giovedì 10 settembre 2026

Una legge contro il dissenso, non contro l’antisemitismo - Alessandra Algostino*



La definizione IHRA entra nella legge e rischia di trasformare la lotta all’antisemitismo in uno strumento per delegittimare la critica a Israele e colpire le mobilitazioni per la Palestina. Nessuna discontinuità con le politiche razziste contro migranti e diritto d’asilo: prosegue il fil noir del governo Meloni, la repressione del dissenso.

 

Mentre la legge elettorale ondeggia al ritmo dei sondaggi, con l’unico fine di tentare di mantenere il potere e realizzare surrettiziamente il premierato, la camera da oggi vota sul disegno di legge in tema di contrasto all’antisemitismo già approvato al senato.

È questa legge un’anomalia nel governo che si distingue per numerosità e intensità dei provvedimenti razzisti e repressivi?

Assolutamente no. Nessuna discontinuità rispetto al razzismo sottostante la demolizione del diritto di asilo, i provvedimenti disumani nei confronti di chi salva persona in mare, la necropolitica dei confini, ma una distorsione dell’antisemitismo per perseguire il fil noir del governo Meloni, la repressione del dissenso.

Il cardine è l’adozione della Definizione operativa di antisemitismo proposta nel 2016 dall’International holocaust remembrance alliance (Ihra), inclusi i suoi indicatori, al cui interno si annida l’equiparazione fra odio per gli ebrei e critiche ad Israele («negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo»; «Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti»). Sovrapporre l’«odio verso gli ebrei in quanto tali» a «ostilità nei confronti di Israele in quanto Stato degli ebrei» assicura ad Israele intoccabilità e un surplus di legittimità politica; oltre a veicolare un’altra sovrapposizione impropria, quella fra antisemitismo e antisionismo.

La proposta in discussione attribuisce la forza della legge alla definizione Ihra e, se pur in forme ammorbidite nel passaggio parlamentare (scompare ad esempio un palesemente incostituzionale diniego di autorizzazione alla riunione «antisemita»), introduce misure di prevenzione e contrasto che instaurano un meccanismo di disciplinamento nell’orizzonte di una democrazia identitaria, che delegittima e punisce la critica politica.

Gli incisi sulla salvaguardia della libertà di critica e l’autonomia di scuola e università (oggetto di particolari attenzioni), a fronte della pervasività della definizione Ihra, rischiano di essere mera retorica, mentre misure dal tono soft come monitoraggi, prevenzione, promozione, inducono autocensura ed esercitano effetti deterrenti e dissuasivi; per tacere della figura del Coordinatore nazionale, incardinato nel vertice dell’esecutivo e da esso nominato.

Sia chiaro: esista già una norma, l’art. 604-bis del codice penale, che punisce la propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa, che menziona altresì esplicitamente la Shoa.

La ridondanza del nuovo disegno di legge manifesta la volontà di neutralizzare le mobilitazioni per la Palestina e, al contempo, costruire un concetto passe-partout per denigrare e reprimere qualsivoglia dissenso scomodo.

La forza culturale del ripudio dell’antisemitismo, pratica e tesi aberrante, diviene una clava per screditare e delegittimare chi oggi critica violenze perpetrate su base razzista e coloniale.

Non di contrasto all’antisemitismo si tratta ma di contrasto al dissenso, in coerenza con il diritto penale del nemico (e dell’amico) e una amministrativizzazione della sicurezza che strangola i diritti con misure di prevenzione e multe.

Paradossalmente, anche attraverso il contrasto all’antisemitismo avanza sotto mentite spoglie il fascismo: la ricontestualizzazione storica dell’antisemitismo funge da revisionismo e si accompagna alla delegittimazione dell’antifascismo (ultimo esempio, le liste di proscrizione di Trump, che hanno appena colpito Autistici/Inventati, nel silenzio complice del governo).

Contro un provvedimento che, sotto mentite spoglie, nasconde controllo e disciplinamento, approvato a larga maggioranza al senato (anche grazie al Partito democratico, fra astensioni e voti a favore), è necessario costruire una mobilitazione sociale, rivendicando il diritto di essere inequivocabilmente contro ogni forma di antisemitismo e di razzismo (islamofobia, disumanizzazione dei migranti) e, insieme, il diritto di criticare e mobilitarsi contro uno Stato, Israele, che pratica politiche coloniali e genocide.


*da il manifesto


da qui

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