martedì 18 agosto 2026

Data Center, colonialismo dei dati e nuovi estrattivismi - Federica Marrocu

 

La retorica del digitale immateriale è una falsa percezione che maschera un impatto ambientale e sociale distribuito in modo iniquo sul pianeta.
Eric Schmidt, ex CEO di Google ha recentemente sostenuto l’idea di “scommettere sull’IA” piuttosto che limitarne lo sviluppo, aggiungendo che “tanto non raggiungeremo comunque gli obiettivi climatici”.

Tale posizione incarna una visione che appiattisce le responsabilità storiche e nasconde come le emissioni delle multinazionali digitali gravino sulle popolazioni che lottano per le proprie “emissioni di sussistenza”.
L’illusione della dematerializzazione svanisce di fronte alla necessità di un’analisi territoriale basata sulla teoria del colonialismo dei dati, dove la cernita delle informazioni si interseca con lo sfruttamento rapace delle risorse naturali, diventando la nuova frontiera dell’estrazione capitalista.

La teoria del colonialismo dei dati: nuove relazioni di potere

L’espressione colonialismo dei dati designa la raccolta delle informazioni sulla vita sociale come una materia prima per l’accumulazione capitalistica. Se il colonialismo storico si è appropriato di terre e corpi, quello digitale opera attraverso la conversione delle pratiche umane in formati estraibili dalle infrastrutture digitali.

Questo processo (che potremmo chiamare appropriazione epistemica) permette al blocco GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) di trattare la vita quotidiana e i territori come terre vergini da sfruttare. I data center sono infatti il risvolto tangibile del digitale immateriale.
Le terre vengono percepite come spazi vuoti, non abbastanza produttive, pronte per un’appropriazione a beneficio di una nuova classe coloniale digitale.

Un data center è infatti una grande infrastruttura industriale composta da attrezzature informatiche collegate in rete, come i server, computer progettati per lavorare continuativamente, ma anche tutto quello che serve per far funzionare il complesso in modo sicuro. Un data center non è solo un “contenitore” di dati o un insieme di macchine, ma un vero e proprio impianto industriale dell’elaborazione digitale.

Esistono diversi tipi di data center: non sempre sono di grandi dimensioni, ma tutti i data center consumano energia per poter funzionare. Inoltre generano calore. E quindi bisogna raffreddarli.
Come ogni fabbrica, quindi, un data center consuma energia, occupa spazio, richiede infrastrutture e produce scarti, compreso il calore.

Irlanda e data colonization

L’Irlanda rappresenta il laboratorio europeo di questa asimmetria infrastrutturale. Studi recenti attestano che nel 2021 i data center hanno consumato il 14% dell’energia elettrica nazionale, una quota superiore al consumo di tutte le famiglie rurali irlandesi messe insieme. Le stime per il 2031 prevedono che questa voracità raggiungerà il 28% della rete nazionale.

E se da un lato lo Stato lancia campagne di sensibilizzazione come “Reduce Your Use” per spingere i cittadini a tagliare i consumi domestici a causa degli shock tariffari, dall’altro le multinazionali tech bloccano prezzi grazie ad accordi vantaggiosi. A Mayo e Clare Island i residenti ospitano parchi eolici e cavi sottomarini di Meta e Google, ma restano bypassati da queste infrastrutture, privi di connettività affidabile o di benefici energetici diretti: un sistema che trasforma le zone rurali in zone di sacrificio energetico.

Il “giardino sul retro” dell’IA: saccheggio idrico tra Spagna e Sud America

L’espansione dell’IA generativa richiede ingenti volumi d’acqua per il raffreddamento dei server. Un’inchiesta del Pulitzer Center ha denunciato il prosciugamento dei territori nel “giardino sul retro” dei giganti tecnologici.

Il caso Cuarte (Spagna)

A Cuarte, nell’Aragona, Amazon Web Services (AWS) ha stabilito un nodo strategico che minaccia sorgenti storiche vitali per l’agricoltura locale. Nonostante le rassicurazioni iniziali fornite durante gli studi di impatto ambientale, AWS ha ammesso che il consumo idrico reale è superiore del 48% rispetto alle previsioni.

Resistenza e opacità: Il caso Huechuraba

In America Latina, le aziende utilizzano accordi di non divulgazione (NDA) per nascondere l’impatto sulle falde, come accade per Microsoft a Querétaro. In Cile, il conflitto più significativo riguarda Huechuraba (Santiago). Qui, gli abitanti hanno denunciato l’impatto sulla collina circostante, l’unico spazio verde dell’area, minacciata da una linea di 24 torri ad alta tensione. A seguito di verifiche nel registro fondiario, l’inchiesta ha svelato che AWS ha tentato di nascondere la propria identità dietro una catena di nomi societari per eludere la resistenza locale e dissociare il data center dall’impatto devastante delle torri elettriche.

Sardegna e il progetto Digital Vault

Anche la Sardegna è coinvolta in questa mappa estrattiva con il progetto da 1,49 miliardi di euro promosso da Energy Vault nella miniera di Nuraxi Figus, nel Sulcis. La narrazione aziendale promuove l’idea di un raffreddamento “naturale” favorito dalla profondità sotterranea.

I server, comunque, generano calore internamente e la roccia circostante funge da isolante termico, impedendo la dissipazione passiva. Il sistema richiede scambiatori termici a circuito chiuso basati sull’acqua di miniera, sottraendo risorse potenzialmente utili all’agricoltura del Sulcis. Il piano appare dunque come un “rimedio tecnologico” che sembra però ignorare l’equilibrio idrogeologico a favore di un polo estrattivo digitale mascherato da riconversione sostenibile.

Il Sulcis, infatti, non è una superficie industriale neutra o vuota: è un territorio che lo stato italiano ritiene di interesse nazionale per le bonifiche, segnato da decenni di attività minerarie e metallurgiche, da discariche, bacini di fanghi rossi e contaminazioni di suoli e acque sotterranee. In alcune aree di Portovesme sono stati rilevati superamenti estremamente elevati per cadmio, arsenico, piombo e altri contaminanti, mentre le attività agricole hanno già subito limitazioni, perdita di fiducia e difficoltà di accesso a terreni e acque sicure.
È un territorio classificato da anni come tra i più poveri d’Italia, una retorica funzionale a confluire in quella dello sviluppo, della riqualificazione, delle promesse di nuovi posti di lavoro. Tale narrazione trova terreno fertile nello stereotipo dell’arretratezza, presentata come una caratteristiva innata del popolo sardo e mai ricondotta a una critica delle ragioni sistemiche della subalternità dell’Isola.

Ci sono altri esempi di data center creati in contesti simili a quello sardo? Sì, ma con differenze non di poco conto

Un caso europeo è il Lefdal Mine Datacenter, in Norvegia, realizzato in una ex miniera sulla costa del Nordfjord.
Il raffreddamento sfrutta l’acqua fredda prelevata dal fiordo, a circa 8 °C, che alimenta uno scambiatore di calore e un circuito chiuso interno. Il fatto che la struttura si trovi sotto il livello del mare riduce inoltre l’energia necessaria per movimentare l’acqua.

Un aspetto da chiarire è che essere sottoterra e poter sfruttare l’acqua del mare non abbatte del tutto il fabbisogno di risorse per il raffreddamento. E, inoltre, il raffreddamento effettivo dipende soprattutto dalla presenza di una sorgente fredda, oppure da un clima favorevole, cioè che offra aria o acqua fredda in modo da non dover ridurre la temperatura artificialmente.

Si può citare in proposito il caso italiano dell’Intacture, data center sotterraneo realizzato in Val di Non da imprese private, Pubblica Amministrazione, università, tra cui quella di Trento, e centri di ricerca.
Si tratta di un dato non trascurabile, se ragioniamo anche in termini di coinvolgimento della comunità, del pubblico e del settore privato nonché della ricerca in un’ottica di cooperazione, quantomeno formale.

Reti di resistenza

Iniziative come ‘Contested Data Territories’ di Sebastián Lehuedé cercano di connettere le lotte cilene con quelle olandesi e irlandesi, promuovendo una solidarietà transnazionale. L’obiettivo è rivendicare una sovranità che sia al contempo digitale e territoriale, rifiutando la logica delle Big Tech che impone una visione del mondo centralizzata e proprietaria attraverso mappe e algoritmi che negano la natura politica della loro presenza fisica.

E in Sardegna?
Indebolita da spopolamento, crisi sanitaria e varie forme di sfruttamento e di speculazione, la popolazione sarda porta avanti una lotta su più fronti, che, più per ragioni sistemiche che per disinteresse, non sempre si solleva tempestivamente. Ma soprattutto si infrange contro le “ragioni di stato”: l’Energy Vault ha chiesto al governo italiano il riconoscimento di interesse strategico nazionale per l’opera.

La resistenza sarda contro infrastrutture come il Tyrrhenian Link si salda con le preoccupazioni per il colonialismo energetico dei dati e dimostra come gli interessi dello stato collidano con le volontà della popolazione.

Il caso Nuraxi Figus può essere letto come una nuova forma di infrastruttura coloniale interna dal momento che il territorio sardo fornisce energia, spazio, acqua, sottosuolo e lavoro, mentre il controllo dei dati, dei servizi e del valore economico rischia di restare esterno all’isola. Movimenti, comitati, forze autonomiste e indipendentiste descrivono infatti i grandi progetti energetici come una possibile continuazione di precedenti forme di colonizzazione militare, industriale, economica e culturale.

La retorica dello sviluppo

Nel linguaggio dei promotori del progetto, il territorio è inteso unicamente come risorsa, descritto attraverso le funzioni che può svolgere per il progetto.
il territorio colonizzato viene spesso rappresentato come vuoto, arretrato o sottoutilizzato, anche quando è abitato, produttivo – anche se in modo non conforme – e carico di storia.

L’espressione carbon free tende a restringere la sostenibilità a una sola variabile: il carbonio associato all’energia. Restano meno visibili le altre dimensioni: acqua, suolo; biodiversità; paesaggio; salute; lavoro; proprietà; controllo dei dati; giustizia territoriale.

“Strategico”: questa parola rende difficile contestare il progetto senza essere accusati di essere “contro” la crescita e l’innovazione, lo sviluppo e il progresso. È così che la discussione si sposta facilmente da una domanda territoriale: “quali costi e benefici avrà il progetto?” a un mandato della cultura dominante: “volete o non volete lo sviluppo tecnologico?”
Questa contrapposizione è semplificante. Si può sostenere l’innovazione e, allo stesso tempo, chiedere:

  • limiti ambientali;
  • trasparenza;
  • partecipazione e potere decisionale;
  • benefici locali;
  • redistribuzione fiscale.

La retorica dello sviluppo tende a presentare l’occupazione come un effetto automatico dell’investimento. Un’analisi critica deve invece chiedere quale tipo di lavoro viene creato e con quale durata.

La crisi ecologica non è che l’ennesima forma di conflitto di classe, su scala planetaria. I suoi presupposti sono da cercare nei processi di attribuzione di valore, che portano sempre a sacrificare qualcosa o qualcuno affinché il sistema possa funzionare.
Il caso sardo non è che l’ennesimo esempio di intersezione tra capitalismo, colonialismo, oppressioni e moltiplicazione delle disparità.

Sarebbe rivoluzionario svincolarsi da una visione dell’economia che privilegia la produzione rispetto alla riproduzione e alla cura, che attribuisce importanza al valore di scambio piuttosto che ai valori d’uso e, seriamente, parlare di decrescita.

L’idea che sostenibilità e sviluppo possano essere coniugate è contraddittoria perché da una parte presuppone la possibilità di una continua crescita economica e dall’altra vorrebbe fondarsi su criteri di sostenibilità e di benessere sociale ritenuti universali, sebbene né l’idea di sostenibilità, né quella di sviluppo siano intese ovunque allo stesso modo.

da qui

lunedì 17 agosto 2026

Il Grande Fratello? Si chiama Palantir - Glauco Benigni

Controllo sociale occulto, costante, remoto, h. 24 L’Italia tra resistenza e sudditanza.

 

L'integrazione tra apparati d'intelligence e colossi tecnologici digitali ha dato vita, nell’ultimo quarto di secolo,  a una funzione inedita della Governance, che da sempre costituiva, per il Potere, “il sogno nel cassetto”: ovvero la realizzazione del controllo sociale occulto, costante e remoto H24 e dell’orientamento dei comportamenti di massa che può derivare dalla sua gestione.

A differenza dei totalitarismi, quali ad esempio nazismo, fascismo, franchismo e comunismo, del Novecento, che esercitavano sorveglianza e repressione fondate sulla presenza fisica di poliziotti e delatori, il controllo e la repressione contemporanei  si esercitano in modo silenzioso e non prevedono solo costi ma anche opportunità di business.

Oggi  grandi Corporation come Palantir, Google, Meta, Alphabet, Amazon e Microsoft gestiscono data center e algoritmi che operano in tempo reale, 24 ore su 24 e raccolgono informazioni sensibili su “comunità utenti transnazionali”, misurabili in centinaia di milioni di individui, grazie sostanzialmente alla facoltà di monitoraggio-intrusione sulle comunicazioni via telefono cellulare, via messaggistica, via social network e sulle pratiche di e-commerce.

Il Patriot Act (USA, 2001) è la legge antiterrorismo post-11 settembre, voluta e ottenuta da George Bush Jr., che ha ampliato a dismisura i poteri di sorveglianza statale, autorizzando la raccolta e il monitoraggio massivo di Big Data privati, la loro elaborazione e uso per motivi di intelligence. Con le successive evoluzioni legislative — dal FISA Amendments Act (2008) allo USA Freedom Act (2015) — si è consolidato, attorno a Palantir, un complesso militare-digitale in cui lo Stato delega alle Corporation private l'architettura tecnica del monitoraggio e della raccolta dati e le Corporation utilizzano i finanziamenti pubblici per perfezionare le proprie tecnologie di tracciamento.

Oltre ovviamente gli USA, che sono stati la “sala operatoria” di questo aborto della democrazia, a quali altre Nazioni è stata "estesa" questa pratica che da qualche anno coinvolge anche la Guerra?

L'esportazione del modello di delega pubblico-privata della sorveglianza e dell'intelligence — fondato sull'integrazione di software analitico di data mining e intelligenza artificiale avanzata (come le piattaforme Gotham, Foundry e Maven) — ha seguito da vicino le direttrici delle alleanze geostrategiche statunitensi, in particolare quelle con l'asse Five Eyes (USA, UK, Australia, Nuova Zelanda e Canada), con il blocco dei Paesi NATO e l'alleanza di difesa con Israele.  Questa ragnatela di accordi, che vede Palantir quale soggetto centrale di partenariati Stato-privati, si è estesa con intensità variabile attraverso diversi Paesi che sono di fatto le strutture portanti dell’Occidente.

Israele: Integrazione tattica e di campo

Israele rappresenta il caso più emblematico di integrazione diretta in contesti di conflitto operativo. Nel gennaio 2024, Palantir ha siglato una partnership tecnologica e strategica formale con il Ministero della Difesa israeliano per la fornitura di software e modelli AI a supporto di missioni di combattimento e intelligence militare. I sistemi vengono impiegati per la convergenza di dati multisensoriali, analisi dei bersagli e monitoraggio della popolazione di Gaza in tempo reale.

Regno Unito: il pilastro Five Eyes / NATO

Il Regno Unito costituisce il principale hub europeo del sistema Palantir. Il Ministero della Difesa britannico (MoD) ha stipulato accordi di lungo termine, tra cui contratti quadro del valore di centinaia di milioni di sterline, per integrare la piattaforma Maven Smart System nei sistemi di comando, controllo e supporto decisionale operativo. Il modello si è esteso ben oltre la difesa: dal Ministero degli Interni (Home Office) ai servizi d'intelligence (GCHQ), fino all'ambito civile con il National Health Service (NHS), dove Palantir gestisce l'architettura dei dati sanitari nazionali (Federated Data Platform).

La Struttura Centrale della NATO

A livello sovranazionale, l'Alleanza Atlantica ha formalizzato direttamente l'adozione di questo tipo di sorveglianza con l’Accordo NCIA / SHAPE.  L'Agenzia di Informazione e Comunicazione della NATO (NCIA) ha acquisito la versione dedicata MSS NATO (Maven Smart System NATO) per la fusione delle informazioni di intelligence, la consapevolezza dello spazio di battaglia e l'analisi predittiva dei comandi alleati. Nei Paesi della sponda europea della NATO la prassi si è affermata, ma incontra forti attriti normativi (legati al GDPR e alle leggi nazionali sulla protezione dei dati) e spinte verso la  "sovranità digitale":

In Germania alcune forze di polizia statali e federali (come la polizia della Assia e della Baviera) hanno adottato software basati sull’esperienza di Palantir (Hessendata, VeRA) per la prevenzione dei reati e per scopi di polizia predittiva. Tuttavia, l'uso ha generato accesi dibattiti giudiziari: nel 2023 la Corte Costituzionale tedesca ha posto rigidi limiti all'estrazione automatizzata dei dati non filtrati.

In Francia l'agenzia d'intelligence interna (DGSI) ha fatto ricorso a Palantir dal 2016 (dopo gli attentati di Parigi) per far fronte alla mancanza di strumenti nazionali di analisi di grandi masse di dati. Nonostante i tentativi francesi di sviluppare alternative sovrane (come ChapsVision), i contratti di transizione e manutenzione continuano a essere rinnovati per evitare vuoti di capacità operativa.

L’Ucraina ha trasformato radicalmente la propria architettura di intelligence, integrando in modo pervasivo i software di Palantir. I dati satellitari, dei droni e delle comunicazioni vengono elaborati tramite l'IA per l'individuazione e la neutralizzazione dei bersagli in tempo reale.

In tutte queste nazioni si replica il medesimo circuito (in cui la proprietà di Piattaforma e Azienda di solito coincidono):

·         La Piattaforma Privata fornisce l'algoritmo e l'infrastruttura di analisi.

·         Lo Stato mette a disposizione Fondi Pubblici e enormi quantità di dati grezzi di sicurezza e intelligence .

·         L'Azienda affina i propri modelli di intelligenza artificiale su scenari reali e li riesporta in altri settori (dalla difesa, al controllo dei confini, alla finanza o alla sanità).

In questa scena come si comporta l’Italia ?

L'Italia si trova perfettamente dentro questo ingranaggio, pur occupando una posizione periferica e spesso subalterna rispetto all'asse anglofono (Five Eyes) o al modello d'integrazione tattica  israeliano. Nel Bel Paese questa penetrazione del modello pubblico-privato si sviluppa su tre livelli distinti: la Difesa, le Forze dell'Ordine/Intelligence e il nodo politico-strutturale.

Il livello Difesa e Militare (Secretato). L'Italia ha recepito l'architettura di controllo attraverso il canale della dottrina NATO. Il Ministero della Difesa e la direzione Teledife (Direzione Informatica, Telematica e Tecnologie Avanzate) hanno avviato e consolidato negli anni diversi contratti, spesso tramite "procedure negoziate" e secretate, con Palantir Italia S.r.l. per la fornitura della piattaforma Gotham e dei relativi servizi software.

Interoperabilità NATO. Come per l'integrazione del sistema Maven nell'alleanza, la Difesa italiana adegua le proprie piattaforme di fusione dati agli standard statunitensi per garantire che i comandi nazionali possano scambiare intelligence e quadri tattici in tempo reale con il Pentagono e con il comitato SHAPE.

Il vero salto di qualità per la trasformazione "domestica" si sta giocando sulle piattaforme della Pubblica Amministrazione e della Polizia di Stato:

Il dossier Viminale. E’ nota l'interlocuzione (ed una specifica proposta contrattuale quadriennale da 20 milioni di euro) per dotare la Direzione centrale della Polizia di prevenzione (Dcpp) — il braccio operativo che presiede il CASA (Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo) — dei software di data-mining di Palantir.

Incrocio di banche dati sensibili. L'adozione di questi soft consentirebbe l'incrocio automatizzato con il S.D.I. (Sistema di Indagine) del Ministero dell'Interno, aggregando denunce, spostamenti, targhe e banche dati civili in un'unica interfaccia predittiva

Il nodo della "Sovranità Digitale" e i limiti del sistema Italia . A differenza di Francia o Germania, che hanno tentato di sviluppare le proprie alternative tecnologiche in casa (“national champions” tipo ChapsVision in Francia) o dove la Corte Costituzionale ha posto paletti al data-mining della polizia (in Germania), l'Italia presenta vulnerabilità specifiche.

Dipendenza tecnologica priva di alternative interne. L'Italia non possiede piattaforme nazionali in grado di gestire e sintetizzare masse di dati strutturati e destrutturati della complessità di Gotham o Foundry. Le poche realtà nazionali nel campo della Lawful Interception o della cyber-security (es. Cy4Gate) coprono nicchie diverse (intercettazioni, intrusioni), lasciando l'analisi di Big Data d'intelligence interamente ai colossi statunitensi.

Resistenza burocratica vs. Lobbismo diretto: l'ingresso di questa infrastruttura affronta costanti frizioni tra la prassi delle gare pubbliche europee (e i vincoli sulle garanzie del GDPR/Garante Privacy) e il lobbismo di alto livello — esemplificato dalle periodiche missioni romane dei vertici di Palantir, tra cui addirittura il N. 1 Peter Thiel, per trattare direttamente con la compagine di governo e l'intelligence di Palazzo Chigi.

Il "Dilemma del dato". L'Italia riproduce fedelmente il cortocircuito centrale di questo modello: lo Stato italiano concede in uso al fornitore privato l'accesso (o quantomeno la gestione tecnica) alle proprie banche dati nazionali riservate; l'azienda affina i propri modelli algoritmici sulle peculiarità del territorio/popolazione e consolida la dipendenza dell'infrastruttura pubblica dal suo software proprietario . In sintesi  l'Italia non guida il processo, ma ne è acquirente e territorio d'applicazione. Si allinea passivamente alle direttive NATO per la parte militare e progressivamente apre le porte dell'intelligence e della polizia alla gestione algoritmica privata americana, pagando la mancanza di una strategia autonoma sulla gestione e sovranità dei propri dati strategici.

Nonostante l'allineamento prevalente delle Istituzioni, in Italia l'avanzata di questo modello di delega e sorveglianza algoritmica ha incontrato anche qualche forma di resistenza e opposizione. I principali antagonisti del “controllo totale “ che hanno contrastato (o provato a frenare) questa deriva si individuano in quattro aree:

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali (GPDP)

Il Garante della Privacy è stato lo scudo istituzionale più solido nel sollevare obiezioni formali e blocco preventivo contro l'uso indiscriminato di algoritmi e banche dati da parte dello Stato.

Nel 2021, il Ministero dell'Interno intendeva attivare il sistema di riconoscimento facciale in tempo reale (SARI Real Time) per la Polizia di Stato. Il Garante si è opposto, contestando la mancanza di una base giuridica idonea e i rischi sproporzionati per le libertà fondamentali. Ciò non ostante il Governo ha deciso recentemente di velocizzare le operazioni su uno schema di decreto legislativo. Il decreto adegua la normativa nazionale ai sistemi e alle regole europee sull’uso dell'intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia. Tra i punti controversi del provvedimento c'è l'articolo 8, che disciplina l'uso di sistemi di IA per l'identificazione biometrica remota, in tempo reale, di persone in luoghi pubblici : ad esempio nelle piazze, allo stadio oppure durante i cortei.  

Giornalismo d'inchiesta e media indipendenti

In assenza di dibattiti parlamentari trasparenti, visto che molti dei contratti militari e di intelligence sono secretati o affidati a trattativa diretta, il ruolo di far emergere questi accordi è ricaduto su alcune “testate d'inchiesta”: tra queste Report, IRPI Media, Altreconomia, Il Fatto Quotidiano, hanno documentato i dettagli dei contratti tra la Difesa/Viminale e Palantir, rivelando i meeting riservati tra i vertici societari e gli esponenti governativi italiani.

Alcuni “online journal” hanno più volte tracciato l'attività di pressione esercitata non solo dalle piattaforme di data analytics, ma anche dai colossi del Cloud americano (Microsoft, Amazon AWS, Google) che gestiscono i server del Polo Strategico Nazionale (PSN).

Organizzazioni non governative e collettivi per i diritti digitali costituiscono il fronte di resistenza dal basso. Alcune coalizioni per i diritti digitali, per esempio Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights, promuovono campagne contro la sorveglianza di massa, il riconoscimento facciale e l'uso opaco degli algoritmi nelle decisioni pubbliche.

Movimenti politici e attivismo territoriale. Movimenti contro il riarmo e la militarizzazione digitale organizzano sit-in e proteste mirate — ad esempio davanti al Ministero della Difesa o alle sedi istituzionali — denunciando l'intreccio tra apparato bellico, grande finanza e sorveglianza privata.

La Magistratura e il diritto europeo. A livello giurisprudenziale, il freno principale non è unicamente italiano, ma proviene dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE). Alcune sentenze storiche dell'UE sulla cancellazione del Privacy Shield (Schrems I e II) e le direttive sul trattamento dei dati nel settore di polizia (Law Enforcement Directive) hanno fornito ai giudici italiani le basi legali per disapplicare norme o prassi nazionali che prevedevano la conservazione di massa e indiscriminata dei dati telefonici o telematici. La debolezza di questa resistenza. Nonostante questi argini, l'opposizione in Italia sconta un limite strutturale: il Garante e le ONG agiscono ex-post o su specifici casi d'uso civili/di polizia mentre il settore della Difesa e dell'Intelligence rimane largamente schermato dal segreto di Stato e dai vincoli di interoperabilità NATO, permettendo all'architettura tecnologica privata di espandersi al riparo dal controllo pubblico e dal dibattito parlamentare.

da qui

Perché l'emergenza climatica non appare costantemente in primo piano sui media? - Lavinia Marchetti

Perché dobbiamo pagare il Riarmo e sovvenzionare l'Ucraina e quindi non ci sono soldi per un'emergenza che riguarda tutti noi.

Come ogni giorno mi sono messa pazientemente a sfogliare i quotidiani e le varie agenzie di notizie, i problemi peggiori sembrano essere nell’ordine: Ranucci, Qusra (giustamente, ma solo perché c’erano 5 italiani, altrimenti sulla grande stampa non sarebbe mai arrivata la notizia), Trump, Hormuz, e poi, non tanto la crisi climatica, ma il costo delle bollette. Il clima, si per sé, arriva dopo, e se ne parla in tantissimi modi, tranne l’unico che servirebbe e di cui parlano gli scienziati: il problema delle soluzione che sono già lì, disponibili, ma costano. Si parla di agricoltura che cambia i ritmi, delle giornate afose, del turismo, insomma se ne parla come se fosse una notizia tra le altre, fa caldo sì, va bene, prima o poi troveremo una soluzione, oppure speriamo che tutto si risolva da solo. A me sembra un po’ che la stampa e la politica facciano esattamente come un paziente che fa finta di ignorare un infarto in corso. Perché? Ma perché i soldi europei andranno in riarmo e in Ucraina e quindi nessuno potrà permettersi di portare avanti politiche antiemergenza. Semplice no? Quindi si aspetta che passi e si spera. Per questo mi sono messa a cercare un po’ di dati, già da soli, questi che ho recuperato io in mezz’ora di ricerche, basterebbero ad aprire le prime pagine per mesi, invece stiamo aspettando metà settembre, quando le temperature caleranno e così si potrà finalmente rimandare il problema al maggio prossimo. Lo fanno da 20 anni, un anno più un anno meno…ma quest’anno è diverso e vi mostro perché con questo elenco:


Metto in fila alcuni dati aggiornati al 14 agosto. L’estate ha ancora parecchie settimane davanti.

·         Giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale: 20,74 °C di media, 3,06 sopra il periodo 1991-2020.

·         Il bimestre giugno-luglio è stato il più caldo della serie: 21,62 °C, quasi nove decimi oltre il precedente primato del 2022.

·         Luglio è stato il secondo più caldo mai registrato nell’Europa occidentale. A livello globale ha eguagliato il 2024 al secondo posto, dietro al 2023.

·         In Francia luglio ha raggiunto una media di 24,9 °C. È stato il mese più caldo, considerando tutti i mesi dell’anno, dall’inizio delle misurazioni nel 1900.

·         Sempre in Francia, luglio ha avuto il 38 per cento di pioggia in meno ed è risultato il terzo luglio più secco della serie storica.

·         La canicola francese di giugno è durata 14 giorni. Quella di luglio ne è durata 16. L’ondata iniziata il 28 luglio aveva raggiunto il diciassettesimo giorno il 13 agosto.

·         Il 24 giugno la temperatura media dell’intera Francia, calcolata fra giorno e notte, ha raggiunto per la prima volta 30 °C.

·         In Germania sono stati registrati provvisoriamente 41,5 °C, nuovo primato nazionale.

·         La Danimarca ha raggiunto 37 °C, il valore più alto dall’inizio delle misurazioni nel 1874.

·         L’Austria ha stabilito il proprio primato assoluto con 41,2 °C. Il record precedente, 41 °C, risaliva al giorno prima.

·         Il 13 agosto Londra ha raggiunto 38,1 °C. È il quinto valore più alto mai misurato nel Regno Unito e il più alto del 2026.

·         Quella di agosto è stata la quinta ondata di calore britannica dall’inizio dell’estate.

·         Nella sola settimana dal 22 al 28 giugno EuroMOMO ha registrato 10.650 morti in eccesso in 27 paesi europei. Oltre 9.000 avevano almeno 65 anni.

·         Il Robert Koch Institut stimava già a fine luglio circa 11.900 morti legate al caldo in Germania.

·         In Inghilterra e Galles sono state stimate oltre 2.700 morti da caldo durante le ondate di maggio e giugno. Il 42 per cento viene attribuito al calore aggiuntivo dal riscaldamento prodotto dalle attività umane.

·         In Belgio la mortalità durante la canicola è salita del 48 per cento sopra il livello atteso. È stata l’ondata più letale dall’inizio del monitoraggio nazionale.

·         Alla prima settimana di agosto gli incendi avevano percorso 489.826 ettari nell’Unione europea. Una superficie superiore del 13 per cento alla media dello stesso periodo fra il 2012 e il 2025.

·         La Spagna aveva già perso 185.948 ettari, oltre il doppio della sua media. Da sola rappresentava il 38 per cento della superficie colpita nell’Unione.

·         In Francia il conteggio europeo indicava 99.092 ettari, oltre tre volte la media nazionale. Per il paese è il dato peggiore dal 2012.

·         In Italia gli ettari percorsi dal fuoco erano 79.084. Il quinto risultato peggiore degli ultimi quindici anni.

·         Entro la fine di luglio oltre 320.000 persone erano state evacuate in Francia e Spagna.

·         L’incendio di Huelva ha distrutto 31.000 ettari e costretto 700 persone a lasciare le proprie case.

·         Il 14 agosto un incendio presso la città croata di Omiš ha causato una morte e quaranta feriti. Gli evacuati sono stati 1.200.

·         In Calcidica più di 300 persone sono state portate via dalle spiagge con barche da pesca e mezzi della guardia costiera.

·         In Germania oltre 2.000 abitanti hanno dovuto lasciare il villaggio di Gey. Le operazioni sono ostacolate dalle munizioni della Seconda guerra mondiale che esplodono con gli incendi.

·         Il suolo ha raggiunto minimi record in ampie zone della Penisola Iberica, della Francia e dell’Europa centrale.

·         Senna, Reno e Danubio hanno registrato portate eccezionalmente basse. Il trasporto fluviale è stato ridotto e diverse centrali elettriche hanno dovuto limitare la produzione.

·         Alla fine di giugno la portata del Po era scesa da circa 1.000 a meno di 300 metri cubi al secondo in due settimane. L’acqua salata era risalita per 18 chilometri dentro il Delta.

·         Ad agosto il Lago Maggiore è entrato in una condizione di siccità estrema. A Cremona il Po ha raggiunto il minimo stagionale della serie.

·         Oltre cento comuni fra Piemonte e Lombardia segnalano difficoltà nell’approvvigionamento potabile. In Piemonte circa cinquanta comuni riforniscono con autobotti i serbatoi destinati a 25.000 persone.

·         La siccità sta colpendo 235.000 ettari di risaie italiane. Nella sola provincia di Pavia le perdite potrebbero superare cento milioni di euro.

·         In Inghilterra circa 45 milioni di persone vivono in territori dichiarati in siccità. Ventisette milioni sono soggette a restrizioni nell’uso dell’acqua.

·         La Romania ha spento entrambi i reattori della centrale di Cernavodă per il livello record del Danubio. Quei reattori fornivano circa un quinto dell’elettricità nazionale.

·         La centrale ungherese di Paks è scesa al 25 per cento della capacità. Il governo ha deciso di affondare due chiatte nel Danubio per alzare temporaneamente l’acqua di venti centimetri.

·         Alla centrale francese di Gravelines una massa di meduse ha bloccato le pompe di raffreddamento. Tre reattori sono stati fermati e un quarto è stato dimezzato.

·         Il 14 agosto EDF prevedeva sei reattori francesi completamente fermi a causa del caldo, con una riduzione pari al 15 per cento della capacità nucleare del paese.

·         Nel Mediterraneo, alla fine di giugno, la temperatura superficiale superava la media fino a 8 °C presso la Francia meridionale, la Corsica, la Sardegna e diverse coste italiane.

·         A luglio la temperatura media degli oceani extrapolari ha raggiunto 20,96 °C, il valore più alto mai registrato per quel mese.

·         Dal 19 giugno la temperatura oceanica giornaliera ha stabilito un primato per ciascun giorno dell’anno.

·         In Valmalenco il Rifugio Marco e Rosa è stato chiuso per il caldo anomalo. Si trova a 3.609 metri. Lo zero termico sulle Alpi è salito fra 4.200 e 4.500 metri.

·         La produzione europea di mais e girasole aveva già perso fra il 6 e il 7 per cento delle rese previste.

·         Il raccolto britannico di cereali si avvia a essere il peggiore dall’inizio delle rilevazioni comparabili, nel 1984.

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domenica 16 agosto 2026

Lizzie - Shirley Jackson

questo è un libro complesso come un puzzle, ma quando conosci i pezzi (e Shirley Jackson sapientemente li svela uno dopo l'altro) allora l'architettura della storia diventa sempre più convincente e avvincente.

qualcuno dice che Lizzie è il libro migliore della scrittrice, ma secondo me i suoi libri sono tutti migliori, difficili da dimenticare, e Lizzie non fa eccezione.

buona (imperdibile) lettura. 

 

 

Elizabeth Richmond ha ventitré anni, i tratti insieme eleganti e anonimi di una «vera gentildonna» della provincia americana, e non sembra avere altri progetti che quello di aspettare «la propria dipartita stando il meno male possibile». Sotto un’ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personalità sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l’amabile e socievole Beth e il suo «negativo» fotografico Betsy, «maschera crudele e deforme» che vorrebbe fagocitare e distruggere – con il suo «sorriso laido e grossolano» e i suoi modi sadici, insolenti e volgari – le altre due. È solo l’inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un «successo» terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre; tanto che dopo la comparsa di una quarta personalità, Bess, il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l’identità e la realtà.

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Shirley Jackson è la mia scrittrice preferita. Sorprendente il suo modo di descrivere l'alienazione, il senso di spaesamento, il tentativo di emancipazione delle sue protagoniste femminili. Thriller psicologico in superficie, nasconde molti altri temi, derivati anche dal rapporto difficile della scrittrice con sua madre, con suo marito e con la cittadina in cui viveva. Super consigliato.

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…È stato sicuramente angosciante leggere "Lizzie" perché ci si ritrova faccia a faccia con i terrificanti effetti del disturbo di personalità. La protagonista non esiste più nel suo tutto che si frantuma in più identità. 

È importante ricordare che l'approccio alla malattia mentale nel romanzo si basa su un modello di psicanalisi agli esordi. La paziente è un mistero da svelare. Il suo psichiatra si comporta come un detective che indaga per scoprire il trauma sepolto che ha generato tanti problemi. 

Jackson, con ironia, dà la possibilità alle varie personalità di presentarsi e raccontare la situazione dal loro punto di vista, cercando di prendere il controllo della storia. Più voci narranti che catturano l'attenzione del lettore che comprende subito quanto le "voci" siano inaffidabili. 

Tra tutti i protagonisti la figura dello psichiatra ha un fascino particolare. 

Il dottor Wright era un uomo pomposo, falsamente umile e incline all'autocompiacimento. Spesso veniva deriso da Betsy, la personalità cattiva, che lo chiamava dottor Wrong (cioè "sbagliato", in un gioco di parole fra right, "giusto", e wrong, "sbagliato"). Lui era sempre sul punto di tirarsi indietro, di mollare l'incarico. 

L'idea di una personalità che combinasse la stupidità di Elizabeth con la fragilità di Beth, la cattiveria di Betsy con l'arroganza di Bess, mi faceva venir voglia di nascondermi sotto le coperte! Mi vedevo come un dottor Frankenstein che ha per le mani il materiale necessario per costruire un mostro…

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Sebbene mi abbia entusiasmata e affascinata, trascinata nel turbinio delle personalità, confusa, commossa e rabbrividita, non sono rimasta totalmente soddisfatta dal libro in generale. Questo perché, credo, l’intento dell’autrice e il presunto risultato della mia ricerca tra le pagine era diverso. L’autrice non intende spiegare i motivi, andare in fondo alla questione psicologica, ma descrivere e raccontare una storia di personalità multipla, senza divagare, una narrazione asciutta, senza filosofia, perché riserva al lettore il pesante compito di decidere, farsi un’opinione, riflettere. È un libro che invita in sordina alla riflessione, presentando soltanto la vicenda, ma da angolazioni diverse, affidando tutti gli strumenti per costruire un dibattito su un tema vivamente sentito all’epoca, per sensibilizzare su un tema ancora oggi considerato tabù, ossia la sanità mentale. In questo si rivela l’attualità dell’opera: il cervello, come tutti gli altri organi si ammala, tale malattia colpisce persone senza macchia, come Elisabeth, quasi anonima. Ma Elisabeth non è condannata, anzi, è accompagnata per mano verso una rinascita, che è glorificata attraverso il battesimo finale.

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Trascinante, una lettura che lascia boccheggianti perché non si può far altro che divorarla (strano termine da usare proprio qui) una pagina dopo l'altra. Il ritmo è incalzante, gli occhi corrono una riga dopo l'altra inseguendo Elizabeth, Beth, Betsy e Bess. Capita, quando si legge un libro che affronta punti di vista diversi, che lo stile sia ridotto ad un piattume, o che, al contrario, si ricorra a linguaggi assurdamente distanti. Shirley Jackson è magnifica, viaggiamo da un punto di vista all'altro, apprezzandone la distanza, il diverso uso degli aggettivi, della subordinazione, pur percependo il libro come un prodotto continuo. La storia è folle, disturbante, sfiancante, e come tutte le storie del genere ne restiamo morbosamente affascinati.

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Don Corleone Trump - Chris Hedges

 

La Casa Bianca di Trump gestisce un sistema di estorsione in stile mafioso che porterà il paese alla bancarotta, proprio come Trump ha fatto con i suoi casinò.

Ho visitato il Taj Mahal Casino di Donald Trump ad Atlantic City il giorno prima della sua chiusura, nell'ottobre del 2016. Il casinò aveva due enormi cancelli bianchi fiancheggiati da elefanti bianchi in pietra artificiale da due tonnellate. L'ingresso era sormontato da una serie di 70 minareti in fibra di vetro turchese e verde acqua e da una dozzina di cupole con punte dorate. Un'insegna al neon con scritte rosse e dorate recitava: "Trump Taj Mahal Casino and Resort". Una fontana illuminata di fronte alle porte a vetri del casinò era decorata con due file di sei urne bianche e dorate.

Il Trump Taj Mahal, l'edificio più alto del New Jersey e il casinò più grande del mondo, è costato 1,2 miliardi di dollari. Le sontuose suite, al momento dell'inaugurazione, prendevano il nome da personaggi storici: Alessandro Magno, Michelangelo, Napoleone e Cleopatra. Il costo di una suite si aggirava intorno ai 10.000 dollari al giorno. Trump, il cui nome e la cui immagine erano onnipresenti nel casinò, usò la sua consueta iperbole per definirlo "l'ottava meraviglia del mondo". Gli operatori del casinò ricevettero istruzioni di rispondere alle chiamate in arrivo con le parole: "Grazie per aver chiamato il Trump Taj Mahal, dove le meraviglie non finiscono mai". Le cameriere indossavano abiti da "ragazza dell'harem".

Il casinò ha dichiarato bancarotta per ben cinque volte.

Trump sta facendo al Paese quello che ha fatto al Taj Mahal. La sua amministrazione sta operando ben oltre le proprie possibilità, con un bilancio di 7.400 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2026, a fronte di entrate previste di soli 5.600 miliardi di dollari. L'idiozia di Trump ha trascinato gli Stati Uniti in una guerra infinita e persa in partenza con l'Iran, che potrebbe mandare in rovina l'economia globale. Si appresta a tagliare la copertura sanitaria per 15 milioni di persone, insieme agli aiuti alimentari e ad altri programmi di assistenza di base. Ha licenziato migliaia di dipendenti pubblici. Ha chiuso l'USAID, l'Istituto statunitense per la pace e il Kennedy Center.

Ha smantellato Voice of America e promette di chiudere il Dipartimento dell'Istruzione. Si è ritirato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Accordo di Parigi sul clima ( due volte ). Ha continuato la sospensione dei finanziamenti all'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), iniziata sotto l'amministrazione Biden. Ha cancellato migliaia di progetti di sviluppo internazionale finanziati dagli Stati Uniti. Ha eliminato database governativi e pagine web relative al clima . Ha tagliato drasticamente i fondi destinati alle iniziative per le energie rinnovabili, abrogando al contempo le normative federali in materia di emissioni di carbonio e inquinamento.

Le sue politiche di terra bruciata, che stanno facendo saltare in aria le fondamenta della repubblica, sono accompagnate da una cultura di corruzione e inganno senza precedenti nella storia americana.

Trump, i cui funzionari sono accusati di insider trading e la cui famiglia ha guadagnato più di 1,4 miliardi di dollari da attività legate alle criptovalute da quando si è insediato, trae spudorato profitto dalla fusione tra mercati di previsione non regolamentati basati sulle criptovalute e politica, un fenomeno inaugurato da app di gioco d'azzardo come Polymarket.

La società di venture capital di Donald Trump Jr., 1789 Capital, è un importante investitore in Polymarket, dove Trump siede nel consiglio consultivo. Il suo patrimonio netto è stimato in 400 milioni di dollari. Ricopre inoltre il ruolo di consulente strategico presso Kalshi, società che gli ha conferito una partecipazione azionaria del valore di circa 300.000 dollari, ora stimata in milioni di dollari. Kalshi ha recentemente annunciato che permetterà agli utenti di scommettere sull'approvazione da parte della FDA (Food and Drug Administration) di singoli farmaci in termini di "sicurezza ed efficacia".

Truth Social, l'azienda di Trump, sta sviluppando un mercato di previsioni chiamato Truth Predict. La sua amministrazione ha intentato causa contro Connecticut, Arizona e Illinois nel tentativo di impedire a questi stati di regolamentare i mercati di previsioni. Truth Social ha anche lanciato un servizio da 100.000 dollari al mese che offre un accesso più rapido ai post di Trump volti a manipolare il mercato, una forma appena mascherata di insider trading.

La Casa Bianca, replicando le estorsioni in stile mafioso della cultura dei casinò di Atlantic City, esige ingenti somme di denaro da aziende e miliardari in cambio di favori politici e deregolamentazione. Il Wall Street Journal scrive che Trump ha accumulato un fondo nero di 800 milioni di dollari per progetti personali, tra cui la sua sala da ballo, la biblioteca presidenziale, i super PAC e i comitati per le questioni politiche.

La principale responsabile della raccolta fondi di Trump, Meredith O'Rourke, soprannominata "la principessa delle tenebre", riscuote i pagamenti con la schietta affermazione "Il capo vuole questi soldi".

La richiesta non negoziabile è ripresa dal manuale di Nicodemo " Little Nicky " Scarfo , il capo della famiglia criminale Bruno-Scarfo, il cui racket di estorsione ha fruttato milioni di dollari a imprese edili, aziende, bar, ristoranti, sindacati – i cui fondi sanitari e previdenziali sono stati saccheggiati – e casinò di Atlantic City. E, proprio come per la mafia, una volta non è mai abbastanza per il sindacato criminale di Trump.

Torna sempre a chiederne ancora.

Trump, che come la maggior parte dei mafiosi è accompagnato da un braccio destro molto più giovane – l'ultima è la sua assistente esecutiva Natalie Harp – ha una lunga storia di ritorsioni degne della mafia. Ha emesso decreti presi di mira gli studi legali che in precedenza avevano impiegato avvocati che lo avevano indagato. Gli studi hanno perso le autorizzazioni di sicurezza e l'accesso ai tribunali federali. Nel tentativo di placare Trump, hanno ceduto docilmente alle sue richieste.

Quando sono arrivato al casinò di Trump, il terminal per gli autobus turistici, con i suoi 22 posti, era vuoto. La maggior parte dei 12 ristoranti del casinò erano chiusi. Anche l'arena del casinò, con una capienza di 5.500 persone, aveva chiuso i battenti.

Il Taj Mahal di Trump, come la nostra repubblica, stava per morire.

"Quando sono entrato nel Taj Mahal, scintillanti lampadari di cristallo austriaco, del valore di 14 milioni di dollari ciascuno, pendevano sopra l'interno illuminato da una luce soffusa", ho scritto in America: The Farewell Tour . “A molte perline mancavano le collane. Le pareti erano ricoperte di specchi. Guardavo fuori e vedevo file di tavoli da gioco, tavoli da blackjack, roulette e tremila slot machine che scintillavano di luci colorate. Le slot machine emettevano bip, ronzii e squilli di varie tonalità. Si estendevano su un'area grande quanto tre campi da calcio. La sala da gioco era quasi vuota. I croupier stavano in piedi davanti a tavoli vuoti ricoperti di feltro. La maggior parte dei giocatori che si accasciavano sulle poltrone imbottite davanti alle slot machine erano anziani e dall'aspetto emaciato. Tiravano meccanicamente leve o premevano pulsanti quadrati. Fissavano con sguardo perso gli schermi rotanti davanti a loro. Una sola slot machine genera tra i 200 e i 300 dollari al giorno per il casinò. Ai giocatori più assidui vengono offerti drink di cortesia. Le addette alle pulizie a volte entrano nelle stanze e scoprono i cadaveri di anziani che hanno trascorso ore a bere più alcol di quanto i loro corpi potessero assorbire. Non è raro che i giocatori di slot si bagnino e si sporchino.”

«Le diciassette postazioni computerizzate per il check-in vicino all'ingresso erano vuote», continuai. «Un impiegato solitario era in piedi dietro il lungo bancone, di fronte alle file di persone che si mettevano in fila. I bagni, rivestiti in marmo di Carrara, erano coperti da sacchetti di plastica e recavano cartelli con la scritta "Fuori servizio". Camminai lungo i lunghi corridoi deserti e scarsamente illuminati dei piani superiori, su una moquette sporca e consumata. Applique semicircolari beige, alcune con lampadine bruciate, erano disposte a intervalli di pochi metri su entrambi i lati del corridoio. Le applique erano sporche e screpolate. Il soffitto presentava macchie marroni di umidità. L'aria odorava di muffa. Tre quarti delle 1.250 camere erano state messe a riposo. Il casinò sembrava una nave fantasma.»

Il gioco d'azzardo, come la finta università di Trump e la sua criptovaluta $TRUMP , si basa sulla vendita di fantasie di evasione. Si tratta di sfruttare la disperazione delle persone. I rulli delle slot machine, ad esempio, sono un'illusione. Non perdono lentamente slancio. Sono programmati per apparire tali. I chip del computer determinano l'esito nel momento stesso in cui si preme il pulsante o si tira la leva. La mappatura virtuale dei rulli garantisce che il simbolo del jackpot appaia sopra o sotto la linea di pagamento. Il giocatore ha l'impressione di essere sul punto di vincere, il che lo spinge a scommettere più denaro.

Fin dai suoi esordi come immobiliarista, Trump era invischiato con la mafia, incluso il suo spietato avvocato Roy Cohen. Cohen rappresentava Anthony "Fat Tony" Salerno, il boss della famiglia criminale Genovese, e Carmine Galante della famiglia Bananno. Trump ha imparato da Cohen e da altri l'arte dell'estorsione, del ricatto, delle minacce e della corruzione. Nel corso della sua carriera, si è sempre circondato di mafiosi , truffatori e adulatori.

Joseph Weichselbaum , un criminale con tre condanne alle spalle, infine incarcerato per traffico di marijuana e cocaina, gestiva la flotta di elicotteri di Trump. Gli elicotteri trasportavano clienti facoltosi da e verso i casinò di Trump. Questi clienti potevano ottenere qualsiasi cosa desiderassero, dal sesso con escort alla cocaina. Il facile accesso di Weichselbaum alla droga era probabilmente un vantaggio. Quando Weichselbaum era in attesa di sentenza, Trump scrisse al giudice che era "un vanto per la comunità". Il trafficante ricevette una condanna a tre anni, sebbene ne scontò solo 18 mesi. I corrieri che consegnavano fisicamente la droga per Weichselbaum furono condannati fino a 20 anni. Una volta uscito di prigione, Weichselbaum si trasferì nella Trump Tower con la sua ragazza.

Il casinò di Trump aprì nel 1990 con un concerto di Michael Jackson. Fu un'opera sfarzosa costruita con 820 milioni di dollari di debiti insostenibili, tra cui l'emissione di obbligazioni spazzatura per 675 milioni di dollari a un tasso di interesse del 14%.

Marvin B. Roffman, analista di casinò presso la società di investimenti Janney Montgomery Scott di Filadelfia, ha dichiarato al Wall Street Journal che il Taj Mahal avrebbe bisogno di guadagnare 1,3 milioni di dollari al giorno per far fronte al pagamento degli interessi. Nessun casinò aveva mai incassato una cifra simile.

"Il Taj Mahal era condannato fin dall'inizio", scrissi. "Trump si trovò presto a dover pagare interessi per 95 milioni di dollari all'anno. Riuscì a ottenere nuovi prestiti per un po', poi fallì. Fu un breve e vertiginoso momento di folle eccesso. Ma fu un bene per il suo marchio smisurato, anche se dimostrò una terribile mancanza di senso degli affari. Trump aveva preso in prestito denaro a tassi di interesse elevatissimi e aveva mentito sui tassi alle autorità di regolamentazione. Trump scaricò le perdite sugli azionisti e sugli obbligazionisti, che furono derubati di oltre 1,5 miliardi di dollari. Numerosi appaltatori e fornitori locali, mai pagati da Trump, fallirono."

Trump ha fatto un affare d'oro. Ha investito pochissimo del suo patrimonio personale. Ha scaricato i suoi debiti personali sul casinò e ha incassato milioni di dollari in stipendi, bonus e altri pagamenti. I suoi dipendenti del casinò hanno perso collettivamente milioni di dollari di risparmi previdenziali, oltre al lavoro. I debiti della sua attività sono stati scaricati sui suoi investitori.

Trump possedeva tre casinò ad Atlantic City e uno a Gary, nell'Indiana. I casinò Trump Plaza e Trump Taj Mahal sono stati chiusi. Il Trump Marina, il suo terzo casinò, è stato venduto al miliardario texano Tilman Fertitta . Fertitta, attualmente ambasciatore di Trump in Italia, lo ha ribattezzato The Golden Nugget. Il casinò di Trump in Indiana, un'imbarcazione di 104 metri chiamata Trump Princess, ha dichiarato bancarotta nel 2004.

Tutto è fallito a causa dell'insaziabile avidità e della cattiva gestione di Trump.

Trump sta facendo alla nazione quello che ha fatto al Taj Mahal. Sta sfruttando ed estorcendo denaro alle organizzazioni che supervisiona per profitto personale, mentre il resto di noi è abbandonato tra le rovine.

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

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