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martedì 7 maggio 2024

E TU? MORIRESTI PER LA NATO?



articoli e video di Gianandrea Gaiani, Pino Arlacchi, Giuliano Marrucci, Raniero la Valle, Mike Whitney, Andrea Zhok, Fiammetta Cucurnia, Giordano Zordan, Elena Basile, Kit Klarenberg, Stefano Zecchinelli, Fabrizio Poggi


DA TRIESTE A LECCO NUOVE MOBILITAZIONI CONTRO LA GUERRA E CONTRO CHI CI GUADAGNA

Di Konrad Nobile per ComeDonChisciotte.org

Riceviamo e diffondiamo le locandine di due cortei che si terranno a breve.

Nell’ultimo articolo scritto per ComeDonChisciotte “LA GRANDE GUERRA IN ARRIVO: NON SE MA QUANDO”  concludevo auspicando e invitando alla mobilitazione contro l’attuale minaccioso clima di guerra e chi lo alimenta.

Ebbene fortunatamente qualcosa si muove e, in merito, segnaliamo che tra le varie iniziative si terranno due importanti cortei.

Sabato 11 maggio, a partire dalle ore 17:30, si svolgerà a Trieste una manifestazione per richiedere politiche di pace e la neutralità della città di Trieste (1), oltre che per solidarizzare con la Palestina e dimostrare la contrarietà alla NATO e alle sue guerre.

L’evento di Trieste viene organizzato, promosso e sostenuto da diverse realtà (i promotori ufficiali sono “Fronte della Primavera Triestina”, “Coordinamento No Green Pass e Oltre di Trieste”, “Alister”, “Insieme Liberi FVG” e “La Tavola per la Pace FVG”) e persone coordinatesi per l’occasione e che, percepita la drammaticità dell’attuale periodo, hanno sentito la necessità di mobilitarsi e chiamare la popolazione a far sentire la sua voce.

 

Sabato 18 maggio, si terrà invece a Lecco un corteo organizzato dalla locale “Assemblea Permanete Contro le Guerre”.  Il corteo avrà luogo nella città nella quale trova sede la nota azienda produttrice di munizioni Fiocchi Munizioni Spa, ditta partecipata dalla multinazionale del militare “Czechoslovak Group” che esporta proiettili in tutto il mondo.

Proprio per dare un concreto contributo contro la guerra e la militarizzazione ecco che da Lecco ci si muove per denunciare e contrastare l’operato di chi dalla guerra e dal traffico di armi ci guadagna.

Come scrivono gli organizzatori sul volantino del corteo, “in questi tempi di guerra, è necessario partire dal qui ed ora per inceppare gli ingranaggi del militarismo mondiale” e “Per non divenire complici delle carneficine che stiamo vivendo in tutto il mondo è necessario agire”.

Ebbene, confidando nella riuscita di questi cortei (e sperando che siano dei tasselli iniziali per una ampia e concreta opposizione alle nostrane politiche guerrafondaie), riceviamo e diffondiamo le locandine dei due eventi, riportando nel caso di Trieste anche il testo di chiamata al corteo.

 

CORTEO PER LA PACE E PER UNA TRIESTE NEUTRALE, 11 MAGGIO, TRIESTE

Testo di chiamata al corteo:

“E TU? MORIRESTI PER LA NATO?”

La promessa infranta dall’occidente di non espandere la NATO “neanche un centimetro più ad est”, fatta in seguito al crollo dell’ Unione Sovietica, sta trascinando il mondo in una nuova guerra mondiale.

 L’imperialismo occidentale, scosso da una profonda crisi economica e dal riordinamento dell’assetto geopolitico, continua ad alimentare l’escalation militare in Ucraina per difendere la propria egemonia sul mondo.

Non da ultimo arrivano le allarmanti dichiarazioni del presidente francese Macron, che dice di non escludere l’invio di truppe francesi in Ucraina, il che ci lascia immaginare che il peggio debba ancora venire.

 Similmente il genocidio del popolo palestinese che, in pochi mesi, ha causato almeno 33 mila morti, dimostra come l’occidente ed i suoi vasalli siano pronti a tutto pur di mantere integro il proprio giogo oppressivo.

L’indiscriminato massacro a Gaza e l’indomita lotta della resistenza palestinese danno ulteriore testimonianza dell’aggravamento dello stato di crisi dell’egemonia occidentale e dei suoi piani.

 Su ogni fronte il macello continua e si intensifica, nonostante la sempre più marcata  contrarietà dell’opinione pubblica. Il clima di guerra viene sempre più apertamente alimentato e sostenuto dalle istituzioni politiche e statuali.

 Ma, mentre i nostri politici parlano di investire in truppe ed armamenti, ampi strati della popolazione vengono spremuti dall’aumentare dell’inflazione e da condizioni di vita e lavorative sempre più precarie.

 Questo anche nella nostra città che, data la sua posizione strategica e con il suo porto, rimane un polo cruciale nella scacchiera geopolitica usata dai padroni del mondo.

Il diritto internazionale però è chiaro: Trieste deve essere una città neutrale, demilitarizzata e dotata di un porto franco internazionale aperto a tutti gli Stati del mondo – inclusi quelli non allineati all’ ordine atlantista.  Lo Stato italiano e la NATO stanno però violando il Trattato di Pace di Parigi del 1947 che impone questo status, trascinando pure la città di Trieste e la sua popolazione nel delirio bellico. A riprova di ciò ci sono le recenti dichiarazioni del ministro Urso, che ha definito Trieste “il porto di Kiev“.

 Il nostro territorio, che per diritto dovrebbe essere libero e demilitarizzato, può ormai contare soltanto sulla volontà delle persone che lo vivono veramente. Quando le istituzioni sono vendute agli interessi bellici è compito nostro opporci a tali sfruttamenti e combattere per la demilitarizzazione e la pace.

Scendiamo assieme in piazza l’11 Maggio – data scelta simbolicamente anche per la vicinanza alla Giornata della Vittoria sul Nazismo, che si celebra il 9 Maggio e che dovrebbe appartenere a tutti i popoli del mondo.

Facciamo sentire la nostra voce contro la NATO, l’escalation militare e per una Trieste non soggiogata all’interesse dell’ imperialismo!

Che si senta ovunque la nostra voce, proveniente da una città aperta, una città che vuole pace, fratellanza, solidarietà e libertà!”

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CORTEO “DISARMIAMO LA FIOCCHI”, 18 MAGGIO, LECCO

da qui

 

 

PINO ARLACCHI – “Effetto Kissinger”: come l’Europa è stata suicidata dagli USA

Nessun paese ha mai tratto profitto da una guerra prolungata
Sun Tzu, V secolo A.C.

Diceva Henry Kissinger che essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici è fatale. E nel caso dell’Europa odierna la fatalità, il “fattore Kissinger”, consiste nel suicidio economico impostole dagli Stati Uniti e culminato con la guerra in Ucraina, ma preparato e istigato da lungo tempo. La vocazione autodistruttiva del nostro continente è stata preconizzata da Nietzsche due secoli fa con il concetto di “nichilismo europeo”. La sua prova generale sono state le due guerre mondiali del Novecento, e il percorso verso la soluzione finale è iniziato con il vassallaggio verso gli Usa instaurato dopo il 1945. La sudditanza dell’Europa non è stata lineare. Si è dipanata in fasi alterne, con sussulti di indipendenza durante i quali il Vecchio continente ha reclamato la sua sovranità.

Il più importante sobbalzo ha prodotto la nascita dell’Unione europea e di una valuta, l’euro, potenzialmente alternativa al dollaro. Ma si è poi caduti sempre più in basso, fino alla corrente fase terminale.

La rottura con la Russia del 2022, con la guerra in Ucraina, capovolge il cammino verso Est dell’Unione europea e vanifica la formula del suo capitalismo. Questa rottura comporta tre conseguenze letali, destinate ad aggravarsi nei prossimi anni salvo reazioni dettate dall’istinto di sopravvivenza. Il primo effetto è la prosecuzione della stagnazione di lungo periodo del capitalismo europeo iniziata negli anni 70. Le previsioni del Fondo monetario parlano chiaro: il Pil dell’Unione resterà vicino allo zero per almeno tre anni, in controtendenza rispetto a quello degli Usa, della Russia e del resto del mondo.

Lo stop è dovuto in massima parte alle sanzioni contro il petrolio e il gas che l’Europa acquistava a basso prezzo dalla Russia prima del 2022. Petrolio e gas che dopo lo scoppio della guerra vengono acquistati dagli Usa a prezzi fino a 4-5 volte superiori.

Nessuno parla dei veri termini della questione dei rifornimenti di energia. Troverete centinaia di articoli su quanto siamo stati bravi a ridurre nel giro di un anno le importazioni di gas dalla Russia, senza che quasi alcuno di essi parli dei folli prezzi della bolletta energetica pagata ora agli Stati Uniti. Gli Usa hanno spinto gli alleati europei verso sanzioni estreme contro Mosca. Dopo poche settimane dall’inizio delle ostilità hanno pressato l’Ucraina a combattere invece di concludere un accordo già quasi negoziato. E hanno completato l’opera distruggendo il gasdotto Nord Stream nel settembre 2022: tutto alla luce del sole, dopo che Biden aveva avvertito gli alleati che quel gasdotto era condannato. Un atto di guerra contro la Germania ingoiato dalla sua élite come se nulla fosse. È con questi metodi che gli Stati Uniti si sono assicurati il primo posto tra gli esportatori di gas liquefatto verso l’Europa e verso il mondo.

L’Europa è divenuta, inoltre, la prima destinazione del loro petrolio: 1,8 milioni di barili al giorno contro 1,7 verso l’Asia e l’Oceania. Un colpo “alla Kissinger” contro gli alleati d’oltreatlantico che il centro Bruegel ha valutato costare quasi un punto e mezzo del Pil dell’Unione europea. Un colpo che è il costo più grande della guerra Nato contro la Russia.

Sommato alle spese in armamenti e agli altri oneri della belligeranza, siamo intorno – sempre secondo Bruegel – a 316 miliardi di euro, pari al 2% del Pil dell’Unione nel 2022. Cifra aumentata nel 2023 e che corrisponde, guarda caso, alla differenza tra il +2,4 del Pil Usa e il +0,4 dell’Unione. Il tutto tramite contratti-capestro firmati con gli Usa dalla Von der Leyen e da vari governi europei che proteggono lo Zio Sam da eventuali rinsavimenti della controparte tramite scadenze pluriquinquennali. L’aumento dei prezzi dell’energia, inoltre, è responsabile del 40% dell’aumento dell’inflazione in Europa. E un altro 40% è dovuto ai superprofitti degli importatori europei di gas. Non ci si deve meravigliare, allora, se Politico.eu raccoglie gli sfoghi di alti dirigenti di Bruxelles “furiosi con l’Amministrazione Biden che sta accumulando una fortuna con la guerra a spese dei Paesi europei. Gli Stati Uniti sono il Paese che sta approfittando di più dalla guerra perché vendono più gas a prezzi più alti, e perché vendono più armi” (24.11.2022).

Ma la storia del nichilismo europeo non si ferma qui. Il secondo elemento letale è la secca perdita di competitività delle industrie europee rispetto a quelle americane causata dall’impennata dei prezzi dell’energia. Non c’è industria manifatturiera nostrana che possa reggere un costo dell’energia 4 volte maggiore di quello sostenuto dalla concorrenza. Non troverete cenno al “fattore Kissinger” nei rapporti angosciati e codardi di Draghi e di Letta sul futuro del sistema Europa. Il Paese più bastonato (o meglio, auto-bastonato) è stato la Germania, che sta assistendo alla distruzione della sua base industriale e alla fuga di centinaia delle sue imprese verso gli Stati Uniti. Attratte, queste ultime, anche dagli incentivi dell’Inflation Reduction Act. Un mix di misure di favore equivalenti ai famigerati “aiuti di Stato” di Bruxelles che Biden sta distribuendo a piene mani agli “amici” d’oltreatlantico per far trasferire negli Usa pezzi interi del loro apparato produttivo.

La mitica Germania è diventata un Paese in via di de-industrializzazione nonché la nazione con la peggiore performance tra tutte le economie avanzate: Pil a -0,3% nel 2023-24. La terza pozione letale che deve trangugiare l’Europa è la fine del suo modello di crescita degli ultimi trenta anni, basato sulla Russia e sulla Cina. È stato proprio Josep Borrell a dichiarare candidamente agli ambasciatori Ue, nell’ottobre 2022, che “la nostra prosperità si è basata sulla Cina e sulla Russia: energia e mercato. Energia a basso costo dalla Russia e accesso al mercato cinese per importazioni, esportazioni, investimenti e beni di consumo a basso prezzo… Quel mondo non c’è più”. Il tramonto di quella formula di crescita ha spinto ciò che resta del capitalismo europeo in un vicolo cieco. La Russia ha reagito allo scontro con l’Europa accelerando la sua integrazione in uno spazio economico asiatico sempre più vincente. In soli due anni il commercio della Russia con l’Asia è passato dal 26 al 71%. In questo spazio Cina e India diventano ancora più competitive rispetto a Europa e Stati Uniti grazie allo sconto sui prezzi degli idrocarburi importati adesso dalla Russia. Uno spazio divenuto, inoltre, più sicuro perché le transazioni tra le potenze maggiori dell’Asia avvengono ora tramite le loro valute nazionali invece che con i dollari.

C’è qualcuno in grado di affermare, allora, che esista un modello di crescita del capitalismo europeo alternativo a quello appena distrutto dal “fattore Kissinger”? Potranno mai i balbettii neoliberali su “più mercato” e “più Europa” sostituire una credibile nuova narrativa sul posto dell’Europa nell’ordine mondiale post-americano e multipolare emerso ormai nitidamente?

da qui


continua qui

giovedì 30 agosto 2018

non dimenticare Julian Assange














Julian Assange: un eroe moderno nell’epoca dell’indifferenza globalizzata - Stefano Zecchinelli

Una commissione di esperti legali delle Nazioni Unite ha ritenuto – proprio in questi giorni – illegittima la detenzione di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Per la precisione il Gruppo di lavoro sopra la Detenzione Arbitraria ha emesso un comunicato firmato da Phil Seong-Hong in cui leggiamo ‘’Julian Assange è detenuto illegalmente da Svezia e Regno Unito dopo il suo arresto a Londra del 7 dicembre 2010’’. 1
Per questo motivo le autorità svedesi e britanniche sono tenute a porre fine alla detenzione di Assange, a rispettare la sua integrità fisica e libertà; in più leggiamo che il giornalista australiano ha il ‘’diritto effettivo ad ottenere un risarcimento’’. La replica di Londra è in linea con la consueta, arrogante e spocchiosa retorica, tipica della borghesia britannica:‘’Questo non cambia nulla – dice il Ministro degli Esteri britannico – rifiutiamo qualsiasi affermazione che considera Assange detenuto arbitrariamente’’. La diplomazia londinese è determinata a far fuori il nostro, ad ‘’arrestarlo ed estradarlo in Svezia’’. Un atteggiamento schizofrenico quello di Londra, in buona parte simile a quello delle dittature pinochetiste che la Thatcher ( degna madrina del premier Cameron ) era solita appoggiare.
Eppure il ‘’caso Assange’’ non ha legami reali con la sua presunta – e mai verificata – ‘’cattiva condotta sessuale’’ in Svezia. Ci spiega John Pilger ‘’Il procuratore capo di Stoccolma, Eva Finne, respinse il caso dicendo: “Io non credo che ci sia alcun motivo di sospettare che egli abbia commesso il reato di stupro” e una delle donne coinvolte accusò la polizia di fabbricare prove e di “indirizzare” la sua testimonianza, protestando che “non voleva accusare JA di nulla”. Misteriosamente, dopo un intervento politico, un secondo procuratore riaprì il caso, poi lo bloccò’’ 2
Le ragioni della illegittima carcerazione sono ben altre: gli Usa non possono perdonare al nostro di avere rivelato al mondo una parte rilevante non solo dei crimini commessi contro i popoli afghano ed irakeno, ma anche dei progetti imperialisti dell’ amministrazione ‘’democratica’’ di Obama. Continua Pilger: ‘’Tradendo le sue stesse parole, Obama ha da allora perseguito più informatori di tutti i presidenti degli Stati Uniti messi insieme. La coraggiosa Chelsea (Bradley) Manning sta scontando 35 anni di carcere, dopo essere stata torturata durante la sua lunga detenzione preventiva’’. Ed è per questo che ‘’è in fase di rielaborazione una legge antispionaggio vecchia di un secolo che veniva utilizzata per mettere a tacere gli obiettori di coscienza durante la prima guerra mondiale; l’Espionage Act può prevedere sia l’ergastolo che la pena di morte’’.
Insomma, cosa dire ? Negli Usa – sulla scia di Bush – dal 2008 si è pianificata la condanna a morte, legale, di giornalisti e dissidenti politici. Assange è vittima di questa macchina antidemocratica che i media europei si ostinano a voler difendere ed imporre come modello.
Julian Assange non piega la testa
Nonostante le provocazioni americane, Assange non ha mai smesso di denunciare la classe politica statunitense divisa fra i militaristi alla Bush, Clinton e Rubio e gli uomini d’affari, i grandi capitalisti, gli speculatori ( e sfruttatori ) senza scrupoli, come Donald Trump. Una classe politica dipendente, da un lato, dalle multinazionali e, dall’altra, succube delle lobby e del complesso militar-industriale. Lo studioso Webster Tarpley ha ironizzato parlando della ‘’lotta’’ fra il ‘’partito dei reazionari’’ ed il ‘’partito dei fascisti’’, una visione radicale più che opportuna.
Hillary Clinton, eroina della ‘’sinistra imperiale’’ europea, viene vista dal fondatore di Wikileaks come una garanzia per ulteriori guerre d’aggressione neocoloniali. Assange è durissimo ‘’un voto ad Hillary Clinton equivale ad un voto per stupide ed interminabili guerre’’ 3. Non è stata forse la Clinton ad organizzare l’abbattimento del governo progressista di Gheddafi, gettando volutamente nella miseria più nera milioni di centro-africani i quali confidavano nel progetto pan-africanista del leader libico ?
La forza d’animo di Assange ha suscitato la reazione scomposta del primo ministro britannico, Cameron, il quale ha definito ‘’ridicola’’ la decisione dell’ONU. Forse i piani militaristi della Clinton attraggono il leader britannico, alleato di ferro dei Saud e di Netanyahu ? La cancelleria dell’Ecuador non è rimasta in silenzio ‘’Sono molto sorpreso – ha detto il Ministro degli Affari Esteri, Ricardo Patiño – a me ciò che pare ridicola è la sua reazione ( si riferisce a Cameron ), una reazione che è certamente irrispettosa. Quando le Nazioni Unite prendono decisioni che gli fanno comodo, queste sono buone e tutto il mondo deve rispettarle. Quando queste decisioni a loro non piacciono, allora diventano ridicole’’ 4.
Emerge da questa triste vicenda una concezione ‘’usa e getta’’ del diritto internazionale, una ‘’democraticità sui generis’’ ad uso e consumo delle potenze imperialistie. Su che basi di diritto internazionale la Clinton vuole aggredire la Siria oppure riaprire le ostilità contro l’Iran ? Evidentemente il ‘’diritto’’, in regime capitalistico, non può essere aderente alla ‘’giustizia’’ ma possiamo identificarlo con la ‘’potentia’’ ( potenza ) ovvero la facoltà delle grandi nazioni di aggredire i piccoli paesi. Chavez ricordava ai giornalisti eurocentrici che tutto questo ha un solo nome: imperialismo. Assange – come il defunto presidente venezuelano – ha provato a spiegarci come funziona la macchina della disinformazione imperiale: possiamo stupirci della sua triste sorte?
In una recente intervista, con la consueta precisione, il giornalista australiano ha dato un ennesimo e durissimo colpo agli Usa, svelando il tema complesso di internet: ‘’Il business model di Google è la raccolta della vita privata delle persone: raccogliere queste informazioni, archiviarle, indicizzarle e costruire modelli di comportamento basati su questi dati. E tutto questo viene venduto a fini pubblicitari. Di fatto, è il medesimo modello che le agenzie di sorveglianza come la Nsa e il Gchq hanno messo in atto’’. Ci troviamo davanti – a partire dalla rete, vera lama a doppio taglio – ad un sistema, tanto di monitoraggio, quanto di indottrinamento e controllo. A chi appartiene facebook su cui, a breve, diffonderò questo articolo ?
Julian Assange ha affrontato questa enorme e micidiale macchina burocratica spiegandoci il suo funzionamento: per gli Usa adesso è un ‘’terrorista’’; è giusto che noi lo si consideri come una sorta di eroe moderno.
http://www.hispantv.com/newsdetail/el-reino-unido/203891/assange-onu-razon-liberacion-embajada-wikileaks
http://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/6607-john-pilger-liberta-per-julian-assange-ultimo-capitolo.html
http://www.hispantv.com/newsdetail/ee-uu/204570/assange-hillary-clinton-libia-wikileaks
http://www.hispantv.com/newsdetail/ecuador/204746/eucador-irrespetuosa-david-cameron-assange-veredicto-onu