componenti della Nato) e non ne possono più. Colonialismo, schiavismo,  imperialismo fanno rima con capitalismo, sarà la volta buona per liberarcene? Non sarà facile, ma è necessario. Se le sanzioni contro la Russia fossero destinate al capitalismo sarebbe fatta…


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mercoledì 25 maggio 2022

ALCUNE PAROLE DI UN VECCHIO NEL TRENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI - Peppe Sini

Doloroso e doveroso e' il ricordo delle vittime della strage di Capaci.
Per chi ha la mia eta' e' uno strazio che non si estingue.
E una parte dell'animo tuo vorrebbe gridare lo scandalo per quanto di osceno, necrofilo e pornografico vi e' nelle assordanti proclamazioni, morbose vociferazioni, alienate e alienanti spettacolarizzazioni che il regime della corruzione e la macchina della propaganda eruttano incessantemente finanche in occasione delle commemorazioni, a farne merce e menzogna, a falsificare l'orrore e a devastare le coscienze di chi non sa o ha dimenticato.
L'altra parte del tuo animo ti chiede di tacere, di sottrarti al chiasso, di tenerti in disparte, sideralmente lontano da chi ogni giorno sulle tombe banchetta. Forse i morti amano il silenzio, il raccoglimento, la solitudine. E quindi la pieta' puo' meglio esprimersi rinunciando ad aggiungere parole. Ma troppe volte il silenzio puo' essere anche complicita' con la menzogna e il male, omerta'. Non tacere quindi, anche se parlare ti e' faticoso e accresce l'amarezza.
*
Ma so quale lotta si stava e si sta combattendo.
So chi erano e sono i nostri oppressori e assassini di allora e di oggi.
So che il sistema di potere mafioso ha vinto, che ha vinto il regime della corruzione, che ha vinto il modello di sviluppo di servitu', so che ha vinto la barbarie consumista e narcotica. E so che tutte queste cose sono tra loro connesse, sono tra loro coerenti e coese.
So che la resistenza del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione comune dell'umanita' intera continua.
So che occorre difendere il diritto di ogni essere umano alla vita, alla dignita', alla solidarieta'. E so che occorre difendere tutto quest'unico mondo vivente che e' l'unica casa comune dell'umanita' intera, quest'unico mondo vivente, naturale e storico, materiale e spirituale, di cui tutte e tutti siamo insieme parte e custodi.
So che occorre contrastare e sconfiggere tutti i poteri assassini.
So che occorre contrastare la violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
So che solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dall'orrore e dalla catastrofe.
So che occorre sempre agire per salvare tutte le vite: e' il primo dovere, e il primo diritto.
So che non possiamo resuscitare Giovanni Falcone ed i suoi e nostri compagni che il potere mafioso ha ucciso, ma possiamo continuarne la lotta, e cosi', almeno nel nostro sentire e pensare, almeno nel nostro dire ed agire, almeno nel nostro restare umani solidali con tutti gli esseri umani e col mondo, farli vivere ancora. E ancora. E ancora.
Qui non si arrende nessuno.


martedì 12 aprile 2022

Ucraina: ma l’Europa vuole la pace?

articoli, video, canzoni e immagini di Antonello Repetto, Mauro Biani, Giorgio Bianchì, Jan Oberg, Enrico Euli, Pedro L. Pedroso Cuesta, Francesco Masala, Silvio Marconi, Peppe Sini, Umberto Galimberti, Branko Marcetic, Gigi Eusebi, Jacques Derrida, Francesco Scatigno, Giacinto Botti, Umberto Franchi, Domenico Modugno, Francisco Goya, Diem... A seguire una nota (tecnica) della "bottega" sui nostri dossier.



L'Europa è:

equilibrio, economia in salute, agevolazioni per le imprese in difficoltà, creazione di lavoro , andare oltre le barriere dello spazio e del tempo, accoglienza

 

L'Europa ama i suoi figli:

(a cura di Francesco Masala)

 

 


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mercoledì 25 agosto 2021

Quante persone ancora dovranno morire? – Peppe Sini

La notizia dell’ennesima strage nel Mediterraneo dovrebbe toglierci il respiro.

Quante persone ancora dovranno morire, che potevano invece essere tutte, tutte salvate?

E per salvarle tutte, tutte, ed ormai sono innumerevoli, sarebbe bastato consentir loro di giungere in salvo nel nostro paese, nel nostro continente, in modo legale e sicuro, sfuggendo alla fame, alle guerre, agli schiavisti, agli orrori che insanguinano tuttora tanta parte del mondo.

Potremmo e dovremmo agevolmente, facilmente salvarli tutti questi uomini, queste donne, queste bambine e questi bambini costretti ad abbandonare le loro case e i loro paesi d’origine per sperare di poter sopravvivere, di vivere una vita degna. Potremmo e dovremmo salvarli tutti, tutti.

Sarebbe facile, sarebbe agevole. Ma i governi europei preferiscono condannarli a morte, preferiscono farli morire di stenti nella traversata di montagne e deserti, preferiscono farli morire di torture e di sofferenze in Libia e in Turchia e nei Balcani, preferiscono farli morire affogati nel Mediterraneo.

E i popoli europei non insorgono dinanzi a un simile crimine contro l’umanita’ dai propri governi commesso?

Si distilla a fatica una lacrima, si bofonchiano poche rauche parole di circostanza, si fa spiccia e retorica professione di duolo e d’indignazione quando l’orrore e l’infamia trabocca, ma nulla si fa per far cessare la strage.

Di questa immane strage degli innocenti l’umanita’ non potra’ assolverci.
Dalla storia, dalle generazioni future, dall’internazionale futura umanita’ divenuta finalmente umana, saremo considerati alla stregua di nazifascisti.

Ed a questo si aggiunga che quanti fortunosamente riescono nella traversata dell’orrore e giungono infine in salvo nel nostro paese, qui sovente trovano non affetto fraterno e uguaglianza di dignita’ e diritti, ma nuova riduzione in schiavitu’, segregazione razzista, apartheid. Qui trovano la violenza fascista e razzista di leggi scellerate e di governanti abominevoli, di padroni schiavisti e di poteri criminali per cui la ricchezza e’ tutto e la vita umana e’ nulla.

La strage degli innocenti nel Mediterraneo. La complicita’ con i lager libici. La schiavitu’ e l’apartheid nel nostro paese. La disumanita’ che dilaga e si fa padrona del mondo.

Chi vede questo orrore come puo’ non insorgere?

Chi vede questo orrore come puo’ non decidersi a contrastare tanta e tale mostruosa violenza con la lotta nonviolenta che ad ogni essere umano riconosce il diritto alla vita, alla dignita’, alla solidarieta’?

Chi vede questo orrore come puo’ non sentire che la Resistenza al nazifascismo deve continuare ancora, poiche’ ancora il nazifascismo non e’ stato sconfitto?

Chi vede questo orrore sente e sa che occorre farlo cessare.
*
E per farlo cessare questo orrore cinque cose sono da fare subito contro le stragi, il razzismo, la schiavitu’, l’apartheid.
Cinque cose sono da fare subito in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
Cinque cose sono da fare subito in difesa del diritto alla vita inerente ad ogni persona e all’umanita’ intera.

1.      far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro;
2. abolire la schiavitu’ in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio “una persona, un voto”; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e’ privato di fondamentali diritti non e’ piu’ una democrazia;
3. abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita’ costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani;
4. formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza: poiche’ compito delle forze dell’ordine e’ proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e’ la piu’ importante risorsa di cui hanno bisogno;
5. cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita’ di armi e’ il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell’umanita’ intera.

*
Chiediamo ad ogni persona di volonta’ buona, ad ogni associazione ed istituzione democratica di premere nonviolentemente affinche’ finalmente almeno nel nostro paese siano riconosciuti tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani.

Chiediamo ad ogni persona di volonta’ buona, ad ogni associazione ed istituzione democratica di insorgere nonviolentemente in difesa della legalita’ che salva le vite; in difesa della democrazia che ogni essere umano riconosce e rispetta e conforta e sostiene; in difesa della Costituzione antifascista che nessun essere umano abbandona tra gli artigli della violenza, dell’ingiustizia, della sofferenza e della morte; in difesa di ogni essere umano e dell’umanita’ tutta.

Tutte e tutti siamo esseri umani in cammino. Tutte e tutti abbiamo bisogno di aiuto.

Tutte e tutti siamo esposti al male e alla morte. Tutte e tutti possiamo e dobbiamo recarci reciproco aiuto.

Ogni vittima ha il volto di Abele.
Occorre sconfiggere il male facendo il bene.
Occorre abolire la violenza con la forza della nonviolenza.
Salvare le vite e’ il primo dovere.
Condividere tutto il bene e tutti i beni.
Siamo una sola umanita’ in un unico mondo vivente casa comune dell’umanita’ intera.
Occorre difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani, difendere l’intero mondo vivente dalla distruzione.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta nonviolenta per il bene comune, per la comune liberazione, per la salvezza di tutte le persone e di ognuna.
Chi salva una vita salva il mondo.

 

da qui

venerdì 2 luglio 2021

Lettera al Presidente del Parlamento Europeo per la liberazione di Leonard Peltier - Peppe Sini

 Al Presidente del Parlamento Europeo

e-mail: president@ep.europa.eu

Egregio Presidente del Parlamento Europeo,
non sarebbe l’ora di sanzionare gli Stati Uniti d’America per la detenzione di Leonard Peltier?
Non sarebbe l’ora di una mobilitazione internazionale delle istituzioni democratiche per la liberazione di Leonard Peltier?
Non sarebbe l’ora di riconoscere che Leonard Peltier e’ un difensore dei diritti umani e dei popoli e che la sua detenzione e’ un crimine contro l’umanita’?
Non sarebbe l’ora di riconoscere che Leonard Peltier non ha affatto commesso i due omicidi a lui artatamente attribuiti e che la sua detenzione e’ frutto di una scandalosa montatura giudiziaria ed una effettuale persecuzione politica?
Cosa intende fare il Parlamento Europeo per Leonard Peltier?
Glielo chiedo da persona amica della nonviolenza; glielo chiedo da sostenitore delle leggi quando sono – come sempre e soltanto dovrebbero essere – la difesa del debole dall’abuso del forte; glielo chiedo da essere umano ad essere umano, consapevole che nulla di cio’ che accade a un essere umano ci e’ estraneo, poiche’ siamo una sola umanita’ che tutti gli esseri umani comprende, e pertanto la violenza inferta ad una persona tutte e tutti ugualmente ci colpisce e ci convoca ad agire affinche’ quella violenza cessi.
Egregio Presidente del Parlamento Europeo,
cosa intende fare il Parlamento Europeo per rendere giustizia a Leonard Peltier?
Cosa intende fare il Parlamento Europeo per la liberazione di Leonard Peltier?
E non sarebbe l’ora di sanzionare gli Stati Uniti d’America per la detenzione di Leonard Peltier?

Augurandole ogni bene e confidando in un suo interessamento, mi permetto di segnalarle due vecchi libri che forse anche lei gia’ conosce: Peter Matthiessen, Nello spirito di Cavallo Pazzo, Frassinelli, 1994; ed Edda Scozza, Il coraggio d’essere indiano, Erre Emme, 1996. Di Leonard Peltier si puo’ leggere in italiano: La mia danza del sole. Scritti dalla prigione, Fazi, 2005.
(*) Peppe Sini è responsabile del «Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera» di Viterbo

Carissime e carissimi,
gli indirizzi di posta elettronica cui inviare le lettere sono i seguenti:
a) indirizzo diretto del Presidente del Parlamento Europeo: 
president@ep.europa.eu;
b) alcuni indirizzi della segreteria del Presidente del Parlamento Europeo: 
lorenzo.mannelli@ep.europa.eu; armelle.douaud@ep.europa.eu; barbara.assi@ep.europa.eu; helene.aubeneau@ep.europa.eu; marco.canaparo@ep.europa.eu; fabrizia.panzetti@ep.europa.eu; michael.weiss@ep.europa.eu; luca.nitiffi@ep.europa.eu; matea.juretic@ep.europa.eu; francesco.miatto@ep.europa.eu; barbara.hostens@ep.europa.eu; monica.rawlinson@ep.europa.eu; beate.rambow@ep.europa.eu; laetitia.paquet@ep.europa.eu; nicola.censini@ep.europa.eu; arnaud.rehm@europarl.europa.eu; julien.rohaert@europarl.europa.eu; jose.roza@ep.europa.eu; roberto.cuillo@ep.europa.eu; silvia.cagnazzo@ep.europa.eu; eulalia.martinezdealosmoner@ep.europa.eu; iva.palmieri@europarl.europa.eu; tim.allan@ep.europa.eu; andrea.maceirascastro@ep.europa.eu; angelika.pentsi@ep.europa.eu;
Naturalmente sarebbe opportuno inviare copia della lettera anche ai mezzi d’informazione e alle altre persone, associazioni ed istituzioni che riterrete utile informare o invitare a prender parte all’iniziativa.
Ovviamente e’ bene che le lettere siano brevi e cortesi.
Un minimo canovaccio potrebbe essere il seguente:
«vorremmo sollecitare Lei, e tramite Lei il Parlamento Europeo e con esso l’intera Unione Europea, ad una iniziativa umanitaria per la liberazione di Leonard Peltier, l’illustre attivista per i diritti umani dei nativi americani, vittima di una spietata persecuzione politica, dal 1977 ingiustamente detenuto dopo un processo-farsa in cui gli sono stati attribuiti delitti che non ha commesso.
Confidando in un sollecito riscontro, distinti saluti,
firma, luogo e data, indirizzo del mittente».

Ogni altra iniziativa nonviolenta per la liberazione di Leonard Peltier (come di ogni altra persona ingiustamente detenuta) e’ opportuna e meritoria.
“Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo
Viterbo, 23 giugno 2021

Una minima notizia su Leonard Peltier
Leonard Peltier e’ nato a Grand Forks, nel North Dakota, il 12 settembre 1944; attivista dell’American Indian Movement che si batte per i diritti umani dei nativi americani, nel 1977 fu condannato a due ergastoli in un processo-farsa sulla base di presunte prove e presunte testimonianze successivamente dimostratesi artefatte, inattendibili, revocate e ritrattate dagli stessi ostensori. Da allora e’ ancora detenuto, sebbene la sua innocenza sia ormai palesemente riconosciuta. Di seguito riportiamo una breve nota di presentazione di un suo libro edito in Italia nel 2005: «Accusato ingiustamente dal governo americano – ricorrendo a strumenti legali, paralegali e illegali – dell’omicidio di due agenti dell’FBI nel 1975 (un breve resoconto tecnico della farsa giudiziaria e’ affidato all’ex ministro della giustizia degli Stati Uniti Ramsley Clark, autore della prefazione), Peltier, al tempo uno dei leader di spicco dell’American Indian Movement (AIM), marcisce in condizioni disumane in una prigione di massima sicurezza. Nonostante la sua innocenza sia ormai unanimemente sostenuta dall’opinione pubblica mondiale, nonostante una campagna internazionale in suo favore che ha coinvolto il Dalai Lama, Nelson Mandela, il subcomandante Marcos, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu’, Robert Redford (che sulla vicenda di Peltier ha prodotto il documentario Incident at Oglala), Oliver Stone, Howard Zinn, Peter Matthiessen, il Parlamento europeo e Amnesty International, per il governo americano il caso del prigioniero 89637-132 e’ chiuso. Non sorprende dunque che Peltier sia divenuto un simbolo dell’oppressione di tutti i popoli indigeni del mondo e che la sua vicenda abbia ispirato libri (Nello spirito di Cavallo Pazzo di Peter Matthiessen), film (Cuore di tuono di Michael Apted, per esempio) e canzoni (i Rage Against the Machine hanno dedicato a lui la canzone Freedom). In parte lucidissimo manifesto politico, in parte toccante memoir, questa e’ la straordinaria storia della sua vita, raccontata per la prima volta da Peltier in persona. Una meravigliosa testimonianza spirituale e filosofica che rivela un modo di concepire la vita, ma soprattutto la politica, che trascende la dialettica tradizionale occidentale e i suoi schemi (amico-nemico, destra-sinistra e cosi’ via): i nativi la chiamano la danza del sole» (dalla scheda di presentazione del libro di Leonard Peltier, La mia danza del sole. Scritti dalla prigione, Fazi, 2005, nel sito della casa editrice: fazieditore.it).

 

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domenica 20 giugno 2021

morire di lavoro

 La logistica che uccide - Marco Revelli


La logistica si sta rivelando ogni giorno di più come il vero cuore nero del capitalismo italiano. Il punto di snodo delle linee strategiche del modello produttivo dominato dalle grandi piattaforme, quello dove con maggiore intensità si scaricano i processi di accelerazione in corso e, di conseguenza, si esasperano i livelli dello sfruttamento e le tensioni nel rapporto capitale-lavoro. La morte atroce di Adil Belakhdim davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate ne è una terribile conferma. Riproduce il profilo della più classica conflittualità sindacale in tempi d’imbarbarimento dell’agire padronale, quando si arriva a toccare la nuda vita, e a toglierla, in un contesto nel quale la logica del profitto mostra di non rispettare più nulla, né leggi dello Stato (di uno Stato che ha abdicato alla propria sia pur formale imparzialità) né della decenza. Un sindacalista che partecipa a un picchetto – lo strumento principe di ogni vera lotta sindacale -, un crumiro che trasforma il proprio autocarro in un’arma micidiale contro gli scioperanti, un corpo steso sotto un telo blu sul piazzale del capannone di una delle tante società che hanno contribuito a esasperare il confronto. Adil era il coordinatore novarese del Si Cobas, sindacato radicatissimo nel comparto ma spesso ignorato o marginalizzato ai tavoli negoziali, aveva 37 anni, due figli, e la dignità di chi non abdica ai propri diritti.

Ora sappiamo che il presidente del Consiglio Draghi chiede di “fare piena luce”. E ci domandiamo: “su cosa?” Basterebbe una sia pur fuggevole occhiata ai fatti, di oggi e delle settimane passate, per capire ciò che sta accadendo. E le relative cause e responsabilità. Qualche giorno fa a Tavazzano, vicino a Lodi, l’aggressione a un altro picchetto dei lavoratori Si Cobas della logistica da parte di energumeni sul modello tardo ottocentesco dei Pinkerton americani, a terra numerosi lavoratori, uno in gravi condizioni. E prima ancora, gli scontri a San Giuliano Milanese, sempre in quel triangolo incandescente della logistica che sta tra lodigiano, cremonese, piacentino – punto d’incrocio dei grandi assi autostradali su cui viaggiano, ininterrotti, i flussi di merci oltre che maxi-focolaio Covid fin dalla prima ondata – dove il nuovo far west del lavoro mette in scena il proprio mucchio selvaggio. All’origine di tutto l’iniziativa della FedEx TNT, gigante della trasportistica globale: circa 400.000 collaboratori, 160.000 veicoli, 657 aerei, 70 miliardi di dollari di fatturato dopo aver incorporato per 4 miliardi e mezzo il colosso olandese. Grande beneficiata dalla pandemia: nei 9 mesi che vanno dal maggio 2020 a febbraio ’21 ha incrementato i propri ricavi di 10 miliardi di dollari e il risultato operativo do 4. La quale fin da febbraio ha deciso di chiudere il proprio sito piacentino, dove i Cobas erano maggioritari, lasciando a casa centinaia di lavoratori e distribuendo le proprie sedi logistiche nei capannoni lodigiani e milanesi, davanti ai quali appunto i licenziati hanno inseguito il proprio lavoro disperso e sono stati accolti a sprangate. E’ un anticipo di come questi padroni intendono la “ripartenza” e interpretano la fine del blocco dei licenziamenti. Draghi, se vuole la luce, farebbe bene ad accenderla in casa propria. Vedrebbe in quale misura il suo governo ha favorito questo tipo di interessi non certo orientati al bene comune, e quanto ne abbia irrobustito l’arroganza.

 

Se poi, visto che siamo in tema di illuminazione, si degnasse di accendere un lumino anche fioco, magari una lampadina a pochi ampères o persino una candelina, su quell’accrocchio infetto che proprio tra il basso milanese e il piacentino vede innestarsi le logiche globali di FedEx con quelle locali di operatori come la Zampieri holding, la quale ufficialmente si occupa di “trasporto collettame a Roma per conto terzi”, ma nel caso specifico nelle vicende piacentine di suo mette a disposizione i capannoni vuoti in cui ospitare le esternalizzazioni FedEx, interfacciandosi nello stesso tempo con soggetti come la Logis srl a sua volta interconnessa con la Nks Security & Global Service, società tutte nelle quali logistica e sorveglianza, trasporto e offerta di servizi oscillanti tra l’intelligence e il bodyguarding si supportano e si mescolano a vicenda in una logica tendenzialmente militarizzata (la si è vista all’opera a Tavazzano)… beh, se Supermario buttasse il suo occhio ben educato su questa materia maleodorante di sopruso e di violenza, da caporalato 4.0 e insieme da padroni delle ferriere ottocentesche, forse un’idea un po’ più chiara di cosa la sua ripresa e annessa resilienza stiano portando con sé, in termini di tecniche e pratiche di comando sul lavoro di ultima generazione… Il “Fatto quotidiano” un primo sguardo l’ha dato, con i limitati mezzi investigativi che ha a disposizione, e i risultati già inquietano. Se lo facesse lo Stato…

L’ha avvertita perfettamente la puzza di bruciato che sale da questi territori fibrillanti Ezio Mauro, in un bell’editoriale di “Repubblica” in cui virus e “civiltà del lavoro” venivano messi in connessione nel quadro di una quasi mortale malattia sociale: “Gli operai-facchini che picchettano il fantasma del lavoro scomparso rincorrendolo nella sua mobilità, le squadre dell’azienda che sfondano il blocco, in una sorta di appalto del conflitto – ha scritto -, sono le due facce dell’ultima mutazione. Che non a caso si compie nel settore chiave del cambiamento della domanda e dell’offerta, del costume e delle abitudini, quella “logistica” del trasporto e consegna di merci e prodotti arrivata oggi a 100 miliardi di euro di fatturato, il 7 per cento del Pil. Con la pandemia che ha funzionato da acceleratore dei fenomeni, spingendo il settore in 24 mesi ad un giro d’affari che nelle previsioni si sarebbe raggiunto soltanto in nove anni”. E aggiungeva: “Non è un caso nemmeno che l’epicentro di questo cortocircuito finale sia il Piacentino, con i suoi 8 mila addetti alla logistica in un distretto che ha una distesa di capannoni pari a 5 milioni di metri quadrati, proprio all’intersezione tra le due autostrade E35 ed E70: qui durante la prima ondata si era concentrato anche il virus, viaggiando sui tir per sopravvivere durante il lockdown, e causando nella prima fase proprio a Piacenza – insieme con Cremona – il numero di morti più alto d’Italia in rapporto alla popolazione”. In questo contesto – è la conclusione – dove il vertice della modernità e il massimo del primitivismo di toccano e si confondono, il lavoro rischia di andare in pezzi, e così la civiltà che su di esso si è costruita, i suoi sistemi di mediazione, le sue forme del riconoscimento e della rappresentanza, le modalità dell’attribuzione di status e dei diritti, nella regressione a una sorta di stato di natura dove vale, brutale, solo la legge del più forte. E la democrazia perde di significato. Altro che resilienza! Forse si dovrebbe parlare di entropia.

 

Ma questa storia non parla solo dell’imbarbarimento padronale. Parla anche di un fallimento storico del sindacato confederale. Del buco nero che il suo abbandono dei canoni più propri del sindacalismo classico ha lasciato scoperto. Della sua incapacità di tutelare le fasce più sfruttate (spesso composte da lavoratori migranti, i più vulnerabili, quelli per cui basta il ritiro del permesso di soggiorno per cancellarne l’esistenza). Della sua pervicace volontà di tagliare fuori le rappresentanze di base dalle trattative. Talvolta della sua, reale o apparente, connivenza con una controparte che non sanno, o non vogliono, contrastare come si dovrebbe. Non si deve dimenticare che lo sciopero per cui Adil è morto si svolgeva nel quadro della giornata nazionale di mobilitazione della logistica proclamata da tutto il sindacalismo di base contro gli episodi di “squadrismo padronale” ma anche contro il contratto nazionale di lavoro di recente siglato dai Confederali e considerato, appunto, collusivo. Così come fa male, a chi ha conosciuto la CGIL in altri tempi, sapere che l’intervento della polizia contro i picchetti dei lavoratori della FedEx TNT di Piacenza che all’inizio di aprile protestavano contro la chiusura, era stato richiesto da esponenti della Camera del lavoro locale (un esposto in tal senso era firmato dal segretario della Filt Cgil piacentina), che infatti nei giorni successivi era stata circondata in segno di protesta da centinaia di lavoratori disgustati. Spettacolo che dovrebbe far riflettere i tanti che ancora in CGIL credono nella propria storia, e che a me personalmente ha ricordato il luglio del’62 a Torino, quando migliaia di operai Fiat assediarono la sede della Uil, rea di aver firmato un contratto separato con Valletta. E fu, quello, l’inizio del poderose ciclo di riscossa operaia che sarebbe culminato con l’autunno caldo.

da qui

 

LE MORTI ANNUNCIATE. UN COMPIANTO FUNEBRE PER ADIL BELAKHDIM - Peppe Sini

L'uccisione di Adil Belakhdim, militante sindacale, ennesima vittima della violenza padronale, rivela cosa sia diventata l'Italia negli ultimi decenni.

Nel comparto della logistica lo sfruttamento della forza-lavoro si svolge ormai in condizioni palesemente semi-schiaviste e in una sorta di regime neo-coloniale: la mano d'opera in gran parte immigrata subisce il doppio sfruttamento del ricatto schiavista padronale e dell'apartheid imposto da uno stato che nel corso dei decenni oltre che come comitato d'affari della borghesia (e della rendita) sempre di piu' si e' fatto - nel suo ceto politico ed amministrativo e nelle sue effettuali strutture e dinamiche di potere - razzista e fascista.

Oppressione di classe e razzismo sono qui una cosa sola. Chi organizza la resistenza e' aggredito, perseguitato, ucciso.

Cosi' come ogni giorno la deregolamentazione imposta dal capitalismo selvaggio uscito vincitore dal secolo breve uccide lavoratrici e lavoratori vittime sia di patologie legate alle condizioni imposte dai datori di lavoro sia di incidenti sul luogo di lavoro determinati da ritmi sempre piu' frenetici e modalita' organizzative sempre piu' brutali: e sono morti che sempre si potevano evitare se soltanto si fossero disposti adeguati sistemi e protocolli di salubrita' e sicurezza, se soltanto si fossero rispettati i diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana, se soltanto le lavoratrici e i lavoratori non fossero costretti a subire rapporti di dominio e alienazione sempre piu' disumani.

Le lotte operaie nella logistica - come quelle bracciantili contro il caporalato - sono lotte di resistenza per difendere condizioni minime di umanita', e quindi di civilta': hanno quindi un valore generale, che coinvolge l'umanita' intera; hanno un valore generale che le ricollega alla resistenza antifascista, al movimento antischiavista, alle plurisecolari lotte per la conquista dei diritti umani fondamentali per tutti gli esseri umani.

*

Oggi il capitalismo ha trionfato su scala mondiale, non vi e' paese al mondo che non gli sia asservito: la stessa Cina, che pure ha un regime politico caratterizzato dal partito unico e un'ideologia statuale che si pretende socialista, nella realta' e' un paese esso stesso ipercapitalista e doppiamente totalitario: nei confronti degli esseri umani in quanto lavoratori, e nei confronti degli esseri umani in quanto cittadini. Della Russia non v'e' bisogno di dire.

La lotta della classe lavoratrice contro lo sfruttamento, che ebbe nel Manifesto del 1848 e nella fondazione della prima Internazionale il suo storico punto di riferimento teorico ed organizzativo, ha conosciuto sul finire del Novecento una sconfitta epocale delle prospettive socialiste, che peraltro neppure nei paesi del cosiddetto "socialismo reale" avevano potuto realizzarsi, represse nel sangue e nella schiavitu' dai regimi totalitari li' instauratisi.

Ma questa sconfitta del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell'umanita' significa forse che sara' sempre impossibile realizzare una societa' giusta e solidale?

Io non lo credo.

Credo invece che il sistema capitalistico per le sue caratteristiche intrinseche e fondanti non possa che trascinare l'umanita' nel baratro.

Credo che un sistema economico fondato sulla "crescita illimitata" cozzi contro i limiti naturali della biosfera e non possa che devastarla.

Credo che un'organizzazione produttiva e riproduttiva fondata sull'accumulazione crescente e tendenzialmente infinita del capitale astratto ai danni del lavoro vivo, ovvero sulla rapina e sull'alienazione dell'umanita', cosi' come sulla devastazione ed il divoramento consumista della natura non possa garantire alcun degno futuro all'umanita', alla cui stragrande maggioranza impone sofferenze crescenti e violenze abominevoli, e spinge a un disastro tale da minacciare l'estinzione della civilta' e finanche della stessa presenza umana nel mondo.

Sono da piu' di mezzo secolo un comunista antitotalitario: comunista perche' persuaso dell'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani, e quindi del dovere della condivisione fra tutte e tutti di tutto il bene e di tutti i beni, applicando la massima antica e perenne che suona "agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che esse agissero verso di te"; e quindi: "opera per una societa' in cui da ciascuno sia dato a seconda delle sue capacita' ed a ciascuno sia dato a seconda dei suoi bisogni"; e quidni "agisci in modo che in ogni tua azione tu sia l'umanita' come dovrebbe essere". Ed antitotalitario perche' consapevole che il limite e l'imperfezione, la carenza e il bisogno di aiuto, l'inevitabile comune esposizione al dolore e alla morte, sono dati costitutivi dell'esistenza umana, e nessun regime deve mai poter prevalere sui fondamentali diritti di ogni persona: alla vita, al riconoscimento di dignita', alla solidarieta' che salva le vite, alla condivisione del bene e dei beni, alla sobria felicita', alla civile convivenza, al dono e al perdono, alla responsabilita' per l'altra persona, per l'umanita' intera, per l'intero mondo vivente: ogni essere umano ha diritto alla liberta'; senza liberta' non si da' giustizia, cosi' come non si da' giustizia senza liberta'.

Da quando raggiunsi l'eta' della ragione anch'io mi arrovello sulla possibilita' obiettiva e sulle necessarie caratteristiche di una gestione socialista e libertaria della civile convivenza e delle risorse necessarie alla vita comune, al bene comune nella valorizzazione e nella salvaguardia dei beni comuni.

Credo che una gestione socialista e libertaria della vita dell'umanita' sia possibile oltre che necessaria. Anche se ben poche possono sembrare le esperienze storiche rispetto al diluvio di male imposto all'umanita' dai poteri dominanti, tuttavia queste esperienze di liberazione e di solidarieta' efficace, di condivisione responsabile e adeguata ai bisogni, si sono pur date, e sia pure per brevi periodi ed ambiti limitati e tra mille conflitti e contraddizioni; ed anche se esse date non si fossero, resterebbe comunque la persuasione che anche se fino ad oggi non si fosse mai realizzata la giustizia e la liberta', questo nulla dimostra contro la possibilita' che domani esse si possano realizzare: e per questo - per l'affermazione concreta ovvero l'inveramento effettuale dell'eguale dignita' e degli eguali diritti di tutti gli esseri umani - vale comunque la pena battersi sempre. Salvare le vite e' il primo dovere.

Ma e' poi vero che poche siano state le esperienze di progresso reale nell'inveramento della dignita' umana? Io credo sia vero piuttosto il contrario. Tutte le le grandi esperienze storiche di affermazione della democrazia e dei diritti sono altrettanti passi verso la realizzazione del fine dell'umanizzazione dell'umanita', verso il riconoscimento dell'umanita' di ogni essere umano, verso l'universale responsabilita' e solidarieta'.

La socializzazione dei mezzi di produzione non porta necessariamente ai gulag; mi sembra sia vero piuttosto il contrario: che la rapina da parte delle classi sfruttatrici e dominatrici (di qualunque casacca esse si ammantino e comunque si camuffino) rende tutto il mondo una prigione.

A chi pretende d'imporre lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo come stadio insuperabile della vicenda umana, mi sembra si possa e si debba opporre il motto di Rosa Luxemburg che nel capitalismo individuava la barbarie e al socialismo affidava la salvezza dell'umanita' (quel socialismo libertario che la portava ad opporre ad ogni autocrate la considerazione che "la liberta' e' sempre la liberta' di chi la pensa diversamente").

*

Temo che anche la morte di Adil Belakhdim sara' presto dimenticata, come altre avvenute in circostanze analoghe che l'hanno preceduta; e temo che altre morti seguiranno ancora.

Ma penso anche che lo strazio che oggi per questa morte proviamo deve muoverci ad insorgere nonviolentemente per far cessare tutte le uccisioni, per far cessare schiavitu' e razzismo, per far cessare il "disordine costituito" dei mangiatori di carne umana.

Penso che la morte di Adil Belakhdim deve essere un momento di verita', un'ora di parresia.

Tutto si tiene. Il conflitto di classe, ovvero tra gruppi sociali tra loro legati da relazioni di sfruttamento e rapporti di dominazione tali per cui un'esigua minoranza di soverchiatori godono di privilegi immensi derubando e vampirizzando la stragrande maggioranza dell'umanita'; il razzismo, ideologia e pratica finalizzata alla riduzione in schiavitu' che nega l'umanita' della stragrande maggioranza degli esseri umani; il militarismo, che e' l'organizzazione e l'istituzionalizzazione della violenza da parte dei potenti per tenere asserviti nel terrore e nel sangue la stragrande maggioranza dell'umanita'; il maschilismo, che e' la prima radice e il primo paradigma di tutte le violenze. Tutto si tiene. Ed unica e' la lotta per la liberazione dell'umanita'.

A questa necessaria lotta per affermare la dignita' umana di tutti gli esseri umani, per la liberazione dell'umanita' intera, per realizzare una civile convivenza che nessuna persona opprime od esclude, Adil Belakhdim ha dato il suo cotnrinuto fino all'estremo.

Non lo dimenticheremo.

Anche nel suo ricordo proseguiremo la lotta comune.

E qui e adesso anche nel suo ricordo torniamo ad affermare che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.

Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.

Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.

Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.

Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.

Opporsi al male facendo il bene.

Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.

Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza dell'umanita' intera.

Salvare le vite e' il primo dovere.

Chi salva una vita salva il mondo.

Sii tu l'umanita' come dovrebbe essere.