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sabato 5 settembre 2015

L'elefante incatenato - Jorge Bucay

Quand'ero piccolo adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali. Ero attirato in particolar modo dall'elefante che, come scoprii più tardi, era l'animale preferito da tanti bambini. Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune…Ma dopo il suo numero, e fino a un momento prima di entrare in scena, l'elefante era sempre legato a un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe. 
Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto pochi centimetri e anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire. 
Era davvero un bel mistero. Che cosa lo teneva legato, allora? Perché non scappava?
Quando avevo cinque o sei anni nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi. Allora chiesi a un maestro, a un padre o a uno zio di risolvere il mistero dell'elefante. Qualcuno di loro mi spiegò che l'elefante non scappava perché era stato ammaestrato. 
Allora posi la domanda ovvia: "Se è ammaestrato, perché lo incatenano?”
Non ricordo di avere ricevuto alcuna risposta coerente. 
Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell'elefante e del paletto e ci pensavo soltanto quando mi imbattevo in altre persone che si erano poste la stessa domanda. 
Per mia fortuna, qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato abbastanza saggio da trovare la risposta giusta: 
L'elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo. 
Chiusi gli occhi e immaginai l'elefantino indifeso appena nato, legato al paletto. Sono sicuro che, in quel momento, l'elefantino provò a spingere, a tirare e sudava nel tentativo di liberarsi. Ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui. Lo vedevo addormentarsi sfinito, e il giorno dopo provarci di nuovo, e così il giorno dopo e quello ancora…Finché un giorno, un giorno terribile per la sua storia, l'animale accettò l'impotenza rassegnandosi al proprio destino. 
L'elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto, crede di non poterlo fare.
Reca impresso il ricordo dell'impotenza sperimentata subito dopo la nascita. 
E il brutto è che non è mai più tornato seriamente su quel ricordo. E non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più…


lunedì 19 gennaio 2015

Il viaggio dell’elefante – Josè Saramago

Salomone e il suo cornac Subhro in viaggio da Lisbona a Vienna.
l’elefante Salomone è come una cosa regalata da un re a un altro re, un pacco-dono, ingombrante, compreso di cornac (cioè custode e conducente di elefanti).
ma Salomone non è un pacco, è un animale non umano, che nel viaggio si fa benvolere da tutti (cosa che capita raramente agli animali umani).
prenditi qualche ora, e piano piano fai anche tu lo stesso viaggio accompagnando Solomone, non te ne pentirai - franz




Inizia così:
Per quanto incongruente possa sembrare a chi non tenga in attenta considerazione l'importanza delle alcove, siano esse sacramentate, laiche o irregolari, nel buon funzionamento delle amministrazioni pubbliche, il primo passo dello straordinario viaggio di un elefante verso l'austria che ci proponiamo di narrare fu fatto negli appartamenti reali della corte portoghese, più o meno all'ora di andare a letto. Si registri sin da subito che non è un semplice caso se sono state utilizzate qui queste parole imprecise, più o meno. Ci siamo dispensati cosí, con notevole eleganza, di entrare in particolari di ordine fisico e fisiologico un po' sordidi, e quasi sempre ridicoli, che, tirati in ballo sulla carta, offenderebbero il cattolicesimo rigoroso di dom joão, il terzo, re di portogallo e degli algarvi, e di donna caterina d'austria, sua sposa e futura nonna di quel dom sebastião che andrà a combattere ad alcácer-quibir e laggiù morirà al primo assalto, o al secondo, quantunque non manchi chi afferma che trapassò per malattia alla vigilia della battaglia.


…Questo romanzo (o racconto lungo che dir si voglia) racconta appunto lo stupefacente itinerario del gigantesco quadrupede e della variegata comitiva incaricata del suo trasporto a destinazione attraverso difficoltà in serie ed aprendosi la strada tra folle festanti, un gruppo che assortisce ufficiali, soldati, religiosi, servi, cavalli e buoi. Una volta giunto a Vienna, a chiusura di un viaggio che acquista via via un sapore squisitamente simbolico, il buon Salomone finirà pure per diventare autore di un miracolo pressoché umano. Il tutto narrato nello stile scorrevole ed affabulatorio del grande Saramago. Il viaggio dell’elefante rappresenta il racconto corale di una parabola visionaria ripescata a viva forza dai meandri della storia. Assolutamente da provare.

… «Un libro corale» – ha sottolineato Pilar del Rio, la moglie di Saramago – , ironico, sarcastico, di grande bellezza e che coinvolgerà i lettori in prima persona, perché “scrivere, come leggere, non sono azioni innocenti, sono tentativi per forzare l’ intelligenza, per andare un po’ più in là, più in là di Vienna, di Valladolid o di Lisbona, più in là di ciò che eravamo quando ci siamo svegliati al mattino e ci ritroviamo con un nuovo giorno davanti.”
C’è uno spirito di «compassione solidale» , secondo Pilar del Rio, che pervade l’ irragionevole viaggio di Salomone e quello non meno faticoso, ma terapeutico, del narratore ed è forse quello spirito verso cui, nel viaggio, dovremmo muoverci,come in un un movimento nel movimento…


Video dei disegni di Mario Castellani, realizzati nel 2011 per rendere omaggio a José Saramago (premio nobel per la letteratura nel 1998) raccontando in immagini il suo romanzo "il viaggio dell'elefante", edito nel 2008: