La vita deve essere un’opera d’arte: per Raoul Vaneigem – Roberto Brioschi
“Lo stato non è più niente
sta a noi essere tutto”
Raoul Vaneigem
A
Barcellona, il 28 luglio, è mancato Raoul Vaneigem (Lessines, 21 marzo 1934 –
Barcellona, 28 luglio 2026). Come annota Giorgio Moroni era, e rimane, uno dei
classici del pensiero critico, uno dei nostri classici. Lo ricordiamo con
questo intervento di Roberto Brioschi e, a seguire, con alcuni passi di uno fra
i suoi scritti più significativi, le Banalità di base, pubblicate per la prima
volta sulla rivista dell’Internazionale Situazionista a cavallo fra
il 1962 e il 1963. Sessant’anni dopo, il 19 settembre 2023, ancora sosteneva
“lo stato non è più niente, sta a noi essere tutto” come proposizione capace di
esprimere, nella gravitazione esistenziale e sociale, la poesia pratica. Ciao
compagno Raoul e un grazie da parte di tutta la nostra piccola comunità
ribelle (G.G.).
* * * * *
Raoul
Vaneigem: saper vivere il Tempo della Rivoluzione – di Roberto Brioschi
Il 22
novembre 1966, a Strasburgo, durante l’inaugurazione del Palais Universitaire
viene distribuito il pamphlet Della miseria nell’ambiente studentesco,
che inizia con “allo studente gli cagano in bocca e gli pisciano in culo …”. Il
testo è una critica radicale alla istituzione scolastica universitaria
disvelata quale fabbrica del consenso sociale, ove lo studente è cooptato in
una servitù volontaria, entro una vita che è tale solo in apparenza poiché
governata dalle caste degli intellettuali, dei partiti politici, dei sindacati,
dei professori universitari: la condizione studentesca viene sezionata sul
tavolo dell’obitorio della società dei consumi (1). Il libretto esplode in tutta
Europa: il ‘68 è dietro l’angolo e il testo ispirerà teorie e riots nella
Francia del Maggio e non solo. L’autore è il collettivo della Internazionale
Situazionista (IS). L’Internazionale Situazionista (Imperia 1957- Parigi
1972) espresse una critica inappellabile e rivoluzionaria al capitalismo. Di
ispirazione marxista-libertaria, dapprima influenzato dalle avanguardie
artistiche del ‘900 quali il Costruttivismo sovietico, Dada, il Surrealismo, in
breve recepì le teorie e le esperienze del movimenti del “comunismo dei
consigli” e degli spartachisti, unitamente agli scritti di Rosa
Luxemburg, Riforma sociale o Rivoluzione e L’accumulazione
del capitale (storicamente il “comunismo di sinistra”, dai
situazionisti corretto con venature anarco individualiste e il comunismo
libertario della Comune di Parigi).
Una
miscellanea mirante alla abolizione delle separazioni tra quotidiano e
politica, tra vissuto e militanza, tra essere e avere, tra il chi sei e il che
cosa fai.
I
situazionisti proponevano la vita come un susseguirsi di eventi, situazioni
creative, proprie della gioia di vivere, che destrutturavano e abolivano il
presente: un presente inteso come sudditanza al feticismo delle merci – che
occulta e rende “naturali” i rapporti di produzione-riproduzione della economia
sociale capitalista – e alla burocratizzazione della esistenza. Il rifiuto di
vissuti estranei quanto alienati era stato un sentire, un malessere
diffuso nella società francese, esplicato da Albert Camus ne La peste e Lo
straniero e da Herbert Marcuse con L’uomo a una dimensione ma
anche dai blouson noir delle banlieue. Sarà Guy Debord
con La società dello spettacolo (1967) a creare un testo formativo
per generazioni di militanti, ricercatori e sociologi.
La IS
demolisce anche il mito del socialismo reale sovietico e cinese, nonché di ogni
consociativismo con le istituzioni rappresentative dell’economia, del lavoro e
dello stato.
Con gli anni
‘70 il situazionismo diverrà una pratica politico-esistenziale diffusa nelle
soggettività radicali delle periferie urbane di ogni dove, tra i disertori
dell’ordine sociale vigente che ogni giorno “si giocano il tutto per tutto” in
quell’ “andare ai resti” che anni dopo verrà descritto dal sociologo Emilio
Quadrelli (E. Quadrelli, Andare ai resti, DeriveApprodi).
In Italia i
gruppi e individualità che fecero riferimento alla IS daranno origine, a Torino
e Milano, ai collettivi Ludd e Organizzazione Consiliare, poi al Comontismo,
oggi rintracciabili nelle Edizioni Nautilus di Torino.
L’IS venne
fondata da sociologi, critici d’arte, intellettuali dis-allineati: Walter Olmo,
Giuseppe Pinot Gallizio, Elena Verrone, Piero Simondo, Michèle Bernstein, Guy
Debord, Asger Jorn. Seguiranno Gianfranco Sanguinetti e Raoul Vaneigem.
Raoul
Vaneigem aderisce alla IS nel 1961 e vi collabora sino al novembre del 1970
intervenendo sulla omonima rivista. Nel 1967 pubblica il Trattato di
saper vivere ad uso delle giovani generazioni. L’opera esprime la
consapevolezza che il capitalismo non si limita più a costruire e controllare
modi e tempi del lavoro e del consumo ma permea l’intera giornata, la vita
quotidiana, le relazioni interpersonali; riesce a governare e rendere
produttivo il Tempo di ciascuno e di tutti, a ridefinire il sé di ognuno, entra
nei corpi e nelle menti, si impossessa, rimodella pensieri e desideri. È la intuizione
dell’attuale capitalismo bio-cognitivo: in Italia sarà l’economista Andrea
Fumagalli ad analizzarlo dal 2007 (A. Fumagalli, Bioeconomia e
capitalismo cognitivo, Carocci Editore). Il libro è una lima per
evadere.
Nel
successivo volume Contributo all’emergenza di territori liberati
dall’impresa statale e mercantile (edito da DeriveApprodi), Vaneigem
suggerisce la autogestione della vita per mezzo della liberazione della
quotidianità dalle profittevoli attività estrattive materiali e immateriali
generate dai processi sociali capitalistici.
Le due opere
saranno propedeutiche allo sviluppo delle teorie rivoluzionarie che
troveranno riscontro nelle prassi delle insorgenze dei movimenti degli
invisibili, che accompagneranno le pratiche antagoniste in Europa, dalle
occupazioni degli squatter sino alle disobbedienze metropolitane, ai collettivi
di lotta delle periferie, alla radicalizzazione dei “Gilet gialli”.
Oggi si
riverberano nella frattura che marca la separazione tra una significativa parte
della società civile, della Generazione Z e la società politica: una faglia
espressa dai movimenti Pro Pal, No TAV, contro le guerre, dagli ambientalisti,
per i diritti LGBT+, dal NO al referendum meloniano. Le analisi di Vaneigem non
sono mai rimaste solo cartacee: appartengono alle esperienze dei Centri
Sociali, delle occupazioni che mutano le proprietà in beni comuni, della
riappropriazione individuale e collettiva dei Desideri che si trasformano in
Bisogni diventando i Diritti alla vita altra.
Raoul
Vaneigem è un contemporaneo poiché i suoi anni non appartengono al calendario
ma bensì a tutto ciò che collega, unifica gli avvenimenti entro un quadro
significativo, entro un unico tempo della Storia. Il Tempo della Rivoluzione.
NOTE
(1) Testo
per lo più scritto da Mustapha Khayati, sociologo tunisino, membro del
collettivo redazionale della IS. Il libretto venne stampato in 18.000 copie con
la cassa della Association Fédérative Générale des Etudiants de Strasbourg,
ovviamente ignara, che verrà subito sciolta dalle autorità accademiche. (Ibex
Edizioni).
* * * * *
Banalità di base – di Raoul Vaneigem
Estratti dal
n. 8 del Bulletin
Central Edité par le Sections de l’International Situationniste, gennaio
1963.
(traduzione
italiana integrale della rivista Internationale Situationniste, edita da
Nautilus, Torino, 1994).
Capitolo 16
… Ciò che
noi rivendichiamo esigendo il potere della vita quotidiana contro il potere
gerarchizzato è tutto. Noi ci situiamo nel conflitto generalizzato che va dalla
lite domestica alla guerra rivoluzionaria, ed abbiamo scommesso sulla volontà
di vivere. Significa che dobbiamo sopravvivere come antisopravviventi. Noi ci
interessiamo fondamentalmente ai momenti in cui la vita zampilla attraverso la
glaciazione della sopravvivenza. Ma occorre arrendersi all’evidenza, noi siamo
anche impediti di seguire liberamente il corso di questi momenti (eccettuato il
momento della rivoluzione stessa) tanto da parte della repressione generale del
potere quanto da parte della nostra lotta, della nostra tattica….ciò che
impedisce che quanto diciamo sulla costruzione della vita quotidiana sia
recuperato dalla cultura e dalla sottocultura è precisamente il fatto che
ognuna delle idee situazioniste è il prolungamento fedele dei gesti abbozzati,
in ogni istante e da migliaia di persone, per evitare che una giornata sia
costituita da 24 ore di vita sciupata.
Capitolo 17
… Tutto ciò
che riguarda il pensiero riguarda lo spettacolo. Gli uomini vivono per la
maggior parte nel terrore, sapientemente coltivato dal potere, di un risveglio
a se stessi. Il condizionamento, che è la poesia speciale del potere, spinge
così lontano la sua influenza (ha tutto l’equipaggiamento materiale in mano:
stampa, TV, stereotipi, magia, tradizione, tecnica, il linguaggio sequestrato)
che arriva quasi a dissolvere ciò che Marx chiamava settore non dominato per
sostituirlo con un altro. Ma il vissuto non si lascia ridurre così facilmente
ad una successione di figurazioni vuote. La resistenza all’organizzazione
esteriore della vita, ovvero all’organizzazione della vita come sopravvivenza,
contiene più poesia di tutto quanto sia stato pubblicato, in versi e prosa; il
poeta nel senso letterario del termine è colui che lo ha compreso e provato e
su tale poesia incombe una pesante minaccia…è per mezzo dell’isolamento che il
potere accerchia e contiene l’irriducibile e tuttavia l’isolamento è
invivibile. Le due pinze della tenaglia sono da una parte la minaccia di
disintegrazione dall’altra le terapie telecomandate; la prima permette l’uso
della morte, la seconda permette la sopravvivenza nuda e cruda. L’Internazionale
Situazionista dovrà definirsi, presto o tardi, come terapia.
Capitolo 18
… Noi siamo
pronti a cancellare ogni traccia di questi ricordi raccogliendo in una prossima
lotta radicale tutta l’energia contenuta negli antichi antagonismi. Da tutte le
sorgenti che il potere ha murato può sgorgare un fiume che modificherà il
rilievo del mondo. Caricatura degli antagonismi, il potere preme su ciascuno
affinché sia pro o contro Brigitte Bardot, il nuovo romanzo, la 4 cavalli
Citroen, gli spaghetti, il mescal, le minigonne, l’ONU, la nazionalizzazione,
la guerra termonucleare o l’autostop. A tutti si chiede il loro parere su tutti
i dettagli per meglio impedir loro di averne uno sulla totalità.
Capitolo 20
… Al livello
di spettacolo il potere è incontestabile. Il candidato di Lascia o raddoppia e
l’impiegato delle Poste che spiegano minuziosamente le raffinatezze meccaniche
della propria vettura 2CV si identificano, l’uno e l’altro, nello specialista;
ed è cosa nota quanto i capi della produzione traggano poi profitto da simili
identificazioni per addomesticare gli operai. La vera missione dei tecnocrati
consisterebbe soprattutto nell’unificare il Logos se, per una delle
contraddizioni del potere parcellare, essi non restassero confinati in un
isolamento derisorio. Alienati come sono dalle reciproche interferenze essi
conoscono tutto di una particella ma sfugge loro ogni realizzazione. Quale
controllo reale possono esercitare su di un’arma nucleare il tecnico atomico o
lo specialista politico? Quale controllo assoluto può sperare di imporre chi
detiene il potere ad ogni gesto che viene magari solo abbozzato contro di lui?
Sono così tanti gli attori che compaiono in scena che il caos la fa da padrone.
L’ordine regna ma non governa.
https://effimera.org/la-vita-deve-essere-unopera-darte-per-raoul-vaneigem-di-roberto-brioschi/
Nessun commento:
Posta un commento