L'economia politica è misteriosa per la maggior parte delle persone, i capitalisti lo sanno bene, tutte le misure che danneggiano le maggior parte delle persone vengono comunicate, attraverso gli organi d'informazione comprati, come favorevoli alla gente, come sacrifici necessari, come decisioni inevitabili.
Clara Mattei smonta tutte le bugie economiche che passano per fenomeni oggettivi, una per una, dall' austerità ai tassi d'interesse, dall'inflazione, dalla funzione della disoccupazione alla produttività, e non solo, con chiarezza, sulla base dell'interpretazione marxista della storia e dell'economia.
La cosa più importante del libro è che l’autrice, che scrive di economia, ricorda sempre che l’economia è politica (arte di governare e di vivere assieme, amministrazione della "polis"*). Già nell’introduzione il titolo è L’economia è un atto politico.
L’economia non è una scienza esatta, come la fisica o la chimica, l’economia dipende dall’analisi, interpretazione e obiettivi che si vogliono raggiungere, e, come si può capire, gli interessi dei capitalisti e dei lavoratori poveri (la maggior parte) sono diversi, spesso opposti.
Quando
il capitalismo era giovane, Adam Smith (se ricordo bene) scriveva che gli
industriali, essendo pochi, ci mettono d’accordo fra loro con facilità, mentre
i proletari, che sono tantissimi, non si metteranno mai d’accordo fra loro, e
gli industriali, i capitalisti, vinceranno sempre.
Karl Marx aveva scritto: I filosofi hanno solo interpretato il mondo in diversi modi; il punto è di cambiarlo.
Clara Mattei (degna pronipote di Teresa Mattei) sembra dire lo stesso degli economisti, lei fa alcune proposte per cambiarlo, dal basso, e scrive un libro chiaro, documentato (con 40 pagine di note), un libro importante e rivoluzionario, da non perdere.
ps1 - a proposito dell'imposta patrimoniale, molti italiani pensano che quei ricconi che dovrebbero pagare sono dei perseguitati, anzichè pensare, quegli italiani, che avendo un patrimonio di milioni di euro dovrebbero essere contenti di "perdere" l'1-2% di quel patrimonio.
ps2 - il capitalismo straccione del nostro paese ha paura del reddito di cittadinanza per un solo motivo: se un povero disoccupato prende 500-600 senza lavorare, per lavorare dovrebbe avere un lavoro che gli rende almeno 1000-1200 euro al mese, mica uno rinuncia a 500-600 stando a casa per fare un lavoro da schiavo per 700-800 euro al mese.
ps3- tre citazioni:
b - «I ricchi sono
tollerabili solo finché i loro guadagni hanno una almeno vaga relazione con il
contributo che danno alla società, diciamo quando rappresentano un successo
economico proporzionato e giustificato. Ciò può essere tollerato dai poveri e
dalla classe media se questi credono che il sistema è ‘leale’ e ripaga
adeguatamente chi lavora sodo o è più capace. Ma emolumenti economici osceni
irritano il popolo. Quando la maggior parte della ricchezza è accaparrata dai
pochi della classe superiore, è solo questione di tempo, e un giorno la
popolazione risentita e irritata nelle classi basse deciderà che il troppo è
troppo, e si rivolterà. Forse con la violenza, se il sistema politico resta
controllato dalla classe privilegiata» (John M. Keynes)
c - sul capitalismo insostenibile per il pianeta si può leggere anche qui
Clara Mattei è una giovane economista italiana
che ha insegnato alla New School for Social Research di New York e oggi insegna
all’Università di Tulsa, in Oklahoma, dove ha fondato il FREE (Forum for Real
Economic Emancipation), uno spazio libero in cui esplorare l’alternativa della
partecipazione attiva e democratica nell’economia, che descrive come «una cura
alla depressione esistenziale che questa società produce, ma anche un
laboratorio in cui mettere in pratica idee coltivate da anni». Nel 2022 ha
scritto “The Capital Order”, inserito dal «Financial Times» tra le dieci
pubblicazioni più influenti dell’anno a tema economico. La sua lettura recupera
e rilancia con forza la lezione dei grandi classici, da Smith a Ricardo a Marx,
attaccando in modo dirompente quella naturalizzazione dell’economia che ci
porta a considerare quest’ultima come una scienza esatta, rigorosa, pura,
definita da modelli matematici rispetto ai quali non possiamo fare nulla, solo
adattarci. I tempi sono ormai maturi per smascherare le falsità insite in tale
visione.
Questo libro introduce una nuova prospettiva
emancipatrice, capace di rivelare la trama nascosta dietro le questioni
economiche centrali nella discussione pubblica.
…Ma allora cosa
bisogna fare? La rivoluzione? Mattei ci dice che il problema è complicato:
non si tratta di dimenticare i fallimenti del passato, ma di cercare di cogliere
quanto di nuovo è cresciuto e sta crescendo in varie parti del nostro tribolato
pianeta. Dalle esperienze sudamericane delle collettività autogestite, del
movimento dei Sem Terra, a realtà locali, emergono tentativi di organizzare la
vita fuori dai meccanismi capitalistici: il che vuol dire produrre in
maniera diversa, ma anche organizzare la politica in maniera altrettanto
diversa: momenti collettivi di decisione, rifiuto della delega ai vertici,
meccanismi di controllo dal basso. Questa è anche la strada per
“ridemocratizzare l’economia” (p. 23). Mica roba da poco. E gli esempi che cita
Mattei sono significativi, ma limitati. Ce ne sono molti altri, a cominciare
dalle nostre piccole esperienze in una città abbandonata dal capitalismo
“produttivo” come Torino, ma siamo ancora lontani dalla generalizzazione di
un’alternativa.
Questo non è però
un problema del libro, è un problema della realtà che viviamo. E quindi fuga,
ma per andare dove? Intanto proviamo, magari a non fuggire rinchiudendoci in
spazi in cui il capitalismo ci lascia sopravvivere, ma a eroderlo, un po’ per
volta, mantenendo sempre una “bussola socialista”, come diceva E.O. Wright, e
poi vediamo.
…Il
cuore discorsivo del libro è formulato con chiarezza nella proposizione di una
critica radicale alla fede cieca in un capitalismo ritenuto inevitabile,
scientifico o naturale, per sostenere che in realtà sia un sistema
relativamente giovane che può essere sostituito. Da questa premessa discende
l'intera architettura del testo. L'economia che viene venduta nelle narrazioni
oggi dominanti come pura e apolitica, scientifica, neutrale, esatta, tende a
convincerci che non esista alternativa (il realismo capitalista di Mark Fisher)
alcuna al capitalismo. Mattei al contrario, a partire dalla convinzione che il
mercato esistesse già prima del capitalismo, pensa che il capitalismo sia il
risultato di scelte di potere che hanno portato al consolidamento dei diritti
di proprietà, attraverso espropriazioni diffuse e violente, leggi coercitive
della concorrenza e poteri statali che hanno operato per sostenere l’ordine
capitalistico…
…Particolarmente cruciale, nel
contesto attuale, è il ruolo degli stati capitalisti nell'imporre l'austerità
(fiscale, monetaria e industriale), che mantiene la dipendenza dei lavoratori
dai mercati, e quindi dai datori di lavoro capitalisti, privandoli dei mezzi
per sopravvivere al di fuori del lavoro salariato. Per Mattei l'austerità non è
un'aberrazione neoliberista, ma una caratteristica permanente della governance
macroeconomica, che costituisce il quadro entro cui deve operare tutta la spesa
pubblica. Il punto critico di Mattei, è che l'austerità non è un tentativo
errato di generare crescita, né ha di fatto fallito. L’austerità è un
meccanismo profondamente politico per il mantenimento dell'ordine
capitalistico. E lungi dall'essere contingente, l'austerità è un imperativo
strutturale necessario per sostenere la disciplina di classe che è alla base
della redditività capitalistica.
La lettura
più efficace e originale contenuta nel libro riguarda il rapporto tra
inflazione e disoccupazione. Mentre i tecnocrati delle banche centrali
presentano l'aumento dei tassi di interesse come una soluzione tecnica
all'inflazione, l'effetto reale quasi mai preso in considerazione è l’aumento
della disoccupazione e il rafforzamento del potere contrattuale dei datori di lavoro
sui lavoratori. Non è un effetto collaterale, la disoccupazione non è uno stato
naturale delle cose umane, ma una caratteristica necessaria del sistema
capitalistico e una scelta politica, finalizzata a mantenere moltitudini di
persone subordinate al sistema economico vigente. L'austerità non è
un'aberrazione neoliberale, ma una caratteristica duratura della governance
macroeconomica e una necessità del sistema capitalistico attuale. Il
capitalismo richiede una costante e violenta imposizione dell'austerità per
mantenere in piedi il sistema…
…Quello che rende
il libro davvero speciale è il tono: non è un lamento catastrofista né un
esercizio accademico astratto. È un intervento militante, scritto con chiarezza
cristallina e con una rabbia costruttiva che non lascia spazio allo sconforto.
Mattei smaschera i miti (la crescita come unico metro di progresso, il
bilanciamento del bilancio pubblico come virtù, la competizione come motore di
benessere) e contemporaneamente apre spiragli di immaginazione: si può e si
deve organizzare resistenza, costruire comunità che sperimentano già oggi forme
di scambio non mediate dal denaro, pretendere democrazia economica vera, cioè
controllo collettivo sulle scelte fondamentali di produzione e distribuzione.
“Escape from
Capitalism” produce un effetto quasi fisiologico di sollievo intellettuale:
improvvisamente tanti discorsi che sembravano inevitabili (“non ci sono
alternative”, “bisogna essere competitivi”, “l’inflazione è il nemico numero
uno”) appaiono per quello che sono: narrazioni funzionali a mantenere un ordine
sociale ingiusto. È un libro che andrebbe letto nelle scuole, nei collettivi,
nei sindacati, ma soprattutto da chiunque senta montare rabbia di fronte alle
ennesime “riforme necessarie” che impoveriscono i molti per arricchire i pochi.
…Capitalismo e colonialismo sono facce della stessa
medaglia. E, di recente, ce ne accorgiamo guardando a quello che accade in
Palestina. Sottrazione di terre e
risorse e dipendenza dell’economia palestinese, che prima era solida ed
autonoma dal circuito capitalistico. O, ancora, in Venezuela e Iran. Un modello
imposto con la forza e sostenuto dagli anglo-americani. I padrini della svolta
storica capitalistica che, pur di evitare l’alternativa sociale (il comunismo,
la socializzazione dei mezzi di produzione, decidere dal basso cosa, come e
quanto produrre) hanno generato guerre e appoggiato regimi tirannici. Esiste,
infatti, una stretta correlazione tra il pensiero liberal e quello
nazionalistico, dai quali sono derivati i regimi fascisti. Infatti,
andando a recuperare le dichiarazioni dei consulenti economici dei governi liberali
dell’epoca emerge con evidenza come questi pur di non intaccare la legge del
mercato preferissero dittature e violenze ai diritti sociali ed alle
rivendicazioni dei lavoratori. Ad esempio, l’esperienza virtuosa dei Consigli
di fabbrica, a cavallo delle due guerre, conseguente all’ondata massiccia di
scioperi per recuperare condizioni di lavoro e salario dignitoso, venne
stroncata dall’alleanza tra i capitalisti e il regime. La tanto osannata mano
invisibile del mercato1
ha dimostrato tutta la sua fallacia. Il
mercato non è in grado di autoregolarsi, anzi non è in grado nemmeno di
assicurare la sana concorrenza. Così, i detentori del capitale, dei
mezzi di produzione e della moneta dopo essersi serviti degli Stati ed averli
esautorati hanno aggiornato la legge ferrea dell’oligarchia2.
Nella Russia post-sovietica di Eltsin
la restaurazione operata dal capitale ha determinato la conversione
dell’economia, attraverso suggerimenti austeritari. Ed alle proteste del
parlamento il regime corrotto reagì con i carri armati, gli arresti delle
opposizioni politiche, la chiusura dei giornali, il ridimensionato degli organi
costituzionali. In conseguenza dell’accettazione di quelle misure aumentarono
fortemente le diseguaglianze. La povertà che nel 1988 riguardava il 2% della
popolazione passò in breve tempo al 50%. Anche all’interno degli stessi
sistemi-Stato-continenti che, storicamente, primeggiano sulle altre
economie le differenze fra le classi sociali crescono. A causa della
centralizzazione crescente dei capitali e della mancata (o cattiva
distribuzione delle risorse)…