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sabato 15 gennaio 2022

Non sono spaventato. Lettera di Emilio

 

Una lettera di Emilio Scalzo – rinchiuso da oltre un mese nel carcere di d’Aix Luynes per un mandato europeo che lo accusa di aver difeso il diritto alla solidarietà con i migranti al confine con la Francia – a Chiara Sasso, con cui ha scritto il libro A testa alta e con cui condivide la straordinaria lotta del movimento No Tav.

 

Ciao Chiara, sono contento per Zoe, sono sicuro che Desi gli vorrà molto bene come tutti voi. Mi raccomando di farla socializzare con il branco delle mie, così in qualsiasi eventualità potrete lasciarla in buona compagnia. Tu sai che da noi è un Hotel a 5 stelle per quadrupedi…

Sto impegnando un po’ di tempo scarabocchiando degli accadimenti e mi sembra che il materiale non manchi. Giuro che non ho le ansie o il magone e non sono spaventato, sono pronto anche a una sentenza assurda, lo metto in conto. Ma ciò non toglie che delle volte mi guardo intorno e con il sorriso mi chiedo che ci faccio io qua dentro, cosa c’entro con questa gente qua. Già mi sono adeguato, che poi a me la gente piace e vedo che di conseguenza io piaccio a loro.

Con le guardie basta farle sentire importanti e sono contenti e di conseguenza non creano problemi, gli basta poter chiudere e aprire sbarramenti e un po’ di tintinnio di chiavistelli e hanno guadagnato trenta denari, loro dicono il pane.

Con la comunicazione ho un problemino: siete un po’ troppi a scrivere e sto proprio attento a gestire la spesa al minimo storico perché non voglio assolutamente finanziare nessun penitenziario. Vedo che riescono a sfruttare anche i disperati, tutto è molto più caro di quello che già lo è fuori, allora assolutamente spendo solo per prodotti di igiene personale. Sento tanta solidarietà e questo mi dà ancora più forza, qui non sono abituati e sono perplessi sia i carcerati che i carcerieri e questo mi dà modo di “catechizzare” sia gli uni che gli altri.

Nel libro che scriveremo (“A testa alta“) è evidenziato che ringrazio tutti. Ora non ho riesco a rispondere tutti, tu sei famiglia e allora come vedi sto esprimendoti tutto il mio affetto personale, ma tu per favore estendi i miei saluti facendoti da tramite a tutta quella parte del nostro caro movimento Notav, sempre nel mio cuore e nei miei pensieri.

Un abbraccio affettuoso No Covid a tutti. Felice 2022

Francia Meison d’Arrêt d’Aix Luynes, 12 gennaio 2022

Emilio

Ps. Per Bertin e Bianca un abbraccio così caloroso che gli scaldo oltre il cuore anche casa. Non so se è perché mi sento un po’ orfano, ma mi piacerebbe essere come un figlio per loro. A presto!

 

da Comune-Info

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Aggiornamenti su Emilio

“Siamo arrivati stamattina al carcere d’Aix-Luynes, con Marinella, per il suo primo colloquio con Emilio da quando è stato estradato in Francia il 3 dicembre.
Marinella è entrata al colloquio, e noi la stiamo aspettando fuori dal carcere. Intorno a noi ci sono i parenti dei detenuti, donne con bambini piccoli, famiglie immigrate, come in Italia i poveri di questo mondo.

Emilio sta bene, Marinella l’ha trovato in forma e di ottimo umore! Ringrazia tutti e tutte per le lettere e per l’affetto.
Sono riusciti a vedersi per un’ora circa e a consegnare anche un po’ di viveri e indumenti.
In attesa di novità da parte dell’avvocato resta il fatto che la prima visita concessa sia arrivata dopo 45 giorni dall’estradizione, costringendo la moglie a un lungo viaggio notturno per arrivare in tempo al colloquio fissato alle 7 del mattino.
Ma non sarà questo a minare la sua forza e la nostra solidarietà, continuiamo a scrivere ad Emilio, a muoverci e a mantenere alta l’attenzione!”

Emilio libero! Libertà per i/le No Tav!

Dalla pagina Emilio Libero – Comitato di solidarietà

https://www.osservatoriorepressione.info/non-spaventato-lettera-emilio/



Felice anno, Emilio - Daniela Bezzi

E con oggi, 1 gennaio 2022, è passato un mese esatto dal giorno in cui senza neppure suonare il campanello, scavalcando come dei ladri il muro di cinta intorno al giardino, incitandosi l’un l’altro come di fronte a un pericoloso criminale (“… eccolo che esce, prendilo, dai, non lasciartelo scappare…”), sono arrivati in forza a casa di Emilio Scalzo e se lo sono portato via, auto nera che sgomma rabbiosa lungo la statale che da Bussoleno porta dritto al carcere Le Vallette di Torino. I compagni che da giorni si erano avvicendati davanti a casa sua nel più conviviale dei presidii, che registrano ogni attimo dell’arrembaggio mentre protestano con quanto fiato hanno in gola. La moglie Marinella che dopo un ultimo rapido abbraccio, si fa da parte con ammirevole compostezza. Cani abbaianti mentre lui esce di scena A Testa Altissima, come e più del libro che Chiara Sasso ha tratto dal suo percorso di vita. E quel murales del lupo preso in trappola, che lo street artist Alleg aveva dipinto solo pochi giorni prima sul primo piano della facciata, che sembra prendere vita, più che mai premonitore – con quell’orologio che incombe da sopra, mentre cerca di divincolarsi.

Spettacolo vergognoso per sfoggio di blindati, blocco delle strade, carabinieri, digos, elmetti caschi scudi, stra-potenza militare, contro un uomo che da settimane, già da prima che anche alla Corte di Cassazione venisse confermato il verdetto della Procura di Torino, era tranquillamente pronto a partire, valigia fatta, sorriso rassicurante per i tanti che passavano a trovarlo al presidio. Un uomo che quella stessa mattina, nelle ore precedenti la cattura, era stato solo un po’ più serenamente occupato del solito: verso le 9 c’era stata la diretta con Radio Popolare, per ricostruire una vicenda così simile a quella di Mimmo Lucano, e persino più difficile – per via di quel MAE, Mandato di Arresto Europeo, insindacabile, che la Francia aveva emesso contro di lui, che era stato così supinamente accettato dalle autorità italiane nel silenzio generale. Come Mimmo Lucano, anche Emilio Scalzo era infatti impegnato sul fronte dei migranti, che giungendo dalla rotta Balcanica fanno tappa agli ultimi avamposti italiani, le cittadine di Oulx e Claviere, al confine con la Francia lungo la via delle Alpi: percorso quanto mai pericoloso, per chi non conosce i sentieri. E verso le 11 della stessa mattina, ecco che era passato a trovarlo anche Zero Calcare, che in un video aveva sintetizzato la vicenda giudiziaria di Emilio, la sua leggendaria generosità verso i tanti che aveva accompagnato lungo quei sentieri, l’accusa di aggressione verso un gendarme durante una manifestazione lo scorso maggio – video brevissimo ma quanto mai provvidenziale date le circostanze, e che infatti tutte le testate hanno poi ripreso con la notizia dell’arresto.

Alle Vallette Emilio è restato solo per poco, il 3 dicembre eccolo già consegnato alle autorità francesi. E diversamente da quanto il suo stesso legale aveva ipotizzato, la detenzione non è riuscita neppure lontanamente a replicare i domiciliari che gli erano stati concessi in Italia, ma è carcere vero, per giunta a Aix en Provence, a centinaia di chilometri dalla Val Susa. Particolare inquietante, inspiegabile: a un mese dall’avvenuta estradizione, i suoi cari, persino sua moglie, ancora non sanno quando potranno vederlo, andarlo a trovare. Le comunicazioni avvengono attraverso il legale francese che per fortuna parla un ottimo italiano e solo recentemente ha trasmesso una lettera in cui Emilio dice di star bene, di non preoccuparsi per lui, di essere felice per le tante lettere che arrivano. Ma ancora non si sa quando il procedimento potrà avere inizio, con quali scadenze: queste le scarne notizie circa questa storia di incredibile ingiustizia nella legalità, che vede protagonista il “gigante buono” Emilio Scalzo.

Come redazione di Pressenza abbiamo pensato che il miglior augurio di Buon Inizio Anno potesse quindi essere questo corale “Caro Emilio” che abbiamo raccolto in Val Susa, e che vi condividiamo qui sotto. E senz’altro continueremo a seguirla questa storia, importante tenere viva l’attenzione. Non meno importante (raccomandano gli amici di Emilio) è continuare a scrivergli, nel carcere in cui si trova detenuto, c/o Maison d’arrêt d’Aix Luynes, 70 Route Deus, Chateaux du Mont Robert, CS 20600, 13595 Aix en Provence, “per far capire quanto è amato e benvoluto da tutti e NON il criminale che vorrebbero far credere e processare”. Perché questo avrebbero in mente di fare. E sarebbe gravissimo!

Tanti Auguri caro Emilio, a Testa Alta…!

da Nicoletta D.

… sono andata a cercare le immagini del carcere che ti tiene recluso. Quale sarà la tua, tra le finestrelle che popolano come tanti occhi dolenti le mura di questa moderna fortezza? Che cosa vedi oltre le sbarre? Il reticolo delle recinzioni che intersecano i cortili? O il muro di cinta con le garitte delle guardie? C’è qualche macchia d’alberi, qualche prospettiva in lontananza che ti ricordi la tua casa e la tua valle? E come trascorri il non-tempo di quel non-luogo?

Penso alla tua grande figura costretta nel breve perimetro della cella. Tu sei davvero il grande lupo, quello affrescato da Alleg sui muri di casa tua, preso alla tagliola della “Giustizia”, comunque deciso a non arrendersi. E con te ci sono pur sempre la cornacchia e il topolino, piccole, forse insignificanti creature, ma determinate a lavorare di tronchese per tagliare l’immane catena che ti tiene in trappola…

Certo la tua generosità sarà un dono prezioso per i tanti ultimi con te rinchiusi: storie di povertà, inferni da cui fuggire, dignità calpestata e fame… Quella tua mano forte e dolce sarà per loro una carezza.

Caro Emilio, ti vogliamo libero subito, insieme a noi, a lottare ancora.

Con rabbia, affetto e nostalgia,

da Franco T.

… poche ore prima che ti portassero via, avevamo trascorso la notte insieme ai giovani e meno giovani, che tu sapevi unire, con la forza del tuo amore incondizionato per la verità!

Hai scelto di rinunciare a un’esistenza tranquilla, per privilegiare la “felicità comune”, la fede senza confini nell’aiutare il prossimo… Ti abbraccio con infinito affetto.

da Maurizio P. con A.B. e I.P.

… buone feste caro Emilio, anche se sei dietro le sbarre.

Sei prigioniero perché hai dato le tue scarpe a chi ne aveva bisogno per camminare, il tuo cuore ai perseguitati, agli ultimi, perché sei fratello di chi è oppresso, amico, compagno di tutte e tutti noi e per questo tuo esempio, per la tua sete di giustizia e libertà sei ostaggio e prigioniero dell’ingiustizia e dell’arroganza del potere.

Grazie di esserci, grazie di esistere. Le loro sbarre non possono dividerci. Ci stringiamo a Te complici e solidali.

da Giulia F.

… da un mese ti hanno portato via dai compagni, dalla tua famiglia, dalla tua terra, ma non dalle tue lotte. Sono arrivati come ladri, hanno scavalcato i cancelli, invaso la tua casa, come fanno i persecutori e i vigliacchi, senza il coraggio di guardarti dritto negli occhi, come invece sai fare tu.

Non c’è stato giorno in cui tu non sia stato pensato da tutti noi, ciascuno a modo suo ma con l’intensità che sai. Ci siamo, siamo con te, ti siamo vicini, con la voglia di dimostrarti solidarietà e vicinanza, e non senza il timore di recarti un qualche danno con la nostra testarda resistenza, con la fratellanza che rappresenta una colpa per chi semina discriminazione e odio.

Ti abbracciamo stretto e ci stringiamo attorno a chi ti attende più di tutti, alla tua famiglia – ma quanto è difficile sopportare una simile ingiustizia! Come fa arrabbiare il continuo abuso di potere! Ti scriviamo sperando che tu possa leggere questi messaggi, per dirti di non lasciare che ti facciano del male, perché abbiamo bisogno del nostro Emilio, non di un eroe, ma dell’uomo buono, dalle mani grandi che ciascuno vorrebbe accanto quando la lotta diventata dura.

da Ezio B.

… nel 2015 avevo raccolto una tua video-testimonianza per il Tribunale Permanente dei Popoli che aveva aperto una sessione su “Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere” e il TAV era ovviamente in primo piano. Eri stato colpito per la prima volta da misure cautelari, dovevi startene chiuso in casa a Bussoleno. Avevi affrontato la situazione senza piangerti addosso, ma non riuscivi a darti pace circa quel capo d’accusa, “infaticabile attivista notav”: inaudito che il concetto di “presunzione di innocenza” potesse venir rovesciato in “presunzione di colpevolezza”. In quella testimonianza rivendicavi con fierezza la tua militanza, dalle grandi manifestazioni alle riunioni di preghiera con i Cattolici per la vita della valle, alle azioni al cantiere di Chiomonte, sottolineando che mai era stata messa a repentaglio l’incolumità di esseri viventi. Non è difficile immaginarti oggi mentre racconti ai tuoi compagni di prigione i tanti capitoli di una vita vissuta sempre A Testa Alta (questo il titolo del bel libro che scritto insieme a Chiara Sasso, ndr). Anche nel carcere di Aix en Provance, sei sicuramente tu che dai coraggio ai più deboli.

Sono passati più di sei anni da quando scoprivi di essere colpevole del reato di “infaticabile militanza”, oggi scopri che è reato anche la solidarietà che ti ha portato ad aiutare i migranti. Di questi crimini, oggi come ieri, puoi essere orgoglioso.

da Irene R.

… ci siamo visti due sere prima dell’arresto, al presidio che si era creato davanti a casa tua. Abbiamo chiacchierato attorno al fuoco, ci siamo abbracciati. Poi ecco la telefonata che temevo: “Sono arrivati a prenderlo!”. Ero appena rientrata da lavoro, mi rifiondo fuori, e correndo con la macchina arrivo dinnanzi ai posti di blocco di polizia al bivio verso Susa; poco più in là, verso casa tua, anche una volante dei carabinieri.

Parcheggio la macchina un po più giù, a piedi eludo i controlli. Arrivo proprio di corsa, giusto in tempo per gettare uno sguardo dentro la brutta auto nera che sta per portarti via.

Sono certa che anche tu mi hai vista e hai colto l’amore, la compagnanza con cui intendevo augurarti Buona Fortuna, visto che non ci rivedremo per un po’.

Forza e coraggio, caro Emilio! A presto!!!

da Valerio C.

… penso a Emilio è mi sembra di vederlo, che gira in bicicletta per il paese di Bussoleno, salutando tutti con cordialità e amicizia, conosciutissimo da tutti. Una “persona” di un’umanità e disponibilità totale per gli altri. Un vero punto di riferimento per qualsiasi necessità. Ci manca e ci auguriamo di vederlo presto fra noi.

da Beppe S.

Caro Emilio, da un mese è in prigione in Francia, “colpevole” di solidarietà coi migranti, perché gli uomini dovrebbero essere liberi ed avere uguali possibilità, e noi dobbiamo aiutare i nostri “fratelli”. Liberté, Fraternité, Egalité… FRANCIA IPOCRITA!

da Gabriella G. e Ezio R.

Per noi Emilio è l’amico, la persona che semplicemente ha sempre dato voce all’anima del movimento e di tutti noi, la persona che in silenzio decide di FARE e di non stare a guardare, sacrificando la sua libertà per il fatto di essersi messo in gioco. Un pensiero a Marinella: accanto a un grande uomo c’è sempre una grande donna.

da Mimmo B.

… oggi siamo stati al cimitero di Meana per commemorare Raul e purtroppo tu non hai potuto partecipare, però tutti hanno con rabbia rimarcato contro chi te l’ha impedito. Anch’io ho parlato di te dicendo che in qualche modo tu e Raul siete un po’ simili per tanti aspetti, due giganti buoni che le istituzioni hanno cercato di etichettare, Raul come un pazzo da ricoverare e tu come un violento da chiudere in prigione. Ma noi, il popolo valsusino che vi ha conosciuto profondamente, sappiamo la verità, che siete due giganti buoni, che il potere cerca di eliminare come fece la chiesa e i potenti del medioevo contro i cosiddetti eretici che vivevano in questa valle. Questo sistema contro il nostro movimento lo hanno usato fin da subito con Sole e Baleno, due poveri ragazzi lasciati soli contro quel potere che vantava contro di loro prove granitiche che si rivelarono poi false. Adesso però hanno di fronte te, che non sei certo un ragazzino e hai una grande forza morale per affrontare le infamie che cercheranno di addossarti e tutti noi che nel frattempo abbiamo imparato da quale parte stare (con gli ultimi e i più deboli). Tieni duro Emilio. Sappi che noi ti siamo vicino non ti abbandoneremo mai. Insieme supereremo questa ingiustizia e repressione che stanno utilizzando nei tuoi confronti. Se pensano di fare di te un esempio per colpirci sia come movimento No Tav e sia come gruppo No Border si sbagliano di grosso. A presto Emilio!

da Giovanni M.M.

Amico caro, il 26 siamo stati alla commemorazione di Raul, è stata la prima volta che mancavi, e sappiamo bene quanto ci tenevi ad esserci, però ci sei stato lo stesso, abbiamo parlato tanto di Raul e di te!

Raul, il gigante buono che è stato. Emilio il gigante buono che è (così ha detto Mariano)!

Ovunque mi giro la gente chiede di te, e non dico solo NoTav, anche gente comune e persino tanti SiTav, tutti solidali con te…

da Clizia V. e famiglia

Di Emilio ci restano impresse le giornate trascorse in attesa della sentenza di estradizione. Giornate di solidarietà, fratellanza, momenti di condivisione. La quiete prima della “tempesta”.

Poi la sentenza della Corte di Cassazione, che ci ha lasciati amareggiati, ma non sorpresi.

Nonostante tutto, non ci abbattiamo e ora più che mai siamo accanto alla sua dolce figlia e alla sua coraggiosa moglie, in attesa di riabbracciare Emilio.

da René e Roby

Giorni e notti trascorsi in strada o nel cortile di casa tua. Un sorriso, un canto, un racconto, una battuta, una bevuta, ma soprattutto una montagna di solidarietà portata da moltissimi che ti conoscono da anni, oltre che da quelli che ti conoscono appena ma sanno la tua forza, la tua determinazione, tenerezza, il tuo amore per la Valle, il tuo impegno per chiunque si trovi in difficoltà. In attesa degli sbirri che prima o poi sarebbero venuti a prenderti, hai saputo accoglierci tutti con un abbraccio. Hai avuto parole per tutti, tempo da dedicare a tutti, sottraendolo all’intimità della tua famiglia, in quegli ultimi momenti di semilibertà. Giorno e notte ti preoccupavi che ci fosse qualcosa da bere, che il fuoco fosse acceso nelle serate fredde, che ci fossero coperte per chi avrebbe trascorso la notte a guardia del presidio. Emilio che apriva i cancelli a tutti, quei cancelli che uomini davvero piccoli hanno scavalcato per spettacolarizzare un arresto del quale si sarebbero loro stessi vergognati, se avessero semplicemente suonato il campanello. Emilio è oggi ingiustamente recluso dietro ad altri cancelli perché saperlo libero, per i signori del potere, vorrebbe dire riconoscere la propria disumanità. In attesa di riabbracciarlo insieme a tutti i compagni di lotta, ciao Emilio!

da Haidi G.G.

… nel mondo alla rovescia in cui viviamo, accade che decine di agenti della Digos blocchino una strada statale con le camionette, scavalchino di soppiatto un recinto, per afferrare… un pericoloso boss mafioso? No, un uomo profondamente buono e generoso, già condannato ai domiciliari per aver aiutato il prossimo in grave difficoltà. Un uomo che aspettava tranquillamente gli agenti in compagnia degli amici e delle compagne che hanno sopportato giorno e notte il freddo dell’inverno per non lasciarlo solo. Un uomo consapevole di essere nel giusto e perciò in grado di essere sereno, sorridente, persino ironico.
Anni fa ho ricevuto da lui la Tessera n°1 (la prima di molte, tutte Tessere n°1 per non fare torto a nessuno) del NPA. Nucleo Proletari Armati! esclamerà qualche lettore del quotidiano la Repubblica.
No, tranquilli. La tessera dice: Nucleo Pintoni Attivi, fino all’ultima battaglia, fino all’ultima bottiglia… di buon vino valsusino, naturalmente.
Caro Emilio, anche quella che ti ha portato in Francia è una “via dell’aceto”.
Non ho paura per te, ti conosco, so che sei di animo forte. Ho paura per noi senza di te.

(testo integrale di questa lettera: https://www.carlogiuliani.it/archives/homepage/7543)

Buon anno al nostro Emilio Scalzo

https://comune-info.net/felice-anno-a-emilio/


domenica 5 dicembre 2021

Emilio e Turi in prigione: che serva da lezione

Emilio e Turi cercano giustizia ma trovano la legge 


Nel pomeriggio di giovedì 2 dicembre Turi Vaccaro è stato arrestato dalla polizia ferroviaria di Firenze. Dicono che deve scontare un residuo di pena di 5 mesi, più altri due mesi di arresto. Turi è stato trasferito presso il carcere di Sollicciano.

Nei confronti di Turi, pacifista integrale e conseguente, è in atto un vero e proprio accanimento; la persecuzione nei suoi confronti è in atto in ogni parte d’Italia. Oltre tutto Turi è malato ed è reduce da un ricovero ospedaliero in Sicilia, da cui è uscito molto provato.

Il Movimento NO MUOS esprime tutta la massima solidarietà al compagno e invita i movimenti e gli attivisti contro la guerra e contro le sopraffazioni del capitale a chiedere e lottare per la sua liberazione immediata.

Contro la repressione la solidarietà è un’arma.

Turi libero, Emilio libero, tutti e tutte liberi!

Movimento NO MUOS

da qui

 

A chi fa paura Turi Vaccaro?

Ancora una volta il pacifista Turi Vaccaro finisce agli arresti.
Ieri 2 dicembre è stato arrestato dalla polizia ferroviaria di Firenze.

Liberate Turi Vaccaro.
Affermano che deve scontare ancora un residuo di pena di 5 mesi e altri due di arresto, ancora una volta l’uomo più mite del pianeta è stato condotto in carcere a Sollicciano.

A chi fa paura Turi? Un uomo che ha predicato sempre la non violenza contro tutte le guerre e  che ha combattuto contro ogni strumento di guerra come il MUOS di Niscemi.

Lo ricordo quando girava la Sicilia e l’Italia con il suo asino, va ancora oggi, pur essendo ammalato, nei luoghi dove si manifesta per la pace.

Per Turi, cresciuto negli anni settanta, la Pace è quella vera, quella che si è combattuta a Comiso, a Niscemi, in Veneto contro le basi Usa portatrice di guerra in molti paesi del pianeta

Da Sigonella a Catania durante le guerre partono aerei, armi per bombardare vittime innocenti, perché quando si gettano bombe non si uccidono solo nemici ma soprattutto bambini e donne che quella guerra non vogliono nemmeno.

Turi dagli occhi dolcissimi, dalla barba incolta, dal sorriso puro di un fanciullo,  ha sempre protestato salendo sul traliccio del MOUS, senza armi, con l’utilizzo delle sole mani ha tagliato fili spinati e con la non-violenza ha applicato gli articoli 10 e 11 della Costituzione.

A chi fa paura chi applica l’articolo 11 della Costituzione: “l’Italia ripudia la guerra”?
Sicuramente ai politici che la Costituzione hanno calpestato partecipando a tutte le guerre che la Nato ha indetto.

Fa paura ai produttori di armi che sono tanti, fa paura a tutti i governi italiani che le armi le hanno sempre esportate per impinguare le casse.

Meglio in carcere un Turi Vaccaro o un Emilio Scalzo, militante pacifista #Notav che è stato arrestato a Bussoleno, ricercato dalla Gendarmerie francese per il suo impegno nel soccorso ai migranti sulla freddissima via delle Alpi.

No alle patrie galere chi invece nelle piazze la violenza la usa, e sono belligeranti che distruggono sedi sindacali. Quelli le armi le usano, le bombe pure. Le stragi in Italia sono  state fatte da rappresentati al Parlamento.

Mentre i pacifisti dopo il G8 sono solo rappresentanti dai nostri ideali e da nessun altro.

Queste le parole di Nelson Mandela:

“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”

Santina Sconza

 da qui





Al via l’estradizione di Emilio: “tanto noi non ci arrendiamo”



E’ di pochi minuti fa la notizia che Emilio questa mattina sarà estradato in Francia dove, già oggi, avrà la prima udienza nella quale verrà stabilito se dovrà rimanere in carcere oppure se potrà accedere alle misure alternative e quindi essere tradotto agli arresti domiciliari.

Salutiamo Emilio con la promessa che continueremo a sostenerlo, anche se a dividerci sono quelle stesse montagne sulle quali si è battuto per i diritti dei migranti, che ogni giorno rischiano la vita per abbracciare un futuro libero da guerre e miserie.

Lo vogliamo salutare con un video importante, che esprime in pieno il senso di chi è Emilio e di dove punti il suo sguardo, sempre verso i più deboli. Emilio che di dignità ne ha da regalare, a differenza di tutte le parole di cui si riempie la bocca l’intero mondo della politica, non solo italiana, ma anche europea.

1 minuto e 30 secondi di video, realizzato da Luigi D’Alife, che ringraziamo per questo scorcio di profondità immensa su Emilio.

Di seguito le parole di Luigi, condivise dal suo profilo:

“Nei giorni scorsi è arrivata la notizia che la cassazione ha confermato la richiesta di estradizione in Francia per Emilio, in relazione a un iniziativa sul confine tra Claviere e Monginevro. In questi giorni ho continuato a ripensarci su, accumulando una grande rabbia per quella che è l’ennesimo inaccettabile attacco contro la solidarietà messa in campo per sostenere i migranti in transito sul confine.

Ho continuato a pensarci.

Ho ricordato che Emilio è probabilmente la prima persona che ho incontrato e intervistato il primo giorno che sono arrivato a Bardonecchia.

Erano le 21:55 del 22 Dicembre 2017. Da quel giorno sono cambiate moltissime cose.

Eppure le parole di Emilio, nella loro splendida semplicità, restituiscono al meglio la fantastica persona che è, compagno generoso, sempre presente, che restituisce valore ad una parola troppe volte utilizzata con leggerezza come quella di “umanità”.

Non posso che chiudere queste 4 righe con le stesse parole di Emilio”: “Tanto noi non ci arrendiamo”.

Emilio libero! Libertà per i/le no tav! No all’estradizione!

da qui




Un pericoloso criminale - Chiara Sasso


Non c’è niente che faccia più arrabbiare alcune mogli che il ritardo dei mariti a pranzo. Erano poco dopo le 12 di mercoledì 15 settembre a Bussoleno, paese di residenza di Emilio Scalzo, Valle di Susa. La mattinata stava vivendo quel clima tipico settembrino incerto, sospeso fra “sole nuvole”. E così che diventa anche il tempo di attesa di Marinella, “sospeso”, con la tavola apparecchiata e il cibo pronto. Dalla stradina l’unico rumore che arrivava è un flebile miagolio, un gatto, probabilmente finito in qualche buco, un anfratto non riusciva più ad uscire. Marinella decide di mettere fine a quel lamento e chiede a Emilio di intervenire e aiutare l’animale a uscire dalla trappola nella quale si è cacciato. Non poteva immaginare che in fondo alla strada si stava per aprire un’altra trappola. Due auto civetta e altre due volanti della polizia lo stavano aspettando. Ammanettato e caricato su una volante, Emilio sparisce nel nulla.

Marinella aspetta, telefona all’avvocato il quale è all’oscuro di tutto. Trascorrono un paio d’ore prima di venire a conoscenza di un mandato di arresto europeo con richiesta di estradizione in Francia. L’accusa: aver aggredito un gendarme francese durante una manifestazione per i migranti al confine fra Claviere e Monginevro. Il giorno dopo, il 16 settembre la convalida dell’arresto, Emilio viene trasferito al carcere delle Vallette di Torino. A fine mese, il 29 settembre ci sarà un’altra udienza per decidere sull’estradizione. La nuova misura cautelare in attesa del processo in Francia dovrà essere convalidata dalla Corte di Appello. L’avvocato Danilo Ghia esporrà la situazione del suo assistito (facendo riferimento a processi in corso ad ottobre, una situazione che si profila di fatto ostativa per una estradizione).

Marinella è abituata a tutto, anche vedersi arrivare Emilio senza scarpe perché ha lasciato le timberland a qualche migrante al quale servivano per tentare di attraversare il confine. Magari a pieni nudi ma tornava.

Emilio è molto conosciuto per aver trascorso tutta una vita di lavoro in piena rettitudine, pescivendolo ai mercati nei paesi della valle (leggi anche Emilio, di Livio Pepino). Conosciuto per la sua generosità per il suo altruismo e anche sì per il suo incontenibile naturale bisogno di allearsi con le persone più fragili e aiutarli, in questo caso i migranti. È notizia di giovedì 16 settembre che altri due migranti, afghani hanno rischiato la vita precipitando di notte nel lago artificiale nella diga di Rochemolles (Bardonecchia). Sono riusciti da soli a uscirne si sono trascinati fino a un rifugio, immediatamente soccorsi sono stati portati all’ospedale di Susa, un ragazzo di trentacinque anni è stato successivamente portato al Cto di Torino per emorragia celebrale. È una delle tante storie che ci sono su questi valichi alpini. Una di quelle storie dove Emilio non si sentiva di girarsi dall’altra parte.

Intanto in tutta la valle sono in molti a commentare l’arresto sbalorditi. La richiesta di estradizione richiama facilmente reati pesanti, nomi di malavitosi, mafia, traffici di droga. Da quando la notizia è diventa pubblica sono molti gli avvocati di Torino e non solo che si sono cercati in un tam tam per commentare. “L’estradizione del cittadino italiano verso l’estero è un caso limite perché sia la Costituzione che il codice penale la consentono soltanto se prevista da una convenzione internazionale. Ora il Mae, il Mandato di arresto europeo, sembra consentirlo ma è incredibile che venga utilizzato per reati simili…”.

da qui