Con motivazioni di diverso genere, in molte scuole
i/le ds stanno emanando circolari per convocare Collegi docenti straordinari o
per programmare attività di formazione estive spacciate per obbligatorie, senza
che neanche gli Organi collegiali abbiano ancora deliberato sull’uso stesso
della cosiddetta I.A. nella didattica, come previsto dal Par. 1.1. delle Linee
Guida MIM sull’I.A.. Ne abbiamo parlato ai microfoni di Radio Onda
Rossa durante il programma L’ora di buco.
Molte di queste circolari si basano sulla presunta
applicazione dell’art. 4 del Regolamento UE 2024/1689 sulla cosiddetta
“intelligenza artificiale” entro il prossimo 2 agosto, data di entrata in
vigore di alcune parti del Regolamento UE a seguito dell’approvazione del
Parlamento europeo del Digital Omnibus on AI, lo scorso 16 giugno.
L’art. 4 dell’AI-Act prevede che «I fornitori e i deployer
dei sistemi di IA adottano misure per garantire nella misura del possibile un
livello sufficiente di alfabetizzazione in materia di IA del loro personale
nonché di qualsiasi altra persona che si occupa del funzionamento e
dell’utilizzo dei sistemi di IA per loro conto, prendendo in considerazione le
loro conoscenze tecniche, la loro esperienza, istruzione e formazione, nonché
il contesto in cui i sistemi di IA devono essere utilizzati, e tenendo conto
delle persone o dei gruppi di persone su cui i sistemi di IA devono essere
utilizzati».
Ma, come recentemente ha evidenziato perfino l’USR
Lombardia [Nota prot. n. 35264/2026, QUI], «gli obblighi previsti
dall’AI act all’art. 4 si applicanosolo ai docenti che,
adottando o programmando di adottare strumenti di IA nelle proprie attività
didattiche, si configurano come “utilizzatori”(“deployers”)».
Appare evidente anche all’USR che non è possibile obbligare chi non intenda
utilizzare questi strumenti e metodologie digitali a una formazione estranea
alla propria attività.
Così come, anche la presunta scadenza del prossimo 2 agosto «non
risulta coincidere con l’insorgenza dell’obbligo previsto dall’art. 4 in
materia di formazione per i docenti» e che «l’affermazione
secondo cui “entro il 2 agosto 2026 tutto il personale della scuola deve
completare obbligatoriamente la formazionein base all’AI Act”
non appare pienamente rispondente al contenuto dell’articolo 4» per
diversi motivi elencati nella stessa Nota.
Infine, c’è ancora un altro aspetto interessante da
rilevare su quanto sta accadendo nelle nostre scuole. Neanche l’USR ha potuto
evitare di notare che queste stringenti e condizionanti indicazioni sono «diffuse
anche in contesti commerciali». Sembra proprio concretizzarsi il rischio
che paventavamo da tempo di fronte alle ingenti risorse speculative investite
in quella che Draghi chiamava «rivoluzione digitale»: i vincoli
temporali e di destinazione dei finanziamenti PNRR impediscono
che dentro le scuole si valutino con la dovuta consapevolezza le conseguenze
derivanti dall’introduzione di tecnologie che ancora non hanno dimostrato una
qualche utilità [vedi QUI, Nature ritira
articolo sulla “bontà” di ChatGPT]. Sembra piuttosto che a dettare i tempi di
questa presunta «rivoluzione» siano le agende commerciali
delle grandi aziende Big Tech. Sembra che molti, troppi ds si siano fatti
“dirigere” dai piazzisti di queste tecnologie che hanno urgenza di vendere le
loro mercanzie e che non appaiono assolutamente attenti ai bisogni che emergono
dal lavoro quotidiano nelle nostre scuole, con danno per docenti, ATA,
studentesse e studenti.
Insieme ad altri Sindacati di base abbiamo inviato
alle scuole una nostra Nota di chiarimento che potete scaricare QUI e condividere con colleghi/e
interessati/e.
Comunicato
Cobas Scuola, Aprile 2026 – Leggi il Pdf
Che fine ha fatto l’ispezione voluta dal Ministro
Valditara nella scuola di San Lazzaro in cui alcune classi avevano
partecipato al webinar con Francesca Albanese?
Riepiloghiamo prima i fatti.
A dicembre,
su segnalazione di un genitore, isolato, si erano subito attivati
esponenti di Fratelli d’Italia e della Lega chiedendo un intervento del
Ministro affinché fossero accertate le responsabilità di chi aveva
consentito che la propaganda politica entrasse nelle scuole e fossero presi
provvedimenti esemplari. I toni della canea mediatica, sulla scia di quanto
avvenuto anche in alcune scuole toscane, si sono subito alzati ed è stata
avviata l’ispezione.
Poche settimane
prima il Ministro Valditara aveva diramato la nota dove
richiamava le scuole a non consentire iniziative in cui non fosse garantita la
pluralità dei punti di vista su questioni di interesse politico-sociale, con
l’obiettivo dichiarato di contrastare la propaganda politica nelle scuole e il
malcelato intento di sottoporre a censura le iniziative sulla Palestina.
Oggi possiamo
affermare che l’ispezione ordinata dall’Ufficio Scolastico Regionale si è
rivelata un buco nell’acqua: non è stato trovato nessun elemento
di rilievo che consentisse di contestare i contenuti del webinar e l’attività
didattica svolta. Nessuna pistola fumante, ma solo la constatazione che la
relatrice ONU ha presentato alcuni contenuti del suo libro Quando il mondo dorme, perfettamente
integrati con la programmazione didattica ed educativa: origine, composizione e
funzioni dell’ONU; l’infanzia a Gaza.
Insomma dopo tutti i clamori suscitati dal caso, in un
clima di caccia alle streghe, l’ispezione non ha portato né ad evidenziare
contenuti inappropriati, né l’inadempienza al dettato delle circolari
ministeriali, né la violazione di un presunto diritto all’informazione
preventiva delle famiglie: il webinar era del tutto coerente con la
programmazione di educazione civica della scuola e con la programmazione
disciplinare della docente coinvolta.
A conti fatti
l’ispezione quindi legittima pienamente l’importante iniziativa di Docenti per Gaza che, come in
altre occasioni, ha consentito di ampliare lo sguardo sulla contemporaneità e
su Gaza in particolare. Il tentativo di arrivare a una vera e propria
“criminalizzazione” di chi intende approfondire la storia dello stato di
Israele, dell’occupazione coloniale, del sistema di apartheid e del genocidio è
fallito.
Allo stesso modo il tentativo grottesco di negare la
cittadinanza nelle scuole addirittura a una relatrice speciale dell’ONU sui
temi di specifica competenza ha seguito la stessa sorte. Ciò rappresenta un
segnale importante e rassicurante per chi lavora a scuola. Da qui ripartiamo
con la consapevolezza che si può e si deve parlare della contemporaneità, che
il pluralismo e la libertà sono il cuore dell’ insegnamento e insieme
l’antidoto alla propaganda e alla censura, che sono sempre state e
rimangono le pratiche di chi detiene il potere politico e non certo di
singoli docenti.
Una debacle così netta doveva tuttavia essere in
qualche modo velata e attenuata.
Caduta la possibilità di procedere sulla sostanza
dell’accusa, si è voluto tenere in vita la possibilità di aprire comunque una
contestazione alla docente in merito alle irregolarità formali riscontrate
dall’ispezione. La responsabilità della valutazione di questi elementi viene
così scaricata al Dirigente scolastico poiché ritenuti troppo lievi per
giustificare l’azione disciplinare dall’USR. Il Dirigente, che ha facoltà di
irrogare solo le sanzioni meno gravi, ha deciso a questo punto di
produrre una contestazione di addebito alla docente sulle presunte irregolarità
burocratico-procedurali segnalate nel verbale di ispezione e trasmesse
dall’USR, consistenti nel fatto di non avere preventivamente informato la
dirigenza stessa e il Consiglio di classe.
Sono passati nel
frattempo quasi quattro mesi, ben oltre i 30 giorni previsti
dalle norme che regolano i procedimenti disciplinari. Il Dirigente scolastico,
che a sua volta inevitabilmente è stato oggetto dell’accertamento ispettivo
istituito dall’USR sui fatti accaduti, dovrà presumibilmente rendere conto allo
stesso ufficio riguardo all’esito del procedimento. Ora cosa è possibile
attendersi?
Sappiamo che a settembre, già
solo al semplice invito alla prudenza espresso da esponenti dell’Ufficio
Scolastico Provinciale, la quasi totalità dei dirigenti scolastici bolognesi si
è allineata alle richieste impedendo la votazione nei Collegi dei docenti di un
documento promosso dalla rete dei
docenti per il rispetto dei diritti umani in Palestina. Non abbiamo
motivi per credere che in questa circostanza possa accadere qualcosa di
diverso, anche se saremmo felici di sbagliarci.
[A proposito di Libertà di insegnamento]
Sull’accusa di non avere informato il dirigente scolastico
riguardo all’attività programmata nelle proprie ore di lezione è doveroso
ricordare che questo avviene quotidianamente in tutte le scuole ed è avvenuto
anche per le centinaia di docenti che si sono collegati durante le proprie ore
di lezione ai webinar di docenti per Gaza: si
chiama libertà di insegnamento. Il fatto che l’attività fosse un
webinar e che per questo fosse assimilabile a un contratto con un esperto
esterno necessitante l’autorizzazione del Dirigente come sembrerebbe risultare
dal parere degli ispettori, appare una interpretazione capziosa e pretestuosa,
in ogni caso dissonante con l’utilizzo ordinario degli strumenti informatici e
dei collegamenti al web che sono stati massicciamente introdotti nelle
scuole senza che venisse mai emanato alcun regolamento inerente il loro
utilizzo.
Sarebbero davvero infiniti i presunti “contratti” stipulati
illegittimamente dai docenti con testate giornalistiche, Raiplay, musei,
istituzioni e associazioni varie, anche nella forma assimilabile al webinar.
Tutte e tutti noi sappiamo, docenti e dirigenti, chenulla
di tutto ciò sarebbe successo se il webinar non fosse stato con Francesca
Albanese e sul tema della Palestina. Qui a essere in gioco non
sono certo i vizi procedurali e si tratta di riconoscerlo almeno per onestà
intellettuale.
Il punto più critico è tuttavia un altro.
Cosa avrebbe fatto il dirigente di fronte a tale eventuale
comunicazione/richiesta preventiva? Sappiamo che in alcune scuole la dirigenza
non ha autorizzato la partecipazione al webinar di Albanese così come
sappiamo che, in un’altra scuola bolognese, è stato impedito a diverse classi
di partecipare all’incontro con due ragazzi israeliani obiettori di coscienza a
causa di un atto unilaterale del dirigente. Il clima di paura si è diffuso a
tal punto da rendere i dirigenti scolastici più realisti del re e a conformare
i propri atti amministrativi alla più grigia obbedienza, fosse anche solo per autotutela,
discostandosi profondamente dalle istanze formative espresse dal corpo
docente.
La scuola avrebbe bisogno anche di un po’ di
coraggio talvolta.
L’archiviazione del procedimento, cioè di quanto si vuole
fare rimanere in piedi dopo un accertamento ispettivo sostanzialmente fallito
nei suoi intenti, sarebbe un segnale in questo senso, una vittoria per chi
lavora nella scuola e una boccata di aria fresca.
Comunque, a prescindere da come termini la
vicenda, noi daremo sempre sostegno a chi diventa il bersaglio di turno
delle pratiche disciplinari a sfondo ideologico e intimidatorio, qualsiasi sia
il livello a cui avvengono, così come continueremo a praticare e a sostenere
l’unica vera autonomia di cui la scuola ha davvero bisogno, quella dall’ingerenza
dei politici di professione e delle famiglie, quell’autonomia, sancita dalla
costituzione, che si chiama libertà di insegnamento.
articoli di Cobasscuolapalermo e Alex Corlazzoli con video di Matteo Saudino e Giuliano Marrucci e la richiesta ai rettori italiani di dimissioni da Med-Or
Il MIM annulla il Corso «La Scuola non si arruola»
Di seguito la comunicazione agli oltre 1.000 iscritti/e al corso inviata dal Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali – CESTES, a cui esprimiamo la nostra vicinanza e completo sostegno.
Restano confermate tutte le mobilitazioni pomeridiane. QUI l’elenco in aggiornamento.
__________ Siamo desolati di comunicare che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annullato il corso «4 novembre, la scuola non si arruola» che, infatti, non risulta più attivo sulla piattaforma Sofia. Pertanto non sarà possibile fruire del permesso per formazione che deve essere annullato da ognuno di voi. Le motivazioni ufficiali sono che (si cita testualmente il decreto): «L’iniziativa “La scuola non si arruola” non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, così come definite nel CCNL scuola e nell’Allegato 1 della Direttiva 170/2016».
Il MIM sta sostanzialmente dicendo che un corso che ha come oggetto un tema estremamente attuale come la guerra e se l’educazione debba essere educazione alla pace e al rifiuto delle armi come soluzione dei conflitti non è oggetto di dibattito pedagogico, nonostante l’articolo 11 della Costituzione, per cui l’Italia ripudia la guerra. I legali del CESTES stanno operando per restituire il diritto alla formazione libera e consapevole ad ogni docente. Riteniamo urgente questa prima comunicazione, per consentire a ognuno di ritirare il permesso per formazione già chiesto e non incorrere in conseguenze disciplinari. Forniremo maggiori informazioni e approfondimenti successivamente in altre sedi. Siamo certi di potere confidare nel vostro sostegno.
Cordiali saluti Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali
“Non coerente con la formazione professionale”: il ministero boicotta il convegno anti riarmo dei prof. La protesta: “Limitata la nostra libertà” – Alex Corlazzoli
L’evento online era previsto per il 4 novembre: era stato organizzato dal Cestes (Centro studi trasformazioni economiche sociali, accreditato da viale Trastevere) in collaborazione con l’Osservatorio nazionale contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Più di mille insegnanti si erano già iscritti
“L’iniziativa ‘La scuola non si arruola‘ non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, così come definite nel Ccnl scuola e nell’Allegato 1 della Direttiva 170/2016”. Con queste quattro righe, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha messo il bavaglio al convegno organizzato online per il 4 novembre dal Cestes (Centro studi trasformazioni economiche sociali, accreditato da viale Trastevere) in collaborazione con l’Osservatorio nazionale contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Più di mille insegnanti che si erano iscritti, godendo com’è previsto dalla Legge di un permesso giornaliero per formazione ai sensi del’ articolo 36 del Ccnl 2019/2, dovranno rinunciare a partecipare all’iniziativa.
“Si tratta – spiega a ilfattoquotidiano.it SilviaBisagna che ha seguito l’organizzazione – di una grave limitazione alla nostra libertà di formazione. A questo punto vien da pensare che i nostri docenti non possano più parlare di violenza, guerra, Palestina?”. Il convegno non dev’essere piaciuto ai piani alti del ministero. Il programma prevedeva gli interventi di RobertaLeoni, docente e presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sul tema della “Cultura della difesa e militarizzazione dell’istruzione”; LucianoVasapollo, direttore Cestes dell’Università La Sapienza di Roma che avrebbe parlato di “Una politica culturale del sociale per il mondo multipolare della pace”. A seguire AntonioMazzeo, docente e giornalista su “Rearm Europe e militarizzazione del sapere” e poi MarcoMeotto, docente e ricercatore sugli “Sguardi coloniali. Il genocidio nella didattica della storia: dall’inizio del Novecento alla Palestina odierna”. Tra gli invitati anche Mjriam AbuSamra, ricercatrice e attivista italo-palestinese pronta a spiegare la “Critica decoloniale dell’accademia neoliberale”. Infine, RaffaeleSpiga, di Bds Italia su “Boicottare il pensiero unico militare” e TommasoMarcon, studente, Osa che aveva come tema “La militarizzazione della formazione, tra scuola gabbia e Valditara”.
Una giornata ricca di interventi che ora sarà probabilmente rinviata. Nei giorni scorsi il Cestes aveva già ricevuto dal ministero una diffida ove lamentava la presenza dell’Osservatorio tra gli organizzatori ma l’ente accreditato aveva fatto sapere che la regia era in mano loro. Inutile la risposta. Venerdì mattina alle otto è arrivato lo stop. Ora i legali del Cestes stanno operando per restituire il diritto alla formazione libera e consapevole ad ogni docente. “Il ministero – spiega MicheleLucivero dell’Osservatorio – sta sostanzialmente dicendo che un corso che ha come oggetto un tema estremamente attuale come la guerra e se l’educazione debba essere educazione alla pace e al rifiuto delle armi come soluzione dei conflitti non è oggetto di dibattitopedagogico, nonostante l’articolo 11 della Costituzione, per cui l’Italia ripudia la guerra”.
Un nuovo Convegno per il 4 novembre «La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione»
Dopo che il MIM ha annullato il corso di formazione e aggiornamento «La scuola non si arruola», che il CESTES-PROTEO [ente accreditato] aveva organizzato per il 4 novembre 2025, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha deciso di confermare ugualmente la data con un nuovo Convegno che – però – non ha l’accreditamento del MIM, per cui non è possibile chiedere un esonero per formazione per il personale scolastico.
Di seguito il programma e le indicazioni per seguire il Convegno:
La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione
Convegno online 4 novembre, ore 9.00 – 13.00
Modera Serena Tusini
RELAZIONI
Militarizzazione e repressione nella scuola Roberta Leoni, Presidente Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Sguardi coloniali. Il genocidio nella didattica della storia Marco Meotto, Docente e ricercatore
Genocidio crimine collettivo. Verso l’israelizzazione della società italiana? Antonio Mazzeo, Insegnante e giornalista
Critica decoloniale dell’accademia neoliberale: La Conoscenza non marcia Mjriam Abu Samra, Ricercatrice e attivista italopalestinese
La scuola per la Palestina: il racconto degli ultimi mesi di lotta Caterina Donattini, BDS Italia
La libertà delle coscienze e il significato della disobbedienza Don Andrea Bigalli, Facoltà Teologica dell’Italia Centrale
La militarizzazione della formazione, tra scuola gabbia e Valditara Tommaso Marcon, Studente OSA
L’Università ai tempi della crisi tra militarizzazione, repressione e riforme Leonardo Cusmai, Studente universitario – Cambiare Rotta
Conclusioni: Roberta Leoni, Il 4 novembre non è la nostra festa!
Appello urgente ai Rettori italiani: richiesta di Dimissioni da Med-Or
Pubblichiamo la Lettera che come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo inviato agli/alle otto Rettori/Rettrici delle università pubbliche che siedono ancora nel Consiglio di amministrazione della Fondazione Med-Or, legata a Leonardo SpA, azienda produttrice di armi esportate e vendute anche a Israele.
Con la presente desideriamo portare un contributo di riflessione rispetto alla Sua partecipazione al Comitato Scientifico della Fondazione Med-Or, in modo da consentirLe di valutare in modo più approfondito l’opportunità di tale scelta, sia individualmente che come rappresentante del Suo Ateneo.
Questo appello viene inviato in questi giorni anche agli altri Rettori delle Università statali presenti ad oggi nel Comitato di Med-Or (siete rimasti in otto dagli iniziali tredici) e, sull’onda delle imponenti proteste del 22 settembre e del 3 e 4 ottobre che hanno attraversato l’Italia, rinnoviamo l’appello alle dimissioni dalla Fondazione controllata da Leonardo, incriminata per complicità nel genocidio a Gaza.
Riteniamo sia indispensabile prendere le distanze, come singolo e come rappresentante del Suo Ateneo, da una realtà come Med-Or, che porta avanti attività di lobbying in Medio Oriente rispetto ad una serie di interessi legati direttamente all’economia del genocidio.
Nella primavera del 2024, sull’ondata delle proteste studentesche e delle oltre 5 mila firme raccolte nella ns. petizione (vedere link in fondo), avevamo scritto a tutti i Rettori ed a tutte le Rettrici per chiedere di rassegnare le dimissioni e soltanto alcuni hanno proceduto da allora.
Adesso, considerato come nel frattempo sia mutato il contesto dei conflitti in corso producendo una percezione più diffusa di gravità delle situazioni che evidenziavamo un anno fa, abbiamo deciso di ribadire la necessità di tale gesto e Le reiteriamo quindi la richiesta di dimettersi dal Comitato Scientifico di Med-Or per lanciare un segnale di dissociazione del mondo accademico dalle strategie e dalle logiche belliche che il Gruppo Leonardo SpA porta avanti anche attraverso le sue Fondazioni, cercando di coprire le sue mani sporche di sangue indossando l’abito prestigioso e rispettabile del mondo accademico. Non si presti anche Lei al gioco di accreditare i mercanti di morte del settore bellico! Si dimetta da Med-Or e condivida nella CRUI con gli altri colleghi Rettori questa eventuale scelta.
Fiduciosi nella comprensione della situazione che Le rappresentiamo, restiamo in attesa di un Suo gesto o di una Sua gradita risposta.
Di seguito troverà alcuni link utili. Ci auguriamo che i nostri spunti siano occasione di una riflessione sulle dimissioni da Med.Or, che riteniamo sempre più urgenti.