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giovedì 17 novembre 2016

Where have all the democratic voters gone?


Hillary Clinton ha preso più voti popolari di Trump, dicono in molti guardando ai numeri.
è vero, nessuno dice di no.
però ci sono due ma.
un piccolo ma: il sistema elettorale, le regole del gioco sono quelle che sono, e non le si può cambiare con effetto retroattivo;
un grande ma: nel 2008 Obama aveva preso 10 milioni di voti popolari in più dello sfidante repubblicano, nel 2012 aveva preso 5 milioni di voti popolari in più dello sfidante repubblicano, nel 2016 Hillary Clinton ha preso 200mila voti popolari in più di Trump (praticamente un fotofinish, da qui)
la domanda importante è:
Where have all the democratic voters gone? 
The answer is blowing in the wind.

sabato 13 settembre 2014

14 settembre 1973: viene ammazzato Victor Jara

De Gregori in una canzone cantava “Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo!”, per Victor Jara vale lo stesso, “Hanno ammazzato Victor, Victor è vivo!”

Luis Sepulveda lo ricorda e Stefano Giaccone gli dedica una canzone


“Victor Jara era il compagno artista, dirigente, intellettuale di alto livello, ma soprattutto, era l’aria pura di campagna, la voce di mille compagni che non avevano voce. Generoso, coerente, allegro, serio, fraterno, Victor simboleggiava la parte migliore della mia generazione e oggi è l’esempio migliore del valore di quella generazione. A volte, Victor, quando la tua voce riempie la sala di casa mia o quando pulisco i vecchi dischi, uno dei miei figli domanda chi canta, e la risposta è sempre la stessa: quest’uomo è mio fratello e in ognuna delle mie carezze ci sono anche le sue mani. La sua morte, il suo atroce assassinio, ordinato di persona da Pinochet, è una ferita aperta nel cuore di tutto il popolo cileno, una ferita che si rimarginerà solo quando tutti i criminali saranno stati giudicati e condannati. Le sue mani tozze vivono in tutti i pugni levati, nel lavoro quotidiano di tutti i democratici, di tutti coloro che non rinnegano il proprio passato e le proprie idee. La tua voce continua a pervadere tutto, fratello. La tua voce si chiama sindacato, manifestazione, resistenza, speranza, generosità, libro aperto, pane in tavola”.

un concerto di Victor Jara



nelle parole di Joan Jara, moglie e vedova di Victor



Victor Jara e Pete Seeger (Las casitas del barrio alto .. little boxes)



Estadio de Chile (L’ultima canzone)
L’11 settembre 1973 Víctor Jara fu arrestato dai militari fascisti di Pinochet. La maggior parte dei prigionieri politici vennero rinchiusi nel grande Estadio Nacional; altri in un piccolo complesso sportivo (non calcistico: vi si tengono partite di pallacanestro, pallavolo e calcetto e, all’epoca, serviva anche per le riunioni di pugilato; si tratta quindi di un palazzetto dello sport) detto “Estadio Chile”. Situato nella parte occidentale di Santiago, era stato inaugurato nel 1949.Víctor Jara vi rimase e vi fu assassinato. La data della sua morte è incerta: per alcuni risale al 16 settembre, ma non si tratta probabilmente della data esatta. Con mezzi di fortuna, continuò a comporre canzoni e poesie; questa è la sua ultima.
Gli furono prima spezzate le mani in mezzo alle grida di scherno di quei militari di merda (“Su, cantaci una canzoncina ora!”), poi gli furono tagliate. Fu poi ucciso. Gli fu trovato in tasca, dalla moglie Joan Turner che era venuta a riprendere il cadavere, un foglietto con questa canzone, recante la data del 23 settembre 1973; questa è probabilmente la data della sua morteLo “Stadio Chile” si chiama, dal settembre 2003, trentennale del golpe fascista e dell’assassinio di migliaia di prigionieri politici, Estadio Víctor Jara.Una canzone senza musica, sebbene Pete Seeger la abbia poi musicata e cantata in inglese. L’estremo atto di sfida di un uomo coraggioso e intelligente ai suoi stupidi aguzzini. [RV]
Estadio de Chile
Somos cinco mil aquí
en esta pequeña parte la ciudad.
Somos cinco mil.
¿Cuántos somos en total
en las ciudades y en todo el país?
Sólo aquí,
diez mil manos que siembran
y hacen andar las fábricas.
Cuánta humanidad
con hambre, frío, pánico, dolor,
presión moral, terror y locura.
Seis de los nuestros se perdieron
en el espacio de las estrellas.
Uno muerto, un golpeado como jamás creí
se podría golpear a un ser humano.
Los otros cuatro quisieron quitarse
todos los temores,
uno saltando al vacío,
otro golpeándose la cabeza contra un muro
pero todos con la mirada fija en la muerte.
¡Qué espanto produce el rostro del fascismo!
Llevan a cabo sus planes con precisión artera
sin importarles nada.
La sangre para ellos son medallas.
La matanza es un acto de heroísmo.
¿Es este el mundo que creaste, Dios mío?
¿Para esto tus siete días de asombro y de trabajo?
En estas cuatro murallas sólo existe un número
que no progresa.
Que lentamente querrá más la muerte.
Pero de pronto me golpea la consciencia
y veo esta marea sin latido
y veo el pulso de las máquinas
y los militares mostrando su rostro de matrona
llena de dulzura.
¿Y México, Cuba y el mundo?
¡Qué griten esta ignominia!
Somos diez mil manos
menos que no producen.
¿Cuántos somos en toda la patria?
La sangre del compañero Presidente
golpea más fuerte que bombas y metrallas.
Así golpeará nuestro puño nuevamente.
Canto, qué mal me sabes
cuando tengo que cantar espanto.
Espanto como el que vivo
como el que muero, espanto.
De verme entre tantos y tantos
momentos de infinito
en que el silencio y el grito
son las metas de este canto.
Lo que veo nunca vi.
Lo que he sentido y lo que siento
harán brotar el momento…
Versione italiana di Riccardo Venturi (2002)
Estadio de Chile
Siamo in cinquemila, qui,
In questa piccola parte della città.
Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale,
Nelle città di tutto il paese?
Solo qui
Diecimila mani che seminano
E fanno marciare le fabbriche.
Quanta umanità
In preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,
Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.
Sei dei nostri si son perdi
Nello spazio stellare.
Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto
Si potesse colpire un essere umano.
Gli altri quattro hanno voluto togliersi
Tutte le paure
Uno saltando nel vuoto,
Un altro sbattendosi la testa contro un muro,
Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.
Che spavento fa il volto del fascismo!
Portano a termine i loro piani con precisione professionale
E non gl’importa di nulla.
Il sangue, per loro, son medaglie.
La strage è un atto di eroismo.
È questo il mondo che hai creato, mio Dio?
Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?
Tra queste quattro mura c’è solo un numero
Che non aumenta.
Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.
Ma all’improvviso mi colpisce la coscienza
E vedo questa marea muta
E vedo il pulsare delle macchine
E i militari che mostrano il loro volto di matrona
Pieno di dolcezza.
E il Messico, Cuba e il mondo?
Che urlino questa ignominia!
Siamo diecimila mani
In meno che producono.
Quanti saremo in tutta la patria?
Il sangue del Compagno Presidente
Colpisce più forte che le bombe e le mitraglia.
Così colpirà di nuovo il nostro pugno.
Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura.
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento.
Pete Seeger recita”Estadio de Chile”

venerdì 31 gennaio 2014

Una casa di terra - Woody Guthrie

è la storia del grande amore di Tike e Ella May (che ha tradito la sua classe agiata d’origine per Tike) e della loro lotta contro la grande depressione e la povertà, ai tempi di “Furore”.
vivono in una baracca, in balia degli elementi naturali, nella California che non è quella di San Francisco e Hollywood, ma pieno terzo mondo, dove i poveri sono più poveri e i ricchi più ricchi, e la vita vale davvero poco.
il sogno di Tike è una casa di mattoni di terra cruda, di adobe (terra e paglia insieme), quello di Ella May è un sogno di dignità, e diventa anche madre alla fine del romanzo, e faranno di tutto per far crescere quel bambino in un mondo migliore.
dopo questo libro, che profuma di amore e socialismo, ascoltate com'è bella “This Land is your Land” - franz



Il manoscritto originale di questo romanzo di Woody Guthrie, portato a termine nel 1947, era rimasto chiuso in un cassetto a Coney Island per anni e anni. Scoperto da pochissimo, è stato pubblicato negli USA da Johnny Depp, che ne ha scritto anche l'introduzione. "Una casa di terra", l'unico romanzo completo del leggendario folksinger, è un ritratto profetico e potentissimo di due agricoltori cocciuti e disperati che combattono per sopravvivere alla furia cieca e distruttiva degli elementi (ma non solo) durante la Dust Bowl, la serie di tempeste di sabbia che colpirono gli Stati Uniti negli anni Trenta, mandando in rovina migliaia di contadini. Soffuso della elementare poeticità e della devastante autenticità che hanno reso leggendarie le ballate di Woody Guthrie, il libro è la storia del normalissimo sogno di una vita migliore da parte di una normalissima coppia e della sua ricerca di amore in un mondo sempre più corrotto. Tike e Ella May Hamlin si ammazzano di fatica per coltivare la terra arida del Texas, vivono precariamente in una catapecchia di legno e sognano un'abitazione solida in grado di difenderli dalla terribile violenza degli elementi. Grazie a un opuscolo pubblicato dal governo, Tike apprende le nozioni necessarie per costruirsi una semplice casetta fatta di mattoni di argilla, paglia e sabbia, a prova di fuoco e vento: una casa di terra.

…Come non bastasse, sinanche il ritrovamento di questo libro è una storia strepitosamente americana: il manoscritto è stato scoperto quasi per miracolo dallo storico Douglas Brinkley che ne aveva trovato un accenno tra le carte del musicologo Alan Lomax mentre era al lavoro su una biografia dedicata all'inevitabile Dylan. Poi, pubblicato all'inizio dell'anno negli Stati Uniti come primo titolo in assoluto della Infinitum Nihil (che è, strano a dirsi, la casa editrice dell'attore Johnny Depp), per Una casa di terra sono stati scomodati i nomi di Steinbeck e di D. H. Lawrence (quest'ultimo viene chiamato in causa per le pagine dense di torrida ed esplicita sessualità, forse troppo esplicita, per i tempi): eppure il libro era rimasto a languire nell'abisso degli scaffali dell'Università di Tulsa per oltre sette decadi, nonostante che nel frattempo Guthrie — al ritmo di una chitarra "che uccide fascisti" — fosse diventato una pietra angolare della storia musicale americana, come colui che per primo, e dal profondo delle viscere degli Stati Uniti, era riuscito a cantare quel pezzo di umanità che si sporca le mani, che suda, quella che soffre, quella che perde quasi sempre, quella su cui le luci di Hollywood non si erano posate mai. Insomma, "il popolo", quello trasformato in icona dalla Costituzione americana e lì cristallizzato…
da qui

martedì 28 gennaio 2014

ricordo di Pete Seeger




SACCO'S LETTER TO HIS SON
(di Pete Seeger)

If nothing happens, they will electrocute us right after midnight.
Therefore here I am right with you, with love and with open heart, as I was yesterday.
Don't cry, Dante, for many, many tears have been wasted,
As your mother's tears have been already wasted for seven years,
And never did any good.
So, son, instead of crying, be strong, be brave,
So as to be able to comfort your mother. 

And when you want to distract her from the discouraging soulness,
You take her for a long walk in the quiet countryside,
Gathering flowers here and there
And resting under the shade of trees, beside the music of the waters.
The peacefulness of nature, she will enjoy it very much,
And you will surely, too.
But, son, you must remember: Don't use all yourself,
But down yourself, just one step,
To help the weak ones at your side. 

The weaker ones that cry for help, the persecuted and the victim,
They are your friends, friends of yours and mine.
They are the comrades that fight -- yes, and sometimes fall
Just as your father, your father and Bartolo, have fallen,
Have fought and fell, yesterday, for the conquest of joy,
Of freedom for all.
In the struggle of life you'll find, you'll find more love,
And in the struggle, you will be loved also.

LETTERA DI SACCO A SUO FIGLIO

Se niente accade, ci porteranno alla sedia elettrica poco dopo mezzanotte
e quindi sono qui, accanto a te, con amore e aprendo il mio cuore
come lo ero ieri.
Non piangere, Dante, perché tante, troppe lacrime sono andate sprecate,
perché le lacrime di tua madre sono già andate sprecate per sette anni,
e non hanno portato a nulla di buono.
E così, figlio mio, invece di piangere, sii forte e coraggioso
così da poter confortare tua madre.

E quando vorrai sollevarla dalla scoraggiante solitudine,
portala a fare una lunga passeggiata nella tranquilla campagna
raccogliendo fiori qua e là.
Riposatevi all’ombra degli alberi, in compagnia della musica delle acque
e della natura piena di pace; le piacerà molto,
così come certamente piacerà a te.
Ma, figlio mio, ricordati bene: non stancarti troppo,
ma mettiti sempre sotto, solo un passo, ad aiutare i deboli che ti stanno accanto.

I più deboli, che invocano aiuto, i perseguitati, la vittima.
Sono i tuoi amici, amici miei e tuoi, sono i compagni che lottano,
sì, e che, talvolta, cadono
proprio come tuo padre, tuo padre e Bartolo sono caduti.
Hanno lottato e ieri sono caduti, per conquistare la gioia
e la libertà per tutti.
Nella lotta per la vita troverai ancora più amore,
e, lottando, sarai anche amato.
da qui