Visualizzazione post con etichetta letteratura Israele. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta letteratura Israele. Mostra tutti i post

mercoledì 18 febbraio 2015

Grossman e il premio israeliano per la letteratura - Gideon Levy

C'è qualcosa di incoraggiante  sulla  palese interferenza del premier  sul  Premio Israele per la letteraturai.C'è qualche speranza nel metodo usato similarmente  nel tentativo di evitare che il giornalista Igal Sarna  ricevesse il premio  e nel boicottaggio della destra alla Conferenza di Haaretz sulla democrazia in Israele. 

Tale incoscienza dalla destra è una buona notizia: dimostra che la lotta non è ancora finita, non è vinta, né persa. Dimostra che la destra è tutt'altro che certa della sua rettitudine o della sua vittoria e si rende conto che ci sono bastioni intellettuali  che non sono sottomessi
Se la destra avesse più fiducia in se stessa   non avrebbe bisogno di ricorrere a tali misure violente. Solo i regimi forti con una base di appoggio insufficiente portano avanti tali atti .
Se la destra avesse più fiducia in se stessa   si renderebbe conto che tra gli ultimi beni dello Stato di Israele ci  sono i resti della sua apertura mentale intellettuale. L' assegnazione del Premio Israele per Grossman sarebbe riecheggiata    in tutto il mondo come una giornata di bombardamenti a Gaza, ma in direzione opposta. Gli uomini di sinistra sono in realtà quelli che assicurano l'ultimo pezzo di sostegno per questa Israele  Senza di loro si potrà finalmente diventare un paria, ancora più aborrito   di quanto lo sia oggi. 
Potrà il mondo  ammirare Israele dopo l'eliminazione dei suoi gruppi per i diritti umani e delle organizzazioni non governative?  Anche ampi settori della destra israeliana non vogliono vivere in un paese senza Grossman, B'Tselem o Haaretz. 
La battaglia è stata apparentemente decisa: Israele sta virando verso destra. La maggioranza vuole Benjamin Netanyahu, Naftali Bennett e Miri Regev. La maggioranza vuole la guerra a Gaza,ma  diversi gruppi la pensano diversamente  da questa tonante mandria. 
Non è un caso che non  sia di destra Amos Oz, David Grossman e AB Yehoshua,la  destra non ha artisti creativi che scrivono libri esemplari  e nessun comitato sulla terra può cambiare la situazione. 
La destra si rende conto che la lotta  non è finita. Quasi 70 anni dopo lo stato  non solo manca di confini, ma non ha solidificato la sua identità o i suoi obiettivi. Che cosa è questo paese, allora? E che cosa vuole essere? Sparta o Atene? Democrazia o apartheid?Uno stato di diritto ebraico o della modernità? Occidentale o orientale? Uno stato di benessere o uno stato  capitalista? Uno stato o due? 
Pochissimi israeliani hanno risposte a queste domande cruciali. La maggior parte di loro non  le ha mai considerate. Ecco perché la battaglia è  in pieno vigore. Ecco perché si combatte su ogni post, ogni appuntamento. È per questo che l'identità di chi si aggiudica il Premio Israele è così importante per la  destra. 
Questi sono segni di speranza,  c'è ancora una possibilità. Nel momento in cui sembra che tutto è perduto, che non c'è nessuno più con cui parlare in Israele o niente di cui parlare, in momenti come questi, anche la squalifica di un comitato è una buona , perché anche la gioia dei poveri è gioia ancora.

venerdì 28 giugno 2013

L'isola in via degli uccelli – Uri Orlev

assomiglia un po' alla storia del pianista Szpilman resa famosa dal film di Polanski, mutatis mutandis, è un bel libro che non si dimentica - franz




Polonia. Ghetto di Varsavia. Prelevato dalle SS il padre e scomparsa nel nulla la madre, Alex, undici anni, si trova drammaticamente solo nel suo precario rifugio, un edificio diroccato colpito da una bomba all'inizio della guerra. E questo suo rifugio, un nido inaccessibile tra i tetti del ghetto, non è così diverso dall'isola deserta di Robinson Crusoe.
Il ragazzo non ha altre risorse che la propria energia e il proprio ingegno per sopravvivere, per affrontare la paura, le lunghe notti invernali, il freddo, la fame. E' solo, e ha davanti a sé un mondo terrificante. Ma è un bambino. E ha il coraggio e la straordinaria forza vitale dell'infanzia, perciò una visione del mondo che, anche in mezzo alla tragedia dell'Olocausto, non può fare a meno di contemplare il gioco…

Alex, ragazzo undicenne polacco, vive nel ghetto ebraico in compagnia del padre Stefan e del prozio Boruch. Il ghetto è separato da un muro dalla città "normale" ed è soggetto ai continui rastrellamenti selettivi da parte dei nazisti. Il padre prepara Alex ad ogni eventualità e quando anch’egli e Boruch vengono catturati gli promette che qualunque cosa accada sarebbe tornato a cercarlo. Alex riesce a fuggire ed incomincia la sua avventura per la sopravvivenza nell’"isola" di Via degli Uccelli semidistrutta e ormai quasi deserta..



La pubblicazione di questo romanzo in Italia, a distanza di una dozzina d'anni dalla prima edizione in Israele, si inserisce in una tendenza, oggi molto forte anche nella nostra letteratura per l'infanzia, al recupero della memoria storica attraverso la narrativa come elemento fondamentale di formazione civile. L'autore, Uri Orlev, ebreo polacco, ha vissuto tre anni nascosto con la madre e un fratellino nel ghetto di Varsavia, dal '39 al '41, prima di essere deportato a Bergen-Belsen. Tale esperienza è stata raccontata, ma reinventata e filtrata attraverso una classica narrazione d'avventure che prende a suo modello dichiarato il "Robinson Crusoe". La separazione dai genitori equivale al naufragio, la casa in rovina in via degli Uccelli è l'isola su cui il naufrago costruisce e fortifica il suo rifugio, il muro che separa dal quartiere polacco è l'oceano che divide dalle terre abitate, al posto di Venerdì c'è un topolino bianco, nazisti, traditori e delatori ebrei, spie e poliziotti polacchi, sciacalli di tutte le risme sono le bestie feroci. Il protagonista undicenne, Alex, vive l'avventura nascondendosi tra le macerie, prendendo dalle case abbandonate ciò che gli serve, come Robinson dai relitti di navi sospinte sulla spiaggia, difendendo il suo rifugio, partecipando alla rivolta del ghetto, aiutando i ribelli uccidendo un soldato tedesco, sognando pure lui Erez Yisra'el, la patria in Palestina. Ma è anche un bambino che gioca a pallone con i coetanei polacchi al di là del muro, ha un idillio con una ragazzina, parla con il topolino Nevex legge libri e quando trova una cesta di giocattoli per un po' si dimentica completamente dov'è e si mette a giocare. Alla fine la lunga attesa, la resistenza durata cinque mesi, nei quali Orlev ha condensato i tre anni trascorsi realmente nascosto nel ghetto, è premiata con il ritorno del padre, lieto fine e finzione felice indispensabili per rendere sopportabile a un lettore di 11-14 anni l'angoscia di una narrazione che non fa mai dimenticare l'orrenda verità che c'è dietro lo scintillio dell'avventura.