Visualizzazione post con etichetta Emma Goldman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Emma Goldman. Mostra tutti i post

lunedì 26 dicembre 2022

Il generale INFERNO non si riposa

 


i produttori richiamano l’attore Zelensky per la revisione della sceneggiatura e del budget del film di guerra ucraino

articoli, video, musica di Domenico Gallo, Davide Malacaria, Natale Salvo, Ogzero, Andrea Zhok, Alessandro Orsini, Vittorio Nicola Rangeloni, Francesco Masala, Fulvio Scaglione, Marinella Mondaini, Carla Filosa, Enzo Gamba, Francesco Schettino, Roberto Buffagni, Enrico Tomaselli, Michele Paris, Stefano Orsi, Demestenes Floros, Giuseppe Masala, Tucker Carlson, Jonas Tögel, Jacques Baud, CCCP, Vasco Brondi, CSI, Manlio Dinucci



Una tregua: almeno a Natale – Domenico Gallo

Il viaggio trionfale di Zelensky a Washington annunzia anche ai ciechi e ai sordi che il conflitto in atto è una guerra degli USA contro la Russia combattuta per interposta persona, anzi per interposto popolo. Zelensky ha annunciato al Congresso americano la sua indefettibile intenzione di combattere fino alla vittoria per «sconfiggere il Cremlino sul campo di battaglia». Quindi ha precisato – fra gli applausi – che: «La vittoria dell’Ucraina sarà anche la vittoria dell’America». Zelensky ha osservato: «Fra pochi giorni è Natale. In Ucraina lo celebreremo anche a lume di candela, e non per romanticismo. Non abbiamo l’elettricità e molti non hanno l’acqua. Ma non ci lamentiamo. La luce della nostra fede illuminerà il Natale» ed ha aggiunto che tutto ciò che gli ucraini si augurano in questo momento è «la vittoria, solo la vittoria». Infine ha concluso augurando a tutti: «buon Natale e un buon anno nuovo vittorioso».

È sconcertante questo augurio di buon Natale mentre si fanno squillare le trombe di guerra, senza neanche un ripensamento sullo zelo con cui prosegue il massacro in corso fra due popoli ”cristiani”. Eppure noi sappiamo che l’annuncio del Natale può inceppare anche le macchine belliche più poderose. Pensiamo alle tregue di Natale del 1914 di cui parla il film Joyeux Noël. Una verità dimenticata dalla storia del regista francese Christian Carion (2005). Ambientato sul fronte francese, il film racconta una delle tregue spontanee che nel Natale del 1914 annunciarono al mondo che la logica di morte degli alti comandi politici e militari di Francia, Gran Bretagna e Germania poteva essere fermata da un sussulto di umanità e che i “nemici” potevano riconoscersi “fratelli”. Gli uomini schierati per uccidersi misero da parte le armi e cantarono il Natale insieme sulle note di Stille Nacht e di Adeste fideles. Celebrarono insieme la nascita di Cristo, riconoscendosi tutti come membri della stessa famiglia umana. Qualcosa di così imprevisto e stupefacente che i “signori della guerra” si affrettarono a punire quei reparti. Oggi, dopo oltre cento anni, siamo costretti a rivivere di nuovo la tragedia di centinaia di migliaia di uomini schierati per uccidersi e intenti a farlo con il massimo zelo ormai da dieci mesi, senza un giorno di tregua. In prossimità dell’avvento del Natale diventa ancora più scandaloso questo massacro organizzato fra due popoli fratelli che condividono la medesima fede in Cristo.

Se una tregua spontanea fu possibile nel 1914, oggi le autorità politiche e i Governi dei paesi europei potrebbero imporre una tregua di Natale ai due contendenti, come viatico per un cessate il fuoco permanente che apra la strada alla ricerca di una pace giusta e onorevole per tutte le parti in causa.

È questo il senso di un appello promosso da un gruppo di ambasciatori italiani non più in servizio, cui hanno aderito personalità varie. Osserva l’appello:

Tutti gli europei che si riconoscono operatori di pace vedono con angoscia aggravarsi in Ucraina la catastrofe umanitaria e l’estendersi del conflitto verso scenari devastanti, come dimostra il recente incidente in territorio polacco che ha sfiorato un confronto diretto fra Nato e Russia. Ribadiscono quindi che la via diplomatica va perseguita con ogni mezzo e si appellano alla saggezza di chi – Governi e personalità influenti – sia in grado di mediare fra le parti in conflitto.

La strada verso la pace richiede anzitutto un cessate il fuoco. Perciò, le organizzazioni e i cittadini che aderiscono all’appello, auspicano che i contendenti sospendano le ostilità nel periodo fra il Natale cattolico (25 dicembre) e il Natale ortodosso (7 gennaio). Se una tregua simile fu possibile durante la Prima guerra mondiale fra nemici storici, non si vede perché sia irrealizzabile oggi tra popoli slavi uniti dalla storia, dalla cultura e dal credo religioso.

Anche se gli armati di entrambe le parti potrebbero sfruttare quelle due settimane per rafforzarsi sui vari fronti di guerra, la tregua consentirà almeno ai civili inermi di vivere questo periodo – sacro a entrambi i contendenti – nel segno della pace natalizia.

Nulla impedisce, infine, di immaginare che un cessate il fuoco temporaneo persuada i contendenti a esperire ulteriori riduzioni delle ostilità, in modo da alleviare le inaudite sofferenze dei civili vittime incolpevoli di un conflitto fratricida.

Quest’anno i riti di Natale non hanno senso, checché ne pensi il Congresso americano, se non si leva alta l’invocazione per la pace. Chiediamo ai Governi della UE e a tutte le autorità politiche di attivarsi per richiedere una tregua, almeno nel periodo natalizio, con l’auspicio di consolidare il cessate il fuoco oltre questo periodo.

da qui

 

 

Il patriottismo, una minaccia per l’umanità – Natale Salvo

« Che cos’è il patriottismo?
È l’amore per il proprio luogo di nascita, dei ricordi e delle speranze dell’infanzia, dei sogni e delle aspirazioni?
 ».

Così Emma Goldman, anarchica americana, ma russa d’origine, cominciava uno dei suoi discorsi più famosi [1].

« “Il patriottismo – proseguiva – è l’ultima risorsa dei furfanti”, ha detto il dr. Johnson. Leone Tolstoj, il più grande spirito antipatriottico dei nostri tempi, definisce il patriottismo come il principio che giustifica l’addestramento degli assassini su vasta scala; una professione che richiede attrezzature migliori per uccidere gli uomini che per far fronte a necessità della vita, come le scarpe, i vestiti o le case; una professione che assicura maggiori profitti e gloria che non quella del normale lavoratore ».

Emma Goldman: Il patriottismo è il sostenere la superiorità sugli altri

« Il patriottismo – spiega ancora Emma Goldman nel suo discorso – ritiene che il nostro globo sia diviso in piccoli lotti, ognuno circondato da un recinto di ferro. Chi ha avuto la fortuna di nascere in qualche punto particolare, si ritiene migliore, più nobile, più importante e più intelligente degli esseri umani che vivono in altri punti. È pertanto dovere di ognuno che vive in quel punto determinato di lottare, uccidere e morire nel tentativo di imporre la propria superiorità agli altri ».

La conseguenza logica è una sola: « Gli abitanti degli altri punti ragionano allo stesso, ovviamente, con il risultato che fin dalla prima infanzia la mente del bambino viene avvelenata con storie agghiaccianti sui tedeschi, i francesi, gli italiani, i russi etc. Quando il bambino raggiunge l’età adulta, è ormai imbevuto dell’idea di essere stato scelto da dio stesso per difendere il proprio paese contro l’attacco o l’invasione dello straniero. È questa la ragione per la quale richiediamo a gran voce un esercito e una marina più forte, più navi da guerra e più munizioni ».

La guerra è una lite tra due ladri, troppo vigliacchi per combattere in prima persona

L’oratrice, poi, smonta una delle tesi più diffuse tra i militaristi: « L’affermazione secondo cui un esercito e una marina forti sono la migliore garanzia di pace, è logica quasi quanto l’affermazione che il cittadino più pacifico è quello che va in giro armato di tutto punto. L’esperienza della vita quotidiana mostra che l’individuo armato è immancabilmente ansioso di provare la propria forza ».

Eccezionale la chiusura del ragionamento di Emma Goldman: « Come disse Carlyle, “La guerra è una lite tra due ladri troppo vigliacchi per combattere in prima persona; per questo essi prendono i giovani da questo o quel villaggio, li infilano nelle uniformi, forniscono loro i fucili e li lasciano liberi come bestie selvagge di sbranarsi tra loro” ».

–

Fonti e Note:

Credits: Photo by Tim Mossholder on Unsplash

[1] Gruppo anarchico Galatea, 22 aprile 2022, “Il Patriottismo. Una minaccia per la libertà” ( il discorso di Emma Goldman dell’aprile 1908 a San Francisco).

da qui

 

 

Zelensky negli Usa: perché per il Washington Post il viaggio è stato un mezzo fallimento

In un articolo pubblicato sul Washington Post David Ignatius spiega che nel corso del viaggio di Zelensky negli Usa, che in realtà è stato un “summit di guerra”, si sono evidenziate ancora una volta le diverse prospettive con cui il presidente ucraino e quello Usa osservano il conflitto in corso.

Tra “pace giusta” e armi a lungo raggio

Non solo Biden ha negato ancora una volta a Kiev i missili a lungo raggio (per evitare la terza guerra mondiale), ma ha anche evitato accuratamente di parlare di “vittoria” sui russi, slogan brandito ben dodici volte dal suo ospite nel corso dei suoi discorsi (al Congresso e nella conferenza stampa successiva all’incontro con Biden).

Biden, al contrario, che sa perfettamente che “questa guerra quasi sicuramente non finirà con la totale eliminazione del potere bellico russo”, ha parlato della necessità di “fermare Putin” e di arrivare a una “pace giusta”.

Espressione, quest’ultima, non gradita da Zelensky che l’ha derubricata a “concetto filosofico”, aggiungendo che, da presidente, non può accettare “compromessi” sulla “sovranità, la libertà e l’integrità territoriale” del suo Paese.

C’è una differenza notevole tra pace e restituzione dei territori all’Ucraina, spiega giustamente Ignatius, dal momento che la pace, esplicitiamo, potrebbe non comportare necessariamente il ritorno di Kiev ai vecchi confini…

continua qui

 

 

La bozza della Finanziaria Usa nega (ora) le armi ai nazisti del Battaglione Azov – Davide Malacaria

Nella bozza dell’articolata norma Usa corrispondente alla nostra finanziaria si nota un particolare più che curioso. Il documento in questione si trova sul sito ufficiale del governo degli Stati Uniti e, alla fine, si rimanda ai finanziamenti per i vari capitoli di spesa previsti per l’anno fiscale 2023, divisi per settori (Difesa, energia etc).

Il documento relativo al settore Difesa si può visionare anche nello specifico, cliccando sui vari capitoli di cui si compone: Sommario | Scheda informativa | Dichiarazione esplicativa.

Se si clicca su “scheda informativa” si va a un documento alquanto articolato che, a pagina 129, riserva una sorpresa. Citiamo dal testo: “La sezione 8138 proibisce l’uso di fondi per fornire armi, addestramento o altra assistenza al Battaglione Azov”.

Bizzarro… media e opinionisti ci avevano spiegato in tutti i modi che tale Battaglione, punta di diamante dell’esercito ucraino, non era affatto impregnato della follia nazista, nonostante il fatto che il Congresso nel 2018 avesse deciso di vietare di inviare “armi alle milizie ucraine legate ai neonazisti”, come recitava il titolo riassuntivo di The Hill che dava notizia del veto posto dal parlamento Usa.

Non solo, a settembre una delegazione del Battaglione è stata anche ricevuta a Capitol Hill. Ne dava notizia Daria Kaleniuk in un tweet stupefacente: “Il momento più emozionante è stato quando abbiamo improvvisamente incontrato i soldati dell’Azov liberati proprio all’interno della sala principale del Campidoglio” (prigionieri, erano stati rilasciati dai russi in uno scambio di prigionieri con Kiev).

Nell’occasione la delegazione ha incontrato diversi esponenti politici americani, come riferiva Alaska News.

Eppure, e nonostante siano stati sdoganati in modo così esplicito, torna la diffidenza negli Stati Uniti, tanto da negar loro ancora una volta armi e addestramento (troveranno quanto serve in altro modo). Sanno perfettamente che la guerra non ha affatto cambiato la natura di tale movimento, rimasto neonazista nonostante l’opera di sbiancamento mediatica.

da qui

 

 

I veri motivi del viaggio di Zelensky negli Usa – Francesco Masala

Un altro servizio su Vogue,

l’acquisto di nuove magliette verde militare,

il versamento degli utili sulle azioni in imprese di armi (che intuito finanziario) della borsa di Wall Street in nuovi paradisi fiscali,

la promessa e garanzia di altri 100mila morti ucraini nella guerra santa contro la Russia,

l’acquisto di una modesta casa a Manhattan, per la meritata pensione, solo 80 stanze,

il perfezionamento dei contratti con Monsanto e Gates per il passaggio di proprietà delle terre nere dallo stato ucraino alle multinazionali,

la scelta della clinica dove subirà le operazioni di plastica facciale, per evitare, se ci riuscirà, la vendetta dei parenti e amici dei morti ucraini da lui mandati al macello.

Le colpe dell’industria culturale

A volte uno si chiede se Hitler avesse fatto il pittore, quanti guai in meno avrebbe avuto il mondo; allo stesso modo se Zelensky avesse continuato a fare l’attore da quattro soldi che era, quanti guai in meno avrebbe avuto il mondo.

 

continua qui

sabato 3 marzo 2018

pensieri elettorali


La differenza tra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi prendi ordini; in una dittatura non devi perdere tempo a votare. (C. Bukowski)

Alle prossime elezioni voterò Bakunin, che purtroppo non è in lista. (Luciano Bianciardi, 8 marzo 1971)

Se votare cambiasse qualcosa, sarebbe illegale. (Emma Goldman)

Ogni candidato si comportava bene nella speranza che lo si giudicasse degno di elezione. Tuttavia, questo sistema divenne un disastro allorché la città  era diventata corrotta. Poiché allora non era il più virtuoso, ma il più potente che si candidava alle elezioni e i deboli, perfino i virtuosi, erano troppo impauriti per candidarsi. (Niccolò Machiavelli)

Se fai parte di una società  che vota, allora vota. Forse non ci saranno candidati e decisioni per cui votare... ma senza dubbio ce ne saranno di quelli contro cui vorrai votare. Nel dubbio, vota contro. Seguendo questa regola sbaglierai di rado. Se ti pare una cosa troppo alla cieca per i tuoi gusti, consulta qualche sciocco benintenzionato (ce n'è sempre qualcuno in giro) e chiedi il suo consiglio. Poi vota in modo opposto. Questo ti consente d'essere un buon cittadino (se ci tieni) senza sprecare quell'enorme quantità  di tempo richiesta da un esercizio veramente intelligente del diritto di voto. (Robert A. Heinlein, Lazarus Long l'Immortale)

La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a pranzo. La libertà  un agnello bene armato che contesta il voto. (Benjamin Franklin)

La competizione elettorale è la continuazione del tifo sportivo con altri mezzi. (Ario Libert)


giovedì 10 settembre 2015

Il giogo dell'istituzione matrimoniale - Emma Goldman

Il matrimonio è alla base del sistema capitalistico e del militarismo.
Al suo interno si perpetuano divisioni di genere fondate su pregiudizi e false credenze.
Liberarsi da questa istituzione è il primo passo verso la creazione di una società libera.
Quanto dolore, quanta infelicità e umiliazione, quante lacrime e imprecazioni, quali tormenti e sofferenze ha portato agli esseri umani questa parola. A partire dalla sua nascita fino ai nostri giorni uomini e donne gemono sotto il giogo di ferro dell'istituzione matrimoniale, dalla quale sembra non esserci nessun sollievo, nessuna via di scampo.
In tutti i tempi, in ogni epoca, gli oppressi hanno agognato di spezzare le catene della schiavitù mentale e fisica. Dopo che migliaia di nobili esistenze sono state immolate sul rogo e sulla forca e altre hanno languito nelle galere o sono perite tra le mani spietate delle inquisizioni, le idee di quei coraggiosi eroi si sono realizzate. Così sono stati cancellati i dogmi religiosi, il feudalesimo, la schiavitù dei neri, e sono apparse in primo piano nuove idee più avanzate, più ampie e più chiare, e nuovamente vediamo un'umanità misera e oppressa battersi per i propri diritti e per la propria indipendenza. Ma l'istituzione più dura e tirannica, quella del matrimonio, resta salda come mai e guai a chi osa anche solo a dubitarne la sacralità. Basta solo discuterla per far infuriare non solo i cristiani e i conservatori, ma anche i liberali, i liberi pensatori e i radicali. Che cosa spinge tutte quelle persone a esaltare il matrimonio? Che cosa le induce a restare attaccate a quel pregiudizio? (Perché solo di un pregiudizio si tratta).
Sulle relazioni matrimoniali si fonda la proprietà privata, ovvero il nostro sistema disumano e crudele. Con le ricchezze e il superfluo da una parte e l'inerzia, lo sfruttamento, la povertà, la fame e la delinquenza dall'altra; perciò abolire il matrimonio significa eliminare tutte queste cose.
L'impossibilità di una riforma
Alcuni progressisti cercano di riformare e migliorare le leggi sul matrimonio. Non permettono più alla Chiesa di interferire nelle relazioni matrimoniali e altri si spingono addirittura più in là, cioè si sposano liberamente, senza il consenso della legge, ciò nonostante, però, questa forma di matrimonio è altrettanto vincolante, altrettanto “sacra”, quando quella vecchia, perché quella che conta non è la forma o il tipo di matrimonio, ma è la cosa, la cosa stessa che è condannabile, dannosa e degradante. Essa dà sempre all'uomo il diritto e il potere sulla moglie, non solo sul corpo di lei, ma anche sulle sue azioni e i suoi desideri: in concreto sulla sua intera esistenza. E come potrebbe essere altrimenti?
Dietro alle relazioni di ogni singolo uomo con ogni singola donna ci sono quelle sviluppatisi attraverso le epoche tra i due sessi in generale, che hanno portato alla differenza del ruolo e dei privilegi che esistono oggi.
Due giovani si mettono insieme, ma la loro relazione è in gran parte determinata da cause che non dipendono da loro. Sanno poco l'uno dell'altra, la società ha tenuto separati di due sessi, il ragazzo e la ragazza sono stati cresciuti secondo criteri differenti. Come dice Olive Schreiner nella sua Story of an African Farm: “Al ragazzo hanno insegnato a essere, alla ragazza ad apparire.”1 Per la precisione al ragazzo si insegna a essere intelligente, brillante, sagace, forte, atletico, indipendente e sicuro di sé, a sviluppare le proprie facoltà naturali, a seguire le proprie passioni e i propri desideri. Alla ragazza si insegna a vestirsi, a guardarsi allo specchio e ad ammirarsi, a controllare le emozioni, le passioni, i desideri, a nascondere i propri difetti mentali e a sommare quel poco di intelligenza e di capacità che possiede per un solo scopo, per trovare il modo più rapido e più efficace per acchiappare un marito, per sposarsi con il massimo profitto. Si è arrivati così al fatto che ognuno dei due sessi stenti a capire la natura dell'altro, che entrambi abbiano interessi e preoccupazioni differenti. L'opinione pubblica ne distingue rigorosamente i diritti e i doveri, l'onore e il disonore. L'argomento del sesso è una scatola ermeticamente sigillata per la ragazza, perché le hanno dato da intendere che è impuro, immorale, indecente anche solo citare la questione sessuale. Per il ragazzo è un libro le cui pagine gli hanno provocato malessere e vizi segreti e, in alcuni casi, rovina e morte.
Due classi di matrimoni
Tra le classi ricche da tempo non è più di moda innamorarsi. Gli uomini della buona società si sposano, dopo una vita di dissolutezze e stravizi, per ricostituire un fisico minato. Altri ancora hanno perso il proprio capitale nel gioco d'azzardo o in speculazioni d'affari e decidono che quello che ci vuole per loro è sposare un'ereditiera, ben sapendo che il vincolo matrimoniale non impedirà affatto di sperperare le rendite della ricca sposa. La ragazza ricca, che è stata educata a essere sensata e ragionevole, e si è abituata a vivere, respirare, mangiare, sorridere, camminare e vestirsi secondo i dettami della moda, riserva i propri milioni per un titolo o per un uomo con una buona posizione sociale. Ha una consolazione: la società permette una maggiore libertà d'azione a una donna sposata e qualora fosse delusa dal matrimonio avrebbe la possibilità di soddisfare altrimenti i propri desideri. Sappiamo che le pareti dei boudoir e dei salotti sono sorde e mute, e qualche piccolo piacere tra quelle pareti non è un reato.
Per gli uomini e le donne della classe operaia il matrimonio è una faccenda completamente diversa. L'amore non è così raro come nelle classi superiori e spesso aiuta entrambi a sopportare le delusioni e i dolori della vita, ma anche in questo caso la maggioranza delle coppie, tolto un breve periodo di tempo, è inghiottita dalla monotonia della vita quotidiana e dalla lotta per la sopravvivenza. Anche in questo caso l'uomo che lavora si sposa perché è stanco di vivere a pensione e sente il desiderio di avere un proprio focolare dove trovare conforto. Il suo scopo principale, perciò, è di trovare una ragazza che sia brava in cucina e nei lavori domestici, che si preoccupi solo della felicità del marito, del suo piacere, una che lo veda come il proprio signore e padrone, che la sappia difendere e sostenere: l'unico ideale per il quale vale la pena di vivere. Qualche altro uomo spera che la ragazza che sposerà sia capace di lavorare e contribuisca a mettere da parte qualche centesimo per i giorni difficili, ma dopo pochi mesi di cosiddetta felicità si risveglia davanti alla triste realtà: la sposa diventerà presto madre, non potrà lavorare, le spese aumenteranno e mentre prima riusciva a tirare avanti con quel magro salario che gli dava il suo “gentile” padrone, quei soldi non basteranno a sostenere una famiglia.
La ragazza che ha trascorso l'infanzia e parte della maturità in una fabbrica, sente le forze venir meno e s'immagina la paurosa situazione di dover restare per sempre un'operaia, mai sicura del proprio lavoro, e per questo è spinta a cercare un uomo, un buon marito, che vuol dire uno che sappia sostenerla, che le dia una buona casa. Tutti e due, l'uomo e la ragazza, si sposano per lo stesso scopo, se si eccettua il fatto che da lui non ci si aspetta che rinunci alla propria individualità, al nome, all'indipendenza, mentre la ragazza deve mettersi in vendita, corpo e anima, per il piacere di essere la moglie di qualcuno. Per questo i due non si trovano in pari condizioni e dove non c'è uguaglianza non può esserci armonia. La conseguenza è che, trascorsi pochi mesi o, nella migliore delle ipotesi, dopo il primo anno, entrambi arrivano a concludere che il matrimonio è un disastro.
Poiché queste condizioni non fanno che peggiorare e più aumenta il numero dei figli, più la moglie è preda dello scoraggiamento e dell'insoddisfazione, si intristisce e si indebolisce. La sua bellezza svanisce ben presto e tra il lavoro duro, le notti insonni, le preoccupazioni per i piccini, i dissapori e i litigi col marito, in poco tempo diventa fisicamente un rottame e maledice il momento che l'ha resa la moglie di un poveraccio.
Il confine tra matrimonio e prostituzione
Un'esistenza tanto squallida e triste non induce certo a conservare amore e rispetto reciproco. L'uomo può almeno dimenticare la propria tristezza in compagnia di qualche amico, può buttarsi nella politica, può annegare la propria infelicità nel boccale di birra. La donna è incatenata alla casa da mille doveri: non può godere, come il marito, di qualche svago, perché non dispone dei mezzi necessari o perché l'opinione pubblica le nega gli stessi diritti del marito. Deve portare la croce fino alla morte, perché la nostra legge sul matrimonio non conosce pietà, a meno che non voglia mettere a nudo la propria vita familiare sotto l'occhio critico di Mrs. Grundy2 e anche allora potrà spezzare le catene che la legano all'uomo che odia se prende su di sé tutto il biasimo e se ha l'energia sufficiente per reggere nel discredito davanti a tutti e per tutta la vita. Quante hanno il coraggio di farlo? Pochissime. Solo di tanto in tanto, come un lampo di luce, qualche donna, come la principessa De Chimay3 ha avuto abbastanza animo da abbattere le barriere delle convenzioni e seguire l'inclinazione del suo cuore. Ma questa eccezione era una donna ricca che non dipendeva da nessuno. La donna povera deve tenere conto dei suoi piccini, è meno fortunata della sorella ricca e tuttavia, se resta vincolata, è chiamata responsabile anche se tutta la sua vita è una lunga successione di bugie, inganni e falsità. Eppure essa osa guardare dall'alto in basso con disgusto le sue sorelle che sono state costrette dalla società a vendere il proprio fascino e il proprio sentimento per la strada. Una donna sposata, per quanto sia povera e miserabile, si riterrà sempre superiore a quella che chiama prostituta, che è una reietta, odiata e disprezzata da tutti, anche da coloro che non esitano a comprare i suoi favori, a considerare quel povero relitto un male necessario, che qualche tartufo benpensante propone addirittura di confinare in un quartiere di New York, per “purificare” le altre zone della città. Che farsa! I riformatori potrebbero benissimo pretendere che tutti gli abitanti coniugati di New York siano espulsi, perché di sicuro non hanno una posizione moralmente superiore a quella di una donna di strada. L'unica differenza tra lei e una donna sposata sta nel fatto che quest'ultima si è venduta come schiava a vita in cambio di una casa o di un titolo, mentre l'altra si vende per il lasso di tempo che desidera: ha il diritto di scegliersi l'uomo al quale concede le sue carezze, mentre la donna sposata non ha diritto alcuno; deve soggiacere all'abbraccio del suo signore, per quanto la ripugni, deve obbedire ai comandi di lui, deve fargli dei figli, anche a costo della propria salute, in poche parole si prostituisce ogni ora, ogni giorno della propria vita. Non so trovare altro nome per quella condizione orrenda, umiliante e degradante delle mie sorelle: è prostituzione del peggior genere, con la sola eccezione che è legale, mentre l'altra è illegale.4
Non posso trattare dei pochi casi eccezionali di matrimoni fondati sull'amore, la stima e il rispetto: sono eccezioni che semplicemente confermano la regola. Ma illegale o legale, la prostituzione in qualsiasi forma è innaturale, dannosa e riprovevole, e io so fin troppo bene che le condizioni non potranno cambiare finché non sarà sparito questo sistema infernale. Ma so anche che non è solo la dipendenza economica della donna che ha provocato la sua schiavitù, ma anche l'ignoranza e il pregiudizio, e so pure che molte mie sorelle potrebbero affrancarsi già ora, se non fosse per gli istituti del matrimonio che le tengono nell'ignoranza, nella stupidità e nel pregiudizio. Per questo considero che sia un mio altissimo dovere denunciare il matrimonio, non solo nella forma tradizionale, ma anche il cosiddetto matrimonio moderno, l'idea di prendersi una moglie e una domestica, l'idea del possesso privato di un sesso da parte dell'altro. Io rivendico l'indipendenza della donna: il suo diritto di sostenersi da sola, di vivere per se stessa, di amare chiunque le piace o tanti quanti le piaccia. Io rivendico la libertà per entrambi i sessi, libertà d'azione, libertà d'amore e libertà nella maternità.
Non venitemi a dire che tutto questo sia realizzabile solo con l'anarchia: è un errore. Se vogliamo realizzare l'anarchia, dobbiamo avere prima donne libere, che siano almeno economicamente indipendenti proprio come i loro fratelli, e se non abbiamo donne libere non potremo avere madri libere, e se le madri non sono libere non possiamo aspettarci che le giovani generazioni ci aiutino a raggiungere il nostro obiettivo, che è la realizzazione di una società anarchica.
A voi, liberi pensatori e liberali che avete abolito un Dio e ne avete creati tanti altri che adorate; a voi radicali e socialisti, che ancora mandate i vostri figli alle scuole domenicali, a voi tutti che fate concessioni ai criteri morali odierni, a voi dico che è la vostra mancanza di coraggio che vi fa restare attaccati al matrimonio e a sostenerlo, dico che mentre ne ammettete l'assurdità in teoria, non avete l'energia per sfidare l'opinione pubblica, a vivere in pratica la vostra stessa vita.5 Voi cianciate di uguaglianza tra i sessi in una società futura, ma ritenete un male necessario che la donna oggi debba soffrire. Voi sostenete che le donne sarebbero inferiori e più deboli, ma invece di assisterle perché si rafforzino, contribuite a mantenerla in una posizione degradata. Rivendicate un'esclusiva per voi, ma vi piace la varietà e ne godete dovunque riuscite a trovarla.
Il matrimonio, la dannazione da tanti secoli, la causa di gelosie, di suicidi e di crimini, deve essere abolito se vogliamo che la giovane generazione cresca sana, forte e libera.
Emma Goldman
originariamente apparso in Firebrand, 1897, con il titolo Marriage
traduzione di Guido Lagomarsino