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lunedì 24 agosto 2026

Se la Saras diventa “green” sulle spalle della Marmilla - Valter Canavese

In termini eufemistici non è un periodo facile per i temi dell’ambiente in terra sarda, che si tratti di una avanzata indiscriminata di pale eoliche, di pannelli fotovoltaici, progetti di resort di lusso in luoghi con vincoli paesaggistici oppure una lista di danni ecologici pregressi ed irrisolti, ferite varie che stanno vedendo una reazione in termini politici ma ancor di più sentita e partecipata in termini di risposta dei comuni, organizzazioni ed associazioni ecologiste e di indipendenza.

La manifestazione dell’8 luglio, organizzata da “Su Entu nostu” negli spazi antistanti la Regione Sardegna, prende spunto dal profilarsi di una minaccia concreta legata al progetto di impianto eolico di 72 megawatt e impianto di accumulo di 35 Mw, e relative opere di connessione tra i comuni di Sanluri, Sardana e Villanovaforru. Il progetto parte dall’ottobre del 2023 con la presentazione dei documenti tecnici, ambientali e di spesa che si dopo il 2024.

A questa procedura il Comitato “Su Entu nostu” ha presentato, per il tramite dei loro legali, una serie di osservazioni inviate alla Presidenza del Consiglio, che dovrà a breve decidere in proposito. Da precisare che il complesso, per paradosso, servirà ad avviare una produzione ad idrogeno, con impatto ambientale ridotto, nella raffineria di Sarroch di proprietà della multinazionale Vitol.

Nella valutazione di impatto, e di valutazione strategica ambientale, si evidenzia come in generale la produzione di energia elettrica in Sardegna ecceda il fabbisogno regionale del quasi 40%. Con gli ulteriori progetti sul suolo e nel mare sardo la produzione di energia supererebbe il doppio del fabbisogno. Inoltre, se venissero autorizzate le ulteriori richieste il rapporto tra produzione e consumo sarebbe di 8 a 100TWh/anno. Il paradosso aumenta in considerazione del fatto che la rete di trasmissione non è in grado di convogliare l’energia prodotta se non attraverso una rete interconnessa che è del tutto teorica quindi inservibile.

Il tutto comporta e rafforza un andamento opposto alle direttive comunitarie che puntano all’autoconsumo collettivo e alla riduzione di Co2 per arrivare al corto circuito di pagare comunque le società di impianti l’energia elettrica senza poterla consumare o “esportare”

Tra i danni primari ci sono da annoverare e definire sia quelli di natura ambientale e paesaggistica, che implicano l’attivazione delle prerogative della Regione Sardegna, con un consumo di “territorio attivo” e depauperamento del territorio boschivo con riflessi per il già provato equilibrio climatico, ma anche la salvaguardia ineludibile dei monumenti, della cultura e delle ancora inesplorate testimonianze archeologiche.

La puntuale memoria legale, inoltrata dal Comitato “Su Entu nostu” alla presidenza del Consiglio, è stata illustrata nell’incontro di ieri con i cittadini attraverso gli interventi di Marco Pau –portavoce del Comitato- del Sindaco di Villanovaforru, Maurizio Onnis e di Graziano Bullegas, segretario di Italia Nostra Sardegna, che hanno denunciato la grave minaccia che rappresenterebbe la realizzazione di questo progetto sulle spalle del territorio della Marmilla per favorire la produzione green ad idrogeno per l’ottimizzazione della raffinazione del petrolio dell’impianto di proprietà della Vitol. In questo gioco dell’oca la Presidenza del Consiglio, avvalendosi della Golden Share nell’acquisto della Saras, ha posto l’esplicita richiesta alla Vitol che la società continuasse a fornire i prodotti petroliferi per il funzionamento delle tre centrali idroelettriche presenti in Sardegna, stante il blocco della fornitura russa.

Per questi motivi “Su Entu Nostu” e le persone intervenute hanno annunciato una raccolta di firme da inviare alla Regione e alla Presidenza del Consiglio ed una serie di iniziative contro il progetto avanzato dalla società Marte s.r.l., che fa capo all’Enel Green Power s.r.l. che culminerà in una manifestazione fissata per il primo agosto presso la chiesa campestre di Santu Antiogu Becciu poco fuori Sanluri.

da qui

venerdì 23 giugno 2017

Il primo scoop di FreeJourn: “Alla Saras il sistema contro gli incidenti si basa su carta straccia!” – Vito Biolchini


Niente male come notizia, vero? Quando l’ho letta, per poco non cadevo dalla sedia. Ieri a Milano è stata presentata FreeJourn, la prima piattaforma per giornalisti freelance che hanno idee, inchieste e approfondimenti da proporre e che ora possono affidarsi ad un sistema di crowdfunding per piazzarli nel mercato editoriale. Un progetto ambizioso, sostenuto da Google (ormai anche i padroni del mondo hanno pena di noi giornalisti e cercano perfino di aiutarci) e che nasce grazie alla società News3.0 di Paolo Madron (lettera43, giusto per capirci) che ha creduto nell’intuizione di Gea Scancarello (complimenti).
La sala della Base Milano in via Bergognone (all’interno di un gigantesco ex complesso industriale dalle parti di Porta Genova, già sede delle acciaierie Ansaldo e oggi trasformato in ciò che sarebbe dovuto essere a Cagliari la nostra Manifattura Tabacchi, ma non gettiamo sale sulla ferita) ieri era piena di giornaliste e giornalisti, curiosi e un po’ speranzosi nelle potenzialità taumaturgiche di questa nuova piattaforma. Funzionerà? Non funzionerà? A fine presentazione mi sembra che tra i colleghi prevalesse lo scetticismo ma l’avventura è appena iniziata (e noi abbiamo sempre da ridire), e comunque per ingolosire i professionisti dell’informazione gli amici di FreeJourn hanno tirato fuori due inchieste niente male.
La prima riguarda il cosiddetto “modello Riace” adottato dal comune della Locride nell’accoglienza dei migranti. Sembrava un esempio virtuoso, invece le cose forse stanno diversamente.
Poi c’è #cartefalse, l’inchiesta che riguarda in principal modo la Saras di Sarroch e il sistema di controlli che esiste nella raffineria per scongiurare gli incidenti e che invece, secondo i tre giornalisti che hanno scritto l’articolo, “si basa su carta straccia”.
Certo che è  proprio un periodo nerissimo per le industrie sarde, messe ovunque in cattiva luce per colpa di organismi di controllo che non fanno per niente il loro dovere! Solidarietà alle nostre industrie, vittime del sistema a Sarroch come a Macchiareddu!
In ogni caso, io non vi svelo nulla: per leggere l’inchiesta basta registrarsi su freejourn.org, e benvenuti nell’era del giornalismo 3.0.
Alla fine della presentazione mi avvicino ai tre baldi e giovani colleghi che rispondono ai nomi di Cecilia Anesi, Lorenzo Bagnoli e Giulio Rubino. “Beh, la Saras non vi ha ancora querelato?” attacco io per metterli subito a loro agio. “Forse non hanno ancora letto l’articolo…”, scherza Cecilia.
I tre sono tipi tosti; appartengono infatti all’Irpi, Investigative Reporting Project Italy, un collettivo che si occupa di giornalismo investigativo. “Questa nostra inchiesta è nata da un leak”, hanno spiegato alla platea di Base Milano. Praticamente, qualcuno ha bugato “ma poi trovare i riscontri è stato un lavoro accurato e molto certosino. E soprattutto, lungo”.
Già: perché, come ha spiegato nel corso della serata Milena Gabanelli, “nel giornalismo d’inchiesta non si può avere fretta, né pensare di arrivare al raggiungimento di una qualche verità definitiva. Allo stesso modo, bisogna evitare di avere quel linguaggio convenzionale che oggi ha stancato i lettori e gli spettatori. La sfida che attende i giovani giornalisti è soprattutto questa”.
La sfida che attende l’opinione pubblica sarda è invece quella di prendere atto che dalle parti di Sarroch non tutto funziona come la Confindustria, i sindacati e i partiti politici di destra e di sinistra vogliono farci intendere.
Quindi ora mi chiedo: l’inchiesta lanciata da FreeJourn sarà ripresa dalle nostre testate? La società dei Moratti risponderà alle accuse circostanziate lanciate da #cartefalse? I sindacati avranno finalmente qualcosa da dire?
Questo dipenderà anche da voi lettori, dalla vostra capacità di mobilitarvi ed essere opinione pubblica seria e responsabile: perché il giornalismo questa volta ha fatto il suo dovere.