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domenica 8 febbraio 2026

Restate a casa - Federica Borlizzi

  

L’avevano annunciato ben prima del corteo di Torino ed è arrivato l’ennesimo decreto legge sulla “sicurezza”, capace di far impallidire la stessa Legge Reale. Le norme che contiene non ci parlano più solo di una violenta criminalizzazione del dissenso ma ci indicano la volontà di impedire del tutto la possibilità di manifestare. Un dispositivo liberticida, che espone chiunque all’arbitrio di polizia.

Fermo preventivo

Nell’ambito dei servizi di polizia disposti in occasione di manifestazioni pubbliche, l’autorità di pubblica sicurezza è dotata del potere di trattenere fino a 12 ore chiunque abbia il “fondato motivo di ritenere” che possa porre in essere condotte di “concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”. Come lo deducono questo presunto pericolo? Qui la disposizione costruisce un meccanismo diabolico: dipende dalle “circostanze di tempo e di luogo” e dai (soliti) “elementi di fatto”, “anche desunti” (quindi non solo desunti!) dal possesso di determinati oggetti o da mere segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza in occasione di manifestazioni pubbliche. La misura non ha bisogno per la sua legittimità della convalida da parte dell’autorità giudiziaria, che interviene solo per ordinare l’eventuale rilascio della persona trattenuta. Un chiaro tentativo di “trasformare il giudice in poliziotto” in forza dei parametri sui quali lo si chiama a giudicare, ossia in tema di sospetti.

È chiaro cosa significa? Capiamo l’arbitrio assoluto lasciato alle forze di polizia? Chiunque di noi potrebbe incorrere in questo vergognoso fermo preventivo. Ed è qui che il fine diventa chiarissimo: produrre paura, intimidire

È una tecnica di governo: trasformare la piazza in una zona dove la libertà dipende dall’arbitrio di chi la controlla, dove puoi essere prelevato e trattenuto non per ciò che hai fatto, ma per ciò che – secondo una valutazione discrezionale – potresti fare.

E dodici ore non sono un dettaglio. Dodici ore sono la manifestazione che salta. Sono il lavoro che perdi. Sono il treno che non prendi. È la punizione anticipata, senza processo, senza contraddittorio, senza garanzie effettive. Anche se poi ti rilasciano, l’effetto è già stato ottenuto: ti hanno tolto dalla piazza e hanno mandato un messaggio a tutti gli altri.

Non a caso gli “indici” sono elastici e opachi. Basta un casco (quello del tuo motorino) o degli occhiali troppo scuri. Basta una mera segnalazione di polizia. Tutto può diventare “elemento di fatto”, tutto può diventare “fondato motivo”.

Perquisizioni di polizia

Ma non basta. Perché questo decreto legge è arrivato a peggiorare quanto era previsto nella stessa Legge Reale, inasprendone la portata.

L’art.4 della Legge del 1975 già prevedeva una norma ignobile, funzionale a potenziare i poteri di polizia, a discapito di quelli dell’autorità giudiziaria:

“In casi eccezionali di necessità e di urgenza, che non consentono un tempestivo provvedimento dell’autorità giudiziaria, gli ufficiali ed agenti della polizia giudiziaria e della forza pubblica nel corso di operazioni di polizia possono procedere, oltre che all’identificazione, all’immediata perquisizione sul posto, al solo fine di accertare l’eventuale possesso di armi, esplosivi e strumenti di effrazione, di persone il cui atteggiamento o la cui presenza, in relazione a specifiche e concrete circostanze di luogo e di tempo non appaiono giustificabili”.

Questo decreto legge è arrivato a prevedere le perquisizioni di polizia come strumento ordinario di governo delle piazze.

Primo: si inseriscono esplicitamente le manifestazioni pubbliche tra i contesti in cui questo potere può essere esercitato. Significa normalizzare l’arbitrio punitivo nella gestione delle manifestazioni.

Secondo: si estende il campo alle operazioni “anche destinate alla prevenzione di reati che turbino l’ordine e la sicurezza pubblica” in luoghi “caratterizzati da un consistente afflusso di persone”. Questa è la clausola elastica perfetta: “ordine e sicurezza” più “afflusso di persone” uguale qualunque contesto urbano e qualunque evento collettivo. La norma diventa uno strumento di controllo preventivo di massa.

Terzo: si allarga anche l’oggetto della perquisizione, sostituendo “strumenti di effrazione” con “strumenti di effrazione o atti ad offendere”. Qui l’arbitrio esplode, perché “atti ad offendere” è una categoria a geometria variabile, che dipende dal contesto e dall’interpretazione di chi interviene. È la formula che consente di trasformare in indizio qualsiasi cosa: un oggetto comune, un equipaggiamento di protezione, qualcosa che in altri contesti sarebbe irrilevante.

Si prende una norma già liberticida e la si trasforma in un dispositivo ordinario per governare le piazze attraverso l’arbitrio delle autorità di polizia.

Perquisire come ulteriore tecnica di pressione: selezionare, intimidire, dissuadere.

E non finisce qui, perché il decreto legge prevede anche: Daspo “politico” dalle manifestazioni (fino a dieci anni) e 10.000 euro di sanzioni pecuniarie se il corteo “esce dal tracciato” prefissato.

Insomma, siamo davanti a un tentativo esplicito di neutralizzare preventivamente il dissenso, attraverso fermi, perquisizioni, daspo decennali, multe.

Un decreto scritto per farci restare a casa.

Vogliono impedirci, in ogni modo, di scendere in piazza, perché temono le piazze. Temono che le persone possano organizzarsi, allearsi, manifestare contro un autoritarismo che sta assumendo sempre più le forme di regimi passati: disprezzo per il dissenso, disprezzo per i deboli, disprezzo per le regole democratiche e per ogni tipo di limite al proprio delirante potere. L’unica risposta possibile è fare esattamente ciò che vogliono impedirci: organizzarci di più, proteggerci di più, esserci di più. Moltiplicare le piazze, moltiplicare le alleanze, moltiplicare la capacità non solo di resistere ma anche di contrattaccare.

da qui

mercoledì 16 marzo 2022

Arrivano i Taser in città - Federica Borlizzi

 

Dal 14 marzo è arrivato, in pianta stabile, il taser in sei città italiane (Roma, Milano, Bologna, Firenze, Bari, Brindisi, Reggio Calabria), rispetto alle quali era già partita una sperimentazione. Dal 21 marzo l’utilizzo del taser riguarderà altre undici città. Si tratta di 4.482 Taser (con un costo ciascuno di 1.600 euro) dati in dotazione a carabinieri, polizia e guardia di finanza, con la possibilità di utilizzo anche da parte delle polizie locali.

I taser, com’è noto, sono delle armi a impulso elettrico che servono per immobilizzare il soggetto colpito. Nel 2007, l’Onu ha classificato il “taser” come arma di tortura. Dal 2000, negli USA, sono più di 1.000 le persone morte a causa di tale strumento (fonte: Amnesty).

Ricapitolando quanto successo in Italia:

1. Con il decreto legge n.119/2014 (Governo Renzi), si andò ad introdurre la possibilità di avviare una sperimentazione rispetto all’utilizzo del taser nel nostro Paese;

2. Nel luglio 2018, il ministero dell’Interno, Matteo Salvini, adotta una circolare con cui prevede l’avvio della sperimentazione, per tre mesi, del taser per la gestione dell’ordine pubblico da parte di carabinieri; polizia, guardia di finanza;

3. Con il decreto legge n.113/2018 (art.19) ossia il Decreto “sicurezza” di Salvini, la sperimentazione nell’utilizzo del taser viene estesa alle forze di polizia locale nelle città con più di 100.000 abitanti, previa adozione di un apposito regolamento comunale;

4. I periodi di sperimentazione del taser sono stati, via via, prorogati tramite decreti del ministero dell’Interno, l’ultimo del 6 marzo 2019;

5. Nel gennaio del 2020, viene adottato da parte del consiglio dei ministri, su proposta della ministra Luciana Lamorgese, un regolamento con l’intento di far entrare il taser nell’armamento ordinario di reparto (modificando il DPR n.359/91);

6. Sempre nel gennaio del 2020, il Consiglio Superiore di Sanità evidenzia come l’utilizzo del taser può comportare arresti cardiaci nei soggetti destinatari, sottolineando come ciò dipenda “dalla potenza dell’arma, dalla durata della scarica elettrica e dalla sua eventuale reiterazione, nonché dalla sede del bersaglio”;

7. Nel luglio del 2020, il bando da 10 milioni di euro per fornire 4.482 taser viene vinto dalla multinazionale statunitense AXON. Tuttavia, lo stesso mese, il ministero dell’Interno ritira i taser della società, per criticità emerse nell’utilizzo delle armi. Parte, nel febbraio del 2021, una nuova gara d’appalto. Alla fine, dopo una vicenda giudiziaria, sarà sempre la società AXON a fornire i taser (nonostante fosse stata nuovamente esclusa anche dal secondo bando di gara per difformità dell’arma). Insomma, da oggi, le forze dell’ordine sono datate – in pianta stabile del taser – ossia di un’arma potenzialmente letale e che, secondo la stessa Corte Edu e l’ONU, comporta il rischio elevatissimo di abusi nell’utilizzo.

D’altronde, durante le prime sperimentazioni in Italia, fece scandalo l’utilizzo del taser a Firenze, nel settembre del 2018, contro un senzatetto di ventiquattro anni, con gravi problemi psichiatrici.

A livello locale, la possibilità di dotare i vigili urbani del Taser dipende dalle decisioni dei singoli Comuni. Non a caso Antigone, nel dicembre del 2018, ha chiesto ai Sindaci di non prevedere tale possibilità. A Roma, ad esempio, questa possibilità non esiste e ciò ha comportato le critiche di alcuni sindacati della polizia locale che hanno sottolineato di sentirsi discriminati per il mancato utilizzo da parte loro del taser. Fantastiche sono, a riguardo, le dichiarazioni di Marco Milani, segretario romano del sindacato Sulpl: “A Roma è ormai consuetudine essere impiegati negli sgombero di appartamenti a San Basilio e Tor Bella Monaca su disposizione del Prefetto ed è frustrante per i lavoratori, vedere i colleghi di altre forze operare con caschi, sfollagente ed altri strumenti di protezione individuale e essere invece considerati dalla propria amministrazione e dal governo, lavoratori di serie B”. Già queste dichiarazioni dovrebbero far capire quanti rischi corriamo nell’utilizzo di queste armi ad impulsi elettrici che, secondo alcuni, dovrebbero essere utilizzati durante le operazioni di sgombero degli edifici. Figurarsi cosa potrà accadere durante le manifestazioni di protesta. Figurarsi cosa potrò accadere dinanzi a persone gravemente vulnerabili (come ad esempio malati psichiatrici, alcolisti, tossicodipendenti). Insomma, come al solito, la sbronza securitaria ha prodotto un’altra gravissima conseguenza. Sentiamoci tutt@ un po’ più insicur@!

da qui