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lunedì 5 gennaio 2026

Criticare Israele non è antisemita, è antifascista, ma anche criticare l’Unione Europea è altamente rischioso

 Quando è troppo è troppo! – Alberto Bradanini

1.Nel cosiddetto Regno del Bene il dissenso, proprietà assiologica qualificante del termine Democrazia, non è solo demonizzato, ma ormai criminalizzato. I detentori del potere – da non confondersi col governo, dei quali questo non è altro che un obbediente servitore, pronto a tutto in cambio di un po’ di palcoscenico, carriere e denari – assumono posture radicali contro chiunque si ostini a pensare con la sua testa, senza nemmeno un’eccedenza di apprensione davanti alla realtà fattuale e alla propria coscienza. Per costoro, le nervature strutturali della società non presentano alcuna crepa. Del resto, come dar loro torto se la maggioranza, nel sonno della ragione, si lascia consumare da TV e smartphone. Eppure, ciononostante, il potere resta inquieto: il silenzio dei più, dietro le quinte del palcoscenico, suscita qualche punta di nervosismo, poiché nessun potere potrà mai cancellare l’indomita tensione di ogni essere umano verso un mondo dove regnino pace, giustizia e libertà (non di forma, ma di sostanza).

Oggi, gli usurpatori di democrazia, tra cui occupano un posto d’onore le de-stituzioni europee, Commissione e entità affini, luoghi eterei affollati da privilegiati non-eletti – oltre 60.000 persone, con stipendi stellari, al servizio di corporazioni private, il cosiddetto mercato – decidono finanche chi debbano essere i nostri nemici, in occulta complicità con i governi, senza che cittadini e parlamenti dei paesi membri (almeno quelli) ne siano stati informati e consultati.

In questo drappo funebre, cotanti geni della lampada hanno un giorno decretato lo stato di guerra de facto contro un paese il cui esercito sarebbe schierato alle frontiere e, dopo quattro anni di energico avanzamento nel sud-est dell’Ucraina, sarebbe pronto, secondo tali vaneggiamenti, a sbaragliare la potenza di fuoco (persino atomico) di 32 paesi Nato armati fino ai denti. Nessun cenno, inoltre, alla ragione di tale ipotetica invasione da parte del paese più esteso al mondo, ma fa niente.

È di tutta evidenza che siamo di fronte a una favola per bambini in età prescolare. La decretazione del nemico da combattere, abusiva secondo la nostra Costituzione e quella di molti paesi europei, ci catapulta d’amblée nella schiera dei paesi cobelligeranti a fianco dell’Ucraina, alla quale non ci lega alcun trattato di mutua difesa, che non fa parte della cosiddetta Unione e insignificante per i nostri interessi strategici. L’Italia è infatti circondata da nazioni amiche, che non hanno alcun interesse e capacità di invaderci da terra o dal mare. Insomma, un insieme di insulti giuridici e geopolitici. Si dirà, ma il nostro Paese è legato alla Nato e all’Ue e dunque … dunque cosa? Le medesime ragioni valgono infatti per le citate istituzioni, che sono obsolete, la Nato (che avrebbe dovuto sciogliersi il 1° luglio 1991 insieme al Patto di Varsavia, ma non è mai troppo tardi!) o la Ue (creatura incestuosa e distruttiva sotto il profilo politico, economico, monetario, industriale e via dicendo). Un duplice livello di asservimento che rende vuota la nozione di sovranità popolare di cui all’art. 1 della nostra Carta Fondamentale. Resta un sogno indelebile che la nostra amata Penisola sperimenti l’avvento di una diversa classe dirigente, finalmente libera da ogni infondato sentimento di inferiorità nei riguardi dei paesi nord-euro-atlantici, capace di condurci fuori da questo inferno.

2. Malauguratamente, la Macchina della Distorsione e della Menzogna funziona a meraviglia, anche se milioni di cittadini manifestano l’intento di riappropriarsi dell’uso della ragione, abbandonando i racconti di fantasia. E dunque il martello dell’oppressione torna a colpire.

Le disgrazie che colpiscono Jacques Baud, ex colonnello, membro dei servizi di sicurezza svizzeri e analista strategico della Nato, ne sono una tragica derivata. Vediamo.

Il 15 dicembre scorso la Commissione europea, con il consenso dei paesi membri deve tragicamente sottolinearsi, approva un regolamento che possiede tutti i lineamenti di una sentenza. Tale atto normativo, nel vuoto di etica politica, viola le costituzioni formali e materiali dei paesi dell’Unione, oltre che dei cosiddetti Trattati istitutivi, un groviglio inestricabile, illeggibili come sono da qualsiasi cittadino europeo di intelligenza media. Qui si seguito il dispositivo di tale vomitevole regolamento, che (massimo sopruso!) costituisce come noto fonte normativa superiore alle leggi interne dei paesi membri.

“Jacques Baud, ex colonnello dell’esercito svizzero e analista strategico, è regolarmente invitato a programmi televisivi e radiofonici filorussi. Egli agisce come portavoce della propaganda filorussa e formula teorie del complotto, ad esempio accusando l’Ucraina di aver orchestrato la propria invasione per entrare a far parte della Nato. Di conseguenza, Jacques Baud è responsabile dell’attuazione o del sostegno di azioni o politiche attribuibili al governo della Federazione Russa che compromettono o minacciano la stabilità o la sicurezza di un paese terzo (Ucraina), attraverso la manipolazione delle informazioni e l’interferenza. Questo … regolamento di esecuzione (Ue) 2025/2568 del Consiglio del 15 dicembre 2025 dà attuazione al regolamento (Ue) 2024/2642, sulle misure restrittive relative alle attività destabilizzanti condotte dalla Russia. Il Consiglio dell’Unione Europea, … vista la proposta dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la sicurezza considerando che … il 18 luglio 2025, l’Alto Rappresentante … ha rilasciato una dichiarazione a nome dell’Unione, in cui ha condannato … le persistenti attività illecite della Russia, che rientrano in campagne ibride più ampie, coordinate e di lunga data volte a minacciare e minare la sicurezza, la resilienza (sic.!) e i fondamenti democratici dell’Unione, degli Stati membri e dei partner…

“L’Alto Rappresentante ha sottolineato che le attività illecite della Russia si sono ulteriormente intensificate dall’inizio della guerra di aggressione contro l’Ucraina ed è altamente probabile che continuino nel prossimo futuro … L’Unione … condanna ancora una volta le attività illecite della Russia contro l’Unione, gli Stati membri, le organizzazioni internazionali e i paesi terzi (quale mirabile sensibilità da parte di tali svaporati nei riguardi di paesi terzi – quali? di grazia! n.d.r.) Data la gravità della situazione, il Consiglio reputa opportuno aggiungere dodici persone fisiche e due entità all’elenco delle persone fisiche e giuridiche, delle entità e degli organismi di cui all’allegato I … Il presente regolamento … entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale … ed è obbligatorio … e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. Bruxelles, 15 dicembre 2025, per il Consiglio, la Presidente, K. Kallas”. Fine del testo.

La violenza prevaricatrice delle de-istituzioni europee genera qui un mostruoso amalgama dei tre poteri dello stato, esecutivo, legislativo e giudiziario, un’ingiuria partorita da individui irresponsabili, nella duplice etimologia del termine, poiché delle loro turpi nefandezze essi rispendono esclusivamente alla loro coscienza, vale a dire al vuoto cosmico. Tutto ciò avviene senza che moltitudini di cittadini esprimano la loro profonda indignazione! La sorte ci fa vivere in un tempo davvero moralmente cupo e ci precipita nell’inferno di un’ontologica amarezza.

È ben evidente che, seduti nei loro sontuosi uffici e retribuiti con il nostro lavoro, lorsignori servono gli interessi di “chi – direbbe C. Smitt – dispone del potere nello stato di eccezione”, vale a dire quel sovrano impalpabile che decide a suo piacimento di disattendere impunemente le leggi esistenti, nel perseguimento dei suoi funesti obiettivi, in questo caso la guerra, per riempire le tasche già piene dei produttori di morte.

In termini di peso politico poi, non deve mai dimenticarsi che in Europa nulla vien fatto o disfatto senza che Germania e Francia (le rispettive élite beninteso) siano d’accordo. Chi reputa ingenuamente che in seno all’Ue le decisioni costituiscano l’esito di un compromesso tra i 27, farebbe bene a farsi una doccia rinfrescante.

Non è un caso, infatti, che prima di Jacques Baud, a subire il medesimo trattamento (giugno 2025) sia stata la doppia cittadina svizzera/camerunense, Natalie Yomb, rea di aver criticato le politiche neocoloniali francesi in Africa Orientale. Che il paese della rivoluzione par exellence della storia occidentale, si sia piegato a tale insulto contro la libera espressione del pensiero è solo un’osservazione a margine che qualifica la cupezza dei tempi che stiamo vivendo.

Va tenuto a mente che la sanzione comminata dai citati inqualificabili individui prevede che il sanzionato non possa viaggiare (salvo rientrare nel suo paese, dal quale non potrebbe più muoversi), disporre del proprio conto in banca, essere aiutato da amici/sostenitori ad acquistare di che vivere, raccogliere i fondi per la difesa davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo e altro ancora, poiché in tal caso costoro a loro volta commetterebbero un reato! Insomma, Jacques Baud dovrebbe lasciarsi morire non solo intellettualmente ma persino fisicamente, salvo deroghe di volta in volta generosamente concesse dai suddetti maggiordomi per la spesa al supermercato.

Deve rilevarsi che il crimine di cui sono accusati N. Yomb e J. Baud – individui liberi che hanno osato pensare con la loro testa – non è previsto da alcuna norma europea o dei paesi membri. Siamo invece di fronte al famigerato reato d’opinione, quello che infastidisce il discorso del padrone, ormai fuori da ogni binario e che, messo alle strette dalla ragione e dalla competenza, non vede altra scelta che la repressione.

Secondo la civiltà giuridica nella quale pensavamo di vivere, per sanzionare qualcuno sarebbe necessario raccogliere le prove di un reato la cui fattispecie sia prevista da una legge, condurre l’imputato davanti a un giudice terzo e quindi, dopo i previsti gradi di giudizio, deliberare la sentenza. La classica ripartizione valoriale tra democrazia e autocrazia/dittatura va dileguando: chiunque ormai può essere colpito per il medesimo non-reato. Agghiacciante!

3. Durante la cosiddetta guerra fredda– quando il comunismo sovietico veniva dipinto come una minaccia incombente per la sopravvivenza dell’Occidente capitalistico – era tuttavia consentito dissentire senza rischiare la lapidazione. Se oggi il potere ha acquisito tratti così feroci, la ragione andrebbe ricercata nella hybrisdei potenti, divenuti arroganti come mai davanti a un popolo incapace di opporre un minimo di resistenza. Per altri, tuttavia, la ragione di tale prepotenza– ed è questa l’ermeneutica che preferiamo – si colloca nell’autopercezione di debolezza di chi siede in cima alla piramide e vede il terreno tremare sotto i piedi.

Uno dei maggiori intellettuali viventi, Noam Chomsky, afferma che la propaganda sta alle democrazie come il bastone alle dittature. Nelle cosiddette autocrazie o dittature, la popolazione sa bene quel che è consentito e quel che non lo è, mantenendo dunque un sano scetticismo verso ciò che sente o legge. Per insondabili ragioni, invece, nelle cosiddette democrazie la popolazione ritiene che la verità e la conoscenza scaturiscano in automatico dalla libertà d’espressione, quale esito di un sistema naturalmente rispettoso dell’etica pubblica e dei bisogni dei cittadini. Nel cosiddetto mondo libero resta un mistero insoluto che l’impalcatura mediatica sia considerata intrinsecamente attendibile, salvo qualche indecoroso eccesso, quando la macchina della propaganda richiede invero una sorveglianza più sottile, poiché qui le tentazioni a discostarsi dalle verità rivelate sono maggiori rispetto a quelle in essere nelle autocrazie/dittature.

Ora, se il termine democrazia si limita a operare con delega senza riscontro, precludendo ogni profilo di partecipazione (in specie quando si ha a che fare con pace o guerra!), allora esso diviene strumento di selezione cosmetica della classe politica di servizio, nulla di più.  Dinanzi a tale sciagura, i cittadini onesti di intelletto sono chiamati a opporsi a una ristretta cerchia di valletti indecorosi, tutti destinati alla spazzatura della storia: K. Kallas, Ursula Albrecht in von der Leyen e loro colleghi, insieme a coloro che hanno votato il citato sregolamento.

4. “La maggior parte dell’umanità è predisposta alla sottomissione. È inconsapevole, gestita da altri. Chi ha capito non ha bisogno di consigli, chi non ha capito non capirà mai. Non biasimo costoro, essi sono strutturati per vivere e basta. Respirare, mangiare, bere, recarsi al ristorante il sabato sera, partorire, guardare la TV, assistere a una partita di calcio. Il loro mondo finisce lì. Essi non percepiscono altro. Esiste poi un esiguo gruppo di esseri umani, sfuggiti al controllo qualità della linea di produzione. Essi sono difetti di fabbricazione, sono pochi, sono eretici, sono guerrieri (Carlos Castaneda, scrittore peruviano)”.

Se pertanto tale cerchia di disonorevoli intendono portarci in guerra contro un nemico fabbricato a tavolino, mandando a morire i nostri figli e nipoti, prendiamo allora la libertà di richiamare l’invito di Boris Vian (il Disertore): “Signor Presidente, se è proprio necessario spargere del sangue, si metta lei in prima fila e si senta libero di spargere il suo, insieme a quello dei suoi parenti e amici. Io la guerra l’ho fatta, mi han rubato moglie, figli, lavoro, la vita intera. Se poi vuole farmi arrestare, nessun problema, proceda pure. E anzi dica ai suoi gendarmi che quando mi troveranno sarò disarmato, e che se vogliono possono anche sparare. Signor Presidente, mi ascolti bene: io al fronte non ci vado!”. Come ci ricorda il grande poeta, Pablo Neruda, infatti: “le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono, ma non si uccidono”.

da qui

 

Come inventare un nemico: chi osa condannare Israele – Francesco Maria Tedesco

Qualche settimana fa, il licenziamento di Gabriele Nunziati per una domanda su Gaza ha rinfocolato il dibattito su libertà di parola e antisemitismo. Qualche giorno fa, infine, la questione è tornata d’attualità per il disegno di legge Delrio, che pretende di asserire in sostanza che chi critica Israele è tout court antisemita.

Una china assai discutibile e pericolosa che l’ottimo Guerra all’antisemitismo? uscito nel 2024 per Altreconomia e scritto dalla sociologa Donatella Della Porta aveva analizzato con riferimento al contesto tedesco. Un libro prezioso, che torna ahinoi utile, sullo sfruttamento di quello che l’autrice – sulla scorta di un saggio di Stanley Cohen pubblicato nel 1972 – definisce “panico morale”, quando – scrive Cohen – qualcosa viene definito come “una minaccia ai valori e agli interessi della società”.

La natura di queste minacce viene presentata “in modo stilizzato e stereotipato dai mezzi di comunicazione di massa”, e le barricate morali che ne conseguono “sono presidiate da editori, vescovi, politici e altri benpensanti”. I presunti autori di queste minacce vengono bollati come folk devils (che potremmo tradurre come “nemici della società”), devianti che attentano a un interesse pubblico. Della Porta spiega come questo interesse pubblico in Germania sia rappresentato dalla difesa di Israele. Tutto ciò che sembra minacciare Israele, ma soprattutto tutto ciò che rischia di mettere in questione l’immagine dell’impegno tedesco contro l’antisemitismo e la difesa dello Stato israeliano, deve essere circoscritto, contrastato, censurato, espunto.

Della Porta elenca una serie notevole di casi in cui intellettuali, scrittori, giornalisti, ricercatori, hanno subito forme di ostracismo, censura, stigmatizzazione da parte dell’opinione pubblica, ma anche provvedimenti di natura amministrativa volti a impedire che tenessero conferenze, corsi, lezioni. Masha Gessen, una parte della sua famiglia vittima della Shoah, si è vista annullare la cerimonia di conferimento del premio Hannah Arendt; Ghassan Hage è stato licenziato dal Max Planck Institute; a Moshe Zuckerman, figlio di un sopravvissuto alla Shoah, non è stato permesso di partecipare a un conferenza a Heilbronn. E si potrebbe continuare. Quello che il libro segnala è l’uso, nel caso tedesco, del panico morale per non intralciare il processo di guiltwashing, ovvero di camuffamento degli altri orrori dell’Occidente e della Germania (responsabile in Namibia del primo genocidio del Ventesimo secolo) attraverso l’elaborazione della colpa per la Shoah, descritta come un evento unico e irripetibile (vietato parlare di genocidio a Gaza).

Della Porta getta quindi una luce sul concetto di “nuovo antisemitismo”, etichetta che trasforma le critiche a Israele in opinioni razziste fondata perlopiù sulla working definition dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Tale definizione pone un legame troppo stretto tra antisemitismo e antisionismo, rischiando di sovrapporli. In Germania (e non solo) l’accusa di (nuovo) antisemitismo viene rivolta sostanzialmente alla sinistra (e a molti ebrei critici nei confronti di Israele): L’equazione così risulta: propal=antisemiti; ma Della Porta segnala che lì la stragrande maggioranza dei reati a sfondo razzista-antisemita è ufficialmente attribuito alla destra. Così l’equazione è: pro-Israele=antisemiti. Non inganni la saldatura solo apparentemente paradossale tra estrema destra e filosemitismo: essa infatti si struttura attorno alla comune lotta contro la “barbarie islamista”. Per AfD, “la civiltà giudeo-cristiana è chiamata a mobilitarsi in una crociata contro l’Islam”.

Si tratta dello stesso meccanismo all’opera in Italia, dove la destra cerca di bonificare il passato fascista e spesso il presente neofascista con la difesa di Israele, tentando di scaricare l’antisemitismo sulla sinistra.

Anche qui destra ed estrema destra sono paradossalmente filo-sioniste per una presa di posizione che ha a che fare con il loro posizionamento geopolitico e ideologico (oltre che con il guiltwashing). Israele è visto come un baluardo contro i movimenti anticolonialisti e un presidio di difesa dell’ordine politico occidentale, nonché la parte per la quale l’estrema destra parteggia nello “scontro di civiltà” tra valori occidentali, mondo arabo-musulmano, immigrazione.

da qui

 

Il governo israeliano annuncia il boicottaggio del quotidiano Haaretz accusandolo di appoggiare i ‘nemici’

Per la prima volta dalla fondazione dello Stato di Israele, il governo ha annunciato il boicottaggio del quotidiano Haaretz, accusandolo di supportare i “nemici” durante il tempo di guerra.

Secondo Galei Tzahal [la radio dell’esercito israeliano, ndt.], il governo ha deciso di non avere più rapporti con Haaretz relativamente sia agli annunci pubblicitari sia alle questioni editoriali. Ministri, agenzie di pubblicità e società finanziate dallo Stato hanno avuto indicazioni di interrompere ogni rapporto con il quotidiano.

Nel reportage di una radio israeliana si afferma che il boicottaggio è stato implementato con una decisione del governo presa a novembre del 2024 che ha anche previsto l’isolamento del quotidiano dagli account ufficiali degli uffici stampa di alto grado all’interno dell’esercito israeliano.

In una dichiarazione il governo israeliano ha affermato che durante la guerra a Gaza Haaretz ha pubblicato editoriali che “hanno danneggiato la legittimità dello Stato di Israele nel mondo e il suo diritto all’autodifesa.”

Nella dichiarazione si afferma che il governo “non accetterà una situazione in cui l’editore di un quotidiano ufficiale chieda di sanzionarlo e supporti i nemici dello Stato durante una guerra”. Su questa base ha affermato che tutti i rapporti con il quotidiano verranno interrotti e nessuna dichiarazione ufficiale verrà rilasciata attraverso di esso.

Secondo [il quotidiano, ndt.] Yediot Aharonot il passo arriverebbe dopo che la Knesset [il parlamento israeliano, ndt.] ha approvato in prima lettura una legge che impone nuove restrizioni sulla libertà di opinione e di espressione.

Il quotidiano in lingua ebraica ha riferito che la legge, denominata “Riforma del sistema dei media”, è stata proposta dal ministro delle comunicazioni Shlomo Karhi [del partito di maggioranza, il Likud, ndt.] ed ha passato il voto iniziale della Knesset in seduta plenaria.

La legislazione estende i poteri delle corti rabbiniche a spese dell’autorità della procuratrice generale israeliana, Gali Baharav-Miara, che si è opposta alla legge. Essa ha avvertito che la legge “include misure che aggravano i rischi per l’immagine della libertà di stampa in Israele”.

Essa ha detto che “c’è una vera e propria preoccupazione riguardo ad una significativa influenza e interferenza commerciale e politica nel lavoro dei mezzi di comunicazione”.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)

da qui

mercoledì 17 dicembre 2025

Poteva l’Unione Europea essere da meno degli Usa?

nel peggio, naturalmente – di Francesco Masala

Gli Stati Uniti d’America applicano sanzioni ad personam a chi denuncia il genocidio israeliano dei palestinesi a Gaza (e in Cisgiordania) contro i componenti della Corte Penale Internazionale e Francesca Albanese per aver osato dimostrare che sta commettendo un GENOCIDIO a Gaza (leggi qui e qui).

Secondo me, se non fosse morto, anche papa Francesco sarebbe stato sanzionato.

 

L’Unione Europea applica sanzioni ad personam “contro 48 persone fisiche e 35 entità o associazioni ritenute responsabili di interferenze politiche e “azioni destabilizzanti” legate all’invasione russa dell’Ucraina e alla sicurezza euro‑atlantica” (leggi qui)

Tra i sanzionati c’è Jacques Baud, ex colonnello svizzero della Nato.

Lo ascolto con interesse tutte le volte che posso, vedi qui:

e qui:

e mi trovo d’accordo con le cose comprensibili e condivisibili che dice.

Della sanzione a Jacques Baud ha parlato Giacomo Gabellini qui:

 

Sanzionare significa che alcune persone impresentabili, che un giorno saranno rottamate (in altri tempi si usavano metodi molto più radicali), decidono e fanno di tutto perchè il sanzionato sia visto come un paria e per tappargli la bocca, che sia un esempio per tutti quelli che pensano che la Nato sia la causa della guerra in Ucraina e che in Palestina il genocidio non si è fermato.

 

Gli europei verranno ricordati per i segretari della Nato Stolto e Rutto, e per Kaja Kallas, che tutte le volte che apre bocca è molto stonata, qui un ritratto di Gianandrea Gaiani.

 

Il prossimo sanzionato dall’Unione Europea potrà essere John Mearsheimer:

e chissà se anche labottegadelbarbieri rischia qualche sanzione?

da qui

martedì 22 agosto 2023

La sconfitta di Pirro



articoli, video, immagini di Paolo Selmi, Alessandro Barbero, Davide Malacaria, Toni Capuozzo, Aurelio Tarquini, Nicolai Lilin, Jesús López Almejo, Ariel Umpièrrez, Nick Corbishley, José Luis Cebrián, Ezequiel Bistoletti, Diego Ruzzarin, Vladimir Volcic, Bruno Scapini, Christian Meier, Fabio Mini, Enrico Tomaselli, ANBAMED, Movimento Nonviolento, Aaron Malè, John Mearsheimer, Karen Méndez,Miguel Ruiz Calvo, Alessandro Orsini, Fulvio Bellini, Enrico Vigna, Roberto Gabriele, Andrea Puccio, Francesco Masala,  Alberto Bradanini, Jacques Baud, Andrew Korybko, Alfonso Navarra, Umberto Franchi, Mauro Biani, Carlos Latuff

In esclusiva i sette punti nell’ultimatum di Pirro Zelensky e Pirro Stoltenberg per evitare di sconfiggere e umiliare la Russia:

1 – Ripristino dei confini dell’Ucraina, i sacri e intangibili confini di sempre

2 – Ingresso nell’Ucraina, con effetto immediato, nella Nato, nella Ue e nell’Ecowas

3 – Smilitarizzazione completa dell’esercito russo

4 – Vitalizio a spese della Russia per le famiglie degli eroi ucraini morti e feriti

5 – Tutte le spese di ricostruzione dell’Ucraina saranno, come da contratto, effettuate da BlackRock e saranno sostenute dalla Russia, in 48 comode rate mensili

6 – Forniture dell’energia all’Ucraina da parte della Russia (gas e petrolio) con sconto del 87,5% sui prezzi di mercato, per i prossimi cinquant’anni

7 – Pagamento delle tasse sulle case di Zelensky, all over the world

(a cura di Francesco Masala)

 


 

scrive Paolo Selmi:

…CINQUECENTOMILA

Sono i morti fra le fila ucraine che l’U-ccidente comincia ad ammettere.
https://t.me/ukraina_ru/165253

Il che ci porta a pensare che siano molti di più. Ancora una volta, comunque, un cinegiornale u-ccidentale scavalca PESSIMISTICAMENTE la propaganda del regime di Kiev. Consideriamo e annotiamo questo segnale, visto che il dato in sé era già noto, e purtroppo qualche mese fa.

Così come registriamo che la propaganda u-ccidentale e quella del regime di Kiev sono pieni di risorse. Per esempio, non stupirebbe sentire le grancasse del potere locale e atlantico risuonare a gran voce nuove arie, quali quella che il massacro attuale non sarebbe stato in realtà una kontrastup ma avrebbe costituito un tentativo di difesa contro gli attacchi russi prevenendoli con attacchi, per l’appunto, preventivi, che avrebbero in questo caso “funzionato”:
https://t.me/ukraina_ru/165232

Resterebbe da obbiettare che tale tattica difensiva ha portato, a differenza di altre, all’annientamento di un esercito e di un popolo. Che far saltare una diga non poteva rientrare in quei piani ma in ben altri piani. Eccetera…

Ma cosa c’è di razionale in un capo dei servizi segreti che oggi ammette candidamente di aver fatto saltare lui il ponte della Crimea? Svelando i dettagli, pubblicando foto dei rotoli di plastica dove dentro c’era l’esplosivo? Ammettendo, sempre candidamente, di essersi servito di civili russi ignari, fra cui un autista morto (insieme alla malcapitata famiglia in macchina che gli passava accanto)?
https://t.me/polk105/10300

Cosa c’è di razionale in uno Stato terrorista retto da un’Alleanza altrettanto terrorista?

Cosa c’è di razionale in uno Stato che fa saltare una diga per una kontrastup che non ha mai preso piede, solo perché nonostante i tentativi di passaggio dall’altra parte i risultati non sono mai arrivati, e i morti sono ancora sul campo, e oggi ammette che quella diga non riuscirà a ripararla?
https://t.me/ukraina_ru/165254

Chi pagherà per tutto questo? La sensazione è che sia l’alleanza atlantica, sia il regime terrorista che governano come un burattino, pensano di godere di un’IMPUNITÀ INTERNAZIONALE che consenta loro di fare ciò che vogliono. Vedremo come andrà a finire…

 

… DISOBBEDIENZA CIVILE E MILITARE

Due battaglioni aviotrasportati su tre oggi si sono rifiutati di andare all’assalto. Stiamo parlando di CINQUECENTO SOLDATI:
https://t.me/WarDonbass/125697

Cinquecento uomini che si sono rifiutati in blocco, categoricamente, di andare al macello. Nel mentre, è notizia recente che il piano di riforma statale della Chiesa, attuato nel silenzio generale del di U-ccidente e Vaticano, sta MISERAMENTE NAUFRAGANDO. La maggior parte dei sacerdoti ortodossi, nonostante le persecuzioni, nonostante le pressioni, nonostante la mancanza totale di appoggi esterni, si è rifiutata di passare alla chiesa fantoccio del regime di Kiev. E la maggior parte dei fedeli insieme ad essa:
https://t.me/ukraina_ru/164829…

 

…Sulla riva sinistra del DNEPR siamo tornati al punto di partenza, per l’ennesima volta. I parà nazifascisti nel lasciare in fretta e furia le postazioni mandate a conquistare per creare la testa di ponte in vista del D-Day, son stati costretti a svignarsela in fretta e furia lasciando ai russi molti trofei NATO, che torneranno MOLTO utili (se non altro perché prima o poi qualcuno si sveglierà nel capire l’idiozia di tutto questo gioco al massacro da parte dei padroni d’oltremanica e oltreoceano) … per combattere le forze NATO stesse!
https://t.me/RVvoenkor/51537

Sopra RABOTINO abbiamo, sempre a proposito di idiozia di questo gioco al massacro, le PRIME FOTO DEI PRIGIONIERI DELL’OTTANTADUESIMA BRIGATA, la punta di diamante della invincible armada che avrebbe dovuto portare in un sol balzo patàca e mascellone direttamente da Erdogan dall’altra parte del Mar Nero, passando di sfuggita per la Crimea…
https://t.me/RVvoenkor/51535

Pare che siano ormai in tanti a sintonizzarsi sui 149,200 e a dire “Volga”, la parola d’ordine con cui stabilire contatto coi russi e tornare a casa vivi.

Del resto, per i loro padroni la loro vita vale meno delle carcasse di Leopard che affollano i viottoli di campagna tramite cui i caporali su blindati da trasporto li sbattono in prima linea e fuggono subito indietro:
https://t.me/RVvoenkor/51530

Prigionieri di giornata nei dintorni di KRASNYJ LIMAN altro non sono risultati, al primo interrogatorio, CHE CIVILI COSCRITTI A FORZA DUE SETTIMANE ADDIETRO! NEANCHE IL CAR, NIENTE. CARNE DA CANNONE A KM ZERO!
https://t.me/rusich_army/10448

E l’U-ccidente, soprattutto le sue anime belle, così attente ai diritti civili che dicon loro, salvo poi
applaudire quando lo Stato toglie il lavoro senza pensarci due volte a chi osa obbiettare sul fatto di inocularsi obbligatoriamente qualcosa che neppure chi l’ha prodotto conosce sino in fondo, senza neppure porsi il problema del tipo di lavoro che fa quel lavoratore, lo stesso che magari nell’epoca dei codici ATECO consentiti era considerato un eroe,
lo stesso U-ccidente che, sempre per tornare a quei bei tempi andati, e neanche da molto, usava nelle cacce alle streghe immonde e indegne sui social, inizialmente anche per un bambino che giocava nel cortile, gli stessi toni che usavano gli ucraini sui loro nel processo di disumanizzazione dei russi su cui Arestovich ieri ha recitato il suo tardivo (e inutile) mea culpa,
quell’U-ccidente di fronte a questo massacro continua a girare la testa dall’altra parte.

Lo stesso U-ccidente, che oggi ha CHIUSO IL SITO SOUTHFRONT.ORG! Poco male, per chi volesse è nato SOUTHFRONT.PRESS che ha recuperato l’archivio chiuso da chi ormai ha perso completamente il controllo sulla cosiddetta “informazione”:
https://t.me/southfronteng/37843

U-ccidente che, come notato dai compagni che ringrazio per i loro interventi puntuali su queste pagine, se la ride sotto i baffi, intascando il suo complesso militare industriale ogni mese il suo dividendo…

 

…“MANDARE COSÌ AL MACELLO I PROPRI UOMINI PUÒ FARLO SOLO CHI LI ODIA PIÙ DI QUANTO ODIA NOI”

“Так гнать на убой своих могут только те, кто ненавидит их сильнее нашего.”
https://t.me/polk105/10201

Questa la conclusione a cui giungono i soldati del battaglione Vostok a guardia di UROZHAJNOE. Nel descrivere la cruenta battaglia di ieri, culminata con un nulla di fatto. I russi dalle loro nuove posizioni, situate a sud del paese, continuano a martellare gli attaccanti che lasciano sul campo “una parte significativa di quanto il nemico ha gettato nella mischia per prendere il paesello” (значительную часть того, что противник бросал на взятие посёлка).

Perdite inflitte tante e tali che gli stessi soldati russi scrivono, poco dopo: “c’è una parte della nostra coscienza che si rifiuta di comprendere i motivi che spingono il comando ucraino a questi ordini.” (часть нашего сознания отказывается понимать мотивы украинского командования).

E quindi il finale, messo come titolo di questo pezzo sull’assurdità di un genocidio, quello del popolo ucraino, ordinato da mesi, ormai, dalla NATO e messo in opera dal regime nazifascista di Kiev. Per la cronaca, poco più in là, sopra RABOTINO, ne sono appena morti poco meno di SETTANTA nell’ennesimo, insensato, criminale, inutile, respinto come tutti gli altri, assalto.
https://t.me/rusich_army/10391

Sempre per la cronaca, a cercare di tamponare la falla sopra KUPLJANSK sono state gettate nella mischia le riserve: come commenta il canale ucraino Legitimnyj, LA MOSSA DI SBATTERE AL FRONTE MASSE DI SOLDATI MALE ADDESTRATI E CON INSUFFICIENTE COPERTURA DI ARTIGLIERIA PER PRIVILEGIARE I LUOGHI DELLA KONTRASTUP CON IL MEGLIO DELLE TRUPPE A DISPOSIZIONE, AUMENTERÀ ULTERIORMENTE LE PERDITE!
https://t.me/legitimniy/16067

Sempre a proposito del genocidio di un popolo…

 

…ULTERIORI CRIMINI COMMESSI CONTRO IL POPOLO UCRAINO DAL REGIME AL POTERE

Partiamo da un’indagine statistica. Il 72% dei reduci di guerra TEME CHE LO STATO SI DIMENTICHI DI LORO.
https://t.me/rezident_ua/19238

Questo risultato, rilanciato dal canale ucraino Rezident, riflette un dato di fatto. “Teme”, infatti, è un giro di parole per esprimere neanche una convinzione soggettiva, una percezione individuale, ma la situazione attuale di chi è sopravvissuto per miracolo e si vede intorno il deserto.

La NATO e il regime da essa tenuto in piedi ha usato i cittadini maschi ucraini abili e arruolati come carne di cannone, componente organica di un territorio dove esercitare SIN DA PRIMA DELLA SVO (vedasi il caso dei biolaboratori, ma non solo) il peggior capitalismo da rapina, simile solo a quello che ha reso possibile l’accumulazione e concentrazione di capitale post-sovietica che ha generato la classe cosiddetta “degli oligarchi”.

In questo caso parliamo di invalidi, malati psichici da traumi da guerra, che sono stati e saranno lasciati in balia di loro stessi. Lasciati alle cure di genitori anziani che da soli non ce la potranno mai fare. In un unico percorso di morte, quella di un popolo intero, senza alcun futuro.

Questo, mentre sta approdando nelle aule del parlamento farsa di Kiev un disegno di legge sulla LEGALIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE PORNOGRAFICA.
https://t.me/yurasumy/10240
Come nota laconicamente questo canale, gli uomini sbattuti a crepare al fronte, le donne sbattute nei bordelli. Opinione condivisa da uno dei canali ucraini più letti,
https://t.me/ZeRada1/15248

Oggi la produzione di filmati pornografici, sulla scia di quanto già accade in diversi “paradisi” di carne umana a basso costo in Europa dell’Est, domani la prostituzione.

Di fatto, all’appello dello sfruttamento del materiale biologico a disposizione INTESO NON PIÙ SOLTANTO come forza lavoro, e il riferimento va peraltro a livelli di schiavismo che vanno ben oltre le fabbriche inglesi di Marx ed Engels, COME PER ESEMPIO NEL CASO DEL LAVORO MINORILE E SCHIAVIZZATO (14 ORE AL GIORNO) DELLE MINIERE DI COBALTO IN CONGO (filmato qui),
https://t.me/tsargradtv/53533

MA INTESO ANCHE COME MATERIALE BIOLOGICO DI CONSUMO PROPRIAMENTE DETTO,
– dopo la COMPONENTE MASCHILE mandata al macello,
– dopo l’avvio di un fiorente traffico di ORGANI e di MINORI come già denunciato nei lavori precedenti,
mancava ancora all’appello la COMPONENTE FEMMINILE. La mercificazione passerà dall’avviamento alla prostituzione agli uteri in affitto, secondo quanto di più criminale l’alienazione capitalistica e la conseguente reificazione del corpo umano stanno producendo nel cosiddetto, civilizzato, U-ccidente. Passo obbligato verso la cosiddetta “civiltà”. In attesa di quell’ulteriore passo verso la civiltà che distinguerà l’Ucraina come un Paese “libero”: l’immancabile articolo di denuncia fra qualche anno sul Guardian. Come il pezzo, più simile a un necrologio, pubblicato oggi.

C’È CHI DICE NO (MEGLIO, NON RISPONDE ALL’APPELLO)

Anche il Guardian, infatti, “si accorge” che la maggior parte dei giovani ucraini ancora “a piede libero” vive rinchiusa in casa per paura di essere presa e sbattuta al fronte, oppure, dissangua l’intero clan parentale per racimolare e pagare fino a cinquemila dollari in contanti ai voenkom, ai capi dei distretti militari, per vedersi stracciare la cartolina davanti ai loro occhi:
https://www.theguardian.com/world/2023/aug/15/bribes-and-hiding-at-home-the-ukrainian-men-trying-to-avoid-conscription

Notizia, non tanto quella in sé di cui parliamo da mesi, ma quella INDIRETTA di un giornale u-ccidentale che finalmente torna a fare giornalismo, distogliendo la lingua dai piedi dei suoi padroni, che ha fatto il giro dei canali russi
https://t.me/ukraina_ru/164740
e ucraini:
https://t.me/rezident_ua/19243

Un popolo intero vede ormai davanti a sé non una lotta vittoriosa, e neppure una difesa eroica, ma soltanto morte. Morte che cerca di evitare come può, INDIVIDUALMENTE, ALLA RICERCA DI UN ESPEDIENTE, “MORS TUA VITA MEA”.

In Ucraina è totalmente assente un qualsiasi soggetto organizzato, foss’anche solo un PCI clandestino, in grado di canalizzare e organizzare la lotta. Dal 2014 i nazifascisti al potere hanno fatto terra bruciata di qualsiasi opposizione che non fosse una ripetizione e una continuazione, con parole diverse, di quanto già in atto. Persino il “cambiamento” annunciato da Zelenskij e che aveva portato alla sua elezione, le sue promesse di “pace”, di “fine del conflitto”, nel 2019, son durate il tempo di un viaggio a Londra. E il popolo ucraino è rimasto nuovamente solo. Sempre più solo. E quando non riesce a racimolare cinquemila dollari chiude in casa i suoi figli….

da qui



Quanti morti servono ancora? – Toni Capuozzo

F16 all’Ucraina, titolano i giornali: sembra la discesa in campo di armi in grado di ribaltare l’esito di un conflitto nel quale la superiorità aerea della Russia è insidiata solo dall’efficacia della contraerea ucraina. Ma poi leggi che oi primi sei caccia arriveranno solo entro la fine dell’anno, e che i piloti ucraini pronti per l’addestramento sono meno di dieci. Insomma è una mossa che non cambia le sorti della guerra, ma piuttosto disegna il futuro prossimo: un’Ucraina mutilata del Donbass e della Crimea, ma rassicurata da una partnership con la Nato, e da un’integrazione della sua Difesa con quella atlantica. E non è impossibile che si arrivi a un negoziato prima della fine dell’anno. La controffensiva ucraina segna il passo e anzi sono i russi ad attaccare, a nord. E, impietosa, la radiografia di un duello impari. Non tra gli armamenti, ma tra le risorse umane. Noi siamo stati intontiti dalla propaganda, e vedevamo ovunque sconfitte russe, in questo anno e mezzo. Ma il prezzo sono state il sacrificio dei reparti ucraini più esperti. Ora è la volta di reclute troppo giovani o troppo anziane, e tutte reclutate a forza, senza nessuna voglia di morire per le terre irredente. Hanno perso molti uomini anche i russi ? Certo, ma la loro riserva demografica di carne da cannone è molto più vasta. All’Ucraina, da qui al generale inverno, sembra non restare altro che punzecchiare l’invasore alle spalle: droni su Mosca, barchini esplosivi: uno sberleffo al nemico che non richiede sacrificio di uomini ma solo tecnologia e inventiva, e però non è così che si conquistano territori, né si vincono le guerre. Zelenskji è molto meno di moda, sui media occidentali, come se ci si stesse preparando all’ora della verità: il leader gladiatorio di un paese attaccato, che ne ha guidato la resistenza, sarà in grado di essere il leader della mediazione, capace di inghiottire bocconi amari, e di farli inghiottire ai suoi ? L’Occidente questo gli chiede in silenzio: nulla sull’Ucraina senza l’ucraina, come hanno sempre detto. Dovrà essere l’Ucraina a mostrarsi rassegnata e ragionevole, e impossibilitata a vincere sul campo. L’Occidente, dopo averne fatto una trincea del diritto internazionale e della democrazia, dopo aver accarezzato l’idea di una sconfitta strategica della Russia, e addirittura di un cambio di regime a Mosca, può ammettere il topolino di un negoziato? No, l’ingrato compito spetta a Kiev. Ci vogliono ancora un po’ di morti, lasciamoli fare, tutti eroi e tutti accoppati, anche se lo sanno tutti che si va a negoziare. Di paci giuste sono piene le trincee. Sono le paci possibili, con vittorie mutilate e premi di consolazione, quelle che fermano i conflitti. Le elezioni americane premono, gli F16 sì, ma dopo. Se il realismo si fa strada là dove si decide, a restare con un insignificante cerino in mano siamo noi, l’Italia delle armi senza fine, l’informazione di guerra che ha cercato di farci diventare patrioti ucraini, lasciando che a morire, però, fossero loro.

da qui