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mercoledì 27 luglio 2016

scuola corrotta, nazione infetta

Chiamata diretta, orari docenti, assegnazione alle classi, incarichi collaboratori sono a rischio corruzione: a dirlo l'ANAC

L'ANAC è "l'Autorità Nazionale Anticorruzione", che giorno 13 aprile 2016 ha emanato la delibera n. 430 che analizza i motivi di possibili corruzioni all'interno delle istituzioni scolastiche.
Il documento analizza quali processi all'interno delle scuole possono essere a rischio corruzione.
Nell'elenco vengono riportati svariati processi che riguardano la progettazione del servizio scolastico, i processi di organizzazione, di autovalutazione dell'istituto, il processo di sviluppo e di valorizzazione delle risorse umane, valutazione degli studenti, gestione dei locali.
Tra i processi a rischio corruzione vengono elencati, ad esempio: gli incarichi ai docenti coerenti con il PTOF, l'assegnazione dei docenti alle classi, l'elaborazione degli orari, conferimento supplenze, gli incarichi dei collaboratori, l'adozione dei libri di testo.
La soluzione offerta dall'ANAC riguarda la trasparenza nella pubblicazione delle graduatorie interne con attribuzione di legittimi punteggi o pubblicazione sul sito della scuola i criteri per la definizione degli orari di servizio.
Tra i timori espressi dall'ANAC anche il conferimento degli incarichi di docenza (la chiamata diretta) che secondo l'Autorità Nazionale, può creare "discriminazioni e favoritismo nell'individuazione all'interno degli ambiti del personale cui conferire incarichi."
Il documento non si limita ad individuare il problema, ma dà anche la soluzione. Il consiglio è di definire, "anche attraverso la consultazione degli organi collegiali, e pubblicazione sul sito internet della scuola, dei criteri oggettivi per l'attribuzione di incarichi". La "diramazione di circolare esplicative dei criteri". Nonché "la pubblicazione tempestiva degli incarichi di docenza conferiti".



Chiamata diretta, school bonus, alternanza scuola-lavoro: processi a rischio corruzione. PSP, intervenga l'ANAC

I partigiani della scuola pubblica ha nuovamente scritto al presidente dell'ANAC Cantone, al fine di evidenziare alcuni procedimenti a rischio di corruzione, evidenziati nella delibera n. 430 della medesima autorità nazionale anticorruzione e determinati dalle novità introdotte dalla legge di riforma della scuola. 
I procedimenti evidenziati dai PSP riguardano la chiamata diretta, lo school bonus, l'alternanza scuola-lavoro e le scelte didattiche dei docenti che potrebbero essere influenzate dal DS, in quanto è lo stesso ad assumere i docenti.
Riguardo al primo aspetto, ossia la chiamata diretta, i PSP evidenziano che le misure volte ad evitare il rischio corruzione nell'ambito della chiamata diretta, previste nella medesima delibera ANAC, non saranno rispettate, per una questione legata alla tempistica. Nel documento dell'ANAC, infatti, si consiglia, al fine di rendere il processo di assegnazione dell'incarico ai docenti dell'ambito, di definire criteri oggettivi per poi procedere alla pubblicazione degli stessi, anche tramite circolari esplicative, e degli incarichi conferiti. Incrociando le date di pubblicazione degli avvisi e quelle in cui i docenti dovranno caricare i curriculum su Istanze On line, è evidente che i dirigenti possono pubblicare gli avvisi dopo che i docenti caricano i curriculum, per cui si potrebbero definire dei criteri su misura per il docente che si vuole "chiamare". In particolare - scrivono i PSP -  nella scuola secondaria di secondo grado i CV devono essere caricati a cominciare dal 16 agosto mentre i criteri verranno individuati a cominciare dal 18 agosto, ossia due giorni dopo.   Secondo tale tempistica, dunque, le misure previste dall'autorità anticorruzione sono inapplicabili: prima i curriculum e poi gli avvisi con i criteri.
Quanto allo school bonus, i PSP ritengono che i finanziatori delle scuole potrebbero determinare le scelte dei dirigenti, la cui valutazione è legata dal raggiungimento degli obiettivi delineati nell’atto di indirizzo e dalla valorizzazione delle risorse umane, che necessitano di un investimento  economico che non può trovare appoggio in fondi d’istituto tanto ridotti da dover essere alimentati dai contributivolontari dell’utenza. L’unico appiglio che avrebbe il Dirigente Scolastico per soddisfare la responsabilità di risultato che gli consentirebbe di accederealla retribuzione appositamente prevista per la sua figura professionale sarebbe dunque il reperimento di finanziamenti esterni privati. Privati, che a detta dei PSP, potrebbero finanziare la scuola in cambio magari dell'assunzione di un docente loro amico o dell'acquisto di beni e servizi nella loro azienda da parte dell'Istituto.
L'alternanza scuola - lavoro potrebbe anch'essa determinare dei processi corruttivi di “cambio di utilità” tra impresa e Dirigente scolastico o tra aziende  e famiglie, atteso che quest’anno alcuni  istituti, in difficoltà per l’assenza di un registro dell’alternanza con le varie imprese, hanno demandato alle stessefamiglie la ricerca di aziende disponibili a questa pratica di tirocinio e la  valutazione dell’azienda concorre a quella curricolare dell’allievo.
Ultimo aspetto, oggetto della missiva dei PSP all'ANAC riguarda l'influenza, che il DS potrebbe esercitare sulle scelte didattiche dei docenti  e la valutazione, essendo il dirigente medesimo ad assumere gli insegnanti, a valutarli e ad attribuirgli il bonus premiale.
Alla luce di quanto suddetto, i PSP chiedono un incontro anche pubblico con il presidente Cantone, che potrebbe intercedere nei confronti del Miur affinché corregga tutte le storture della legge n. 107/2015. 

mercoledì 18 maggio 2016

Emergenza scuola (e non solo)

C’è una scuola dove si fanno seminari su feste fasciste (qui);

c’è una scuola dove si puniscono insegnanti che a scuola fanno il loro lavoro:
“Stavolta ad essere sospesi non sono degli studenti ma tre insegnati dell’istituto tecnico agrario “Brau” di Nuoro, colpevoli di non aver voluto addestrare i ragazzi ai test dell’Invalsi. Il provvedimento firmato dalla dirigente Innocenza Giannasi, è arrivato lunedì (anche se è datato 6 maggio) a tre professoresse della scuola…
…il direttore generale dell’Invalsi, Paolo Mazzoli, in un convegno nel giugno 2015, pubblicato sulla rivista scientifica on line “Galileo” il 4 gennaio scorso aveva sostenuto che “l’istituto nazionale di valutazione rileva e misura gli apprendimenti con riferimento ai traguardi e agli obiettivi previsti dalle indicazioni, promuovendo altresì una cultura della valutazione che scoraggi qualunque forma di addestramento finalizzata all’esclusivo superamento delle prove”.” (da un articolo di Alex Corlazzoli);

c’è una scuola, intestata ad Antonio Gramsci, dove gli insegnanti non possono arrivare prima dell’orario di lavoro, né uscire dopo (evidentemente sarà vietato preparare compiti, correggerli a scuola, fare fotocopie, parlare con i colleghi, o con alunni, tra le altre cose), sotto l’occhio attento di qualche informatore.
“Inoltre si ricorda che non è consentito trattenersi negli edifici scolastici oltre il proprio orario scolastico, se non autorizzati. Il personale ATA in servizio è tenuto a segnalare, previo controllo degli ambienti loro assegnati, al Dirigente Scolastico o al DSGA, la presenza di docenti e alunni e estranei, nei locali della scuola sia oltre il termine delle lezioni sia durante l’orario curricolare.”
manca, per ora, il riferimento all’adunata sediziosa (art.655 c.p.)

e meno male che la sciagurata legge 107/2015 (la chiamano “la riforma della scuola”) non è ancora entrata a regime!

Scrivono i Partigiani della Scuola pubblica:
Sig. ra Ministro,
In quale settore della Pubblica Amministrazione, il Dirigente sceglie i lavoratori?
Il Procuratore sceglie chi far lavorare tra i Giudici ? I giudici scelti sono valutati dai detenuti?
Il primario sceglie chi far lavorare tra i medici? I medici sono valutati dai pazienti?
Il Dirigente Pubblico sceglie chi far lavorare tra gli impiegati?
La risposta sembra ovvia e scontata, non è accaduto in nessun comparto della PA, è accaduto solo nella Scuola Statale Pubblica che il Dirigente scolastico possa scegliere chi far lavorare nella sua scuola, con criteri da lui stesso stabiliti, con l’unico vincolo che debbano aver superato un pubblico concorso perché questo (e solo questo di quanto disposto dalla riforma ) è scritto nella Costituzione.
Cosa succede nelle regioni ad alta densità mafiosa? Cosa succede se un Preside assume i docenti su base clientelare? Quale garanzia costituzionalmente sancita in caso di abusi?
Sarebbe utile che, accanto a quello delle categorie dei docenti e dei Dirigenti scolastici, anche il Suo operato di Ministro fosse sottoposto ad una doverosa riflessione, ad una necessaria ed attenta “autovalutazione “, visto che non si può imporre il funzionamento di una norma col ricatto  della premialità o dell’esilio ma lo si deve dimostrare con i fatti al Paese reale, agli operatori ed agli utenti… (continua qui)

Intanto sono da segnalare le parole della ministra Boschi, che riscrive la Costituzione (come sarebbe contento Gelli), dicendo che tanto quello che hanno scritto non va molto bene, forse è un invito subliminale a votare no al prossimo referendum.
“Nessuno ha la pretesa di aver approvato la riforma perfetta.
Se avessi potuto decidere da sola avrei magari fatto diversamente o scritto in modo più chiaro.
Siamo tutti consapevoli che ci sono dei punti che potrebbero essere corretti, ma è una riforma che farà fare al nostro Paese dei passi in avanti enormi.”
da qui o, sopratutto, da qui

buon viaggio intorno al Sole (per usare le parole di Giulietto Chiesa)

martedì 17 maggio 2016

Con queste premesse la chiamata diretta in Italia non può funzionare! - Partigiani della Scuola pubblica


Sig. ra Ministro,
In quale settore della Pubblica Amministrazione, il Dirigente sceglie i lavoratori?
Il Procuratore sceglie chi far lavorare tra i Giudici ? I giudici scelti sono valutati dai detenuti?
Il primario sceglie chi far lavorare tra i medici? I medici sono valutati dai pazienti?
Il Dirigente Pubblico sceglie chi far lavorare tra gli impiegati?
La risposta sembra ovvia e scontata, non è accaduto in nessun comparto della PA, è accaduto solo nella Scuola Statale Pubblica che il Dirigente scolastico possa scegliere chi far lavorare nella sua scuola, con criteri da lui stesso stabiliti, con l'unico vincolo che debbano aver superato un pubblico concorso perché questo (e solo questo di quanto disposto dalla riforma ) è scritto nella Costituzione.
Cosa succede nelle regioni ad alta densità mafiosa? Cosa succede se un Preside assume i docenti su base clientelare? Quale garanzia costituzionalmente sancita in caso di abusi?
Sarebbe utile che, accanto a quello delle categorie dei docenti e dei Dirigenti scolastici, anche il Suo operato di Ministro fosse sottoposto ad una doverosa riflessione, ad una necessaria ed attenta "autovalutazione ", visto che non si può imporre il funzionamento di una norma col ricatto  della premialità o dell'esilio ma lo si deve dimostrare con i fatti al Paese reale, agli operatori ed agli utenti.
E sono fatti di oggi, alla ribalta della cronaca scolastica, i recenti abusi figli della Sua Riforma, detta "buona scuola".
Conferire ai Dirigenti Scolastici il potere di distribuire bonus premiali ai docenti (non più che una mancetta, in realtà) si é rivelato oggi fonte di svariati abusi, di cui esempio eclatante risulta quello fornito dal Comitato di valutazione dell'istituto comprensivo "Jerace" di Polistena, che addirittura valuta in termini di numeri negativi, come criteri quindi di "demerito", il numero di assenze (anche per malattia), nonché eventuali rapporti di conflittualità dei docenti addirittura con gli Enti locali, criterio con cui si nega quindi agli insegnanti finanche il diritto /dovere di aprire o avere in atto contenziosi con questi ultimi pure per motivi personali.
E ancora ricordiamo la preoccupante ingerenza del Dirigente dell' IPSASR di Decollatura (CZ), sulla potestà genitoriale e sulla libertà di apprendimento degli alunni esercitata per mezzo di minacce di 6 in condotta e sospensione degli aiuti agli scrutini finali a quanti si fossero sottratti alle prove INVALSI . Poi riconosciuto come errore dallo stesso DS, grazie alla denuncia dei PSP
Non é difficile capire che questo clima di conflittualità scatenato  dall'esasperazione del meccanismo della valutazione e della premialità in alternativa all'esilio imposto dalla legge 107/2015 ai dirigenti e ai docenti applicato alle pratiche didattiche, che sfuggono alle logiche aziendalistiche cui si ispira la norma, ben lungi dal migliorare la qualità del servizio scolastico, danneggia gravemente la conduzione degli istituti, compromette gli equilibri relazionali all'interno delle scuole e scatena solo contenziosi.
Sarebbe saggio pertanto che il Ministro, oggi più che mai, alla luce dei fatti recenti, recuperasse il dialogo con le sigle sindacali quantomeno sulla formulazione di regole condivise ed oggettive per il reclutamento dei docenti, limitando le possibilità di ulteriori discrezionalità ed abusi da parte dei dirigenti, che non sono, come abbiamo visto, certo soggetti infallibili, ma umani e, di conseguenza, suscettibili di errori anche vistosi ed eclatanti.
A tal proposito, può giovare al Ministro ricordare che anche Dirigenti di sicura e comprovata competenza, scivolino sul meccanismo perverso innescato dalla legge 107/2015, quindi la prospettiva di ciò che attende operatori ed utenti, se si prosegue sulla strada attualmente tracciata, rimane assolutamente preoccupante. La chiamata diretta in Italia non può funzionare, pertanto chiediamo di fermare il caos istituzionale e lo scempio in atto sulla Scuola Statale a causa di una riforma imposta con la fiducia al Parlamento, incostituzionale e non condivisa dalla stragrande maggioranza degli operatori.  

mercoledì 4 maggio 2016

Partigiani della Scuola Pubblica allibiti per le parole di Renzi sul concorso

Recentemente il Premier Renzi ha messo avanti la martoriata Costituzione per giustificare la necessità del concorso ad eliminazione dal quale usciranno solo 60.000 docenti dei 160.000 abilitati ammessi (anche se già gli esclusi non abilitati hanno vinto il ricorso ).
I vincitori verranno poi sottoposti ad un tirocinio di ben tre anni (dopo quello fatto per abilitarsi) in qualche remoto ambito d'Italia scelto in base ad un algoritmo, da effettuarsi a stipendio ridotto, come se già non fosse abbastanza miserabile quello intero, che non consente neanche di sobbarcarsi un fitto di casa.
Non vogliamo qui fare l'apologia del "docente itinerante" o "migrante" ma della Costituzione italiana ancora una volta manipolata da chi la dovrebbe difendere.
E' vero che la Costituzione asserisce all'art. 97 che "Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso" ma aggiunge "salvo i casi stabiliti dalla legge" .
Il concorso deve essere dunque correlato ad un posto di lavoro, ad un "impiego" non ad un territorio di libero reclutamento (la Legge 107 prevede infatti titolarità non più di sede ma di ambito territoriale).
Con questa operazione da leguleio piuttosto che da legislatore, il Premier ha cercato solo di creare un ponte tra la Costituzione e la vergogna della "chiamata diretta" di mussoliniana memoria da lui voluta e introdotta.
In realtà, infatti, chi opera il reclutamento in base alla legge 107/2015 é un Dirigente scolastico, senza criteri stabiliti dalla norma, ma da lui medesimo, e questo non lo prevede la Costituzione italiana, che anzi sempre all'art. 97 pretende imparzialità e buon andamento per la pubblica amministrazione, ma la malafede di chi gestisce ormai lo Stato come cosa privata, personale, di chi non si relaziona con nessuna parte sociale, ma solo con lobby di speculatori e di affaristi, per i quali la scuola pubblica non é un servizio al cittadino, ma il prossimo ennesimo business per imprenditori assistiti dallo Stato.
É vero anche che la Costituzione all'articolo 36 recita "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa."
Non ci pare che un docente fuori sede possa, con quello stipendio, per giunta ridotto, sopravvivere senza aiuti dai familiari, se quelli che lavorano a Milano a stipendio pieno, nei giorni festivi, sono costretti a praticare giardinaggio a cottimo per non riuscire neanche così a sbarcare il lunario.
Inoltre, il Premier dimentica che il suo governo con il voto di fiducia ha "scelto", non costretto né vincolato da nessuno e da niente, di assumere 50.000 docenti in Fase C, di cui non tutti avevano i requisiti previsti dalla sentenza della Corte europea del 26 novembre 2014 , mentre molti, che devono passare oggi dalle Forche Caudine di questo concorso, ce li hanno.
Perché dunque il Governo con questa discutibile legge delega non ha invece scelto di assumere solo chi aveva maturato quei requisiti e non anche altri che in una scuola non avevano mai messo piede, come invece é avvenuto ?
Il concorso di oggi é stato infatti appositamente predisposto solo perché la maggior parte dei docenti ingiustamente esclusi dal piano assunzioni perdano definitivamente quei diritti riconosciuti loro dalla sentenza che avevano maturato con corsi universitari appositamente predisposti costati dai due ai tremila euro versati alle università pubbliche, ormai gestite in maniera privatistica, e diversi anni di servizio.
Non dimentichiamo che col piano assunzioni terminato a novembre sono stati creati migliaia di esuberi, sotto il nome di "Docenti di potenziamento," senza che fossero effettivamente coperti i posti vacanti in alcune classi di concorso, un vero capolavoro del danno erariale e del disservizio oltre che un oltraggio alla professionalità dei docenti.
In tutto ciò , poi, il premier non ha neanche lontanamente pensato con l'occasione di questa riforma, di ottemperare alla sentenza del TAR del Lazio che prevedeva il ripristino delle ore di insegnamento ingiustificatamente tagliate dalla Gelmini, per cui il Miur é commissariato da un anno.
Solo così si sarebbe, infatti, potuto assumere chi aveva maturato il diritto ripristinando un servizio pubblico reso da quei tagli molto meno efficace!
il premier ha pensato bene di mettere in atto una norma vessatoria nei riguardi dei docenti perché si giungesse ad una selezione darwiniana, non del migliore, in funzione delle esigenze dell'utenza, ma del più economicamente forte e politicamente meglio appoggiato.
Per questo, oggi i Partigiani della Scuola Pubblica sono in prima linea nella raccolta delle firme contro quattro gravissimi aspetti della legge 107/2015 , nella prospettiva che nel frattempo, una forza politica alternativa a quella che l'ha generata possa riservarle la definitiva "damnatio memoriae" che merita.