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lunedì 10 giugno 2024

I rischi inaccettabili di una guerra nucleare, “spiegati bene” - Massimo Zucchetti

 

Una lezione di un’ora e mezza di Massimo Zucchetti

Questa lezione è la più brutta fra quelle che devo fare ogni anno. In realtà per i miei allievi ingegneri energetici e nucleari della Laurea magistrale al Politecnico andiamo avanti ben più di un’ora e mezza, ma ho deciso di divulgarne questa versione per il pubblico.

Sono un prof. di Impianti Nucleari al Politecnico di Torino. La mia materia principale è la Protezione dalle Radiazioni.

Dato che trovo irresponsabile e atroce che – recentemente – più di un governante parli di una guerra nucleare come un’opzione sì estrema, ma possibile e praticabile, ho ritenuto necessario trasmettere e mettere in pubblico le mie conoscenze di (purtroppo) esperto nel settore.

Provo a raccontarvela io, per ribadire come l’uso di bombe atomiche, piccole, grandi, russe, cinesi, americane, francesi, inglesi non è MAI concepibile, per NESSUN motivo.

Non c’è bisogno di essere studenti universitari, per seguirmi: basta avere un po’ di basi di chimica e fisica, oltre che una grande pazienza.

LA VISIONE DI QUESTA LEZIONE NON È CONSIGLIABILE PER I MINORI o per le persone impressionabili, perché vengono mostrate e discusse molte foto orribili di pazienti affetti da patologie orribili. Non so quanto resisterà su youtube, perché potrebbe essere cancellata in ogni momento per questi motivi.

Ma dovevo farlo. Dovevo spiegarlo a tutte le persone decenti, in quale inferno hanno intenzione di accompagnarci i “Masters of War” che sono al potere oggi in Europa. Con cosa giocano, che cosa mettono sul piatto come “giusto prezzo da pagare” quando aprono bocca.



 

da qui

lunedì 19 settembre 2022

“Le armi non finiranno mai” dicono i Masters of War

 



articoli, video, disegni  musica di Enzo Bianchi, Alberto Negri, Vittorio Rangeloni, Pascal Najadi, Laura Ru, Fabrizio Verde,Matteo Saudino, Stefano Orsi, Clara Statello, Tonio Dell’Olio, Marino Badiale, Manlio Dinucci, Costituente Terra, Pepe Escobar, Fabrizio Verde, Fabio Mini, Libreria delle donne, Davide Malacaria, Tonio Dell’Olio, Massimo Zucchetti, Francesco Masala, Drago Bosnic, Papa Francesco, Antonio Mazzeo, Carlo Rovelli, Roger Waters, Antonio Castronovi, Quino, Nomadi, Giuseppe Cassini, Francesca Lacaita, Antonia Sani, Vauro, Lee Camp, Allegra.



La demente inglese – 1 – Massimo Zucchetti

C’è una demente che è primo ministro inglese. Ha detto che “Gli Stati della NATO attendono l’onore di chi per primo premerà il pulsante per lanciare un attacco atomico contro la Russia”.

Ha detto che “non importa se moriranno molti civili, l’importante è conservare nel mondo gli ideali di libertà dell’Occidente”.

Tutti hanno applaudito la demente inglese. Donna. Forte e volitiva.

Va bene.

Allora vediamo – in tre puntate – cosa succederebbe se quanto ha detto la demente inglese non fosse solo una incosciente zelenskata machista da gradasso del Bar Sport, ma diventasse realtà.

Ti prendo sul serio, demente inglese, prima ministra di una nazione che amo per mille ragioni, che ora non contano.

Facciamo le cose per bene. Da demente quale sei, ma per bene.

Molto probabile che l’attacco avvenga da un sottomarino nucleare, dal mare del Nord.

Sapete che questi giocattoli Massimino vostro li conosce molto bene, per mestiere. UK ha una classe di sottomarini nucleari Vanguard che possono lanciare un bel grappolo di 16 missili nucleari, ognuno da 800 kiloTon.

Pronti? Via. Alleluja, alleluja. Direzione Mosca.

Così impara, sto Putin. Se lo merita.

Rapidi ed invisibili, partono i missili dai sommergibili (canzoncina cara ai fascisti durante la WW2).

Fine della prima puntata.

da qui

 

 

La demente inglese – 2 – Massimo Zucchetti

Nella prima puntata abbiamo visto la demente inglese soddisfare la sua invidia del pene, vuole dimostrare di avercelo più lungo di Putin.

Da un sottomarino partono i missili su Mosca. Tempo un quarto d’ora, eccoli che arrivano.

Finalmente Putin la paga!

Beh, lui no, starà nel suo bunker. In compenso circa tre milioni di moscoviti vanno all’altro mondo, un milioncino subito (i più fortunati), altri due milioni nel giro di giorni, settimane, mesi. Il fall-out il primo giorno tocca anche la Bielorussia, se il vento spira nella direzione giusta: così imparano pure loro.

Chiede Ursula Priscilla von der Leyer Rottermeier: dobbiamo preoccuparci del fall-out sull’Europa? Saranno contaminate le riserve auree della BCE? Ma no, ma no, avrai altro di che preoccuparti, Ursula.

Mentre la demente inglese annuncia la lieta novella, prima del silenzio radio dovuto alle radiazioni, facciamo ancora in tempo a vedere in collegamento sulla maratona Mentana il buon Zelensky che esulta, vestito da scozzese in onore della grande alleata, suona la cornamusa. Viva la NATO!, canta.

La demente inglese, mentre parla in mondovisione, prova a ripetere il discorso di Churchill sulle “lacrime, sudore e sangue” che promette al suo popolo, ma vediamo che ha un tono un po’ esitante, guarda a più riprese in un monitor, si sentono voci concitate dietro le quinte.

Bonelli e i Verdi dicono che sono contro il nucleare, persino su quei pessimi moscoviti. Fanno un appello, intitolato curiosamente “Putin go home”. Ma nessuno li bada, men che meno Putin che ha un po’ da fare.

Le trasmissioni si interrompono per il fall-out elettromagnetico. Le TV tacciono. Questo è un bene, dicono in molti, e li capisco.

Fine della seconda puntata.

da qui

 

 

Operazione militare speciale versus guerra – Francesco Masala

 

Quando il 24 febbraio la Russia parlava di Operazione Militare Speciale e non di Guerra sembrava una boutade di Putin, col tempo abbiamo visto che avevano ragione.

Guerra è il bombardamento a tappeto come a Bagdad, Hiroshima e Nagasaki, Belgrado, per coincidenza tutti effettuati dai buoni.

In realtà quella in Ucraina è una guerra atipica, pare che muoiano più militari che civili, come un tempo.

Fra qualche tempo qualcuno ricorderà le pretese della Russia prima del 24 febbraio, ragionevoli, col senno di poi, e si pentirà di non aver negoziato prima del conflitto, e i russi ricorderanno di chi li voleva distruggere.

Ma ipotizziamo che “vinca” l’Ucraina, cioè la Nato.

L’Italia sosterrà un regime che bombarda i suoi cittadini che parlano il russo, ammazza i giornalisti, e non solo, la cui lista viene pubblicata e aggiornata continuamente, si continueranno a produrre virus in laboratori fuorilegge nei paesi “civili”, dai militari e dalle case farmaceutiche, per non parlare dei neonazisti, utili esecutori di ordini indicibili.

Il primo ministro inglese Liz Truss, gloriosa studiosa della geografia, pare contenta di usare le bombe atomiche, come forse Ursula van der Leyen, fa parte delle responsabilità del Potere nello scontro di civiltà.

Un lancio di bungee jumping con l’elastico per capelli, a loro che amano il rischio (per gli altri), potrebbe aiutarle a ragionare meglio.

 

L’Italia e l’Europa affondano sul gas: ma lo sapevamo da un pezzo – Alberto Negri

 

Alla vigilia della guerra avvisavo sul Manifesto e su Facebook che questa per noi sarebbe stata la guerra del gas e che gli esperti prevedevano razionamenti se non fossimo intervenuti per tempo. In tv la settimana scorsa sottolineavo che il tetto al prezzo del gas nella Ue era di difficile attuazione. Non si trattava di essere dei maghi ma di fare quattro conti. La Turchia, Paese della Nato che rifornisce di armi Kiev, non ha imposto alcuna sanzione a Mosca sul gas e sul resto. Avremmo dovuto applicare sanzioni progressive, commisurate alla situazione del Paese. Con la recessione in vista non aiutiamo noi e neppure la ricostruzione dell’Ucraina. Il resto sono chiacchiere di gente irresponsabile e incompetente.

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domenica 28 agosto 2022

La guerra finirà solo con la sconfitta della Russia...

...dicono gli irresponsabili, al bar della guerra, giocando con la vita degli altri.




articoli e immagini e video di Enrico Peyretti, Josè Nivoi, Anna Myroniuk, Alexander Khrebet, Roger Waters, Lorenzo Poli, Anatol Lieven, Alfonso Navarra, Antonia Sani, Alex Zanotelli, Massimo Zucchetti, Enrico Tomaselli, William Schryver, Francesco Vignarca, Michael Roberts, Franco Fracassi, Matteo Saudino, Mannlio Dinucci, F. William Engdahl, John Mearsheimer, Roberto Buffagni, Antonio Mazzeo, Vittorio Rangeloni, Francesco Masala, Francesco Sylos Labini, Laura Schrader, Gian Marco Martignoni,Pierluigi Fagan, Carlos Latuff, Mauro Biani, Patrizia Cecconi, Nico Maccentelli


PER UN PROGRAMMA DI PACE – Enrico Peyretti

 

Pubblichiamo degli “Appunti” di Enrico Peyretti per un programma di pace ad uso dei partiti e dei gruppi che si candidano alle elezioni del 25 Settembre

 

0 – Premessa – La questione della pace include tutte le altre: giustizia, economia, povertà,
ambiente, lavoro, salute, relazioni internazionali, scuola e istruzione, informazione, libertà…
1 – Per la pace è necessario ripudiare la guerra, per impegno costituzionale e razionalità politica.
Oggi, ma già da Hiroshima, la guerra non è più giustificabile, è impossibile che abbia fini giusti senza pericoli estremi, totali. La guerra è fuori e contro la ragione politica.
Ma non basta. È necessario emanciparsi moralmente e smontare politicamente l’enorme apparato bellico, spreco di risorse, produttore di cultura di guerra, di corruzione civile, di focolai di guerra.
2 – Per la pace è necessario negare collaborazione politica, economica, culturale, emotiva, alle politiche di guerra.
Ma non basta. È necessario, in positivo, costruire una propositiva cultura etico-politica di pace, una cultura che riconosce i conflitti reali di ogni genere, ma li pensa e li affronta in modo nuovo e radicalmente alternativo:

1) con strategie non distruttive;

2) con la disposizione civile fondamentale che ripudia l’uccisione di persone umane come inumano mezzo di azione, sempre illegale e degradante, impolitico;
3) con azioni di difesa non identiche, nel metodo armato, all’offesa ricevuta, quindi con azioni di resistenza popolare attiva nonviolenta, di disobbedienza coraggiosa che frustra il potere ingiusto, come fecero efficacemente (per fare un solo esempio meno noto, tra molti nella storia) le donne di Carrara, nel luglio 1944, disobbedendo in massa davanti alle armi naziste che imponevano lo sgombero della città.
3 – Per la pace è necessario uscire dalle culture politiche militari e dalle alleanze militari di difesa offensiva.

Ma non basta. È necessario, in positivo, diffondere nella cultura etico-politica dei cittadini e cittadine l’obiezione di coscienza personale (come papa Francesco ha proposto ai giovani nell’incontro internazionale di Praga, 13 luglio 2022, vedi vatican.va), che rifiuta ogni collaborazione alla guerra, nell’esercito, nell’industria, nel lavoro personale, nella informazione e cultura.
È necessario, in positivo, istituire corpi civili di pace, istituzioni pubbliche di volontari e volontarie, come già esistono nel volontariato civile non governativo, preparati alla intermediazione nei conflitti, alla solidarietà e soccorso delle popolazioni, a sostenere la difesa popolare nonviolenta, alla interposizione tra gruppi in guerra, alla internazionalizzazione di ogni conflitto nel quadro legale obbligatorio delle Nazioni Unite, che, in nome della unica Umanità, vuole definitivamente «salvare le future generazioni dal flagello della guerra» (Statuto delle Nazioni Unite, Premessa), con la sua proibizione e punizione legale.
4. L’abolizione legale e politica della guerra è il passo di civiltà e umanizzazione richiesto a queste nostre generazioni e all’azione politica odierna. L’umanità nella sua storia ha saputo abolire altre istituzioni disumane, per umanizzarsi. A noi è chiesta fiducia e volontà. L’abolizione della guerra è la definitiva misura della nostra umanità.

da qui

 

 

Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico – Francesco Masala

 

I nemici dell’Italia stanno lavorando (vedi qui), ma sono gli amici degli amici, mica come la Russia.

L’Italia regala 200 milioni di euro per la scuola ucraina, per allevare nuovi balilla, in Italia non esistono bambini poveri, non esistono malati che non si possono curare, persone che non potranno pagare le bollette dell’energia elettrica e del gas.

Si continua a mandare armi, per far finire prima la guerra. Visto il successo della strategia d’ora in poi in Italia si combatterà l’alcolismo offrendo liquori agli alcolisti.

La nostra stampa di regime, che passa le veline dei ministeri della guerra, continua a osannare le sorti magnifiche e progressive dell’esercito ucraino e dei loro comandanti, quelli che usano i civili come scudi umani, in un regime di apartheid verso i russofoni dell’Ucraina.

Eppure basterebbe ascoltare Franco Fracassi, Vittorio Rangeloni, Stefano Orsi, Manlio Dinucci, fra gli altri (pochi) che raccontano le cose come sono.

Qualcuno pensava che la Russia avrebbe fatto la fine dell’Unione Sovietica, ma sembra che non sia così.

Putin è cattivo, Al Sisi (chi se ne frega di Giulio Regeni), Mohammad bin Salman (chi se ne frega di Jamal Kashoggi), Israele (chi se ne frega di tutti i palestinesi) sono buoni.

Sembra passato un secolo da quando la Russia chiedeva il Donbass, visto che il governo ucraino è nemico dei suoi cittadini di lingua russa, chiedeva la non adesione alla Nato e la neutralità dell’Ucraina.

L’Ucraina non era d’accordo, voleva l’integrità territoriale, fra pochi mesi sarà disintegrata, una parte sarà russa, una parte polacca, una parte sarà un nuovo stato di proprietà di Cargill, Monsanto e Gates, per comodità si chiamerà Ucraina.

continua qui

giovedì 20 agosto 2020

LE ARMI CHIMICHE DELLE FORZE DELL’ORDINE CONTRO I NO MUOS DI NISCEMI - Antonio Mazzeo

 

Mi chiamano da parte mentre ascoltavo gli interventi a fine corteo. “Antonio, ho sentito che stanno preparando i lacrimogeni”. Mi sembra impossibile. Non ci sono state tensioni nel corso della manifestazione. Centinaia di persone con bandiere e striscioni colorati, gli antichi slogan anti-yankee e diverse famiglie con bambini e palloncini al seguito. Mi avvicino al cancello principale dove ragazze e ragazzi battono ritmicamente con il palmo l’inferriata. Dall’altra parte il nervosismo è evidente, ci sono i celerini in tenuta antisommossa e una riproduzione in salsa italiana del VII cavalleggeri.

Francamente il tutto mi sembra scenograficamente rituale e non riesco a immaginare che si pensi davvero di punire l’appuntamento No MUOS con l’ennesima stupida prova di forza istituzionale. C’è però un tizio in camicia azzurra, testa calva e barbetta alla moda, che si mostra scomposto e pronuncia proprio la parola lacrimogeni. Non lo conosco ma credo sia il funzionario PS a cui è stata delegata la gestione della piazza. Dentro e fuori dalla base militare USA decine di agenti in polo e borsello filmano ossessivamente ogni dettaglio. Un mastino stile robocop si affianca al capo in camicia azzurra con un candelotto in mano. “Ok. Andiamo!”.

Il primo lacrimogeno sorvola di poco il cancello della base per ricadere a una decina di metri alle spalle dei giovani che tambureggiano l’inferriata. Poi ne vola un secondo e poi ancora un terzo. Il fumo acre si espande, c’è un fuggi fuggi generale, vedo anche dei bambini, ma non è facile allontanarsi perché il leggero vento spinge la nube tossica indietro verso il cancello. Alle mie spalle ridono come sciocchi i videomaker di PoliceTV. Io piango invece come uno sciocco per la rabbia e per i gas e perdo il conto dei lacrimogeni vigliaccamente lanciati a mano ad altezza d’uomo.

I militi dell’ordine pubblico confidano in una risposta dei manifestanti per potersi dilettare con gli sfollagenti, ma la provocazione fallisce miseramente. Tutti si ricompongono in ordine accanto alle casse e al microfono e l’assemblea NO MUOS continua come se nulla sia accaduto e nulla alla fine accadrà. Forse al giovane leader della repressione di Stato giungerà l’encomio del questore e del prefetto e magari perfino un ringraziamento ufficiale in carta intestata con l’aquila a stelle e strisce. Da parte nostra solo il disprezzo per un atto di guerra che come tutti gli atti di guerra è vile, gratuito, ignobile e infame.

“Artifizio a frammentazione per lancio a mano a caricamento lacrimogeno al C.S.”, riporta nell’involucro un lacrimogeno rinvenuto sul prato. Le indicazioni contenute nel bando di acquisto della Polizia di Stato specificano che si tratta di un ordigno esplosivo “con una miscela lacrimogena al CS”, la cui “emissione del fumo di combustione deve essere regolare, continua e costante per una durata tra i 10 e i 25 secondi”. A spiegare cosa si nasconda dietro la misteriosa composizione “CS” è il professore Massimo Zucchetti, docente del Politecnico di Torino, in un suo recente rapporto sui danni all’uomo e all’ambiente del gas lacrimogeno. “Il composto chimico gas CS utilizzato contro i dimostranti in Val di Susa ripetutamente nel 2011 ed anni seguenti, a Genova nel 2001, e in vari scenari esteri quali Palestina, Tunisia, Algeria, Turchia, etc., viene sintetizzato chimicamente facendo reagire due composti chimici: 2-clorobenzaldeide e malononitrile”, spiega Zucchetti. “Lo stato naturale del CS è solido ma è solubile in acqua e il suo impiego abituale è sotto forma di aerosol, fumo o vapore. Gli impieghi comuni sono quelli bellici o da parte della polizia. Benché classificata come un’arma non letale per il controllo delle rivolte, sono stati dimostrati effetti tossici: oltre a danneggiare pericolosamente i polmoni, il CS può nuocere gravemente al cuore e al fegato”.

Gli effetti immediati del gas si verificano a bassa concentrazione e dipendono dall’azione irritante sulle mucose e sulla cute. Essendo un gas lacrimogeno, il CS ha come azione immediata quella di provocare un’intensa lacrimazione ma può provocare anche congiuntiviti, edema periorbitario e danni ritardati quali cataratta, emorragie del vitreo e neuropatie del nervo ottico. “Inoltre, questo gas provoca l’aumento della pressione oculare e può precipitare l’insorgenza di glaucoma acuto nei soggetti predisposti; l’effetto irritante sugli occhi è più evidente sui soggetti che indossano lenti a contatto”, aggiunge il prof. Massimo Zucchetti.

L’inalazione di gas CS ha ovviamente gravi effetti sull’apparato respiratorio: irritazione delle vie aeree con congestione nasale e rinorrea, laringite, tracheite, irritazione bronchiale con tosse e catarro copioso. “In casi severi la laringite può comportare laringospasmo e l’irritazione delle basse vie aeree può esitare in un quadro molto grave noto come Acute Respiratory Distress Syndrome”, spiega il docente del Politecnico. “Il contatto di questo gas con la pelle provoca sensazione di bruciore che in genere regredisce rapidamente ma la contaminazione degli abiti può prolungarne gli effetti e, in casi di esposizioni prolungate, si può giungere a vere e proprie ustioni”. Altrettanto problematici gli effetti del CS a livello gastrointestinale: irritazione delle mucose, comparsa di nausea, vomito, inappetenza, diarrea, dolori addominali e in alcuni casi perfino epatopatia acuta.

Il gas CS fa parte dell’equipaggiamento delle forze dell’ordine italiane dal 1991. Il Regolamento che stabilisce i criteri per determinare l’armamento in dotazione all’Amministrazione della pubblica sicurezza e al personale della Polizia di Stato recita all’art. 12 che “gli artifici sfollagente si distinguono in artifici per lancio a mano e artifici per lancio con idoneo dispositivo o con arma lunga. Entrambi sono costituiti da un involucro contenente una miscela di CS o agenti similari, ad effetto neutralizzante reversibile”.

Dal punto di vista meramente tecnico i lacrimogeni con CS sono classificati come “armi da guerra di terza categoria”, ossia “armi chimiche”: la vigente regolamentazione include in questa categoria tutti i gas, i liquidi e i solidi, che, diffusi nell’area, in acqua o sul terreno, producono negli esseri viventi lesioni di varia natura, tali da inficiare, permanentemente, la salute dell’organismo umano. Tali sostanze si suddividono in asfissianti (cloro, bromo, perossido di azoto); tossiche (acido cianidrico); vescicatorie (iprite); nervine; irritanti (cloroacetofenone), come i gas usati per i lacrimogeni.

La Convenzione internazionale di Ginevra ha bandito l’uso di armi chimiche nel corso di un conflitto; di contro i gas lacrimogeni vengono impunemente utilizzati da buona parte delle forze di polizia a livello internazionale per reprimere violentemente pacifiche manifestazioni di dissenso e di protesta. L’escalation nell’impiego di gas tossici in funzione di “ordine pubblico” è stata documentata da Amnesty International; dal giugno 2020, l’ONG ha dato vita a un sito internet interattivo che raccoglie immagini, video e report sulle violazioni dei diritti umani e gli attentati alla salute umana perpetrati dalle forze dell’ordine grazie a questi dispositivi bellici non convenzionali.

“Gli abusi più evidenti comprendono il lancio di gas lacrimogeni in spazi chiusi o direttamente sugli individui, l’uso di quantità eccessive, l’impiego nel corso di proteste pacifiche e contro gruppi di persone che hanno meno capacità di fuggire o che sono più esposti ai loro effetti, come bambini, anziani e persone con disabilità”, riporta Amnesty International. E’ esattamente quanto accaduto a Niscemi, sabato 8 agosto 2020, contro i NO MUOS. Non si è trattato di uno “spazio chiuso”, è vero. Lo scenario dell’ennesima guerra chimica combattuta dai poliziotti italiani era “solo” una riserva naturale e “area protetta”, l’ultima sughereta residuale della Sicilia…

da qui

martedì 20 novembre 2012

A noi d’Israele ci piace vincere facile - Massimo Zucchetti


Cinquanta a tre. Cinquanta morti palestinesi in questi giorni, contro i tre morti israeliani iniziali dovuti ai razzi di Hamas. Credo che Israele possa essere contento, ha recuperato alla grande e mi pare stia vincendo questa guerra. Uno degli Stati più militarizzati e organizzati del mondo, contro una Striscia di Palestinesi, piena di civili.
Se poi contiamo che fra i morti palestinesi ci sono circa una decina di bambini, possiamo addirittura fare questo calcolo per vedere che il risultato di Israele migliora. La speranza di vita attesa da un bambino di cinque anni, gli anni che doveva vivere e non vivrà mai, perché morto sotto le bombe, sono circa settanta, diciamo il doppio di un uomo medio.
Allora, il bilancio sale, a favore di Israele: i bambini valgono doppio, e quindi Israele sta vincendo sessanta a tre. Molto bene.
Dimenticavo, fra i morti palestinesi anche una donna incinta: vale doppio, anzi triplo. Quindi siamo sessantadue a tre. Ottimo risultato. Se andiamo sui feriti, poi, cresce la contentezza israeliana: i feriti palestinesi, tutti civili, moltissimi bambini e ragazzi, sono centinaia, oltre 350: gli ospedali sono allo stremo, è davvero un grande risultato.
Se poi contiamo i danni materiali, le case bombardate e distrutte, le infrastrutture, davvero qui siamo ad un vero trionfo. Fra poco, al ritmo di mille attacchi aerei in tre giorni, ovvero uno ogni cinque minuti, l’intera Striscia di Gaza sarà ridotta ad un cumulo di macerie. Una grande vittoria…

sabato 3 novembre 2012

Viva Verdi - Massimo Zucchetti

All'Università di Torino, lo scorso anno (anno accademico 2011-12) studenti esterni alla Regione e meritevoli hanno vinto, con regolare domanda e graduatoria, posti-letto e borse di studio gestite, come da decenni ormai, dall'EDISU, l’ente regionale del Piemonte per il diritto allo studio. Peccato che questi posti, queste borse di studio, non si siano mai concretizzati: l'EDISU, in grave crisi economica per i terribili tagli voluti dalla Regione Piemonte, ha tagliato quei posti e non ha concesso quelle borse. E gli studenti, in mezzo a una strada, si sono mobilitati. In Via Verdi 15, a Torino, c’è stata fino all'anno scorso una residenza universitaria da 200 posti letto per studenti fuori sede, e doveva chiudere. Gli studenti hanno iniziato una bella esperienza di autogestione, trasformandola in “Verdi 15 occupata” e sostituendosi alle istituzioni che volevano chiuderla e renderla un fantasma.
Sono passato a trovarli, qualche volta, la scorsa primavera, i ragazzi della “Verdi 15″  ed ho pensato – ricordando “i miei tempi” della fine anni ’70  – che davvero le cose cambiano: una autogestione “pulita”, attenta anche alla conservazione del luogo, che ospita tantissimi studenti da tutto il mondo. Molti docenti ed esponenti della cultura torinese – e non – hanno fatto una visita, hanno tenuto una lezione o un seminario alla “Verdi 15”.Che però era diventata qualcosa di più di un buon posto dove dormire: gli studenti ne avevano fatto un progetto culturale, un luogo di incontro tra diverse culture, un’opportunità per tutti di fruire liberamente dei saperi. Molti “laboratori” e seminari, cineforum, una palestra, un’aula-studio, una ciclo-officina, eccetera. Era – anche solo dal punto di vista di uno studente fuori sede che arriva a Torino – un ottimo studentato in cui andare a stabilirsi, con una atmosfera piacevole. Se insomma il “diritto allo studio” è stato negato dai tagli davvero fatti con l’accetta, gli studenti avevano dimostrato che l’autogestione di ciò che è lasciato all’abbandono o all’incuria può funzionare…
…Io invece dico un ironico, ma serio “grazie” a chi ha deciso questa assurda iniziativa di sgombero.
Certo, è  facile per me dirlo da oltre 10.000 km di distanza, senza aver preso le botte, senza aver subito e sentito sulla propria pelle e sul proprio corpo quei brutali episodi, la tensione, la violenza, l’amarezza dei propri sforzi vanificati in apparenza. Tuttavia, precisato  questo, io dico “grazie”, come a suo tempo ringraziai la signora Gelmini per come aveva fatto ridiventare l’Università italiana un luogo di lotta, che ha allevato una generazione di studenti di nuovo consapevoli che l’università non è un marchionnificio. Proprio come quelli della “Verdi 15″ e come tutti quelli che staranno con loro.
Quanto è successo, e chi l’ha ordinato non poteva né doveva attendersi altro, riaccenderà come uno zolfanello buttato sulla benzina la voglia di lottare degli studenti – torinesi e non: già lo si vede dalle moltissime manifestazioni di solidarietà e condivisione, di sostegno e di appoggio concreto, avute dai ragazzi della “Verdi 15” un po’ da tutta Italia. Le mobilitazioni dei prossimi giorni lo dimostreranno.
Se questo sarà il risultato, colpire la “Verdi 15” (che tuttavia non è più da tempo soltanto una residenza con dei letti, ma una realtà culturale e come tale quindi continuerà ad esistere e resistere anche fuori dall’edificio in via Verdi 15) sortirà esattamente l’effetto opposto rispetto a chi sperava di lanciare un segnale che intimidisse e spaventasse: una rinnovata stagione di iniziative, di condivisioni, di lotte.
Grazie, allora, perché dopo decenni non ci conoscete ancora. Perché non li conoscete ancora, quei ragazzi che hanno tutta la mia solidarietà: non molleremo, non molleranno mai.