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martedì 13 ottobre 2026

Trump, Meloni e gli elettori: il patto della menzogna - Gianluca Cicinelli

 

«Potrei dirvi le cose più stupide e voi applaudireste». Donald Trump lo ha detto sabato scorso, durante un comizio in Tennessee, e i suoi sostenitori hanno applaudito. Una scena perfetta. Il presidente dell’ex principale democrazia occidentale che spiega ai suoi stessi elettori quanto siano coglioni, ricevendone un caloroso applauso a conferma.

Era una battuta? No, il soggetto è abbastanza cinico e malvagio da non temere di perdere consensi anche offendendo i suoi elettori, che comunque sapevano chi votavano: non è che Trump sia diventato soltanto oggi il personaggio meschino e arrogante che è. Ma è proprio questo il bello: il livello della comunicazione ha da tempo rotto l’argine del ridicolo, depotenziandolo da errore ad aspettativa di una gag ancora più demenziale e virale.

Della demenza trumpiana si è scritto molto, ma qui il problema è un altro. Nemmeno la stupidità degli elettori è il fattore scatenante. Il primo fattore, ormai noto, è che alla valutazione delle idee si è sostituito il riconoscimento di chi le enuncia. Una dichiarazione diventa condivisibile non perché sia fondata, ma perché proviene da «quella» persona. Trump fa Trump: se improvvisamente dicesse una cosa intelligente e sensata probabilmente perderebbe consensi. Ma anche questo ormai è il passato.

Berlusconi aveva capito che un partito poteva funzionare come un marchio commerciale, Grillo che l’indignazione sostituiva un programma, Salvini che una dichiarazione al giorno permetteva di occupare il dibattito pubblico senza risolvere il problema evocato. Meloni trasforma anche le retromarce politiche in prove di responsabilità. Renzi aveva venduto la velocità delle decisioni come garanzia della loro bontà. Esperienze diverse, ma accomunate dalla stessa intuizione: se riesci a convincere il pubblico che la tua persona è la garanzia, puoi permetterti di cambiare il prodotto senza perdere necessariamente i clienti.

E anche chi si proclama avversario di questa politica ne ha adottato il linguaggio. La comunicazione progressista denuncia la manipolazione degli elettori e contemporaneamente cerca lo slogan più efficace, la polemica più redditizia, la frase capace di ottenere il maggior numero di condivisioni. Il giornalismo completa l’opera, trasformando qualsiasi dichiarazione in uno scontro epocale, possibilmente corredato da un titolo che permetta al lettore di indignarsi senza affrontare il fastidio di conoscere i fatti. Le reazioni non sono prese di posizione sul messaggio, basato sul nulla, ma il messaggio stesso.

Ma queste analisi, trite e ritrite da anni, evitano di guardare in faccia la realtà. Gli elettori, in maggior parte, non credono davvero a tutte le sciocchezze che applaudono: sanno di essere presi in giro. Riconoscono la menzogna e la difendono, accettano consapevolmente le regole dell’inganno, purché a beneficiarne sia la propria parte. La verità non viene negata perché sconosciuta, ma perché politicamente sconveniente per le conseguenze che implica.

È il motivo per cui le campagne costruite per smascherare le bugie dei politici ottengono risultati modesti. E così anche le inchieste giornalistiche. Si continua a denunciare ciò che una parte degli elettori sa già benissimo. Si presume che dimostrare una contraddizione basti a provocare indignazione, quando quella stessa contraddizione può essere considerata un prezzo accettabile. Per vedere sconfitto l’avversario, nel migliore dei casi; per partecipare alla spartizione del bottino, in quello più probabile. Il controllo dei fatti rimane indispensabile, naturalmente, ma non può risolvere da solo un problema che non nasce necessariamente dall’ignoranza dei fatti.

Una parte dell’opposizione immagina il proprio compito come una paziente opera di smascheramento, senza interrogarsi abbastanza sulle ragioni per cui una persona dovrebbe preferire una verità politicamente scomoda a una menzogna che protegge la sua appartenenza. Perché la menzogna, in politica, non serve soltanto a nascondere qualcosa. Serve a tenere insieme un gruppo, a stabilire chi ne fa parte e chi no. Difenderla diventa allora una dimostrazione di lealtà.

La delusione effettiva dell’elettore medio, quella che lo spinge a cambiare il destinatario del suo voto, è di essere escluso dalla spartizione. Raramente la lealtà sopravvive alla delusione materiale. Gli elettori riconoscono bene i propri interessi. Bisogna piuttosto chiedersi come sia possibile che il riconoscimento simbolico finisca talvolta per compensare l’assenza di risultati concreti. Se Trump e Meloni perderanno le elezioni non sarà perché sono due populisti cinici e incuranti della povertà e della morte che producono, il primo sparando direttamente per le strade, la seconda facendo affogare i migranti in mare.

Per questo, quando si dice che la sinistra ormai è quella della ZTL, ovvero quella che risiede in quartieri che con le classi sociali originariamente sostenute dalla sinistra non hanno più nulla a che fare, si sta dicendo che la materialità della proposta politica di quella roba che ancora definiamo nominalmente sinistra non ha nulla a che fare con i ceti meno abbienti. E siccome chi sta meglio è sempre meno numeroso di chi sta peggio — che detta così è una volgarizzazione di censimenti e ricerche sociologiche che confermano in termini più autorevoli e nobili queste parole rozze — la cosiddetta sinistra perderà sempre più terreno proprio perché numericamente meno consistente nella popolazione a cui si rivolge.

Ecco perché Trump, Meloni, Salvini, Schlein, Conte e Fratoianni-Bonelli possono raccontare balle impunemente. L’elettorato non si aspetta più, da molto tempo, che dicano la verità. L’elettorato ha creduto che tagliando le pensioni ai parlamentari e riducendo il numero dei parlamentari stessi si potessero sanare i bilanci italiani. Bastava fare due conti prima per sapere che era falso.

Così come, se ci prendessimo davvero la briga di fare due conti, sapremmo con matematica certezza che la giusta richiesta di ridurre le spese militari e per gli armamenti, che viene contrapposta a ogni carenza del welfare, è una bugia propagandistica, perché, se per paradosso persino le eliminassimo del tutto, ci ritroveremmo comunque con i buchi nel welfare, in quanto il risparmio da solo non basterebbe a coprire la spesa sociale richiesta. Al netto del fatto che, quando il centrosinistra governa, e ha governato anche a lungo, non la riduce comunque, quella spesa di morte.

Ecco perché il potere, come nel caso di Trump da cui siamo partiti, può permettersi di insultare i suoi elettori senza temere ricadute nell’urna. Del «vero» non importa nulla a nessuno. Il «vero» è uscito dal dibattito da vent’anni a questa parte. La dicotomia attuale è merce cara/merce a buon prezzo.

L’elettore non sta acquistando una soluzione ai problemi collettivi, ma un vantaggio individuale, anche minimo, in un contesto nel quale non crede più possibile ottenere una trasformazione generale delle proprie condizioni. La politica delle «mancette» non prospera necessariamente perché gli elettori sono ingannati, ma perché hanno smesso di aspettarsi qualcosa di più.

Chi vende merce al prezzo più basso vince, anche se guadagna per sé cifre enormi. La politica delle «mancette» attraversa ormai destra e sinistra, mentre la comunicazione politica e giornalistica ne ha assimilato perfettamente la logica. Non si tratta più di convincere qualcuno che domani vivrà meglio, ma di persuaderlo che oggi gli conviene accontentarsi. E forse la più grande vittoria di questo sistema non è aver insegnato ai politici a mentire impunemente, ma aver convinto gli elettori che pretendere qualcosa di più sia diventato irragionevole. Applauso.

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mercoledì 11 febbraio 2026

Come le zanzare d’estate in bassa Padania - Alberto Bradanini

Il mondo incantato delle menzogne, sempre quello

Le menzogne di regime sono come le zanzare d’estate in bassa Padania, ti aggrediscono da ogni lato: non se ne può più! Secondo la campana della verità nordamericana, che inizia all’alba e ci accompagna fino a notte fonda e il cui suono echeggia – ça va sans dire - in ogni contrada europea, le cose del mondo starebbero così:

a.  l’attuale presidente degli Stati Uniti è persona fine, avveduta, talora un po’ risoluto nei modi, ma nemico della guerra - insignito non a caso del Nobel per la Pace 2025 da tale Maria Corina Machado, invece che dal Comitato norvegese per il Nobel, ma questo dettaglio potrà essere corretto nell’anno di grazia 2026. Certo, si è visto costretto a bombardare sette o otto paesi solo nel suo primo anno di mandato, ma che volete, bisogna pur mettere ordine in un mondo altrimenti destinato alla deriva. Nei modi, poi, è persona gradevole, corretto con ogni interlocutore, di cui rispetta la libertà di scegliere la posizione del missionario o quella a novanta gradi. Il presidente è inoltre scrupoloso del diritto internazionale: mai minaccerebbe, che so, la Danimarca, il Venezuela, Cuba o Panama, men che meno l’Iran, la Cina o la Russia, solo perché non assecondano i suoi capricci e non s’inchinano al suo passaggio. Quanto ai paesi alleati, non si sognerebbe nemmeno lontanamente di imporre dazi pesanti o condizioni insostenibili, tipo il 5% del pil in armi da comprare soprattutto negli Usa. Mai e poi mai farebbe una cosa del genere. E beninteso rispetta pienamente la costituzione del suo paese, anche se non proprio al 100%, come ad esempio ottenere il via libera del Congresso per fare la guerra e imporre dazi al resto del mondo. Ma, signori miei, nessuno è perfetto e poi l’urgenza impone di agire in fretta;

b.  il presidente venezuelano Nicolás Maduro è affiliato al narcoterrorismo, crimine sinora ignoto alla civiltà giuridica del mondo ma non all’effervescenza giurisprudenziale dell’esimio inquilino della Casa cosiddetta Bianca. Del resto, chi potrebbe sorprendersi se per far soldi N. Maduro - fino al 3 gennaio scorso legittimo presidente di un paese che possiede le più ingenti riserve di petrolio del pianeta - invece di rotolarsi su milioni di barili di petroli, preferisce vendere cocaina colombiana sul mercato statunitense? Nessuno beninteso. E la ragione di tale scombinata preferenza, di tutta evidenza, non può essere che il noto rimbambimento cognitivo che colpisce chi si avventura sulla strada del socialismo bolivariano;

c.  alcuni avanzano il sospetto che la profondità etica dell’ottuagenario D. Trump sia il retaggio del tempo trascorso in un convento di carmelitani scalzi protestanti, lontano da ogni tentazione della carne. Impossibile, dunque, prestare credito alle insinuazioni che lo dipingono quale oggetto di ricatto da parte di qualche servizio segreto mediorientale che vuole convincerlo a bombardare l’Iran;


d.  le stesse insinuazioni che dipingono il suo animo sensibile interessato soprattutto al petrolio iraniano (oltre che ad accontentare le guerre israeliane di conquista), mentre tutti sanno che ciò che gli sta a cuore è solo il benessere dei manifestanti di quel paese, come dimostra – per simmetria - la sua sofferta partecipazione alla tragedia delle vittime massacrate a Gaza. Se poi dovesse vedersi costretto a lanciare qualche altra bomba etica sul popolo iraniano (dopo quelle del giugno 2025) - come gli chiederebbero a gran voce milioni di iraniani sondati da Gallup, felici di vedere il proprio paese devastato - il menzionato Trump ne sarebbe profondamente dispiaciuto, ma - che si vuole? - per diffondere democrazia e diritti umani non si può andare troppo per il sottile;


e.  passando alla cosiddetta Unione Europea, abbiamo apprezzato la coraggiosa resistenza dei ricchi funzionari di Bruxelles davanti alle minacce Usa alla Groenlandia, la cui saga è tuttora in corso, mentre l’aggressione reale contro l’Iran (giungo 2025) e il Venezuela (gennaio 2026), le intimidazioni contro Cuba e la guerra imperiale bipartisan contro la Russia per interposta Ucraina, l’emancipazione politica dell’ex tagliagole siriano al-Jolani e via dicendo devono ritenersi legittime e morali, essendo dettate dal suo intento, genuino anche se incompreso, di preservare pace e stabilità. I governi europei, che hanno studiato dalle suore, non oserebbero mai importunare i timpani del padrone del mondo sussurrandogli di contenere le sue ambizioni di conquistador. Le medesime illuminate classi dirigenti si preoccupano giustamente di cose più urgenti, come impedire del tutto l’import di gas russo dal 2027, con l’apprezzato obiettivo di affossare l’economia europea che come noto cresce a un tasso troppo elevato;

f.  i manifestanti americani di Minneapolis sono dei terroristi, mentre coloro che protestano contro il governo iraniano sono combattenti per la libertà (del resto ce l’hanno inciso sulla fronte, come testimoniano gli infiltrati del Mossad (lo riferiscono apertis verbis l’ex segretario di stato e direttore Cia, Mike Pompeo, e il Jerusalem Post: https://www.jpost.com/middle-east/iran-news/article-8817339);


g.  l’arresto di Netanyahu - ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità – sarebbe impensabile per i governi europei o figuriamoci per quello statunitense, il cui presidente nel febbraio 2025 (ordine esecutivo n. 14203) ha imposto sanzioni pesanti contro il procuratore capo, Karim Khan, e i due vice[1], non escludendo nemmeno – secondo alcuni burloni – l’invasione militare dell’Olanda se un cittadino Usa o israeliano dovesse essere arrestato dalla Corte medesima. Sarebbe invece cosa ammissibile, o addirittura raccomandabile, dal momento che quel governo non piace ai padroni del mondo, organizzare un regime change in Iran, perché che volete che sia violare la Carta delle Nazioni Unite e ogni possibile norma internazionale;

h.  i media occidentali, non dobbiamo ripeterlo ogni volta, riportano fatti oggettivi realmente avvenuti. Come si fa a dubitarne, anche solo per un istante?


i.  Hamas ha decapitato 40 bambini. Lo dice l’esercito israeliano, un’organizzazione come noto apprezzata persino nel più lontano pianeta della nostra galassia, per trasparenza, umanità e comportamento etico;


l.  le tante manifestazioni che hanno luogo in Europe e altrove a favore della Palestina sono espressione di razzismo antisemitico, mentre il divieto d’ingresso negli Usa di cittadini di sei paesi islamici – assoluto (Afghanistan, Iran, Libia, Somalia, Sudan, Yemen) e parziale (Siria e Chad), oltre che di cittadini di Haiti, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, Eritrea, Myanmar e Venezuela – sono invece azioni di vicinanza affettiva nei riguardi di chi soffre;

m.  sotto gli ospedali di Gaza si nascondono basi terroristiche, e dunque tali ospedali vanno giustamente bombardati;

n.  nelle democrazie occidentali la volontà del popolo influenza le azioni del governo, la cui autorevolezza è basata su professionalità, cultura, rispetto per i principi etici e attenzione ai bisogni del popolo. La loro elevata qualità umana e valoriale è confermata dal loro disinteresse per la carriera e dall’impegno quotidiano a proteggere gli interessi dei propri cittadini;


o.  se gli Stati Uniti (insieme ai paesi europei, quando ritenuti utili allo scopo) fanno la guerra è perché devono tutelare beni superiori, difendere i confini dall’invasione di eserciti stranieri, ad esempio la Russia che vuole arrivare a Lisbona o in Sicilia (le residue perplessità a costruire il ponte di Messina sarebbero dovute ai rischi che ciò faciliterebbe l’invasione dell’isola). Mai farebbero la guerra per depredare risorse altrui e vivere di privilegi rubati;

 

p.  certo, è inevitabile che ogni tanto anche i nostri alleati - vengono in mente, a caso, gli Stati Uniti - commettano qualche errore, ma le loro intenzioni sono buone, e in ogni caso sempre meglio obbedire agli Stati Uniti che a chi sa chi, men che meno provare a diventare indipendenti, obbedendo alla Legge e perseguendo i propri legittimi interessi, non sia mai;

 

q.  I ricchi sono ricchi perché hanno una marcia in più e si sono impegnati più degli altri. Come noto, la maggioranza della popolazione è composta da scansafatiche con un basso quoziente d’intelletto;

r.  il capitalismo non sarà perfetto, ma è il meglio che siamo riusciti a realizzare. Del resto, funziona per tutti o quasi (o no?);


s.  la tecnologica e gli algoritmi non vanno contestati. La mano invisibile del mercato e il sostegno del governo a quella mano invisibile sono le nostre ancore di salvezza, essendo entrambi nelle mani delle persone migliori che la società riesce ad esprimere;

t.  è evidente che i problemi del paese sono responsabilità dei partiti di governo, o di quelli d’opposizione. In questo momento siamo esitanti. In ogni caso, basta mandare questi ultimi al governo e tutto si sistema;


Epilogo

Non si può consentire che i cittadini dicano quello che vogliono sul governo e sui suoi alleati. Il successo consiste nel far soldi, possedere molti beni e guadagnarsi il rispetto delle persone che contano.

Quel che vediamo intorno a noi va considerato normale. Sofferenza, morte, distruzione, guerra, caos, sfruttamento, ingiustizia, povertà e abusi di ogni genere sono normali. Le persone che vogliono cambiare le cose sono anomale, vanno viste con sospetto, dovrebbero farsi aiutare.

Viviamo in una civiltà costruita sulle menzogne, fatta di menzogne, alimentata dalle menzogne. Se queste crollano, tutto crolla. Il sistema di potere inizia a inculcarci menzogne da bambini e non smette più fino alla morte. Possiamo forse stupirci se siamo frastornati, infelici, folli?

Uscire dal territorio colonizzato dalla menzogna, riconquistando la sovranità mentale significa tornare a guardare e percepire il mondo con gli occhi aperti è un processo necessario, se si vuole ricostruire un ponte tra verità e realtà, lasciandoci accompagnare ancora una volta dalle parole sublimi di Carlos Castaneda (scrittore peruviano): “La maggior parte dell’umanità è predisposta alla sottomissione. È inconsapevole, gestita da altri. Chi ha capito non ha bisogno di consigli, chi non ha capito non capirà mai. Non biasimo costoro, essi sono strutturati per vivere e basta. Respirare, mangiare, bere, andare in ristorante il sabato sera, partorire, guardare la TV, assistere a una partita di calcio. Il loro mondo finisce qui, non percepiscono altro. Esiste poi un esiguo gruppo di esseri umani, che sono difetti di fabbricazione, sono sfuggiti al controllo qualità della linea di produzione. Sono pochi, sono eretici, sono guerrieri”.

 

[1] Nell'agosto 2025 sono state imposte ulteriori sanzioni Usa contro i giudici Kimberly Prost, Nicolas Yann Guillou, Nazhat Shameem Khan e Mame Mandiaye Niang.  Congelamento dei beni in Usa e divieto d’ingresso. Nel dicembre 2025, Trump ha poi sanzionato altri due giudici, Gocha Lordkipanidze ed Erdenebalsuren Damdin, per aver respinto l'appello di Israele a invalidare i mandati di arresto, mentre il segretario di stato, Marco Rubio, ha affermato che le azioni della CPI erano politicamente motivate, oltre che una violazione della sovranità statunitense e israeliana

da qui

venerdì 14 novembre 2025

Il mondo magico dell’occidente liberista: un oceano di menzogne - Andrea Balloni

 

Si ha spesso la chiara consapevolezza che ci vengano raccontate bugie e la spiacevole sensazione di vivere in un mondo falsificato, di avere una visione distorta, quando non ribaltata, di ciò che ci accade intorno; e si fa altrettanto spesso fatica a comprendere e discernere la realtà, mentre si prova un senso di paura nel guardarsi a fianco e vedere masse di persone che, non esenti i congiunti, ipnotizzate da decenni di falsità, non riescono a svegliarsi e, come sonnambuli, diventano perfino violente davanti al tentativo altrui di accendere una luce.

Allora, nel cercare una chiave a questo senso di imbarazzo, pensieri di politica mi si accostano in maniera naturale al ricordo di un libro dell’antropologo Ernesto De Martino, che lessi qualche anno fa, sul ruolo della magia nello sviluppo della psicologia degli individui e della società umana.1

Un sistema liberista, per sua stessa essenza, si nutre di sfruttamento e di povertà, si nutre della fame, della distruzione, dell’ignoranza e della paura; e perciò ha da sempre la continua necessità di creare magicamente un mondo nuovo, in una eterna palingenesi che rinnovi le condizioni e le ragioni di vita all’interno della sua struttura sociale.

In termini più chiari, l’apparato economico-politico che comanda oggi sull’Occidente è costretto ogni giorno a far ricorso alla menzogna come strumento di magia e a ricreare così un mondo nuovo, falso, ma rinnovato nella speranza dei popoli di riaffermare la propria esistenza e il significato di essa, in una società ostile e di fronte a una perpetua crisi culturale.

Ciò accade forse a maggior ragione oggi, quando il nostro sistema vive la sua stagione più paradossale e dicotomizzata, tra una mancanza di alternative organizzate e un tramonto ormai conclamato e dove dunque la menzogna diventa lo strumento maligno della magia archetipale umana, strumento attraverso il quale si soggiogano le nazioni, proprio nel momento stesso in cui esse riaffermano le proprie istanze di cosmos e di armonica convivenza.

La magia americana

Gli Stati Uniti sono il Paese maestro per quanto attiene alla menzogna: è il Paese di Hollywood, del cinema, della finzione che crea realtà parallele, dell’eterno racconto della frontiera americana, delle pistole, della violenza creatrice e del mito americano che fonda una nuova utopica società sull’oblio delle proprie radici; e proprio sulla conseguente ingenuità di una intera Nazione che rifiuta di leggere la storia, di accettarla e di farne tesoro, una Nazione che abbandona le radici appunto, insiste la sua porosa permeabilità al magico.

In tal modo, i suoi vertici ricreano ogni giorno un mondo magico e fasullo, dove nella maniera più strabiliante, perfino la politica e la diplomazia vivono immerse nel gioco della metamorfosi ambientale che prende vita dalle loro mani e dai loro desideri, fino al paradosso che la bugia diventa illusione: illusione di invincibilità, di immutabilità; illusione di essere guida di moralità e giustizia, all’interno dell’illusione fondativa di una predestinazione divina che trova la sua base nella cultura protestante.

La reiterazione eterna dei fallimenti, sia in politica estera che in politica interna, diventa dunque lo specchio dell’illusione americana; l’incapacità di comprendere il mondo che li circonda consiste nella riluttanza a svegliarsi dal sistema onirico che loro stessi si sono prodotti, attraverso un articolato complesso di bugie e di ignoranza.2

Ma parlare di Stati Uniti oggi equivale esattamente a parlare di Europa. Questa parte di mondo che è cresciuta martellata dai film hollywoodiani è figlia dei progetti angloamericani di appiattimento culturale che presero il via già dagli anni cinquanta e che hanno attuato una progressiva sostituzione dei riferimenti di una cultura egemone su un’altra, a partire dalla lingua, e i cui effetti sono purtroppo sempre più evidenti. L’Unione Europea non è quindi che l’epifenomeno istituzionale di un processo magico di sostituzione culturale.

Questo avviene nel quadro di un progressivo annullamento degli Stati nazionali e di una totale genuflessione al potere delle grandi oligarchie, per cui, in ogni istante, ripiombiamo dentro l’ennesima rappresentazione cinematografica di distruzione della realtà, travisamento e ricostruzione magica, ad applaudire i vertici della Commissione Europea, che ci raccontano, per fare un esempio, di come chi vince il Nobel per la Pace sia una paladina di diritti umani, libertà e democrazia.

La bacchetta magica

La parola chiave è dunque magia e la menzogna è il suo strumento, la bacchetta magica.

La menzogna è l’unica cosa di cui un sistema liberista non potrà mai veramente fare a meno. E siccome un sistema liberista, a dispetto di quanto vuole la sua dottrina, si autoregola nel distribuire le risorse solo tra chi le risorse le possiede già, e in maniera la più verticistica possibile, il continuo stravolgimento della percezione di ciò che ci circonda diventa fondamentale per neutralizzare il dibattito politico, renderlo superficiale e mai incisivo, in uno spettacolo che soddisfa la pancia della politica e che mette a tacere la coscienza di popoli resi dipendenti unicamente dai loro bisogni più elementari, sottratti infine alla riflessione e all’azione.

È vero, il potere nella storia ha sempre raccontato bugie, ha sempre deformato la realtà per mantenere i suoi privilegi. Ma, negli ultimi cento anni, la mistificazione è stata messa a sistema. È nata una scienza del falso e della propaganda, con i suoi illustri studiosi, da Edward Bernays a Ivy Lee, da Goebbels3, fino ai teorici delle rivoluzioni colorate.

Migliaia e migliaia di agenzie, fondazioni, associazioni finanziate dai governi occidentali, e capillarmente diffuse in tutto il mondo, operano una costante azione di contraffazione ambientale: bacchette magiche che distribuiscono visioni distorte, nuove prospettive, nuovi mondi.

Si dia un’occhiata al lungo elenco4, realizzato da ricercatori indipendenti, delle agenzie finanziate dal solo NED (National Endowment For Democracy), per avere un’idea seppur vaga della capillarità e del volume dei finanziamenti dei soli Stati Uniti in propaganda, almeno fino alla seconda epoca Trump.

L’Unione Europea, dal canto suo, non si risparmia; la bacchetta magica liberista si abbatte in Europa come uno tsunami di denaro su tutte le Università e su ogni organo di informazione, attraverso finanziamenti a bandi per ricerche, corsi, progetti giornalistici e servizi di informazione su temi funzionali al consenso europeista e contro la cosiddetta disinformazione; cosa che decreta l’evidente fine di quella libertà accademica che sta alla base della ricerca critica e alla base dello sviluppo intellettuale in un società evoluta, almeno quanto decreta la fine della libertà di stampa.

Si leggano in proposito le ricerche di Thomas Fazi sul programma “Jean Monnet”5 e sulla “Macchina mediatica di Bruxelles”6.

Un oceano di menzogne

In questo mondo magico e incantato, ci hanno dunque fatto credere che il nostro nemico erano i poveri, i disgraziati che non hanno niente, il barbone senza casa; ci hanno fatto credere che il nostro nemico era il popolo che viveva a fianco al nostro, perché credeva in un altro dio o parlava un’altra lingua.

Abbiamo visto l’ipocrisia che si fa scudo del diritto internazionale in condanne senza appello, per poi farsene beffe in guerre illegali; abbiamo visto compiere o provocare carneficine; abbiamo visto morire milioni di persone, soldati e civili, indurre la fame e la miseria, per cause inesistenti e totalmente bugiarde; abbiamo visto dividere le nazioni e separare le famiglie; abbiamo visto sostituzioni etniche e la scomparsa di culture millenarie, per interesse e calcoli privati; abbiamo visto ingerenze nei governi nazionali di altri paesi, colpi di stato sanguinari e l’instaurazione eterodiretta di regimi fascisti; abbiamo visto colpi di stato guidati da ripugnanti rivoluzioni colorate, dove spadroneggiavano l’ipocrisia e la mistificazione.

Ci hanno spaventato con le bombe e le stragi e ci siamo rifugiati tra le braccia del potere; ci hanno spaventato con le malattie, con il clima e lo spread e ci siamo rifugiati tra le braccia dei nostri aguzzini.

Ci hanno detto che noi italiani eravamo degli spendaccioni, mentre per decenni abbiamo soltanto finanziato gli interessi passivi su un debito pubblico voluto e deciso altrove, senza ricevere niente in cambio, per vederci anzi imporre austerità e la progressiva distruzione di uno stato sociale costruito in decenni di lotte; ci hanno detto che non c’era alternativa, che la presenza dello Stato era un problema; ci hanno detto che il potere rappresentava il bene e la verità e noi abbiamo chiesto la loro protezione.

Il grande mercato; tifoserie in curva

La percezione della realtà da parte delle masse all’interno di questo ambiente falsificato è talmente stravolta che vi può accadere di tutto. Ogni bugia ha diritto d’asilo, finché non acquista cittadinanza e diventa verità. La società umana inserita in un sistema liberista si riduce a un grande mercato senza alcuna guida morale. Tutto si può comprare, dunque tutto si vende, tutto diventa merce e, nella stessa misura in cui si comprano e si vendono i beni e i servizi, si comprano e si vendono i sostantivi astratti: i sentimenti, la cultura, i titoli e le lauree, l’onestà, la libertà, la verità, così come si comprano e si vendono la morte, gli scandali, i drammi familiari o quelli di intere nazioni. Addirittura “rivoluzione”, la parola più nobile del novecento è comprata e venduta, fino a farla diventare docile strumento di propaganda7.

Le attività intellettuali, anche le migliori, vendute al consumo mediatico, si fanno semplici, digeribili, verità bianche o nere, per essere ingerite da curve di tifosi. Il residuo di ciò che un tempo si chiamava politica diventa perciò tifo, appunto, come quello del calcio.

La realtà si semplifica per le anime semplici, il pensiero si fa grettamente duale, anzi manicheo: questo è buono, quello è cattivo, questo è di sinistra, quello è fascista, senza una riflessione articolata e senza nessun approfondimento culturale, senza sfumature.

Le masse partecipano alle manifestazioni politiche come i tifosi di una squadra di calcio vanno allo stadio: la bandiera, la sciarpa della squadra del cuore e slogan decerebrati, pronunciati solo per fede e all’interno di un gruppo cui affidare ogni responsabilità civile per i propri atti e per le proprie parole.

La politica che diventa tifo soddisfa le coscienze di popolo bambino, ma si rende socialmente inutile, disinnescata e organica al potere.

Normalizzare l’indignazione e il dissenso.

In questo mondo magico dunque, ogni ribellione viene normalizzata, ogni sentore di risveglio alla realtà viene catturata e ricondotta in un alveo di innocuità.

Il mondo si ricrea quando si vuole, quando ce ne sia necessità, basta un colpo di bacchetta magica, e un po’ di faccia tosta.

E così in Italia e in Europa troviamo partiti e sindacati che, dopo decenni di complicità con i servi dell’estremo liberismo che erode la nostra società, che esporta morte e sopraffazione, decenni di complicità perfino con il nazismo ucraino, si arrabattano in piazze che non conoscono più per tentare di avocare a sé e normalizzare movimenti di opinione spontanei e sfuggenti che si fanno pericolosi per la tenuta del loro sistema consociativo; mentre nel Paese più magico di tutti, in un imbarazzante delirio, il Presidente e il Dipartimento di Stato riconducono a sé la lotta per la libertà di espressione,8 parlando di “censura orwelliana” applicata in Europa.9

È il tipico gioco del potere occidentale, quello che cerca di intestarsi ipocritamente lotte sociali, quando si tratta in verità di andare a occupare la relativa casella politica col fine di normalizzarne il movimento. È il gioco dell’oppressore che finge, in sintesi, di salvare l’oppresso per scongiurare lo sviluppo di espressioni di emancipazione e rimettere i destini dei popoli nelle mani del potere.

L’indignazione condivisa, di gruppo, multimediale, l’indignazione indotta, semplice come comprare con un abbonamento a Sky o pagare il canone Rai, si trasforma in propaganda, una dimostrazione plastica di libertà e di pluralismo: la libertà e il pluralismo concessi dal potere che viglia su di essi.

Ci può essere qualcosa di più magico di questo? Una metamorfosi sotto i nostri occhi.

La testa è purificata come dopo una sessione di meditazione indiana, la pancia sazia come dopo il pranzo di Natale e gli spiriti più inquieti e più ribelli possono andare a letto soddisfatti; alla lotta ci penseranno domani.

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Fonti

1-Cfr Il Mondo Magico -Ernesto de Martino, Einaudi 1948

2-https://www.foreignaffairs.com/united-states/lies-america-tells-itself-about-middle-east-gaza?utm_medium=newsletters&utm_source=twofa&utm_campaign=The%20Lies%20America%20Tells%20Itself%20About%20the%20Middle%20East&utm_content=20250919&utm_term=EWZZZ005ZX

3-Gianluca Magi -Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, 2021

4-https://docs.google.com/spreadsheets/d/1gaBuueuNy0FRCQgv8iBA1tjyZNM5qBf_u4ulWo6DjLs/htmlview

5-https://brussels.mcc.hu/publication/professors-of-propaganda-how-the-eus-jean-monnet-programme-corrodes-academia

6-https://brussels.mcc.hu/uploads/default/0001/01/18fb1038874ea002371e25e64b22b31da11e46d5.pdf

7 La ribellione addomesticata -Andrea Balloni

 

da qui