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mercoledì 24 maggio 2017

intervista a Julian Assange, di John Pilger




L’intervista che segue è stata filmata presso l’Ambasciata dell’Ecuador a Londra – dove Julian Assange è rifugiato politico – e mandata in onda il 5 novembre 2016.
John Pilger: Qual è il significato dell’intervento dell’FBI in questi ultimi giorni della campagna elettorale degli Stati Uniti, in questo caso contro Hillary Clinton?
Julian Assange: Se si guarda alla storia dell’FBI, ci si rende conto come di fatto sia diventata la polizia politica dell’America. L’FBI lo ha dimostrato facendo cadere l’ex capo della CIA [il generale David Petraeus] per aver passato informazioni riservate alla sua amante. Quasi nessuno è intoccabile. L’FBI sta sempre cercando di dimostrare che nessuno le si può opporre. Ma Hillary Clinton si è opposta molto apertamente alle indagini dell’FBI, per cui c’è rabbia tra i Federali, perché l’FBI è stata fatta sembrare debole. Abbiamo (a WikiLeaks, ndt) pubblicato circa 33.000 email della Clinton quando era Segretario di Stato. Provengono da un lotto di poco più di 60.000 email, [di cui] la Clinton ha tenuto circa la metà – 30.000 – per se stessa, e noi ne abbiamo pubblicato circa la metà.
Abbiamo poi pubblicato le email di Podesta. [John] Podesta è il responsabile della campagna per le primarie di Hillary Clinton, quindi c’è un nesso che attraversa tutti quei messaggi di posta elettronica; ci sono un bel po’ di “pay-for-play”, come le chiamano loro, che danno accesso a stati, individui o società in cambio di denaro. [Queste email sono] inserite con la copertura delle email di Hillary Clinton quando era Segretario di Stato, [il che] ha creato un ambiente in cui la pressione sull’FBI è aumentata.
John Pilger: La campagna della Clinton ha affermato che dietro tutto ciò c’è la Russia, che è stata la Russia a manipolare la campagna e che è la fonte delle email di WikiLeaks.
Julian Assange: La cerchia della Clinton ha voluto proiettare questo tipo di neo-isteria alla McCarthy: che la Russia è responsabile di tutto. Hillary Clinton ha dichiarato più volte, falsamente, che diciassette agenzie di intelligence degli Stati Uniti avevano provato che la Russia era la fonte delle nostre pubblicazioni. Questo è falso; possiamo garantire che il governo russo non è la fonte.
WikiLeaks sta pubblicando da dieci anni, e in questi dieci anni abbiamo pubblicato dieci milioni di documenti, diverse migliaia di pubblicazioni individuali, da migliaia di fonti diverse, e non ci siamo mai sbagliati.
John Pilger: Le email che provano l’accesso (a vantaggi) per denaro, a come Hillary Clinton ne abbia beneficiato e come ne stia tuttora beneficiando politicamente, sono davvero incredibili. Sto pensando a quando al rappresentante del Qatar sono stati dati cinque minuti con Bill Clinton per un assegno di un milione di dollari.
Julian Assange: E dodici milioni di dollari provenienti dal Marocco…
John Pilger: Dodici milioni dal Marocco, già.
Julian Assange: A Hillary Clinton per partecipare ad una festa.
John Pilger: Per quanto riguarda la politica estera degli Stati Uniti, è lì che le email rivelano di più, dove mostrano il collegamento diretto tra Hillary Clinton e la fondazione del jihadismo, dell’ISIL, in Medio Oriente. Puoi parlarmi di come le email dimostrano il collegamento tra coloro che dovrebbero combattere i jihadisti dell’ISIL, ma che sono in effetti quelli che hanno contribuito a crearla.
Julian Assange: C’è un’email di Hillary Clinton di inizio 2014, non molto tempo dopo aver lasciato il Dipartimento di Stato, al responsabile della sua campagna, John Podesta, che dichiara che l’ISIL è finanziato dai governi di Arabia Saudita e Qatar. Ora, questa è l’email più significativa di tutta la collezione, e forse perché il denaro dell’Arabia Saudita e del Qatar è spalmato su tutta la Fondazione Clinton. Persino il governo degli Stati Uniti concorda sul fatto che alcune figure saudite hanno sostenuto ISIL, o ISIS. Ma si aggiunge sempre che, beh, si tratta solo di alcuni Principi corrotti, che usano le tangenti del petrolio per fare ciò che vogliono, ma che in realtà i loro governi disapprovano. Ma quell’email dice no, sono proprio i governi di Arabia e Qatar che hanno finanziato l’ISIS.
John Pilger: I sauditi, il Qatar, il Marocco, il Bahrein, ma in particolare i sauditi e il Qatar, danno tutti quei soldi alla Fondazione Clinton mentre Hillary Clinton è Segretario di Stato e il Dipartimento di Stato sta approvando massicce vendite di armi, in particolare all’Arabia Saudita.
Julian Assange: Sotto Hillary Clinton, la più grande vendita di armi al mondo è stata fatta con l’Arabia Saudita, [del valore di] più di 80 miliardi di dollari. Infatti, durante il suo mandato di Segretario di Stato, il totale delle esportazioni di armi dagli Stati Uniti in termini di valore del dollaro, è raddoppiato.
John Pilger: Naturalmente la conseguenza di tutto ciò è che il noto gruppo terrorista chiamato ISIL o ISIS è stato creato in gran parte con i soldi di quelle stesse persone che stanno dando i soldi alla Fondazione Clinton.
Julian Assange: Sì.
John Pilger: Incredibile.
Julian Assange: Per la verità mi dispiace per Hillary Clinton come persona perché in lei vedo qualcuno mangiato vivo dalle proprie ambizioni, tormentato al punto di ammalarsi letteralmente; che sviene per reazione alle sue ambizioni. Lei rappresenta tutta una rete di persone e una rete di relazioni con particolari stati. La domanda è: come fa Hillary Clinton a rientrare in questa rete più ampia? Ne è un ingranaggio fondamentale. Qui ci sono diversi meccanismi in funzione, dalle grandi banche come Goldman Sachs e dai principali protagonisti di Wall Street, all’Intelligence alla gente del Dipartimento di Stato e ai sauditi.
Lei è il catalizzatore che collega tutti questi diversi ingranaggi. È la raffinata rappresentazione centrale di tutto questo, e “tutto questo” è più o meno ciò che è al potere adesso negli Stati Uniti. È ciò che noi chiamiamo la classe dirigente o il consenso DC. Una delle più significative email di Podesta che abbiamo rilasciato era su come il gabinetto di Obama fosse formato e di come la metà del gabinetto Obama in sostanza fosse stato nominato da un rappresentante di Citybank. Questo è piuttosto sorprendente.
John Pilger: Non ha forse Citybank fornito un elenco…?
Julian Assange: Sì.
John Pilger: ...che si è rivelato costituire la maggior parte del gabinetto di Obama.
Julian Assange: Sì.
John Pilger: Quindi Wall Street decide il gabinetto del Presidente degli Stati Uniti?
Julian Assange: Se seguivi da vicino la campagna di Obama di allora, vedevi che si era avvicinata molto agli interessi bancari.
Julian Assange: Perciò penso che non si può capire bene la politica estera di Hillary Clinton senza capire l’Arabia Saudita. I collegamenti con l’Arabia Saudita sono molto esclusivi.
John Pilger: Perché era così palesemente entusiasta riguardo alla distruzione della Libia? Puoi dirmi un po’ di più riguardo proprio a quello che le email ci hanno svelato, circa ciò che è successo lì, perché la Libia è una tale fonte di tanta parte del caos odierno in Siria, il jihadismo ISIL e così via, ed era quasi l’invasione di Hillary Clinton. Che cosa ci raccontano le email in proposito?
Julian Assange: Più di chiunque altro, la Libia è stata la guerra di Hillary Clinton. Dapprima Barak Obama si oppose. Chi è stata la persona che l’ha caldeggiata? Hillary Clinton. Questo è documentato in tutte le sue email. Ci aveva assegnato il suo agente favorito, Sidney Blumenthal; delle trentatremila email di Hillary Clinton che abbiamo pubblicato, circa 1700 riguardano la Libia. Non è che il petrolio della Libia fosse a buon mercato. Lei si rese conto che avrebbe potuto usare la rimozione di Gheddafi e il rovesciamento dello Stato Libico nella sua corsa alle presidenziali nelle elezioni generali.
Quindi, verso la fine del 2011 appare un documento interno chiamato Libia Tick Tock che è stato realizzato per Hillary Clinton, ed è la descrizione cronologica di come lei fosse la figura centrale nella distruzione dello Stato Libico, che provocò circa 40.000 morti; poi arrivarono i jihadisti, l’ISIS, e tutto ciò portò alla crisi dei rifugiati e dei migranti europea.
Non c’erano solo persone in fuga dalla Libia, in fuga dalla Siria e la destabilizzazione di altri paesi africani a causa dei flussi di armi, ma lo Stato Libico non era più in grado di controllare il movimento delle persone che lo attraversavano. La Libia si affaccia sul Mediterraneo ed era a tutti gli effetti il tappo nella bottiglia dell’Africa. Così tutti i problemi, i problemi economici e la guerra civile in Africa – prima chi fuggiva da quei problemi non finiva in Europa perché la Libia teneva il Mediterraneo sotto controllo. Gheddafi lo disse chiaramente all’inizio del 2011: “Cosa pensano di fare questi europei nel bombardare e distruggere lo Stato Libico? Ci saranno maree di migranti e jihdaisti dall’Africa all’Europa”. E questo è esattamente ciò che è successo.
John Pilger: C’è gente che si lamenta dicendo, “Cosa sta facendo WikiLeaks? Sta cercando di mettere Trump nella Casa Bianca?”
Julian Assange: La mia risposta è che a Trump non sarebbe permesso vincere. Perché dico questo? Perché ha avuto tutti quelli che contano contro di lui; Trump non ha simpatizzanti tra le élite, forse con l’eccezione degli Evangelici, se si possono chiamare un’élite, ma le banche, le agenzie di intelligence, i produttori di armi… i grandi soldi stranieri… sono tutti schierati dietro Hillary Clinton, e anche i media, nonché i proprietari dei media e persino gli stessi giornalisti.
John Pilger: Si accusa WikiLeaks di essere in combutta con i russi. Alcuni dicono, ‘Beh, perché WikiLeaks non indaga e pubblica email sulla Russia?”
Julian Assange: Abbiamo pubblicato circa 800.000 documenti di vario genere che riguardano la Russia, la maggior parte critici. Un gran numero di libri sono usciti grazie alle nostre pubblicazioni sulla Russia, la maggior parte dei quali sono critici. I nostri documenti [sulla Russia] sono stati utilizzati in molti casi giudiziari: casi di esuli in fuga da un qualche tipo di sopruso politico, che usano i nostri documenti per argomentare le proprie ragioni.
John Pilger: Personalmente, che cosa ne pensi delle elezioni USA? Hai una preferenza per Clinton o per Trump?
Julian Assange: Parliamo di Donald Trump. Che cosa rappresenta nella mente americana e nella mente europea? Rappresenta la feccia dell’americano bianco, [che Hillary Clinton ha chiamato] ‘deplorevole e irrecuperabile’. Significa che dal punto di vista di un establishment colto, cosmopolita, perbene, queste persone sono zoticoni, e non si può mai trattare con loro. Perché lui chiaramente – tramite le sue parole, le sue azioni e il tipo di persone che si presentano ai suoi comizi – rappresenta persone che non sono al centro, non sono la classe media superiore istruita, borghese; si ha paura di essere associati a loro in qualsiasi modo, una paura sociale che abbassa lo status di chiunque possa essere in qualche modo accusato di sostenere Trump in qualunque maniera, anche solo criticando Hillary Clinton. Se si guarda da dove deriva il potere economico e sociale della classe media, tutto ciò ha un senso assoluto.
John Pilger: Vorrei parlare dell’Ecuador, il piccolo paese che ti ha dato rifugio e asilo politico in questa ambasciata a Londra. Ora l’Ecuador ha tolto Internet da qui, da dove stiamo facendo questa intervista, in questa Ambasciata, per l’evidente ragione che sono preoccupati di sembrare di intervenire nella campagna elettorale statunitense. Puoi dirci perché hanno deciso così e la tua opinione sulla solidarietè dell’Ecuador per te?
Julian Assange: Torniamo indietro di quattro anni. Ho fatto domanda d’asilo all’Ecuador in questa Ambasciata, per il caso di estradizione degli Stati Uniti, e il risultato è stato che, dopo un mese, la mia richiesta di asilo è stata accolta. Da quel momento l’ambasciata è stata circondata dalla polizia: un’operazione di polizia piuttosto costosa per cui il governo britannico ammette di aver speso più di 12,6 milioni di sterline; lo ha ammesso più di un anno fa. Ora c’è la polizia sotto copertura e ci sono telecamere robot di sorveglianza di vario genere – così c’è stato una disputa abbastanza grave proprio qui, nel cuore di Londra, tra Ecuador, un paese di sedici milioni di persone, e il Regno Unito, e gli americani che hanno aiutato alla chetichella. Ciò che ha fatto l’Ecuador è stato un atto di coraggio e di principio. Adesso c’è la campagna elettorale negli Stati Uniti, e le elezioni in Ecuador sono a febbraio del prossimo anno, e la Casa Bianca sta attraversando un periodo caldo a seguito delle vere informazioni che abbiamo pubblicato.
WikiLeaks non pubblica dalla giurisdizione dell’Ecuador, da questa Ambasciata o dal territorio dell’Ecuador; pubblichiamo dalla Francia, dalla Germania, dai Paesi Bassi e da un certo numero di altri paesi, per cui la pressione su WikiLeaks è tramite il mio status di rifugiato; e questo è davvero intollerabile. [Significa] che [essi] stanno cercando di arrivare a una organizzazione editoriale; [Essi] cercano di prevenire che si pubblichino vere informazioni che sono di grande interesse per il popolo americano e non solo, circa le elezioni.
John Pilger: Dimmi che cosa accadrebbe se tu uscissi di questa Ambasciata.
Julian Assange: Sarei immediatamente arrestato dalla polizia britannica e verrei poi estradato prontamente negli Stati Uniti o in Svezia. In Svezia non ho pendenze giuridiche, sono già stato in precedenza dichiarato innocente [dal Senior Procuratore di Stoccolma, Eva Finne]. Non siamo certi di cosa succederebbe lì esattamente, ma sappiamo che il governo svedese si è rifiutato di dire che non mi avrebbero estradato negli Stati Uniti ma sappiamo altresì che hanno estradato il 100 per cento di persone che gli Stati Uniti hanno richiesto almeno dal 2000. Quindi, nel corso degli ultimi quindici anni, ogni singola persona di cui gli Stati Uniti ha chiesto l’estradizione dalla Svezia è stata estradata, e si rifiutano di fornirci una garanzia [che non accadrà].
John Pilger: La gente spesso mi chiede come riesci a gestire l’isolamento qui.
Julian Assange: Guarda, una delle migliori proprietà degli esseri umani è che sono adattabili; e una delle peggiori proprietà degli esseri umani è che sono adattabili. Si adattano e cominciano a tollerare abusi, si adattano ad essere loro stessi coinvolti in abusi, si adattano alle avversità e continuano così. Quindi, nella mia situazione, francamente, io sono un po’ istituzionalizzato – questo [l’Ambasciata] è il mondo … è visivamente il mondo [per me].
John Pilger: È il mondo senza la luce del sole, innanzitutto, non è vero?
Julian Assange: È il mondo senza la luce del sole, ma non ho visto la luce del sole da così tanto tempo che non me ne ricordo.
John Pilger: Sì.
Julian Assange: Quindi, sì, ci si adatta. L’unica cosa veramente esasperante è che i miei bambini piccoli – anche loro si adattano. Si adattano ad essere senza il loro padre. Questo è un pesante, penoso adattamento che non hanno cercato.
John Pilger: Ti preoccupi per loro?
Julian Assange: Sì, mi preoccupo per loro; mi preoccupo per la loro madre.
John Pilger: Qualcuno direbbe, ‘Beh, perché non la finisci qui semplicemente uscendo dalla porta e lasciando che ti mandino in Svezia?”
Julian Assange: Le N.U. [il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria] ha esaminato tutta questa situazione. Hanno trascorso diciotto mesi in contesti formali, contenzioso contraddittorio. [Quindi sono] io e le N.U. contro Svezia e Regno Unito. Chi ha ragione? Le N.U. hanno concluso che io sono arbitrariamente detenuto e illegalmente privato della mia libertà, e che ciò che è accaduto non si è verificato nel rispetto delle leggi che il Regno Unito e la Svezia devono obbedire. Si tratta di un abuso illegale. Le Nazioni Unite chiedono formalmente, “Cosa sta succedendo qui? Qual è la vostra spiegazione legale per questo? [Assange] dice che dovreste riconoscere il suo asilo” [Ed è qui].
La Svezia risponde formalmente alle Nazioni Unite dicendo, “No, non riconosciamo la sentenza delle Nazioni Unite”, così si lasciano aperta la via dell’estradizione.
Trovo assolutamente incredibile che questa vicenda non salti fuori pubblicamente sulla stampa, perché non soddisfa la narrativa ufficiale occidentale – che sì, anche l’Occidente ha i suoi prigionieri politici, è una realtà, non ci sono soltanto io, ci sono molte altre persone. L’Occidente ha prigionieri politici. Naturalmente, nessuno stato riconosce [che dovrebbe chiamare] la gente che imprigiona o la detenzione per motivi politici, prigionieri politici. Non li chiamano prigionieri politici in Cina, non li chiamano prigionieri politici in Azerbaigian e non li chiamano prigionieri politici negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in Svezia; è assolutamente intollerabile avere quella percezione di sé.
Julian Assange: Qui abbiamo un caso, il caso svedese, in cui non sono mai stato accusato di alcun crimine, in cui sono già stato dichiarato innocente [dal procuratore di Stoccolma], in cui la donna stessa (che lo aveva accusato di stupro, ndr) ha detto che la polizia mi ha incastrato, dove le Nazioni Unite hanno formalmente dichiarato che tutto ciò è illegale, un caso che anche lo Stato dell’Ecuador ha indagato e riconosciuto che mi si doveva dare asilo. Questi sono i fatti, ma che cosa è la retorica?
John Pilger: Sì, è diversa.
Julian Assange: La retorica mente, asserendo di continuo che sono stato accusato di un crimine, senza mai dire che ne sono già stato scagionato, senza mai menzionare che la donna stessa ripete che è stata la polizia ad inventarselo.
[La retorica] sta cercando di evitare [la verità che] le Nazioni Unite hanno formalmente trovato che il tutto è illegale, senza mai dire che l’Ecuador ha fatto una valutazione formale attraverso i suoi formali processi e ha scoperto che sì, io sono oggetto di persecuzione da parte degli Stati Uniti.
John Pilger
Fonte: http://johnpilger.com
Link  http://johnpilger.com/articles/the-secrets-of-the-us-election-julian-assange-talks-to-john-pilger
5.11.2016
Scelto e tradotto Tradotto da Gianni Ellena per comedonchisciotte.org
Per sostenere Julian Assange, vai al link:
https://justice4assange.com/donate.html


sabato 19 novembre 2016

Trump e Hillary, tra il male e il peggio – Leonardo Boff


In tutto il mondo si stanno facendo le analisi più disparate sul significato della vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, con i titoli più diversi.
Il più significativo per me è stato quello del senatore cileno Alejandro Navarro: “Il trionfo di Donald Trump è una punizione ai governi dell’establishment”.
Il senatore fa una critica più generale, che vale anche per noi: e cioè che i governi progressisti che arrivano al potere, finiscono sotto la pressione della macroeconomia globalizzata, facendo politiche chiaramente neoliberiste a svantaggio delle classi più deboli.
Mi sembra giusta l’interpretazione di Navarro, “la punizione ai governi dell’establishment sta nel fatto che la gente è stanca di consegnare il potere a chi offre solo le solite cose. Gli elettori hanno scelto Donald Trump che, anche se rappresenta il peggio della cultura yankee, ha saputo rappresentare la stanchezza dei settori impoveriti dal neoliberismo, dalla globalizzazione e dai posti di lavoro precari “(www.navarro.cl/sename). Ma sono questi che hanno votato soprattutto per lui e hanno contribuito a farlo vincere.
Ribadisce il senatore un’altra cosa che pochi credono: “Non dobbiamo dimenticare che negli Stati Uniti, presumibilmente il paese più ricco, potente e influente nel mondo, vivono 45 milioni di persone in situazioni di povertà o prossime ad essa, che mangiano tutti i giorni grazie ai sussidi alimentari che il governo da agli operai bianchi e ai figli degli immigrati, i quali tendono a respingere l’arrivo di nuovi immigrati per paura che la loro posizione privilegiata corra rischi “.
Se Trump è il peggio, il male è rappresentato da Hillary. Non sono pochi gli analisti negli Stati Uniti che hanno richiamato l’attenzione sul rischio della elezione di Hillary Clinton alla presidenza. Cito uno tra gli altri, Jeffrey Sachs, considerato uno dei massimi esperti sul rapporto tra economia, povertà e disuguaglianza sociale. È professore alla Columbia University e ha pubblicato un articolo che ho messo sul mio blog il 2 agosto 2016. Lì elencava i molti disastri politici di Hillary quando era stata Segretaria di Stato.
Porta come titolo: “Hillary è la candidata della macchina da guerra”. La prima frase riassume un lungo ragionamento: “Non c’è dubbio che Hillary è la candidata di Wall Street. Più pericoloso ancora è che lei è la candidata del complesso militare-industriale; ha sostenuto ogni guerra richiesta da parte degli apparati di sicurezza degli Stati Uniti, guidati dai militari e dalla CIA”.
Anche se democratica, secondo Sachs, è una neocon fervorosa. Ha incoraggiato le guerre contro l’Iraq, tutto il Nord Africa e contro la Siria. Ha trovato esilarante dichiarare su Gheddafi: “We came, we saw, he died”: “Siamo venuti, abbiamo visto, lui è morto”. Come Segretaria di Stato ha tentato di riavviare la Guerra Fredda contro la Russia per quanto riguarda la conquista della Crimea e la guerra in Ucraina. Il risultato finale che presenta Sachs sulle azioni maldestre di Hillary come Segretaria di Stato è devastante, “qualsiasi punto di vista consideriamo, ha battuto il record dei disastri” (www.JeffDSachs.com).
Tutto questo non ci sorprende, come dimostrato con analisi dettagliata da Moniz Bandeira nel suo recente libro di denuncia: Il disordine mondiale: lo spettro della dominazione totale (Leya 2016), dove studia la violenza dell’impero americano. Obama, fatta eccezione delle relazioni con Cuba, ha proseguito con la stessa logica bellica di Bush. E’ stato anche peggio, direi, un vero criminale di guerra, perché mediante un suo preciso ordine ha consentito attacchi con droni e aerei senza pilota su leader arabi, sterminando la maggior parte di essi (p.476-477).
Con la vittoria Trump, il cui enigma ancora dobbiamo decifrare, ci siamo liberati da una leadership bellicosa, quella della Clinton, che come politica dello stato aveva scelto la violenza militare quale metodo per risolvere i problemi sociali mondiali.
Non sappiamo quale sarà il mondo d’ora in poi sotto la presidenza di Trump. Speriamo che sia meno bellicoso e che disdica nella pratica le dure misure promesse contro migranti, messicani e musulmani.
(*) Leonardo Boff è articolista del JB on-line e scrittore. L’articolo è tratto da leonardoBoff.com
Traduzione di S. Toppi e M. Gavito

giovedì 17 novembre 2016

Where have all the democratic voters gone?


Hillary Clinton ha preso più voti popolari di Trump, dicono in molti guardando ai numeri.
è vero, nessuno dice di no.
però ci sono due ma.
un piccolo ma: il sistema elettorale, le regole del gioco sono quelle che sono, e non le si può cambiare con effetto retroattivo;
un grande ma: nel 2008 Obama aveva preso 10 milioni di voti popolari in più dello sfidante repubblicano, nel 2012 aveva preso 5 milioni di voti popolari in più dello sfidante repubblicano, nel 2016 Hillary Clinton ha preso 200mila voti popolari in più di Trump (praticamente un fotofinish, da qui)
la domanda importante è:
Where have all the democratic voters gone? 
The answer is blowing in the wind.

martedì 15 novembre 2016

Welcome Mr. Trump! – Paolo Ercolani


La Storia non è una scienza esatta, ma comunque è una scienza.
Con la differenza che le lezioni che essa impartisce si traducono in vita vissuta, con tutto il portato di paradossi, esaltazioni o tragedie che ne segue.
Vediamole, allora, queste lezioni che dovrebbero esser chiare a chi la Storia l’ha studiata.
LE LEZIONI DELLA STORIA
Innanzitutto, nelle democrazie non si propina mai al popolo una minestra riscaldata. Hillary Clinton era questo e nulla più, una candidata fantoccio appoggiata dai poteri finanziari e dalle lobby che già avevano sostenuto il marito.
Una che, malgrado tutto ciò, era riuscita a perdere a suo tempo con un outsider come Obama. E che stava per perdere anche con il socialista Sanders, con tutto quello che significa negli Stati Uniti definirsi socialisti.
Insomma, una candidata che esce clamorosamente sconfitta dalle primarie dentro al partito democratico, otto anni dopo la candidi a Presidente del tuo paese?!
O sei ingenuo, o vuoi fare il furbo, oppure non conosci le regole basilari della democrazia.
In ogni caso perdi.
Ma perché, perché mai una macchina enorme e potente come il partito democratico non è riuscito, durante gli otto anni di presidenza Obama, a trovare un candidato più giovane, con programmi rinnovati e, magari, con un appeal appena più alto, oltre che con una maggiore (e improbabile) indipendenza rispetto ai poteri finanziari e alla teologia del neoliberismo?!
LA GENUFLESSIONE FATALE
La risposta è tanto semplice quanto sconfortante, e riguarda anche altri paesi (fra cui l’Italia): il sistema tecno-finanziario che governa il mondo occidentale ha le sue pedine ben precise, i suoi punti di riferimento intoccabili e immodificabili.
Rispetto ai quali, quelli come Trump, ma anche Farage, Le Pen, Salvini o Grillo rappresentano l’unica alternativa.
Ho i miei dubbi che si tratti di alternative effettive, ma quantomeno sono gli unici a mostrare con una certa credibilità di opporsi all'omologazione neoliberista, ossia a quelle assurde regole che da troppi anni strozzano le classi medie e allargano in maniera insostenibile la forbice sociale, fra chi ha e può e chi ha sempre meno e non può quasi più nulla.
La Storia ci aveva già mostrato uno scenario simile, negli anni fra le due guerre mondiali.
Si proveniva da decenni di dominio del liberismo, con la disoccupazione alle stelle e le lobby economiche che erano le uniche ad arricchirsi. Si conducevano guerre di conquista contro i paesi del medioriente e dell’Africa, per le quali morivano i soldati europei ma beneficiavano soltanto le banche e le grandi industrie.
LA “SOLUZIONE” POPULISTA
Quando i popoli non ne hanno potuto più, si sono rifugiati in quello che rappresentava l’equivalente del populismo di oggi: il nazifascismo.
Quello che individuava i nemici in tutti i non ariani (ebrei in testa), quindi negli “stranieri”, quello che sosteneva di voler costruire un grande impero nazional “socialista”, appunto, perché in opposizione a quel tipo di capitalismo che ormai risultava intollerabile alle popolazioni stanche e affamate.
Il nazifascismo fu tutto tranne che anti-capitalista, nei fatti, ma in compenso il potere economico, protetto e sostentato dai regimi, lasciò carta bianca rispetto alle guerre (che fruttano alle industrie belliche) e alle persecuzioni razziali, nonché contro i nemici ideologici.
Fu necessario, a quel tempo, un ventennio di tragedie perché l’ondata “populista” consumasse tutto il suo furore, e solo a quel punto le classi dirigenti poterono riprendere il potere smorzando oltremodo la fallimentare e nefasta ideologia liberista.
Quella che, non da oggi, è tornata in auge, governando il mondo e causando i disastri che sono sotto gli occhi di tutti noi.
LEZIONE AMERICANA
Quella americana è una lezione, una delle tante lezioni durissime e nette che ci impartisce la Storia.
Una maestra che, come è noto, viene puntualmente ignorata e persino derisa dai suoi pessimi studenti.
Una lezione che rende ben chiaro lo scenario che ci aspetta: il trionfo dei populismi anche in Europa (la Brexit è solo l’inizio), i popoli che abbandoneranno in massa governanti proni ai poteri finanziari e assolutamente non più credibili, Renzi che perderà il referendum, la Merkel che è già minoranza in Germania, la Francia su cui incombe Le Pen.
Tutto questo mentre la Turchia scivola nella dittatura, la Russia di Putin alza la testa, i migranti continuano a fuggire da uno scempio di fame e guerra di cui in buona parte siamo responsabili noi.
Tutto questo, soprattutto, come ha detto con efficacia Papa Francesco, mentre i governi salvano le banche e lasciano morire gli esseri umani, impoverire le famiglie, perdersi nella disoccupazione e nel vuoto di senso milioni di giovani.
LA TEMPESTA PERFETTA
Gli ingredienti per una tempesta perfetta sono davanti ai nostri occhi: chiari e inesorabili.
Se le forze moderate e progressiste continueranno ad alternarsi fra genuflessione alla finanza e velleitarismo ideologico, proponendo politici mediocri, furbetti e per nulla credibili, o comunque indisposti a governare i propri paesi avendo ben chiaro l’obiettivo della giustizia sociale, per di più in totale assenza di una visione politica del futuro (perché a imporre visioni è solo la finanza), allora quella tempesta esploderà con tutta la sua forza.
E allora benvenuto Mr. Trump, che la sua sorprendente (sic) e significativa elezione serva piuttosto da lezione.
Durissima, shockante.
Ma significativa.
Che dite, signori del mondo “perbene”, la possiamo fare veramente nostra?

lunedì 14 novembre 2016

La vittoria di Trump vista dalla periferia dell’impero

Il sistema politico Usa è come un’aquila con due ali, entrambe destre (Gore Vidal)

Con la vittoria di Donald Trump la realtà, che per definizione esiste sempre, fa rumore.
Eppure ogni volta ci si stupisce e sembra che siano arrivati gli extraterrestri.
Mi hanno colpito alcune affermazioni che ho letto questi giorni e che appaiono infantili, come avviene da noi in casi simili.
Il primo concetto che viene ripetuto è che la colpa è (sempre) degli altri, senza autocritica.
Faccio degli esempi:
-la colpa è del FBI (qui), dice Hillary Clinton, o di Assange e Wikileaks, dicono altri; ma quello che dicono Fbi e Wikileaks sono affermazioni vere o no?
-la colpa è del sistema elettorale degli Usa, Clinton avrebbe preso la maggioranza dei voti totali di chi ha votato, ma ha perso nel conteggio dei grandi elettori; tenendo conto che il sistema elettorale degli Usa non è una novità esistono proposte di legge negli ultimi decenni per cambiare il sistema elettorale? Troppo facile dire che il sistema elettorale fa schifo, quando si perde, e se Clinton avesse vinto, lei e i suoi sostenitori avrebbero parlato di sistema elettorale iniquo?
Durante le primarie Sanders sembrava il pericolo per Clinton, non Trump.
Come Obama otto anni prima, Sanders aveva risvegliato coscienze e attirato giovani per un programma che per i suoi nemici era quasi il comunismo (come era, ed è, l’assistenza medica gratuita per tutti i cittadini, anche Obama  era una specie di comunista, all’inizio, poi tutto è andato secondo copione).
Non sappiamo se Sanders avrebbe battuto Trump, di sicuro avrebbero avuto programmi politici molto diversi, ma con i se non si cambia niente.
Viste da lontano, anche le manifestazioni contro il risultato delle elezioni appaiono infantili, il giorno dopo le elezioni in molti protestano contro il risultato, come in Gran Bretagna il giorno dopo il referendum sul Brexit si scendeva in strada per chiedere di rifare le votazioni.
Altra cosa è manifestare contro specifice decisioni o politiche che verranno adottate.
Una domanda che mi faccio è se Hillary Clinton, per il mondo, sarebbe stata meglio, credo proprio di no, più gentile, più femminile, più politically correct, di sicuro, ma quante guerre avrebbe scatenato?
È anche difficile capire la sostanza (l’apparenza si capisce) di come una donna a priori è meglio di un uomo, conta quello che si dice di fare e che si fa, non chi lo fa, ma nella società dello spettacolo ci fanno credere che quello che conta non è la sostanza.
Penso che Trump sia, per loro, fuori dal circolo buono, quello di lorsignori (come direbbe Fortebraccio), è un po’ grezzo, ma scommetto che fra un po’ andranno tutti d’amore e d’accordo. Sono ali diverse, ma entrambe destre.
(En passant, che strano leggere di Juncker, qui, che tratta Trump come fosse uno scemo, magari perché non vuole il TTIP, o perché vuole dialogare con Putin, proprio lo Juncker ex presidente di uno stato paradiso di evasori fiscali, che strano il mondo.)
La colpa di tutto è di chi non ha votato per Hillary Clinton, si sente dire in giro. Non se ne può più di questa retorica del meno peggio (se pure fosse vero).
Guardando dalla periferia dell’impero auspichiamo 10, 100, 1000 Occupy Wall Street.
E per finire, come non essere d’accordo con George Carlin?

sabato 12 novembre 2016

Ma davvero Donald Trump sarebbe un “working class hero”? - Gennaro Carotenuto


Credo che stia passando un’interpretazione del voto USA fuorviante e pericolosa per la quale Trump si rivelerebbe una sorta di “working class hero”. Vorrei invitare a riflettere su alcune questioni.
Leggo in giro che Berny Sanders, degnissima persona e con una visione politica moderna e perciò considerato un pericoloso sovversivo, sarebbe stato bloccato da losche manovre dell’establishment in favore di Clinton, altrimenti questi avrebbe sicuramente battuto Trump. Non pensate che le praterie aperte al centro da un candidato ben a sinistra di Obama avrebbero reso incomparabile la situazione? E questo famoso establishment è davvero incarnato solo da Hillary Clinton e solo dal partito democratico come sembrano credere gli elettori di Trump e molti critici da sinistra? Ma davvero i colletti blu del Midwest sarebbero arrivati a Trump da sinistra, perché delusi dal “pd”? E davvero Trump sarebbe un campione anti-globalizzazione e anti-establishment? E se qualcuno lo pensa dovremmo blandirlo dandogli ragione?
Credo sia più ragionevole pensare il contrario e abituarsi a ridefinire gli spazi politici in ragione di ciò. Gli stati industriali dei quali si parla, Ohio, Pennsylvania, Michigan, per tacere della Florida, che pure avevano votato per Obama, negli ultimi trent’anni hanno tutti votato due volte per Reagan, almeno una per Bush padre, alcuni anche per il figlio; altro che roccaforti di sinistra come vengono descritti da analisi miopi o forse più interessate ad incolpare qualcuno (la candidata o il partito) che a cercare di capire.
Sono spezzoni della società occidentale, nel Midwest statunitense come nella fascia pedemontana del Nord Italia o nelle Midlands inglesi o nel Sud-est della Francia, identificabili come la parte più debole del blocco sociale che ha beneficiato e assicurato il consenso al modello economico vigente. In gran parte, oramai abbiamo pacchi di dati, gli elettori di Trump sono uomini, baby-boomers o poco meno. Come chi ha votato la Brexit, spesso non hanno studiato, ma se la sono cavata benino o bene per buona parte della loro vita. Con un’espressione azzeccata, hanno preso “il miglior slot della storia”, e si sono creduti élite senza esserlo, potendo permettersi piccoli lussi anche partendo da lavori subalterni perché c’era chi era più subalterno di loro, ma altrove nel mondo; occhio non vede, cuore non duole. Quando la crisi è arrivata da loro, lungi da mettere in dubbio la loro pretesa centralità, sono slittati verso posizioni xenofobe e di suprematismo bianco, liberi di credere alle balle di Trump o Le Pen o Salvini, in un processo ben più vasto e pericoloso, indipendente dall’insipienza dei centro-sinistra come li abbiamo conosciuti nell’ultimo quarto di secolo.
Questa massa di manovra delle destre viene blandita rappresentandola come vittima dei privilegi concessi ai migranti o di una globalizzazione che dal 2008 morde anche loro, dopo che per decenni ne hanno goduto consumando prodotti confezionati da bambini pakistani o da donne chihuahuensi pagate al mese come loro per un giorno. La festa nel Walmart globale è finita e la colpa sarebbe delle donne di Ciudad Juárez o del tipo salvadoregno che pulisce i bagni del loro bar per un salario di fame? Di fronte a tanta bassezza, alla disinformazione e all’ignoranza crassa che si fa stupidità, all’odio sparso a piene mani verso chi ha la sola colpa di avere più fame, solo la fine imminente del predominio del maschio bianco, che con Trump potrebbe aver vinto una delle ultime partite, può mettere in moto un circolo virtuoso che li metta in condizione di non nuocere. Questo in Italia si declina con la più urgente delle battaglie democratiche: il ripristino del suffragio universale da tempo negato con la cittadinanza, ovvero lo Ius soli subito.
Fin dalle ore successive alle elezioni è iniziata intanto una vasta operazione di ripulitura dell’immagine di Trump, ora che questi andrà alla Casa Bianca. Ma checché ne pensi l’Huffington Post – che dopo averlo apostrofato come razzista per mesi ha pubblicamente deciso che non lo chiamerà più così, ipocriti – anche dalla Casa Bianca Trump resterà un bugiardo matricolato, parafascista, xenofobo, sessista, oltre che espressione di una classe dirigente infinitamente ricca e rapace, che lo ha per un po’ osteggiato per venire rapidamente a patti con lui, così come i suoi elettori restano una manica di reazionari, bigotti, fanatici delle armi e membri del Ku Klux Klan o aspiranti tali con i quali personalmente non andrei a cena.
In conclusione il voto statunitense intercetta un cambio sociale più vasto che ci porta sempre più fuori dal Novecento al quale in troppi sembrano continuare a far riferimento per ogni analisi. Un articolo del Guardian sostiene – in maniera un po’ trita – che il Partito Democratico non rappresenti più la classe operaia. È così, ma prendiamone atto. Ancora per un po’ rappresenterà le minoranze, che però si avviano a non essere più tali. Anche il Partito Repubblicano non rappresenta più le classi dirigenti e lo stesso vale in Europa. Il soggetto tipico della politica novecentesca (la classe, il partito) si rideclina ora su linee diverse, nessuna delle quali ha come obbiettivo ultimo il superamento di questo modello sociale. Il riallineamento è per affinità più che per classe e il conflitto capitale/lavoro è solo una delle variabili tra destra e sinistra con quest’ultima che da mezzo secolo ha trovato un nuovo specifico nel farsi interprete della complessità dei diritti laddove la destra insiste a negarli. Se Obama firma accordi sul clima dai quali Trump recederà, io non sto col partito delle ciminiere, anche se questo crea lavoro qui e ora ma anche cancro e cambio climatico. Gli esempi sono infiniti, a partire dalla divisione pro-life/pro-choice.
Si leggono in queste ore sulle due sponde dell’Oceano, da Zucconi in giù, un mare di compiaciute stupidaggini: Trump sarebbe la rivincita dei carnivori sui vegetariani, del divano sullo yoga, del SUV sulla bicicletta. Dilaga ben oltre il Giornale e Libero, il revanscismo contro l’odiato politicamente corretto. Ne godono, riecheggiando una volta di più il disprezzo per il “culturame” scelbiano, con annesso invito ad autofustigarci.
Cosa dovremmo fare, smettere di differenziare la rumenta perché gli elettori di Trump si scocciano? Diventare un po’ razzisti e plaudere al diritto di espellere dal quartiere chi ha una sfumatura di pelle diversa o usa spezie per cucinare? Condividere la speranza che almeno qualche barcone affondi, altrimenti non siamo in sintonia con la gente per bene dell’Idaho o di Gorino? Concedere che la pena di morte quando ci vuole ci vuole e che in fondo tutti i guai sono cominciati con la parità di genere? Stare – come i bravi blue collar del Midwest – con chi pensa che la salute non sia un diritto e che Obamacare sia un peccato? Andare incontro al disastro ambientale per compiacere chi vuol andare in giro con mostri da un litro di benzina al km? Sommarci alla canea sessista che sta massacrando Hillary Clinton – anche dalla presunta sinistra – con particolare accanimento, ben oltre le sue responsabilità? Farci piacere Trump come sanguigna espressione popolare? E perché non Bossi e Gentilini allora?
da qui

venerdì 21 ottobre 2016

sventurato quel popolo

Bisogna proteggere chi lotta per vedere riconosciuti i diritti umani, gli utenti devono avere la certezza che ciò che pubblicano online non verrà usato contro di loro (Hillary Clinton)
cercando in rete, senza troppa fatica si trovano molte parole, dichiarazioni di Hillary e delle istituzioni del paese della libertà, gli Stati Uniti d'America.
eccone un paio:
Hillary contro la censura online (qui)
Gli Usa finanzieranno programmi contro la censura su internet (qui)
a citarle oggi, insieme al bavaglio a Julian Assange (che, come Edward Snowden, condannerebbero almeno a 35 anni di galera, vedi cosa è successo a Chelsea Manning, qui),si rischia di passare per agenti del KGB.
diceva Bertolt Brecht; "Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi", non sapeva quanto è sventurato quel popolo (e il mondo, di conseguenza) che avrà come presidente, o Donald Trump, o Hillary Clinton.
tertium datur, Jill Stein (qui), ma neanche la citano, sarà un caso.

mercoledì 19 ottobre 2016

wikileaks, se la censura è americana - bortocal

grazie alla Stampa: ci da` la notizia che l’Ecuador ha tagliato la connessione internet alla sua ambasciata a Londra.
cosa davvero strana, no?
ma e` li` dentro che vive, come rifugiato, Assange da un paio d’anni,
per sottrarsi al mandato di arresto della Svezia (di cui e` cittadino) per molestie sessuali.
ed e` da li` che Assange ha cominciato a pubblicare le mail della Clinton quando era segretario di Stato (2008-2009).
sono le mail di stato che la Clinton ha spedito dal suo indirizzo privato, mettendole alla merce` di qualunque hacker come Assange.
Assange ha preannunciato importanti rivelazioni.
“Pubblicheremo nuovi documenti che riguarderanno le elezioni statunitensi, Google, guerra, armi e petrolio”
del resto, e` giusto che chi governa su mandato del popolo (dicono), tenga segrete le sue decisioni al popolo?
la rivoluzione russa, un secolo fa, diceva di no:
una delle sue promesse fu l’abolizione del segreto di stato e dei trattati segreti…
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ma le rivelazioni di Assange non ci saranno.
dice un comunicato del governo dell’Ecuador:
“Nelle ultime settimane, Wikileaks ha pubblicato una enorme quantità di documenti, che hanno un impatto sulla campagna elettorale americana”.
impatto pericolosissimo: metti mai che la gente vada a votare informata…
in ogni caso il taglio di internet ad Assange e` stato esplicitamente richiesto dall’attuale Segretario di Stato Kerry.

. . .
ora provate a immaginare per un attimo che questa cosa l’avesse fatta il governo cinese, o peggio Putin.
non staremmo tutti qui a strapparci i capelli a comando per l’insulto alla democrazia?
non e` Putin quello che fa ammazzare i giornalisti scomodi?
Obama invece si accontenta di tagliargli internet.
insomma, c’e` o non c’e` una bella differenza? 
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e` quella che si chiama la moderna democrazia.
cioe` la democrazia oligarchica di cui parla Scalfari.
o la democrazia monarchica a cui aspira Renzi.
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prima di essere messo a tacere, Assange tuttavia ha fatto in tempo a pubblicare diverse mail della Clinton,
che svelano il suo modo imbarazzante di agire.
e ha reso noti anche i suoi tre discorsi alla Goldman Sachs,
quelli che le sono stati pagati centinaia di migliaia di dollari…
e ditemi se questa non e` corruzione bella e buona.
. . .
io ho trovato particolarmente interessante quel che la Clinton ha detto sulla Cina nel giugno di tre anni fa:
mi pare sveli finalmente il segreto della sopravvivenza politica del fantoccio nord-coreano Kim Il Sung,
anche ad un imbecille come me che non lo aveva ancora capito, pur girandoci intorno a vuoto.
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Quanto alle pretese di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, non hanno alcun senso geografico e storico.
Secondo questa logica, potremmo rivendicare l’ intero Oceano Pacifico.
Noi l’abbiamo liberato, noi l’ abbiamo difeso.
Avremmo così tanti diritti.
Potremmo chiamarlo Mare Americano, ed estenderlo dalla California alle Filippine.
Vedete, noi abbiamo detto ai cinesi che se la Corea del Nord continua a sviluppare il programma missilistico, puntando a trasportare una testata nucleare, noi non potremmo accettarlo.
Non potremmo accettarlo perché farebbero danni non solo ai nostri alleati a cui siamo legati dai trattati, come Giappone e Corea del Sud,
ma avrebbero anche teoricamente la capacità di raggiungere le Hawaii e la costa occidentale degli Stati Uniti.
Quindi dovremmo circondare la Cina con le difese missilistiche, e dispiegare più mezzi della nostra flotta nella region
Circonderemo la Cina con le difese missilistiche, se non fermerà il programma nucleare della Corea del Nord.
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a me non e` del tutto chiaro come possa la Cina fermare il programma di riarmo della Corea del Nord.
pero`, leggendo queste parole, mi diventa chiaro perche` fa comodo agli Stati Uniti il tirannello nord-coreano.
e` un modo per ricattare la Cina e tenerla sotto pressione.
parlare a nuora perche` suocera intenda…
la Corea del Nord e` o non e` uno stato canaglia?
torna comodo definire stato canaglia la Corea del Nord per far intendere che anche la Cina, sua alleata, lo e`.
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prendiamo atto di che cosa significa davvero l’elezione della Clinton:
la prosecuzione della politica bellicista di Obama con una grinta piu` dura.
intanto la parola guerra, guerra mondiale, sta gia` diventando di uso comune.
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sono da tempo convinto che gli iper-plutocrati che dominano in mondo stiano orientandosi verso questa scelta per mantenere il loro potere sempre piu` minacciato.
se il nemico e` il populismo, questo significa che il nemico e` il popolo.
e bisogna fargli pagare la sua voglia di protesta.
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non fateci piu` credere che la lotta e` per la democrazia.
la lotta e` per la plutocrazia.