La Libertà Non Sta Nello Scegliere Tra Bianco E Nero, Ma Nel Sottrarsi A Questa Scelta Prescritta. (Theodor W.Adorno)
mercoledì 31 ottobre 2012
Victor Jara
un omaggio a John Lennon e Victor Jara
martedì 30 ottobre 2012
dice Luc (Enrique Vila-Matas)
Ho sempre pensato che ci sono molte maniere di arrivare e che la cosa migliore sia non partire.
Deporre i poveri dalla croce: Cristologia della Liberazione - (a cura di) Leonardo Boff
domenica 28 ottobre 2012
lavorando all'ipermercato
…una mamma che ha un bambino molto piccolo e che fa un lavoro parttime
perché, vivendo a Milano oppure a Torino, ha bisogno di avere un po’ più di
soldi in casa perché non ce la fa con il solo stipendio del marito che lavora
anche lui
precariamente. Bon.. fa un part-time, e, in questo part-time, sapendo che
ha un
bambino, le danno uno spezzato, un’apertura e chiusura che va a puntare,
diciamo
così, il dito sull’orario in cui lei deve portare il figlio a scuola.
Allora questa donna si
rivolgerà al suo capo e gli dirà: - “Senti, io cosa posso fare? Cosa potete
fare voi? Io a
quell’ora devo portare mio figlio a scuola, non ho né una baby-sitter, né
una zia,
come faccio?” – “Parliamone” – risponderanno – “Si può fare, noi ti facciamo
un
contratto in cui ti garantiamo che in quella fascia tu non verrai mai messa
nelle
turnazioni, ma tu però ci garantisci che il primo Maggio, che il giorno di
Natale, a
Pasqua tu verrai a lavorare, perché non porti tuo figlio a scuola. È uno
scambio. Noi
ci rendiamo disponibili a risolvere il tuo problema ma tu ti rendi
disponibile a
risolvere il nostro”.
Così lei andrà a lavorare e non prenderà i soldi del supplemento di lavoro
in orario
festivo, niente, prenderà semplicemente l’equivalente di un giorno di
lavoro perché
c’è stato questo tipo di scambio. È un “privilegio” come vedete: - “Se tu
non accetti quello, io ti metto fuori dall'inclusione dei programmi
dell’azienda, lo posso fare non perché sono cattivo, bestialmente aggressivo
nei confronti delle madri che hanno dei figli, no, semplicemente perché c’è un
sistema di leggi”…
… Angosce, ansie, paure: tutto ciò porta, dal punto di vista delle modalità
del pensiero
umano, a quello che alcuni hanno definito come “pensiero della
sopravvivenza”. Un
lavoro che è partito dal guardare, dai gulag ad oggi, a un pensiero
semplice ed
essenziale che è: la sopravvivenza di un singolo quanto costa a quei
signori?
Sopravvivere a ogni costo cosa vuol dire in concreto nella vita? È chiaro
che nei
gulag sopravvivere a ogni costo significa sopravvivere al posto di un altro
e nei
campi di concentramento idem: - “ Io faccio il kapò o la pulizia etnica e
casomai
sopravvivo, ma tu intanto muori e casomai sopravvive un vicino; io e te,
nella
struttura, non siamo diversi, siamo due internati. Uno, io, devo
sopravvivere a
qualunque costo. Perché? Ma per motivi futili, banali, perché ho un figlio,
gli voglio
bene, devo uscire dal campo di concentramento, non so perché sono qua, chi
mi ci ha
messo? Non ho fatto niente… ho tutte le ragioni del mondo per voler
sopravvivere e
nel momento in cui io voglio sopravvivere ad ogni costo sarà a costo tuo”.
Qua sorge il primo grosso problema, un problema etico: sopravvivere ad ogni
costo
significa sopravvivere al costo di un altro e quindi chiede la definizione
di un limite
etico della propria vita, chiede alle persone di definire un orizzonte
etico che non
sono disposti a superare nonostante sia in gioco la loro stessa vita…
sabato 27 ottobre 2012
Les bourgeois - Jacques Brel
[Jacques Brel]
Il cuore ben al caldo,
gli occhi nella birra
dalla grassa Adrienne de Montalant
con l'amico Jojo
e con l'amico Pierre
andavamo a berci i nostri vent'anni.
Jojo si credeva Voltaire
e Pierre, Casanova
e io, io che ero il più fiero
io, io mi credevo me stesso.
E quando verso mezzanotte passavano i notai
che uscivano dall'Albergo dei Tre Fagiani
gli mostravamo il culo e le buone maniere
cantandogli:
I borghesi sono come i porci;
più diventano vecchi e più diventano bestie.
I borghesi sono come i porci;
più diventano vecchi e più diventano ...[coglioni (ma non viene pronunciato)]
Il cuore ben al caldo,
gli occhi nella birra,
dalla grassa Adrienne de Montalant
con l'amico Jojo
e con l'amico Pierre
andavamo a bruciarci i nostri vent'anni.
Voltaire danzava come un vicario
e Casanova non osava neanche
e io, io che rimanevo il più fiero
io ero sbronzo quasi quanto me.
E quando verso mezzanotte passavano i notai
che uscivano dall'Albergo dei Tre Fagiani
gli mostravamo il culo e le buone maniere
cantandogli:
I borghesi sono come i porci;
più diventano vecchi e più diventano bestie.
I borghesi sono come i porci;
più diventano vecchi e più diventano ...[coglioni (ma non viene pronunciato)]
Il cuore a riposo,
gli occhi bene a terra,
al bar dell'Albergo dei Tre Fagiani
con il dottor Jojo
e il dottor Pierre
tra noi notai si passa il tempo
Jojo parla di Voltaire
e Pierre di Casanova
e io, io che sono rimasto il più fiero,
io, io parlo ancora di me
ed è proprio uscendo verso mezzanotte, Signor Commissario,
che, ogni sera, dall'osteria della Montalant
dei rozzi giovinastri ci mostrano il didietro
cantantoci:
I borghesi sono come i porci;
più diventano vecchi e più diventano bestie,
- son loro che lo dicono, Signor Commissario -
I borghesi sono come i porci
più diventano vecchi e più .... Bah!
giovedì 25 ottobre 2012
Il fantasma di Tom Joad
da qui
ignoranti e incapaci (per tacere del resto) al potere
da qui
Intervista di Philip Roth a Primo Levi (1986)
mercoledì 24 ottobre 2012
Gli autonauti della cosmostrada ovvero un viaggio atemporale Parigi-Marsiglia - Julio Cortázar e Carol Dunlop
questo è un libro particolare, sembra una piccola cronaca di uno strano viaggio, insieme alla moglie Carol, poi ti distrai un attimo e ti accorgi che stai leggendo cose che la maggior parte degli scrittori neanche si sognano.
se queste poche parole sono un invito a leggere tutto Cortázar, ebbene sì, lo sono - franz
Los autonautas de la cosmopista es también una historia de amor profunda y conmovedora, entre dos personas que se entendían gracias a las palabras pero también más allá del lenguaje escrito, y que toman por sorpresa al lector con una prosa de intensa ternura. A su vez, el libro es una despedida: Carol Dunlop murió antes de poder ordenarlo y publicarlo, y Cortázar, quien también moriría un tiempo después, tuvo que terminarlo solo. Los derechos de la venta del libro fueron cedidos al pueblo de Nicaragua…
martedì 23 ottobre 2012
ricordo del prof. Marcello Cini
domenica 21 ottobre 2012
Hollande ha detto proprio «riformatorio» - Marco d’Eramo
Quel che Bruxelles, la Troika, la Banca centrale europea (Bce) e il governo tedesco infliggono da quasi tre anni alla Grecia è una limpida illustrazione di quella tecnica - comune a eserciti, carceri, ospedali, scuole e fabbriche, cioè a tutti gli apparati «disciplinari» - che Foucault chiamava «ortopedia» e che raffigurava con le grucce serrate attorno a un alberello per «raddrizzarlo». Foucault si meravigliava che a un certo punto della storia gli umani non si fossero più limitati a punire i criminali e i delinquenti, ma considerarono che si poteva nello stesso tempo punirli e redimerli, castigarli e rieducarli, che disciplina e penitenza avessero un potere catartico…
sabato 20 ottobre 2012
"Ici, on noie des Algériens", a Pont St Michel, il 17 ottobre 1961
continua qui
anche per chi non capisce il francese il video vale davvero la pena - franz
Nigel Kennedy
venerdì 19 ottobre 2012
Il rigore non è per tutti – Giulio Marcon
Niente di nuovo per Sbilanciamoci e la campagna Taglia le ali alle armi, che il possibile aumento del costo degli F35 l'avevano denunciato da molto tempo. La novità è che dopo tante smentite arriva la conferma dei vertici delle forze armate, per bocca del segretario generale della Difesa che ammette una lievitazione del costo per ciascun cacciabombardiere da 80 a oltre 127 milioni di dollari. Un 60% di aumento ben superiore a quel 40% che secondo l'indagine del governo sulla corruzione è il sovrapprezzo medio per gli appalti pubblici dovuto al malaffare. E di tangenti nelle industrie militari ne sono girate tante in questi anni.
Solo pochi giorni fa la Ragioneria dello Stato ha bloccato il provvedimento sugli esodati in discussione alla Camera dei Deputati, perché giudicato «troppo oneroso» e «privo di copertura». Non ci risulta che lo stesso scrupolo verso i lavoratori senza stipendio e senza pensione sia stato applicato ai cacciabombardieri F35, per i quali spenderemo così tanti soldi nei prossimi anni. Né abbiamo notizia che la Corte dei Conti si sia interrogata su come mai in poco tempo una somma così enorme sia destinata a lievitare del 60%. Cosa che invece negli Stati Uniti fa il Gao (Government Accountability Office), una sorta di Corte dei Conti americana, che ha tirato le orecchie al Congresso degli Stati Uniti per i tanti problemi tecnici che presenta l'F35 con i suoi costi troppo alti e crescenti…
mercoledì 17 ottobre 2012
non è un paese per onesti
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Dichiarazione
Da domani sono pronto
ma...
questi (come tutti gli altri) vogliono abbattere costi, ammazzare precari, diminuire la qualità, avvilire, assolutamente capaci di distruggere, mai di costruire.
anche qui
Tanja Niemijer, guerrillera
Una scelta dell'ultimo momento che avrebbe irritato non poco Bogotà. Oltre a non essere colombiana, la Nijmeijer non si sarebbe sottoposta alle procedure giuridiche e legali degli altri delegati. Stante questa situazione, l'arrivo delle due delegazioni dovrebbe prodursi non prima di martedì. Il governo norvegese, riferiscono i media internazionali, conferma per ora la conferenza stampa congiunta che le parti dovrebbero tenere nella giornata di mercoledì.
da qui
continua su youtube...
(primo minuto in olandese, poi tutto in spagnolo)
martedì 16 ottobre 2012
un'intervista con don Gallo
Don Gallo, con il tuo primo tweet se l'è presa con Matteo Renzi, che ha «un linguaggio spregiudicato e vuoto come quello della Santanché». Pesante, no?
Ti dicevo, non posso stare zitto. E devo dire delle cose, anche perché ovunque vado molta gente mi ascolta. Renzi dice che in Riviera sono arrivate 500 persone ad ascoltarlo. Belìn, venti giorni prima per me ne erano venute 700. E poi da poco sono stato a Arcidosso, a Saronno. Sono un prete pellegrino, cerco le verità andando, camminando. Ho tre bussole: il Vangelo, la Costituzione, e il Quinto Evangelo di De Andrè. Cammina e camminando arriveremo a un nuovo mondo possibile, che poi era il grido mondiale del '68. E quello del G8, contro i cinici signori della Banca Mondiale, del Fondo Monetario e dell'Organizzazione del Commercio...
continua qui
Hagakure
sempre interessante (e chi non l'ha visto cerchi il film, non se ne pentirà) - franz
Hagakure e' una delle opere piu' significative tramandate dalla tradizione giapponese, e' composto da brevi aforismi che trasmettono l'antica saggezza dei samurai e dai quali emerge lo spirito del Bushido: la via dei samurai.
La parola Hagakure e' composta due ideogrammi che significano foglia e nascondere quindi puo' essere tradotto con l'espressione "nascosto dalle foglie".
Qualcuno ritiene che la via dei samurai equivalga alla via della morte ma se letto e interpretato nel modo corretto, Hagakure rivela un pensiero complesso e positivo che non ha nulla a che vedere con l'esaltazione della morte e del suicidio. La via del samurai non si radica ne nella violenza ne nella ricerca del profitto personale, il suo fine non e' quello di vincere gli altri, ma se stessi.
L'Hagakure e' un libro antico ma attuale , uno stimolo, uno strumento, un invito per la ricerca interiore di tutti noi.
da qui
domenica 14 ottobre 2012
la faccia di Maroni
L’impatto economico dei festival di approfondimento culturale - Guido Guerzoni
Nel 1990, mentre compulsavo i materiali per la tesi di laurea, mi imbattei in una pubblicazione che mi incuriosì parecchio: si trattava di un studio di Roger Vaughan, condotto nel 1976, sull’impatto economico del Festival di Edimburgo (Vaughan 1977 e 1980).
Incuriosito, appurai l’esistenza di una vasta letteratura internazionale... che muoveva da presupposti assai lontani dai temi che animavano il dibattito italiano sull’economia dei beni culturali dei primi anni Novanta del secolo scorso: pubblico-privato, l’oro nero del Belpaese, viva/oddio gli americani, ecc.
Il punto di partenza di tali studi era e rimane banale: le istituzioni e le manifestazioni culturali forniscono un contributo rilevante allo sviluppo economico e occupazionale dei territori su cui insistono, essendo capaci di attrarre centinaia di migliaia di facoltosi visitatori, deviare ingenti flussi turistici, sostenere diversi settori economici, frenare la migrazione intellettuale e favorire lo sviluppo del capitale umano locale, ecc. Tuttavia, le medesime istituzioni e manifestazioni possono provocare congestioni e danni al patrimonio culturale, incrementare i costi sostenuti dalle comunità e dagli enti locali, alterare gli equilibri dei mercati immobiliari
e stravolgere gli assetti delle attività commerciali favorendo la difesa di posizioni di rendita, esercitare impatti sociali negativi, ecc.
In tal senso, sebbene i nessi tra cultura, creatività e sviluppo economico siano da dieci anni oggetto di una tambureggiante e trionfalistica offensiva accademico-congressuale, non si può certo affermare che in Italia si sia sviluppato un vero dibattito metodologico sulla misurazione di tali impatti, sicché si riaffermano principi ideologici alla moda, scarsamente sostanziati da verifiche empiriche ancorate a un rigoroso dibattito teorico...
continua qui
Atto di dolore di un giornalista - Gianni Zanata
giovedì 11 ottobre 2012
Si dios fuera mujer - Mario Benedetti
¿E se Dio fosse una donna?
- Juan Gelman -
¿E se Dio fosse una donna?
chiede Juan senza fare una piega,
oh, oh, se Dio fosse donna
è possibile che agnostici ed atei
non diciamo dire no con la testa
e diciamo sì col nostro animo.
Forse ci avvicineremmo alla sua divina nudità
per baciare i suoi piedi non di bronzo,
il suo inguine non di pietra,
i suoi seni non di marmo,
le sue labbra non di gesso.
Se Dio fosse donna l’abbracceremmo
per strapparla dalla sua distanza
e non ci sarebbe da giurare
finché la morte non ci separi
poiché sarebbe immortale per antonomasia
e invece di trasmetterci AIDS o panico
ci contagerebbe la sua immortalità.
Se Dio fosse donna non si stabilirebbe
lontano nel regno dei cieli,
ma ci attenderebbe nell’androne dell’inferno,
con le braccia non conserte,
con la sua rosa non di plastica
e il suo amore non di angeli.
O Dio mio, Dio mio
se per sempre e da sempre
fossi una donna
che bello scandalo sarebbe,
e che avventurosa, splendida, impossibile,
prodigiosa blasfemia.
(Libera traduzione di P. Adorni)
mercoledì 10 ottobre 2012
Manuel Castells
Il presente articolo formula una serie di fondate ipotesi sull’interazione tra comunicazione e
rapporti di potere nel contesto tecnologico che caratterizza la network society, o “società in rete”.
Partendo da un corpus selezionato di studi sulla comunicazione e da una serie di case study ed
esempi, si giunge alla conclusione che i media siano divenuti lo spazio sociale ove il potere viene
deliberato. Mostrando il legame diretto tra politica, politica dei media, politica dello scandalo e crisi
della legittimità politica in una prospettiva globale. E avanzando l’idea che lo sviluppo di reti di
comunicazione interattiva orizzontale ha favorito l’affermazione di una nuova forma di
comunicazione, la mass self-communication (comunicazione individuale di massa), attraverso
Internet e le reti di comunicazione wireless. In un tale contesto, politiche insurrezionali e
movimenti sociali sono in grado di intervenire con maggiore efficacia nel nuovo spazio di
comunicazione. Sul quale, però, hanno investito anche i media ufficiali o corporate media e la
politica mainstream. Tutto ciò si è tradotto nella convergenza tra mass media e reti di
comunicazione orizzontale. E, più in generale, in uno storico spostamento della sfera pubblica
dall’universo istituzionale al nuovo spazio di comunicazione.
QUI il saggio
martedì 9 ottobre 2012
Spennati come polli - Francesco Gesualdi
La vulgata, tanto cara ai tedeschi, è che ci siamo indebitati perché siamo un popolo sprecone. Una comunità che ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità usando i soldi degli altri per garantirci il diritto alla salute, all’istruzione, alla previdenza sociale. Quest’idea è talmente radicata, che nessuno (o quasi) osa contestare le politiche lacrime e sangue che oggi ci impongono. Anzi le salutiamo come la giusta punizione per i peccati commessi. Peccato, però, che il peccato non esista e lo dimostra una ricostruzione effettuata dal “Centro Nuovo Modello di Sviluppo” sulla finanza pubblica degli ultimi 30 anni.
Nel 1980, il debito pubblico italiano ammontava a 114 miliardi di euro pari al 56% del Pil. Quindici anni dopo lo troviamo cresciuto di 10 volte, più esattamente a 1150 miliardi di euro. Effetto dei nostri sprechi? In parte sì perché questo è un periodo in cui le spese per servizi e investimenti pubblici sono state superiori alle entrate fiscali. Ma solo per 140 miliardi. Se il nostro eccesso di spese fosse stata la causa di tutti i mali, il debito pubblico avrebbe dovuto raddoppiare, non decuplicare. E allora cosa ha contributo alla crescita incontrollata del debito? Risposta: gli interessi che in quel periodo oscillavano fra il 12 e il 20%. Bisognò attendere il 1996 per vederli scendere al di sotto del 9%. In parte l’Italia pagava per le scelte di Reagan che aveva bisogno di soldi per finanziare lo scudo spaziale. Non volendo alzare le tasse, si finanziava richiamando capitali dal resto del mondo con alti tassi di interesse. Gli altri paesi assetati di prestiti non avevano altra scelta che offrire di più.
La politica di spese per servizi superiori alle entrate durò fino al 1992 e in ogni caso procurò un disavanzo complessivo inferiore 6% Poi, con l’eccezione del 2009-2010, la spesa per servizi è rimasta sempre al di sotto delle entrate, permettendo un risparmio complessivo di 633 miliardi di euro. Una cifra sufficiente ad assorbire non solo i disavanzi precedenti, ma anche il debito di partenza e continuare ad avere un avanzo di 370 miliardi. Ma nonostante la politica da formichine, il nostro debito è cresciuto all’astronomica cifra di 2000 miliardi. Solo per colpa degli interessi che nel trentennio ci hanno procurato un esborso pari a 2141 miliardi di euro.
Dal che risulta che non siamo un popolo di spreconi, ma un popolo di risparmiatori spennati. Polli finiti in una macchina infernale messa a punto dall’oligarchia finanziaria per derubarci dei nostri soldi, con la complicità della politica. E poiché la politica è eletta da noi , ci troviamo nella situazione assurda in cui scegliamo i nostri estorsori e li autorizziamo a sottoporci a ogni forma di angheria per servire meglio gli interessi degli strozzini. Una follia possibile solo perché viviamo nell’inganno dell’ignoranza. Per questo come Centro Nuovo Modello di Sviluppo abbiano messo a punto un kit formativo e abbiamo lanciato la campagna «Debito pubblico, se non capisco non pago» con lo scopo di promuovere una corretta informazione e la nascita di gruppi locali che si dedichino alla formazione.
lunedì 8 ottobre 2012
Il cattivo esempio di Hugo Chávez - Gennaro Carotenuto
domenica 7 ottobre 2012
Venezia in Germania
Avere di più, essere di meno - Franco Arminio
La crescita che viene evocata ovviamente è solo quella dei consumi. Vendere più automobili significa avere più gatti morti per le strade, più aria sporca e più rumori, ma questo non sembra preoccupare nessuno. La politica col governo tecnico è andata in cassa integrazione. È entrata in depressione e non lo sa. Non sa allearsi e non sa scontrarsi sulle scelte di fondo. Ci sono contese puramente verbali, come quelle che vediamo in televisione. È il trionfo dell’agonia ciarliera, dell’autismo corale.
Purtroppo questa scena non riguarda solo una minoranza di malati, è tutta la società italiana che è depressa. Ogni persona, oltre alla depressione che gli può venire dalle vicende della sua vita e del suo corpo, è come se partecipasse al dividendo quotidiano della depressione collettiva. Siamo tutti azionisti dell’impotenza, militanti della scontento.
In uno scenario di questo tipo ha poco senso allinearsi su falsi dilemmi: crescita-decrescita, politica-antipolitica. Quello che possiamo fare è dare attenzione ai nostri luoghi, essere fedeli alle nostre passioni. Non è affatto un programma minimo ed è un programma che tiene insieme tensioni intime e tensioni civili...
sabato 6 ottobre 2012
Sacrifici umani in nome dei mercati – Manuel Castells
venerdì 5 ottobre 2012
Arrestata la blogger cubana Yoani Sánchez
giovedì 4 ottobre 2012
Sardignolo - Alberto Mario Delogu
ne ho regalato solo sette copie, se mi è piaciuto, e molto, prova a indovinarlo.
divertente e amaro, va bene per tutti, non ve ne pentirete - franz
…Un paio d’anni dopo la laurea in agraria ha lasciato la Sardegna al seguito del prof. Paolo De Castro per andare a lavorare al centro studi Nomisma di Bologna, diretto a quel tempo da Romano Prodi. Ha lasciato Bologna nel ‘93 per andare a studiare economia all’Università della California, tre anni di master conclusi con una tesi sul mercato mondiale del Pecorino Romano. Poi il ritorno in Sardegna per prender servizio, giustappunto, come direttore del Consorzio del Pecorino Romano.
La “reimmersione” sarda è stata istruttiva, anche se non sempre in senso positivo, e dopo un anno e
mezzo ho preferito fare le valigie alla volta del Nordamerica, destinazione Canada, che a quel tempo, e ancora oggi, cercava immigrati qualificati. In Canada non avevo parenti né amici né lavoro, e pochi risparmi. Ho cominciato da zero, facendo anche dei mestieri raccogliticci, poi pian piano, come accade agli emigrati in paesi aperti e accoglienti, ho cominciato a trovare il lavoro giusto per le mie competenze, e da lì è cominciata una carriera nel commercio internazionale e nel marketing agroalimentare.
Nel 2000 hai ceduto alla nostalgia e hai riprovato a tornare in Sardegna, ma ancora una volta il “gran ritorno” non ha funzionato.
Ho sbattuto il muso sugli stessi spigoli che avevo urtato cinque anni prima. Questa volta sono andato via senza guardarmi alle spalle. Sono ridiventato quindi canadese, complice anche una gentile e minuta funzionaria dell’ufficio immigrazione dell’aeroporto di Toronto, di etnia indiana o pakistana, la quale, quando le ho dato i documenti e comunicato la mia intenzione di rinunciare alla residenza in Canada, mi ha guardato a lungo, poi mi ha restituito i documenti e mi ha risposto: “Tieni, ripensaci ancora. Ti lascio entrare. Vedrai, forse questo paese ha ancora bisogno di te. Ripensaci”. Ancora mi commuovo a raccontare quest’episodio. Ricordo di aver pensato: un paese che mi accoglie in questo modo è un paese che mi merita. E da quel giorno sento un leggero fremito d’orgoglio ogni volta che vedo sventolare la foglia d’acero…
da qui
…Ma se lo specchio in cui vedremo riflessa la nostra immagine collettiva leggendo Sardignolo è piuttosto impietoso, molti degli aspetti trattati, in realtà, ci affratellano con il resto degli italiani: come il baronato universitario e la negazione della meritocrazia nei nostri atenei, o l’esterofilia più bieca, che ci spinge in modo compulsivo a cancellare ogni traccia di identità, non solo linguistica, e ad adottare modelli cui poi non riusciamo ad adeguarci fino in fondo.
Sardignolo è un invito, reso irresistibile da un’ironia sorprendente, a guardare oltre o a cercare legami ben più profondi che ci uniscono alla nostra terra, un’esortazione che può abbracciare qualunque lettrice e lettore, non necessariamente sardo…
da qui
…Seicentomila apolidi come Mariano che è combattuto tra il desiderio innato d’amare la sua patria ed il razional pensiero di continuare a beneficiare dello status di cittadino nordamericano, ponendo sul piatto della bilancia i pro e i contro al suo inconscio, offrendo una prospettiva di cambiamento all’amico Bachisio nelle taglienti sferzate verso i grotteschi personaggi che animano il suo epistolario, che alla fine lo condizioneranno nella scelta di abbandonare la Sardegna per riprendersi quello status di emigrato che forse in fondo è il suo marchio di fabbrica.
La Sardegna di Alberto Mario DeLogu è vuota degli artefici del disastro economico e culturale nel quale è sprofondata: per scelta, suppongo, non vengono mai menzionati quei politici che, grazie alle loro non scelte, hanno contribuito non poco a creare una voragine tra l’isola e il continente in maniera molto più incisiva rispetto ai duecento chilometri di Mar Tirreno o della sua differente struttura geologica rispetto alla penisola…
da qui
…Fulminante il passaggio in cui parla dell’ospitalità dei nuoresi, praticamente una sorta di presa in ostaggio dell’ospite. Insomma due “fuoriusciti” che da lontano creano e riflettono sull’identità. Sì perché l’dentità è questione di cultura e chi meglio di un letterato può elaborare un pensiero identitario. Chi siamo? Per i nostri amici siamo gente che non sa di essere, che ha le idee confuse sul proprio essere. Gente che focalizza la propria ragion d’essere solo quando è fuori da sé: quindi i sardi per avere un ruolo in Sardegna devono lasciarla la Sardegna, ragionare su di lei a distanza per coglierne le opportunità e le contraddizioni e questo sia che siano, sardi illustri, sia che siano sardi in attesa di diventare illustri. I tanti studenti del progetto master end back ad esempio, o i ricercatori delle diverse facoltà cagliaritane in attesa di contratto, per farne un altro d’esempio. Sotto traccia non sono poche le provocazioni che i due testi rimandano: che ruolo deve avere la politica nella formazione dell’immagine che il sardo ha di sé? Saremo sempre il popolo dei cassaintegrati? Perché lo sapete che anche il lavoro crea identità giusto? Identità positiva se il lavoro lo si ha, identità negativa quando il lavoro manca. Per non parlare del ruolo dell’Università, nel creare l’idea d’identità dei giovani sardi. Pensate quali straordinari risultati raggiungono i nostri atenei nel creare nei loro migliori dottorati l’identità del portaborse – schiavo del professore – senza lavoro retribuito a quarant’anni? Meditiamo gente, meditiamo.
da qui
