L’Europa deve sganciarsi da USA e Nato, fare la pace con la Russia e diventare prospera e indipendente
Licenziamo
Mark Rutte, il capo della Nato, che vuole trascinare tutti gli europei nelle
folli e sanguinarie guerre che Israele e l’America di Donald Trump stanno
facendo in Iran e in Medio Oriente; licenziamo anche Ursula von der Leyen, il
capo dell’Unione Europea, che sta predicando il riarmo e lo scontro con la
Russia come unica via di uscita dalla crisi europea. Licenziamo pure Giorgia
Meloni, la Presidente del Consiglio italiana, che non vuole accorgersi che Israele
e gli Stati Uniti d’America, e non la Russia di Vladimir Putin, rappresentano i
pericoli di gran lunga maggiori per la pace del pianeta. Occorre che gli
europei prendano finalmente atto che la Nato, come alleanza difensiva militare
contro la Russia, è finita e che la Nato, da strumento di difesa dell’Europa, è
diventata un problema per la sicurezza europea.
In una
recente intervista, il presidente americano Donald Trump, interrogato sulla
possibilità di riconsiderare l’adesione degli Stati Uniti alla NATO dopo che
gli europei non hanno appoggiato la guerra che ha scatenato con Israele in
Iran, ha risposto: “Oh sì, direi che è assolutamente necessario. Non mi sono
mai lasciato convincere dalla NATO. Ho sempre saputo che era una tigre di
carta, e anche il presidente russo Vladimir Putin lo sa!”. In un’altra
intervista a Reuters, Trump ha ribadito la sua posizione: “(Gli europei) non
sono stati amici quando avevamo bisogno di loro. Non abbiamo mai chiesto loro
molto… è una strada a senso unico”.
Nella fase
post-Nato che si è aperta, i governi europei e l’Unione Europea dovrebbero
rivoluzionare completamente la loro politica estera e di alleanze: dovrebbero
quindi riconsiderare innanzitutto il loro rapporto con gli USA e con la Russia,
con Israele, i Paesi arabi e l’Iran. Dovrebbero comprendere che gli Stati Uniti
e la Cina sono e saranno rivali strategici dell’Europa, mentre la Russia, se
l’Europa avesse coraggio e intelligenza strategica – che purtroppo allo stato
attuale non ha –, potrebbe diventare il partner migliore per l’Europa. Da sola
l’Europa non risalirà mai dal suo declino; ma, in prospettiva, con la Russia
come partner economico e commerciale, potrebbe diventare prospera e
indipendente. Purtroppo l’Europa procede ancora, con una pervicacia degna di
miglior causa, in una direzione opposta al suo interesse.
Trump in
rotta di collisione con l’Europa
È chiaro che
l’amministrazione Trump è in rotta di collisione con l’Europa. Trump, il
suprematista bianco, ha attaccato gli europei perché non hanno sostenuto la sua
guerra a sorpresa contro l’Iran, una guerra che ha voluto iniziare innanzitutto
per fare piacere al suo amico suprematista ebraico Benjamin Netanyahu: una
guerra che sta perdendo e che sta gravemente danneggiando l’Europa,
strozzandola sul piano energetico ed economico. Ormai gli interessi dell’Europa
e quelli degli USA sono completamente disallineati: Trump stesso ha distrutto
il sistema imperiale di alleanze costruito dall’America dopo la Seconda Guerra
Mondiale. Trump vuole perfino conquistare la Groenlandia, territorio autonomo
della Danimarca, membro dell’UE e della Nato; il governo danese ha già minato
le strade e le piste aeree del Paese artico per respingere un eventuale attacco
americano. Trump ripudia l’Unione Europea nata, secondo lui, “per fregare
l’America”, e vuole stringere accordi sull’Ucraina direttamente con la Russia
di Putin; la UE, al contrario, vorrebbe sostenere il conflitto ucraino “fino
alla vittoria” (??). Trump appoggia Israele nella sua guerra infinita contro i
Paesi arabi e sostiene l’imperialismo sionista che vorrebbe espellere tutti i
palestinesi dalle terre che l’ONU ha loro assegnato e in cui vivono da secoli
per realizzare la biblica “Grande Israele”. Gli europei invece, almeno
formalmente, puntano alla soluzione “due popoli, due Stati”.
In questo
contesto la Nato è già finita: gli europei non possono più delegare la loro
difesa all’America. Del resto è estremamente improbabile che, se la Russia o
qualsiasi altro Paese attaccasse un Paese europeo, l’America di Trump verrebbe
in soccorso.
Le guerre
illegali della Nato: l’Europa in cerca della sua autonomia
Trump vuole
distanziarsi o uscire dalla Nato; ma allora dovremmo prendere la palla al
balzo! Se le amministrazioni americane non vogliono più “difenderci”, bisogna impedire
che, grazie alla Nato, continuino a determinare la politica estera europea e a
procurarci guai a non finire. La Nato diretta dagli americani ha finora
perseguito una strategia fallimentare, illegale e gravemente dannosa per gli
interessi europei.
A causa
dell’articolo 5 della Nato – che obbliga alla difesa comune nel caso che un
membro venga attaccato – invocato dopo l’attacco alle Torri Gemelle da George
W. Bush junior, i nostri soldati sono (malauguratamente) andati in guerra in
Afghanistan per combattere (e morire) contro il terrorismo. Tuttavia oggi
l’Afghanistan è in mano ai talebani e il terrorismo si è diffuso in Africa e ha
raggiunto pure l’Europa. Nel 1999 gli europei, seguendo le direttive Nato,
hanno bombardato illegalmente la Serbia, separando inoltre la regione del
Kosovo e riconoscendola come Stato; poi sono intervenuti militarmente, oltre
che in Afghanistan, in Iraq, e poi ancora in Libia e in Siria, e infine hanno
armato fino ai denti l’Ucraina. Le guerre della Nato hanno colpito soprattutto
la popolazione civile, con decine di migliaia di morti innocenti; hanno
provocato ondate di immigrazione selvaggia e la diffusione del terrorismo. Le
guerre della Nato sono state tutte, o quasi, perdute e fallimentari, e non
hanno portato vantaggi all’Europa ma l’hanno colpita. In questo contesto la
Nato cambia completamente natura: serve ad affermare l’egemonia politica
americana sul vecchio continente e come canale per la vendita delle armi
statunitensi; oppure, peggio ancora, serve a dividere ancora di più l’Europa
dalla Russia o a fare dei Paesi europei possibili bersagli per eventuali
attacchi russi. Il problema consiste nel fatto che gli europei hanno finora
combattuto al servizio degli americani contro il loro stesso interesse.
L’esempio più recente è l’Ucraina.
La fine
della neutralità militare è stata la rovina dell’Ucraina
La Nato ha
scatenato la guerra in Ucraina aprendo le sue porte a Kiev e illudendo gli
ucraini che sarebbero potuti entrare nell’Alleanza Atlantica: ma gli americani
sapevano benissimo che Putin non avrebbe mai potuto accettare basi Nato alle
sue frontiere. Infatti, in pochi secondi, i missili sparati dall’Ucraina
arriverebbero a Mosca quasi senza difesa. Gli americani hanno perfino
organizzato un colpo di Stato antirusso nel 2014, durante le manifestazioni di
Euromaidan a Kiev, perché i governi ucraini aprissero le porte del loro Paese
alle basi Nato. E così hanno colpevolmente e consapevolmente provocato
l’illegale invasione russa.
Il
presidente ucraino Volodymyr Zelensky, eletto nell’aprile 2019, si è illuso del
sostegno americano e, abolendo la neutralità militare del suo Paese, ha
trascinato alla rovina il suo popolo. Oggi l’Ucraina è distrutta, ha perso
circa il 50% della popolazione e milioni di cittadini sono emigrati all’estero
e difficilmente ritorneranno. Il Paese è da ricostruire in tutte le
infrastrutture essenziali ed è sovraindebitato. Decine di migliaia di soldati
ucraini sono morti, ma i russi, seppure con forti perdite, stanno vincendo la
guerra. Comunque finirà questo conflitto, il Paese sarà sommerso dai debiti per
la ricostruzione e dovrà lavorare sotto il comando dei creditori. Zelensky
voleva la Nato nel suo Paese, ma il risultato delle sue politiche avventuriste
è tragico. L’Ucraina non sarebbe stata aggredita dalla Russia se avesse
mantenuto la neutralità militare che l’ha caratterizzata per oltre trent’anni,
dal 1991, dalla sua indipendenza. La Russia infatti non ha mai attaccato la
Finlandia e la Svezia, Paesi vicini neutrali. Purtroppo Zelensky, dimostrandosi
un politico ucraino più vicino agli americani che agli interessi del suo
popolo, ha insistito perché il suo Paese fosse accettato nell’Alleanza
Atlantica – un’organizzazione militare d’attacco, come la storia ha
ripetutamente dimostrato, nata proprio per contrastare la Russia –, e quindi ha
inevitabilmente scatenato l’illegale invasione russa. Putin non poteva
accettare che la Nato arrivasse ai suoi confini e inglobasse l’Ucraina, un
Paese ex URSS, dove la Russia è nata, dove esistono numerose e folte minoranze
russe e russofone, e dove ha sul Mar Nero la sua più importante base navale per
l’accesso al Mediterraneo.
La guerra
per procura in Ucraina, con l’accondiscendenza dell’Europa
Gli europei
(che pure avevano già condannato l’invasione dell’Iraq, e che oggi condannano
la guerra in Iran) hanno stupidamente seguito la Nato nell’avventura ucraina,
armandola fino ai denti e alimentando una folle e inutile guerra contro la
prima potenza atomica mondiale; una guerra che Kiev non avrebbe potuto e non potrà
mai vincere. Gli ucraini sono stati sacrificati dagli americani ma anche dagli
europei per combattere una guerra per procura. Una guerra che cinicamente gli
europei vogliono continuare a sostenere con il sangue degli ucraini, anche se
l’Ucraina non potrà mai vincere il conflitto con una potenza industriale molto
più forte, e che dispone, tra l’altro, di quasi 5000 bombe atomiche.
Sacrificando gli ucraini per i suoi interessi, l’Europa ha perso la sua
coscienza morale.
L’Europa,
seguendo la politica americana, ha finanziato Kiev per 200 miliardi e i
contribuenti europei ne sborseranno altri 90 nei prossimi due anni: ma la
guerra ha ormai rovinato l’Ucraina e ha trascinato tutto il continente europeo,
Germania compresa, verso una grave recessione. L’America ha invece tratto
vantaggio dal conflitto che ha alimentato. L’Europa è cornuta e mazziata.
USA e Cina
sono rivali strategici dell’Europa, la Russia no!
Ora Trump
vorrebbe colpirla nuovamente trascinandola nella guerra in Iran. L’Iran ha
scoperto, grazie a Trump, di avere una nuova arma formidabile per contrastare
l’aggressore americano e sconvolgere l’economia mondiale: la chiusura dello
Stretto marino di Hormuz, dove via nave passa il 20% dei rifornimenti
energetici e un terzo dei fertilizzanti. Mentre scriviamo (primi giorni di
aprile 2026), l’avventura di Trump in Iran sta bloccando l’economia mondiale e
sta alimentando l’inflazione in tutta Europa. Gas e petrolio scarseggiano, i
prezzi aumentano rapidamente e molte aziende rischiano il fallimento, mentre
gli speculatori brindano a champagne. I Paesi europei dovrebbero cominciare a
comprare il petrolio russo per non rimanere strozzati dalle dilettantesche
iniziative guerresche del loro “alleato” americano in Iran.
La Russia
non ha alcun interesse ad aggredire l’Europa
Il crollo
della Nato trumpiana dovrebbe suggerire agli europei di attuare un cambiamento
radicale nella loro politica estera. I Paesi europei non hanno alcun interesse
a scontrarsi con la Russia, così come la Russia non ha alcun interesse a scontrarsi
con l’Europa. Solo una falsa ma martellante propaganda europea, condotta in
prima persona dal capo della Nato Rutte e dalla capa dell’UE Ursula von der
Leyen, continua a volerci fare credere che la Russia di Putin voglia
conquistare tutta l’Europa e aggredire Londra, Parigi, Roma e Madrid. La Russia
non ha alcun interesse territoriale sull’Europa ma ha invece molto interesse a
fare affari con l’Europa. Solo la cecità masochistica dei governi europei fa sì
che gli europei cerchino di continuare lo scontro con la Russia mentre Trump si
sta mettendo d’accordo con Putin per spartirsi l’Ucraina e altre risorse.
La Russia
potrebbe diventare un partner indispensabile per l’Europa
Cerchiamo di
allargare lo sguardo. La Russia di Putin è per l’Europa più affidabile
dell’America di Trump, non perché sia più democratica o più “buona”, ma perché
ha tutto l’interesse a commerciare pacificamente con i Paesi europei – come ha
fatto senza problemi dalla caduta dell’URSS –, anche per sganciarsi
dall’opprimente “fratellanza” con la Cina. La Russia non ha intenzione di
attaccare l’Europa e la Nato, mentre Trump intende attaccare la Groenlandia.
Inoltre la Russia ha un’economia assolutamente complementare a quella europea:
è un fortissimo esportatore di energia e di materie prime, mentre è
relativamente arretrata sul piano tecnologico e industriale.
In
prospettiva, sul piano strategico, è lampante che gli USA e la Cina, le prime
potenze mondiali, sono fortemente interessate a subordinare economicamente e
tecnologicamente l’Europa, e hanno la forza di farlo. La Russia invece no. Per
questi motivi Mosca potrebbe, in prospettiva, diventare un partner di
fondamentale importanza per l’Europa, sia sul piano energetico e commerciale
sia su quello geopolitico. In una prospettiva strategica, nello scacchiere
mondiale, l’Europa non può e non potrà avere altri grandi partner se non la
Russia.
La
conseguenza è che è nell’interesse strategico dei governi europei, a meno che
non siano ciechi e non vogliano suicidarsi – come purtroppo sembra che vogliano
attualmente –, concludere quanto prima una pace dignitosa con i russi: una pace
che garantisca la neutralità militare dell’Ucraina, che ne assicuri
l’indipendenza dalla Russia e dalla Nato, e che preveda anche qualche forma di
associazione di Kiev all’Unione Europea (senza però concedere a Kiev il diritto
di voto prima di una decina d’anni, e prima che abbia dimostrato di essere uno
Stato pacifico, uno Stato di diritto senza pretese revansciste).
La Casa
Comune Europea dall’Atlantico agli Urali
Se avesse un
minimo di senso strategico – che purtroppo oggi non ha minimamente – l’Europa
dovrebbe finalmente decidersi, senza la Nato e senza gli americani, non solo a
trattare la pace in Ucraina con la Russia, ma ad avviare anche negoziati per un
disarmo bilanciato, sia per quel che riguarda le armi convenzionali sia per
quelle atomiche. In effetti Francia e Gran Bretagna, le due potenze atomiche
continentali, non hanno mai voluto trattare direttamente con la Russia sul loro
arsenale atomico.
In
prospettiva conviene all’Europa riprendere con forza il progetto di costruire
la Casa Comune Europea dall’Atlantico agli Urali, proposto inizialmente dal
presidente francese Charles de Gaulle negli anni ’60 e ripreso da Michail
Gorbaciov. Se non vogliono essere spazzati via alle prossime elezioni, occorre
che i governi europei e la UE abbandonino la politica di riarmo contro Mosca e
propongano finalmente un cammino di deconflittualità, di pace e di cooperazione
con la Russia. Occorre perseguire la realizzazione di una zona di libero
scambio tra l’Europa e la Russia. Questo è l’unico progetto geoeconomico e
geopolitico che può salvare l’Europa dal declino economico e dal disastro
geopolitico.
È ormai
chiaro che gli interessi delle nazioni europee non saranno mai convergenti con
quelli americani o cinesi: America e Cina sono e saranno competitor
dell’Europa, non suoi amici. L’unica possibilità per l’Europa di ricominciare a
prosperare è fare la pace con la Russia, anche con il despota Putin, e
promuovere una cooperazione economica e di sicurezza stretta con Mosca. La
partnership euroasiatica è proprio ciò che le amministrazioni americane hanno
sempre temuto fin dalla caduta dell’URSS, e ciò che le ha spinte a espandersi
nell’Est Europa e a intervenire in Ucraina. Solo con la Russia l’Europa
potrebbe finalmente diventare prospera e sicura.
Sanzionare
il governo Netanyahu e riconoscere lo Stato palestinese
Detto
questo, è oggi indispensabile che l’Europa riesca a distinguere i suoi
interessi non solo da quelli americani, ma anche e soprattutto da quelli dei
governi israeliani. Occorre sanzionare Israele come abbiamo sanzionato la
Russia, e punirla per la sua politica guerrafondaia e criminale che danneggia
enormemente gli interessi di tutti gli ebrei del mondo e dello Stato stesso di
Israele. Sembra che il governo Netanyahu voglia fare la guerra a tutto il mondo
islamico senza prevedere alcuna forma di compromesso e di diplomazia, e questo
solo per mantenere il potere personale del premier, l’occupazione illegale delle
terre palestinesi e l’egemonia e il dominio di tutta l’area mediorientale.
Occorre dunque interrompere i rapporti politici e militari con il governo
Netanyahu e procedere invece con coraggio e determinazione a costruire due
Stati per i due popoli. La nuova Europa post-Nato dovrebbe realizzare in Medio
Oriente una politica di pace sia con gli Stati arabi sia con l’Iran, anche in
collaborazione con la Cina, che già nel marzo 2023 aveva fatto cessare le
ostilità tra l’Iran e l’Arabia Saudita. Solo così l’Europa potrà garantirsi i
rifornimenti energetici. Se invece i governi europei continueranno, come hanno
fatto finora, a seguire la Nato, Washington e Tel Aviv e a giocare alla guerra
con la Russia, o verranno cacciati dai loro cittadini alle prossime elezioni o
riusciranno a mandare in rovina i loro Paesi.