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domenica 8 ottobre 2023

Il diritto a non emigrare come strumento di giustizia sociale e di democrazia - Gerardo Lisco

 

<<Dichiarazione universale dei diritti umani

Articolo 13

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.>>

Scrive il filosofo Andra Zhok, richiamando le critiche che l’American Antrhopological Association alla dottrina posta alla base Dichiarazione dei Diritti Umani << Gli antropologi osservarono come fosse impensabile considerare come base di partenza dell’analisi un ipotetico individuo de socializzato , giacchè ciascun individuo è ciò che è come parte di un gruppo sociale, con una forma di vita sanzionata che ne modella il comportamento. In quest’ottica non era chiaro come una dichiarazione che pretendesse di applicarsi a tutti i singoli esseri umani potesse saltare la questione delle loro appartenenze culturali, correndo il rischio di diventare una affermazione di diritti concepiti solo nei termini dei valori prevalenti nei paesi dell’Europa Occidentale e dell’America. Parlare di rispetto degli individui è privo di senso e legittimava il sospetto che si fosse di fronte all’ennesima versione del “fardello dell’uomo bianco” che aveva alimentato il colonialismo (…)>>[1]. Questo passaggio tratto dal saggio del filosofo Andrea Zhok è fondamentale ai fini dell’economia del ragionamento che mi appresto a sviluppare. L’articolo della “Dichiarazione universale dei Diritti Umani” non è altro che la sovrastruttura ideologica che vuole il Mondo ricondotto ad un solo modello economico, sociale e politico ossia quello liberalcapitalista egemonizzato dall’Occidente, nello specifico dagli USA. Per cui il fenomeno migratorio è quanto di più ingiusto e nel contempo quanto di più funzionale alla mentalità neocoloniale propria dell’Occidente inglese trapiantatasi negli USA. Il fenomeno migratorio non può quindi prescindere dalle dinamiche complessive legate alla globalizzazione e alla non negoziabilità con lo stile di vita americano. Prendendo a riferimento alcuni studi pubblicati negli ultimi anni cercherò di evidenziare gli elementi presenti in un dibattito politico ideologico incapace di andare oltre la narrazione alla moda voluta dal sistema capitalista e dal pensiero neoliberale del quale l’art. 13 richiamato in premessa è uno dei simboli. A giugno del 2018 l’edizione italiana di Le Monde Diplomatique dedicava l’intero numero all’analisi del declino demografico e del fenomeno migratorio europeo, evidenziando come i due fenomeni fossero strettamente connessi e di come il fenomeno migratorio fosse funzionale al sistema capitalista e alla conservazione dei rapporti di classe presenti in ciascuna delle società interessate dal fenomeno. L’alleggerimento della pressione demografica attraverso l’emigrazione ha, nei Paesi di origine, lo scopo di conservare la ricchezza a favore delle classi alte e nel contempo di espellere i potenziali competitori candidati alla guida del Paese. L’immigrazione è in sostanza funzionale alla conservazione dello status quo. Per quanto riguarda i Paesi di arrivo gli immigrati vengono utilizzati come strumento di controllo del mercato del lavoro, di lotta politica e di manovalanza criminale. Non a caso (n.d.r. 26/09/23) su Avvenire il Cardinale Zuppi ha sostenuto che “La questione migranti non può essere politicizzata”. La sfida è tale, aggiungo io, che richiede un approccio non ideologico. Il tema, in chiave non ideologica, è stato affrontato da diversi studiosi i quali intervenendo in convegni e pubblicando scritti su diverse riviste hanno evidenziato aspetti che i media e il dibattito in corso, volutamente, occultano. Tra questi la Rivista “Studi Emigrazione. International Journal of Migration Studies” titolava il n. 201 - trimestre Gennaio – Marzo 2016 - “Il Diritto a non emigrare”. Nel saggio introduttivo della “Rivista” scriveva Laura Zanfrini[2] << Scegliendo un tema che le cronache di questi mesi hanno reso di ancor più drammatica attualità, la scuola ( n.d.r. si riferisce alla scuola di formazione organizzata dalla Rivista) ha innanzitutto voluto indagare le situazioni che fanno dell’emigrazione una scelta obbligata, puntando il dito sulle responsabilità di tutti quegli attori che traggono a vario titolo profitto dalle migrazioni, venendo meno al dovere di creare, nei paesi d’origine, adeguate opportunità di vita e di lavoro per le giovani generazioni.(…).>>. Sottolinea sempre la Zanfrini nella sua introduzione “come il consolidarsi di una vera e propria industria dell’immigrazione sottragga risorse umane contribuendo all’impoverimento dei paesi di origine. La responsabilità di tutto questo fa capo tanto ai governi quanto a quelle organizzazioni della società civile che dovrebbero “rendere il diritto a non emigrare non soltanto un’utopia”. L’analisi del fenomeno condotta prendendo a riferimento le ricerche della Scalabrin Migration Center di Quezon City ha messo in evidenza i meccanismi che producono lo spostamento in massa di milioni di esseri umani , forza lavoro e capitale umano, dai paesi a forte pressione migratoria verso il Nord globale. Emerge in modo chiaro che i meccanismi che determinano i flussi migratori sono insiti nel sistema economico capitalista alla ricerca di sempre maggiori profitti e di nuovi mercati. Nel suo intervento il Sotto – segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti Gabriele Bentoglio nel mettere in evidenza le contraddizioni presenti in varie parti del Mondo nell’affrontare le questioni migratorie sottolinea come esse non possano essere affrontate adottando politiche di <<(…) “totale” ancorché “ingenua” libertà d’immigrazione , anzi è grave compito dei governi regolare la consistenza e la forma dei flussi migratori, in modo che gli immigrati siano dignitosamente accolti e la popolazione del paese che li riceve non sia posta in condizione di propendere al rigetto, con conseguenze negative sia per gli immigrati che per la popolazione autoctona e per i rapporti tra i popoli.(…)>>[3] .Per quanto riguarda l’Italia il problema non attiene il solo flusso degli immigrati ma anche quello degli emigrati, ossia degli italiani che vanno via. L’emigrazione in questo caso è tanto oltre i confini nazionali che da Sud a Nord. In Basilicata ad esempio, regione dove vivo, ogni anno migliaia di giovani lasciano la loro terra o dopo la laurea non rientrano con effetti devastanti sul tessuto sociale ed economico oltre che sulla tenuta della Democrazia. La crisi demografica fa si che la selezione della classe dirigente avvenga solo per cooptazione per cui venendo meno la competizione propria di una Democrazia la società si ripiega su stessa incapace di uscire da una narrazione di comodo funzionale alla conservazione delle posizioni di rendita dei gruppi sociali dominanti. Questo è un dato che non riguarda la sola regione dove vivo, è un dato di fatto rintracciabile a qualsiasi latitudine e longitudine. Interessante sulla questione emigrazione per quanto riguarda l’Italia è lo studio pubblicato dalla rivista online “Economia e Politica” dall’economista Marialuisa Stazio dal significativo titolo “Aiutiamoli a casa loro… i nostri cervelli in fuga”[4].Studio dal quale emerge quanto rilevato tanto dalla Zanfrini quanto dallo stesso Bentoglio.Se guardiamo alla questione migratoria nel suo complesso partendo dall’enunciato dell’art. 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani appare abbastanza evidente che più che il diritto a migrare ciò che andrebbe garantito è il diritto a non emigrare. Diritto questo fino ad ora volutamente ignorato. Eppure la necessità di riconoscere il diritto a non emigrare è stato posto in più occasioni. Negli anni 90 poneva l’accento sul diritto a non emigrare l’allora Cardinale Ratzinger [5] futuro Papa Benedetto XVI. Dopo Ratzinger ad avere sottolineato l’importanza di un tale diritto sono stati Giovanni Paolo II e di recente Francesco I[6]. Nelle affermazioni di tutti e tre i Pontefici è rintracciabile un dato e cioè che l’emigrazione, dato il contesto, non è una scelta libera. Sono le condizioni economiche e sociali insieme alle politiche messe in campo dalle classi sociali dominanti dei paesi tanto d’origine quanto di arrivo che determinano il fenomeno migratorio. Il richiamo dei Pontefici fa leva sulla coscienza dei credenti sperando che possa toccare in qualche modo anche i laici. Il richiamo dei tre Pontefici è sicuramente di una rilevanza enorme data il ruolo politico e il valore etico - religioso delle figure istituzionali richiamate. Da solo il richiamo al diritto a non emigrare non è sufficiente se non viene fatto proprio da soggetti politici, istituzionali e dalle stesse organizzazioni della società civile. Perché ciò possa verificarsi serve la POLITICA e servono classi dirigenti con una visione. Non è mia intenzione articolare proposte o trovare soluzioni, alcune soluzioni se avessimo statisti sarebbero ovvie, ma quanto quella di sottolineare che non esiste il solo diritto ad emigrare ma esiste un diritto uguale e contrario e cioè quello a non emigrare e che la difesa di un tale diritto, se prendesse piede nell’opinione pubblica, imporrebbe alle classi dirigenti un approccio altro rispetto al pensiero dominante che attraverso la solita narrazione emergenziale ha come unico scopo quello di terrorizzare le masse per imporre scelte autoritarie ed anti democratiche funzionali alla conservazione del sistema liberalcapitalista.

 


[1] Andrea Zhok. Critica della ragione liberale. Ed. Meltemi 2020 pagg.261 – 262.

[2] Laura Zafarini. Introduzione in Studi Emigrazione. International Journal of Migration Studies. Anno LII – Gennaio – Marzo 2016 – N. 201 pag. 5 

[3] Gabriele Bentoglio Introduzione in Studi Emigrazione. International Journal of Migration Studies. Anno LII – Gennaio – Marzo 2016 – N. 201pag 97 - 98

[4] Marialuisa Stazioni. Aiutiamoli a casa loro… i nostri cervelli in Fuga. Economiaepolitica 20 novembre 2017

[5] Discorso al IV Congresso mondiale migrazioni , anno 1998.

[6] Famiglia Cristiana dell’ 11/05/23 Messaggio del Papa per la giornata del Migrante e del Rifugiato in vista del 24 settembre data dedicata al tema.

da qui

venerdì 6 ottobre 2023

La sostituzione etnica a reti unificate

 

scrive Leonardo Caffo:

…Al grido di “aiutiamoli a casa loro” non sarebbero esistiti neanche la Magna Grecia o l’Impero romano, che hanno generato l’Europa. (qui)

 

Quelle bande che hanno governato l’Italia negli ultimi decenni hanno avuto tutti un nemico, i migranti, di tutti i tipi, che arrivano dal Mediterraneo.

Negli ultimi anni gli svendipatria hanno usato un concetto, quello di sostituzione etnica, si dice che gli italiani (e anche gli europei) vengono sostituiti dai migranti poveri.

Questa affermazione falsa e razzista serve solo a compattare gli italiani contro un nemico (immaginario), ma ripetendolo tutti i giorni, un ritornello senza fine, invade i cervelli dei tanti sfortunati che ascoltano la televisione, e ci credono, per sfinimento.

 

In questo discorso dell’invasione dei barconi e dei migranti poveri alla Fortezza Italia e alla Fortezza Europa restano fuori alcune cose che non si dicono, se non per sbaglio.

 

Provo a sottolineare e smontare la retorica dei senza vergogna e a mettere insieme le notizie e i numeri che non vengono considerati sistematicamente.

Dice l’Istat che “899mila Il numero di italiani trasferiti all’estero negli ultimi 10 anni Di questi, 208mila (23%) sono in possesso almeno della laurea” (qui), se ne scrive con chiarezza anche qui.

 

Leggiamo su Il Fatto Quotidiano che…”La riduzione media delle iscrizioni a Scienze Infermieristiche è del -10% rispetto allo scorso anno accademico: -12,6% al Nord, -15% al Centro e -5,7% al Sud. La Corte dei Conti ha ufficializzato in -65mila unità la carenza infermieristica; in base al Pnrr, ne servirebbero poi almeno altri 20mila per coprire la necessità di infermieri di famiglia e di comunità. Si stima che i 10mila pensionamenti annui raddoppieranno dal 2029; inoltre quasi 30mila infermieri italiani sono andati all’estero e ne continuiamo a perdere oltre 3mila ogni anno.” (qui).

 

In Italia ci sono pochi infermieri e medici per tre motivi:

i carichi di lavoro insostenibili,

le retribuzioni basse (molti infermieri e medici espatriano per migliori condizioni di lavoro e stipendi migliori),

il numero chiuso.

 

Nessuno ha il coraggio e la volontà di trovare soluzioni ai problemi, eppure è semplice, seguendo le logiche economiche di cui si riempiono la bocca i nostri governanti (da 40 anni?).

Se si vuole trattenere i lavoratori che vanno via, dice l’economia, basta ridurre i carichi di lavoro, aumentare di molto gli stipendi, abolire il numero chiuso, le leggi economiche della domanda e dell’offerta funzionano così.

 

Bisognerà togliere dalla Costituzione il pareggio di bilancio e inserire il DIRITTO A NON EMIGRARE (qui un illuminante articolo di Gerardo Lisco).

 

Ma cosa fa il governo italiano? Compra la forza lavoro di 60-70mila infermiere/i dall’India, con un accordo con il governo indiano.

Esattamente come negli anni cinquanta, quando l’Italia ha venduto esseri umani alla Francia, al Belgio, all’Europa con accordi fra governi, per fare i minatori e gli operai, trattati come non persone.

 

Provate a pensarci, tutti noi (con le nostre imposte) formiamo infermieri e medici, e poi li “doniamo” ai paesi ricchi.

 

Tanto possiamo comprare lavoratrici e lavoratori dall’India.

 

Devono essere le “compatibilità economiche” quelle che guidano i comportamenti dei nostri governanti, una nuova divisione internazionale del lavoro, la distruzione del Sistema Sanitario Nazionale a favore delle strutture private, fra le altre cose.

 

Chi sono i governanti?  Sono parlamentari nazionali e regionali (ben rappresentati da disonorevole Fassino), tutti loro hanno competenze legislative nella Sanità, e troppo spesso interessi personali e massonici guidano le loro decisioni.

Più sono i governanti meno sono responsabili, uno dei difetti della democrazia, io ho alzato una mano, io ho schiacciato un bottone, io ho messo una firma, io ho eseguito gli ordini, io non sapevo, io non capivo.

 

Quando gli stolti parlano di Sostituzione Etnica, i poveracci guardano i barconi dei migranti a reti unificate, non i milioni di italiani che lasciano l’Italia.

 

Dovremmo riuscire a costringere le migliaia di governanti a passare una settimana in un barcone, alla deriva, senza sapere se e quando arrivano, con un litro d’acqua calda da bere, e due merendine.

E se riescono ad arrivare sulla terraferma direi che sia giusto che trascorrano due mesi in un CPR, senza documenti, e come ciliegina sulla torta, quando escono, stiano 18 ore in un pronto soccorso, aspettando il loro turno.

Ma è solo un sogno, per loro un incubo.

 

Allora, che fare? E come?

 

 

Per approfondire:

 

https://nursetimes.org/infermieri-indiani-in-arrivo-nursing-up-e-davvero-questa-la-soluzione-al-problema-della-carenza-di-personale/163620

https://www.nurse24.it/infermiere/ordine/infermieri-dall-india-fnopi-valorizzare-chi-ha-studiato-in-italia.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/09/27/caro-ministro-schillaci-dallindia-importiamo-le-leggi-sui-brevetti-farmaceutici-non-gli-infermieri/7304272/

https://www.dimensioneinfermiere.it/infermieri-dallindia-ministro-provi-a-proporre-la-stessa-strategia-per-i-medici/

https://www.dimensioneinfermiere.it/infermieri-italiani-indiani/

https://www.labottegadelbarbieri.org/la-fuga-dei-cervelli-italiani/

https://www.labottegadelbarbieri.org/a-cosa-serve-il-numero-chiuso/

https://www.agoravox.it/Il-diritto-a-non-emigrare-come.html