La Cina affronta l’invecchiamento della popolazione come una sfida strategica di sviluppo nazionale, puntando su salute, previdenza, assistenza, inclusione sociale e qualità della vita per garantire agli anziani non solo una vita più lunga, ma più dignitosa e attiva.
Salvaguardare
il benessere dei cittadini anziani. Soluzioni proattive della Repubblica
Popolare Cinese ai problemi di invecchiamento della popolazione, di Wang Jianjun, con Gao Chengyun,
Li Jing e Yuan Rui, pubblicato per la prima volta in italiano da Anteo
Edizioni, è un volume di grande utilità per comprendere come la Cina interpreti
una delle principali trasformazioni sociali del XXI secolo: il
passaggio da una società giovane, sostenuta per decenni da un’enorme forza
lavoro, a una società segnata da una crescita rapida e strutturale della
popolazione anziana. Il libro non affronta l’invecchiamento come una
questione settoriale, confinata alla sanità o al sistema pensionistico, ma come
un problema complessivo di sviluppo nazionale, di governance sociale, di
sostenibilità economica e di qualità della civiltà socialista cinese.
La tesi
centrale dell’opera è chiara: l’invecchiamento della popolazione non
può essere considerato soltanto un peso, né può essere gestito con strumenti
emergenziali. Esso rappresenta una trasformazione storica da
governare in modo proattivo, integrando l’“invecchiamento salubre e attivo”
nell’intero processo di sviluppo economico e sociale. Il libro ricorda che,
secondo il settimo censimento nazionale, nel 2020 i cittadini cinesi di età
pari o superiore a 60 anni erano 264 milioni, pari al 18,7% della popolazione,
mentre quelli di età pari o superiore a 65 anni erano 190 milioni, pari al
13,5%. Si prevede inoltre che la popolazione anziana cinese superi i 400
milioni nel 2033 e tocchi un picco intorno ai 500 milioni verso la metà del
secolo. Questi numeri spiegano perché la questione non sia marginale, ma
riguardi direttamente la stabilità sociale, la pianificazione economica, la
distribuzione delle risorse pubbliche e la capacità dello Stato di garantire
benessere a centinaia di milioni di cittadini.
Uno dei principali
meriti del libro è quello di mostrare come la Repubblica Popolare
Cinese abbia progressivamente trasformato la risposta all’invecchiamento in una
strategia nazionale. A partire dal XVIII Congresso Nazionale del Partito
Comunista Cinese, la questione degli anziani è stata inserita in una cornice di
pianificazione dall’alto: la Quinta Sessione Plenaria del XIX Comitato Centrale
ha indicato la risposta proattiva all’invecchiamento come strategia nazionale;
lo Schema del XIV Piano Quinquennale ha dedicato un intero capitolo a questo
tema; il Comitato Centrale del PCC e il Consiglio di Stato hanno pubblicato i
“Pareri sul rafforzamento del lavoro a favore degli anziani nella nuova era” e
il “Piano a medio e lungo termine per una risposta nazionale proattiva
all’invecchiamento della popolazione”. Questa architettura politica permette di
comprendere il tratto distintivo dell’approccio cinese: non una somma
di misure frammentate, ma un sistema coordinato, nel quale previdenza,
sanità, assistenza, urbanistica, tecnologia, cultura e partecipazione sociale
vengono pensate come parti di una stessa strategia.
Il volume
insiste molto sul passaggio da una logica di semplice protezione
passiva degli anziani a una concezione più ampia, fondata sulla vita attiva,
sulla prevenzione sanitaria e sulla partecipazione sociale. La vecchiaia
non viene rappresentata come una fase di pura dipendenza, ma come una stagione
della vita nella quale è ancora possibile apprendere, contribuire, partecipare
e realizzarsi. Questa impostazione è particolarmente importante perché rompe
con una visione riduttiva dell’anziano come soggetto esclusivamente bisognoso
di assistenza. In Cina, la costruzione di una società “amica degli anziani”
non significa soltanto aumentare i posti letto nelle strutture assistenziali,
ma anche garantire mobilità, accesso ai servizi, inclusione digitale, attività
culturali, educazione, sport, turismo, volontariato e riconoscimento sociale.
Sul piano
della durata della vita, la politica cinese punta anzitutto sulla prevenzione e
sull’integrazione tra sanità pubblica e assistenza agli anziani. Il programma
“Cina Sana”, in particolare, assume un ruolo decisivo, in quanto la salute non
viene trattata come questione esclusivamente ospedaliera, ma come risultato di
un insieme di politiche: divulgazione delle conoscenze sanitarie, prevenzione
delle malattie croniche, diagnosi precoce, riabilitazione, assistenza
continuativa, promozione di stili di vita sani, attenzione alla salute mentale
e valorizzazione della medicina tradizionale cinese accanto alla medicina
moderna. Il libro sottolinea che il sistema di supporto sanitario agli anziani
deve integrare “prevenzione, trattamento e cura”, superando la
separazione tra ospedale, territorio, famiglia e comunità.
Questa
impostazione è rilevante perché l’allungamento della vita non coincide
automaticamente con un miglioramento del benessere. Una società può vivere
più a lungo ma vivere peggio, se non riesce a ridurre disabilità, solitudine,
malattie croniche non curate, barriere architettoniche e povertà nella
vecchiaia. Il libro mostra che la Cina è consapevole di questo rischio
e cerca di spostare il baricentro dalla semplice longevità alla longevità in
buona salute. La diffusione delle conoscenze sanitarie, l’assistenza
preventiva e il rafforzamento dei servizi pubblici di base sono presentati come
strumenti per mantenere gli anziani autonomi il più a lungo possibile. In
questa prospettiva, la salute dell’anziano non è solo un problema individuale,
ma un indicatore della qualità dello sviluppo nazionale.
Un altro
pilastro fondamentale è il rafforzamento della sicurezza sociale.
Il volume ricorda che l’assistenza sanitaria di base e l’assicurazione di base
per la vecchiaia hanno quasi raggiunto una copertura completa, mentre le prestazioni
dell’assicurazione di vecchiaia e le pensioni di base per i residenti urbani e
rurali sono state gradualmente migliorate. A ciò si aggiungono assegni di
sussistenza, misure di riduzione della povertà, assegni di vecchiaia, sussidi
per i servizi agli anziani e sussidi per l’assistenza infermieristica. Qui
emerge un elemento politico essenziale: la lotta all’invecchiamento non può
prescindere dalla lotta contro la vulnerabilità economica degli anziani. La
dignità nella vecchiaia dipende anche dalla certezza di un reddito, dalla
possibilità di accedere alle cure e dall’esistenza di strumenti pubblici capaci
di proteggere le fasce più fragili.
Particolarmente
interessante è l’attenzione dedicata ai servizi domiciliari e
comunitari. Il libro chiarisce che la maggior parte degli anziani vive
nella propria casa e nella propria comunità, non in strutture residenziali. Per
questo motivo, la Cina sta promuovendo un modello integrato “istituzioni di
assistenza agli anziani + comunità + famiglie”, nel quale i servizi
professionali si estendono verso il territorio e il domicilio. L’obiettivo è
fornire assistenza alimentare, assistenza per l’igiene personale, assistenza
riabilitativa, assistenza diurna e altri servizi capaci di sostenere
concretamente la vita quotidiana degli anziani. Questa scelta appare
particolarmente razionale in un Paese dalle dimensioni della Cina, dove una
risposta esclusivamente istituzionale sarebbe insufficiente, costosa e
socialmente poco aderente alle abitudini familiari e comunitarie.
Il volume
non nasconde tuttavia le difficoltà. L’invecchiamento rurale è più
rapido e più intenso di quello urbano, anche a causa dell’emigrazione interna
dei giovani e delle persone in età lavorativa verso le città. Nel 2020,
secondo i dati riportati nel libro, la quota di popolazione anziana nelle aree
rurali risultava sensibilmente più alta rispetto a quella urbana. Ciò comporta
una domanda crescente di servizi in luoghi dove le infrastrutture sanitarie e
assistenziali sono spesso più deboli. La risposta proposta comprende il
miglioramento delle istituzioni di assistenza nei comuni, la creazione di
centri regionali per anziani, l’uso di case dismesse e risorse territoriali
locali, lo sviluppo di case di cura di villaggio, centri diurni e forme di
mutuo soccorso rurale.
La
recensione del testo non sarebbe completa senza ricordare la dimensione
culturale. Il libro insiste sulla pietà filiale, sul rispetto per gli
anziani e sulla responsabilità familiare, ma non si limita a riproporre valori
tradizionali. Cerca piuttosto di integrarli con politiche pubbliche moderne:
volontariato, “banca del tempo”, campagne sociali, riconoscimento di modelli
positivi, attività culturali, educazione degli anziani, partecipazione alla
governance comunitaria. La campagna del “Mese del Rispetto per gli Anziani” e
le iniziative per premiare unità modello nel servizio agli anziani sono esempi
di una politica che non punta solo alla prestazione materiale, ma anche alla
costruzione di un clima sociale favorevole.
In conclusione, Salvaguardare il benessere dei cittadini anziani è un testo importante perché documenta il tentativo della Repubblica Popolare Cinese di affrontare una sfida demografica enorme senza rassegnarsi a leggerla come declino. Il cuore della proposta cinese consiste nel trasformare l’invecchiamento in una questione di sviluppo di alta qualità: vivere più a lungo, ma soprattutto vivere meglio; rafforzare pensioni e sanità, ma anche autonomia, partecipazione, cultura, comunità e dignità; proteggere gli anziani fragili, ma valorizzare anche gli anziani attivi come risorsa sociale. In questo senso, il libro mostra che la politica cinese sull’invecchiamento non riguarda soltanto gli anziani di oggi, ma l’intero ciclo di vita della popolazione e il modello di società che la Cina intende costruire nei prossimi decenni.