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giovedì 2 maggio 2024

Biden svela chi sono gli assassini e i mandanti dell'omicidio di JFK


Il titolo è naturalmente una bugia, Maria Zacharova ne scriveva qui, per Navalny è successo lo stesso, dopo 10 secondi dalla notizia della sua morte gli statisti (?) occidentali e i loro giornali servi scrivevano che Putin aveva fatto ammazzare Navalny.

dopo qualche mese arriva la verità del Wall Street Journal, non pervenuta nei nostri giornali.




il conto alla rovescia per i bugiardi (propagandisti prezzolati travestiti da giornalisti), da noi, non è mai iniziato davvero, purtroppo – Francesco Masala

 

 

Intelligence Usa: Putin non ha ordinato la morte di Navalny

(Piccole Note)

La comunità dell’intelligence degli Stati Uniti ha escluso che Putin abbia ordinato di uccidere Navalny, anche se la formula che usa il Wall Street Journal nel rivelare tale conclusione resta aleatoria, riferendo cioè che è “improbabile” un ordine di Putin in tal senso et similia, per evitare di disturbare eccessivamente la narrativa di guerra…

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Navalny: ma vuoi vedere che non è stato Putin? – Daniela Ranieri

La galleria di panzane diffuse dai media occidentali mainstream sulla guerra della Russia all’Ucraina (e della Nato alla Russia per mezzo dell’Ucraina) si arricchisce di un nuovo pregiato pezzo: secondo il Wall Street Journal, che cita fonti dell’intelligence americana, molto probabilmente Putin non ha ordinato direttamente la morte di Alexei Navalny.
Strano: i nostri investigatori pubblici – analisti, politici, giornalistucoli al servizio di Washington – avevano risolto il caso già 20 secondi dopo la notizia della morte del blogger dissidente nella colonia penale nell’Artico russo dove Putin l’aveva rinchiuso, stabilendo che il mandante (se non l’esecutore) dell’omicidio fosse proprio il presidente russo. Ciò perché 12 secondi dopo, il capo del mondo libero, Biden, aveva dato il “la” ai coristi: “Il responsabile è Putin”, motivo per cui “dobbiamo continuare a finanziare l’Ucraina”. Si accodava Borrell, capo della diplomazia europea: “È responsabilità esclusiva di Putin”, mentre Zelensky orchestrava un crescendo: “Navalny è stato ucciso”, “Putin dovrà rispondere dei suoi crimini”, “Putin uccide sempre”, come Terminator. La versione ufficiale dell’Europa-bene ricalcava pari pari quella della moglie “guerriera” (Repubblica) di Navalny, incidentalmente a Bruxelles a poche ore dal fatto, in un video editato con straordinaria raffinatezza e pubblicato integralmente a siti, tg e rotative unificati: “Dovrebbe esserci un’altra persona al mio posto, ma quest’uomo è stato ucciso da Putin. Putin ha ucciso più dell’uomo Navalny… voleva uccidere le nostre speranze, la nostra libertà, il nostro futuro. Sappiamo esattamente perché Putin ha ucciso Alexei. Ne parleremo presto”.
Intanto i nostri si portavano avanti. Nessun dubbio che “Putin killer” (Giornale) avesse ucciso “l’oppositore guerriero più forte del veleno” (Stampa), con condanna del “partito trasversale che assolve Putin” (Corriere). La Stampa riconosceva i chiari “sintomi dell’avvelenamento da Novichoc”. Molto suggestiva anche la pista della “tecnica segreta del Kgb del pugno sul cuore”. Del resto, il piano sequenza delle bugie della Nato mediatica è eloquente: missile ucraino caduto in Polonia fatto passare per russo per volontà di Zelensky; russi che fanno esplodere un proprio gasdotto per accusare gli ucraini (New York Times e Die Zeit rivelarono invece che Nord Stream 2 saltò per azione di sabotatori ucraini); i russi che da 24 mesi controllano la centrale di Zhaporizhzhia e si bombardano da soli; Putin dietro l’attacco del 7 ottobre in Israele (alcuni terroristi parlavano russo, come assicurato da Bernard-Henri Lévy); esplosione di droni sul Cremlino come risultato di un attacco russo fallito, che però il New York Times ha rivelato essere un attacco “orchestrato da una delle unità speciali militari o di intelligence dell’Ucraina, l’ultima di una serie di azioni segrete contro obiettivi russi” (come l’assassinio della figlia del filosofo putiniano Dugin, da molti attribuito sulle prime a Putin), etc. I nostri filo-atlantisti si sono buttati con voluttà sul povero Navalny. Quando gli ricapitava il cadavere di un “combattente per la libertà” (Michel, presidente del Consiglio europeo), un “lottatore per la democrazia” (Metsola, presidente del Parlamento europeo), un “coraggioso lottatore per la libertà” (Gentiloni, commissario agli Affari economici) da ostentare agli occhi del mondo quale prova della brutalità e insieme della debolezza di Putin?
Vietato paragonare Navalny, rinchiuso in un gulag in Siberia da Putin, ad Assange, rinchiuso a Londra per conto degli Usa per aver rivelato al mondo i crimini di guerra degli americani; c’è una bella differenza se a torturarti è una democrazia o una dittatura: nel primo caso soggiorni a temperatura continentale e devi rallegrarti della superiore civiltà di chi ti reclude. E il fatto che Navalny sia morto mentre Assange è biologicamente vivo non è forse la prova che gli occidentali sono più buoni di Putin? Guai anche a dire che Navalny militò in un movimento, La marcia russa, razzista e filo-nazista, perché nelle testoline di certuni ciò (scrivere la verità) equivaleva a fare un favore a Putin ed essere pagati in rubli. Ormai ci siamo abituati (Travaglio, siccome disse che Putin era certamente il responsabile morale ma non necessariamente il responsabile materiale della morte di Navalny, era chiaramente putiniano, se mai servissero altre prove), poi arriva qualche inchiesta di giornali veri cioè non corrotti, peraltro americani (ciò che manda i propalatori di bufale in cortocircuito) che confuta le balle, e i mistificatori fischiettano, si riposizionano e con nonchalance danno per assodata la nuova (e vera) versione dei fatti. Non contemplano la possibilità che, se Putin è un autocrate criminale, loro sono comunque bugiardi, propagandisti o professionisti farlocchi.
(Tocco d’artista: Putin non sarà responsabile della morte di Navalny, ma lo è dell’astensionismo degli elettori italiani alle Europee).

da qui

 

 

 

La morte di Navalny

Il decesso di Navalny nel carcere siberiano arriva a pochi giorni dall’intervista di Putin a Tucker Carlson, oscurandola. Nuovo ossigeno per la propaganda anti-russa e per la guerra ucraina

La morte di Alexei Navalny ha fatto il giro del mondo. Incarcerato dopo il suo ritorno in Russia a seguito di un asserito avvelenamento per il quale era stato trasferito in Germania (con il consenso di Mosca), è morto oggi in un carcere siberiano.

La morte di Navalny, l’intervista di Putin e la guerra ucraina

La sua morte giunge come una manna per la propaganda anti-russa che negli ultimi tempi stava arrancando. L’intervista di Tucker Carlson a Putin, “probabilmente l’evento di informazione più visto della storia”, come scriveva Ron Paul, aveva rilanciato l’immagine dello zar nel mondo.

 

La morte di Navalny avrà l’effetto di oscurare quell’intervista, se non di sommergerla con effetto tombale. E chiunque si azzarderà a parlarne in termini elogiativi o a rilanciarla sarà bollato come lacché del dittatore che ha fatto morire un dissidente in un gulag (sempre che vada bene).

Il decesso non avrà solo conseguenze sulla propaganda, ma anche pratico. I sostenitori della guerra infinita ucraina non riescono a vincere le resistenze dei repubblicani della Camera degli Stati Uniti, ostinati nel loro rifiuto di votare nuovi finanziamenti per Kiev.

Un nuovo pacchetto di aiuti – collegato ad altri diretti a Israele e Taiwan – è ora all’esame della Camera. La morte di Navalny sarà usata come una clava contro i repubblicani contrari, i quali verranno bollati come quinta colonna del dittatore russo. Se cederanno, la guerra, al momento destinata, in prospettiva, a chiudersi per mancanza di fondi, verrà rilanciata. E la morte di un uomo sarà foriera di morte per tanti altri (da considerare peraltro che, finché non si chiude, il rischio di un ampliamento del conflitto resta).

Inoltre, il decesso del detenuto coprirà la ritirata ucraina da Adviika, prossima a cadere. Più che della disfatta della folle strategia ucraino-Nato, si parlerà della triste sconfitta inflitta alle valorose forze ucraine (inutile dire che sono state mandate al macello…). E sarà brandita per denunciare con maggior veemenza l’allarme per la minaccia russa, che attenterebbe alla fulgida libertà dell’Europa e del mondi intero. Ancora più armi a Kiev..

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Navalny, il martire del maccartismo


Gonzalo Lira, i morti di serie B. Navalny da vivo non costituiva alcuna minaccia per Putin da morto sì.

Nello stesso giorno in cui è giunta la notizia della morte di Alexei Navalny l’Ucraina ha annunciato il ritiro da Adviika. La cattura della città da parte dei russi sarebbe suonata come campana a morto per la guerra ucraina, la morte di Navalny non solo ha coperto la notizia, ma rilancia la campagna maccartista contro la Russia.

Conquista più che simbolica quella di Adviika, perché qui si era recato Zelensky a fine dicembre per rilanciare la sfida a Mosca, dichiarando con fierezza che Kiev non si sarebbe mai arresa. Già allora era chiaro che la città era persa, ma il presidente ucraino ha voluto difenderla a tutti i costi (come per Bakhmut), mandando al macello i suoi soldati, caduti come mosche sotto il fuoco nemico per un altro mese e mezzo, per arrivare, infine, a ripiegare come aveva suggerito da tempo il capo delle forze armate, generale  Valery Zaluznhy, nel frattempo silurato.

Tale la dinamica della guerra alla Russia fino all’ultimo ucraino. La morte di Navalny, dunque, ha coperto tutto, anzi rilanciato. Infatti, Zelensky non ha mancato di far sentire la sua voce contro il “dittatore” russo: “Navalny è morto in una prigione russa. Ovviamente è stato ucciso da Putin”.

Navalny e Gonzalo Lira. Morti di serie A e di serie B

Peccato che solo un mese fa, il 12 gennaio, nelle carceri ucraine moriva di stenti il giornalista americano Gonzalo Lira, arrestato per aver firmato servizi nei quali denunciava le devianze del regime di Kiev. Una morte annunciata, che ha avuto la connivenza degli Stati Uniti (Victoria Nuland “lo odiava a morte“, confidò).

Nel briefing del 6 giugno scorso, il portavoce del Dipartimento di Stato Vedant Pattel. Interpellato sul perché il suo ufficio tacesse sull’arresto di Lira, rispondeva che il Dipartimento di Stato, quando un cittadino americano viene arrestato all’estero, si assicura che sia trattato bene e di “non avere altro da aggiungere”. Alle insistenze del suo interlocutore, rispondeva secco: “Andiamo avanti”. Alcuni mesi dopo, la morte di Lira. Insomma, prima di guardare la pagliuzza nell’occhio altrui…

Quanto a Navalny, la tempistica del decesso non poteva essere più favorevole a Kiev e ai suoi sostenitori. Non solo per Adviika, ma anche per quanto riguarda gli aiuti statunitensi all’Ucraina, bloccati alla Camera dai repubblicani. Così Biden: “‘Spero in Dio che ciò aiuti’ a spingere i legislatori statunitensi a inviare nuovi aiuti all’Ucraina”. Inoltre, ha chiuso la parentesi aperta dall’intervista di Tucker Carlson a Putin, con il cronista che, dopo aver realizzato “il servizio più visto della storia” (così Ron Paul), ieri si è dovuto scagliare contro Putin. Tutte cose che avevamo pronosticato nella nota di ieri: nessuna preveggenza, meccanismi banali.

Di interesse notare che ieri sera la moglie di Navalny è intervenuta alla Conferenza per la sicurezza di Monaco, indetta per rivitalizzare la campagna di aiuti per Kiev. Tempistica perfetta…

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domenica 25 settembre 2022

Guerre: il pastore cerca sempre di convincere il gregge che gli interessi del bestiame e i suoi sono gli stessi

articoli e video di Markus Andersson, Fulvio Scaglione, Alberto Negri, J. Measheimeir, Tonio Dell’Olio, generale Bartolini,Guido Salerno Aletta, Gianandrea Gaiani, Evgenij Maslov, Vittorio Rangeloni, Davide Malacaria, Giulio Chinappi, Manlio Dinucci, Stefano Orsi, Angelo Baracca, Dario Lo Scalzo, Marco Ludovico, Roberto Mazzoni, Francesco Masala, Totò


Io non sono Pasquale – Francesco Masala

…In una civiltà morente, il prestigio politico è la ricompensa non del diagnostico più sagace, ma di chi si comporta con più tatto al capezzale. È la decorazione conferita alla mediocrità dall’ignoranza…

da La maschera di Dimitrios, di Eric Ambler, 1937 (pag. 57, edizione 2004)

Il caso del rapporto della Rand corporation è interessante.

Se pure non fosse vero è verosimile, e quello che descriverebbe ex-ante è la sintesi di quello che sta succedendo ed è successo, cioè qualcuno ha scritto quello che è successo con una data di qualche mese fa.

Le classi dirigenti dei paesi europei della Nato non capivano che dal 2014, per otto anni, la politica della Nato, attuata dall’Ucraina, è stata quella di costringere la Russia ad intervenire?

Ci sono riusciti, e dopo tanti anni sono stati felici di combattere un invasore diverso da loro stessi.

A me viene in mente Totò:



I Paesi europei sono come Totò, entrano in una recessione pluriennale ridendo, loro non sono Pasquale, noi non siamo Pasquale.

Quando capiranno che tutte le armi che mandano in Ucraina contro i russi servono solo per sparare contro i paesi europei, che sono in un gioco più grande di loro, sarà troppo tardi.

E quando il mantra dell’integrità territoriale diventerà carta straccia, venerato solo dal 24 febbraio dai paesi della Nato, verranno rimpianti con copiose lacrime, un fiume di lacrime,  gli accordi di Minsk, tutti vogliono la pace, ma gli accordi di Minsk erano un accordo di pace, mai rispettato.

Il punto gravissimo è che le classi dirigenti europee hanno scelto senza obiezioni la guerra per procura (la chiamiano così gli irresponsabili, che credono di avere le mani pulite) contro la Russia, come se non ci fosse un passato e un futuro, e tutti noi cittadini lo subiremo sulla nostra pelle per molti anni.

Trattare così il proprio paese e i propri cittadini è proprio alto tradimento.

Ma niente fucilazioni, per carità, l’Europa ha radici cristiane, ci dicono ogni giorno.

Cosa c’è di meglio di una crocefissione in prima serata in tv, è una bellissima idea di George Carlin, mutatis mutandis, quella della crocefissione.

Una ventina di politici, europei e italiani, una volta alla settimana, per un anno, che pena esemplare e istruttiva!

 

siamo entrati in possesso di una lettera, che riproponiamo:

L’Impero scrive a Zelensky

Evitando tutte le formalità, vogliamo ricordarti i termini del nostro accordo.

Tu fai quello che diciamo noi, ti abbiamo dato tutto quello che volevi, hai ville milionarie in molte parti del mondo, non devi dimenticarti mai che noi siamo il produttore e il regista, tu un mediocre attore, il più pagato del mondo.

Ricordi quando volevi fare la pace con Putin, ad aprile? Ti abbiamo mandato con urgenza Boris, che ti ha rimesso sulla retta via.

Avrai letto il nostro piano, quello della Rand, l’abbiamo reso pubblico solo adesso, non potevamo prima, come capisci benissimo.

Otto anni di provocazioni contro i russi, ce ne hanno messo per intervenire, il nostro piano è quello di distruggere la Russia, come piace a voi stati dell’Est e rubare tutto il possibile, siamo i migliori in questo, lo sanno tutti. Quello che non si sapeva pubblicamente e che il rapporto della Rand ha reso chiaro, per chi non l’aveva capito, il nostro piano ancora più importante, è quello di rovinare la Germania (e quindi l’Europa), mors tua vita mea, è la legge dei vampiri.

Chissà se capisci di economia, stavamo per crollare economicamente quando qualcuno (non diremo mai chi) ha pensato a una cosa impossibile da pensare prima, agli attentati dell’undici settembre. Da lì siamo rinati, ma non può durare per sempre, l’economia e il dollaro erano di nuovo in una crisi crescente e irreversibile.

E abbiamo “scoperto” l’Ucraina, un perfetto shithole country (come vi chiama il nostro presidente Trump), da sfruttare e poi gettare nel cesso.

Ora, strapagato Zelensky, non ci rompere le palle con i 60 o 70 mila soldati ucraini morti, poverino, non capivi che le bombe atomiche russe cadranno sull’Ucraina, noi continueremo a provocare, in questa bellissima guerra per procura, nessun soldato dei nostri è tornato in un sacco nero di plastica, la Russia sarà la pecora nera, la Germania è fottuta (e i paesi europei con lei), se l’Ucraina sparirà dalle carte geografiche a noi non interessa.

Tu continua a fare il chiagne e fotte in tutto il mondo, sapevi che il tuo è un numero senza rete, o continuerai con le standing ovations, o finirai ammazzato, tutto può succedere.

Per questo ti invitiamo, Zelensky, a non prendere iniziative che l’Impero non voglia.

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domenica 6 febbraio 2022

Motus in fine velocior - Gianandrea Piccioli

  

La crisi della democrazia rappresentativa, da noi e non solo, è evidente. E per rendersene conto non c’era bisogno del minuetto tra Capo del Governo e Capo dello Stato, con tutto il dovuto rispetto per entrambi, per il Capo dello Stato in particolare, diventato per alcuni giorni ostaggio della Gondrand. Nella crisi di gennaio ci sono stati momenti da Commedia dell’Arte, soprattutto tra i cosiddetti partiti e il tourbillon dei presunti candidati. Particolarmente gustosa la sequenza con Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato. E il tutto è sembrato un grottesco remake del mitico film di Sergio Corbucci, Gli onorevoli (quello con Totò che col megafono esorta dalla finestra i condomini a votarlo: “Vota Antonio! Vota Antonio!”).

Il bene comune e la sovranità popolare non sono più la stella polare, spodestati dalla governance, letteralmente: amministrazione, gestione; in soldoni: il management ormai totalitario e globale, vero padrone del mondo. Come diceva il compianto Predrag Matvejević, viviamo in “democrature”: della democrazia è rimasta la buccia o, se si preferisce, la forma in cavo.

Lo sa bene Luciano Canfora, che ogni tanto abbandona gli studi classici per scrivere lucidissimi pamphlet politici: a La scopa di don Abbondio, del 2018 e ora ristampato, fa seguito La democrazia dei signori (entrambi Laterza). Pamphlet per struttura e vivacità d’analisi; in realtà testi utilissimi per inquadrare il disastro contemporaneo, italiano e globale.

Nel primo testo di capitolo in capitolo, apparentemente ciascuno autonomo, si sviluppa una sintetica filosofia della storia, e in appendice è riportato anche un breve straordinario discorso che nel 1948 Thomas Mann tenne negli USA denunciando il fascismo americano: non quello caricaturale, sbeffeggiato dai Blues Brothers o da Peter Sellers ne Il dottor Stranamore, ma quello vero, paranoico, dei tanti che accusavano Roosevelt “di far parte di un gigantesco complotto per vendere la nostra democrazia ai comunisti.” Non ci siamo spostati di molto… basta pensare al “democratico” Biden e al suo sereno e confuso tradimento degli accordi tra Kissinger e Gorbacev sulla Nato e sull’autonomia degli Stati europei ex sovietici, Ucraina inclusa (dovevano restare fuori dalla Nato, che si auspicava non avesse col tempo più ragion d’essere). Accordi menzionati più volte in articoli e libri anche da quel noto trinariciuto che è l’ambasciatore Sergio Romano… e ribaditi dagli accordi di Minsk del 2014 e del 2015. Accordi su accordi, tutti inevasi dall’Occidente, e ora siamo sull’orlo di una guerra epocale. Se così, col rinforzo della crisi ecologica la frittata è fatta e non se ne parla più (ma i supermiliardari si stanno già premunendo di rifugi extraterrestri.)

Pagine di straordinaria lucidità Canfora dedica anche al disastro della sinistra italiana, alla sua “disintegrazione mentale e pratica”, alla sua conversione “al più acceso liberismo in economia e al ‘liberalismo’ in politica.” Fino alla conclusione: “Non resta più nessuno; e quella larva di formazione politica che viene chiamata, in modo insapore, ‘partito democratico’ è abitata da figure della più diversa o nulla provenienza: pervase da pulsioni e rivalità di tipo meramente personalistico. (…) Peraltro sembra essere un tratto comune dei partiti politici quello di defungere senza possibilità di una seconda vita.” (La scopa di don Abbondio, pp. 57-58) E infatti ormai impera la governance, “pseudo-concetto grazie al quale è stata mandata in soffitta la sovranità popolare” (ibidem, p.34, dove si cita anche il saggio del canadese Deneault che nel suo Governance, Neri Pozza, “fa a pezzi il management totalitario”.) La gestione sostituisce la politica, e Draghi il 2 settembre 2021 può annunciare tranquillamente (“Com’è buono lei” direbbe Fantozzi): “I partiti svolgano pure il loro dibattito. Il governo va avanti.”

Se ne La scopa di don Abbondio Canfora intreccia di capitolo in capitolo una sorta di filosofia della storia, nel recente La democrazia dei signori denuncia apertamente lo stallo attuale. Intoppo pantografato dal caso-limite di Mario Draghi, calato dall’alto, imposto al Parlamento e giudicato direttamente trasferibile al Quirinale (Ciampi fu eletto alla presidenza della Repubblica 5 anni dopo esser stato Presidente del Consiglio.) Come fece notare Domenico Cella, presidente dell’Istituto De Gasperi citato a p.7: “un governo del presidente esorbita dalla cornice, oltre che dal senso, del nostro ordinamento costituzionale.” E così “il governo Mattarella-Draghi (…) costituisce un tornante nella storia politica italiana.” (p.9) Detto in soldoni: un commissariamento dei partiti. Figuriamoci poi anche il ritorno di Mattarella a furor di popolo. E, nonostante tutto, meno male che è tornato, vista l’impasse in cui il sistema era caduto.

 

Ma indipendentemente dalle nostre peripezie nazionali, comunque sempre condizionate dalla situazione globale, in entrambi i volumi Canfora analizza lucidamente e sinteticamente la situazione globale, richiamando anche qualche preveggente spunto marxista, a partire da una lettera di Marx a Engels in cui Marx scrive (l’8 ottobre 1858!) : “Il compito vero della società borghese è l’instaurazione del mercato mondiale (…). Poiché il mondo è rotondo, questo processo sembra essere arrivato a conclusione con la colonizzazione della California e dell’Australia e con l’apertura al commercio della Cina e del Giappone.” (La scopa di don Abbondio, p.37) E si arriva così all’attuale controllo economico-politico-militare di buona parte del pianeta, ai ricatti verso chi non si piega al sistema, alla devastazione ecologica in nome del decantato sviluppo (ma a vantaggio di chi?), al “progressivo avvicinamento tra le forze politiche un tempo portatrici di programmi ben diversi e visioni del mondo radicalmente contrapposte” (La democrazia dei signori, p.66), quando diventa difficile distinguere tra un Minniti e un Salvini e si concretizza un “partito unico articolato” (ibidem, p.27) mentre “la dilatazione abnorme dell’istituto regionale” ha prodotto “un contropotere paralizzante e caotico”. (ibidem, p.29) 

Si potrebbe continuare a lungo con citazioni da questo breve ma documentato e argomentato “report” sull’anomala situazione italica, sostanzialmente più o meno simile a quella della Grecia di alcuni anni fa ma con diversa importanza nel sistema, e sotto ricatto dell’Europa, con mass-media, quotidiani compresi, servi volontari di poteri forti internazionali prima ancora che locali. Il sistema è compatto, la catastrofe ambientale è arrivata all’ultimo miglio, l’Atlantico non è più il perno del mondo (e le prepotenti intemperanze statunitensi lo confermano): motus in fine velocior…

da qui

domenica 2 settembre 2018

Sputi - Erri De Luca

Nel film “Totò l’imperatore di Capri”, diretto da Luigi Comencini, c’è la leggendaria scena dello sputo in un occhio. Non la riassumo. Chi non l’ha vista ha la buona sorte di poterla scoprire.
Questa nota  introduce un argomento meno lieve.
“Sputo nell'infinito” è la prima raccolta di versi di un poeta anarchico della Russia rivoluzionaria. Alexander Borisovic Jaroslavskij venne fucilato nel 1930 nelle celle delle Isole Solovki.
Il 1900 ha imprigionato e ucciso poeti e scrittori. Ho nominato uno quasi sconosciuto a riassunto di molti altri celebri. I poteri di quel secolo hanno dato importanza strategica all’espressione letteraria. Se non potevano asservirla, addomesticarla, la temevano al punto di eliminarla fisicamente.
Perciò il 1900 è stato un secolo letterario. L’assassinio di poeti e scrittori dimostra la minaccia della loro parola per i poteri costituiti.
Nelle cronache del secolo in corso l’eliminazione fisica del dissenso si rivolge contro i giornalisti. I poteri attuali temono le rivelazioni dei loro traffici. La minaccia per loro viene dal giornalismo indipendente. Quello dipendente, invece, svolge la sua attività da impiegato di azienda a servizio dell’editore. Deve la sua fedeltà al consiglio di amministrazione e non al lettore.
Fuori controllo, il giornalismo dei singoli resta isolato e vulnerabile.
Se un operaio resta ucciso sul posto di lavoro, gli altri si fermano immediatamente per lutto e per protesta.
Se viene ucciso un giornalista, nessuno sciopero è indetto da parte degli organi di informazione. La categoria incassa la perdita e prosegue.
Abbondano le notizie false pubblicate non per sbaglio ma per sostegno a versioni fornite da governi in ballo o traballanti. Nessun addetto all'informazione viene licenziato o censurato per tradimento della verità. Anzi progredisce in carriera per gradimento dell’autorità, presso la quale si è dimostrato utile e dilettevole.
Il secolo in corso non ha solo paura della verità, la odia. La vuole eliminare fisicamente. La parola letteraria minaccia di meno. Tutt'al più si invita a boicottare i libri dello scrittore sgradito. A me è capitato con un senatore imbizzarrito, ora fuori servizio.
I poteri attuali temono il diritto di cronaca.
Da un secolo che uccideva poeti a uno che uccide giornalisti: la parola continua a essere il più forte antidoto all'uniforme pretesa dalle autorità. La parola libera è il suo sputo nell'occhio.
da qui

domenica 1 novembre 2015

'A Livella - Totò



Ogn'anno, il due novembre,c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto,statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo,o è fantasia?
Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:"Giovanotto!
Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"
"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo,obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé..-piglia sta violenza...
'A verità,Marché,mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi,ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".
"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"



venerdì 27 marzo 2015

Signora, da domani il pediatra di suo figlio sarà un veterinario, però è bravo


Si immagini una situazione nella quale la quota di vegetariani sulla popolazione cresca, e contemporaneamente diminuiscano le nascite fra gli umani. Ci sarebbe bisogno di meno pediatri e di meno veterinari.
Si ipotizzi che dopo qualche anno continui la discesa dei consumatori di carne e di fermi il calo delle nascite. Ci sarebbe bisogno di ancora molti meno veterinari e servirebbe qualche pediatra in più.
Se il Ministero della Salute non avesse licenziato gli esuberi precedenti, ma fossero ancora in servizio, magari per fare guardie mediche, o sostituzioni di titolari in ferie o in malattia, si porrebbe il problema di chi richiamare in servizio.
So già, ingenui lettori, la vostra risposta, che sarebbe uguale alla mia, ma è sbagliata.
Provo a spiegare come lo spiegherebbero loro (aggiungo che chi ha letto Comma 22* o Pinocchio potrà essere agevolato nella comprensione della storia).
Si ipotizzi anche che il Ministero della Salute abbia dei ferrei vincoli di bilancio da parte del Ministero dell’Economia (MEF), non c’entra niente, ma lo ripeteranno di continuo.
I burocrati del Ministero della Salute, creativi, deciderebbero che i posti di pediatra che si rendessero disponibili vengano attribuiti a dei veterinari, per un motivo semplice, ci sono troppi veterinari in sovrannumero rispetto ai pediatri.
Lo so, miei cari e ingenui lettori, che questa scelta vi sembra una follia, ma ragionate un po’, direbbero i burocrati (grandi mangiatori di carne, per la maggior parte, ma questo non c’entra), ascoltate le nostre buone ragioni.
“Forse che i veterinari non curano con perizia i cuccioli dei vostri animali? Non li vaccinano, non fanno loro le iniezioni, non prescrivono le medicine ai cuccioli? Non soffrono con voi quando i cuccioli stanno male? Abbiate fiducia nei veterinari, avranno cura dei vostri piccoli almeno quanto ne hanno per i cuccioli di animali”.
Qualcuno di voi ancora resisterà dirà che gli ordini professionali sono diversi, che il percorso di studi è diverso, ma i burocrati vi spiegherebbero che intanto la laurea è un titolo di studio per entrambi e che molti esami hanno lo stesso nome, se insistete siete sicuramente di quella specie di agitatori che sono i vegetariani (e anche i vegani), gente contro natura, smettetela per carità, e siate contenti che i vostri figli siano curati, a spese del Servizio Sanitario Nazionale.
È una follia, direste voi.
Questa storia dei pediatri e dei veterinari ancora è una follia, ma non sappiamo per quanto.
Provo a raccontarvi una storia che sta succedendo, il meccanismo è lo stesso.

Pasticciaccio brutto in viale Trastevere

Anche qui, c’è un ministero, il MIUR, e due classi di concorso, nelle scuole superiori, la A019, diritto, e la A017, discipline economico aziendali, chi insegna nella A019 ha la laurea in giurisprudenza e ha superato un concorso ed è diventato docente di diritto, chi insegna nella A017 ha la laurea in economia(quella che anni fa si chiamava economia e commercio) e ha superato un concorso ed è diventato docente di discipline economico-aziendali. Fino a qui lo capiscono anche i bambini, Succede che in questi anni le due classi di concorso sono in contrazione e alcuni docenti, fra duecento e quattrocento, in tutta Italia, sommando gli esuberi delle due classi di concorso, continuano a insegnare, magari su cattedre con meno di 18 ore di lezione frontale, e nelle ore residuali sono a disposizione nella scuola, cioè sostituiscono i docenti che si assentano, per qualche ora o giornata. Succede, in Italia, che i docenti in esubero, rientrano nelle classi dopo qualche anno, quando qualcuno va in pensione il posto viene assegnato a uno dei docenti in esubero. Si tenga conto anche che stiamo parlando di un ministero che ha circa 800000 dipendenti e che ancora, non si sa fino a quando, non esiste il licenziamento solo perché si è in esubero, visto che anche i docenti in esubero sono funzionali a soddisfare i bisogni delle scuole.
Al MIUR fanno questo ragionamento, sappiamo che le due classi di concorso sono in sofferenza, sostituiamo piano piano negli istituti professionali gli insegnanti della disciplina A017 con quelli della A019, senza cambiare la legge,
Capirete bene, lo capiscono anche i bambini, che insegnare una disciplina per l’80-90% costituita da concetti economici risulta impossibile per i docenti di diritto, e che per ogni docente di diritto (A019) che insegna una materia economica, e rientra in una classe a pieno titolo, c’è un docente di economia aziendale (A017) con decenni di esperienza nell’insegnamento dell’economia aziendale non torna in classe o addirittura si aggiunge agli esuberi.
E’ un ragionamento paradossale e disonesto, se si riducono gli esuberi della classe di concorso 019, nella stessa misura si fanno crescere quelli della classe di concorso 017
Sia chiaro che la legge non permette ai laureati in giurisprudenza di partecipare ai concorsi per insegnare discipline economiche (A017), vi chiederete come si fa ad insegnare qualcosa che il concorso ti vieta, e quindi neanche possono avere l’abilitazione.
Non c’è limite alla creatività.
Cosa fanno al MIUR? Decidono che i docenti della A019 parteciperanno agli esami di stato come commissari per la disciplina che la legge prevede sia riservata ai docenti della classe di concorso.
Adesso, penseranno al MIUR, abbiamo iniziato a sdoganare questo tabù le classi di concorso, le abilitazioni, ormai tocca al Parlamento cambiare le leggi. Una scuola nella quale il dirigente scolastico non avrà vincoli arcaici sarà più moderna.

Quante vicende, tante domande :

1 - Si rendono conto al MIUR la mole mostruosa di ricorsi delle famiglie che si troveranno ad avere figli giudicati nella terza, quarta e nell’Esame di Stato da docenti che non hanno titolo per insegnare quella disciplina economica, e neanche abilitazione? O non sarà che l’obiettivo di tutta la manovra sia quello di far lavorare gli avvocati?

2 – Nella presentazione del ministro Giannini al Consiglio dei ministri sulla buona scuola del 3 marzo 2015 si parla di economia ed educazione finanziaria alla scuola superiore (slide 6).
I docenti più qualificati per raggiungere l’obiettivo sono i docenti di diritto?

3 - Nella presentazione del ministro Giannini al Consiglio dei ministri sulla buona scuola del 3 marzo 2015 si parla dei dirigenti scolastici come leader educativi (slide 6), Renzi li ha chiamati allenatori.
Come può un allenatore accettare di far giocare un difensore come attaccante o viceversa?
Solo perché bisogna ubbidire agli ordini di qualcuno?
Quanti dirigenti scolastici hanno protestato e hanno fatto obiezione di coscienza perché il MIUR li ha costretti a fare scelte scellerate come quella di permettere d’insegnare la contabilità, il bilancio, l’analisi dei costi, il budget a chi non sa cosa sono?
O i dirigenti ministeriali e/o scolastici pensano che basterà studiare una lezioncina la sera prima?

4 – Lo studente (o utente o cliente) è al centro della scuola, dicono.
È possibile imbrogliarlo così, lui e la sua famiglia?

5 – Dicono gli economisti che la moneta cattiva scaccia la moneta buona.
Tanti diranno che questa storia non li riguarda, però può essere l’apripista per la totale flessibilità degli insegnamenti e delle classi di concorso, cosa impedirà fra due anni di fare insegnare scienze ai docenti di educazione fisica, o storia a chi all'Università ha dato un esame di storia di qualcosa?
Vi ricordate quando hanno cambiato i primi articoli della nostra Costituzione?
Non ne avrebbero toccato altri, dicevano, sappiamo cosa sta succedendo ai nostri giorni.
Molti padri costituenti erano pregiudicati a causa del fascismo, può capitare che alcuni cambiatori di Costituzione siano pregiudicati anch’essi, una condanna lava l’altra, secondo loro.
Quella Costituzione del dopoguerra era stata approvata dalla gran maggioranza del Parlamento, eletto col sistema proporzionale, con una partecipazione di elettori che oggi chiameremo bulgara.
In questi anni di quella Costituzione si fa strame da parte di un Parlamento eletto con un sistema dichiarato illegittimo dalla corte costituzionale, con un sistema fortemente maggioritario, da chi rappresenta molto meno della metà degli elettori.
Moneta cattiva scaccia moneta buona.


Si aggiungano due tasselli alla rete che si sta tendendo.

1 - Il 5 marzo 2015 un’importante conferenza, sponsorizzata, tra gli altri, dal MIUR (Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per laValutazione del Sistema Nazionale di Istruzione), dal titolo “Scuola e cultura economica”.

Qualche domanda:

Ma il MIUR che organizza questo è lo stesso MIUR che fa insegnare le discipline economico-aziendali ai docenti di diritto (che, ripeto, se è sfuggito a qualcuno, non hanno titolo, competenze, abilitazione)?

Ma i funzionari creativi del MIUR, evidentemente anche loro non economisti, sanno la grave crisi mondiale che ha provocato la finanza creativa?

Ma la creatività non è meglio lasciarla agli artisti e agli imprenditori (quelli veri) ?

La burocrazia creativa è impossibile!

2 - Esiste l’Associazione Professionale Insegnanti Discipline Giuridiche ed Economiche (APIDGE), sarà una lobby? Non saprei, ne parla l’ex ministro del MIUR Carrozza (leggi qui), che l’aria del ministero l’ha respirata.
Quello che interessa qui è che il 25 marzo 2015 l'APIGDE ha organizzato un convegno in una sala del Senato della Repubblica, col saluto di Luciano Chiappetta, Capo del Dipartimento per l'Istruzione del MIUR, è scritto nel manifesto (leggi qui);
peccato che nel sito del MIUR quella posizione risulti vacante e il dott Luciano Chiappetta risulti essere Consigliere del Ministro (titolo gratuito, con solo un massimo di spese per missione di 5000 euro all’anno)

Sarà un caso, ma c’è un’omonimia col dott. Luciano Chiappetta che ha firmato le note del MIUR che hanno permesso tutta la storia di cui si parla qui, e non è strano che venga presentato come capo dipartimento del Miur, se non lo è più? 
Misteri dei ministeri.

Un'altra cosa mi ha incuriosito, del convegno, cioè che “è richiesta giacca e cravatta”, per tre motivi:
il primo è che in italiano si dice è richiesta, o sono richieste, giacca e cravatta?;
il secondo è che dev’essere una riunione per soli uomini;
il terzo è che si potrebbe fare dell’ironia sull’abito che fa il monaco (alcuni, qui e qui, raccontano addirittura che la cravatta ha una simbologia massonica, chissà se è vero), però se in un luogo non è consentito l’ingresso a Renato Accorinti (vedi qui) e a papa Francesco, ecco, quello non è un bel posto, per me.

Vorrei concludere con un apologo di Totò, che ha previsto perfettamente quello ci è successo e ci sta succedendo, facciamo finta che i colpi che prendiamo non siano per noi, e ridiamo anche, poi sarà troppo tardi:



* ecco la frase più famosa di Comma 22"Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo".