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sabato 21 novembre 2015

Jean Jaurès









Ils étaient usés à quinze ans
Ils finissaient en débutant
Les douze mois s'appelaient décembre 
Quelle vie ont eu nos grand-parents
Entre l'absinthe et les grand-messes
Ils étaient vieux avant que d'être
Quinze heures par jour le corps en laisse
Laissent au visage un teint de cendres
Oui notre Monsieur, oui notre bon Maître

Pourquoi ont-ils tué Jaurès ?
Pourquoi ont-ils tué Jaurès ?

On ne peut pas dire qu'ils furent esclaves
De là à dire qu'ils ont vécu
Lorsque l'on part aussi vaincu
C'est dur de sortir de l'enclave
Et pourtant l'espoir fleurissait
Dans les rêves qui montaient aux cieux
Des quelques ceux qui refusaient
De ramper jusqu'à la vieillesse
Oui notre bon Maître, oui notre Monsieur

Pourquoi ont-ils tué Jaurès ?
Pourquoi ont-ils tué Jaurès ?

Si par malheur ils survivaient
C'était pour partir à la guerre
C'était pour finir à la guerre
Aux ordres de quelque sabreur
Qui exigeait du bout des lèvres
Qu'ils aillent ouvrir au champ d'horreur
Leurs vingt ans qui n'avaient pu naître
Et ils mouraient à pleine peur
Tout miséreux oui notre bon Maître
Couverts de prèles oui notre Monsieur
Demandez-vous belle jeunesse
Le temps de l'ombre d'un souvenir
Le temps de souffle d'un soupir

Pourquoi ont-ils tué Jaurès ?
Pourquoi ont-ils tué Jaurès ?


Erano usati a quindici anni,
Dei debuttanti già finiti,
Per loro un anno era un dicembre.
Che vita han fatto i nostri nonni,
Chiusi fra assenzio e grandi messe,
Dei semprevecchi innanzitempo. 
Quando lavori quindici ore
Hai voglia avere un bel colore.
Sì, buon maestro, sì, buon signore.
Perché hanno ucciso Jean Jaurès?
Perché hanno ucciso Jean Jaurès?

Non sono stati proprio schiavi
Ma da qui a dire che han vissuto,
Quando si parte così vinti...
E' dura uscire dall'imbuto.
Eppure c'era in fondo agli occhi
Un po' di sogno per sperare
Che essere qui non sia soltanto
Una condanna ad invecchiare.
Sì, buon maestro, sì, buon signore.
Perché hanno ucciso Jean Jaurès?
Perché hanno ucciso Jean Jaurès?

Se per disgrazia erano in troppi
Te li mandavano alla guerra,
Così finivano alla guerra,
Ceduti a qualche sacripante
Che puzza la naso concimava
Il proprio campo di caduti,
Coi loro vent'anni abortiti,
E ci morivano atterriti.
Pieni d'orrore, buon maestro
Pieni di preti, buon signore. 

Capisci, bella giovinezza?
Neanche il tempo di un ricordo,
Neanche il tempo di un sospiro.
Perché hanno ucciso Jean Jaurès?
Perché hanno ucciso Jean Jaurès?

da qui


IL SOCIALISMO PACIFISTA DI JEAN JAURÈS

"Signori, c'è solo un modo per abolire la guerra tra i popoli, è quello di abolire la guerra economica, il disordine di questa società; è quello di sostituire la lotta universale per la vita - che conduce alla lotta universale sul campo di battaglia - con un regime di concordia sociale e di unità. Ed ecco perché, se non si guarda alle intenzioni che sono sempre vane, ma all'efficacia dei princìpi e alla realtà delle conseguenze, razionalmente, profondamente, il partito socialista è, nel mondo di oggi, l'unico partito della pace."
(7 marzo 1895, alla Camera dei Comuni)
"Il capitalismo porta la guerra come la nuvola porta la tempesta."
"Il coraggio sta nel cercare la verità e nel dirla; sta nel non subire la legge della menzogna trionfante che scorre, e sta nel non fare l'eco, con la nostra anima, con la nostra bocca e con le nostre mani agli applausi degli imbecilli e ai fischi dei fanatici."
"Quando gli uomini non possono più cambiare le cose allora cambiano i nomi."
"Combattiamo la Chiesa e il cristianesimo perché sono la negazione dei diritti umani e racchiudono in sé il principio dell'asservimento dell'uomo."
"Il comunismo deve essere l'idea guida e visibile di tutto il movimento."
"Un po' di internazionalismo allontana dalla patria, molto internazionalismo vi ci riconduce. Un po' di patriottismo allontana dall'internazionalismo, molto patriottismo vi ci riconduce."
“Le più grandi persone sono quelle che possono dare speranza agli altri.”
“La pena di morte è contraria a ciò che l'umanità da più di duemila anni ha pensato di più alto e sogna di più nobile.”
“Può esserci rivoluzione soltanto là dove c'è coscienza.”
Filosofo, socialista francese esponente della sinistra revisionista; riformista per le concezioni relative al movimento operaio e ai suoi compiti, Jaurès lottò però con impegno per la pace, contro l'oppressione imperialistica e le guerre di conquista. I suoi discorsi eloquenti lo resero una forza importante in politica e un intellettuale campione del socialismo. Nato a Castres il 3 settembre 1859 si laurea all'École normale supérieure in filosofia, risultando il migliore studente nel 1878 e ottiene il titolo di professore “agrégé” nel 1881. Professore associato all'Università di Tolosa, diventa deputato del centro-sinistra del Tarn nel 1885. Sconfitto nel 1889, si dedica al suo dottorato su "Le origini del socialismo tedesco". Nel frattempo, è anche giornalista presso La Dépêche du midi a partire dal 1887, la sua esperienza di consigliere municipale e, successivamente, di assessore all'istruzione pubblica a Tolosa lo orienta verso il socialismo. Eletto, in seguito allo sciopero dei minatori, deputato di Carmaux (1893), aderisce al Partito Operaio Francese. Difensore di Dreyfus nel 1897 (Les Preuves), Jaurès approva l'entrata del socialista Millerrand all'interno del governo Waldeck-Rousseau. Nel 1902, partecipa alla fondazione del Partito Socialista e sostiene il Blocco delle sinistre. In seguito fonda L'Humanité (1904), "quotidiano socialista" che utilizza per accelerare la creazione della Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO, 1905), condannando allora, in nome dell'unità socialista, ogni sostegno al governo.
Pacifista impegnato, che desiderava prevenire con mezzi diplomatici quella che sarebbe diventata la prima guerra mondiale, Jaurès cercò di creare un movimento pacifista comune tra Francia e Germania, che facesse pressione sui rispettivi governi tramite lo strumento dello sciopero generale. Jean Jaurès fu assassinato in un caffè di Parigi da Raoul Villain (un giovane nazionalista francese che voleva la guerra con la Germania) il 31 luglio 1914, un giorno prima della mobilitazione che diede il via alla guerra. Dieci anni dopo il suo assassinio, i resti di Jean Jaurès furono traslati al Panthéon di Parigi.
Questo il ricordo di Trockij di Jaurès, lasciato scritto in "La mia vita": 
"Politicamente ero assai distante da lui, ma è impossibile non essere attratti dalla sua forte personalità. La mentalità di Jaurés, che era un composito di tradizioni nazionali, principi morali metafisici, amore per gli oppressi ed immaginazione poetica, mostrava il segno dell'aristocrazia tanto chiaramente quanto quella di Bebel rivelava la grande semplicità della plebe. [...] Avevo ascoltato Jaurés in assemblee pubbliche a Parigi, in congressi internazionali e all'interno di comitati, ed in ogni occasione era come se io lo ascoltassi per la prima volta. Non cadeva mai nella routine; fondamentalmente non usava ripetersi, ma trovava sempre parole nuove, mobilitando le latenti risorse del suo spirito. Alla potenza di una cascata, egli sapeva coniugare una grande gentilezza, la quale splendeva sul suo volto come un riflesso della più grande cultura spirituale. Avrebbe fatto crollare massi, avrebbe tuonato e portato terremoti, ma non mancava mai d'ascoltare. Stava sempre in guardia, sempre attento a qualsiasi obiezione, pronto a coglierla e schivarla. A volte spazzava via ogni resistenza innanzi a lui con la stessa spietatezza di un uragano, altre così generosamente e gentilmente come un tutore o un fratello maggiore. Jaurés e Bebel erano ai poli opposti, e ciò nonostante erano le torri gemelle della Seconda Internazionale. Entrambi erano intensamente nazionali, Jaurés con la sua fiera retorica latina, e Bebel col suo tocco di asciuttezza Protestante. Io li amavo entrambi, ma in modo differente. Bebel si è spento fisicamente, mentre Jaurés è stato fuori quand'era all'apice della sua forza. Tutti e due sono morti in tempo. La loro morte ha segnato la linea dove la missione storica progressiva della Seconda Internazionale s'è interrotta".

venerdì 3 aprile 2015

riscoprire Duilio Del Prete

Duilio Del Prete è stato un grande attore, oltre che un grande cantante, e viceversa.
 ecco la scena più famosa e divertente:


Duilio del Prete spiega la speculazione edilizia (Tribuna padronale)
Quando il PCI era il PCI, con un grandissimo Duilio del Prete, istruttivo e imperdibile, vedi qui

Ed è stato un grande cantante, ecco “L’isola”:


e poi leggete qui:
…dice Jacques Brel: «Lo so che in Italia mi amate molto. Ci sono dei bravi artisti da voi che mi hanno interpretato con traduzioni non solo appropriate, ma anche molto belle. Dalla Fondazione che porta il mio nome hanno dato il via libera a quelle di Duilio del Prete. Ci sono versioni che per ragioni diverse erano molto difficili da rendere in un’altra lingua, sia poeticamente sia con lo stesso contenuto. E anche ciò che ai miei tempi fece Herbert Pagani in Italia è passato quasi inosservato: ma ascoltatevi il Testamento all’Italiana che riprende Le Moribond, oppure Le plat pays, che invece di scimmiottare il mio testo che parla delle Fiandre traferisce le sue sensazioni e la sua arte descrivendo una regione d’Italia. Vorrei anche ricordare quel signore un po’ strano che in parte si è ispirato a me, Piero Ciampi. La sua Tu no ricorda tanto Ne me quitte pas, eppure è una canzone che ha una sua dignità. Bravo»…(da qui)
nel 2002 è apparso “Duilio Del Prete canta Brel”
qui Gianni Mura ed Enrico de Angelis scrivono di “Duilio Del Prete canta Brel”
qui e qui due bellissime canzoni del cd doppio
ecco qui l’elenco delle canzoni e i testi.
vogliatevi bene, regalatevi questo disco, vale molto più del prezzo che pagherete.
e buon ascolto!

sabato 23 febbraio 2013

Duilio del Prete spiega la speculazione edilizia


Quando il PCI era il PCI, con un grandissimo Duilio del Prete, istruttivo e imperdibile - franz



                                                  guarda    QUI


sabato 27 ottobre 2012

Les bourgeois - Jacques Brel




I BORGHESI (Les bourgeois)
[Jacques Brel]

Il cuore ben al caldo,
gli occhi nella birra
dalla grassa Adrienne de Montalant
con l'amico Jojo
e con l'amico Pierre
andavamo a berci i nostri vent'anni.
Jojo si credeva Voltaire
e Pierre, Casanova
e io, io che ero il più fiero
io, io mi credevo me stesso.
E quando verso mezzanotte passavano i notai
che uscivano dall'Albergo dei Tre Fagiani
gli mostravamo il culo e le buone maniere
cantandogli:

I borghesi sono come i porci;
più diventano vecchi e più diventano bestie.
I borghesi sono come i porci;
più diventano vecchi e più diventano ...[coglioni (ma non viene pronunciato)]

Il cuore ben al caldo,
gli occhi nella birra, 
dalla grassa Adrienne de Montalant
con l'amico Jojo
e con l'amico Pierre
andavamo a bruciarci i nostri vent'anni.
Voltaire danzava come un vicario
e Casanova non osava neanche
e io, io che rimanevo il più fiero
io ero sbronzo quasi quanto me.
E quando verso mezzanotte passavano i notai
che uscivano dall'Albergo dei Tre Fagiani
gli mostravamo il culo e le buone maniere
cantandogli:

I borghesi sono come i porci;
più diventano vecchi e più diventano bestie.
I borghesi sono come i porci;
più diventano vecchi e più diventano ...[coglioni (ma non viene pronunciato)]

Il cuore a riposo, 
gli occhi bene a terra,
al bar dell'Albergo dei Tre Fagiani
con il dottor Jojo
e il dottor Pierre
tra noi notai si passa il tempo
Jojo parla di Voltaire
e Pierre di Casanova
e io, io che sono rimasto il più fiero,
io, io parlo ancora di me
ed è proprio uscendo verso mezzanotte, Signor Commissario,
che, ogni sera, dall'osteria della Montalant
dei rozzi giovinastri ci mostrano il didietro
cantantoci:

I borghesi sono come i porci;
più diventano vecchi e più diventano bestie,
- son loro che lo dicono, Signor Commissario -
I borghesi sono come i porci
più diventano vecchi e più .... Bah!

di questa canzone esiste una versione in italiano, cantata da Duilio Del Prete, in un cd doppio, intitolato "Duilio Del Prete canta Brel", per chi non lo conosce è un cd imperdibile - franz