> Io sono un uomo.
> Non una frontiera,
> non una bandiera issata
> contro un'altra,
> non una preghiera che esige
> il silenzio di quella del vicino.
>
> Io sono un uomo,
> fatto di terra
> e di memoria,
> di ferite che nascondo
> e di sogni che risollevo.
>
> Ho negli occhi
> la stanchezza degli antenati,
> nelle mani
> la pazienza dei contadini,
> nel cuore dei nomi
> che il tempo non cancella.
>
> So cosa significa
> perdere una casa,
> vedere partire un fratello,
> sentire piangere una madre
> dietro una porta chiusa.
>
> So anche
> che un sorriso può
> disarmare l'odio,
> che una mano tesa vale
> più di un pugno alzato,
> che nessun bambino dovrebbe
> imparare il rumore delle bombe
> prima di quello degli uccelli.
>
> Non chiedo
> che si pensi come me,
> né che si cammini sulle mie tracce.
>
> Chiedo soltanto
> che si riconosca nel mio volto
> un po' del proprio volto.
>
> Perché prima delle religioni,
> prima delle frontiere,
> prima delle guerre
> e delle vittorie,
> c'era già un cuore
> che batteva.
>
> E quando la terra
> avrà ricoperto
> le nostre rabbie,
> i nostri titoli,
> le nostre ricchezze
> e i nostri orgogli,
> rimarrà forse
> un albero,
> una fonte,
> una manciata di terra
> e il ricordo
> di una mano fraterna.
>
> Io sono un uomo.
> Non voglio essere
> né superiore,
> né inferiore
> a nessuno.
> Voglio vivere in piedi,
> senza dover chinare la testa
> davanti alla dignità di nessuno.
>
> E se un giorno il mondo
> mi chiederà
> cosa ho difeso
> fino alla fine,
> non parlerò
> né di gloria
> né di potere.
>
> Dirò:
> Ho difeso la vita,
> anche quando tremava.
> Ho scelto la giustizia,
> anche quando dava fastidio.
> Ho tenuto un posto
> per l'altro,
> anche quando l'odio
> voleva insegnarmi
> a negarglielo.
>
> Io sono un uomo.
> E questo dovrebbe bastare
> affinché nessuno sia condannato
> a cessare di esserlo.
>
> Djamel Metref
> At Yenni, 23 Ottobre 2026
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