giovedì 16 aprile 2026

La nuova mappa coloniale del mondo - Iain Chambers

 

«La punizione dell’Iran o di Gaza non riguarda le libertà delle persone. È la negazione dei diritti altrui e comporta anche la riduzione del nostro diritto di dissentire», denuncia Iain Chambers, antropologo inglese, docente all’Università Federico II di Napoli.

Dopo Gaza l’Iran

«Mentre scrivo, Israele e gli Stati Uniti stanno bombardando intensamente l’Iran, nel tentativo di distruggere le infrastrutture e spezzarne la volontà. Gaza è il modello, ma l’Iran è vastissimo in confronto. Mentre l’Europa si sta perdendo nelle steppe ucraine, più a sud, sulle alte pianure dell’Iran, la narrazione potrebbe anche prendere pieghe inaspettate».

La mappa e le sorprese possibili

«La mappa si dispiega verso est dal Mediterraneo: Palestina, Mesopotamia, Persia, Afghanistan…Tratta da mappe e nomi antichi, questa potrebbe essere un invito a viaggiare con Bruce Chatwin nell’esotismo dell’Oriente, seguendo il suo eroe Robert Byron sulla strada per Oxiana. Potrebbe anche seguire il percorso fervente del cristianesimo vittoriano, desideroso di ristabilire legami vitali con la bussola morale della Terra Santa, o il romanticismo moribondo della cavalleria europea, alla ricerca dello spirito delle Crociate». Apparenza neutrale del mondo accademico, chiamato anche Orientalismo. Vaga eredità culturale che oggi in Occidente passa per comprensione politica, l’ammonimento del Manifesto.

«Se le dichiarazioni dell’amministrazione Trump potrebbero essere semplicemente liquidate come le farneticazioni di un egemone ormai in declino, ciò che esce dalla bocca di Starmer, Macron, Merz e Meloni condivide la stessa banale semantica».

Iain Chambers testualmente

In sostanza, il mondo dell’Asia occidentale e centrale è inferiore. La loro religione è fonte di dogmi fanatici (anche se un viaggio nel sud degli Stati Uniti, o l’ascolto di Pamela White-Cain, la consigliera spirituale di Trump, dovrebbero immediatamente correggere tale presupposto). Se la cultura orientale può essere considerata attraente nel suo esotismo, essa è sostanzialmente superata dalla nostra magia tecnologica. L’Occidente ha vinto, ed è così che ci si aspetta che la narrazione continui.

Oriente, una costruzione immaginaria

Quindi, l’Oriente è una costruzione, una proiezione immaginaria che riproduce la nostra supremazia. Non si tratta solo di una proposta culturale. È fondamentalmente una proposta politica. Oggi, con l’attacco israelo-americano all’Iran e la resistenza che sta incontrando, alcuni commentatori attenti hanno iniziato a parlare della fine dell’era Sykes-Picot. Si riferiscono all’accordo segreto stipulato nel 1916 tra britannici e francesi per dividere i territori dell’Impero Ottomano in Asia occidentale, che portò alla creazione degli stati artificiali di Iraq, Siria, Libano e Giordania. Mentre il territorio della Palestina storica, posto sotto mandato britannico, era destinato, trent’anni dopo, ad essere consegnato a un gruppo di migranti europei – colonizzatori ebrei – come risarcimento per l’Olocausto.

In questa logica coloniale, gli ‘indigeni’ non furono mai consultati. Oggi, proprio come nelle precedenti pratiche coloniali, la Knesset ha appena deciso che la resistenza indigena può essere punita legalmente con l’impiccagione.

Le mappe-prigione e l’Iran persiano

I confini tracciati sulle mappe a Londra e a Parigi sono diventati realtà sul campo, destinati a rispecchiare le premesse politiche e culturali dell’Occidente. I disordini locali, il rifiuto e la rivolta sono stati in seguito considerati semplicemente come atti di insubordinazione nei confronti di un ordine superiore. I diritti degli altri sono stati messi a tacere, e corpi anonimi disumanizzati e spesso eliminati. L’Iran non è mai entrato pienamente in quell’equazione. Non aveva mai fatto parte dell’Impero ottomano, non era arabo e seguiva una forma distinta di islam. È stato comunque inserito in quella logica rozza.

L’Iran democratico

Nel 1953, il suo governo democratico fu rovesciato dall’MI6 e dalla Cia per soddisfare gli interessi petroliferi anglo-americani e fu insediato un regime autoritario filo-occidentale. Oggi vive sotto un altro regime autoritario che insiste sulla propria autonomia dall’Occidente. Ed è proprio questo il punto. Il problema non è l’autoritarismo. I governi occidentali non si tirano indietro di fronte a tali assetti politici. Si pensi al sollievo provato a Washington e a Londra dopo la repressione delle rivolte popolari della ‘Primavera araba’, per non parlare del sostegno di lunga data alle monarchie micidiali dell’Arabia Saudita e degli Stati del Golfo.

Colonialismo e repressione

Mentre il mondo coloniale di ieri e oggi si ripiega su se stesso, con i migranti contemporanei come precursori, un clima politico sempre più teso in patria ricorre alla repressione. Anziché fare i conti con la storia e le responsabilità politiche di ciò che ha portato alle oscenità del presente, si cerca una soluzione rapida in slogan triti e in manifestazioni pubbliche di stupidità nazionalista. Questa pericolosa accelerazione si riduce all’identificazione retorica e all’eliminazione dei nemici: palestinesi, Iran, Russia, Islam e migranti. Ciò è accompagnato da una crescente sorveglianza e punizione del dissenso pubblico in patria.

Netanyahu genocida

Osare criticare la politica genocida di uno stato suprematista nel Mediterraneo orientale, che ha esaurito il proprio credito morale, può portare a un procedimento penale in casa. Non è l’unico caso di bancarotta. Questo fa parte di una riduzione generalizzata della sfera pubblica a una semplice approvazione dello status quo. Questa non è democrazia.

Le diverse democrazie per Gaza, Iran o Ucraina

Cercare di piantare la bandiera della democrazia altrove, ad esempio in Iran (ma allora che dire dello stato di apartheid di Israele?), si ritorce contro, rivelando la sua crescente assenza nel mondo censurato dell’Occidente. Perché pone la questione della democrazia anche, e in modo più eloquente, per noi. La narrativa che sostiene il genocidio a Gaza, l’appoggio senza discussione all’Ucraina e l’attuale bombardamento a tappeto di Teheran è essenzialmente antidemocratica. Restringe la discussione alle distinzioni tra loro e noi. La punizione dell’Iran, o di Gaza e della Cisgiordania, o della Russia, non riguarda i diritti e le libertà delle persone.

Una geografia coloniale

È fondamentalmente l’imposizione di una mappa coloniale – e qui sionismo e imperialismo occidentale si incastrano perfettamente – sul mondo non occidentale. E se questo significa la negazione dei diritti altrui, sta diventando sempre più chiaro che comporta anche l’arretramento e la riduzione dei nostri diritti di parlare, contestare e dissentire da ciò che apparentemente viene fatto in nostro nome. In questo senso più profondo, la richiesta di pace, proprio come quella dei diritti palestinesi o il rifiuto di avallare l’omicidio di massa degli iraniani, è una richiesta di democrazia.

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Se Senese parla... - Roberto Saviano

 

mercoledì 15 aprile 2026

Chi sono veramente gli statunitensi - Franco Fracassi

 

Non solo armi: come la speculazione finanziaria sta riscrivendo il futuro di Leonardo - Federico Giusti

 

A pochi giorni dalla rimozione di Cingolani dal vertice di Leonardo abbiamo letto innumerevoli interpretazioni su questa sofferta decisione assunta dal Governo, sofferta perchè è ragionevole pensare, alla luce di tante dichiarazioni pubbliche, che il ministro della Difesa l'abbia in parte subita.

Dalla guerra in Ucraina in poi ogni azienda di armi ha visto crescere a dismisura il valore delle azioni, i dividendi tra gli azionisti sono considerevoli, tutte le principali aziende europee produttrici di sistemi d'arma portano a casa risultati importanti per quanto concerne l'aumento dei profitti, del fatturato e delle vendite.

La guerra genera guerra ma anche speculazione finanziaria, se nel periodo pandemico erano le case farmaceutiche ad accrescere i fatturati oggi sono invece le grandi e piccole aziende di armi che si portano dietro filiere complicate nelle quali ritroviamo anche app e piccole aziende. Anche gli occupati crescono ma non in misura tale da ipotizzare la sostituzione della manifattura civile con quella militare.

La defenestrazione di Cingolani non può essere spiegata con motivazioni ufficiali, dichiarazioni scritte (non ve ne sono) o interviste a esponenti del Governo (abbottonati a dir poco) 

Una delle spiegazioni plausibili potrebbe essere legata allo Scudo spaziale, il Michelangelo Dome, che rappresenta una minaccia per analoghi prodotti israeliani e statunitensi e per quello  scudo tedesco, in fieri, con  vari paesi eccezion fatta per Italia e Francia.

Nel 2018 la filiera di produzione della Leonardo era di 21,4 miliardi di euro e di questi solo 8,7 erano ascrivibili alla azienda Leonardo vera e propria, il resto invece veniva dall'indotto e dalla filiera.  Leonardo sta a capo di un sistema assai complesso formato da migliaia di imprese  con quasi 100 mila dipendenti a cui aggiungere  il progetto Leap (Leonardo empowering advanced partnership) che vede coinvolte importanti banche ad esempio Unicredit, Banca Intesa fino alla Cassa Depositi e Prestiti.

E' quindi ipotizzabile che Cingolani abbia pestato i piedi a Israele e agli Usa con lo scudo italiano, la cui realizzazione è prevista nel 2030, un Governo, quello italiano, arrendevole verso Usa ed Israele potrebbe aver subito delle pressioni, poi abbiamo letto anche altre ipotesi, ad esempio la critica alla indipendenza dell'ex Ad rispetto al Governo.

Resta il fatto che la supremazia non si gioca più attraverso la potenza  militare convenzionale, l'esercito tradizionale con tutte le armi novecentesche,  i rapporti di forza si giocano sulla  capacità di unire sistemi tradizionali con processi tecnologici innovativi, IA con gestione dei dati, spazio e cyberspazio in un’unica filiera di guerra. Non può esserci innovazione bellica senza Il digitale o la IA, senza coordinare sistemi complessi,  in questo genere di guerra preventiva, ritenuta strategica da ogni analista, Leonardo gioca un ruolo importante.

Nel non libello del Ministro Crosetto si parla di proteggere dati e infrastrutture critiche, di interconnettere tra loro i vari domini– terrestre, marittimo, aereo, spaziale e cibernetico , ebbene la idea di sicurezza integrata è stata assunta come prioritaria dalla Difesa italiana insieme a un gruppo di imprenditori e managers tra i quali spiccava  Cingolani.

Qualunque sia la ragione della sua defenestrazione, gestire Leonardo significa assicurare elevati dividendi agli azionisti, partecipare attivamente alla costruzione del complesso industrial militare europeo, giocare un ruolo di avanguardia ma anche saper indirizzare le scelte industriali verso le tecnologie duali, la competizione tecnologica globale, l’Intelligenza    artificiale    (Ai)    fino alla quantistica, al digitale nelle sue molteplici accezioni.

Quanti sostituiranno Cingolani e la sua squadra dovranno operare delle scelte, magari ridimensionare alcuni progetti a vantaggio di altri,  in ogni caso non potranno esimersi dal portare avanti buona parte dei progetti intrapresi, se non lo facessero si metterebbero contro parte della finanza e dei poteri forti.

La posta in gioco è elevata, riguarda la speculazione finanziaria che molto dipende dal successo delle imprese di armi, dalla capacità di innovazione del complesso industrial militare, i prossimi mesi ci diranno intanto se la Ue sarà in grado di emanciparsi dalla dipendenza dagli Usa e forse questa è la stessa domanda a cui rispondere quando si parla di Leonardo e delle sue future strategie. Il polo imperialista europeo ha bisogno di imprese all'avanguardia anche quando le stesse entrano in competizione con i disegni Usa. Vedremo nelle prossime settimane quali interessi prevarranno.

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martedì 14 aprile 2026

Lula scuote il Sud globale: “È ora di reagire”

 

La grazia a Nicole Minetti per me è un segnale chiarissimo sui privilegi di chi ha potere e agganci - Luca Fazzi

La miseria morale è una condizione in cui un individuo o un’istituzione mostra, in modo intenzionale o meno, una grave mancanza di valori etici fondamentali, come il senso di giustizia e il rispetto per il prossimo. Più in concreto si ha una condizione di miseria morale quando: si agisce considerando solo il bene di alcuni e non di altri, si perde la capacità di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, manca il senso di responsabilità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni.

In Italia, il livello di miseria morale ha raggiunto livelli talmente alti che probabilmente si è creata una condizione di assuefazione diffusa e molte decisioni sono prese ormai senza alcuna valutazione degli effetti che possono apportare sul piano della fiducia nei confronti delle istituzioni.

Temo che la grazia concessa a Nicole Minetti per ‘straordinari motivi umanitari’, scoperta da una trasmissione tv, non aiuti purtroppo a ridurre la sensazione che il paese sia finito in un buco nero in cui non c’è più alcuna remora, né accortezza nel compiere azioni che dispiegano conseguenze devastanti sul piano della tenuta dei valori che tengono insieme una società.

Minetti, ex igienista dentale di Berlusconi, dopo rapidissima carriera politica tra le file dell’allora Popolo delle Libertà, si è distinta per comportamenti gravemente deplorevoli ed è stata giudicata in via definitiva colpevole di reato di favoreggiamento della prostituzione con condanna di due anni e dieci mesi e ha patteggiato una condanna di peculato per uso illecito di fondi pubblici.

La grazia è una libera decisione del Presidente della Repubblica prevista dall’articolo 87 della Costituzione e non si può contestare. Essa va intesa come un atto di clemenza eccezionale concesso in casi rari e straordinari, quando applicare rigidamente la norma porterebbe a un risultato ingiusto o disumano.

Se nulla si può obiettare al presidente che ha assunto una decisione nel legittimo esercizio delle sue prerogative costituzionali, si può ed è doveroso dire però qualcosa sull’opportunità di ‘premiare’ qualcuno e non qualcun altro. Il motivo per cui Minetti è stata graziata è la necessità inderogabile di un’assistenza oltreoceano di un minore con gravi compromissioni di salute di cui la condannata è fondamentale figura di riferimento.

Si tratta di una condizione veramente eccezionale? Oppure anche molti altri condannati potrebbero beneficiare di una decisione assunta nel rispetto del principio di equità e non discriminazione che anche sottende i dettami della nostra Costituzione?

Un paio di anni fa un conoscente di gioventù, tossicodipendente cronico, era stato messo in carcere per una sommatoria di condanne relative a piccoli reati. La madre che aveva all’epoca più di 80 anni era gravemente malata e il figlio pur con tutte le sue vicissitudini la accudiva. L’anziana donna rimasta da sola dopo l’incarcerazione del figlio era stata ricoverata in ospedale per uno stato di gravissima denutrizione ed era deceduta poco dopo.

Le carceri italiane sono piene di poveri cristi imprigionati per reati minori che hanno figli da accudire, genitori anziani o famigliari malati. In molti casi i carcerati sono gli unici portatori di reddito di famiglie deprivate e sono costretti a vivere in condizioni vergognose per una società civile in carceri fatiscenti dove ogni tre giorni qualcuno si suicida.

Quando il vecchio Mattarella decide di graziare una persona che ha contribuito a creare una delle situazioni più penose della politica italiana degli ultimi cento anni, favorendo la conoscenza di giovani donne disponibili a offrire il loro corpo a un satiro in cambio di favori materiali, bisogna ricordare che le decisioni non sono mai neutre e hanno tutte un valore simbolico.

Ogni decisione, e tanto più quelle di impatto mediatico, comunica messaggi, esprime valori (o disvalori) e può diventare un esempio o un segnale per una comunità. Trovo che la decisione di ‘premiare’ Minetti, sia essa coscientemente valutata o dettata da sincero sentimento di pietà umana, sia un segnale chiarissimo da questo punto di vista, che comunica all’opinione pubblica in modo inequivocabile che chi ha potere, denaro e affiliazioni ha più possibilità di accedere a privilegi rispetto a chi non ne ha.

Quando i giovani non hanno più fiducia nelle istituzioni, fanno le valigie e se ne vanno dall’Italia, bisognerebbe sempre chiedersi il perché questo accade. Molti cercano un futuro migliore senza dovere pagare il pegno di essere amici degli amici, o senza dovere essere sfruttati da un mercato del lavoro sempre più ingiusto e opprimente. Altri lo fanno anche perché si vergognano del paese in cui sono nati e cresciuti, e sono terribilmente dispiaciuti di essere finiti in una condizione di miseria morale dilagante.

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lunedì 13 aprile 2026

Balle di guerra - Antonio Cipriani


Che cosa ci dicono queste settimane di guerra in Iran?

  • Che le previsioni di vittoria facile facile, con tanto di insurrezione popolare, soffiate nell’orecchio instabile e cinico di Trump dal criminale feroce alla guida di Israele, erano sbagliate. Cioè, sbagliate per i desideri folli del presidente Usa, troppo affascinato dall’uccisione del leader religioso e militare dell’Iran e dal possibile Nobel per la Pace, per ascoltare i suoi più consapevoli consiglieri. Ma utili al perfido Netanyahu che ha come unico scopo la guerra per la guerra, lo sterminio per lo sterminio.
  • Che l’immagine degli Stati Uniti nel mondo è crollata ai minimi storici. Ora appaiono a tutti (a noi da tanto tempo…) inaffidabili, guidati da un sociopatico che per di più viene manipolato da uno psicopatico.
  • Che la Nato è impantanata nel mare di follie legate alla pax trumpiana (si fa per dire), rappresentata da un Rutte, adulatore del paparino. Probabilmente in futuro non servirà più a niente, se non riorganizzandosi per difendere gli interessi europei dalla crudele follia israelo-americana.
  • Che l’Europa è la vittima sacrificale degli esperimenti di guerra mondiale permanente.
  • Che il povero Papa Francesco ci aveva visto lungo. Inascoltato.

Che sul piano internazionale l’Italia delle mezze figure fa ridere i polli, non sapendo più che cosa dire agli italiani per giustificare il ruolo di tappetino della storia dove Israele e Usa possono pulirsi i piedi.

  • Che adesso servirà un nuovo decreto fascistoide per impedire qualunque articolazione pubblica di pensiero con un’altezza diversa dal tappetino.
  • Che la nostra informazione, a dire il vero, è adeguata al tappetino. Infatti le cose che è meglio celare finiscono sotto, come polvere della storia spinta da scope mediatiche obbedienti.
  • Che la comunicazione iraniana sta asfaltando ogni tipo di retorica bellica americana, prendendo per i fondelli con cartoni animati assai efficaci Trump borioso e sotto l’incomprensibile influsso del suo amico criminale israeliano.
  • Che l’efficace ricchissimo e perfido progetto di “hasbara” israeliana continua a plagiare politici e istituzioni, raccontando balle cotonate ad uso di boccaloni. Balle che sono servite a fare guerre, ad ammazzare centinaia di migliaia di persone, a massacrare senza ritegno i palestinesi in Cisgiordania, a devastare indegnamente Gaza, ad attaccare senza scrupoli paesi sovrani, a bombardare Beirut. Balle incredibilmente efficaci, che servono a condizionare le scelte dei governi, a mettere a tacere coscienze, a garantire impunità di fronte a crimini efferati.
  • Che probabilmente siamo oltre il concetto di balle e di “hasbara”, ma che il sistema Epstein che governa il mondo, fatto di pedofilia e disprezzo per l’umanità, cela una rete di ricatti talmente efficaci da convincere i potenti a darsi una regolata e ad accettare come perle di saggezza giudiziaria e politica le balle. Altrimenti come spiegare questa follia?
  • Che al governo di destra di Israele va bene così. Il fine è la guerra.

Che, però, le persone normali, quelle che continuano a pensare che al mondo si possa vivere senza le armi in pugno a decidere quello che è giusto o no, cominciano a scendere in piazza. A farsi sentire. E non basteranno repressione, Ice, o fascisteria manganellante a spegnere le voci che si stanno alzando.

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No agli specialisti in indignazione

Quando ancora esisteva una prospettiva comunista, Lenin definì l’estremismo (parolaio o nei fatti) “malattia infantile del comunismo”. Oggi, in tempi così mutati, quella di molti agguerriti commentatori dei fatti tragici e tremendi che stanno accadendo a Gaza o in Iran o in altre parti del mondo – a me pare una “malattia senile”. E non del comunismo, che – l’ho detto e lo ripeto – è finito “nel buio”,  ma di noi che sopravviviamo  incazzati nel decrepito Occidente mostruosamente guerrafondaio.

Questa malattia si manifesta come “indignazione specializzata”. Vengono denunciate sistematicamente e in modi enfatici le malefatte (di Meloni, di Netanyahu, ecc.), il silenzio e la “indignazione selettiva” delle “istituzioni, Presidente della Repubblica compreso”,  l’impotenza degli ““eroici” oppositori del melonismo”, ma una sorta di cecità  cala sulla impotenza di queste denunce.
E allora chiedo:  cosa serve continuare a gridare al lupo, al lupo, mentre il lupo o i lupi  impazzano indisturbati? Come si fa a continuare imperterriti ad esaltare e a  riproporre quasi fossero mosse politiche decisive le spontanee ma comunque politicamente miopi manifestazioni in piazza: per Gaza  o  “No Kings”? O riproporre l’azione simbolica della Flotilla?
E’ evidente che non fermano né i genocidi né le guerre. E’ evidente che non smuovono gli indifferenti (reali o supposti). E allora? E allora c’è bisogno di non consolarsi con l’indignazione o  improvvisando false soluzioni. Ci proponi l’inerzia, la disperazione? No, di ragionare sulla realtà per capire come cambiarla.  «Non ridere, non lugere neque detestari sed intelligere».

La dichiarazione di Meloni sul divieto di celebrare una messa a Gerusalemme è senza dubbio l’apoteosi dell’ipocrisia e del fascismo suprematista e razzista del governo italiano.

Israele è responsabile di settantamila morti ammazzati, la striscia di Gaza rasa al suolo, due milioni di persone tutt’ora tenute in prigionia senza elettricità, combustibili, cibo e acqua, ospedali sistematicamente distrutti, migliaia di medici e infermieri deliberatamente ammazzati, una strage di giornalisti che non ha alcun precedente storico. Oggi Israele è impegnato in una violentissima pulizia etnica in pieno svolgimento in Cisgiordania e in un’aggressione militare a Iran e Libano che ci ha fatto precipitare in una crisi politico-economica gravissima e totalmente fuori controllo, che potrebbe portare a esiti ancor più devastanti per il mondo intero e in particolare per le attività economiche e per la sicurezza del nostro paese.

Tutto questo è stato passato totalmente sotto silenzio dalle nostre istituzioni, Presidente della Repubblica compreso, al punto che si pensava che tutti avessero perso la lingua.. e invece, per una messa cattolica mancata, ecco che tutti ritrovano la favella e si dicono indignati e offesi dall’attacco alla “libertà religiosa”, proprio come se la distruzione di un numero sterminato di vite umane fosse una bazzecola a fronte del divieto di celebrare un rito di un’ora.

Questa indignazione selettiva non è solo un distillato di ipocrisia che legittima di fatto tutti i crimini israeliani passati e recenti, ma è la prova che al nostro governo non gliene può fregare di meno. Non solo delle decine di migliaia di vite umane già brutalmente spezzate e di decine di milioni di persone che sono quotidianamente vittime di attacchi terroristici per far tornare interi Stati all’età della pietra e consentire il completamento di un genocidio, ma anche della sorte del nostro paese che pagherà la crisi energetica indotta dai crimini israeliani con un prezzo altissimo: prezzo che come sempre inciderà in modo più violento su coloro che già sono in grande difficoltà.

Questo governo, eletto da milioni di rimbambiti che si illudevano così di restituire sovranità all’Italia, si è ormai rivelato per quello che è: il liquidatore fallimentare del nostro paese, che manda a catafascio l’economia per poi apprestarsi a svendere tutto ciò che avevamo costruito in secoli di dura fatica e lotta, incluso ogni minimo residuo di dignità, puntando a trasformare il nostro paese in parco giochi e divertimenti al servizio di ricchi annoiati e assassini.

Tutto questo non verrà fermato semplicemente votando qualcun altro: anche in questo frangente gli “eroici” oppositori del melonismo hanno dimostrato la loro, di ipocrisia, continuando a rifiutarsi di impegnarsi esplicitamente per l’interruzione dei rapporti diplomatici e un embargo economico completo, preferendo parlare genericamente, come Schlein, di “sanzioni”.
Questa apoteosi bipartisan dell’ipocrisia ci ricorda una verità spaventosa: non usciremo da questa terribile crisi mondiale se non attivandoci in prima persona, con anima e corpo, come abbiamo fatto mesi fa quando milioni di persone nelle piazze italiane hanno pacificamente bloccato il paese dimostrando che il popolo unito e attivo detiene un potere superiore a quello delle armi e degli eserciti. È questa l’unica via, con buona pace di chi ama delegare per continuare a pensare esclusivamente ai fatti suoi, e la prossima ripartenza della Flotilla per Gaza sarà un banco di prova per l’umanità intera che non possiamo permetterci nè di ignorare nè di fallire.

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