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sabato 10 ottobre 2015

Restano tre cose - Fernando Pessoa

Di tutto restano tre cose:
la certezza
che stiamo sempre iniziando,
la certezza
che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza
che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione,
un nuovo cammino,
della caduta,
un passo di danza,
della paura,
una scala,
del sogno,
un ponte,
del bisogno,
un incontro.

lunedì 19 gennaio 2015

Il viaggio dell’elefante – Josè Saramago

Salomone e il suo cornac Subhro in viaggio da Lisbona a Vienna.
l’elefante Salomone è come una cosa regalata da un re a un altro re, un pacco-dono, ingombrante, compreso di cornac (cioè custode e conducente di elefanti).
ma Salomone non è un pacco, è un animale non umano, che nel viaggio si fa benvolere da tutti (cosa che capita raramente agli animali umani).
prenditi qualche ora, e piano piano fai anche tu lo stesso viaggio accompagnando Solomone, non te ne pentirai - franz




Inizia così:
Per quanto incongruente possa sembrare a chi non tenga in attenta considerazione l'importanza delle alcove, siano esse sacramentate, laiche o irregolari, nel buon funzionamento delle amministrazioni pubbliche, il primo passo dello straordinario viaggio di un elefante verso l'austria che ci proponiamo di narrare fu fatto negli appartamenti reali della corte portoghese, più o meno all'ora di andare a letto. Si registri sin da subito che non è un semplice caso se sono state utilizzate qui queste parole imprecise, più o meno. Ci siamo dispensati cosí, con notevole eleganza, di entrare in particolari di ordine fisico e fisiologico un po' sordidi, e quasi sempre ridicoli, che, tirati in ballo sulla carta, offenderebbero il cattolicesimo rigoroso di dom joão, il terzo, re di portogallo e degli algarvi, e di donna caterina d'austria, sua sposa e futura nonna di quel dom sebastião che andrà a combattere ad alcácer-quibir e laggiù morirà al primo assalto, o al secondo, quantunque non manchi chi afferma che trapassò per malattia alla vigilia della battaglia.


…Questo romanzo (o racconto lungo che dir si voglia) racconta appunto lo stupefacente itinerario del gigantesco quadrupede e della variegata comitiva incaricata del suo trasporto a destinazione attraverso difficoltà in serie ed aprendosi la strada tra folle festanti, un gruppo che assortisce ufficiali, soldati, religiosi, servi, cavalli e buoi. Una volta giunto a Vienna, a chiusura di un viaggio che acquista via via un sapore squisitamente simbolico, il buon Salomone finirà pure per diventare autore di un miracolo pressoché umano. Il tutto narrato nello stile scorrevole ed affabulatorio del grande Saramago. Il viaggio dell’elefante rappresenta il racconto corale di una parabola visionaria ripescata a viva forza dai meandri della storia. Assolutamente da provare.

… «Un libro corale» – ha sottolineato Pilar del Rio, la moglie di Saramago – , ironico, sarcastico, di grande bellezza e che coinvolgerà i lettori in prima persona, perché “scrivere, come leggere, non sono azioni innocenti, sono tentativi per forzare l’ intelligenza, per andare un po’ più in là, più in là di Vienna, di Valladolid o di Lisbona, più in là di ciò che eravamo quando ci siamo svegliati al mattino e ci ritroviamo con un nuovo giorno davanti.”
C’è uno spirito di «compassione solidale» , secondo Pilar del Rio, che pervade l’ irragionevole viaggio di Salomone e quello non meno faticoso, ma terapeutico, del narratore ed è forse quello spirito verso cui, nel viaggio, dovremmo muoverci,come in un un movimento nel movimento…


Video dei disegni di Mario Castellani, realizzati nel 2011 per rendere omaggio a José Saramago (premio nobel per la letteratura nel 1998) raccontando in immagini il suo romanzo "il viaggio dell'elefante", edito nel 2008:

mercoledì 3 settembre 2014

Le intermittenze della morte – Josè Saramago

romanzo politico, romanzo giornalistico, romanzo thriller, romanzo d’amore, romanzo sulla vita e sulla morte, questo libro è tutto questo e molto altro ancora.
inizi a leggerlo e vai avanti e avanti e ogni pagina resti a bocca aperte per la bellezza e la profondità delle parole, e quando arrivi alla fine non puoi che ringraziare Josè Saramago, per un regalo così grande.
è tutto così verosimile e vero che non dubiti di quello che succede nella storia, anzi pensi che è tutto vero.
e davanti a Josè Saramago mi sento come il bambino di un racconto di Eduardo Galeano:
Introduzione alla storia dell’arte
Ceno con Nicole e Adoum.
Nicole racconta di uno scultore che conosce, un uomo di grande talento e famoso. Lo scultore lavora in un atelier enorme, circondato di bambini. Tutti i bambini del quartiere sono suoi amici.
Un giorno il comune gli commissionò la scultura di un cavallo per una piazza della città. Un camion portò all’atelier un grandissimo blocco di granito. Lo scultore cominciò a lavorarlo, dall’alto di una scala, a colpi di martello e scalpello. I bambini lo guardavano lavorare. Poi i bambini partirono in vacanza, in montagna o al mare.
Quando tornarono, lo scultore mostrò loro il cavallo terminato. E uno dei bambini, con gli occhi spalancati, gli chiese:
-Ma…come sapevi che dentro quella pietra c’era un cavallo?
(qui in spagnolo, o qui, in un’altra versione).
vogliatevi bene, leggete "Le intermittenze della morte" - franz




“Le intermittenze della morte “ inizia così:
Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale, sia pur che si trattasse di un solo caso per campione, che fosse mai occorso un fenomeno simile, che trascorresse un giorno intero, con tutte le sue prodighe ventiquattr'ore, fra diurne e notturne, mattutine e vespertine, senza che fosse intervenuto un decesso per malattia, una caduta mortale, un suicidio condotto a buon fine, niente di niente, zero spaccato.

Il mondo di cui l’autore ci narra pare inizialmente immaginario, ma ben presto ci si rende conto che la descrizione dei personaggi, delle loro azioni, l’analisi dei più reconditi pensieri, la narrazione di problemi e la ricerca di soluzioni non sono affatto fiabeschi e con una quasi terribile epifania ci accorgiamo che Saramago sta parlando di noi, di una comunità, di una collettività che a fatica si muove tra i problemi della vita cercando soluzioni che spesso si dimostrano irrealizzabili: facile è trovarsi in caduta libera verso il caos. La gestione di un accadimento quale il non adempiersi di decessi, fa crollare a catena un sistema che, con sapiente ironia, l’autore fa intendere fondarsi solamente sul perpetuarsi della morte. Egli coglie l’occasione per esprimere la sua critica alla società, alla Chiesa, alla politica e all’uomo contemporaneo che, senza la presenza della morte, scopre tutta la sua debolezza.
Nelle pagine si alternano, quasi come in una danza, i protagonisti che non hanno nomi; ci troviamo improvvisamente a volteggiare tra il primo ministro, il prete, il cardinale, i filosofi, la famiglia di contadini, il vecchio, la chiesa, la religione, il governo, la maphia, il bambino, il violoncellista e la Morte, l’unica con la lettera maiuscola. Forse perché solo lei è la vera protagonista del libro…

…E' stata una vera rivelazione, in più di un senso. La prosa originale proposta da Saramago sconcerta e conquista. L'assenza dei segni di interpunzione, la mancanza di virgolette nel discorso diretto, l'assenza di lettere maiuscole, trascina in una lettura più complicata del previsto ma anche più affascinante. Cercavo di capire il perché di quelle scelte così drastiche, la necessità di imporre al lettore una serie di difficoltà legate alla più elementare comprensione del testo. Perseverando nella lettura ho maturato la convinzione che l'autore delle Intermittenze, avesse ragione. 
Aveva tolto il superfluo e lasciato il necessario, l'essenziale. Inoltre, una volta capito il meccanismo che regola la scrittura, tutto appare fluido e naturale. 
Un'altra caratteristica di questo racconto, ma anche degli altri romanzi dello stesso autore, è costituita dalla mancanza di indicazioni temporali e spaziali, così come la totale assenza di nomi propri, di cosa o persona. Tutto ciò che è specifico viene definito attraverso nomi generici, e attraverso l'uso di complementi di specificazione viene identificato in modo univoco. Inutile e cervellotica precauzione? Questa mancanza di riferimenti permette di concentrare tutta l'attenzione sulla storia, come se solo quella avesse importanza. Le persone descritte non hanno nome perché il loro nome non ha importanza, potrei forse essere io la protagonista, o il mio vicino di casa, o mia cugina. Sono persone comuni, i protagonisti, gente di passaggio con una storia da compiere e portare avanti…

martedì 25 febbraio 2014

Le piccole memorie - José Saramago

ritratto dell'artista da cucciolo, di quando José Saramago era Zezito, un bambino con le radici nel campo, e bravo a scuola, in città.
il mondo era grande, allora.
una lettura appassionante, con una scrittura che ti cattura - franz




Si tratta di una piccola autobiografia del piccolo Saramago, cioè degli anni dell'infanzia di Saramago.
Scritto con il linguaggio semplice, lontano dalle elucubrazioni letterarie dei suoi capolavori, raccoglie in frammenti quegli attimi della sua vita, quei ricordi personali come la scoperta del sesso e dell'amore, gli anni delle scuole, il rapporto con i genitori, i cugini. E non mancano piccole confessioni del tutto personali quali la nascita del cognome (ebbene si, la parola Saramago deriva da un errore all'anagrafe) e la morte del fratellino.
Non di certo un libro di letteratura, ma un libro per chi ama Saramago, per chi ama il suo stile e per chi ama la sua vita.

Nelle sue Piccole memorie, scritte "per far conoscere la personalità dell'autore che ora leggete" Saramago percorre per sintesi fotografica ed emozionale la sua infanzia, prima in un piccolo paese, poi nella capitale portoghese, infine il ritorno all'origine delle sue impressioni, di nuovo Azinhaga.
Nella sua retrospettiva tarda, quando il sentimento della morte si fa impellente, si limita, da un lato, alla semplicità descrittiva del mondo limitato e povero di cui aveva colto i simboli, le scarne parole i comportamenti espliciti, celati prudenzialmente, i comportamenti impliciti, manifestati quando il senno, per il caldo, l'orgasmo interiore, viene messo tra parentesi. Il bambino cercava altro: una lucertola, l'ombra di una pianta, quando viene coinvolto dalle fugaci rappresentazioni degli adulti. Non se ne turba, anzi si sofferma sulle espressioni a latere che accompagnano gli atti. In quel mondo statico si sofferma a fantasticare, ma anche ad analizzare, le piccole sensazioni che alimentano una piccola anima, ancora in grado di recepirle…



lunedì 30 dicembre 2013

L’uomo duplicato – Josè Saramago

uno vede un altro uguale a lui, in un film, fa di tutto per cercarlo, e lo trova, e ognuno dei due ha una compagna, che non distingue l’uno dall'altro.
come fare ad andare avanti in una storia così per trecento pagine? nessuno di noi riuscirebbe a fare una cosa non noiosa, con una storia così (apparentemente) banale.
ma quel genio di Josè Saramago lo sa fare, senza annoiare un minuto, con una scrittura avvolgente e coinvolgente.
c’è il doppio, ma ci siamo noi, che leggiamo, e solo noi sappiamo tutto, Saramago ci ospita in questa storia vertiginosa.
povero chi non trova il tempo di leggere un capolavoro così.
ps: da questa storia è stato girato un film (che sarà in sala nei primi mesi del 2014), “Enemy”, di un regista straordinario, con un attore (protagonista) grandissimo; si può scegliere l’ordine, ma non privatevi né del libro né del film - franz

Il libro inizia così:
L'uomo che è appena entrato nel negozio per noleggiare una videocassetta ha nella sua carta d'identità un nome tutt'altro che comune, di un sapore classico che il tempo ha reso stantio, niente di meno che Tertuliano Máximo Afonso. Il Máximo e l'Afonso, di applicazione più corrente, riesce ancora ad ammetterli, a seconda, però, della disposizione di spirito in cui si trovi, ma il Tertuliano gli pesa come un macigno fin dal primo giorno in cui ha capito che l'infausto nome si prestava a essere pronunciato con un'ironia che poteva essere offensiva. È professore di Storia in una scuola media, e la videocassetta gli era stata suggerita da un collega di lavoro che tuttavia non si era dimenticato di preavvisare, Non che si tratti di un capolavoro del cinema, ma potrà intrattenerla per un'ora e mezza. In verità, Tertuliano Máximo Afonso ha un gran bisogno di stimoli che lo distraggano, vive da solo e si annoia, o, per dirla con la precisione clinica che l’attualità richiede, si è arreso alla temporale debolezza d’animo comunemente nota come depressione. Per avere un’idea chiara del suo caso, basti dire che è stato sposato e non si ricorda di cosa lo abbia portato al matrimonio, ha divorziato e ora non vuole neanche ricordarsi dei motivi per cui si è separato. In compenso, da questa mal riuscita unione non sono nati figli che ora sarebbero lì a pretendere gratis il mondo su un vassoio d’argento, ma la dolce Storia al cui insegnamento lo hanno chiamato e che potrebbe essere il suo cullante rifugio, la vede ormai da lungo tempo come una fatica senza senso e un inizio senza fine...
da qui

mercoledì 4 dicembre 2013

dice Tertuliano Máximo Afonso


Gli insegnanti hanno bisogno di andare a scuola ben nutriti per poter far fronte al durissimo lavoro di piantare gli alberi o i semplici arbusti del sapere in terreni che, nella maggior parte dei casi, tendono più all'agreste che al fecondo.