Una lezione di un’ora e mezza di Massimo Zucchetti
Questa lezione è la più brutta fra quelle che devo fare ogni anno. In
realtà per i miei allievi ingegneri energetici e nucleari della Laurea
magistrale al Politecnico andiamo avanti ben più di un’ora e mezza, ma ho
deciso di divulgarne questa versione per il pubblico.
Sono un prof. di Impianti Nucleari al Politecnico di Torino. La mia materia
principale è la Protezione dalle Radiazioni.
Dato che trovo irresponsabile e atroce che – recentemente – più di un
governante parli di una guerra nucleare come un’opzione sì estrema, ma
possibile e praticabile, ho ritenuto necessario trasmettere e mettere in
pubblico le mie conoscenze di (purtroppo) esperto nel settore.
Provo a raccontarvela io, per ribadire come l’uso di bombe atomiche,
piccole, grandi, russe, cinesi, americane, francesi, inglesi non è MAI
concepibile, per NESSUN motivo.
Non c’è bisogno di essere studenti universitari, per seguirmi: basta avere
un po’ di basi di chimica e fisica, oltre che una grande pazienza.
LA VISIONE DI QUESTA LEZIONE NON È CONSIGLIABILE PER I MINORI o per le
persone impressionabili, perché vengono mostrate e discusse molte foto orribili
di pazienti affetti da patologie orribili. Non so quanto resisterà su youtube,
perché potrebbe essere cancellata in ogni momento per questi motivi.
Ma dovevo farlo. Dovevo spiegarlo a tutte le persone decenti, in quale
inferno hanno intenzione di accompagnarci i “Masters of War” che sono al potere
oggi in Europa. Con cosa giocano, che cosa mettono sul piatto come “giusto
prezzo da pagare” quando aprono bocca.
articoli, video, disegni musica di Enzo Bianchi, Alberto Negri, Vittorio Rangeloni, Pascal Najadi, Laura Ru, Fabrizio Verde,Matteo Saudino, Stefano Orsi, Clara Statello, Tonio Dell’Olio, Marino Badiale, Manlio Dinucci, Costituente Terra, Pepe Escobar, Fabrizio Verde, Fabio Mini,Libreria delle donne,Davide Malacaria, Tonio Dell’Olio, Massimo Zucchetti, Francesco Masala, Drago Bosnic, Papa Francesco, Antonio Mazzeo, Carlo Rovelli, Roger Waters, Antonio Castronovi, Quino, Nomadi, Giuseppe Cassini, Francesca Lacaita, Antonia Sani, Vauro, Lee Camp, Allegra.
La demente inglese – 1 – Massimo Zucchetti
C’è una demente che è primo ministro inglese. Ha detto che “Gli Stati della NATO attendono l’onore di chi per primo premerà il pulsante per lanciare un attacco atomico contro la Russia”.
Ha detto che “non importa se moriranno molti civili, l’importante è conservare nel mondo gli ideali di libertà dell’Occidente”.
Tutti hanno applaudito la demente inglese. Donna. Forte e volitiva.
Va bene.
Allora vediamo – in tre puntate – cosa succederebbe se quanto ha detto la demente inglese non fosse solo una incosciente zelenskata machista da gradasso del Bar Sport, ma diventasse realtà.
Ti prendo sul serio, demente inglese, prima ministra di una nazione che amo per mille ragioni, che ora non contano.
Facciamo le cose per bene. Da demente quale sei, ma per bene.
Molto probabile che l’attacco avvenga da un sottomarino nucleare, dal mare del Nord.
Sapete che questi giocattoli Massimino vostro li conosce molto bene, per mestiere. UK ha una classe di sottomarini nucleari Vanguard che possono lanciare un bel grappolo di 16 missili nucleari, ognuno da 800 kiloTon.
Pronti? Via. Alleluja, alleluja. Direzione Mosca.
Così impara, sto Putin. Se lo merita.
Rapidi ed invisibili, partono i missili dai sommergibili (canzoncina cara ai fascisti durante la WW2).
Da un sottomarino partono i missili su Mosca. Tempo un quarto d’ora, eccoli che arrivano.
Finalmente Putin la paga!
Beh, lui no, starà nel suo bunker. In compenso circa tre milioni di moscoviti vanno all’altro mondo, un milioncino subito (i più fortunati), altri due milioni nel giro di giorni, settimane, mesi. Il fall-out il primo giorno tocca anche la Bielorussia, se il vento spira nella direzione giusta: così imparano pure loro.
Chiede Ursula Priscilla von der Leyer Rottermeier: dobbiamo preoccuparci del fall-out sull’Europa? Saranno contaminate le riserve auree della BCE? Ma no, ma no, avrai altro di che preoccuparti, Ursula.
Mentre la demente inglese annuncia la lieta novella, prima del silenzio radio dovuto alle radiazioni, facciamo ancora in tempo a vedere in collegamento sulla maratona Mentana il buon Zelensky che esulta, vestito da scozzese in onore della grande alleata, suona la cornamusa. Viva la NATO!, canta.
La demente inglese, mentre parla in mondovisione, prova a ripetere il discorso di Churchill sulle “lacrime, sudore e sangue” che promette al suo popolo, ma vediamo che ha un tono un po’ esitante, guarda a più riprese in un monitor, si sentono voci concitate dietro le quinte.
Bonelli e i Verdi dicono che sono contro il nucleare, persino su quei pessimi moscoviti. Fanno un appello, intitolato curiosamente “Putin go home”. Ma nessuno li bada, men che meno Putin che ha un po’ da fare.
Le trasmissioni si interrompono per il fall-out elettromagnetico. Le TV tacciono. Questo è un bene, dicono in molti, e li capisco.
Operazione militare speciale versus guerra – Francesco Masala
Quando il 24 febbraio la Russia parlava di Operazione Militare Speciale e non di Guerra sembrava una boutade di Putin, col tempo abbiamo visto che avevano ragione.
Guerra è il bombardamento a tappeto come a Bagdad, Hiroshima e Nagasaki, Belgrado, per coincidenza tutti effettuati dai buoni.
In realtà quella in Ucraina è una guerra atipica, pare che muoiano più militari che civili, come un tempo.
Fra qualche tempo qualcuno ricorderà le pretese della Russia prima del 24 febbraio, ragionevoli, col senno di poi, e si pentirà di non aver negoziato prima del conflitto, e i russi ricorderanno di chi li voleva distruggere.
Ma ipotizziamo che “vinca” l’Ucraina, cioè la Nato.
L’Italia sosterrà un regime che bombarda i suoi cittadini che parlano il russo, ammazza i giornalisti, e non solo, la cui lista viene pubblicata e aggiornata continuamente, si continueranno a produrre virus in laboratori fuorilegge nei paesi “civili”, dai militari e dalle case farmaceutiche, per non parlare dei neonazisti, utili esecutori di ordini indicibili.
Il primo ministro inglese Liz Truss, gloriosa studiosa della geografia, pare contenta di usare le bombe atomiche, come forse Ursula van der Leyen, fa parte delle responsabilità del Potere nello scontro di civiltà.
Un lancio di bungee jumping con l’elastico per capelli, a loro che amano il rischio (per gli altri), potrebbe aiutarle a ragionare meglio.
L’Italia e l’Europa affondano sul gas: ma lo sapevamo da un pezzo – Alberto Negri
Alla vigilia della guerra avvisavo sul Manifesto e su Facebook che questa per noi sarebbe stata la guerra del gas e che gli esperti prevedevano razionamenti se non fossimo intervenuti per tempo. In tv la settimana scorsa sottolineavo che il tetto al prezzo del gas nella Ue era di difficile attuazione. Non si trattava di essere dei maghi ma di fare quattro conti. La Turchia, Paese della Nato che rifornisce di armi Kiev, non ha imposto alcuna sanzione a Mosca sul gas e sul resto. Avremmo dovuto applicare sanzioni progressive, commisurate alla situazione del Paese. Con la recessione in vista non aiutiamo noi e neppure la ricostruzione dell’Ucraina. Il resto sono chiacchiere di gente irresponsabile e incompetente.
...dicono gli irresponsabili, al bar della guerra, giocando con la vita degli altri.
articoli e immagini e video di Enrico Peyretti, Josè Nivoi, Anna Myroniuk, Alexander Khrebet, Roger Waters, Lorenzo Poli, Anatol Lieven, Alfonso Navarra, Antonia Sani, Alex Zanotelli, Massimo Zucchetti, Enrico Tomaselli, William Schryver, Francesco Vignarca, Michael Roberts, Franco Fracassi, Matteo Saudino, Mannlio Dinucci, F. William Engdahl, John Mearsheimer, Roberto Buffagni, Antonio Mazzeo, Vittorio Rangeloni, Francesco Masala, Francesco Sylos Labini, Laura Schrader, Gian Marco Martignoni,Pierluigi Fagan, Carlos Latuff, Mauro Biani, Patrizia Cecconi, Nico Maccentelli
PER UN PROGRAMMA DI PACE – Enrico Peyretti
Pubblichiamo degli “Appunti” di Enrico Peyretti per un programma di pace ad uso dei partiti e dei gruppi che si candidano alle elezioni del 25 Settembre
0 – Premessa – La questione della pace include tutte le altre: giustizia, economia, povertà, ambiente, lavoro, salute, relazioni internazionali, scuola e istruzione, informazione, libertà… 1 – Per la pace è necessario ripudiare la guerra, per impegno costituzionale e razionalità politica. Oggi, ma già da Hiroshima, la guerra non è più giustificabile, è impossibile che abbia fini giusti senza pericoli estremi, totali. La guerra è fuori e contro la ragione politica. Ma non basta. È necessario emanciparsi moralmente e smontare politicamente l’enorme apparato bellico, spreco di risorse, produttore di cultura di guerra, di corruzione civile, di focolai di guerra. 2 – Per la pace è necessario negare collaborazione politica, economica, culturale, emotiva, alle politiche di guerra. Ma non basta. È necessario, in positivo, costruire una propositiva cultura etico-politica di pace, una cultura che riconosce i conflitti reali di ogni genere, ma li pensa e li affronta in modo nuovo e radicalmente alternativo:
1) con strategie non distruttive;
2) con la disposizione civile fondamentale che ripudia l’uccisione di persone umane come inumano mezzo di azione, sempre illegale e degradante, impolitico; 3) con azioni di difesa non identiche, nel metodo armato, all’offesa ricevuta, quindi con azioni di resistenza popolare attiva nonviolenta, di disobbedienza coraggiosa che frustra il potere ingiusto, come fecero efficacemente (per fare un solo esempio meno noto, tra molti nella storia) le donne di Carrara, nel luglio 1944, disobbedendo in massa davanti alle armi naziste che imponevano lo sgombero della città. 3 – Per la pace è necessario uscire dalle culture politiche militari e dalle alleanze militari di difesa offensiva.
Ma non basta. È necessario, in positivo, diffondere nella cultura etico-politica dei cittadini e cittadine l’obiezione di coscienza personale (come papa Francesco ha proposto ai giovani nell’incontro internazionale di Praga, 13 luglio 2022, vedi vatican.va), che rifiuta ogni collaborazione alla guerra, nell’esercito, nell’industria, nel lavoro personale, nella informazione e cultura. È necessario, in positivo, istituire corpi civili di pace, istituzioni pubbliche di volontari e volontarie, come già esistono nel volontariato civile non governativo, preparati alla intermediazione nei conflitti, alla solidarietà e soccorso delle popolazioni, a sostenere la difesa popolare nonviolenta, alla interposizione tra gruppi in guerra, alla internazionalizzazione di ogni conflitto nel quadro legale obbligatorio delle Nazioni Unite, che, in nome della unica Umanità, vuole definitivamente «salvare le future generazioni dal flagello della guerra» (Statuto delle Nazioni Unite, Premessa), con la sua proibizione e punizione legale. 4. L’abolizione legale e politica della guerra è il passo di civiltà e umanizzazione richiesto a queste nostre generazioni e all’azione politica odierna. L’umanità nella sua storia ha saputo abolire altre istituzioni disumane, per umanizzarsi. A noi è chiesta fiducia e volontà. L’abolizione della guerra è la definitiva misura della nostra umanità.
Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico – Francesco Masala
I nemici dell’Italia stanno lavorando (vedi qui), ma sono gli amici degli amici, mica come la Russia.
L’Italia regala 200 milioni di euro per la scuola ucraina, per allevare nuovi balilla, in Italia non esistono bambini poveri, non esistono malati che non si possono curare, persone che non potranno pagare le bollette dell’energia elettrica e del gas.
Si continua a mandare armi, per far finire prima la guerra. Visto il successo della strategia d’ora in poi in Italia si combatterà l’alcolismo offrendo liquori agli alcolisti.
La nostra stampa di regime, che passa le veline dei ministeri della guerra, continua a osannare le sorti magnifiche e progressive dell’esercito ucraino e dei loro comandanti, quelli che usano i civili come scudi umani, in un regime di apartheid verso i russofoni dell’Ucraina.
Eppure basterebbe ascoltare Franco Fracassi, Vittorio Rangeloni, Stefano Orsi, Manlio Dinucci, fra gli altri (pochi) che raccontano le cose come sono.
Qualcuno pensava che la Russia avrebbe fatto la fine dell’Unione Sovietica, ma sembra che non sia così.
Putin è cattivo, Al Sisi (chi se ne frega di Giulio Regeni), Mohammad bin Salman (chi se ne frega di Jamal Kashoggi), Israele (chi se ne frega di tutti i palestinesi) sono buoni.
Sembra passato un secolo da quando la Russia chiedeva il Donbass, visto che il governo ucraino è nemico dei suoi cittadini di lingua russa, chiedeva la non adesione alla Nato e la neutralità dell’Ucraina.
L’Ucraina non era d’accordo, voleva l’integrità territoriale, fra pochi mesi sarà disintegrata, una parte sarà russa, una parte polacca, una parte sarà un nuovo stato di proprietà di Cargill, Monsanto e Gates, per comodità si chiamerà Ucraina.
Mi
chiamano da parte mentre ascoltavo gli interventi a fine corteo. “Antonio, ho
sentito che stanno preparando i lacrimogeni”. Mi sembra impossibile. Non ci
sono state tensioni nel corso della manifestazione. Centinaia di persone con
bandiere e striscioni colorati, gli antichi slogan anti-yankee e diverse
famiglie con bambini e palloncini al seguito. Mi avvicino al cancello
principale dove ragazze e ragazzi battono ritmicamente con il palmo
l’inferriata. Dall’altra parte il nervosismo è evidente, ci sono i celerini in
tenuta antisommossa e una riproduzione in salsa italiana del VII cavalleggeri.
Francamente
il tutto mi sembra scenograficamente rituale e non riesco a immaginare che si pensi
davvero di punire l’appuntamento No MUOS con l’ennesima stupida prova di forza
istituzionale. C’è però un tizio in camicia azzurra, testa calva e barbetta
alla moda, che si mostra scomposto e pronuncia proprio la parola lacrimogeni.
Non lo conosco ma credo sia il funzionario PS a cui è stata delegata la
gestione della piazza. Dentro e fuori dalla base militare USA decine di agenti
in polo e borsello filmano ossessivamente ogni dettaglio. Un mastino stile
robocop si affianca al capo in camicia azzurra con un candelotto in mano. “Ok.
Andiamo!”.
Il primo
lacrimogeno sorvola di poco il cancello della base per ricadere a una decina di
metri alle spalle dei giovani che tambureggiano l’inferriata. Poi ne vola un
secondo e poi ancora un terzo. Il fumo acre si espande, c’è un fuggi fuggi
generale, vedo anche dei bambini, ma non è facile allontanarsi perché il
leggero vento spinge la nube tossica indietro verso il cancello. Alle mie
spalle ridono come sciocchi i videomaker di PoliceTV. Io piango invece come uno
sciocco per la rabbia e per i gas e perdo il conto dei lacrimogeni
vigliaccamente lanciati a mano ad altezza d’uomo.
I militi
dell’ordine pubblico confidano in una risposta dei manifestanti per potersi
dilettare con gli sfollagenti, ma la provocazione fallisce miseramente. Tutti
si ricompongono in ordine accanto alle casse e al microfono e l’assemblea NO
MUOS continua come se nulla sia accaduto e nulla alla fine accadrà. Forse al
giovane leader della repressione di Stato giungerà l’encomio del questore e del
prefetto e magari perfino un ringraziamento ufficiale in carta intestata con
l’aquila a stelle e strisce. Da parte nostra solo il disprezzo per un atto di
guerra che come tutti gli atti di guerra è vile, gratuito, ignobile e infame.
“Artifizio a
frammentazione per lancio a mano a caricamento lacrimogeno al C.S.”, riporta
nell’involucro un lacrimogeno rinvenuto sul prato. Le indicazioni contenute nel
bando di acquisto della Polizia di Stato specificano che si tratta di un
ordigno esplosivo “con una miscela lacrimogena al CS”, la cui “emissione del
fumo di combustione deve essere regolare, continua e costante per una durata
tra i 10 e i 25 secondi”. A spiegare cosa si nasconda dietro la misteriosa
composizione “CS” è il professore Massimo Zucchetti, docente del Politecnico di
Torino, in un suo recente rapporto sui danni all’uomo e all’ambiente del gas
lacrimogeno. “Il composto chimico gas CS utilizzato contro i dimostranti in Val
di Susa ripetutamente nel 2011 ed anni seguenti, a Genova nel 2001, e in vari scenari
esteri quali Palestina, Tunisia, Algeria, Turchia, etc., viene sintetizzato
chimicamente facendo reagire due composti chimici: 2-clorobenzaldeide e
malononitrile”, spiega Zucchetti. “Lo stato naturale del CS è solido ma è
solubile in acqua e il suo impiego abituale è sotto forma di aerosol, fumo o
vapore. Gli impieghi comuni sono quelli bellici o da parte della
polizia. Benché classificata come un’arma non letale per il controllo
delle rivolte, sono stati dimostrati effetti tossici: oltre a danneggiare
pericolosamente i polmoni, il CS può nuocere gravemente al cuore e al fegato”.
Gli effetti
immediati del gas si verificano a bassa concentrazione e dipendono dall’azione
irritante sulle mucose e sulla cute. Essendo un gas lacrimogeno, il CS ha come
azione immediata quella di provocare un’intensa lacrimazione ma può provocare
anche congiuntiviti, edema periorbitario e danni ritardati quali
cataratta, emorragie del vitreo e neuropatie del nervo ottico. “Inoltre, questo
gas provoca l’aumento della pressione oculare e può precipitare l’insorgenza di
glaucoma acuto nei soggetti predisposti; l’effetto irritante sugli occhi è più
evidente sui soggetti che indossano lenti a contatto”, aggiunge il prof.
Massimo Zucchetti.
L’inalazione
di gas CS ha ovviamente gravi effetti sull’apparato respiratorio: irritazione
delle vie aeree con congestione nasale e rinorrea, laringite, tracheite,
irritazione bronchiale con tosse e catarro copioso. “In casi severi la
laringite può comportare laringospasmo e l’irritazione delle basse vie aeree
può esitare in un quadro molto grave noto come Acute Respiratory
Distress Syndrome”, spiega il docente del Politecnico. “Il contatto di
questo gas con la pelle provoca sensazione di bruciore che in genere regredisce
rapidamente ma la contaminazione degli abiti può prolungarne gli effetti e, in
casi di esposizioni prolungate, si può giungere a vere e proprie ustioni”.
Altrettanto problematici gli effetti del CS a livello gastrointestinale:
irritazione delle mucose, comparsa di nausea, vomito, inappetenza, diarrea,
dolori addominali e in alcuni casi perfino epatopatia acuta.
Il
gas CS fa parte dell’equipaggiamento delle forze dell’ordine italiane
dal 1991. Il Regolamento che stabilisce i criteri per determinare l’armamento
in dotazione all’Amministrazione della pubblica sicurezza e al personale della
Polizia di Stato recita all’art. 12 che “gli artifici sfollagente si
distinguono in artifici per lancio a mano e artifici per lancio con idoneo
dispositivo o con arma lunga. Entrambi sono costituiti da un involucro
contenente una miscela di CS o agenti similari, ad effetto neutralizzante
reversibile”.
Dal punto di
vista meramente tecnico i lacrimogeni con CS sono classificati come “armi da
guerra di terza categoria”, ossia “armi chimiche”: la vigente regolamentazione
include in questa categoria tutti i gas, i liquidi e i solidi, che, diffusi
nell’area, in acqua o sul terreno, producono negli esseri viventi lesioni di
varia natura, tali da inficiare, permanentemente, la salute dell’organismo
umano. Tali sostanze si suddividono in asfissianti (cloro, bromo, perossido di
azoto); tossiche (acido cianidrico); vescicatorie (iprite); nervine; irritanti
(cloroacetofenone), come i gas usati per i lacrimogeni.
La
Convenzione internazionale di Ginevra ha bandito l’uso di armi chimiche nel
corso di un conflitto; di contro i gas lacrimogeni vengono impunemente
utilizzati da buona parte delle forze di polizia a livello internazionale per
reprimere violentemente pacifiche manifestazioni di dissenso e di protesta.
L’escalation nell’impiego di gas tossici in funzione di “ordine pubblico” è
stata documentata da Amnesty International; dal giugno 2020, l’ONG ha dato vita
a un sito internet interattivo che raccoglie immagini, video e report sulle
violazioni dei diritti umani e gli attentati alla salute umana perpetrati dalle
forze dell’ordine grazie a questi dispositivi bellici non convenzionali.
“Gli abusi
più evidenti comprendono il lancio di gas lacrimogeni in spazi chiusi o
direttamente sugli individui, l’uso di quantità eccessive, l’impiego nel corso
di proteste pacifiche e contro gruppi di persone che hanno meno capacità di
fuggire o che sono più esposti ai loro effetti, come bambini, anziani e persone
con disabilità”, riporta Amnesty International. E’ esattamente quanto
accaduto a Niscemi, sabato 8 agosto 2020, contro i NO MUOS. Non si è trattato
di uno “spazio chiuso”, è vero. Lo scenario dell’ennesima guerra chimica
combattuta dai poliziotti italiani era “solo” una riserva naturale e “area
protetta”, l’ultima sughereta residuale della Sicilia…
Cinquanta a tre. Cinquanta morti palestinesi in questi giorni, contro i tre
morti israeliani iniziali dovuti ai razzi di Hamas. Credo che Israele possa
essere contento, ha recuperato alla grande e mi pare stia vincendo questa
guerra. Uno degli Stati più militarizzati e organizzati del mondo, contro una
Striscia di Palestinesi, piena di civili.
Se poi contiamo che fra i morti palestinesi ci sono circa una decina di
bambini, possiamo addirittura fare questo calcolo per vedere che il risultato
di Israele migliora. La speranza di vita attesa da un bambino di cinque anni,
gli anni che doveva vivere e non vivrà mai, perché morto sotto le bombe, sono
circa settanta, diciamo il doppio di un uomo medio.
Allora, il bilancio sale, a favore di Israele: i bambini valgono doppio, e
quindi Israele sta vincendo sessanta a tre. Molto bene.
Dimenticavo, fra i morti palestinesi anche una donna incinta: vale doppio,
anzi triplo. Quindi siamo sessantadue a tre. Ottimo risultato. Se andiamo sui
feriti, poi, cresce la contentezza israeliana: i feriti palestinesi, tutti
civili, moltissimi bambini e ragazzi, sono centinaia, oltre 350: gli ospedali
sono allo stremo, è davvero un grande risultato.
Se poi contiamo i danni materiali, le case bombardate e distrutte, le
infrastrutture, davvero qui siamo ad un vero trionfo. Fra poco, al ritmo di
mille attacchi aerei in tre giorni, ovvero uno ogni cinque minuti, l’intera
Striscia di Gaza sarà ridotta ad un cumulo di macerie. Una grande vittoria…
All'Università di Torino, lo scorso anno (anno accademico 2011-12) studenti
esterni alla Regione e meritevoli hanno vinto, con regolare domanda e
graduatoria, posti-letto e borse di studio gestite, come da decenni ormai,
dall'EDISU, l’ente regionale del Piemonte per il diritto allo studio. Peccato
che questi posti, queste borse di studio, non si siano mai concretizzati:
l'EDISU, in grave crisi economica per i terribili tagli voluti dalla Regione
Piemonte, ha tagliato quei posti e non ha concesso quelle borse. E gli
studenti, in mezzo a una strada, si sono mobilitati. In Via Verdi 15, a Torino,
c’è stata fino all'anno scorso una residenza universitaria da 200 posti letto
per studenti fuori sede, e doveva chiudere. Gli studenti hanno iniziato una
bella esperienza di autogestione, trasformandola in “Verdi 15 occupata” e
sostituendosi alle istituzioni che volevano chiuderla e renderla un fantasma.
Sono passato a trovarli, qualche volta, la scorsa primavera, i ragazzi
della “Verdi 15″ ed ho pensato – ricordando “i miei tempi” della fine
anni ’70 – che davvero le cose cambiano: una autogestione “pulita”,
attenta anche alla conservazione del luogo, che ospita tantissimi studenti da
tutto il mondo. Molti docenti ed esponenti della cultura torinese – e non –
hanno fatto una visita, hanno tenuto una lezione o un seminario alla “Verdi
15”.Che però era diventata qualcosa di più di un buon posto dove dormire: gli
studenti ne avevano fatto un progetto culturale, un luogo di incontro tra
diverse culture, un’opportunità per tutti di fruire liberamente dei saperi.
Molti “laboratori” e seminari, cineforum, una palestra, un’aula-studio, una
ciclo-officina, eccetera. Era – anche solo dal punto di vista di uno studente
fuori sede che arriva a Torino – un ottimo studentato in cui andare a
stabilirsi, con una atmosfera piacevole. Se insomma il “diritto allo studio” è
stato negato dai tagli davvero fatti con l’accetta, gli studenti avevano
dimostrato che l’autogestione di ciò che è lasciato all’abbandono o all’incuria
può funzionare…
…Io invece dico un ironico, ma serio “grazie” a chi ha deciso
questa assurda iniziativa di sgombero.
Certo, è facile per me
dirlo da oltre 10.000 km di distanza, senza aver preso le botte, senza aver
subito e sentito sulla propria pelle e sul proprio corpo quei brutali episodi,
la tensione, la violenza, l’amarezza dei propri sforzi vanificati in apparenza.
Tuttavia, precisato questo, io dico “grazie”, come a suo tempo
ringraziai la signora Gelmini per come aveva fatto ridiventare l’Università
italiana un luogo di lotta, che ha allevato una generazione di studenti di
nuovo consapevoli che l’università non è un marchionnificio. Proprio come
quelli della “Verdi 15″ e come tutti quelli che staranno con loro.
Quanto è successo, e chi l’ha
ordinato non poteva né doveva attendersi altro, riaccenderà come uno zolfanello
buttato sulla benzina la voglia di lottare degli studenti – torinesi e non: già
lo si vede dalle moltissime manifestazioni di solidarietà e condivisione, di
sostegno e di appoggio concreto, avute dai ragazzi della “Verdi 15” un po’ da
tutta Italia. Le mobilitazioni dei prossimi giorni lo dimostreranno.
Se questo sarà il risultato,
colpire la “Verdi 15” (che tuttavia non è più da tempo soltanto una residenza
con dei letti, ma una realtà culturale e come tale quindi continuerà ad
esistere e resistere anche fuori dall’edificio in via Verdi 15) sortirà
esattamente l’effetto opposto rispetto a chi sperava di lanciare un segnale che
intimidisse e spaventasse: una rinnovata stagione di iniziative, di
condivisioni, di lotte.
Grazie, allora, perché dopo
decenni non ci conoscete ancora. Perché non li conoscete ancora, quei ragazzi
che hanno tutta la mia solidarietà: non molleremo, non molleranno mai.