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martedì 28 marzo 2023

La Cina è vicina

 

articoli, video, immagini di Paolo Desogus, Massimo Cacciari, Manlio Dinucci, Noam Chomsky, Domenico Gallo, Alessandro Orsini, León Ferrari, Latuff, Gianandrea Gaiani, Giuliano Marrucci, Alessandro Di Battista, Andrea Muratore, John Mearshaimer, Francesco Santoianni, Enrico Vigna, Tonio Dell’Olio, Giacomo Gabellini, Gianni D’Elia, Piccole Note, Alessandro Ghebreigziabiher, Giuliano Granato, Matteo Saudino, Clara Statello, Enrico Tomaselli, Emanuele Quarta, Giuseppe Masala, Luciano Canfora, Fabio Filomeni, Paolo Ferrero, Fabio Mini, Patrizia Cecconi, Benjamin Abelow, Fabrizio Poggi, David Swanson, Tiziano Ciocchetti, Disarmisti esigenti, Giorgio Monestarolo, Gian Marco Martignoni, Enrico Vigna, Francesco Sylos Labini


La mediazione cinese, l’arroganza occidentale – Paolo Desogus

L’azione della Cina in Russia può forse apparire velleitaria, ma la risposta stizzita degli Stati Uniti (“è un inganno”) mi sembra ancora più fragile e inconcludente. E questo non solo perché Biden rischia di restare col cerino della guerra in mano, ma anche per il rilievo internazionale della visita di Xi Jinping.

La guerra in Ucraina sta infatti mostrando un carattere incredibilmente provinciale ed autoreferenziale di Usa, Europa cui si aggiungono Israele, Australia, Canada e Giappone. L’Occidente resta indubbiamente quella parte di mondo più ricca, influente e tecnologicamente (oltre che militarmente) avanzata del mondo. Ma è anche quella che più di ogni altra ha costruito la propria fortuna sullo sfruttamento dei paesi più poveri, sull’abuso della forza degli eserciti e sull’impunità internazionale.

Il mix di arroganza e attitudine colonialista degli stati più ricchi si scontra sempre di più con la ricerca da parte dei paesi esclusi di un nuove sponde, come la Cina e la Russia, per poter uscire dalla gabbia geopolitica tessuta a loro svantaggio. È interessante a questo proposito osservare come nelle ultime settimane sia sempre più significativo il disimpegno militare francese in molte realtà africane. Nel continente avanzano Russia e Cina con programmi economici e militari tutt’altro che trascurabili. Ha poi molto sorpreso la ripresa dei rapporti diplomatici tra Arabia Saudita e Iran. A questo poi si aggiungono la posizione del Brasile contro l’invio di armi a Zelensky, le ambiguità dell’India…

Insomma, al di fuori della fortezza Nato numerosi altri paesi subiscono sempre meno l’egemonia occidentale. Il viaggio di Xi Jinping si rivolge a loro. È per difendere le nuove relazioni economiche e militari che la Cina sta investendo nella costruzione del proprio prestigio politico per la pace, in contrasto con l’immagine di un Occidente capitanato dagli USA. Quante guerre ha provocato la Cina negli ultimi 70 anni e quante gli USA?

Sono poi notizia di poche ore fa le dichiarazioni del ministro delle finanze israeliano Smotrich secondo cui il popolo palestinese non esiste, è un’invenzione della propaganda. Dove vogliamo andare con questa arroganza?

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Cacciari: “L’Italia è in guerra. Lo dicano chiaramente, basta con ipocrisie”

“Mi pare che una persona persona ragionevole non dovrebbe aver dubbi sul fatto che l’Italia sia in guerra. O siamo al colmo dell’ipocrisia oppure se io fornisco armi e mezzi a chi è in guerra, è evidente che sono in guerra anche io. È anche chiaro che la Nato ha dichiarato guerra alla Russia e che, appunto, siamo in guerra, con tutti i pericoli che questo comporta”. Sono le parole pronunciate ai microfoni de L’Italia s’è desta (Radio Cusano Campus) dal filosofo Massimo Cacciari sull’invio di armi in Ucraina e sulla situazione attuale del conflitto.

E aggiunge: “L’aggressore è la Russia e non si discute. Non è che ci siano dei segni espliciti di volontà di pace da parte della Russia, ma è altrettanto evidente che se la Corte Penale dell’Aja dichiara Putin criminale e vuole arrestarlo, questo non è certo un atto di pace. Vi pare che sia un atto che favorisca la pace dire che il nemico è un bandito e che quindi va arrestato? È chiaro che è un atto di guerra. Né dall’una, né dall’altra parte – continua – è stato avviata al momento la minima concreta iniziativa non dico di pace, ma di cessate il fuoco. E naturalmente ciò avviene sulla pelle degli ucraini. Dopodiché Meloni non può che fare quello che ha fatto Draghi. Punto e basta. Fine. Un Paese debitore come il nostro non può che obbedire al creditore. Vogliamo capirlo o fingiamo di ignorare la realtà come fanno i bambini?”.

Cacciari condivide l’intervento del senatore leghista Massimiliano Romeo, secondo cui c’è un pensiero unico e se uno prova a prendere in considerazione il piano della Cina viene tacciato come collaborazionista: “Non c’è dubbio, è così. Non ho nessuna simpatia per la Lega, ma è vero quello che ha detto Romeo. A volte sei costretto a dare ragione a chi dice, come Romeo, che il re è nudo, c’è poco da fare. E’ evidente che vi è un interesse da parte di una grande potenza – spiega – nel condurre al disfacimento di un avversario politico sul piano internazionale. Questo è raggiungibile anche senza la Terza guerra mondiale, perché la Russia è debole. È un discorso di realismo politico, se in politica non sei realista devi cambiare mestiere. Datti alla letteratura o a tante nobili arti che con la politica non c’entrano niente”.

Il filosofo sottolinea: “La situazione è questa: c’è una potenza debolissima che è la Russia sulla quale gli Usa pensano di dare la spallata definitiva. La Russia ha compiuto una missione suicida con l’invasione dell’Ucraina e ne pagherà le conseguenze. L’unica speranza è che non ne paghiamo le conseguenze tutti. Già stiamo pagando conseguenze gravissime, perché i costi di questa guerra non sono distribuiti in modo uguali. Gli Usa ci guadagnano e noi ci stiamo straperdendo. Uno che dice le cose come stanno perché deve essere demonizzato? Dite che siamo in guerra e la facciamo finita“.

Cacciari poi spiega la posizione della Cina: “Il conflitto geopolitico enorme che stiamo vivendo non è più una riedizione della Guerra Fredda, non è cioè una guerra tra Usa e Russia, ma tra Usa e Cina. Quindi è chiaro che non si accetteranno mai posizioni cinesi perché l’avversario vero in questo grande conflitto è la Cina. La Cina ha il vantaggio di avere una posizione di preminenza sulle politiche russe, ma in prospettiva la sfida è tra Cina e Usa. Per questo l’Occidente – continua – non andrà mai dietro alla CIna. La Russia deve capire che, se vuole uscire da questa situazione, deve soltanto ritirarsi. Non c’è niente da fare. La Russia è una potenza sconfitta dalla caduta del Muro, oggi ha commesso un errore strategico. E gli errori strategici in campo politico e internazionale si pagano salatissimo e col sangue”.

Cacciari, infine, invita a leggere l’ultimo libro del generale Fabio Mini, “L’europa in guerra”, e conclude: “La Russia, se vuole salvarsi, deve accettare le posizioni iniziali di Zelensky, quelle con cui ha vinto le elezioni: autonomia della Crimea, una soluzione del Donbass tipo quella del Trentino Alto Adige, cioè provincia autonoma in Ucraina e infine una trattativa per la collocazione politico-militare dell’Ucraina che non comportasse l’installazione di basi strategiche nucleari della Nato nel territorio ucraino – chiosa – Queste posizioni iniziali di Zelensky sono state in parte stravolte dal fatto che lui è stato costretto a fare il governo con alcune componenti politiche dell’Ucraina totalmente aliene a ogni idea di trattato di pace con la Russia. Si può tornare a quelle posizioni, ma soltanto la Russia riconosce l’errore strategico commesso. E forse questo è possibile solo con un cambio di leadership in Russia. Mi pare che su questo puntino americani e Nato“.

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Aeronautica, attivo un sistema per info ai soldati ucraini

“Ieri ho ricevuto un plauso dal capo di Aircom (comando centrale delle forze aeree Nato – ndr) perché il nostro velivolo è vicino al teatro di guerra e fornisce informazioni sul campo”.

Così il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, Luca Goretti, in audizione alla Commissione Esteri e Difesa del Senato, spiegando: “noi virtualmente abbiamo creato un ombrello virtuale di informazione di dati per l’Ucraina.

Abbiamo dato un vantaggio al popolo ucraino di poter competere alla pari con la Russia in una guerra che, anche se non sembra, è altamente tecnologica, dove ogni informazione viene mandata al soldato ucraino sul cellulare. Il potere aereo, quest’ombrello, non si vede ma esiste”.

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Noam Chomsky: «La diplomazia cinese fa paura agli Usa, non vogliono la pace» (intervista di Valentina Nicolì)

Sui recenti sviluppi della crisi ucraina abbiamo raccolto per il manifesto alcune riflessioni di Noam Chomsky, professore emerito del Mit, linguista, filosofo e politologo di fama internazionale di cui è uscito in libreria in questi giorni l’ultimo volume, Poteri illegittimi. Clima, guerra nucleare: affrontare le sfide del nostro tempo, (ed. Ponte alle Grazie tradotto e curato nell’edizione italiana da chi scrive).

Venerdì 17 marzo la Corte penale internazionale ha accusato formalmente Vladimir Putin di crimini di guerra in Ucraina e ha emesso un mandato di arresto contro di lui e la Commissaria per i diritti dell’infanzia Maria Lvova-Belova, che cosa ne pensa?

La Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto contro Putin perché sarebbe responsabile della deportazione e trasferimento illegale di bambini ucraini. O, per dirla in maniera un po’ diversa citando Al Jazeera, «gli ipocriti di professione della Corte penale internazionale» hanno emesso un meritatissimo mandato di arresto a carico di «quel personaggio grottesco che è il presidente russo, che compie allegramente crimini contro l’umanità ed è poco più che un delinquente» («An ICC warrant against Putin is good – and hypocritical», Al Jazeera, 20 marzo 2023). I mezzi d’informazione occidentali preferiscono attenersi a una versione più morbida. In ogni caso, è sempre meritevole ricercare la verità, per quanto possa entrare in conflitto con l’asservimento alle verità dottrinarie dei potenti.

Partendo dal presupposto che quello della Cpi sia un atto legittimo, sorge spontanea la domanda se esso non debba stimolare l’applicazione di un criterio analogo anche a quanto è avvenuto in Iraq, proprio in questi giorni in cui si commemora il ventesimo anniversario dell’invasione a guida angloamericana.
Se la Corte penale internazionale avesse il coraggio di elevarsi a tale livello di onestà e integrità, la punizione sarebbe dura e brutale. Quando il procuratore della Corte Fatou Bensouda ha osato suggerire che la Cpi dovrebbe indagare sui pesanti crimini statunitensi e israeliani, il presidente Trump ha dichiarato l’emergenza nazionale e ha imposto sanzioni contro i funzionari della Corte sospettati di essere colpevoli di questa oltraggiosa violazione dell’«ordine internazionale basato sulle regole» governato dagli Stati uniti. Il visto di Bensouda è stato revocato. Successivamente, sono state imposte sanzioni a Bensouda e a un altro alto funzionario della Corte penale internazionale (si tratta di Phakiso Mochochoko, «US Sanctions on the International Criminal Court», Human Rights Watch, 14 dicembre 2020, ndr). Esiste già una legge del Congresso statunitense che autorizza il presidente Usa a usare la forza per «salvare» qualsiasi americano che rischi di essere portato dinanzi al tribunale dell’Aia (nota informalmente come Hague Invasion Act, è una legge federale entrata in vigore il 2 agosto 2002, mirante a «proteggere il personale militare degli Stati Uniti e altri funzionari eletti e nominati del governo degli Stati uniti contro procedimenti penali da parte di un tribunale penale internazionale di cui gli Stati uniti non fanno parte». Il Padrino non tollera alcun segno di insubordinazione.

Il 20 marzo il presidente cinese Xi Jinping è arrivato a Mosca per una visita ufficiale di tre giorni su espresso invito di Putin. Pensa che questa visita possa rappresentare un concreto passo avanti verso una qualche forma di negoziato per fermare la guerra in Ucraina?
Il governo Usa ha condannato immediatamente la visita e la proposta cinese. La posizione ufficiale degli Stati uniti rimane invariata: la guerra deve continuare per indebolire gravemente la Russia. Come molti commentatori occidentali hanno osservato, non senza un certo entusiasmo, è un grosso affare per gli Stati uniti. Facendo ricorso a una piccola porzione del proprio colossale bilancio militare, gli Stati uniti sono in grado di deteriorare pesantemente le forze del suo principale avversario in campo militare, generando peraltro un’impennata negli utili e nelle vendite dell’industria militare. In verità, producendo un guadagno molto più ampio. Più in generale, la diplomazia cinese è motivo di grande preoccupazione per Washington. La sua recente iniziativa per promuovere un accordo tra Iran e Arabia Saudita mette i bastoni tra le ruote a un ordine regionale che gli Stati uniti dominano sin dalla Seconda guerra mondiale, e mina gli sforzi degli Stati uniti di punire l’Iran per la sua diserzione da questo sistema, in quella che i pianificatori statunitensi del secondo dopoguerra consideravano l’area strategicamente più importante del mondo. Non è una faccenda di poco conto.

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2% del PIL in armi oppure in ospedali e scuole?

Non sono affatto gratis le armi che inviamo all’Ucraina, che acquistiamo per sostituirle e che aggiungiamo per raggiungere il traguardo (“da pazzi” secondo il Papa, urgente per Meloni&Crosetto) del 2% di Pil di spesa militare, cioè 13 miliardi in più all’anno in aggiunta agli attuali 30. O meglio, sono gratis per gli ucraini, ma non per noi, che le paghiamo care e salate con le tasse e i tagli ai servizi pubblici: nella Finanziaria ci sono già meno scuole e meno fondi alla sanità. In un anno l’Italia ha già inviato a Kiev aiuti militari per “circa un miliardo” (Tajani). Le scorte militari sono in esaurimento per via degli aiuti militari all’Ucraina. L’arsenale va riempito subito: non si possono prenotare sistemi d’armi e averli tra venti mesi.  Comprare nuove armi non sarà gratis. Secondo le stime di Milex, costerà alle casse pubbliche circa un miliardo di euro. Anche per spendere meno, l’Inghilterra ha deciso di inviare a Kiev munizioni con l’uranio impoverito. L’uranio infatti arriva dagli scarti delle centrali nucleari, riciclarli nelle munizioni consente di risparmiare sullo smaltimento. Migliaia di reduci, anche italiani si sono ammalati di tumore dopo aver combattuto in Iraq e nei Balcani, dove l’uranio impoverito fu usato nelle munizioni della Nato. C’è una correlazione tra l’aumento dei pazienti (e dei morti) e l’uso di quest’arma.  Quando esplodono, le munizioni rilasciano metalli pesanti cancerogeni. 7.600 militari italiani in missione dalla Bosnia alla Somalia all’Iraq si sono ammalati di cancro per l’esposizione all’uranio impoverito, rilasciato da proiettili Nato; e 400 sono morti di leucemia o altri tumori.

La strage infinita non riguarderà solo i soldati ucraini e russi, ma anche i civili filo ucraini e filo russi. L’esplosione sprigiona nell’aria polveri sottilissime che si depositano sul terreno e vengono inalate da uomini e animali, entrano nell’organismo per via respiratoria o tramite gli alimenti e viaggiano nel sangue da un organo all’altro: un veleno invisibile che uccide anche a distanza di decenni.

Dmitry Medvedev, attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza nazionale, afferma che proiettili all’uranio impoverito dati alle forze ucraine “aprirebbero il vaso di Pandora” delle reazioni (nucleari) russe. Bombe atomiche appostate in Bielorussa come già in Italia.  Bombe atomiche sganciate sull’Ucraina porterebbero al 100% la maggioranza pacifista degli italiani, terrorizzati di fare la stessa fine. Troppo tardi.

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lunedì 21 novembre 2022

Missili zero intelligenti

 



articoli, video, musica, vignette di Ramin Mazaheri, Pepe Escobar, Francesco Santoianni, Verdiana Siddi, Giuseppe Masala, Stefano Orsi, Manlio Dinucci, Giacomo Gabellini, Pino Arlacchi, Enrico Tomaselli, Gianandrea Gaiani, Francesco Masala, Toni Capuozzo, Mirko Mussetti, Emiliano Brancaccio, Raffaele Giammetti, Stefano Lucarelli, Antonio Mazzeo, Maria Pastore, Adriana Pollice, Quino, Fausto Amodei, con un appello per l’uscita dell’Italia dalla guerra

Appello alla mobilitazione. Costruiamo un’alleanza trasversale per la Pace e l’Economia.

Invito alla mobilitazione per l’uscita dell’Italia dalla guerra, contro le sanzioni alla Russia, a favore del nostro Paese quale mediatore di Pace.

Uscire dalla guerra che divampa dall’Europa al Nordafrica e al Medioriente, operare per una soluzione diplomatica, salvare l’economia.

La guerra — militare, economica, politica, mediatica, ideologica — sta travolgendo la nostra vita su tutti i piani. È anzitutto la guerra economica quella che sta “bombardando” a intensità crescente il nostro Paese. Senza materie prime ed energia tutto si ferma (cibo, farmaci, sanità, trasporti, illuminazione pubblica, internet, ecc.). L’energia a costi insostenibili provoca la paralisi progressiva del sistema produttivo e di quello dei servizi.

No alle sanzioni Il gas russo è il più economico al mondo. Impedire che lo si possa usare, sostituendolo col GNL il cui prezzo è determinato da meccanismi speculativi, costituisce un atto di guerra contro l’Italia e gli italiani. Vengono colpite le famiglie, i lavoratori, le piccole e medie imprese di tutti i settori — commercio, agricoltura, industria, allevamento, pesca, ristorazione, turismo — già pesantemente colpiti dai lockdown. Il costo della vita è in continuo aumento. Fallimenti, chiusure, cassa integrazione e licenziamenti, deindustrializzazione, crollo dei consumi, degrado e miseria crescente ne sono la conseguenza più immediata.

Non c’è più tempo da perdere È necessario mobilitarsi perché si possa uscire dal vicolo cieco nel quale siamo stati costretti. Portare alla luce lo scontento che corre orizzontalmente per il Paese. Opporci al sabotaggio istituzionale e all’attacco ormai sistemico alla nostra economia.

È in gioco la sicurezza nazionale La crescente e diffusa consapevolezza di come la partecipazione cobelligerante del nostro Paese sia stata una scelta suicida, imposta da quei poteri sovranazionali cui il governo Draghi ha dato esecuzione, può e deve diventare una forza autorganizzata trasversale, attuando il principio costituzionale che la sovranità appartiene al popolo.

Partecipa alla costruzione di una grande alleanza trasversale contro la guerra per l’economia e il bene comune! Chiediamo all’unisono il ritiro delle sanzioni, il ritiro dalla guerra e che l’Italia medi attivamente per la ricostruzione delle condizioni della Pace. Diciamo no alle sanzioni, no al finanziamento della guerra e all’invio di armi, no alle spese militari, sì ad un ruolo attivo del nostro Paese quale mediatore di Pace.

Aderite, firmate e condividete!

https://www.fuorilitaliadallaguerra.it/

 

 

Perché l’Ucraina sta sempre vincendo la guerra – Ramin Mazaheri

Negli Stati Uniti la politica editoriale dei media non ha vacillato su un argomento quest’anno: L’Ucraina sta sempre vincendo la guerra.

Dalla prima settimana, quando l’aviazione e la marina ucraine sono state distrutte, fino alla distruzione della rete elettrica della scorsa settimana – questo è l’aspetto della “vittoria” in lingua ucraina, a quanto pare. I russi possono incorporare elettoralmente un territorio dopo l’altro, ma suggerire che la vittoria ucraina non sia già arrivata è proibito negli spazi pubblici americani.

Che senso ha leggere la copertura americana dei disordini in Ucraina quando è così assurda?

Lo scopo è: imparare cosa pensa l’America, ovviamente. Se è un’illusione, allora – che ci piaccia o no – questa è la storia, e la storia si scrive sempre da sola in un giornalismo onesto.

Stavo parlando con un tassista polacco che ho trovato estremamente intelligente, e non solo perché ha un cognato iraniano, e quindi conosce e rispetta la cultura iraniana. Questo tassista immigrato da tempo era molto favorevole all’Ucraina e antirusso, com’è suo diritto e non è inaspettato, ed era un tipico polacco in quanto ardentemente filo-americano. Tuttavia, mi ha detto volontariamente che trovava che gli americani fossero le persone più efficacemente propagandate al mondo – diceva che, invariabilmente, si limitavano ad imitare qualsiasi cosa sentissero nei notiziari televisivi.

Una cosa è respingere le critiche dei propri nemici, ma quelle dei propri amici meritano una riflessione.

Personalmente ho riscontrato anche la stessa ferrea conservazione del dogma: gli americani mi dicono che solo nelle ultime settimane hanno sentito qualcuno anche solo suggerire l’idea che la guerra non stia andando bene per gli ucraini. Sono d’accordo, perché non ho ancora sentito un’osservazione del genere (al di fuori delle interviste agli analisti politici per il mio lavoro a PressTV), e ho ricevuto molti sguardi strani quando ho sollevato l’idea – nella mia vita personale – di discuterne.

Dopotutto, per gli americani è una notizia felice di cui parlare: “Ehi, avete sentito? Gli ucraini stanno vincendo la guerra! Ancora!”. Tuttavia, il mio ruolo negli Stati Uniti è quello di essere un lenzuolo bagnato, ogni volta che le discussioni diventano politiche mi lamento.

Quando si parla di Ucraina, parto dal fatto che ho vissuto in Francia negli ultimi dieci anni e che – poiché la Francia è di solito al centro della diplomazia europea – ho fatto un reportage sui disordini in Ucraina dal 2014. Al solo accenno all’idea che l’Ucraina esistesse prima del febbraio 2022, i loro occhi si velano.

Allo stesso modo, di recente qualcuno si è congratulato con me per la rivoluzione iraniana. Che cosa piacevole da sentire, grazie! Purtroppo, questa persona si riferiva agli attuali disordini della legge anti-hijab e non al 1979. Come l’Ucraina sta vincendo la guerra, così questa persona era convinta che queste proteste avessero attuato una (contro)rivoluzione. Quando si parla di Iran, l’occhio velato americano “non si può permettere che questa informazione penetri anche solo momentaneamente nella mia mente” inizia prima – arriva alla prima parola contraria che pronuncio.

Ho citato l’Iran per mostrare lo schema: l’Ucraina ha sempre vinto, sta vincendo ora e vincerà in futuro, perché gli Stati Uniti vincono sempre ogni guerra che iniziano.

Dopotutto, gli Stati Uniti hanno sempre vinto la guerra in Afghanistan. L’unico disaccordo interno mai ammesso riguardava la loro ritirata totale nell’agosto 2020: era stata pianificata male o no? Se si tratta della prima ipotesi, allora la vittoria totale degli Stati Uniti è stata vergognosamente (anche se solo leggermente) offuscata dalla ritirata totale degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno sempre vinto la guerra in Iraq. Colpisci e terrorizza [“Shock and awe”, nome dell’operazione militare Usa] hanno prevalso dall’inizio alla fine, e il finale è stato uno shock totale per quanto poco di positivo la guerra guidata dagli Stati Uniti ha creato, sia per gli iracheni che per gli americani. Il fatto indiscutibile della vittoria americana, tuttavia, è stato totalmente impressionante, ovviamente.

Il disastro balcanico della Libia? Un’altra vittoria. Assad è ancora in piedi in Siria? Ancora una vittoria, anche se non chiedete spiegazioni. Le guerre fredde in Iran, Cuba, Venezuela, Corea del Nord, Nicaragua e qualsiasi altro paese rivoluzionario? La vittoria è così vicina che i media statunitensi possono vederla, insistono.

Questi sciocchi malumori politici non possono essere imputati all’americano medio: tutti questi luoghi sono così lontani e distanti dalla precaria quotidiana corsa al successo/tiro a segno che è la vita americana, e le informazioni che possono trovare sono così incredibilmente unilaterali.

La negligenza può costituire un crimine, certo, ma dobbiamo imparare che qui non c’è vera e propria cattiveria: non mi ha sconvolto fare un servizio su un sondaggio di politica estera [in inglese] di prim’ordine che ha mostrato che il 79% degli americani vuole la pace con l’Iran. Questo è addirittura il tema di politica estera che ha ottenuto il maggior numero di consensi, tranne uno: con un punto percentuale in più, gli americani vogliono un maggiore controllo legislativo sulla capacità del potere esecutivo di fare la guerra – cioè vogliono più pace…

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E ora i missili non sono 2 ma uno solo! – Francesco Santoianni

Assodato che l’attacco non era dei russi, passa ufficialmente da due a uno il numero dei missili che hanno colpito la Polonia. Perché? Perché se è stato UN missile ucraino si può sempre dire che era della contraerea ucraina e caduto per errore su una fattoria polacca. Ma se sono DUE, considerato che è praticamente impossibile che cadano per errore due missili nello stesso posto, l’ovvia conclusione è che sono stati lanciati intenzionalmente, con lo scopo di creare una false-flag e coinvolgere la NATO nel conflitto. Lanciati per ordine di chi? Gli occhi di tutti sono puntati su Zelensky, ma visto che non si può ammettere pubblicamente la sua inaffidabilità meglio dire che ci si era sbagliati a contare i rottami del missile e distrarre la gente con altro.

Ad esempio, con la tempestiva sentenza di un tribunale olandese, subito sbandierata da tutti i media che attesta la responsabilità dei separatisti del Donbass e dei servizi segreti russi nell’abbattimento, nel 2014, dell’aereo della Malaysia Airlines, Sentenza giudicata scandalosa dalle autorità russe. E a ragione considerate le tante incongruenze e assurdità (vedi qui o qui) di una “indagine” talmente sbracata e piena di innumerevoli incongruenze da farci rimpiangere quella inerente l’abbattimento dell’aereo Itavia sui cieli di Ustica.

Riuscirà questa e altre armi di distrazione di massa per far dimenticare un Zelensky che, pur di non essere detronizzato, lanciando missili sulla Polonia, ha portato il mondo sull’orlo di una guerra mondiale? Certo, oggi gli USA si direbbe prendano le distanze dal loro burattino facendo trapelare l’irritazione di Biden per la tentata false flag. Ma è un fuoco di paglia. In fondo come diceva un altro presidente degli Stati Uniti <<Sarà pure un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana.>>

da qui

 

Finale di partita? – Francesco Masala

A Londra i bookmakers accettano le scommesse su chi ucciderà Zelensky, i più gettonati sono la Cia, i nazisti ucraini, qualche parente di un soldato ucraino morto inutilmente.

Biden ha messo in spam il telefono di Zelensky.

Gli Usa e la Russia troveranno a breve un accordo: Donbass e Crimea alla Russia, via la Nato dall’Ucraina, esattamente quello che la Russia chiedeva prima della guerra. Centinaia di migliaia di morti per niente, come sempre.

Gli Usa, degni discendenti di giocatori di poker e bari, hanno raggiunto i loro obiettivi, rovinare l’economia europea per generazioni e rafforzare la loro economia, missione compiuta.

La UE avrebbe avuto una sola chance, la pace subito, invece niente.

L’Europa accoglierà 30 milioni di profughi dall’Ucraina, non 65000 dall’Africa, l’Ucraina sarà spolpata, l’Europa dovrà spendere migliaia di miliardi, o milioni di miliardi (i conti li farà giorgia Meloni?), chissà, per ricostruire l’Ucraina, se fosse possibile. Tutti gli europei dovranno subire un impoverimento epocale, tutti, non solo chi era a favore della guerra.

Le classi dirigenti europee, scelte o autorizzata da Washington, festeggeranno fra le macerie.

Intanto per gli assassini è sempre festa.


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martedì 1 agosto 2017

"Complottista", i fake media accusano Maduro. Ma le parole di Pompeo (Capo della CIA) le avete ascoltate senza filtri?

Davvero sbalorditivo il livello di informazione dei media sul Venezuela. Finora ci avevano presentato come oppositori democratici criminali come questi o addirittura come ”eroe” un terrorista che aveva mitragliato e sganciato granate su palazzi governativi.

Ora toccano davvero il fondo accusando Maduro di “complottismo” solo perché ha denunciato il discorso di Mike Pompeo , Direttore della CIA. Si, ma che ha detto Mike Pompeo, ai rappresentati del governo colombiano e messicano al forum sulla sicurezza tenutosi ad Aspen il 20 luglio scorso.

Nessun giornale ve lo racconta. Ve lo diciamo noi. Mike Pompeo ha pubblicamente annunciato la disponibilità della CIA ad organizzare per il Venezuela un ennesimo golpe. E se non ci credete guardate il video del suo intervento che abbiamo postato sul nostro canale Youtube.

E visto che ci siete, date pure una occhiata al video lì vicino dove Il sedicente "socialista" Felipe Gonzalez chiede un golpe per il Venezuela o un altro dove Freddy Guevara, capo dell' "Opposizione venezuelana" auspica per Maduro la fine di Allende.

Ovviamente di queste dichiarazioni nessuna traccia sui giornali italiani.

Francesco Santoianni

P.s. Un giornale con un minimo di dignità per la professione dell'informazione e con un senso più ampio del ruolo fondamentale nella società che compie, l'Independent, non grida al complotto contro Maduro ma riporta i fatti. E titola: "Il Capo della CIA dichiara che sta lavorando per cambiare il governo venezuelano". E sottotitolo: "Gli Stati Uniti hanno una lunga e sanguinosa storia di ingerenze negli affari interni dell'America Latina". Come cambia la percezione....
da qui