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mercoledì 30 aprile 2014

I suicidi e la distorsione cognitiva della classe politica - Lilli Pruna

Non credo che uccidersi sia un gesto inspiegabile. Inspiegabile è la distorsione cognitiva della classe politica che ci governa, che a fronte di un milione e mezzo di persone in cerca di lavoro che ha più di 35 anni e un altro milione (quasi) che è tra i 25 e i 34 anni, parla solo dei 655 mila giovani senza lavoro, che sono ragazze e ragazzi con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni. Per un inspiegabile fenomeno, i governanti e governatori di questo strano Paese sembrano vedere e ragionare solo del 20 per cento circa della disoccupazione complessiva, costituito appunto dai giovani tra i 15 e i 24 anni, mentre non danno segno di accorgersi dell’80 per cento della massa di disoccupati e disoccupate, costituito da due milioni e mezzo circa di adulti, che hanno superato i 25 anni e in larga parte anche i 35: in Italia ci sono 770 mila persone disoccupate che hanno più di 45 anni.
Al di sopra dei 35 anni di età si tratta in larga parte di genitori disoccupati. Genitori con figli piccoli o con figli adolescenti, che vanno a scuola – o dovrebbero andarci – e stanno attraversando una fase della vita cruciale per il loro futuro. Qual è il danno che viene causato alle loro opportunità e alla qualità della loro esistenza dalla disoccupazione e dalla precarietà dei genitori, dall’insicurezza economica della famiglia, dalle preoccupazioni e dall’ansia che nascono dalla mancanza di un lavoro e di un reddito sicuro? Qual è la misura del danno e quanto può essere accettabile? Al milione e mezzo di persone disoccupate che hanno più di 35 anni si aggiungono più di 500 mila lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione: nessuno di loro è giovane e neppure vecchio, tutti hanno una famiglia, molti hanno figli, una casa, un mutuo o un affitto da pagare…

martedì 8 aprile 2014

Anna non ce la faceva più

…Anne aveva qualche problema di salute ma non le mancavano pochi mesi di vita, come di solito accade per i pazienti che si rivolgono alla clinica svizzera. E' riuscita comunque a convincere i medici di non avere un "futuro invidiabile" davanti e che sarebbe morta in una casa di cura. Ma soprattutto ha denunciato la società moderna che "manca sempre più di umanità", anche per colpa della tecnologia. Ad accompagnarla a Zurigo per commettere suicidio assistito c'era la nipote Linda, 54 anni, che è rimasta al suo fianco fino all'ultimo momento.

A retired art teacher committed suicide at the Dignitas clinic because she was frustrated at the lack of interaction in modern life, because of our reliance on computers and the Internet.
The 89-year-old, who asked only to be identified as Anne before her death, was frustrated with the trappings of modern life, including fast food, consumerism and the amount of time people spend watching television.
Anne, a former electrician with the Royal Navy, was not terminally ill or seriously handicapped and travelled to Dignitas in Switzerland last month…