Pochi giorni
fa Tucker Carlson è stato intervistato da Udi Segal sul Canale 13, una delle
principali reti televisive commerciali (di estrema destra) israeliane. Carlson
non è un interlocutore facile né per la sinistra né per chi guarda con
preoccupazione alla destra americana: è stato il volto di punta di Fox News,
oggi conduce un proprio show molto seguito, e le sue posizioni su moltissimi
temi restano lontane dalle mie e dal resto del mondo. Ma in quell’intervista ha
detto cose che in Israele quasi nessuno osa più dire in prima serata. Ovvero
che il paese ha ucciso migliaia di bambini a Gaza, che non si può parlare di
democrazia quando milioni di persone vivono sotto il controllo di uno Stato in
cui non hanno diritto di voto, che il sostegno americano rende Washington corresponsabile.
La reazione è stata immediata e durissima con le ovvie accuse di antisemitismo,
richieste di non dargli più spazio, indignazione trasversale.
Gideon Levy,
su Haaretz, prova a spostare la discussione su un altro piano. Non si tratta di
difendere Carlson o le sue idee nel loro complesso, ma di chiedersi quale
singola affermazione, in quell’intervista, fosse falsa. E di prendere atto di
quanto sia diventato intollerabile, dentro Israele, sentirsi restituire
dall’esterno un’immagine non addomesticata di ciò che sta accadendo a Gaza, in
Cisgiordania, nel sud del Libano.
Vale la pena
leggerlo per intero.
OPINIONE •
SU ISRAELE, GAZA E PALESTINA, IL CHIACCHIERONE TUCKER CARLSON HA DETTO SOLTANTO
LA VERITÀ
GIDEON LEVY
23:20 • 20
maggio 2026, ora israeliana
Era da molto
tempo che qui non andava in onda un’intervista simile: conteneva soltanto
verità. Non c’è stata una sola parola detta da Tucker Carlson in una
conversazione con Udi Segal di Canale 13 che non fosse vera. Era la verità
distillata, uno specchio perfetto, ed è per questo che ha suscitato tanto
clamore qui.
L’eloquente
personalità dei media americani ha proposto un’agenda alternativa ai media
israeliani: dire la verità; provateci, per una volta. La verità di Carlson è
dolorosa, umiliante, opprimente, ma è la verità. È stata presentata come
“un’intervista con il grande chiacchierone d’America”, con “l’antisemita che
odia Israele”. Sui social media si gridava che non avrebbe dovuto essere
intervistato. Avevano ragione. Sulle reti televisive israeliane non c’è posto
per la verità, eppure Segal ha osato, purtroppo con una certa superflua aria di
santimonia.
Che cosa
c’era di falso in ciò che Carlson ha detto? È evidente che gli israeliani non
hanno alcun diritto di parlare di altri regimi terroristici come l’Iran. Tucker
ha detto a Segal che viveva in un paese che aveva recentemente assassinato
migliaia di bambini. Che cosa c’era di sbagliato in questo? È evidente che
Israele “non è una democrazia in alcun senso”, come ha detto Carlson. “Ci sono
milioni di persone che vivono sotto il controllo israeliano e che non possono
votare”.
Che diavolo
c’era di inesatto in questo? Tucker ha detto che Israele aveva assassinato
migliaia di bambini, allora perché lui, che lo aveva definito genocidio, doveva
essere accusato? Che cosa c’era di antisemita in questo? Segal ha provato a
usare il logoro pretesto dell’“autodifesa”, e Carlson gli ha ricordato che
l’assassinio dei neonati non ha nulla a che vedere con questo.
Un solo
momento di falsità è riuscito comunque a insinuarsi. È stato quando Segal,
senza che gli tremasse un muscolo del volto, ha definito Israele “un paese
democratico che rispetta il diritto internazionale”.
L’anno è il
2026. È difficile credere che esista ancora un intervistatore israeliano con
una reputazione di integrità, uno che non sia un’autocompiaciuta come Yonit
Levi o un artista come Danny Kushmaro, capace di osare una dichiarazione così
infondata e ridicola. Forse stava scherzando? Non ci sono articoli del diritto
internazionale che Israele non abbia violato.
Hai visto la
Striscia di Gaza, Segal? Hai visitato la Cisgiordania? Forse la distruzione
totale dei villaggi nel Libano meridionale è il tuo diritto internazionale?
Forse lo sono i mille neonati che abbiamo ucciso a Gaza? La fame deliberata? Il
trasferimento di popolazione? Gli insediamenti?
Gli
spettatori saranno stati probabilmente felici di vedere Segal, tutto
israeliano, “darle” a Carlson. Però questa intervista era troppo importante per
essere trattata alla leggera o con scherno. Carlson ha piazzato davanti ai
volti degli israeliani lo specchio definitivo, privo di trucco o luci morbide,
senza menzogne o propaganda, senza fare sconti. Questo è il nostro aspetto,
niente di diverso. Questo siamo. Israele è il paese più violento del mondo, ha
detto Carlson.
Segal ha
fatto versi di disapprovazione, scioccato. Dici sul serio?, ha chiesto, ferito
nei sentimenti. Ovviamente Tucker dice sul serio. Molto più del suo
intervistatore. Ci sono altri paesi che assassinano, ha detto Carlson, ma non
esiste un altro paese che si vanti e vada fiero degli omicidi che commette come
fa Israele.
Quando
Carlson ha detto che gli Stati Uniti non dovrebbero avere alcun impegno verso
Israele, e che il loro aiuto li rende complici dei crimini israeliani, Segal ha
tirato fuori l’arma del giudizio finale. Anche se il prezzo fosse
l’annientamento di Israele? Carlson non è caduto in questa trappola
vittimistica.
Gaza è in
rovina, il Libano meridionale è sotto occupazione, la Cisgiordania è sotto
apartheid — e Israele sarebbe a rischio di annientamento? “Non voglio che
Israele venga distrutto”, ha risposto.
Carlson
potrà anche avere una bocca larga, ma è una bocca veritiera. Rappresenta una
corrente nuova e pericolosa, ha detto Segal. Certo, una corrente nuova, anche
se non necessariamente pericolosa. Vorrei che più israeliani lo ascoltassero.
Questa corrente vuole un Israele diverso.
Ciò che è
pericoloso è il fatto che gli israeliani vogliano il loro Israele attuale.
Quello che spossessa milioni di persone dalle loro case, quello che uccide
decine di migliaia di innocenti, cancellando città e villaggi dalla faccia
della terra, mentre discrimina un quinto della propria popolazione.
E quando
arriva qualcuno che resta indifferente a tutti i cliché mendaci, dicendo a noi
e agli americani che l’imperatore che ha trascinato gli Stati Uniti in una
pessima guerra con l’Iran è nudo, viene bollato come antisemita. Forse è un
nazista? Grazie, Tucker Carlson.