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venerdì 28 marzo 2025

l'attualità di Karl Marx

scrive Karl Marx:

"Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa."


Il 10 giugno 1940 Benito Mussolini pronuncia il discorso con il quale annuncia l'ora delle decisioni irrevocabili. “Comincerò dall'Esercito, al quale spetta il compito della difesa delle frontiere terrestri. Aggiungo subito che la difesa non deve essere interpretata in senso limitativo: spesso la miglior difesa è l'offesa.”

 

Mattarella: «Sulla difesa Ue decisioni non più rinviabili. Compito delle Forze armate è difendere la democrazia»

martedì 15 agosto 2023

Vai avanti tu soldato ucraino, che la vittoria è vicina

di Francesco Masala con Bob Dylan, Michele Santoro, Scott Ritter, José  Saramago, Peppe Sini … ma anche video e altro

Siamo in guerra ed è una guerra di accerchiamento, ognuno di noi assedia l’altro ed è assediato, vogliamo abbattere le mura dell’altro e mantenere le nostre. L’amore verrà quando non ci saranno più barriere, l’amore è la fine dell’assedio – José  Saramago

 

Nel complesso, c’è chi nota che LA SUPERFICIE GUADAGNATA IN TRE MESI DI KONTRASTUP È INFERIORE A QUELLA CHE I CIMITERI UCRAINI HAN DOVUTO CREARE EX NOVO PER FARE SPAZIO ALLE NUOVE SALME… (da qui)

 

Fin dall’inizio di questa guerra ci hanno descritto Putin come il nuovo Hitler.

In 18 mesi secondo l’ufficio del procuratore generale ucraino, sono 499 i bambini uccisi dall’inizio dell’invasione (Guardian).

Nei primi sette mesi del 2023 secondo l’Unicef sono morti 289 i bambini morti nel Mediterraneo

E se guardiamo i morti civili in Ucraina sono 9000 dall’inizio della guerra (da qui), mentre i migranti morti (meglio, lasciati morire) nel Mediterraneo sono stato 2060 nei primi mesi del 2023 (da qui)

 

Osservate la cruda verità dei numeri: vengono lasciati morire nel mare Mediterraneo almeno tanti bambini quanti ne muoiono nella guerra in Ucraina.

 

Fate qualche conto, guardate in faccia i governanti europei e vomitategli addosso, guardate in faccia quei venditori di armi all’Ucraina che sono la Nato (compresa la cristiana Europa), quegli assassini.

 

“E spero che moriate
e che la vostra morte giunga presto
seguirò la vostra bara
in un pallido pomeriggio
e guarderò mentre
vi calano giù nella fossa
e starò sulla vostra tomba
finché non sarò sicuro che siate morti.”

 

Ascoltate la canzone di Bob Dylan, e leggete la traduzione di Riccardo Venturi, sembra scritta ieri, per questa e tutte le guerre


 

PADRONI DELLA GUERRA

Venite padroni della guerra
voi che costruite i grossi cannoni
voi che costruite gli aeroplani di morte
voi che costruite tutte le bombe
voi che vi nascondete dietro i muri
voi che vi nascondete dietro le scrivanie
voglio solo che sappiate
che posso vedere attraverso le vostre maschere

Voi che non avete mai fatto nulla
se non costruire per distruggere
voi giocate con il mio mondo
come se fosse il vostro piccolo giocattolo
voi mettete un fucile nella mia mano
e vi nascondete dai miei occhi
e vi voltate e correte lontano
quando volano le veloci pallottole

Come Giuda dei tempi antichi
voi mentite e ingannate
una guerra mondiale può essere vinta
voi volete che io creda
ma io vedo attraverso i vostri occhi
e vedo attraverso il vostro cervello
come vedo attraverso l’acqua
che scorre giù nella fogna

Voi caricate le armi
che altri dovranno sparare
e poi vi sedete e guardate
mentre il conto dei morti sale
voi vi nascondete nei vostri palazzi
mentre il sangue dei giovani
scorre dai loro corpi
e viene sepolto nel fango

Avete causato la peggior paura
che mai possa spargersi
paura di portare figli
in questo mondo
poiché minacciate il mio bambino
non nato e senza nome
voi non valete il sangue
che scorre nelle vostre vene.

Che cosa sono io per parlare quando
non è il mio turno?
Direte che sono giovane
direte che non ne so abbastanza.
Ma c’è una cosa che so
anche se sono più giovane di voi:
so che perfino Gesù
non perdonerebbe quello che fate

Voglio farvi una domanda:
il vostro denaro vale così tanto
vi comprerà il perdono
pensate che potrebbe?
Io penso che scoprirete
quando la morte esigerà il pedaggio
che tutti i soldi che avete accumulato
non serviranno a ricomprarvi l’anima

E spero che moriate
e che la vostra morte giunga presto
seguirò la vostra bara
in un pallido pomeriggio
e guarderò mentre
vi calano giù nella fossa
e starò sulla vostra tomba
finché non sarò sicuro che siate morti.

(traduzione di Riccardo Venturi)

 

Ascoltate Michele Santoro e provate a non essere d’accordo, se ci riuscite:


  

Aaron Mate qui spiega perché la guerra continua, fino all’ultimo ucraino (e non è un modo di dire)

I soldati ucraini morti senza pace, spiega qui NicolaiLilin.

Diego Ruzzarin e Santiago Armesilla ci dicono qui quanto la fine della guerra sarebbe vicina, se fosse una guerra normale.

Diceva, pare, Abe Lincoln (già presidente Usa e noto proprietario di schiavi) :Puoi imbrogliare una persona tutte le volte, puoi anche imbrogliare tutti almeno una volta, ma non puoi imbrogliare tutti tutte le volte.

Douglas MacGregor (qui) ricorda quanto le bugie alimentano bugie, e a Washington, fra una tirata e l’altra di polvere bianca, raccontano che la vittoria è vicina, ma anche Hitler era ottimista sulla sua vittoria anche quando il bunker a Berlino era circondato dai carri armati russi.

 

Anche Nicolai Lilin ci parla delle bugie della maggior parte dei giornalisti qui

 

 

Nel 1915 apparve nei cinema degli Usa il capolavoro di David W. Griffith, The Birth of a Nation (Nascita di una Nazione), che dava largo spazio alla rappresentazione del Ku Klux Klan come controllori di un ordine sociale messo in pericolo dall’integrazione dei neri in America, un atto d’amore verso il Ku Klux Klan (vedere per credere, il film è anche online, per esempio qui).

Oggi David W. Griffith girerebbe Morte di una Nazione, un atto d’amore verso i nazisti ucraini e della Nato.

 

Se avete la pazienza di vedere e ascoltare Manlio Dinucci (qui) potete scoprire che Zelensky è stata (ancora lo è) una spia/agente dei servizi segreti anglosassoni, Scott Ritter lo ha capito, guardate il suo documentario completo, in due parti:

qui e qui

 

Ho letto da poco che anche Mussolini era a libro paga della perfida Albione (qui).

 

Vi ricordate Putin ladro di bambini? Sembra che dall’Ucraina li portino negli Usa (qui), si potrà dire?

 

Avete presente quei ragazzini che per non andare all’interrogazione inventano le cose più assurve, tipo che è morta (per la quarta o quinta volta) la nonna?

Nilolai Lilin spiega qui che la Nato, in attesa di trovare una scusa per mollare tutto, continua a far ammazzare i soldati ucraini, e non solo.

Alla Casa Bianca tra una tirata di cocaina e un videogioco sull’imbattibilità della Nato, studiano il caso, senza fretta.

D’altronde, si sa, gli Usa (e la Nato) vincono guerre contro i deboli, per esempio Grenada, nel 1983 (qui).

Contro gli altri popoli e paesi che non sono Grenada, bombardano, fanno stragi di civili (le famose vittime collaterali, innumerevoli), fanno i terroristi (qui), o li creano e li finanziano (Isis o Daesh, per fare un nome conosciuto), rubano (come in Siria, i soldati Usa sono ancora lì, non invitati), poi fanno gli indifferenti, zitti zitti se ne vanno come se non li avessero mandati via, lasciano le macerie e trovano un altro stato da invadere, o bombardare, e si ricomincia.

continua qui                         

domenica 13 agosto 2023

qualche considerazione sulla cancel culture

La cancel culture è un contenitore (semplice, e non complesso, come sono le cose umane) per milioni di parole e immagini che esistono, e che qualcuno, a torto o a ragione, vorrebbe cancellare.

Faccio tre esempi.

Se qualcuno facesse sparire la statua, in qualche piazza, di Adolf Hitler sarebbe da disprezzare? E perché fare sparire, o solo imbrattare, con vernice indelebile, la statua a cavallo di Leopoldo II re del Belgio (assassino di almeno 10 milioni di africani, qui e qui) sarebbe deprecabile?

 

Non si parla di censure per gli storici, o la ricerca, solo degli omaggi pubblici in forma di statue, in luoghi pubblici, a serial killer.

Poi ci sono anche quegli incapaci che mai hanno scritto o scriveranno un libro memorabile e si mettono a riscrivere i libri degli altri, e dai libri di Mark Twain vogliono cancellare la parola negro (l’unica esistente allora, per indicare gli schiavi africani e i loro discendenti afroamericani).

Come se qualche governo italiano (composto da ministri fini intellettuali) decidesse di cambiare i nomi dei non italiani, per esempio cambiando Oliver Stone in Oliviero Pietra, o John Cage in Giovanni Gabbia.

 

Quando ero bambino, negli anni sessanta, sui muri c’erano ancora tante scritte (come canta De Gregori qui), citazioni di quel tipo delle decisioni irrevocabili, si chiamava Mussolini.

Non ci sono più, non so se per la cancel culture, o per la speculazione edilizia, comunque meno male che sono sparite dai muri delle città (qualcuno le avrà fotografate, sono in qualche libro, e va bene così).

venerdì 14 settembre 2018

SPERGIURO (il senso politico della sconfessione della magistratura da parte di un ministro della repubblica) - Gian Luigi Deiana



l’otto settembre di matteo salvini corrisponde curiosamente al 3 gennaio di benito mussolini; è vero che l’italia creata da mussolini trovò in un otto settembre (1943) la chiusura del sipario e un tragico supplemento di scena, ma quel sipario restò aperto oltre vent’anni, da quando il 3 gennaio 1925 mussolini rivendicò il processo politico che era culminato col delitto matteotti e svilì il parlamento ad ”aula sorda e grigia” buona per far bivaccare le sue ronde: attenzione, non si é trattato di una critica
al parlamento da parte di una parte politica, ma della sconfessione di un massimo organo dello stato da parte di un suo primo ministro: cronologicamente ebbe inizio qui la ”dittatura”;
ecco qua, l’otto settembre 2018, ieri, ha tutta l’aria di quel tronfio 5 gennaio di mussolini, se prestiamo attenzione non alle smancerie conclamate e alle pisciate in piazza, ma all’ordinamento istituzionale sul quale un ministro, ministro dell’interno e plenipotenziario di fatto dei ministeri fondamentali (esteri, rapporti con l’europa, difesa ecc.) ha giurato con il presidente della repubblica e il presidente del consiglio come garanti di fronte alla nazione;
forse appare per ora trascurabile l’otto settembre di questi due massimi garanti: mattarella era occupato a dolersi per la discussione dei valori dell’europa, mentre conte era al paese natio a sorridere e a dichiarare che da avvocato difenderebbe salvini: ok, caro fighetto, ma da garante di un giuramento che cazzo fai, copri uno spergiuro?
ora su questo personaggio, salvini, pompato incessantemente da due pompe ad azione alternata, la simpatia e l’antipatia, se ne dicono di pancia di tutti i colori, ma qui dovremmo uscire dai colori e ragionare solo in bianco e nero, e cioè per la pura forma di inchiostro che definisce il patto generale senza cui saremmo tutti (”tutti”) autorizzati al caos:
1, prima condizione del patto generale: questo è uno stato di diritto e chiunque ci capiti dentro ne è titolare;
2, seconda condizione: l’unico organo istituzionale deputato a vagliare il diritto di chi capita dentro la ”giurisdizione” è la magistratura;
3, l’operazione diciotti è illegale per ragione giurisdizionale, in quanto il vaglio giudiziario è stato anticipato illegittimamente da un ordine di governo;
4, l’intervento della magistratura è obbligato in primo luogo non per la persecuzione del presunto reato (quello di salvini come ministro) ma in tutela di diritto (quello dei naufraghi sequestrati sulla nave);
5, se io o tu o lui fossimo arbitrariamente impediti nel diritto esigeremmo la tutela del nostro diritto e ‘conseguentemente’ la persecuzione del reato: al centro dell’azione giudiziaria vi è quindi prima la vittima e dopo il presunto reo;
6, la cronaca sulla cui sella è subito saltato palla di lardo curiosamente sorvola sulle vittime e sul loro status di diritto, mentre si concentra sul presunto reo dandogli modo di spacciarsi da sè, lui spergiuro istituzionale, come vittima politica: è sempre questa è la capriola mortale per una repubblica;
la conclusione è grave, gravissima: salvini salta il diritto di quelli della diciotti esattamente come mussolini saltò il cadavere di matteotti; adduce a giustificazione il fatto di essere stato votato mentre i giudici no, con precedenti in materia del calibro di hitler o di erdogan;
bene, il profondo di questo disastro è l’abissale discredito nel quale persiste in modo spudoratamente parassitario l’opposizione ufficiale: è questo magma insano che a sua volta consente a palla di lardo di proclamare lo svuotamento delle istituzioni, l’invasione dei poteri ed il vuoto del diritto, in quanto tale, come soluzione:
IL VUOTO

sabato 3 marzo 2018

altri pensieri elettorali

Il popolo non elegge chi lo cura, ma chi lo droga.(Nicolás Gómez Dávila)

Vota oggi, te ne pentirai domani.(Poster elettorale affisso in Gran Bretagna)

La democrazia ti permette di votare per il candidato che ti dispiace di meno.(Robert Byrne)

La cosa migliore di questo gruppo di candidati è che solo uno di loro può vincere.
(Will Rogers)

Elettore. Colui che gode del sacro privilegio di votare per l’uomo scelto da un altro uomo. (Ambrose Bierce)

Se Dio avesse voluto che noi votassimo, ci avrebbe dato dei candidati.(Jay Leno)

Se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori. (Corrado Guzzanti)

Avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile.(David Foster Wallace)

Fra imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non vogliono cambiare niente, com’è difficile scegliere! (Gesualdo Bufalino)

 “Vai a votare quest’anno?”.“No, ringraziando Dio non mi serve niente!”.(Ficarra e Picone)

Il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l’elettore medio.(Winston Churchill)

L’unica consolazione, di fronte a certi duelli elettorali fra due candidati, è che almeno uno dei due perderà.(Gesualdo Bufalino)

Il fatto di poter eleggere liberamente dei padroni non sopprime né i padroni né gli schiavi. (Herbert Marcuse)

Niente c’è di definitivo nel mondo, ma le cose meno definitive di questo mondo sono le vittorie elettorali.(Benito Mussolini)

Se volessimo capire in cosa consiste davvero la razza umana, dovremmo solo osservarla in tempo di elezioni.(Mark Twain)

Andate a votare, che per i corridoi i lavoretti dei bambini sono stupendi!(TheMadman)

da qui

martedì 3 gennaio 2017

Non viviamo in un mondo di “post verità”, viviamo le bugie di altri - Robert Fisk


Non viviamo in un mondo di “post-verità” *, né in Medio Oriente né in Occidente e, peraltro,  neanche in Russia. Viviamo in un mondo di bugie. Abbiamo sempre vissuto in un mondo di bugie.
Date soltanto un’occhiata alla devastazione del Medio Oriente con la sua storia di repubbliche popolari e di odiosi dittatori. Si deliziano della disonestà, anche se tutti loro – tranne il defunto Muammar al-Gaddafi – chiedono elezioni regolari  per fingere  il loro ritorno al potere.
Ora, suppongo, siamo noi che abbiamo elezioni regolari basate su bugie e così, forse
Trump  e gli autocrati arabi andranno piuttosto d’accordo. A Trump già piace il Maresciallo/ Presidente al-Sissi dell’Egitto, e ha già un campo da golf a Dubai. Il fatto che Sissi “traffichi” in bugie, che falsifichi i fatti, dovrebbero far sentire Trump molto a suo agio in Medio Oriente. La misoginia, il bullismo, le minacce ai suoi oppositori politici, l’autoritarismo, la tirannia, la tortura, lo scherno nei riguardi delle minoranze, è parte integrante del mondo arabo.
E guardate Israele. Il futuro ambasciatore degli Stati Uniti che potrebbe essere anche l’ambasciatore di Israele negli Stati Uniti, non può aspettare a spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme. Sembra provare maggior antagonismo verso la sinistra ebrea in America che verso i palestinesi che rivendicano Gerusalemme Est come capitale e per il cui stato non ha nessun interesse. Trump farà infuriare gli arabi? Oppure se la caverà con una piccola risistemazione domestica dell’ambasciata israeliana poiché gli Arabi del Golfo, per lo meno, sanno che l’anti-Sciismo contro la Siria, l’Iran ed Hezbollah – si adatta abbastanza bene ai potentati sunniti che hanno continuato a finanziare Isis e Jabhat al-Nusra e tutti gli altri allegri jihadisti?
Suppongo che “post-verità” abbia più a che fare con i media sociali che con le elezioni ingannevoli. L’uso dei media sociali nel raccontare la battaglia di Aleppo Est è stato straordinario, strano, pericoloso, perfino violento, quando non un solo giornalista occidentale ha potuto riferire di persona la guerra ad Aleppo Est. E’ stato fatto un grande danno proprio alla credibilità del giornalismo – e  ai politici – con l‘accettazione di una parte della storia soltanto quando non un/una solo/a giornalista può confermare con i propri occhi che cosa si sta riferendo.
Abbiamo consegnato il giornalismo ai media sociali; gli uomini armati che controllano le zone dalle quali sono arrivati questi rapporti, sanno che possono ricorrere di nuovo allo stesso strattagemma la prossima volta. Lo faranno, a Idlib. Questo problema nella regione è, però, molto molto più grosso di una provincia siriana. Si tratta ora della malleabilità dei fatti nell’intero Medio Oriente.
Le 250.000 persone “intrappolate” ad Aleppo Est, ora che 31.000 hanno scelto di andare ad Idlib, molti di più ad Aleppo Ovest – sembra siano state un po’meno di 90.000. E’ ora possibile che almeno 160.000 dei civili “intrappolati” ad Aleppo Est non esistessero realmente, ma nessuno lo dice. Quella fondamentale statistica di 250.000, proprio la punteggiatura di ogni rapporto sull’enclave assediata,  è ora dimenticato o ignorato (forse saggiamente) da coloro che la hanno citata.
E, inoltre, nessuno ci parla dei civili di Palmira ora che l’Isis è ritornata: E Mosul? Non stavamo per liberare un milione di civili intrappolati là dai jihadisti – certamente non meno meritevoli dei 250.000 o dei 100.000 odei 90.000 o meno, civili intrappolati ad Aleppo Est?
Gli americani ora dicono che le forze irachene si stanno “raggruppando e “posizionando di nuovo” intorno alla seconda città dell’Iraq; “raggrupparsi e “organizzarsi di nuovo” è quello che le Forze di Spedizione britanniche avevano fatto durante la loro ritirata verso Dunkirk.
Come possiamo lamentarci delle bugie di Trump di chi è favorevole alla Brixit, quando noi giornalisti stiamo sminuzzando i fatti del Medio Oriente? Noto, tuttavia, nei nostri giornali e alla televisione, che il muro di Israele è un “recinto di sicurezza”, che le sue colonie sono insediamenti” che sono “controversi”  invece che illegali.
Possiamo davvero scuotere la testa increduli di fronte alle bugie elettorali, quando abbiamo continuato per anni a mentire ai nostri lettori e telespettatori?
Il mio filosofo giornalistico preferito, Fintan O’Toole del giornale The Irish Times, lo ha capito bene questo mese quando ha scritto che la “falsità della politica nel 2016 è stata davvero incredibile sia per la sua sfrontatezza che per la sua efficacia. La dichiarazione della parte favorevole all’uscita,  nel referendum per la Brexit, che sarebbero state presi 350 milioni di sterline alla settimana dal contributo del Regno Unito al bilancio del Regno Unito per metterli nel Servizio Sanitario Nazionale, è stato rapidamente e globalmente demolito. Essere stati “beccati” a mentire  non contava…era una prova di uno strano genere di autenticità. Bugie palesi dimostravano che eri uno degli esperti che il massimo sostenitore della Brexit, Michael Gove invitava gli elettori del Regno Unito a disprezzare e ignorare…”
Raccontare bugie, secondo O’Toole, “fluttua liberamente senza nessuna pretesa di essere ancorato alle prove”. Da nessuna parte questo potrebbe essere rappresentato in maniera più spaventoso che negando l’Olocausto degli Ebrei (o l’Olocausto degli Armeni) quando i media sociali – O’Toole specificamente nomina Facebook e Google – “ora indirizzano gli utenti verso false notizie di cronaca e disgustosa propaganda neo-nazista con appena un’alzata di spalle. Le compagnie invocano, in loro difesa, un’idea della ‘diversità di prospettive’, un eufemismo orwelliano in cui la convinzione che l’Olocausto non era mai avvenuto è valido quanto la cognizione che era avvenuto.”
Non ho mai accettato la sciocchezza del nazismo e della destra americana. Trump non è Hitler, anche se c’è una specie di fascismo teatrale riguardo alla sua interpretazione. E’ più buffone che satanico, più Duce che Fuehrer. Cesare Rossi uno dei primi collaboratori di Mussolini, una volta descrisse il suo leader come una persona che si spostava rapidamente “dal cinismo all’idealismo, dall’impulsività alla prudenza, dalla generosità alla crudeltà…dalla moderazione all’intransigenza. Era come se non avesse mai conosciuto il suo ego genuino e stesse sempre impegnandosi   qualche imitazione falsa.” Poteva esserci una migliore descrizione di Trump? Come disse Giovanni Gentile, il filosofo del fascismo dell’epoca di Mussolini: “la risata è del diavolo e i veri credenti non sorridono tranne che per amaro sarcasmo.”
Quel cupo uso della parola “risata” è la chiave per comprendere questo. La Seconda Guerra mondiale è finita quando sono nato, ma ci sono abitudini angoscianti che coloro che appartengono alla destra della politica europea dimostrano, quando vogliono schernire i loro nemici, caratteristiche che trovo profondamente inquietanti.    E’ la politica della “ultima risata”, dell’umiliazione di coloro che pensavano di essere più giudiziosi  e che ora devono rimpiangere il giorno della loro ipotetica superiorità. Contate soltanto quanti titoli di prima pagina e quanti scrittori si sono riferiti alla “ultima risata di Trump”. E’ una cosa brutale e vendicativa.
La maggior parte di noi ricorda le parole vergognose e false  di Nigel Farage (politico britannico, capo del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito dal 2006 al 2009 e dal 2010 al 2016, n.d.t.) al Parlamento Europeo il 28 giugno, quando sostenne che la maggior parte dei suoi membri “non ha mai svolto un buon lavoro”. E’ stata, però, l’altra sua osservazione che è stata spaventosa: “Non è un buffo? Quando sono arrivato qui 17 anni fa e ho detto che volevo condurre una campagna per convincere la Gran Bretagna a lasciare l’Unione Europea, tutti avete riso di me – ebbene, devo dire,  che ora non state ridendo, vero?”
Quelle parole hanno rinfrescato la mia memoria. Dove avevo sentito prima questo scherno?
Poi, proprio per caso, eccomi in Polonia pochi giorni fa, a leggere il libro del defunto Martin Gilbert, intitolato Auschwitz and the Allies, che tratta del fallimento degli Stati Uniti e della Gran Bretagna di reagire militarmente alla notizia dei campi di sterminio nazisti. E lì lessi queste parole, pronunciate da Adolf Hitler il 30 settembre 1942:  “Anche in Germania gli ebrei una volta ridevano delle mie profezie. Non so se stiano ancora ridendo o se hanno perduto la loro propensione alla risata, ma posso assicurarvi che dovunque smetteranno di ridere.” Nel 1925, appena liberato dalla prigione, Hitler aveva scritto un lungo editoriale sul Volkischer Beobachter, attaccando gli ebrei, i marxisti e la Repubblica di Weimar. Accadeva 17 anni prima il suo discorso del 1942 del “non ridere”.
Il disprezzo è radicato nell’anticamera di un uomo arrabbiato. No, Farage non è un nazista e no lo è Trump. E non lo sono i politici europei da quattro soldi, della destra che ci spaventano con i loro discorsi razzisti. Quello che è terrificante – e profondamente simile al fascismo – è la nostra abilità di “pensare” come passare    dalla verità alle bugie.
Oggi non abbiamo bisogno di manifestazioni o di cinegiornali perché abbiamo internet e i media sociali, la dipendenza del nostro tempo. E’ una dipendenza da una droga che sotto la famigerata “diversità di prospettive” presenta la moralità e l’immoralità come parte di un panorama che si estende piatto all’orizzonte. Anche noi, umili giornalisti, sappiamo vedere che cosa accade. In una misura di cui non siamo stati mai testimoni prima, tante persone hanno cominciato a credere a cose che non sono vere. Ed accettabile farlo. E noi li aiutiamo.
Oggi non si può soltanto negare la storia – gli Olocausti armene ed ebrei, il diario di Anna Frank, le camere a gas di Auschwitz – potete anche raccontare frottole, grandi o piccole, su qualsiasi cosa che vi disturba. Il Medio Oriente, con il nostro aiuto giornalistico, affonda nello stesso mondo falso. Ogni dittatore sta ora combattendo il “terrorismo” insieme agli Stati Uniti, alla Nato, all’UE, alla Russia, a Hezbollah, all’Iran, a tutto il Golfo Arabo (meno lo Yemen, per motivi piuttosto imbarazzanti), la Cina, il Giappone, l’Australia e –chissà? – anche la Groenlandia.
La giustizia però, non fa parte del menu. E’ una parola che pochi politici, statisti, perfino giornalisti non usano più. Né Trump, né la Clinton, né  chi è favorevole alla Brexit, ha parlato della giustizia. Non parlo della giustizia per le vittime del “terrore” o dei britannici che pensano di essere stati imbrogliati dall’UE, ma della vera giustizia per intere nazioni, per i popoli,  per il Medio Oriente perfino – posso osare nominarli? – per i palestinesi. Non vivono in un mondo di “post-verità”. Hanno continuato a vivere per decenni tra le bugie di altra gente.
L’unico effetto dei terremoti politici dello scorso anno, è che ci sentiremo meno colpevoli quando ripeteremo tutte queste bugie. Sono ora diventate normali, come la guerra, una “diversità di prospettive”, parte di un noto mondo fraudolento in cui la falsità ha acquisito una “strana autenticità”.
Trump è Hitler. Trump è Gesù. Il suicidio nazionale è la reincarnazione, ma ci sono molti in Medio Oriente che ci comprenderanno. Forse saranno loro a ridere per ultimi.
https://it.wikipedia.org/wiki/Post-verit%C3%A0
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org


lunedì 19 maggio 2014

21 maggio 1937: i “bravi italiani” fanno una strage a Debre Libanos, in Etiopia

le “nostre” Fosse Ardeatine, quando moriva un prete cattolico nella guerra civile spagnola era un crimine, per chi ammazzava centinaia di monaci non cattolici in un colpo solo.
già allora un monaco africano valeva centinaia di volte meno di un prete europeo - franz


IOIWTW Clip - The Massacre of Debre Libanos from Awen Films on Vimeo.


Giugno 1936. L’Etiopia resta per quasi due terzi da occupare soprattutto nell’ovest e nel sud dell’impero.
I focolai di guerriglia sono presenti nello Scioa e lungo la ferrovia Addis Abeba-Gibuti. Difficoltà anche a causa della stagione delle piogge che blocca i movimenti nelle strade e rende difficili i rifornimenti.
Graziani è praticamente assediato ad Addis Abeba, mentre Badoglio è in Italia a riscuotere premi e onori.
In complesso il periodo da maggio a ottobre ha un carattere prevalentemente difensivo. Si intensifica la repressione del ribellismo.
Nei primi giorni di giugno Mussolini telegrafa a Graziani i seguenti ordini:
“Tutti i ribelli fatti prigionieri devono essere passati per le armi” (tel n. 6496)
“Per finirla con i ribelli…impieghi i gas” (tel.6595)
“Autorizzo ancora una volta V.E a iniziare e condurre sistematicamente la politica del terrore e dello sterminio contro i ribelli e le popolazioni complici. (tel n. 8103)
Poggiali, nel suo Diario AOI, scrive a proposito di Addis Abeba: “Intorno alla città vi sono bande armate e minacciose. Da una settimana si vive sotto l’incubo di un assalto in grande stile“.
L’attacco viene sferrato il 28 luglio.
Nel timore che la popolazione insorga i carabinieri operano arresti di massa di etiopi adulti e Poggiali afferma: “Probabilmente la maggior parte è innocente persino di quanto accaduto. Trattamento superlativamente brutale da parte dei carabinieri, che distribuiscono scudisciate e colpi di calci di pistola”…

…Benvenuti nella Lourdes d’Etiopia. «Vaticano» degli ortodossi. Santuario fondato nel XIII secolo – si dice – da Tekla Haimanot, uno dei santi più venerati di tutto questo paese, che oggi con oltre 70 milioni di abitanti è il secondo più popoloso dell’intera Africa. Con le sue 85 comunità etniche è un mosaico di popoli e culture quasi unico nel continente. I fedeli arrivano qui a migliaia a bordo di ogni mezzo di trasporto. Poi camminano qualche chilometro prima di raggiungere la spianata del santuario. Sul ciglio della strada pellegrini, mendicanti, venditori di souvenir religiosi, anziani, piccoli vestiti di cenci, aspiranti parcheggiatori per i veicoli dei pochi turisti. Ma soprattutto una distesa di ammalati, storpi e menomanti: qui la cecità costituisce ancora un handicap diffusissimo (6 medici ogni 100.000 abitanti), una condanna senza appello alla miseria. È olfattivo il primo impatto sul piazzale del monastero: un fetore acre prende lo stomaco. L’odore della malattia. Dell’antico edificio non resta più nulla, incenerito nelle lotte secolari tra cristiani e musulmani. Quella attuale è una chiesa costruita nel 1961 per volontà di Hailé Selassié. Il cupolone ora accesso dal sole sovrasta due blocchi cubici marmorei, sulla facciata le vetrate istoriate filtrano i raggi. Il caravanserraglio di rumori sembra fermarsi davanti alla sobria cancellata d’ingresso. Sul piazzale si prega sotto variopinti ombrelli colorati, spicchi color arcobaleno usati nelle cerimonie ma utili anche per difendersi dal caldo che inizia a picchiar forte. Quello che non si vede, dal sagrato, è la posizione mozzafiato di questo tempio. Abbarbicato sugli strapiombi di una rupe che poi precipita in un canyon scavato dall’erosione delle acque, non lontano dal leggendario Nilo Azzurro.
Cospiratori eritrei
In questo luogo sacro e isolato cercarono rifugio Moges Asgedom e Abriha Deboch, i due giovani cospiratori originari dell’Eritrea che lanciarono una gragnola di bombe a mano contro Graziani nel febbraio di 68 anni fa. Ne è certo Jan Campbell, esperto di sviluppo sostenibile della Banca Mondiale e appassionato ricercatore della storia recente d’Etiopia. «Fuggirono probabilmente nella notte da Addis Abeba a bordo di una Plymouth americana, come mi ha confermato Ato Tebeba Kassa, un testimone dell’epoca», racconta per telefono da Washington. Le truppe italiane, dopo aver disseminato di morti la capitale etiopica («con gli strumenti del più autentico squadrismo fascista», annotò Ciro Poggiali, inviato speciale del Corriere della Sera), salirono a nord verso l’antico santuario copto, sotto i comandi del generale Pietro Maletti. Del Boca ha ricostruito che nella loro marcia di avvicinamento a Debre Libanos, gli zelanti esecutori fascisti – tra cui i «feroci eviratori della banda di Mohamed Sultan» – bruciarono oltre 115.000 tucul (le tipiche capanne), tre chiese, un convento e 2.523 ribelli. Giunti nella zona del santuario, Maletti ricevette le prove di una rapida inchiesta che avrebbe confermato la complicità dei monaci di Debre Libanos con gli attentatori. In risposta, Graziani telegrafò a Maletti: «Passi per la armi indistintamente tutti i monaci, compreso il vicepriore». «La carneficina – dice oggi Del Boca – venne compiuta senza un minimo di certezza, ma solo per il sospetto che due eritrei coinvolti nell’attentato si fossero rifugiati dai monaci». L’indagine dei carabinieri «fu troppo rapida, si comportarono in modo ignobile» aggiunge il professore torinese, 80 anni, che sta scrivendo un altro libro sul periodo coloniale, nel quale rievoca questo massacro (eloquente il titolo del volume: «Italiani, brava gente?»). Le ricerche storiche hanno permesso ormai di costruire con ampi margini di chiarezza quello che avvenne: monaci, sacerdoti, diaconi, pellegrini e il vicepriore di Debre Libanos, vennero passati per le armi. «Maletti – spiega ancora Del Boca – si trovò davanti circa 4-5000 persone e fece una selezione. Se le cifre di Campbell e dello studioso etiope Degife Gabre Tsadik sono corrette, le vittime potrebbero essere oltre 2.000. Furono massacrati anche i poveri pellegrini arrivati il giorno prima a Debre Libanos». Alcuni vennero uccisi nella zona del convento; i cadaveri vennero trasportati con i camion verso il canyon a sette-otto chilometri dal luogo del crimine. Altri invece, sempre a bordo di camion, furono portati in un villaggio isolato e finiti a colpi di mitragliatrice sul bordo di un dirupo, precipitando nella gola di un torrente…