L’Agenzia spagnola per la protezione
dei dati ha aperto un procedimento in estate contro La Directa per le inchieste
sui poliziotti infiltrati tra il 2020 e il 2023 nei movimenti sociali e
indipendentisti catalani e valenciani. Rischia 7.000 euro di sanzione e la
rimozione di informazioni e immagini. Un tentativo esplicito (e distopico) di
far pressione su chi si occupa delle istituzioni e delle forze di polizia. La
Directa non è l’unica testata coinvolta.
A fine
luglio 2026 l’Agenzia spagnola per la protezione dei dati (Aepd) ha aperto un
procedimento sanzionatorio contro La Directa, settimanale catalano di
giornalismo d’inchiesta, per dieci articoli pubblicati tra il 2022 e il 2025.
L’accusa è quella di aver diffuso informazioni personali e professionali che
permetterebbero di identificare alcuni agenti della polizia nazionale spagnola.
La pena proposta prevede una multa di settemila euro e la rimozione, entro tre
mesi, di contenuti, fotografie, nomi fittizi e riferimenti alla formazione
degli agenti presso l’accademia di Ávila. Il giornalista di La Directa
Jesús Rodríguez lo definisce “un atto di censura dello Stato spagnolo”.
Il
procedimento nasce da quattro denunce presentate all’inizio del 2025 da agenti
della Divisione di informazione della polizia nazionale, infiltrati tra il 2020
e il 2023 in collettivi sociali di Catalogna e della Comunità Valenciana. Una
prima denuncia era stata respinta dalla stessa Aepd ed è stato un successivo
“ricorso di ponderazione”, quello che dovrebbe bilanciare privacy e
diritto all’informazione, ad aprire la strada alla sanzione. Gli agenti,
sottolineano gli avvocati, non operavano nell’ambito di un’indagine giudiziaria
ma per ordine diretto della Comisaría general: una figura, quella dell'”agente
di intelligence“, che secondo la legge spagnola non esiste.
I quattro
casi scoperti da La Directa tra il 2022 e il 2025 non sono episodi
isolati ma parte di un’operazione coordinata. Gli agenti coinvolti, infatti,
appartengono tutti alla stessa 33esima promozione della Scuola di polizia di
Ávila, giurano come funzionari nel giugno 2019 e vengono dispiegati quasi in
contemporanea, tra il marzo e il giugno 2020, poco dopo le grandi mobilitazioni
dell’autunno contro la sentenza sul Procés. Operano sotto le direttive
della Comisaría general de información, il servizio interno della polizia
nazionale, senza alcuna autorizzazione giudiziaria. Una differenza sostanziale
rispetto agli infiltrati “classici”, che agiscono di norma nell’ambito di
indagini su criminalità organizzata o terrorismo.
Ognuno copre
un’area politica diversa. A Barcellona, “Marc Hernández Pon” si inserisce nella
sinistra indipendentista, arrivando a ricoprire ruoli di responsabilità nel
Sindacato studentesco dei Paesi catalani (Sepc) e a seguire da vicino il movimento per il diritto alla casa. In parallelo, qualche quartiere
più a Nord, “Daniel Hernández Pons” punta invece sull’ambiente anarchico e
libertario: si presenta al centro sociale occupato La Cinètika, uno degli spazi
più attivi della città, e costruisce la propria copertura non tanto attraverso
ruoli organizzativi quanto attraverso relazioni personali. Secondo quanto
ricostruito da La Directa, utilizzava anche un’app di incontri
che permette di filtrare i profili per orientamento ideologico, un modo per
entrare in contatto con persone vicine ai movimenti sociali senza conoscere
nessuno in partenza. Nell’arco di tre anni avrebbe avuto relazioni
sesso-affettive con almeno otto donne di quell’ambiente. Per l’avvocata della Confederazione
generale del lavoro (Cgt) Laia Serra, che assiste le donne nella querela contro
l’agente, si è trattato di “un metodo per ottenere un’infiltrazione perfetta”…
A Girona,
“Maria Perelló Amengual” si muove tra attivismo indipendentista, antirazzista e
per il diritto alla casa, arrivando a instaurare una relazione sentimentale
stabile di tre anni con Òscar Campos, indagato per le proteste del primo
anniversario del referendum indipendentista catalano del 2017 legate ai Comitès
de defensa de la República. Secondo La Directa, l’agente arriva ad
accedere a informazioni riservate sulla difesa legale di Campos, violandone
così i suoi diritti. Quando lui, insospettito, la smaschera al telefono in una
chiamata poi registrata, lei ammette: “Ci sono infiltrati in tutta Spagna”.
A Valencia,
infine, “Ramón Martínez Hernández” si infiltra da marzo 2020 nel movimento di
quartiere di Benimaclet, in particolare nell’assemblea nata per bloccare un
progetto urbanistico contestato, e nel centro sociale occupato anarchico
l’Horta, arrivando a partecipare ad azioni antifasciste e a iscriversi
all’università con la sua identità falsa. Il suo caso è probabilmente il più
controverso sul piano giudiziario: una giudice ha convalidato la legittimità
dell’infiltrazione, sostenendo che “tutti i servizi di sicurezza la utilizzano”…
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