La definizione IHRA entra
nella legge e rischia di trasformare la lotta all’antisemitismo in uno
strumento per delegittimare la critica a Israele e colpire le mobilitazioni per
la Palestina. Nessuna discontinuità con le politiche razziste contro migranti e
diritto d’asilo: prosegue il fil noir del governo Meloni, la repressione del
dissenso.
Mentre la legge elettorale ondeggia al ritmo dei
sondaggi, con l’unico fine di tentare di mantenere il potere e realizzare
surrettiziamente il premierato, la camera da oggi vota sul disegno di legge in
tema di contrasto all’antisemitismo già approvato al senato.
È questa legge un’anomalia nel governo che si
distingue per numerosità e intensità dei provvedimenti razzisti e repressivi?
Assolutamente no. Nessuna discontinuità rispetto al
razzismo sottostante la demolizione del diritto di asilo, i provvedimenti
disumani nei confronti di chi salva persona in mare, la necropolitica dei
confini, ma una distorsione dell’antisemitismo per perseguire il fil
noir del governo Meloni, la repressione del dissenso.
Il cardine è l’adozione della Definizione operativa di
antisemitismo proposta nel 2016 dall’International holocaust remembrance
alliance (Ihra), inclusi i suoi indicatori, al cui interno si annida
l’equiparazione fra odio per gli ebrei e critiche ad Israele («negare agli
ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che
l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo»; «Fare
paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti»).
Sovrapporre l’«odio verso gli ebrei in quanto tali» a «ostilità nei confronti
di Israele in quanto Stato degli ebrei» assicura ad Israele intoccabilità e un
surplus di legittimità politica; oltre a veicolare un’altra sovrapposizione
impropria, quella fra antisemitismo e antisionismo.
La proposta in discussione attribuisce la forza della
legge alla definizione Ihra e, se pur in forme ammorbidite nel passaggio
parlamentare (scompare ad esempio un palesemente incostituzionale diniego di
autorizzazione alla riunione «antisemita»), introduce misure di prevenzione e
contrasto che instaurano un meccanismo di disciplinamento nell’orizzonte di una
democrazia identitaria, che delegittima e punisce la critica politica.
Gli incisi sulla salvaguardia della libertà di critica
e l’autonomia di scuola e università (oggetto di particolari attenzioni), a
fronte della pervasività della definizione Ihra, rischiano di essere mera
retorica, mentre misure dal tono soft come monitoraggi, prevenzione,
promozione, inducono autocensura ed esercitano effetti deterrenti e dissuasivi;
per tacere della figura del Coordinatore nazionale, incardinato nel vertice
dell’esecutivo e da esso nominato.
Sia chiaro: esista già una norma, l’art. 604-bis del
codice penale, che punisce la propaganda e istigazione a delinquere per motivi
di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa, che menziona
altresì esplicitamente la Shoa.
La ridondanza del nuovo disegno di legge manifesta la
volontà di neutralizzare le mobilitazioni per la Palestina e, al contempo,
costruire un concetto passe-partout per denigrare e reprimere qualsivoglia
dissenso scomodo.
La forza culturale del ripudio dell’antisemitismo,
pratica e tesi aberrante, diviene una clava per screditare e delegittimare chi
oggi critica violenze perpetrate su base razzista e coloniale.
Non di contrasto all’antisemitismo si tratta ma di
contrasto al dissenso, in coerenza con il diritto penale del nemico (e
dell’amico) e una amministrativizzazione della sicurezza che strangola i
diritti con misure di prevenzione e multe.
Paradossalmente, anche attraverso il contrasto
all’antisemitismo avanza sotto mentite spoglie il fascismo: la
ricontestualizzazione storica dell’antisemitismo funge da revisionismo e si
accompagna alla delegittimazione dell’antifascismo (ultimo esempio, le liste di
proscrizione di Trump, che hanno appena colpito Autistici/Inventati, nel
silenzio complice del governo).
Contro un provvedimento che, sotto mentite spoglie,
nasconde controllo e disciplinamento, approvato a larga maggioranza al senato
(anche grazie al Partito democratico, fra astensioni e voti a favore), è
necessario costruire una mobilitazione sociale, rivendicando il diritto di
essere inequivocabilmente contro ogni forma di antisemitismo e di razzismo
(islamofobia, disumanizzazione dei migranti) e, insieme, il diritto di
criticare e mobilitarsi contro uno Stato, Israele, che pratica politiche
coloniali e genocide.
*da il manifesto
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