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mercoledì 20 novembre 2024

Janine Wedel: “Vi spiego come ragiona e come funziona l’élite che ci governa nell’ombra”

di Marcello Foa

 

Tante volte ci siamo chiesti come operi davvero l’élite globalista ma raramente otteniamo risposte pertinenti e soddisfacenti. Una studiosa americana di grande livello, Janine R. Wedel, ci è riuscita in un saggio, Shadow Elite, uscito una decina di anni fa negli Stati Uniti ma ancora straordinariamente attuale. Janine Wedel è un’antropologa americana e professoressa universitaria presso la Schar School of Policy and Government della George Mason University, e collabora con diverse istituzioni europee. È un’intellettuale libera, controcorrente e molto autorevole, animata da una passione viscerale per l’autenticità della nostra democrazia. Nei giorni scorsi l’ho intervistata per il programma Giù la maschera che conduco su Rai
Radio 1 e sono lieto di poterla proporre anche ai lettori di InsideOver. Sono poche righe ma illuminanti sulle regole invisibili del potere ai tempi della globalizzazione.
– Il professor Philips, nel suo libro Titans of capital lascia intendere che il mondo sia guidato dalla grande finanza. Davvero è questa l’èlite che detiene il vero potere?
“No, penso che il sistema finanziario sia cruciale e che abbia determinato
molte politiche e decisioni che caratterizzano il sistema in cui viviamo ma non
è l’unico ambito che bisogna considerare”.
– E allora quali settori dobbiamo considerare? Lei, nel suo famoso libro Shadow elite ovvero l’élite ombra, spiega come questa élite governi la globalizzazione e come sia fedele solo a se stessa. Cosa intende?
“Sì, quel che abbiamo visto negli ultimi 40 anni è la trasformazione dell’élite. Quella di prima era mossa dal desiderio di governare ma anche di restituire qualcosa alla società. La globalizzazione e la finanziarizzazione hanno fatto emergere una nuova élite che non si sente più molto legata al proprio Paese, infatti va dove paga meno tasse, ha più passaporti e cose di questo genere. E questa evoluzione è stata dettata da alcuni cambiamenti strutturali intrecciati gli uni con gli altri. Ne vedo in particolare quattro”.
– Ovvero quali sono questi cambiamenti?
“Innanzitutto, negli anni Ottanta con l’avvio del processo di outsourcing e privatizzazione di molte attività dei Governi, cominciato sotto la presidenza
Reagan negli Stati Uniti e con la premier Thatcher in Gran Bretagna. Poi la fine della Guerra Fredda ha spalancato le porte a una massiccia privatizzazione, segnata tra l’altro dall’avvento di oligarchi in Russia, che sono diventati ricchi dal mattino alla sera, derubando lo Stato e generando molto denaro sporco. Da lì c’è stato lo sviluppo delle centri finanziari offshore ovvero dei paradisi fiscali. Infine la digitalizzazione ha cambiato tutto, favorendo la globalizzazione e la prevalenza di interessi privati a scapito di quelli statali e nazionali, che si è manifestata anche con la nascita delle ONG e di entità sempre private, talvolta legali e talvolta no. Dunque è diminuita la fedeltà al proprio Paese, sono sorti nuovi modelli di attività e di business, è aumentata la fedeltà alla propria élite che io chiamo ombra”.
– E come funziona l’élite ombra?
“Si tratta di élite che ricoprano molteplici ruoli, che si rinforzano vicendevolmente sia dentro sia fuori dal Governo. Ad esempio una persona è consigliere dell’esecutivo, dunque esterno, non assunto, e al contempo lavora per un think tank, il quale è finanziato da un’industria che ha interessi proprio in quel ministero”.
– Ci faccia capire, Janine: lei sta descrivendo un sistema che funziona per
ogni settore, non solo quello finanziario, ad esempio quello militare,
farmaceutico, automobilistico. È così?

“Assolutamente sì, gli esempi sono molteplici in ogni settore. Ne prendo uno: quello militare. Negli Usa un generale in pensione presta consulenza gratuita al Governo nell’ambito di un advisory board, ma in quella posizione ottiene informazioni confidenziali, da insider sulle intenzioni del Governo e naturalmente può orientare anche certe decisioni. Al contempo è titolare di una società di consulenza, che però ha clienti solo in ambito militare. Così si intersecano interessi privati e pubblici. Come mi ha detto uno dei membri di questa élite: non c’è conflitto di interesse perché noi definiamo l’interesse. Questo generale potrebbe lavorare in alternativa al think tank per un’istituzione accademica e questo è importante perché deve apparire pubblicamente come un esperto neutrale. Così quando va alla Cnn o davanti a una commissione parlamentare appare solo come il generale in pensione e ora docente di una prestigiosa università, ad esempio Harvard”.
– Ma a livello globale chi prende le decisioni, chi determina le grandi
tendenze della nostra epoca, come digitalizzazione, l’agenda green,
l’industria 4.0, che poi vengono implementate nei singoli Paese? C’è chi
dice il World Economic Forum…

“È troppo facile dire che c’è un solo posto dove vengono prese ma quel che vediamo è che a causa di questa trasformazione le decisioni sulle politiche economiche o di altri tipi sono state rimosse dalle istituzioni democratiche che dovrebbero elaborarle e che invece si limitano ad adottarle. E questo perché ci sono molte altre entità che sono diventate importanti nell’elaborazione delle grandi riforme, entità private e non elette, come il World Economic Forum o il Gruppo dei Trenta che riunisce finanzieri e accademici. Il direttore di questo Gruppo da me intervistato quando i Trenta volevano dimostrare che il mercato dei derivati non richiedesse troppa regolamentazione, mi disse: Noi non scriviamo le linee politiche ma le nostre decisioni poi finiscono per diventare riforme politiche. Questo è un punto cruciale, l’elaborazione delle linee politiche è diventata molto più indiretta e dunque è sempre più difficile capire dove risiede, il vero potere, la vera influenza. E questo spiega il proliferare delle teorie cospirazioniste: se i cittadini non possono identificare chi esercita davvero e in modo trasparente cercheranno risposte, trovandole anche nelle teorie complottiste”
– E quindi siamo impotenti? Cosa devono fare i cittadini, i giornalisti, gli
intellettuali?

“In realtà le dinamiche e gli interessi dell’èlite ombra possono essere analizzati e investigati, io lo faccio da tempo come antropologa sociologica ma possono farlo anche i giornalisti. Bisogna seguire questa élite che ha anche ruoli pubblici. individuare le loro affiliazioni, ricostruire i legami, i ruoli e gli interessi che si rafforzano vicendevolmente e si sovrappongono. Non è scontato, non è facile ma si può fare”.

da qui

venerdì 11 marzo 2022

LA COMUNITÀ EUROPEA È UNA DEAD UNION WALKING

 



La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta – Theodor W. Adorno

Premesso che tutte le guerre sono da condannare, e naturalmente anche quella in Ucraina, che è l’ultima di centinaia di guerre nel mondo dopo la seconda guerra mondiale, detto questo, quando la polvere delle macerie e delle fosse comuni si sarà posata bisognerà fare i conti, ma sarà tardi, bisogna farlo subito.

provo ad affrontare alcuni punti su cui riflettere, secondo me, conoscendo bene le parole di Frank Zappa: una delle mie tesi filosofiche preferite è che la gente sarà d’accordo con te solo se è giá d’accordo con te. Non riesci a cambiare la mente degli altri.

1 – la Russia si è presa la parte del torto, chi attacca ha torto, ma leggendo e ascoltando Romano Prodi, Sergio Romano, Marcello Foa, fra gli altri, noti complottisti, sembra di capire che l’Europa avesse deciso, già dal 2008, che l’Ucraina sarebbe dovuto essere uno stato cuscinetto e fuori dalla Nato, che gli Usa sono dietro a tutti i colpi di stato e cambi dei governi nei paesi dell’ex-Urss, che la Russia ha torto sulla guerra, ma non ha torto sulle richieste, inascoltate, politiche e geostategiche.

2 – gli Usa (il paese più terrorista del mondo), dopo la caduta del Muro di Berlino, hanno deciso che avrebbero dominato il mondo, a qualsiasi costo (l’unico nemico buono è quello morto, come per gli indiani d’America, né più, né meno, e una volta conquistato, di quel paese si fa saccheggio, l’Iraq ricorda qualcosa?)

3 – la Russia, legittimamente, non vuole i missili, della Nato sui suoi confini, come gli Usa, legittimamente, non vogliono missili puntati contro di loro ai confini del Canada e del Messico, la regola che Usa ed Europa seguono è la regola diabolica fai agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.

4 – la vergogna dell’Europa è che sembra composta di stati a stelle e strisce, nella fase di declino degli Usa, si sono rimangiati le promesse alla Russia, sull’Ucraina stato cuscinetto e fuori dalla Nato, inviano, come ordinano gli Usa, armi (finanziate con gli eurobond o fuori bilancio?) agli ucraini, che hanno appaltato la difesa a milizie paramilitari neonaziste.

proviamo a seguire il cortocircuito, l’Europa (Germania compresa) nata dalle macerie del nazifascismo, consegna le sue armi ai neonazisti dell’Ucraina, come se niente fosse (magari qualche generale potrebbe essere consultato quando si parla di guerra), la Comunità Europea nata dai sogni e dalle idee di chi stava nella carceri fasciste dà le sue armi ai neonazisti (meno male che Spinelli e Pertini non assistono a questo atto ignobile).

5 – accogliamo i migranti che vengono da un paese attaccato dal nemico, lasciamo affogare i migranti creati dalle guerre Usa ed europee, Afghanistan e Iraq, per esempio, e quelli che arrivano dai continenti di cui tutti gli stati europei, d’amore e d’accordo, si erano spartiti i territori, per depredarli, e poi una volta che gli stati africani  e il vicino e il medio oriente, disegnati col righello dai colonialisti europei, hanno raggiunto l’indipendenza, sono stati strangolati dalla politica agricola europea e dai dazi, dall’Isis e dalle bombe turche sui curdi, tutte armi per creare migranti, che non piacciono all’Europa.

6 – l’Europa, anzichè cercare la pace con il suo vicino, sostiene una guerra per procura su pressioni Usa, come un morto che cammina (ancora per poco, temo).

è raro, nella storia, vedere dei paesi che operano contro ìl proprio interesse, (economico, politico, geostrategico), quello dei loro cittadini, e quello delle loro imprese; l’Europa, gigante economico, ma pulce nella politica, è uno di quei casi.

7 – faccio una proposta/provocazione per far rinsavire l’Europa, si crei subito un battaglione, per semplicità lo chiameremo Battaglione Europa, composto dai figli e figlie e nipoti dei parlamentari europei e nazionali che sono d’accordo per mandare le armi ai neonazisti, il battaglione sia rimpolpato dai figli e figlie e nipoti dei giornalisti d’accordo con tale scelta, e contrari a un Ucraina neutrale e fuori dalla Nato, come vuole la Russia (e come voleva l’Europa nel 2008). Si troverà un accordo con la Russia prima che il battaglione parta, sono sicuro.

8 – diplomazia, diplomazia, diplomazia.

 

Il nemico – Bertolt Brecht

Al momento di marciare
molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.

 

Francesco Masala

...continua qui