I documenti desecretati dall'intelligence guidata da
Tulsi Gabbard confermano: oltre 120 strutture in 30 paesi, patogeni letali e un
sistema che ha cercato di nascondere tutto
Per anni
chiunque abbia provato a sollevare il velo sui laboratori biologici
statunitensi sparsi per il mondo (prevalentemente in territori eurasiatici) è
stato sistematicamente deriso, etichettato come complottista filo-russo,
talvolta addirittura accusato di tradimento. Ma adesso qualcosa è
inevitabilmente cambiato. Perché a parlare non è stato un giornalista scomodo o
un attivista paranoico. A parlare è stata la direttrice dell’Intelligence
Nazionale statunitense, Tulsi Gabbard.
E quello che
ha rivelato fa veramente impressione.
Gabbard ha
reso pubblici documenti desecretati che dimostrano senza ombra di dubbio che il
governo degli Stati Uniti ha finanziato per anni oltre 120 biolaboratori in
oltre 30 paesi. Non strutture innocue per la ricerca sul raffreddore comune.
Laboratori che manipolano patogeni letali come l’antrace, l’ebola, la peste, il
virus di Marburgo, la tubercolosi, la tularemia (febbre dei conigli), il MERS e
la SARS. Roba da far accapponare la pelle.
L’Ucraina,
guarda caso, è uno dei teatri principali di questa inquietante operazione
globale. Più di 40 strutture finanziate direttamente da Washington, molte delle
quali ancora oggi conservano “patogeni di guerra biologica risalenti all’epoca
sovietica”. Parole non nostre, ma del rapporto ufficiale appena pubblicato.
E non è
tutto. I documenti rivelano che l’Istituto di Medicina Veterinaria Sperimentale
e Clinica di Kharkiv, uno dei laboratori finanziati dagli USA, ospitava
“centinaia di patogeni” già all’inizio degli anni 2010. E nel 2019 presentava
gravi “deficienze di bioprotezione e biosicurezza”, in particolare nei locali
dove si maneggiava il batterio Brucella, altamente contagioso. Tradotto:
potenziali bombe biologiche a orologeria gestite con superficialità.
Gabbard è
stata durissima. Ha denunciato che politici, i cosiddetti esperti della salute
come il dottor Fauci esalatato dall’intero circuito mediatico mainstream, e
funzionari dell’amministrazione Biden hanno mentito spudoratamente al popolo
statunitense sull’esistenza di questi laboratori. E non solo: hanno minacciato
chiunque provasse a dire la verità. Curioso modo di trattare – per
l’autoproclamata più grande democrazia del mondo - chi solleva legittimi
interrogativi sulla sicurezza globale, no?
La comunità
internazionale, nel frattempo, non può dire di non essere stata avvertita. La
Russia ha passato anni a lanciare allarmi su queste attività in Ucraina.
Già dal 2022 Mosca ha portato queste attività pericolose all'attenzione
dell’ONU, ha denunciato progetti come l’UP-4 (che studiava la trasmissione di
infezioni pericolose attraverso uccelli migratori) e il P-781 (che analizzava
l’uso di pipistrelli come vettori di armi biologiche). Risultato? Silenzio
imbarazzato da parte di Washington e dei suoi alleati. Peggio: chi riprendeva
queste rivelazioni veniva liquidato alla stregua di un portavoce al soldo del
Cremlino.
Ecco il
meccanismo perverso: da un lato si nega l’esistenza di questi programmi,
dall’altro si delegittima chi ne parla accusandolo di essere un agente
straniero. Un classico del manuale della disinformazione. Peccato che adesso
sia la stessa Intelligence USA a confermare che quei laboratori esistono eccome,
che sono pericolosi, e che sono stati finanziati con soldi dei contribuenti
statunitensi.
Gabbard ha
promesso che la sua agenzia continuerà a lavorare per identificare dove si
trovano esattamente queste strutture e quali patogeni contengono, con l’obiettivo
dichiarato di “porre fine a questa ricerca pericolosa” che minaccia “la salute
e il benessere del popolo statunitense e delle persone di tutto il mondo”.
Bene così.
Ora però sorgono domande scomode: perché per anni chi cercava di indagare su
queste cose è stato sistematicamente osteggiato? Perché i cosiddetti
fact-checker, quelli che oggi pontificano sui social smontando “bufale”, hanno
sempre bollato come teoria del complotto le notizie sui biolaboratori? Forse
perché certe verità, se diventassero troppo popolari, metterebbero in imbarazzo
persone potenti?
La vicenda
ricorda da vicino quella dei famigerati laboratori di Fort Detrick, negli Stati
Uniti, avvolti per decenni nel mistero. Oggi sappiamo che il programma USA di
laboratori biologici all’estero è vastissimo, poco trasparente, e operato con
“molta poca visibilità o supervisione”, come ammette lo stesso rapporto.
Il
rappresentante russo all’ONU Vasily Nebenzya aveva avvertito già nel 2022: i progetti di
ricerca biologica in Ucraina violano la Convenzione sulle armi biologiche. E i
documenti venuti in possesso delle forze russe erano solo “la punta
dell’iceberg”. Oggi sappiamo che quelle denunce erano fondate.
La domanda
finale è semplice: quanti altri laboratori esistono nel mondo? E soprattutto,
cosa ci fanno gli Stati Uniti con patogeni letali sparsi in decine di paesi,
spesso con standard di sicurezza discutibili? La risposta, per ora, continua a
essere sepolta sotto tonnellate di propaganda e attacchi a chiunque osi
chiedere conto. Ma dopo le rivelazioni di Gabbard, sarà sempre più difficile
per i soliti noti gridare al complottismo. Perché la verità, alla fine, è
scritta nero su bianco nei documenti desecretati degli stessi servizi segreti
USA.