(da Osservatorio
Repressione)
La richiesta
di rimuovere il libro di Francesco Lazzeri mostra il terreno su cui agisce il
DDL Romeo: confondere antisionismo e antisemitismo per restringere la critica a
Israele e la solidarietà con la Palestina.
Non c’è un
decreto di sequestro, non c’è una sentenza che abbia dichiarato illegale il
libro e non risulta un provvedimento giudiziario che ne abbia vietato la
diffusione. Eppure Sensibili alle Foglie denuncia di aver ricevuto,
attraverso il provider che ospita la propria libreria online, una richiesta di
rimozione della pagina dedicata a Sionismo e nazismo facce della stessa
medaglia di Francesco Lazzeri, pubblicato dalla casa editrice
nel 2025. La richiesta, secondo quanto comunicato dall’editore e riportato
pubblicamente, proviene dall’Associazione Italiana Avvocati e Giuristi Ebrei e
CoDe RTD Srl e segnala il contenuto come incitamento o approvazione della
violenza, incitamento all’odio e discriminazione su basi etniche o religiose,
con particolare riferimento a narrazioni antisemite, negazione o grave
banalizzazione della Shoah e disinformazione capace di contribuire alla
diffusione dell’odio o alla giustificazione della violenza.
Accuse
pesantissime. Proprio per questo dovrebbero essere sottoposte a un confronto
pubblico altrettanto rigoroso, distinguendo ciò che appartiene alla critica
storica e politica da ciò che costituisce effettivamente odio antiebraico o
negazionismo. Il problema posto dal caso Sensibili alle Foglie non consiste
infatti nel pretendere che qualsiasi cosa venga scritta sul sionismo sia per
definizione legittima, storicamente corretta o sottratta alla critica. È
l’esatto contrario: un libro può essere contestato, demolito attraverso le
fonti, accusato di forzature interpretative e sottoposto alla più dura
discussione storiografica. Ma chiedere all’intermediario tecnologico che ospita
la libreria dell’editore di rimuoverne la pagina introduce un’altra questione,
quella della possibilità di rendere materialmente invisibile un’opera senza che
un giudice ne abbia stabilito l’illiceità.
Sensibili
alle Foglie respinge integralmente le accuse e rivendica trentasei anni di
attività editoriale contro la discriminazione etnica e religiosa. Sostiene
inoltre che il libro di Lazzeri non neghi affatto la Shoah, ma ricostruisca
attraverso documenti, fonti e un’ampia bibliografia i rapporti intercorsi in
determinate fasi storiche tra organizzazioni sioniste e Germania nazista,
collocandoli dentro la storia dell’emigrazione ebraica verso la Palestina e del
progetto coloniale sionista. La stessa casa editrice aveva già presentato
pubblicamente il volume come un lavoro volto a mettere in relazione storica
sionismo e nazismo, arrivando a formulare giudizi estremamente radicali sulle
due ideologie.
Sono tesi
che possono e devono essere discusse anche duramente. L’equiparazione tra
sionismo e nazismo contenuta fin dal titolo è una tesi storiografica e politica
fortissima, che non può essere trattata come un’evidenza indiscutibile
semplicemente perché formulata in un libro. Ma altrettanto improprio sarebbe
stabilire automaticamente che la comparazione tra due movimenti politici
costituisca negazione della Shoah o odio contro gli ebrei. La verifica deve
riguardare ciò che il libro effettivamente sostiene, le fonti utilizzate e il
modo in cui vengono interpretate. È questo il terreno sul quale una società
democratica dovrebbe affrontare anche le opere più controverse.
Il caso
assume però un significato politico molto più ampio perché esplode mentre il
Parlamento italiano sta discutendo proprio la definizione normativa
dell’antisemitismo. Il disegno di legge 1004, presentato originariamente dal
capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo, è stato approvato da Palazzo
Madama il 4 marzo scorso con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti. Il
provvedimento è ora alla Camera con il numero C.2830 e dal 9 settembre è in
esame in commissione.
Il testo
approvato dal Senato adotta la definizione operativa di antisemitismo elaborata
dall’International Holocaust Remembrance Alliance, compresi i relativi
indicatori. Allo stesso tempo stabilisce esplicitamente che restano ferme «la
libertà di critica politica e di espressione del pensiero e la libertà di
riunione e di associazione». Non introduce nuove fattispecie penali e, durante
l’esame parlamentare, è stata eliminata anche la disposizione che aveva fatto
discutere sulla possibilità di vietare manifestazioni.
Questo va
detto, proprio per non attribuire alla legge ciò che nel testo attuale non c’è.
Ma non elimina il problema politico. Perché durante lo stesso iter parlamentare
è emersa apertamente la preoccupazione che l’adozione legislativa della
definizione IHRA possa contribuire a confondere antisemitismo e critica
radicale a Israele. Nel resoconto ufficiale del Senato viene ricordato che AVS
e Movimento 5 Stelle hanno denunciato il rischio di perseguire come antisemita
la critica al governo israeliano, mentre Italia Viva ha sottolineato la
necessità di distinguere antisemitismo e antisionismo. Anche esponenti del
Partito democratico hanno espresso dubbi sull’opportunità del provvedimento,
pur partecipando al confronto parlamentare.
È precisamente
questa distinzione che il caso Sensibili alle Foglie rende concreta.
L’antisemitismo è odio, discriminazione e violenza contro gli ebrei in quanto
ebrei. È una realtà storica e presente che deve essere combattuta senza
esitazioni. Il sionismo è invece un movimento politico e storico, nato alla
fine dell’Ottocento, articolato nel corso del tempo in correnti diverse e
diventato uno dei riferimenti ideologici fondamentali nella costruzione dello
Stato di Israele. Come qualsiasi ideologia politica, può essere studiato,
sostenuto, contestato oppure radicalmente rifiutato. Un cittadino può essere
antisionista senza nutrire alcun odio verso gli ebrei, così come un ebreo può
essere antisionista senza cessare evidentemente di essere ebreo.
La
sovrapposizione dei due concetti produce quindi un effetto politico enorme. Se
l’antisionismo viene fatto coincidere con l’antisemitismo, la critica non
riguarda più soltanto determinate decisioni del governo Netanyahu,
l’occupazione della Cisgiordania, gli insediamenti o la distruzione di Gaza.
Diventa potenzialmente sospetta anche la critica alla natura stessa del
progetto politico sionista, alla costruzione dello Stato su base
etnico-nazionale, alla Nakba e alle strutture di discriminazione imposte ai
palestinesi. Una parte fondamentale della storia contemporanea viene così
spostata dal terreno del conflitto politico a quello della devianza morale.
Il punto non
è teorico. Negli ultimi anni la solidarietà con la Palestina è stata sempre più
spesso trattata in Europa come un problema di sicurezza e ordine pubblico.
Manifestazioni vietate o sottoposte a restrizioni, accampamenti universitari
sgomberati, attivisti denunciati, iniziative culturali contestate, conferenze
cancellate e organizzazioni sottoposte a provvedimenti repressivi hanno
progressivamente costruito intorno alla Palestina un’area speciale del discorso
pubblico. L’accusa di antisemitismo, quando viene utilizzata
indiscriminatamente contro l’antisionismo o contro la denuncia delle politiche
israeliane, diventa uno degli strumenti attraverso cui restringere quello
spazio.
In Italia
questa dinamica incontra un processo più generale di criminalizzazione del
dissenso. Il caso di Sensibili alle Foglie arriva dopo l’attacco che ha colpito
l’infrastruttura digitale indipendente Autistici/Inventati e dentro un clima
nel quale la solidarietà alla Palestina è stata più volte investita da
indagini, denunce e misure di polizia. Vicende diverse, che sarebbe sbagliato
sovrapporre meccanicamente, ma che indicano un problema comune: una quota
crescente della repressione contemporanea non passa necessariamente attraverso
il divieto esplicito di un’opinione. Passa attraverso infrastrutture,
piattaforme, provider, sistemi di pagamento, procedimenti amministrativi e
dispositivi capaci di aumentare progressivamente il costo materiale del
dissenso.
È questa la
caratteristica più interessante della vicenda denunciata dall’editore. La
censura del XXI secolo non ha necessariamente bisogno di poliziotti che entrano
in tipografia per sequestrare migliaia di copie. Un libro può rimanere
formalmente legale e diventare più difficile da acquistare; un sito può non
essere sequestrato da un magistrato ma perdere il proprio hosting; una campagna
può non essere proibita e ritrovarsi senza strumenti di pagamento; un contenuto
può non violare alcuna legge e scomparire perché un intermediario privato
considera troppo rischioso continuare a ospitarlo. Nessuno ha formalmente
censurato nulla e tuttavia qualcosa diventa progressivamente invisibile.
È un potere
enorme perché oggi lo spazio pubblico dipende da infrastrutture private.
Hosting, social network, motori di ricerca, servizi cloud e piattaforme
commerciali stabiliscono materialmente quali parole possono circolare. Le
garanzie costituzionali sono state costruite principalmente per proteggere il
cittadino dall’intervento censorio dello Stato; molto più difficile è
affrontare un ecosistema nel quale la restrizione della parola può essere
prodotta attraverso una concatenazione di decisioni apparentemente private.
Per questo
la vicenda del libro di Francesco Lazzeri riguarda anche chi non condivide
affatto le sue conclusioni. La libertà editoriale non consiste nel diritto di
pubblicare soltanto libri sui quali esiste un consenso. È precisamente il
diritto di pubblicare opere che disturbano, provocano e mettono in discussione
le narrazioni dominanti, assumendosi naturalmente la responsabilità di ciò che
viene scritto e accettando la critica pubblica più radicale.
Se Sionismo
e nazismo facce della stessa medaglia contiene falsificazioni storiche, si
dimostrino. Se utilizza impropriamente le fonti, si pubblichino quelle fonti e
si contestino le conclusioni. Se banalizza la Shoah, si mostri dove e in quale
modo. Se invece commette un illecito, esistono gli strumenti dello Stato di
diritto e spetta a un’autorità competente accertarlo. Ciò che non può diventare
normale è il principio secondo cui un’associazione possa ottenere la
cancellazione di un libro dal suo spazio di vendita semplicemente rivolgendosi
all’intermediario che rende tecnicamente possibile quello spazio.
La stessa
storia di Sensibili alle Foglie rende particolarmente significativo questo
tentativo. La casa editrice ha costruito per decenni il proprio catalogo
intorno alle istituzioni totali, al carcere, alla psichiatria, alla
marginalità, alle forme della repressione e alle voci espulse dalla narrazione
dominante. Il fatto che oggi si trovi costretta a difendere la presenza online
di un proprio libro dimostra quanto il conflitto sulla Palestina abbia ormai
raggiunto direttamente il terreno della produzione culturale.
C’è poi un
elemento che non dovrebbe mai essere rimosso dalla discussione. Mentre in
Europa ci si interroga ossessivamente sulle parole utilizzate per descrivere
Israele, in Palestina la discriminazione non è un esercizio linguistico.
Esistono occupazione militare, insediamenti, demolizioni, espulsioni,
segregazione territoriale e sistemi giuridici differenti applicati nello stesso
territorio a seconda dell’appartenenza nazionale. Organizzazioni internazionali
e israeliane per i diritti umani hanno utilizzato il concetto di apartheid per
descrivere questa struttura. A Gaza la questione della qualificazione giuridica
delle condotte israeliane è arrivata davanti alle più importanti istituzioni
internazionali.
È quindi
legittimo chiedersi perché una parte crescente del dibattito occidentale sembri
concentrarsi non tanto su ciò che viene fatto ai palestinesi, quanto sui limiti
entro i quali è consentito descriverlo.
Combattere
l’antisemitismo è necessario proprio perché l’antisemitismo esiste. Esiste
nella società europea, nella destra estrema, nelle culture complottiste e può
manifestarsi anche dentro ambienti che sostengono la causa palestinese. Negarlo
sarebbe irresponsabile. Ma proprio per questo trasformare qualsiasi critica del
sionismo in antisemitismo produce un danno enorme anche alla lotta contro
l’odio antiebraico: dilata talmente il concetto da rischiare di renderlo
indistinguibile dalla controversia politica.
La battaglia
dovrebbe essere esattamente opposta: isolare e combattere senza ambiguità
l’antisemitismo e contemporaneamente garantire la piena libertà di discutere il
sionismo, la storia dello Stato di Israele, la Nakba, l’occupazione e le
responsabilità israeliane verso il popolo palestinese. Sono due esigenze
perfettamente compatibili. Diventano incompatibili soltanto quando si decide
che difendere Israele significhi difendere gli ebrei e che attaccare
politicamente il sionismo significhi quindi attaccare gli ebrei.
Sensibili
alle Foglie ha annunciato di non voler accettare questa logica e di trasformare
l’attacco in un’occasione per far conoscere ancora di più il libro,
presentandolo e discutendolo pubblicamente. È probabilmente la risposta più
efficace. Perché un libro controverso non deve essere sottratto allo sguardo,
ma esposto alla discussione.
Il caso
arriva mentre il DDL Romeo ha già superato il Senato e continua il proprio
percorso alla Camera. Sarebbe semplicistico sostenere che quella legge abbia
già prodotto la richiesta di rimozione: non è ancora legge e il testo approvato
contiene esplicite garanzie per la libertà di critica. Ma sarebbe altrettanto
ingenuo ignorare il clima politico nel quale le due vicende si incontrano.
Mentre il Parlamento cerca di stabilire normativamente come riconoscere
l’antisemitismo, fuori dal Parlamento qualcuno sta già provando a stabilire
quali forme di critica del sionismo possano essere considerate intollerabili.
È qui che il
caso Sensibili alle Foglie diventa un precedente da non sottovalutare. Oggi
riguarda la pagina di un libro. Domani può riguardare una conferenza, un film,
una ricerca universitaria, un sito, una manifestazione o un’associazione.
Non occorre
condividere il libro di Lazzeri per capire quale sia la posta in gioco. Occorre
soltanto decidere se vogliamo una società nella quale le tesi storiche vengono
confutate attraverso altre tesi e altri documenti oppure una società nella
quale, prima ancora che intervenga un giudice, qualcuno possa bussare alla
porta del provider e chiedere che quelle tesi diventino invisibili.
Per dovere
civico Sensibili alle foglie segnala la richiesta, pervenutaci tramite il
provider che ospita la nostra libreria online, di rimuovere la pagina dedicata
al libro Sionismo e
nazismo facce della stessa medaglia, di Francesco Lazzeri, da noi edito nel 2025. La
richiesta è stata inviata al provider dall'Associazione Italiana Avvocati e
Giuristi Ebrei e CoDe RTDSrl con la motivazione che “il contenuto è segnalato
come incitamento o approvazione della violenza; incitamento all'odio e
contenuti discriminatori su basi etniche o religiose, con particolare
riferimento alle narrazioni antisemite; negazione o grossolana banalizzazione
della Shoah; disinformazione che contribuisce alla diffusione dell'odio o alla
giustificazione della violenza”.
Si tratta con
tutta evidenza di una richiesta intimidatoria, intentata strumentalmente da
soggetti provocatori, con lo scopo ultimo, probabilmente, di ottenere una causa
civile attraverso la quale chiedere aleatori “indennizzi” in denaro.
Come editori
siamo impegnati da trentasei anni a combattere l'odio e la discriminazione su
basi etniche o religiose, e in questo quadro, il libro “Sionismo e nazismo facce
della stessa medaglia” documenta come gli ebrei siano stati, nel corso della
storia, vittime del sionismo oltre che
del nazismo (e in generale dei Paesi europei). In un tempo storico in cui la
propaganda israeliana viene quotidianamente alimentata per impedire legittime
critiche all'operato dello Stato di Israele, e a ridosso della discussione, nel
parlamento italiano, del ddl che mira a equiparare l'antisionismo
all'antisemitismo, non ci stupisce che venga presa di mira la pagina online del
libro di Francesco Lazzeri, con il quale vi invitiamo a
organizzare incontri in presenza per parlare della sua preziosa ricerca
storica.
Tenuto conto che
a)
in
questo momento storico chi esercita
fisicamente violenza e odio al di fuori di qualsiasi dirittointernazionale
è sotto gli occhi di tutti nella cronaca di ogni giorno;
b)
la
discriminazione su base etnica o religiosa in questo momento è in atto
fisicamente contro ipalestinesi e gli islamici, peraltro anch'essi provenienti
da popolazioni di lingua semitica;
c)
le
radici dell'attuale regime di apartheid, di pulizia etnica e di pratiche
genocidarie messe in attoda Israele risalgono all'ideologia sionista;
d)
non
si può considerare disinformato un lavoro che presenta 58 pagine di fonti
documentarie e dibibliografia di testi riconosciuti in tutto il mondo come
testi di qualità
chiediamo
a tutti e tutte di non dimenticare la Palestina e le indicibili violenze di cui
sono ogni giorno bersaglio i palestinesi di ogni età e genere, affermando con
forza in ogni sede il loro diritto alla resistenza e all'autodeterminazione.
Spegniamo subito il rogo sionista dei libri
(da Osservatorio Repressione)
Scrittori,
docenti, editori e lettori contro l’attacco a Sensibili alle Foglie e il DDL
Romeo: difendere la libertà di criticare il sionismo e sostenere la Palestina.
Come
scrittori, ricercatori storici, poeti, editori, lavoratori dell’editoria,
docenti, lettori esprimiamo il nostro più acceso dissenso e la più forte
opposizione possibile al Disegno di legge S. 1004, noto come DDL Romeo.
Questo
editto repressivo non è volto soltanto a tacitare ogni critica e mobilitazione
dei movimenti sociali e politici nei confronti del colonialismo genocidario
israeliano, ma a criminalizzare, rimuovere, cancellare ogni opera d’indagine
storica, filosofica, antropologica, letteraria, lirica che avversi l’ideologia
sionista fondata su razzismo, apartheid, e scientifico sterminio dei
palestinesi e degli arabi che non accettano l’occupazione e l’esproprio della
propria terra e delle proprie vite.
Esprimiamo
vicinanza e solidarietà all’autore Francesco Lazzeri e a Sensibili alle foglie
editore per la
comunicazione minatoria di messa all’indice del libro “Sionismo e Nazismo facce
della stessa medaglia – Un connubio storico pericoloso dalle nefaste
e attuali conseguenze” da parte dell’Associazione Italiana Avvocati e Giuristi
Ebrei.
Ci è ben
chiaro che questa vicenda rappresenta un primo passo da parte dei poteri
sionisti italiani dominanti di estrema destra (area di governo) e di centro
(Partito Democratico) per strappare ai lettori e bruciare tutti i libri
pubblicati e in pubblicazione che descrivano e raccontino la verità
sull’occupazione e il genocidio, dapprima strisciante e da tre anni conclamato
e rivendicato, subiti da quasi un secolo dal popolo palestinese da parte dei
coloni israeliani.
Sappiamo
molto bene che associazioni come quella che ha inviato la missiva intimidatoria
a Sensibili alle Foglie dovrebbero definirsi “sioniste” o “amiche d’Israele”.
Senza scomodare l’ebraismo che viene utilizzato strumentalmente come scudo per
giustificare la risibile accusa di razzismo nei confronti di autori ed editori
da sempre impegnati fino all’ultima stilla d’energia contro tutte le
discriminazioni etniche, razziali e religiose.
Siamo
perfettamente a conoscenza che esistono sulle scrivanie di simili realtà
liberticide liste di scrittori, case editrici da denunciare e processare, e
soprattutto di libri da mettere al macero per cancellare la memoria storica dei
crimini israeliani contro l’umanità in ogni angolo del Vicino Oriente, la
memoria storica del popolo palestinese, e di chi sostiene incrollabilmente alle
nostre latitudini la sua Causa e la sua liberazione.
Non abbiamo
dubbi che questo attacco a Lazzeri e Sensibili alle Foglie rappresenti
un’apertura del fuoco ad alzo zero contro la cultura della verità, del
dissenso, della resistenza a sostegno degli oppressi e degli ultimi. In modo da
annientarla per sempre.
Questo
appello per spegnere prontamente il rogo sionista dei libri vuole essere
soltanto la prima azione per difendere senza tregua il diritto alla libertà di
espressione e di creazione e il diritto di leggere, scrivere, pubblicare parole
divergenti e di scontro contro il colonialismo genocidario israeliano e il
totalitarismo che intende apertamente instaurare in Italia attraverso le sue
dirette diramazioni, con la compartecipazione del governo Meloni e del Partito
Democratico.
Prima che
sia troppo tardi, invitiamo dunque a sottoscrivere immediatamente l’appello mandando
una mail all’account controassedio@gmail.com
CON OGGETTO “SPEGNIAMO SUBITO IL ROGO SIONISTA DEI LIBRI” E IL VOSTRO NOME,
COGNOME, ATTIVITÀ UMANA (SCRITTORE, RICERCATORE STORICO, POETA, EDITORE,
LAVORATORE DELL’EDITORIA, DOCENTE, LETTORE, ECC).
Filippo
Kalomenìdis, scrittore e poeta
Silvia De
Bernardinis, ricercatrice storica
Gian Andrea
Franchi, scrittore, fondatore dell’Associazione Linea d’Ombra e docente
Lorena
Fornasir, psicoterapeuta e fondatrice Associazione Linea d’Ombra
Nicoletta
Dosio, autrice, militante politico NO-TAV, e docente
Maria Elena
Delia, autrice e portavoce italiana Global Sumud Flottilla
Adriano
D’Amico, scrittore
Elisabetta
Cipolli, scrittrice
Samantha
Comizzoli, regista
Simone
Capula, regista teatrale
Juri Di
Molfetta, scrittore
Roberta
Campagna, attrice e autrice teatrale
Domenico
Castaldo, attore e drammaturgo
Alessandra
Dell’Atti, attrice
Luana Farina
Martinelli, poeta
Anna Leone,
poetessa
Anna
Emanuele, scrittrice
Maria Grazia
Gagliardi, scrittrice
Iain
Chambers, scrittore e ricercatore indipendente, già ordinario di Studio
Coloniali e Postcoloniali del Mediterraneo, presso Università di Napoli,
l’Orientale.
Maria Rita
Mancaniello, professore associato in Pedagogia Sociale, presso Università di
Siena.
Fabrizia
Baldissera, professore associato in pensione
Giovanna
Campani, antropologa
Luciano
Blasco, antropologo
Vincenzo
Morvillo, giornalista e critico
Rete
Nazionale “La Scuola per la Palestina”
Ingrid
Anastasia Pedrazzini, docente
Daniele
Simonelli, docente
Federica
Cresci, docente
Fabio Loi,
docente
Viviana
Faedda, docente
Leonardo
Ferrandino, docente
Francesca
Frascaroli, docente
Maria Gaia
Merra, docente
Maria Saba,
ex docente
Maria
Antonietta Scanu, lavoratrice dell’editoria
Mattia
Uzzau, lettore
Mauro
Morello, lettore
Pacifico
Saber, lettore
Cristina
Fabbri, lettrice
Gabriella
Martis, lettrice
Giovanna
Pirino, lettrice
Rosa
Sallustio, lettrice
Gianluca
Venturini, lettore
Luca
Servino, lettore
Gaia
Marescotti, studentessa Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e lettrice
Cinzia Delle
Pezze, operatore socio-sanitario e lettrice
Gabriella
Fragiotta, lettrice
Giuliana
Sponza, lettrice
Maria Teresa
Audisio, lettrice
