lunedì 17 agosto 2026

Perché l'emergenza climatica non appare costantemente in primo piano sui media? - Lavinia Marchetti

Perché dobbiamo pagare il Riarmo e sovvenzionare l'Ucraina e quindi non ci sono soldi per un'emergenza che riguarda tutti noi.

Come ogni giorno mi sono messa pazientemente a sfogliare i quotidiani e le varie agenzie di notizie, i problemi peggiori sembrano essere nell’ordine: Ranucci, Qusra (giustamente, ma solo perché c’erano 5 italiani, altrimenti sulla grande stampa non sarebbe mai arrivata la notizia), Trump, Hormuz, e poi, non tanto la crisi climatica, ma il costo delle bollette. Il clima, si per sé, arriva dopo, e se ne parla in tantissimi modi, tranne l’unico che servirebbe e di cui parlano gli scienziati: il problema delle soluzione che sono già lì, disponibili, ma costano. Si parla di agricoltura che cambia i ritmi, delle giornate afose, del turismo, insomma se ne parla come se fosse una notizia tra le altre, fa caldo sì, va bene, prima o poi troveremo una soluzione, oppure speriamo che tutto si risolva da solo. A me sembra un po’ che la stampa e la politica facciano esattamente come un paziente che fa finta di ignorare un infarto in corso. Perché? Ma perché i soldi europei andranno in riarmo e in Ucraina e quindi nessuno potrà permettersi di portare avanti politiche antiemergenza. Semplice no? Quindi si aspetta che passi e si spera. Per questo mi sono messa a cercare un po’ di dati, già da soli, questi che ho recuperato io in mezz’ora di ricerche, basterebbero ad aprire le prime pagine per mesi, invece stiamo aspettando metà settembre, quando le temperature caleranno e così si potrà finalmente rimandare il problema al maggio prossimo. Lo fanno da 20 anni, un anno più un anno meno…ma quest’anno è diverso e vi mostro perché con questo elenco:


Metto in fila alcuni dati aggiornati al 14 agosto. L’estate ha ancora parecchie settimane davanti.

·         Giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale: 20,74 °C di media, 3,06 sopra il periodo 1991-2020.

·         Il bimestre giugno-luglio è stato il più caldo della serie: 21,62 °C, quasi nove decimi oltre il precedente primato del 2022.

·         Luglio è stato il secondo più caldo mai registrato nell’Europa occidentale. A livello globale ha eguagliato il 2024 al secondo posto, dietro al 2023.

·         In Francia luglio ha raggiunto una media di 24,9 °C. È stato il mese più caldo, considerando tutti i mesi dell’anno, dall’inizio delle misurazioni nel 1900.

·         Sempre in Francia, luglio ha avuto il 38 per cento di pioggia in meno ed è risultato il terzo luglio più secco della serie storica.

·         La canicola francese di giugno è durata 14 giorni. Quella di luglio ne è durata 16. L’ondata iniziata il 28 luglio aveva raggiunto il diciassettesimo giorno il 13 agosto.

·         Il 24 giugno la temperatura media dell’intera Francia, calcolata fra giorno e notte, ha raggiunto per la prima volta 30 °C.

·         In Germania sono stati registrati provvisoriamente 41,5 °C, nuovo primato nazionale.

·         La Danimarca ha raggiunto 37 °C, il valore più alto dall’inizio delle misurazioni nel 1874.

·         L’Austria ha stabilito il proprio primato assoluto con 41,2 °C. Il record precedente, 41 °C, risaliva al giorno prima.

·         Il 13 agosto Londra ha raggiunto 38,1 °C. È il quinto valore più alto mai misurato nel Regno Unito e il più alto del 2026.

·         Quella di agosto è stata la quinta ondata di calore britannica dall’inizio dell’estate.

·         Nella sola settimana dal 22 al 28 giugno EuroMOMO ha registrato 10.650 morti in eccesso in 27 paesi europei. Oltre 9.000 avevano almeno 65 anni.

·         Il Robert Koch Institut stimava già a fine luglio circa 11.900 morti legate al caldo in Germania.

·         In Inghilterra e Galles sono state stimate oltre 2.700 morti da caldo durante le ondate di maggio e giugno. Il 42 per cento viene attribuito al calore aggiuntivo dal riscaldamento prodotto dalle attività umane.

·         In Belgio la mortalità durante la canicola è salita del 48 per cento sopra il livello atteso. È stata l’ondata più letale dall’inizio del monitoraggio nazionale.

·         Alla prima settimana di agosto gli incendi avevano percorso 489.826 ettari nell’Unione europea. Una superficie superiore del 13 per cento alla media dello stesso periodo fra il 2012 e il 2025.

·         La Spagna aveva già perso 185.948 ettari, oltre il doppio della sua media. Da sola rappresentava il 38 per cento della superficie colpita nell’Unione.

·         In Francia il conteggio europeo indicava 99.092 ettari, oltre tre volte la media nazionale. Per il paese è il dato peggiore dal 2012.

·         In Italia gli ettari percorsi dal fuoco erano 79.084. Il quinto risultato peggiore degli ultimi quindici anni.

·         Entro la fine di luglio oltre 320.000 persone erano state evacuate in Francia e Spagna.

·         L’incendio di Huelva ha distrutto 31.000 ettari e costretto 700 persone a lasciare le proprie case.

·         Il 14 agosto un incendio presso la città croata di Omiš ha causato una morte e quaranta feriti. Gli evacuati sono stati 1.200.

·         In Calcidica più di 300 persone sono state portate via dalle spiagge con barche da pesca e mezzi della guardia costiera.

·         In Germania oltre 2.000 abitanti hanno dovuto lasciare il villaggio di Gey. Le operazioni sono ostacolate dalle munizioni della Seconda guerra mondiale che esplodono con gli incendi.

·         Il suolo ha raggiunto minimi record in ampie zone della Penisola Iberica, della Francia e dell’Europa centrale.

·         Senna, Reno e Danubio hanno registrato portate eccezionalmente basse. Il trasporto fluviale è stato ridotto e diverse centrali elettriche hanno dovuto limitare la produzione.

·         Alla fine di giugno la portata del Po era scesa da circa 1.000 a meno di 300 metri cubi al secondo in due settimane. L’acqua salata era risalita per 18 chilometri dentro il Delta.

·         Ad agosto il Lago Maggiore è entrato in una condizione di siccità estrema. A Cremona il Po ha raggiunto il minimo stagionale della serie.

·         Oltre cento comuni fra Piemonte e Lombardia segnalano difficoltà nell’approvvigionamento potabile. In Piemonte circa cinquanta comuni riforniscono con autobotti i serbatoi destinati a 25.000 persone.

·         La siccità sta colpendo 235.000 ettari di risaie italiane. Nella sola provincia di Pavia le perdite potrebbero superare cento milioni di euro.

·         In Inghilterra circa 45 milioni di persone vivono in territori dichiarati in siccità. Ventisette milioni sono soggette a restrizioni nell’uso dell’acqua.

·         La Romania ha spento entrambi i reattori della centrale di Cernavodă per il livello record del Danubio. Quei reattori fornivano circa un quinto dell’elettricità nazionale.

·         La centrale ungherese di Paks è scesa al 25 per cento della capacità. Il governo ha deciso di affondare due chiatte nel Danubio per alzare temporaneamente l’acqua di venti centimetri.

·         Alla centrale francese di Gravelines una massa di meduse ha bloccato le pompe di raffreddamento. Tre reattori sono stati fermati e un quarto è stato dimezzato.

·         Il 14 agosto EDF prevedeva sei reattori francesi completamente fermi a causa del caldo, con una riduzione pari al 15 per cento della capacità nucleare del paese.

·         Nel Mediterraneo, alla fine di giugno, la temperatura superficiale superava la media fino a 8 °C presso la Francia meridionale, la Corsica, la Sardegna e diverse coste italiane.

·         A luglio la temperatura media degli oceani extrapolari ha raggiunto 20,96 °C, il valore più alto mai registrato per quel mese.

·         Dal 19 giugno la temperatura oceanica giornaliera ha stabilito un primato per ciascun giorno dell’anno.

·         In Valmalenco il Rifugio Marco e Rosa è stato chiuso per il caldo anomalo. Si trova a 3.609 metri. Lo zero termico sulle Alpi è salito fra 4.200 e 4.500 metri.

·         La produzione europea di mais e girasole aveva già perso fra il 6 e il 7 per cento delle rese previste.

·         Il raccolto britannico di cereali si avvia a essere il peggiore dall’inizio delle rilevazioni comparabili, nel 1984.

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domenica 16 agosto 2026

Lizzie - Shirley Jackson

questo è un libro complesso come un puzzle, ma quando conosci i pezzi (e Shirley Jackson sapientemente li svela uno dopo l'altro) allora l'architettura della storia diventa sempre più convincente e avvincente.

qualcuno dice che Lizzie è il libro migliore della scrittrice, ma secondo me i suoi libri sono tutti migliori, difficili da dimenticare, e Lizzie non fa eccezione.

buona (imperdibile) lettura. 

 

 

Elizabeth Richmond ha ventitré anni, i tratti insieme eleganti e anonimi di una «vera gentildonna» della provincia americana, e non sembra avere altri progetti che quello di aspettare «la propria dipartita stando il meno male possibile». Sotto un’ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personalità sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l’amabile e socievole Beth e il suo «negativo» fotografico Betsy, «maschera crudele e deforme» che vorrebbe fagocitare e distruggere – con il suo «sorriso laido e grossolano» e i suoi modi sadici, insolenti e volgari – le altre due. È solo l’inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un «successo» terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre; tanto che dopo la comparsa di una quarta personalità, Bess, il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l’identità e la realtà.

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Shirley Jackson è la mia scrittrice preferita. Sorprendente il suo modo di descrivere l'alienazione, il senso di spaesamento, il tentativo di emancipazione delle sue protagoniste femminili. Thriller psicologico in superficie, nasconde molti altri temi, derivati anche dal rapporto difficile della scrittrice con sua madre, con suo marito e con la cittadina in cui viveva. Super consigliato.

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…È stato sicuramente angosciante leggere "Lizzie" perché ci si ritrova faccia a faccia con i terrificanti effetti del disturbo di personalità. La protagonista non esiste più nel suo tutto che si frantuma in più identità. 

È importante ricordare che l'approccio alla malattia mentale nel romanzo si basa su un modello di psicanalisi agli esordi. La paziente è un mistero da svelare. Il suo psichiatra si comporta come un detective che indaga per scoprire il trauma sepolto che ha generato tanti problemi. 

Jackson, con ironia, dà la possibilità alle varie personalità di presentarsi e raccontare la situazione dal loro punto di vista, cercando di prendere il controllo della storia. Più voci narranti che catturano l'attenzione del lettore che comprende subito quanto le "voci" siano inaffidabili. 

Tra tutti i protagonisti la figura dello psichiatra ha un fascino particolare. 

Il dottor Wright era un uomo pomposo, falsamente umile e incline all'autocompiacimento. Spesso veniva deriso da Betsy, la personalità cattiva, che lo chiamava dottor Wrong (cioè "sbagliato", in un gioco di parole fra right, "giusto", e wrong, "sbagliato"). Lui era sempre sul punto di tirarsi indietro, di mollare l'incarico. 

L'idea di una personalità che combinasse la stupidità di Elizabeth con la fragilità di Beth, la cattiveria di Betsy con l'arroganza di Bess, mi faceva venir voglia di nascondermi sotto le coperte! Mi vedevo come un dottor Frankenstein che ha per le mani il materiale necessario per costruire un mostro…

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Sebbene mi abbia entusiasmata e affascinata, trascinata nel turbinio delle personalità, confusa, commossa e rabbrividita, non sono rimasta totalmente soddisfatta dal libro in generale. Questo perché, credo, l’intento dell’autrice e il presunto risultato della mia ricerca tra le pagine era diverso. L’autrice non intende spiegare i motivi, andare in fondo alla questione psicologica, ma descrivere e raccontare una storia di personalità multipla, senza divagare, una narrazione asciutta, senza filosofia, perché riserva al lettore il pesante compito di decidere, farsi un’opinione, riflettere. È un libro che invita in sordina alla riflessione, presentando soltanto la vicenda, ma da angolazioni diverse, affidando tutti gli strumenti per costruire un dibattito su un tema vivamente sentito all’epoca, per sensibilizzare su un tema ancora oggi considerato tabù, ossia la sanità mentale. In questo si rivela l’attualità dell’opera: il cervello, come tutti gli altri organi si ammala, tale malattia colpisce persone senza macchia, come Elisabeth, quasi anonima. Ma Elisabeth non è condannata, anzi, è accompagnata per mano verso una rinascita, che è glorificata attraverso il battesimo finale.

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Trascinante, una lettura che lascia boccheggianti perché non si può far altro che divorarla (strano termine da usare proprio qui) una pagina dopo l'altra. Il ritmo è incalzante, gli occhi corrono una riga dopo l'altra inseguendo Elizabeth, Beth, Betsy e Bess. Capita, quando si legge un libro che affronta punti di vista diversi, che lo stile sia ridotto ad un piattume, o che, al contrario, si ricorra a linguaggi assurdamente distanti. Shirley Jackson è magnifica, viaggiamo da un punto di vista all'altro, apprezzandone la distanza, il diverso uso degli aggettivi, della subordinazione, pur percependo il libro come un prodotto continuo. La storia è folle, disturbante, sfiancante, e come tutte le storie del genere ne restiamo morbosamente affascinati.

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Don Corleone Trump - Chris Hedges

 

La Casa Bianca di Trump gestisce un sistema di estorsione in stile mafioso che porterà il paese alla bancarotta, proprio come Trump ha fatto con i suoi casinò.

Ho visitato il Taj Mahal Casino di Donald Trump ad Atlantic City il giorno prima della sua chiusura, nell'ottobre del 2016. Il casinò aveva due enormi cancelli bianchi fiancheggiati da elefanti bianchi in pietra artificiale da due tonnellate. L'ingresso era sormontato da una serie di 70 minareti in fibra di vetro turchese e verde acqua e da una dozzina di cupole con punte dorate. Un'insegna al neon con scritte rosse e dorate recitava: "Trump Taj Mahal Casino and Resort". Una fontana illuminata di fronte alle porte a vetri del casinò era decorata con due file di sei urne bianche e dorate.

Il Trump Taj Mahal, l'edificio più alto del New Jersey e il casinò più grande del mondo, è costato 1,2 miliardi di dollari. Le sontuose suite, al momento dell'inaugurazione, prendevano il nome da personaggi storici: Alessandro Magno, Michelangelo, Napoleone e Cleopatra. Il costo di una suite si aggirava intorno ai 10.000 dollari al giorno. Trump, il cui nome e la cui immagine erano onnipresenti nel casinò, usò la sua consueta iperbole per definirlo "l'ottava meraviglia del mondo". Gli operatori del casinò ricevettero istruzioni di rispondere alle chiamate in arrivo con le parole: "Grazie per aver chiamato il Trump Taj Mahal, dove le meraviglie non finiscono mai". Le cameriere indossavano abiti da "ragazza dell'harem".

Il casinò ha dichiarato bancarotta per ben cinque volte.

Trump sta facendo al Paese quello che ha fatto al Taj Mahal. La sua amministrazione sta operando ben oltre le proprie possibilità, con un bilancio di 7.400 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2026, a fronte di entrate previste di soli 5.600 miliardi di dollari. L'idiozia di Trump ha trascinato gli Stati Uniti in una guerra infinita e persa in partenza con l'Iran, che potrebbe mandare in rovina l'economia globale. Si appresta a tagliare la copertura sanitaria per 15 milioni di persone, insieme agli aiuti alimentari e ad altri programmi di assistenza di base. Ha licenziato migliaia di dipendenti pubblici. Ha chiuso l'USAID, l'Istituto statunitense per la pace e il Kennedy Center.

Ha smantellato Voice of America e promette di chiudere il Dipartimento dell'Istruzione. Si è ritirato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Accordo di Parigi sul clima ( due volte ). Ha continuato la sospensione dei finanziamenti all'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), iniziata sotto l'amministrazione Biden. Ha cancellato migliaia di progetti di sviluppo internazionale finanziati dagli Stati Uniti. Ha eliminato database governativi e pagine web relative al clima . Ha tagliato drasticamente i fondi destinati alle iniziative per le energie rinnovabili, abrogando al contempo le normative federali in materia di emissioni di carbonio e inquinamento.

Le sue politiche di terra bruciata, che stanno facendo saltare in aria le fondamenta della repubblica, sono accompagnate da una cultura di corruzione e inganno senza precedenti nella storia americana.

Trump, i cui funzionari sono accusati di insider trading e la cui famiglia ha guadagnato più di 1,4 miliardi di dollari da attività legate alle criptovalute da quando si è insediato, trae spudorato profitto dalla fusione tra mercati di previsione non regolamentati basati sulle criptovalute e politica, un fenomeno inaugurato da app di gioco d'azzardo come Polymarket.

La società di venture capital di Donald Trump Jr., 1789 Capital, è un importante investitore in Polymarket, dove Trump siede nel consiglio consultivo. Il suo patrimonio netto è stimato in 400 milioni di dollari. Ricopre inoltre il ruolo di consulente strategico presso Kalshi, società che gli ha conferito una partecipazione azionaria del valore di circa 300.000 dollari, ora stimata in milioni di dollari. Kalshi ha recentemente annunciato che permetterà agli utenti di scommettere sull'approvazione da parte della FDA (Food and Drug Administration) di singoli farmaci in termini di "sicurezza ed efficacia".

Truth Social, l'azienda di Trump, sta sviluppando un mercato di previsioni chiamato Truth Predict. La sua amministrazione ha intentato causa contro Connecticut, Arizona e Illinois nel tentativo di impedire a questi stati di regolamentare i mercati di previsioni. Truth Social ha anche lanciato un servizio da 100.000 dollari al mese che offre un accesso più rapido ai post di Trump volti a manipolare il mercato, una forma appena mascherata di insider trading.

La Casa Bianca, replicando le estorsioni in stile mafioso della cultura dei casinò di Atlantic City, esige ingenti somme di denaro da aziende e miliardari in cambio di favori politici e deregolamentazione. Il Wall Street Journal scrive che Trump ha accumulato un fondo nero di 800 milioni di dollari per progetti personali, tra cui la sua sala da ballo, la biblioteca presidenziale, i super PAC e i comitati per le questioni politiche.

La principale responsabile della raccolta fondi di Trump, Meredith O'Rourke, soprannominata "la principessa delle tenebre", riscuote i pagamenti con la schietta affermazione "Il capo vuole questi soldi".

La richiesta non negoziabile è ripresa dal manuale di Nicodemo " Little Nicky " Scarfo , il capo della famiglia criminale Bruno-Scarfo, il cui racket di estorsione ha fruttato milioni di dollari a imprese edili, aziende, bar, ristoranti, sindacati – i cui fondi sanitari e previdenziali sono stati saccheggiati – e casinò di Atlantic City. E, proprio come per la mafia, una volta non è mai abbastanza per il sindacato criminale di Trump.

Torna sempre a chiederne ancora.

Trump, che come la maggior parte dei mafiosi è accompagnato da un braccio destro molto più giovane – l'ultima è la sua assistente esecutiva Natalie Harp – ha una lunga storia di ritorsioni degne della mafia. Ha emesso decreti presi di mira gli studi legali che in precedenza avevano impiegato avvocati che lo avevano indagato. Gli studi hanno perso le autorizzazioni di sicurezza e l'accesso ai tribunali federali. Nel tentativo di placare Trump, hanno ceduto docilmente alle sue richieste.

Quando sono arrivato al casinò di Trump, il terminal per gli autobus turistici, con i suoi 22 posti, era vuoto. La maggior parte dei 12 ristoranti del casinò erano chiusi. Anche l'arena del casinò, con una capienza di 5.500 persone, aveva chiuso i battenti.

Il Taj Mahal di Trump, come la nostra repubblica, stava per morire.

"Quando sono entrato nel Taj Mahal, scintillanti lampadari di cristallo austriaco, del valore di 14 milioni di dollari ciascuno, pendevano sopra l'interno illuminato da una luce soffusa", ho scritto in America: The Farewell Tour . “A molte perline mancavano le collane. Le pareti erano ricoperte di specchi. Guardavo fuori e vedevo file di tavoli da gioco, tavoli da blackjack, roulette e tremila slot machine che scintillavano di luci colorate. Le slot machine emettevano bip, ronzii e squilli di varie tonalità. Si estendevano su un'area grande quanto tre campi da calcio. La sala da gioco era quasi vuota. I croupier stavano in piedi davanti a tavoli vuoti ricoperti di feltro. La maggior parte dei giocatori che si accasciavano sulle poltrone imbottite davanti alle slot machine erano anziani e dall'aspetto emaciato. Tiravano meccanicamente leve o premevano pulsanti quadrati. Fissavano con sguardo perso gli schermi rotanti davanti a loro. Una sola slot machine genera tra i 200 e i 300 dollari al giorno per il casinò. Ai giocatori più assidui vengono offerti drink di cortesia. Le addette alle pulizie a volte entrano nelle stanze e scoprono i cadaveri di anziani che hanno trascorso ore a bere più alcol di quanto i loro corpi potessero assorbire. Non è raro che i giocatori di slot si bagnino e si sporchino.”

«Le diciassette postazioni computerizzate per il check-in vicino all'ingresso erano vuote», continuai. «Un impiegato solitario era in piedi dietro il lungo bancone, di fronte alle file di persone che si mettevano in fila. I bagni, rivestiti in marmo di Carrara, erano coperti da sacchetti di plastica e recavano cartelli con la scritta "Fuori servizio". Camminai lungo i lunghi corridoi deserti e scarsamente illuminati dei piani superiori, su una moquette sporca e consumata. Applique semicircolari beige, alcune con lampadine bruciate, erano disposte a intervalli di pochi metri su entrambi i lati del corridoio. Le applique erano sporche e screpolate. Il soffitto presentava macchie marroni di umidità. L'aria odorava di muffa. Tre quarti delle 1.250 camere erano state messe a riposo. Il casinò sembrava una nave fantasma.»

Il gioco d'azzardo, come la finta università di Trump e la sua criptovaluta $TRUMP , si basa sulla vendita di fantasie di evasione. Si tratta di sfruttare la disperazione delle persone. I rulli delle slot machine, ad esempio, sono un'illusione. Non perdono lentamente slancio. Sono programmati per apparire tali. I chip del computer determinano l'esito nel momento stesso in cui si preme il pulsante o si tira la leva. La mappatura virtuale dei rulli garantisce che il simbolo del jackpot appaia sopra o sotto la linea di pagamento. Il giocatore ha l'impressione di essere sul punto di vincere, il che lo spinge a scommettere più denaro.

Fin dai suoi esordi come immobiliarista, Trump era invischiato con la mafia, incluso il suo spietato avvocato Roy Cohen. Cohen rappresentava Anthony "Fat Tony" Salerno, il boss della famiglia criminale Genovese, e Carmine Galante della famiglia Bananno. Trump ha imparato da Cohen e da altri l'arte dell'estorsione, del ricatto, delle minacce e della corruzione. Nel corso della sua carriera, si è sempre circondato di mafiosi , truffatori e adulatori.

Joseph Weichselbaum , un criminale con tre condanne alle spalle, infine incarcerato per traffico di marijuana e cocaina, gestiva la flotta di elicotteri di Trump. Gli elicotteri trasportavano clienti facoltosi da e verso i casinò di Trump. Questi clienti potevano ottenere qualsiasi cosa desiderassero, dal sesso con escort alla cocaina. Il facile accesso di Weichselbaum alla droga era probabilmente un vantaggio. Quando Weichselbaum era in attesa di sentenza, Trump scrisse al giudice che era "un vanto per la comunità". Il trafficante ricevette una condanna a tre anni, sebbene ne scontò solo 18 mesi. I corrieri che consegnavano fisicamente la droga per Weichselbaum furono condannati fino a 20 anni. Una volta uscito di prigione, Weichselbaum si trasferì nella Trump Tower con la sua ragazza.

Il casinò di Trump aprì nel 1990 con un concerto di Michael Jackson. Fu un'opera sfarzosa costruita con 820 milioni di dollari di debiti insostenibili, tra cui l'emissione di obbligazioni spazzatura per 675 milioni di dollari a un tasso di interesse del 14%.

Marvin B. Roffman, analista di casinò presso la società di investimenti Janney Montgomery Scott di Filadelfia, ha dichiarato al Wall Street Journal che il Taj Mahal avrebbe bisogno di guadagnare 1,3 milioni di dollari al giorno per far fronte al pagamento degli interessi. Nessun casinò aveva mai incassato una cifra simile.

"Il Taj Mahal era condannato fin dall'inizio", scrissi. "Trump si trovò presto a dover pagare interessi per 95 milioni di dollari all'anno. Riuscì a ottenere nuovi prestiti per un po', poi fallì. Fu un breve e vertiginoso momento di folle eccesso. Ma fu un bene per il suo marchio smisurato, anche se dimostrò una terribile mancanza di senso degli affari. Trump aveva preso in prestito denaro a tassi di interesse elevatissimi e aveva mentito sui tassi alle autorità di regolamentazione. Trump scaricò le perdite sugli azionisti e sugli obbligazionisti, che furono derubati di oltre 1,5 miliardi di dollari. Numerosi appaltatori e fornitori locali, mai pagati da Trump, fallirono."

Trump ha fatto un affare d'oro. Ha investito pochissimo del suo patrimonio personale. Ha scaricato i suoi debiti personali sul casinò e ha incassato milioni di dollari in stipendi, bonus e altri pagamenti. I suoi dipendenti del casinò hanno perso collettivamente milioni di dollari di risparmi previdenziali, oltre al lavoro. I debiti della sua attività sono stati scaricati sui suoi investitori.

Trump possedeva tre casinò ad Atlantic City e uno a Gary, nell'Indiana. I casinò Trump Plaza e Trump Taj Mahal sono stati chiusi. Il Trump Marina, il suo terzo casinò, è stato venduto al miliardario texano Tilman Fertitta . Fertitta, attualmente ambasciatore di Trump in Italia, lo ha ribattezzato The Golden Nugget. Il casinò di Trump in Indiana, un'imbarcazione di 104 metri chiamata Trump Princess, ha dichiarato bancarotta nel 2004.

Tutto è fallito a causa dell'insaziabile avidità e della cattiva gestione di Trump.

Trump sta facendo alla nazione quello che ha fatto al Taj Mahal. Sta sfruttando ed estorcendo denaro alle organizzazioni che supervisiona per profitto personale, mentre il resto di noi è abbandonato tra le rovine.

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

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sabato 15 agosto 2026

Pensioni, la bomba a orologeria: perché tra 20 anni milioni di italiani saranno vecchi e poveri - Federico Giusti

 

Oggi l’Italia può forse vantare presunti successi come il controllo della spesa pubblica e la riduzione del debito, ma la realtà è ben diversa: certi risultati sono il frutto di tagli e politiche antisociali. Nel tempo, le riforme del lavoro e della previdenza si sono dimostrate autentici disastri.

A oltre 30 anni dalla Riforma Dini, è tempo di tracciare un bilancio del sistema contributivo. Di fronte a una precarietà lavorativa dilagante, questo sistema è davvero socialmente sostenibile ed equo, o sta condannando una fetta crescente della popolazione a una vecchiaia in miseria?

Se l'obiettivo della riforma era contenere i costi previdenziali sul presupposto che ogni lavoratore si sarebbe pagato i propri contributi, come possiamo dormire sonni tranquilli in presenza di part-time involontari e profondi buchi contributivi? Come spesso accade in Italia, approvata una riforma si passa subito alla successiva, senza mai analizzare gli impatti e le ricadute reali delle norme precedenti.

Il confronto penalizzante con l'Europa

Il risultato è sotto gli occhi di tutti:

·         Età pensionabile teorica tra le più alte d'UE: 67 anni, che salgono verso i 68 con l'adeguamento all'aspettativa di vita.

·         Età di uscita effettiva ai vertici: 64,2 anni nel 2023, ben 8 mesi sopra la media UE (63,6 anni).

L'unico Paese allineato all'Italia per età di uscita reale è la Germania, che vanta tuttavia un welfare decisamente più ricco, assegni previdenziali più generosi e tutele contrattuali (come permessi e congedi retribuiti) nettamente migliori delle nostre.

                  ETÀ DI USCITA EFFETTIVA DAL LAVORO (2023)

                 

  Italia    ?????????????????????????????????????? 64.2 anni

  Media UE  ????????????????????????????????????   63.6 anni

Le colpe della politica e il nodo giovani

Non basta parlare di uscita teorica dal lavoro: occorre guardare all'uscita effettiva, presa atto dell'incapacità dei legislatori di valutare l'impatto distributivo delle varie controriforme. Si è scartato fin dall'inizio un principio guida tanto logico quanto socialmente avanzato: non siamo tutti uguali davanti alla pensione. Avere criteri differenziati in base alla gravità del lavoro e all'importo del futuro assegno dovrebbe essere la base per un'azione legislativa equa.

Esiste poi un problema strutturale mai affrontato dal mercato del lavoro: l'Italia non è un Paese per giovani, considerata l'entrata nel mondo dell'occupazione con anni di ritardo rispetto ai coetanei europei.

Se finora le pensioni italiane sono state relativamente generose, non è detto che lo saranno in futuro. Le crescenti disparità salariali si trasformeranno in vere e proprie disuguaglianze previdenziali. Il Governo ha accantonato l’idea di una pensione di garanzia per i lavoratori del contributivo puro, pur sapendo che molti di loro tra vent'anni saranno pensionati poveri, preferendo rinviare il problema a un'indefinita intesa con i sindacati.

Sperequazioni e soluzioni necessarie

Analizzando la spesa pensionistica emergono forti sperequazioni a favore dei redditi elevati:

·         780.000 pensionati percepiscono oltre 4.000 euro al mese.

·         400.000 pensionati superano i 5.000 euro al mese.

Oltre una certa soglia sarebbe doveroso stabilire un tetto redistributivo a favore dei redditi meno abbienti. La crescente sperequazione è stata spesso incoraggiata dalle direttive europee sul welfare: l'Italia, al netto delle imposte, spende meno di altri Paesi comunitari in protezione sociale e sostegno ai salari. Se si è poveri da lavoratori, lo si sarà ancora di più da pensionati.

Gli interventi previdenziali degli ultimi anni hanno ignorato due fattori decisivi:

  1. La precarizzazione strutturale del lavoro.
  2. La presenza di vuoti contributivi e la svalutazione dei contributi versati.

Queste "amnesie" hanno posticipato l'uscita dal lavoro per tutti (erga omnes) e allargato la forbice tra l'ultimo stipendio e il primo assegno pensionistico. Se un lavoratore con una busta paga di 1.600 euro percepisce una pensione pari al 60% dell'ultimo reddito, si ritrova di fatto alla soglia della povertà.

Per evitare il naufragio della tenuta sociale serve ciò che oggi viene rimosso dal dibattito pubblico: una riforma fiscale progressiva, una tassazione incisiva sui grandi capitali e interventi strutturali sul welfare. Non tutte le professioni possono usufruire della pensione alla stessa età: occorre intervenire subito con flessibilità e senza logiche punitive. Gli strumenti pratici esistono, ciò che manca è la volontà politica di attuarli.

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Impatto della militarizzazione nei percorsi accademici: il caso delle Scienze Penitenziarie - Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

La militarizzazione delle università passa anche attraverso l’inseguimento da parte degli atenei, degli umori, tanto estemporanei quanto superficiali, del “mercato” della formazione accademica, pilotato ad arte, da un sistema politico che strumentalizza e deforma concetti quali sicurezza o difesa.

Da anni, per esempio, in un circolo perverso trascinato proprio da questa strumentalizzazione e parallelamente dal pullulare di serie TV di stampo criminologico e poliziottesco, si è fatto strada anche il filone degli studi sul crimine come ad esempio, tra i tanti, il master di E-campus, in Criminologia e scienze forensi dove si studiano i “reati con armi da fuoco“, la “balistica forense” e la cosiddetta “sicurezza operativa”.

D’altra parte, in un periodo storico in cui tutti i dati relativi a diverse fattispecie di crimini e di devianza sono in calo ormai da 30 anni, (dagli oltre tremila morti ammazzati dei primi anni ’90 ai poco più di 300 di questi ultimi anni), anche promuovere una laurea triennale (L-14) in Scienze penitenziarie, ad esempio, evidenzia in qualche modo un concetto di giustizia diametralmente opposto a quella “riparativa” ovvero potremmo dire tendenzialmente vendicativa o, nella migliore delle ipotesi, ispirata al concetto, anch’esso particolarmente strumentalizzato, di “certezza della pena”.

Con 53.600 detenuti nel 2021 passati in soli cinque anni a 62.400 ovvero, al di là del differenziale, oltre 16.000 in esubero se si considerano i posti effettivamente non disponibili  il sistema penitenziario italiano, anche dopo la sentenza-pilota Torreggiani del 2013, non ha fatto altro che collezionare, uno dopo l’altro, condanne per violazione dei diritti umani comminate dalla CEDU (Corte europea per i diritti dell’uomo).

Sul sito web di E-campus, una delle undici università telematiche riconosciute dal ministero, si legge che “il percorso di studi in Scienze Penitenziarie è destinato alla formazione dell’operatore penitenziario o di chi intende lavorare nell’ambito dell’esecuzione della pena, del recupero sociale e della rieducazione” . Recupero sociale e rieducazione, sono però concetti vuoti e retorici e che nessuno, nei piani alti della politica, da anni ha mai veramente avuto intenzione di perseguire.

I percorsi di esecuzione della pena alternativa al carcere, sempre secondo i dati dell’associazione Antigone, da anni dimostrano, pur nel disastro totale del sistema penitenziario italico che i tassi di recidiva per chi segue un percorso alternativo all’esecuzione penale in carcere, non superano il 15-20% mentre coloro che hanno seguito un percorso di inserimento lavorativo in carcere tornano a delinquere in una minima percentuale che oscilla tra il 20 e il 25% contro quasi 70% di chi non usufruisce di nessun percorso di riabilitazione sociale.

Scienze penitenziarie, però, è solo uno dei tanti “segni dei tempi” che stiamo vivendo, una sorta di trasposizione accademica di un’errata sovrapposizione o analogia, dei concetti di deterrenza e prevenzione. Sempre nell’ambito di un marketing dell’orientamento universitario che insegue un bisogno (indotto) di militarizzazione per presunte necessità di difesa da sempre nuovi nemici in agguato dietro l’angolo, vi è anche il percorso inverso: la cooptazione di giovani (o “giovani adulti/e”) ormai entrati/e nel circuito militare o della pubblica sicurezza, attraverso l’offerta di sconti speciali a loro destinati.

Così si va da dal connubio specifico Forze armate-Scienze motorie, proposto da Unipegaso, ad una scontistica generalizzata ai militari offerta da quasi tutti gli atenei, con quelli “telematici” in prima linea, peraltro coadiuvati da società di consulenza che si propongono online sui vari social, in veste di agenzie formative intermedie, amplificandone la promozione: lo sconto viene offerto grazie alla semplice appartenenza alle forze armate o dell’ordine, con una clausola che tra l’altro si estende anche ai familiari.

Questo può essere considerato anche un vero e proprio “premio sociale” a chi difende, con le armi, o in modo più elegante tramite “l’uso legittimo della forza”, la propria patria, de nemici esterni, o la pubblica sicurezza, per il nemico interno: va considerato infatti che su 100 diplomati nelle scuole secondarie superiori soltanto 35/40 ragazzi/e poi si matricolano all’università e di questi soltanto la metà raggiunge la meta finale ponendo l’Italia agli ultimi posti a livello europeo per tasso di istruzione.

Una delle cause principali di questa disfatta è soprattutto l’aspetto economico considerando rette universitarie che oscillano tra i 2.000 e i 3.000 euro di media (o anche oltre, per facoltà come medicina) senza contare le spese per i fuori sede, necessarie per chi intende inseguire un posto al sole nel mercato locale del lavoro o all’interno di atenei con una solida fama scientifico-accademica. Per chi indossa la divisa, quindi, il vantaggio è molteplice e va dall’alloggio gratuito, al vitto, fino, appunto, alla scontistica presso quasi tutti gli atenei italiani.

Senza scomodare Randall Collins, l’autore che probabilmente ha formulato in modo più sistematico, insieme a Pierre Bourdieu in Europa, la teoria sociologica dell’“inflazione dei titoli di studio”, possiamo sicuramente affermare che il mondo in divisa offre, per chi prosegue il proprio percorso fino alle accademie militari, una possibilità di collezionare in modo agevolato titoli accademici che sono sempre utili non solo in termini di carriera interna ma anche nell’eventualità di una riconversione in ambito civile, un “paracadute” socio-lavorativo che rappresenta, anch’esso, un benefit per chi sceglie una vita lavorativa con le stellette sulle spalle.

In conclusione va anche ricordato che le nuove guerre “ibride” necessitano, sempre più, non tanto di “carne da cannone” ma di intelligenze utili per l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale ad uso bellico, un aspetto di quel dual-use meno appariscente che si sta tragicamente sottovalutando.

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venerdì 14 agosto 2026

STATO DI POLIZIA - Lorena Fornasir

 

Appena esco dal cliché di buona donnetta che fa la lavanda dei piedi, se oso mostrare una scena di abbattimento a terra di un solo uomo da parte di otto/nove carabinieri, testa schiacciata sull’asfalto bollente, lui che grida: “non respiro”, scena già vista al Pilastro di BO e degna dell’ICE, allora mi si getta addosso il fango più odioso. Eravamo in piazza, stavamo curando, ci siamo avvicinati a quel trambusto e abbiamo colto quel terribile gesto che ha già ucciso un uomo al Pilastro.

Ebbene pare che schiacciare un uomo a terra con 9 poliziotti sopra sia la cosa più normale del mondo. É davvero normale? É normale identificare le persone presenti? É normale identificare il prete che era con noi e raggiungere chi ospitava lui e il suo gruppo di giovani, per informare che non sono brave persone. Davvero per voi tutto questo è normale? O non rimanda piuttosto a un contesto politico che sta modificando la costituzione a colpi di decreti legge? Su ingiunzione dei poliziotti, il video girato non va pubblicato. Allora ho pubblicato il frammento più significativo. I benpensanti s’indignano di me, della dissacrazione cui espongo la polizia. Non s’indignano, i vari signori, dell’uso di questo tipo di violenza. Anzi, manipolano la comunicazione, ridanno fiato al contesto generico in cui il tutto sarebbe avvenuto facendo scomparire quella manovra odiosa e pericolosa. La cornice prende il posto del tutto.  Un noto avvocato afferma: “Si parte dal principio che l’operato delle Forze dell’Ordine é corretto. Non il contrario.” Vale a dire che la Forze dell’ordine sono al di sopra di ogni critica da parte dei cittadini da cui discende che é corretto schiacciare a terra un uomo con 9 poliziotti sopra, se poi non respira la magistratura farà il suo corso.

Non posso essere d’accordo e continuerò a segnalare la violenza dei confini come quella esercitata su un italianissimo cittadino triestino: due violenze complementari.

Non faccio parte del repertorio di belle figurine in cui mi si vorrebbe relegare. A ognuno la sua bella figura. C’è chi si sente bene a parlare di pace sociale mentre solletica il ventre dell’odio. Io non ho bisogno di fare bella figura. Quindi, facendo brutte figure, continuerò nella mia cura della vita.

 

Trieste, 7 agosto 2026

STATO DI POLIZIA

Serata mesta dopo la grande scena davanti alla stazione dei treni di Trieste, di fronte a piazza Libertà o #piazzadelmondo.

Vari, tra carabinieri e forze dell’ordine atterrano un uomo bloccando con una manovra simile a quella del Pilastro di Bologna o ICE.

Il volto premuto sull’asfalto bollente da 5/6 agenti, tra auto civetta e furgoni blindati, lo si sente gridare “NON RESPIRO”.  Lo voltano di fianco. Intanto un agente richiede ad alcune persone che filmano la scena di fornire i documenti: tra questi Gian Andrea Franchi e il sacerdote con cui, poco prima, ha avuto un incontro con il gruppo dei giovani di Verona. 

Alla fine della grande scenata, con traffico mezzo bloccato, la polizia rilascia quell’uomo. 

Allucinante!

Non é finita: la polizia intima di non pubblicare le foto. 

La sua azione si estende anche ad intercettare la struttura in cui alloggia il gruppo parrocchiale, e riferire che “non sono brave persone” . 

Infine, ieri sera un sito web aveva pubblicato la notizia che però poi é stata rimossa. Perché mai? Era un flop? Non si puó dire?

Ora, da GPT rilevo che:

@Di per sé non è un reato fotografare o pubblicare immagini di agenti di polizia mentre svolgono un’attività in luogo pubblico. La legge sul diritto d’autore, infatti, consente la riproduzione dell’immagine senza consenso quando è collegata a fatti o avvenimenti di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. “

Siamo in uno stato di polizia. Non pubblico il video orrendo ma una frame selezionata e ritagliata. Il clima é davvero pesante, ingiusto, oppressivo. La più bella piazza di Trieste è militarizzata. Mancando gli “incidenti” da parte dei migranti, ieri sera l’“incidente “ è andato in scena provocato dall’“altra parte”.

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