Il gaslighting dalla pagina di wikipedia
𝗜. 𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗖𝗢𝗡𝗢𝗦𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗩𝗜𝗧𝗧𝗜𝗠𝗘
Nel 1940, quando il programma statale tedesco di soppressione delle persone con
disabilità aveva già ucciso decine di migliaia di individui, i medici delle
strutture coinvolte inviarono lettere alle famiglie. Spiegavano che il
congiunto era deceduto serenamente, senza sofferenze, e che le famiglie
avrebbero dovuto sentirsi grate per le cure ricevute fino alla fine. Alcune lo
furono.
Il gaslighting istituzionale si compie attraverso l'inversione del debito
emotivo. Chi ha causato il danno trasforma la propria responsabilità in un dono
elargito, e pretende riconoscimento per averlo dato. L'estorsione della
gratitudine ha una funzione quasi giuridica. Se chi ha subito ringrazia, ha
implicitamente certificato che il crimine era una prestazione. Il debitore
diventa creditore con un atto linguistico solo, senza costrizione fisica
aggiuntiva. Ricorda un po’ il “ti bombardo per la tua libertà”.
Per chi ha subito, il ringraziamento è una trappola senza fondo, infatti, una
volta espresso, diventa la prova definitiva che il dolore era soggettivo,
interiore, al di fuori di qualunque responsabilità collettiva. La versione
contemporanea opera quando il potere si presenta come artefice dei benefici che
distribuisce e della prosperità che concede, e attende il riconoscimento che ha
già preparato. La gratitudine viene prodotta dall'unico soggetto che ha
interesse a riceverla. L'asimmetria rimane invisibile perché viene chiamata con
il nome del suo contrario.
𝗜𝗜. 𝗟𝗔 𝗦𝗔𝗚𝗚𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗜𝗡𝗜𝗖𝗢
Il cinismo antico aveva il merito della coerenza. Diogene rifiutava i doni di
Alessandro, dormiva in una botte, e quella nudità era già l'argomentazione. Il
cinismo politico contemporaneo funziona all'inverso. Il soggetto che conosce in
anticipo la falsità di ciò che afferma ha già incorporato la critica nella propria
posizione, il che gli conferisce una solidità che il mentitore comune non
possiede. La falsa coscienza è più resistente di quella autentica perché ha già
esaminato le obiezioni e le ha attraversate.
Il gaslighting di Stato richiede esattamente qualcuno capace di riconoscere il
fondamento dell'obiezione e di procedere ugualmente. La sincerità viene
riservata agli spazi privati, alle conversazioni informali. In pubblico, la
verità circola come dato inutilizzabile. Questa inutilizzabilità viene poi presentata
come prova della complessità del reale. Le cose sono talmente intricate che
anche chi le conosce a fondo ammette l'incertezza.
L'incertezza così ammessa occupa il territorio in cui nessuna affermazione
produce conseguenze. Il cinismo moderno è la forma più stabile di menzogna,
perché non chiede di credere a niente, nemmeno a se stesso.
𝗜𝗜𝗜. 𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗦𝗧𝗥𝗜𝗕𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗟𝗣𝗔
Nell'estate del 1937, alcune centinaia di soldati e civili italiani uccisero
migliaia di etiopi ad Addis Abeba nel corso di tre giorni. Il processo fu
frammentato in mansioni specifiche, ciascuna descrivibile come compito tecnico
ricevuto. Quando anni dopo alcune di queste persone furono interrogate, la
risposta più frequente era di non aver fatto nulla di rilevante, avevano fatto
solo il loro lavoro.
Il crimine di massa richiede questa parcellizzazione. Se la responsabilità è
distribuita su abbastanza passaggi burocratici, su abbastanza figure che
possono indicare un anello precedente come il luogo della decisione vera, il
momento in cui qualcuno compie qualcosa non esiste mai come tale. Il
gaslighting istituzionale abita questo spazio tra l'ordine e il corpo, tra la
firma e l'esecuzione materiale, vive un vuoto in cui la responsabilità si
dissolve senza che nessuno l'abbia deliberatamente eliminata.
Ciascuno può poi tornare a casa, crescere dei figli, raccontare la propria
guerra come un'esperienza difficile, e avere ragione, ha effettivamente subito
qualcosa. Il fatto che altri abbiano subito di più attraverso di lui rimane
sospeso in quel vuoto burocratico, privo di nome e di titolare, in attesa di
uno storico abbastanza paziente da abitarlo. L'Italia impiegò quarant'anni a
trovarlo. Per chi ha ancora una coscienza spesso ci sono due strade: il disturbo
post-traumatico da stress o il suicidio.
𝗜𝗩. 𝗟’𝗘𝗡𝗧𝗨𝗦𝗜𝗔𝗦𝗠𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗦𝗔
L'ipotesi che le popolazioni vengano ingannate contro la propria volontà è
psicologicamente rassicurante, perché preserva l'innocenza delle masse e
localizza il male in un agente esterno dotato di intenzione. L'osservazione
storica restituisce qualcosa di più contraddittorio. La Germania del 1933 fu
attraversata da una corrente d'entusiasmo che rese superflua la coercizione
nelle prime fasi, perlomeno per chi non era già nel mirino. Milioni di persone
che il decennio precedente avevano dedicato a conquistare diritti li cedettero
in pochi mesi, e alcune li cedettero di buon grado.
Il gaslighting politico incontra la propria condizione di possibilità in questa
disponibilità preesistente in cui serve qualcuno che voglia essere rassicurato,
a cui la complessità sia diventata insopportabile, che cerchi attivamente una
lettura del reale in grado di semplificarla. Ciò che il potere offre in questi
momenti è quella semplificazione, e il fatto che venga cercata la rende
impossibile da distinguere dal consenso autentico.
La questione interna che rimane è se la maggioranza abbia ceduto per
convinzione o per inerzia sociale, e se questa distinzione cambi qualcosa sul
piano della responsabilità. La risposta è contraddittoria perché distribuisce
la colpa su troppe persone per poter essere accettata. Preferire una storia di
vittime ingannate è, a sua volta, una falsificazione del reale, e produce gli
stessi effetti della falsificazione che denuncia.
𝗩. 𝗜𝗟 𝗟𝗨𝗧𝗧𝗢 𝗡𝗘𝗚𝗔𝗧𝗢
Nell'inverno del 1942 iniziarono i bombardamenti alleati sulle città tedesche.
Entro il 1945, oltre seicentomila civili erano morti sotto le bombe, e buona
parte dei principali centri storici era stata ridotta a macerie. Eppure per
decenni questo capitolo rimase ai margini della letteratura tedesca, assente
dalla memoria pubblica, ignorato nelle commemorazioni ufficiali. Un narratore
tedesco fu il primo a occuparsene seriamente, a metà degli anni Novanta, dopo
aver constatato che l'intera tradizione letteraria del dopoguerra aveva a lungo
aggirato l'argomento.
La ragione di quel silenzio era piuttosto evidente. I tedeschi sapevano cosa
era stato compiuto in loro nome, e quella consapevolezza rendeva il lutto sui
propri morti moralmente insostenibile. Il silenzio era auto-imposto, travestito
da pudore civile, esibito come maturità storica. Il gaslighting qui opera per
riflessione, infatti chi ha partecipato a un crimine collettivo, o ne ha tratto
beneficio, censura il proprio dolore legittimo per non sembrare pari alle
proprie vittime. Questa censura viene poi esibita come modello di assunzione di
responsabilità, e offerta come lezione a chi ha subito invece di commettere.
L'Occidente che mantiene il silenzio sulle distruzioni a Gaza cita con
regolarità questa tradizione tedesca. La cita, però, come argomento per non
fare quello che quella tradizione avrebbe richiesto: guardare con chiarezza
quello che si sta compiendo adesso, con la propria acquiescenza.
𝗩𝗜. 𝗜𝗟 𝗠𝗜𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗜𝗠𝗠𝗨𝗡𝗜𝗧À
Un mito collettivo si distingue da una bugia per la sua capacità di assorbire
le smentite senza cedere. La bugia si lascia falsificare; il mito incorpora la
falsificazione come dettaglio irrilevante o come attacco interessato. L'Italia
costruì dopo il 1945 la propria immagine coloniale intorno all'idea di una
presenza mite, di un'occupazione comparativamente umana. Questa immagine fu
elaborata dal basso e custodita con cura per generazioni, difesa con una certa aggressività
quando minacciata. Ancora oggi se ne parla poco fuori dall’ambito accademico.
Quando i documenti militari cominciarono a emergere, quando le carte mostravano
le consegne di iprite e fosgene e le autorizzazioni ad attacchi con gas su
villaggi, il mito non cedette, anzi incorporò l'eccezione. Il colonialismo
italiano, nelle sue descrizioni pubbliche, rimase comunque meno peggio di
quello degli altri, la violenza fu attribuita ai quadri fascisti o alle
circostanze eccezionali, perché in fondo permaneva il mito degli “italiani
brava gente”. Il mito funziona perché il suo oggetto effettivo non è il
passato, ma l'identità presente di chi ci vive dentro. Smontarlo significa
chiedere alle persone di rinunciare a una parte di sé, e questa richiesta viene
avvertita come aggressione. Chi la formula viene trattato di conseguenza.
La prima ammissione italiana sull'uso di armi chimiche in Etiopia arrivò nel
1996, sessant'anni dopo i fatti. Era già un'ammissione complicata e necessitava
di una serie di distinzioni che la rendessero sopportabile, e quelle
distinzioni erano già la forma aggiornata del mito.
𝗩𝗜𝗜. 𝗟𝗔 𝗖𝗨𝗥𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗔𝗚𝗚𝗥𝗔𝗩𝗔
Negli anni Settanta, un gruppo di ricercatori californiani documentò una classe
di problemi che si intensificano in proporzione diretta agli sforzi per
risolverli. Il caso più semplice viene dalla clinica. L'ansia da prestazione
che peggiora quando si cerca di controllarla, il blocco che si aggrava quando
ci si sforza di superarlo. Il principio vale anche sul piano politico, con una
precisione che dovrebbe allarmare.
Quando un'economia ristagna, un governo che insiste sulla crescita imminente,
che protegge i propri dati dall'interpretazione critica e sposta la conferma
sempre di qualche mese, produce un effetto preciso in cui il cittadino che
percepisce il proprio impoverimento smette di fidarsi della propria esperienza
diretta. Il lavoratore che sente ridursi il potere d'acquisto mentre sente
ripetere che il mercato del lavoro è in espansione si trova nella posizione di
dover scegliere tra la propria percezione e la parola del potere. Quella
sospensione del giudizio è il risultato cercato.
L'Italia ha presentato nel 2025 la crescita più bassa dell'Unione Europea, con
un'inflazione superiore alla media continentale e un costo della vita che ha
eroso i salari reali. La risposta ufficiale a questi dati è che la lettura è
ideologica, che i paragoni europei sono fuorvianti, che la ripresa è di fondo.
L'unica voce che non trova spazio nel dibattito è l'esperienza diretta di chi
ha meno soldi di prima.
𝗩𝗜𝗜𝗜. 𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗔𝗚𝗡𝗢𝗦𝗜 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗔
La psichiatria coloniale francese ad Algeri produsse negli anni Cinquanta studi
rigorosi sul comportamento degli algerini. Le riviste scientifiche pubblicarono
analisi che documentavano una tendenza alla violenza non motivata e una
difficoltà strutturale nell'adattarsi alle istituzioni civili. Gli autori erano
medici qualificati, i dati erano rilevati con metodo, le conclusioni erano
coerenti con le premesse teoriche. La premessa era che resistere
all'occupazione fosse un sintomo clinico, e questa premessa non era discussa
nei lavori perché era il fondamento a partire dal quale i dati venivano
raccolti.
La patologizzazione del dissenso ha la precisa caratteristica di rendere superflua
la risposta agli argomenti, perché gli argomenti stessi diventano la prova
della condizione diagnosticata. Chi protesta non dice qualcosa che dovrebbe
essere confutato, al limite manifesta un disagio che andrebbe trattato.
In Italia, nella primavera del 2026, un musicista con sessant'anni di carriera
pubblica è stato indicato come destabilizzante per aver detto che bombardare i
civili è sbagliato. Un presidente di regione è stato trattato come isolato e
velleitario per aver organizzato una manifestazione per il cessate il fuoco. La
legge che criminalizza queste posizioni è in discussione in Parlamento. La
progressione ha una logica interna coerente e segue sempre lo stesso ciclo dove
prima si tratta il dissenso come anomalia, poi lo si tratta come reato.
𝗜𝗫. 𝗟𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗜𝗧À 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗙𝗔𝗧𝗜𝗖𝗔
L'ipotesi ottimistica sul totalitarismo è che voglia tenere la verità nascosta.
La versione aggiornata funziona attraverso un meccanismo opposto.
L'informazione disponibile è sovrabbondante. Il crimine è documentato quanto la
sua smentita ufficiale, e la smentita della smentita è già sul tavolo. La
saturazione informativa abolisce la lacuna che la censura produceva. Con essa
abolisce il gesto di resistenza che consisteva nell'indicarla.
Il risultato è che la verità diventa una questione di resistenza individuale e
non di accesso. Raggiungerla richiede di sopportare un volume di affermazioni
contradittorie fino a trovare qualcosa di stabile. La maggioranza si ferma
prima, in quel punto in cui tutte le posizioni sembrano equivalenti, in cui il
fatto che qualcuno affermi e qualcun altro neghi appare già sufficiente a
sospendere il giudizio. L'equivalenza delle posizioni è l'esito cercato. Un
governo che nega la recessione e un economista che la documenta vengono
distribuiti sullo stesso tavolo come parti di un dibattito. Il dibattito è già
la soluzione del problema, perché un fatto contestato da abbastanza voci smette
di funzionare come premessa di un ragionamento politico.
Orwell aveva capito che il totalitarismo avanzato controlla il pensiero per
addizione, sommando affermazioni fino a rendere indistinguibile la conoscenza
dalla confusione. La censura chiedeva di credere a qualcosa; la saturazione
chiede soltanto di smettere di cercare.
𝗫. 𝗟’𝗔𝗨𝗧𝗢𝗖𝗘𝗡𝗦𝗨𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗩𝗜𝗥𝗧Ù
Simone Weil individuò negli anni Quaranta il meccanismo attraverso cui i
partiti producono la propria base intellettuale. Il membro assimila
gradualmente la volontà di pensare ciò che il partito pensa. Il processo genera
convinzione attraverso l'assimilazione, e questa è la sua forza. Il gaslighting
di partito è il più efficace perché il soggetto che lo subisce è il soggetto
che lo applica e tratta il proprio dubbio residuo come debolezza da superare,
la propria perplessità come segno di immaturità politica. Questo movimento è
interiorizzato al punto da essere percepito come crescita personale.
In Italia, nel 2026, chi ha votato le leggi che criminalizzano il dissenso di
piazza sapeva cosa stava votando. Le trascrizioni parlamentari mostrano che le
obiezioni erano state formulate e registrate. Poi il momento del voto aveva
azzerato quelle voci, perché votare era il gesto di fedeltà richiesto.
La democrazia produce un paradosso finale in cui il meccanismo formale del
consenso, che dovrebbe proteggere il pluralismo, diventa il sigillo che
certifica la cancellazione del dubbio. Il gaslighting istituzionale ottiene la
propria firma dai soggetti che ne sono oggetto. La ratifica è autentica, e
proprio in questa autenticità risiede la trappola. L’inganno è a monte.