Nicole Minetti graziata da Nordio e Mattarella. Condannata a 3 anni e 11 mesi: non sconterà nemmeno un giorno - Thomas Mackinson
Doveva scontare 3 anni e 11 mesi di reclusione ma non sconterà neppure un giorno. Nicole Minetti, condannata in via definitiva per Ruby-bis e per peculato nella “rimborsopoli” lombarda, a febbraio è stata graziata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha dato parere favorevole dopo quello della Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano. Mattarella ha firmato. La pena viene così cancellata prima ancora di essere eseguita. Le due condanne – 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento della prostituzione per il caso Ruby-bis e 1 anno e 1 mese per peculato sui rimborsi regionali – erano state unificate in un cumulo per un totale di 3 anni e 11 mesi. Nel 2022 si era aperta la fase esecutiva, con fascicolo attivo presso la Procura generale. Ma l’esecuzione era stata sospesa: Minetti aveva chiesto l’affidamento ai servizi sociali e l’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza era fissata nel dicembre 2025. Prima ancora di arrivarci, però, è giunta la richiesta di grazia. Il perno fondamentale è la necessità di provvedere a esigenze familiari che devono restare riservate per motivi di privacy. Esigenze ritenute valide dalle autorità e dalle istituzioni competenti che hanno deciso di concederle questo raro atto di clemenza senza dare alcuna pubblicità al provvedimento.
A scoprirlo
è stato il programma d’inchiesta Mi Manda Rai3 condotto da
Federico Ruffo che domenica dedica un’ampia ricostruzione sulle “rimborsopoli”
regionali a cura di Floriana Bulfon. La notizia della grazia concessa a Minetti
salta fuori dalla curiosità di capire che fine abbiano fatto quei consiglieri
terremotati dalle inchieste.
Contattata
ieri dal Fatto Nicole Minetti ha preferito non commentare né
rilasciare dichiarazioni in proposito. L’argomentazione è lineare: l’esecuzione
della pena – anche in forma alternativa – avrebbe inciso in modo rilevante
proprio sulle esigenze familiari che Minetti ha posto alla base della sua
richiesta di grazia. Tali per cui la pena non poteva essere eseguita. La
riservatezza è dovuta anche all’alto rischio di esposizione mediatica della
richiedente dal passato a dir poco “controverso”.
Igienista
dentale di Silvio Berlusconi (“Love of my life”), poi consigliera
regionale in Lombardia, per un decennio Nicole Minetti è stata una delle figure
più riconoscibili – e discusse – di una intera stagione politica e ha segnato a
suo modo un’epoca. Dalle “cene eleganti” di Arcore all’esposizione continua, è
diventata nel tempo un simbolo di quel sistema: visibilità, fedeltà personale,
potere e leggerezza nell’uso dei fondi pubblici. Negli anni in Regione il suo
nome finisce infatti anche nell’inchiesta sulla “rimborsopoli” lombarda. La
condanna per peculato riguarda l’utilizzo di circa 19 mila euro di fondi
pubblici per spese ritenute estranee all’attività istituzionale: pasti, taxi,
acquisti personali e altre spese di carattere privato, lontane dall’esercizio
del mandato consiliare. Somme che successivamente sono state risarcite.
A distanza
di 15 anni il racconto è completamente diverso: la Minetti col gloss che
impartiva istruzioni alle Olgettine ha cambiato vita. Nell’istanza di grazia
preparata dall’avvocata milanese Antonella Calcaterra, emerge il profilo di una
vita ricostruita lontano dalla politica, inserita in un contesto economico
internazionale. Accanto a lei, il compagno imprenditore Giuseppe Cipriani,
attivo da decenni tra Europa e Uruguay, dove nel 2018 ha avviato quello che
nell’istanza viene descritto come il più grande investimento nella storia del
Paese, il progetto dell’Hotel San Rafael.
È in questo
contesto che si collocano e maturano le esigenze familiari che hanno consentito
a Nicole Minetti di modificare anche la sua posizione giuridica fino
all’istanza di grazia accolta lo scorso febbraio.
Nel 2024 la famiglia
si è trasferita a Milano, dove lei svolge attività di volontariato certificate.
“La signora Cipriani ha svolto volontariato nel periodo aprile 2024 – giugno
2025, in ambito ambulatoriale”, conferma al Fatto la Lega
Italiana per la lotta contro i tumori. Ha poi fatto domanda alla Casa della
Carità, collabora con la Caritas per il doposcuola nella parrocchia di San
Marco, in centro. La prova di un percorso rieducativo – che la stessa istanza
assume come già compiuto – non è mai passata attraverso l’esecuzione della
pena. La grazia interviene prima di tutto questo. Il decreto è legittimo. La
Costituzione lo prevede. Ma resta una scelta discrezionale che farà discutere.
Sulla bilancia della giustizia hanno pesato le esigenze familiari della nuova
Minetti che chiudono una parabola tutta italiana: da via Olgettina al Palazzo
di Giustizia, al decreto di grazia. In mezzo, un Paese che s’indigna ma poi
perdona.
Minetti ha
fatto causa per avere il bambino che le è valso la grazia – Thomas Mackinson
Il bambino
grazie al quale Nicole Minetti ha ottenuto la grazia ha una madre biologica in
Uruguay. Ma ora è scomparsa: il 14 aprile, quattro giorni dopo il primo
articolo del Fatto, le autorità hanno diramato un ordine di
rintraccio a suo nome. Anche l’avvocata che difendeva quella madre non c’è più:
è morta carbonizzata insieme al marito, anche lui avvocato, in circostanze
sospette. Nulla, ufficialmente, collega questi fatti alla grazia che a febbraio
ha cancellato le condanne a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della
prostituzione e peculato che Minetti avrebbe dovuto scontare ai servizi
sociali. Ma più si scava, più le ragioni della grazia traballano. A partire da
un presupposto: quel bambino che nell’istanza viene presentato come
“abbandonato alla nascita” senza legami familiari non lo era. Gli atti del
Tribunale di Maldonado consultati dal Fatto raccontano invece
che ancora oggi ha entrambi i genitori viventi e identificati, tanto che
Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani hanno intentato una vera e propria
causa contro di loro per ottenere la “Separación Definitiva y Pérdida de Patria
Potestad”. Il procedimento si chiuderà in loro favore soltanto il 15 febbraio
2023.
Il bambino è
nato a fine 2017. Nel gennaio 2018 il Tribunale lo affida all’Instituto del
Niño y Adolescente del Uruguay (INAU) per un massimo di 45 giorni come “estrema
ratio”, vista la situazione della famiglia: madre indigente, padre detenuto. Il
giudice González Camejo dispone di “creare un legame tra madre e figlio e
verificarne il ricongiungimento”. Non un abbandono, dunque, ma una famiglia
povera che lo Stato avrebbe dovuto aiutare. Maldonado è un contesto spaccato:
turismo e denaro da una parte, povertà estrema dall’altra. Il 17% della
popolazione vive nell’indigenza. I minori dell’INAU finiscono in hogares anonimi:
maltrattamenti, adozioni forzate e corruzione — una vera “fabbrica di orfani”.
Negli ultimi mesi è esploso uno scandalo nazionale alla notizia di 114 bambini
morti in cinque anni.
È in questo
contesto che entrano in scena Minetti e il suo compagno, l’imprenditore
milionario Giuseppe Cipriani, in rapporti di affari e di piaceri con Jeffrey
Epstein, come ha rivelato il Fatto tre giorni fa. La coppia trasferitasi
in Uruguay costruisce un rapporto stretto con l’ente pubblico: dona soldi e
beni, nei weekend apre il ranch ai bambini. Fra questi c’è anche il piccolo,
con genitori così poveri da non potersi permettere neppure un avvocato, tanto
da ottenere l’ausiliatoria de pobreza. Ma in che modo entra nell’orbita
della ricca coppia italiana? L’Inau, secondo una testimonianza raccolta
dal Fatto, portava i minori a pranzo nella tenuta di Cipriani.
“Giuseppe li faceva arrivare al chakra, li serviva lui, ma era solo per coprire
altri traffici”. Il piccolo dopo l’operazione negli Stati Uniti “stava
benissimo, correva felice”. Eppure, “Minetti non ci stava mai, stava sempre e
solo con la tata Fatima”. Su come sia arrivato lì, la risposta è piesos,
poder e miedo. Soldi, potere e paura.
Ed è qui che
emergono altre crepe. Nell’istanza di grazia si sostiene che già nel 2021
Minetti e Cipriani abbiano portato il bambino negli Usa per un delicato
intervento chirurgico. Ma all’epoca non avevano ancora alcun diritto a farlo.
Come ha potuto espatriare? Forse con lo stesso jet privato con cui– secondo la
testimonianza resa al Fatto – arrivavano e partivano anche le
“ragazze” dal ranch di Punta del Este, aggirando i controlli dell’immigrazione?
L’avvocata
dei genitori biologici non può più rispondere: Mercedes Nieto, 49 anni, è morta
il 15 giugno 2024 insieme al marito, anche lui avvocato, carbonizzati nella
loro casa di vacanza a Garzón. Si indaga per duplice omicidio. “Non posso
fornire informazioni — dice al Fatto il procuratore Sebastián
Robles — tutte le piste sono aperte, compresa quella delle cause che
patrocinavano”.
Un’altra
crepa incrina il pilastro “clinico” della grazia, dopo quello sulla presunta
“nuova vita” di Minetti. I legali sostengono che nell’ottobre 2021, grazie a
Cipriani e Minetti, il bambino sia stato operato al Boston Children’s Hospital
dopo due pareri contrari all’operazione del San Raffaele di Milano e
dell’Ospedale di Padova. Per tale ragione, scrive l’avvocato, il bambino
sarebbe stato operato negli Stati Uniti. Quei pareri contrari, citati nella
copia visionata dal Fatto, tuttavia, non sono stati numerati e
allegati all’istanza. Il professor Pietro Mortini del San Raffaele, i
professori Luca Denaro e Maurizio Iacoangeli a Padova non lo hanno mai visto.
Il minore non risulta tra i pazienti dell’ospedale.
L’istanza
firmata dall’avvocato Antonia Calcaterra evidenzia che l’intervento a Boston
non è stato risolutivo, tanto che all’ultimo controllo del 16 aprile 2025 sono
emersi rischi di recidiva e complicazioni. Allega una dichiarazione dell’équipe
che indica come “necessaria la costante presenza della madre, anche per
consentire una discussione esaustiva e un processo decisionale condiviso sul
suo piano di trattamento”. Calcaterra, contattata dal Fatto, spiega
di aver depositato l’istanza “prima dell’estate”. Il 3 dicembre era fissata
l’udienza per l’esecuzione dell’affidamento in prova ma salta proprio perché
interviene quella richiesta al Capo dello Stato.
Ma sono
stati svolti accertamenti o ci si è limitati a recepire quanto dichiarato
nell’istanza? Cinque minuti d’auto separano la Procura da via Fatebenefratelli
dove, 15 anni fa, Minetti disse ai poliziotti che Ruby era nipote di Mubarak.
Insieme alla pena, il “perdono di Stato” cancella pure la memoria?
La
procuratrice Francesca Nanni ha detto al Fatto di non aver mai
letto quella pratica: “Se non presenta aspetti specifici di particolare
delicatezza, viene gestita in automatico e io non ne vengo informata”. Dunque
per Milano non era un caso delicato. Per il Quirinale sì, al punto da tenere
segreta la grazia fino al nostro articolo 10 aprile scorso.
Nel 2024
Minetti, Cipriani e il bambino si trasferiscono in Italia. Il 18 settembre, tre
mesi dopo la morte degli avvocati di Garzón, il settimanale “Chi” dedica
quattro pagine alla nuova vita di Nicole Minetti. Lei elegante, il bambino che
corre e gioca ai giardini Montanelli, davanti all’hotel-boutique Casa Cipriani.
Lei e lui in tenuta sportiva che fanno la spesa. “Chi” è Mondadori, che è
Fininvest, che è la famiglia Berlusconi, per il cui fondatore Minetti
“favoreggiava” la prostituzione. Il cerchio, almeno editorialmente, si chiude.
La storia invece no. Quattro giorni dopo la nostra inchiesta, il Ministero
dell’Interno uruguaiano diffonde un avviso nazionale con la foto: María de los
Ángeles González Colinet, di anni 29, è scomparsa. E’ la madre biologica del
bimbo al centro della grazia a Nicole Minetti. L’ultima traccia di lei risale a
metà febbraio. Negli stessi giorni, Nordio e Mattarella – nel silenzio dei
palazzi romani – firmano. A settembre 2024 quel bimbo molto malato corre e
gioca ai giardini Montanelli, a due passi da Casa Cipriani.
Grazia a Nicole Minetti, Mattarella chiede
chiarimenti a Nordio dopo gli scoop del Fatto: “Acquisire con urgenza
informazioni” - Thomas
Mackinson
“In riferimento al decreto di
concessione della grazia alla signora Minetti adottato
dal Presidente della Repubblica, su proposta
favorevole del Ministro della Giustizia, lo
scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla
supposta falsità degli elementi rappresentati
nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor
Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese
urgenza le necessarie informazioni idonee
a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato
da un organo di stampa”.
Con questa nota
il Quirinale prende una posizione netta sulla
vicenda rivelata dal Fatto Quotidiano della grazia concessa a febbraio a Nicole Minetti.
Il Colle, di fatto, ripassa la palla al dicastero di via Arenula. La legge
prevede che il giudizio del Capo dello Stato si debba basare sull’istruttoria trasmessa
dal Guardasigilli Carlo Nordio, a cui spetta lo specifico
onere di verificare la veridicità delle pratiche e
chiedere ulteriore documentazione. Controlli che,
evidentemente, si sono rivelati quantomeno carenti, compresi quelli della Procura
Generale di Milano che aveva dato il primo via
libera (non vincolante) alla richiesta.
Il presidente
della Repubblica non dispone di autonomi strumenti di
indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria
decisione sui documenti che gli vengono sottoposti
nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall’autorità
giudiziaria e dal ministro della Giustizia, ricordano fonti del
Quirinale. Nel caso in questione – si rileva – il Procuratore generale di
Milano e il ministro Nordio hanno motivato il loro parere favorevole alla
grazia in quanto l’affidamento in prova della Minetti le avrebbe reso
estremamente difficile la cura e l’assistenza di un
minore, sottoposto, per una grave patologia, a periodiche visite e
a terapie specialistiche all’estero. Fonti del
Quirinale, a questo proposito, fanno notare che la richiesta è stata rivolta al
ministero della Giustizia, competente in via esclusiva a
svolgere l’attività istruttoria in merito alle domande di grazia, come
affermato dalla Corte Costituzionale con una
sentenza del 2006.
L’istanza
depositata prima dell’estate 2025 dai legali di Nicole
Minetti, stando all’inchiesta del Fatto, era carente sotto vari
profili. Indicavano il minore adottato in Uruguay come
“abbandonato alla nascita” e privo di legami, quando gli atti del Tribunale
di Maldonado acquisiti dal Fatto dimostrano
che il bambino aveva in realtà due genitori biologici.
Minetti e il compagno milionario Giuseppe Cipriani non
hanno accolto un orfano, ma hanno intentato una causa
civile per togliere la patria potestà ai
genitori naturali, approfittando della loro estrema miseria.
Per giustificare
la necessità per la Minetti di viaggiare all’estero (aggirando l’affidamento
ai servizi sociali in Italia), l’istanza sostiene che due centri
d’eccellenza, il San Raffaele di Milano e l’Ospedale
di Padova, avessero sconsigliato di operare
il minore, rendendo “imprescindibili” le cure
al Boston Children’s Hospital. Contattati dal Fatto,
i primari di quelle strutture hanno smentito categoricamente:
non hanno mai visitato il bambino, il suo nome non è a terminale, e hanno
confermato che quegli interventi si fanno comunemente e con successo anche in
Italia.
Il contesto
dell’adozione gronda misteri. Negli stessi giorni di metà febbraio 2026 in cui
a Roma si firmava la grazia, in Uruguay la
vera madre biologica del bambino (la 29enne María de
los Ángeles González Colinet) scompariva nel nulla,
costringendo la polizia locale a diramare un avviso di rintraccio. Un mistero
che si incrocia con la morte dell’avvocata
d’ufficio che aveva difeso la famiglia biologica, Mercedes
Nieto, trovata carbonizzata in casa
col marito nel 2024: un caso oggi indagato per duplice
omicidio.
Per dimostrare il
totale ravvedimento dell’ex consigliera, i legali
hanno garantito sulla rettitudine del suo
compagno Giuseppe Cipriani, definito un mecenate “lontano
da contesti di devianza”. I documenti americani (Epstein Files)
consultati dal Fatto svelano invece che l’imprenditore era finanziato “a
strozzo” dal pedofilo Jeffrey Epstein.
Testimonianze dirette dall’Uruguay confermano inoltre che, proprio nella tenuta in
cui la coppia ospitava a favore di telecamera i bambini dell’orfanotrofio,
si consumava in realtà un incessante giro di squillo
d’alto bordo e minorenni gestito dalla stessa Nicole Minetti,
che dunque non avrebbe “cambiato vita”.
