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domenica 31 agosto 2025

Robert Walser ~ Poesie

 

Precedute dal titolo Primizie liriche (Lyrische Erstlinge) furono pubblicate 1'8 maggio 1898 sull'edizione domenicale del quotidiano bernese «Der Bund»sei poesie. Ne era autore, informava in una nota il responsabile della pagina letteraria Josef Viktor Widmann, «un ventenne impiegato di commercio attivo a Zurigo», di cui venivano indicate le sole iniziali. Coincide con questo episodio il pubblico esordio letterario di Robert Walser. Altre poesie dello scrittore biennese vennero ospitate tra il 1899 e il 1907 su giornali e periodici svizzero-tedeschi, tedeschi e austriaci, fra i quali la rivista di Monaco «Die Insel», con i cui redattori - Otto Julius Bierbaum, Alfred Walter Heymel e Rudolf Alexander Schröder - Walser era entrato in contatto probabilmente tramite il viennese Franz Blei. Era apparso nel frattempo il primo suo libro, I temi di Fritz Kocher (Fritz Kochers Aufsätze, Leipzig 1904), cui seguirono i romanzi I fratelli Tanner (Geschwister Tanner, Berlin 1907) e L'assistente (Der Gehülfe, ibid. 1908). Fu a questo punto che l'autore decise di riunire in volume una parte delle poesie da lui composte nel periodo zurighese. Uscì così nel 1909, presso l'editore berlinese Bruno Cassirer, una raccolta di quaranta poesie, la maggior parte delle quali risalenti agli anni 1897-1900; i testi erano accompagnati da sedici incisioni del fratello Karl. Una ristampa fu condotta dal medesimo editore nel 1919; una ulteriore edizione (con l'aggiunta di due poesie) si ebbe a Basilea (Schwabe & Co.) nel 1944, a cura e con prefazione di Carl Seelig. 

Robert Walser nacque nel 1878 a Bienne (Svizzera); morì a Herisau (Canton Appenzello) il giorno di Natale del 1956. Un'ampia parte della sua opera in prosa è stata tradotta da Einaudi, da Adelphi, da Quodlibet e da A. Dadò ; la sua produzione poetica è stata pubblicata da Casagrande (Poesie). 

NELL'UFFICIO 

La luna guarda verso di noi,
vede me povero commesso 
languire sotto lo sguardo severo 
del mio principale. 
Mi gratto confuso il collo. 
Nella mia vita ancora non ho conosciuto 
una luce durevole. 
Essere carente è la mia sorte; 
doversi grattare il collo 
sotto lo sguardo del principale. 

La luna è la ferita della notte, 
gocce di sangue sono le stelle. 
Se anche rimango lontano dalla felicità 
per questo sono stato fatto modesto. 
La luna è la ferita della notte. 

PERCHÉ POI? 

Quando poi tornò improvviso
un tale limpido giorno 
egli parlò lentamente con risolutezza 
molto pacata e schietta: 
Ora deve cambiare, 
mi butto nella lotta; 
voglio come molti altri 
contribuire a eliminare dal mondo il dolore, 
voglio soffrire e vagare 
finché il popolo sarà libero. 
Non voglio mai più adagiarmi stanco; 
qualcosa deve 
accadere; ma a quel punto lo assalì un pensiero, 
un torpore leggero: lascia perdere! 

GLI ALBERI (I)
(Una ballata)
 

Non dovrebbero stringere i pugni, 
è il mio desiderio che si avvicina ad essi; 
non dovrebbero stare tutt'intorno così arrabbiati, 
il mio desiderio si avvicina timidamente ad essi; 
non dovrebbero essere come cani rabbiosi pronti all'assalto, 
quasi volessero distruggere il mio desiderio; 
non dovrebbero minacciare con larghe maniche, 
al mio desiderio ciò fa male. 
Perché si sono ad un tratto trasformati? 
Altrettanto grande e profondo è il mio desiderio.
È così difficile, così necessario: 
devo andare da essi e già vi sono. 

COME SEMPRE 

La lampada è ancora qui,
anche il tavolo è ancora qui e io sono ancora nella mia camera e il mio desiderio 
anela come sempre. 

Viltà, sei ancora qui? 
e, menzogna, anche tu?
Sento un oscuro sì: 
l'infelicità è ancora qui 
e io sono ancora nella mia camera 
come sempre. 

PAURA (1) 

Vorrei 
che le case si muovessero 
e si dirigessero verso di me,
sarebbe orribile. 

Vorrei 
che il mio cuore si torcesse 
e la mia mente rimanesse in silenzio,
sarebbe orribile. 

La cosa più orribile vorrei 
premerla contro il mio cuore. 
Desidero conoscere la paura, 
il dolore. 

RITORNO A CASA (1) 

Le mie guance bruciano con veemenza,
le mie labbra tremano ancora 
per aver consegnato il mio cuore a lei
desiderando parlarle; ogni mio discorso era
pieno di errori e di impedimenti, 
era petulanza, suono precipitoso.
Così era il mio parlare, ciò appare
ancora sulla guancia rossa 
che ora mi porto a casa. 
Abbasso il mio sguardo sulla neve
e passo davanti ad alcune case,
ad alcune siepi, ad alcuni alberi,
la neve orna siepi, alberi e case.
Passo davanti, lo sguardo abbassato
sulla neve, sulla mia guancia non c'è
nulla se non un colore rosso carico di ricordi
che mi rammenta la mia lingua confusa. 

PIÙ LONTANO 

Volevo fermarmi, 
una forza di nuovo mi spingeva più lontano
davanti ad alberi neri, 
proprio sotto alberi neri 
volevo brevemente fermarmi, 
una forza di nuovo mi spingeva più lontano 
davanti a verdi prati, 
proprio presso i verdi prati 
volevo un poco fermarmi, 
una forza di nuovo mi spingeva più lontano 
davanti a povere case, 
presso una di queste case
desidererei proprio fermarmi
considerando la sua povertà
e come il suo fumo adagio
sale verso il cielo, vorrei
ora a lungo fermarmi.
Dicevo questo e ridevo, 
il verde dei prati rideva,
il fumo saliva fumoso ridendo, 
una forza di nuovo mi spingeva più lontano. 

UN PICCOLO PAESAGGIO 

C'è un alberello sul prato 
e con esso molti alberelli graziosi. 
Una fogliolina trema nel vento gelido 
e con essa molte singole foglioline. 
Un mucchietto di neve scintilla sul bordo del ruscello 
e con esso molti mucchietti bianchi. 
Una piccola cima di montagna ride sulla valle 
e con essa molte basse cime. 
E in tutto questo c'è il diavolo 
e con lui molti poveri diavoli. 
Un angioletto volge altrove il suo viso piangente
e con lui tutti gli angeli del cielo. 

AMORE DI RAGAZZO 

La bella ragazza veniva innanzi, 
egli s'inginocchiò, mentre lentamente lei avanzava,
s'inginocchiò e prese a cantarle una canzone
sulle note di uno strumento a corda; 
con mestizia e sorridendo 
le rivelò il suo amore fedele; 
il suo cuore risuonò timidamente nella musica
che vibrava trepidante come l'amore, 
i suoi occhi fissarono la ragazza, 
i denti scintillavano nella bocca 
con cui tremante e supplicante egli cantava.
La canzone d'amore non aveva termine; 
senza fine, come il suo amore, usciva 
da lui la calda voce. 
Così egli rivelò il suo desiderio,
l'aria era dolce e piena di significati,
il cielo azzurro guardava dall'alto:
ma la ragazza fuggì via, 
era sparita e già anche moriva
la sommessa dichiarazione d'amore. 

LUCE OPPRIMENTE 

Due alberi sorgono nella neve, 
il cielo, stanco della luce, 
se ne va via e nei dintorni non c'è nulla
fuorché malinconia. 

E dietro gli alberi sporgono 
scure abitazioni. 
Ora si sente dire qualcosa, 
ora abbaiano dei cani. 

Adesso appare nella casa l'amata
lampada a forma di luna. 
Adesso la luce di nuovo si spegne,
è come se si aprisse una ferita. 

Com'è piccola qui la vita
e come grande è il nulla.
Il cielo, stanco della luce, 
ha dato tutto alla neve. 

I due alberi inclinano 
l'uno verso l'altro le loro teste.
Delle nubi attraversano in girotondo
la quiete del mondo. 

MI VEDETE 

Mi vedete camminare su prati
rigidi e spenti nella nebbia? 
Ho desiderio di una dimora, 
di una dimora non ancora raggiunta;
ed è lontana la speranza 
che un giorno io vi possa pervenire.
Verso tale dimora lontana 
rivolgo il mio desiderio, mai 
esso morirà come muore quel prato
rigido e spento nella nebbia. 
Mi vedete impaurito camminarci sopra? 

STANCHEZZA 

Portami via come sono;
guarda, la mia mente smarrita
allontana da sé questo mondo
che non la illumina più. 

Vieni, sarò buono 
e beatamente silenzioso 
nella tua densa luce, 
o sacro, o dolce sonno. 

(traduzione di Antonio Rossi) 

da qui

martedì 15 luglio 2025

Ogni giorno, l’Occidente...

 

Ogni giorno, l’Occidente…- Nico Orunesu

(Ballata per Gaza)

Ogni giorno mi sveglio e mi alzo dal letto…
a Gaza non ci si sveglia più e si dorme per terra.

Ogni giorno inizia col cinguettare degli uccelli…
a Gaza ogni giorno inizia col cigolare dei carri armati.

Ogni giorno sento nell’aria il ronzare delle api…
a Gaza ogni giorno si sente il ronzare dei droni.

Ogni giorno vedo la città di acciaio e cemento…
a Gaza l’acciaio e il cemento diventano tombe.

Ogni giorno mi siedo a tavola e mangio…
a Gaza non ci sono più tavoli e più nulla da mangiare.

Ogni giorno apro le finestre ai raggi del sole…
a Gaza le finestre sono aperte dai raggi dei missili.

Ogni giorno leggo il giornale e mi collego col mondo…
a Gaza si bombardano i giornali e sono isolati dal mondo.

Ogni giorno esco a camminare e correre in strada…
a Gaza non si hanno più le gambe e non ci sono più le strade.

Ogni giorno vedo tante macchine sfrecciare in città…
a Gaza tanti carretti e asini con la gente che fugge.

Ogni giorno do acqua alle aiuole dei fiori…
a Gaza non c’è più acqua né aiuole e né fiori.

Ogni giorno vado in negozio a fare la spesa…
a Gaza non ci sono più i negozi né soldi da spendere.

Ogni giorno vado dal medico o in ospedale per curarmi…
a Gaza non ci sono più medici medicine e ospedali.

Ogni giorno vedo i bambini giocare nel parco…
a Gaza bambini sono mutilati e i parchi bombardati.

Ogni giorno vedo i bimbi sorridere alla vita…
a Gaza i bimbi piangono i morti la fame e le bombe.

Ogni giorno sento ragazzi parlare gioire e cantare…
a Gaza i ragazzi si sentono piangere urlare e scappare.

Ogni giorno sento l’acqua del mare tonificare  il corpo…
a Gaza l’acqua salata del mare brucia le labbra assetate.

Ogni giorno accarezzo il mio bimbo che sorride alla vita…
a Gaza le madri accarezzano i figli senza più vita.

Ogni giorno mi emoziono davanti a un tramonto…
a Gaza i tramonti sono esplosioni e colonne di fumo.

Ogni giorno si ride e si ironizza la realtà…
a Gaza ogni giorno si piange e si muore in realtà.

Ogni giorno è quasi sempre buono per vivere…
a Gaza ogni giorno è sempre buono per morire.

da qui

 

 

In tempo di guerra i poeti devono fare i poeti - Natalino Piras

S’ America istanotte s’Iran at bumbardatu

aumentanne s’orrore de sa gherra

e Trump su criminale a’ natu

chi como enit sa pake in custa terra.

 

A su criminale orcu americanu

chi si credet su mere de su munnu

possibile chi non b’apat una manu

chi sa conca nche li muzzinet a tunnu.

 

Nachi er difennenne sa libertate

de sos populos dae sos oppressores

inbetze est sa matessi calitate

de calesisiat sanguinariu mortore

 

sa chi dat sustentu a custu malu epulone

vuriosu maccu in interesse de su riccu

de sos capitalistas religione

cussa chi brujat donzi campu ‘e tricu.

 

Amicos caros e cumpantzos sicuros

torrat’ est s’ora chi in idea nos pontzemas

cataunu comente at in sentessu

chi a custos deos chi no ‘an regressu

 

una justa battaglia nois movemas

pro abbatter’ paris de sa gherra sos muros

minores mannos e de donzi etate

armatos solu de bona voluntate.

 

Traduzione di servizio

L’America stanotte l’Iran ha bombardato

aumentando l’orrore della guerra

e Trump il criminale ha detto

che adesso viene la pace in questa terra.

 

Al criminale orco americano

che si crede padrone del mondo

possibile che non ci sia una mano

che di netto gli mozzi il capo a tondo.

 

Dice che sta difendendo la libertà

dei popoli dagli oppressori

invece è della stessa qualità

di qualsivoglia assassino

 

la stessa che dà sostento

a questo laido epulone

pazzo furioso che fa l’interesse del ricco

dei capitalisti religione

quella che brucia tutti i campi di grano.

 

Amici cari e compagni sinceri

è tornata l’ora che ci mettiamo in idea

ciascuno secondo il proprio intento

che a questi dei che non recedono

una giusta battaglia noi dobbiamo muovere

per abbattere insieme i muri della guerra

piccoli grandi e di ogni età

armati solamente di buona volontà.

da qui

 

 

L’umano di fronte all’inumano - Desiré Murtula

È ancora lecito, oggi, suscitare emozioni, con versi sulla guerra?  Contro la guerra.

La domanda giusta è questa: perché, ancora, ci troviamo davanti a guerre dopo  secoli e secoli  passati sulle rive di fiumi di sangue?

Oggi, consumantesi il primo quarto del terzo millennio, c’è sempre la  guerra, estesa come metastasi. Guerre ancora più sanguinose e crudeli, disumane, impietose, sulla pelle delle popolazioni civili.  Guerre ancor più sanguinose di quelle passate.

Dopo il disgusto iniziale, dopo interminabile, inutile attesa, senza che queste  guerre  contemporanee abbiano fine, la forza dei versi, protesta disarmata,  ha avuto la meglio sulla rassegnazione all’impotenza.

Qualcuno ha ripreso in mano le armi della testimonianza poetica.

È il caso di queste due brevi composizioni di Nico Orunesu e Natalino Piras. Voces clamantes. Più che il pianto qui possono il grido, l’urlo, la protesta.

I poeti  sono dentro il tempo storico, dentro la quotidianità degli oppressi, dei senza terra, delle vittime innocenti di uno spietato e crudele genocidio, quale quello che si sta consumando a Gaza, di fronte a noi, nel Mare Mediterraneo.

Quale poesia?

Poesia come cronaca e come sentimento, poesia come voce dolente nel deserto dei deprivati di tutto, poesia di quanti questo niente sono costretti a viverlo sotto le bombe, le cannonate, i missili.

Poesia contro le  atrocità dei potenti del mondo che costringono alla fame, alla miseria, alla deportazione e alla morte. Senza distinzione tra militari e civili. Si distruggono i popoli.

Anche la poesia si schiera: denuncia l’inumano Israele, dà voce agli umanissimi palestinesi, uomini, donne e bambini che mai come adesso è importante e giusto sentire fratelli. Poesia di denuncia contro il burattinaio e ipocrita amerikano che da un lato si propone come paciere e dall’altro fornisce aerei e bombe che si si abbattono senza soluzione di continuità sulle popolazioni inermi e indifese, facendo terra bruciata di tutto.

In poesia, in questa poesia, il risultato è un canto di umana protesta, anche se mai la poesia ha cambiato la sorte dei conflitti e della criminalità dei potenti. Però provoca, continua a provocare la forza liberatoria dell’ indignazione e del  pianto.

E tanta rabbia, tanta richiesta di pace, vera pace,  più forti delle mitraglie, delle bombe e dei bombardamenti: riportare come giusto verso, come versi indispensabili,  la sorte dei bambini, delle donne , degli uomini di Gaza e delle terre vicine.

Tutti noi, con la nostra forza di volontà, con un sentimento non di comodo, apparteniamo a Gaza.

da qui

lunedì 11 marzo 2024

Poesie contro la guerra

 Albio Tibullo (poeta romano, II a. C.) dalle “Elegie”


"Chi fu colui, che per primo inventò le terribili armi?"

Chi fu colui, che per primo inventò le terribili armi?
Quanto malvagio e feroce quello fu!
Allora nacquero le stragi a danno del genere umano,
Allora sorsero le guerre,
Allora venne aperta una via più breve alla terribile morte.
Eppure quell’infelice non ebbe alcuna colpa,
Noi abbiamo volto a nostro danno
Quello che egli ci aveva dato contro le bestie feroci.
Questo è colpa del ricco oro, e non vi furono guerre
Finché una tazza di legno di faggio era posta davanti ai banchetti.
Non vi erano fortezze, non bastioni,
E il pastore si addormentava senza preoccupazione tra pecore di vari colori.
Dolce sarebbe stata allora per me la vita, Valgio, e non avrei conosciuto
Le funeste armi, né avrei udito la tromba con il cuore palpitante.
Ora sono trascinato a forza a combattere,
E già forse qualche nemico produce dei dardi
Destinati a configgersi nel mio corpo.

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Francesco d'Assisi (poesia scritta fra il 1224 e il 1226)

"Laudato sii"

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

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Trilussa

"Ninna nanna della guerra"


Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Chè quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finchè dura sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.

So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!



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Giuseppe Ungaretti

"Veglia"

Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

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Giuseppe Ungaretti

"San Martino del Carso"


Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

È il mio cuore
il paese più straziato


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Giuseppe Ungaretti

"Soldati"


Si sta come

d'autunno

sugli alberi

le foglie

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Giuseppe Ungaretti

"Fratelli"

Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli.

(Mariano il 15 luglio 1916)


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Wilfred Owen

"Dulce et decorum est"

Piegati in due, come vecchi straccioni, sacco in spalla,
le ginocchia ricurve, tossendo come megere, imprecavamo nel fango,
finché volgemmo le spalle all'ossessivo bagliore delle esplosioni
e verso il nostro lontano riposo cominciammo ad arrancare.
Gli uomini marciavano addormentati. Molti, persi gli stivali,
procedevano claudicanti, calzati di sangue. Tutti finirono azzoppati; tutti ciechi;
ubriachi di stanchezza; sordi persino al sibilo
di stanche granate che cadevano lontane indietro.

Il gas! Il gas! Svelti ragazzi! - Come in estasi annasparono,
infilandosi appena in tempo le goffe maschere antigas;
ma ci fu uno che continuava a gridare e a inciampare
dimenandosi come in mezzo alle fiamme o alla calce...
Confusamente, attraverso l'oblò di vetro appannato e la densa luce verdastra,
come in un mare verde, lo vidi annegare.

In tutti i miei sogni, davanti ai miei occhi smarriti,
si tuffa verso di me, cola giù, soffoca, annega.

Se in qualche orribile sogno anche tu potessi metterti al passo
dietro il furgone in cui lo scaraventammo,
e guardare i bianchi occhi contorcersi sul suo volto,
il suo volto a penzoloni, come un demonio sazio di peccato;
se solo potessi sentire il sangue, ad ogni sobbalzo,
fuoriuscire gorgogliante dai polmoni guasti di bava,
osceni come il cancro, amari come il rigurgito
di disgustose, incurabili piaghe su lingue innocenti -
amico mio, non ripeteresti con tanto compiaciuto fervore
a fanciulli ansiosi di farsi raccontare gesta disperate,
la vecchia Menzogna: "Dulce et decorum est
Pro patria mori".

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Bertolt Brecht

"La guerra che verrà"

Non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.

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Bertolt Brecht

"Generale"

Generale, il tuo carro armato
Generale, il tuo carro armato è una macchina potente

spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d'una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l'uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.


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Bertolt Brecht


"Quando la guerra comincia"

Forse i vostri fratelli si trasformeranno
e i loro volti saranno irriconoscibili.
Ma voi dovete rimanere eguali.
Andranno in guerra, non
come ad un massacro,
ad un serio lavoro. Tutto
avranno dimenticato.
Ma voi nulla dovete dimenticare.
Vi verseranno grappa nella gola
come a tutti gli altri.
Ma voi dovete rimanere lucidi.

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Bertolt Brecht

"Mio fratello aviatore"

Mio fratello era aviatore
Un giorno ricevette la cartolina.
Fece i bagagli, e andò via,
Lungo la rotta del sud.

Mio fratello è un conquistatore.
Il popolo nostro ha bisogno
Di spazio. E prendersi terre su terre,
Da noi, è un vecchio sogno.

E lo spazio che si è conquistato
È sui monti del Guadarrama.
È lungo un metro e ottanta
E di profondità uno e cinquanta…

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Bertold Brecht

"Il nemico"

Al momento di marciare
molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.

La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.

E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.

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Bertold Brecht

"Vogliamo la guerra"

Sul muro c’era scritto col gesso:
vogliamo la guerra.
Chi l’ha scritto
è già caduto.

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Bertolt Brecht

"Gli elmi dei vinti"

Ecco gli elmi dei vinti, abbandonati
in piedi, di traverso e capovolti.
E il giorno amaro in cui voi siete stati
vinti non è quando ve li hanno tolti,
ma fu quel primo giorno in cui ve li
siete infilati senza altri commenti,
quando vi siete messi sull’attenti
e avete cominciato a dire sì.

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Salvatore Quasimodo

"Uomo del mio tempo"

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

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Primo Levi

"Se questo è un uomo"

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

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Primo Levi

"Nulla rimane della scolara di Hiroshima"

Poichè l'angoscia di ciascuno è la nostra
ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
che ti sei stretta convulsamente a tua madre
quasi volessi ripenetrare in lei
quando al meriggio il cielo si è fatto nero.

Invano, perché l'aria volta in veleno
é filtrata a cercarti per le finestre serrate
della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
lieta già del tuo canto e del tuo timido riso.

Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata
a incarcerare per sempre codeste membra gentili.

Così tu rimani fra noi, contorto calco di gesso,
agonia senza fine, terribile testimonianza
di quanto importi agli dei l'orgoglioso nostro seme.

Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
della fanciulla d'Olanda murata fra quattro mura
che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
la sua cenere muta é stata dispersa dal vento,
la sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.

Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli.

Vittima sacrificata sull'altare della paura.

Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
tristi custodi segreti del tuono definitivo,
ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.

Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.

-----

Nazim Hikmet

"Nasceranno uomini migliori"

Nasceranno da noi
uomini migliori.
La generazione
che dovrà venire
sarà migliore
di chi è nato dalla terra,
dal ferro e dal fuoco.
Senza paura
e senza troppo riflettere
i nostri nipoti
si daranno la mano
e rimirando le stelle del cielo
diranno:
“com’è bella la vita!”.
Intoneranno
una canzone nuovissima,
profonda come gli occhi dell’uomo
fresca come un grappolo d’uva
una canzone libera e gioiosa.
Nessun albero
ha mai dato
frutti più belli.
e nemmeno la più bella
delle notti di primavera
ha mai conosciuto
questi suoni, questi colori.
Nasceranno da noi
uomini migliori.
La generazione che dovrà venire
sarà migliore
di chi è nato
dalla terra,
dal ferro e dal fuoco.


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Dario Bellezza

"Se viene la guerra"


Se viene la guerra
non partirò soldato.

Ma di nuovo gli usati treni
porteranno i giovani soldati
lontano a morire dalle madri.

Se viene la guerra
non partirò soldato.

Sarò traditore
della vana patria.

Mi farò fucilare
come disertore.


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John Lennon

"Imagine"

Immaginate che non ci sia alcun paradiso
Se ci provate è facile
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il cielo
Immaginate tutta le gente
Che vive solo per l’oggi

Immaginate che non ci siano patrie
Non è difficile farlo
Nulla per cui uccidere o morire
Ed anche alcuna religione
Immaginate tutta la gente
Che vive la vita in pace

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come una cosa unica

Immaginate che non ci siano proprietà
Mi domando se si possa
Nessuna necessità di cupidigia o brama
Una fratellanza di uomini
Immaginate tutta le gente
Condividere tutto il mondo

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come una cosa unica

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Boris Vian

"Il disertore"


In piena facoltà
Egregio presidente
Le scrivo la presente
Che spero leggerà
La cartolina qui
Mi dice terra terra
Di andare a far la guerra
Quest'altro lunedì
Ma io non sono qui
Egregio presidente
Per ammazzar la gente
Più o meno come me
Io non ce l'ho con lei
Sia detto per inciso
Ma sento che ho deciso
E che diserterò.
Ho avuto solo guai
Da quando sono nato
I figli che ho allevato
Han pianto insieme a me.
Mia mamma e mio papà
Ormai son sotto terra
E a loro della guerra
Non gliene fregherà
Quand'ero in prigionia
Qualcuno mi ha rubato
Mia moglie e il mio passato
La mia migliore età
Domani mi alzerò
E chiuderò la porta
Sulla stagione morta
E mi incamminerò.
Vivrò di carità
Sulle strade di Spagna
Di Francia e di Bretagna
E a tutti griderò
Di non partire più
E di non obbedire
Per andare a morire
Per non importa chi.
Per cui se servirà
Del sangue ad ogni costo
Andate a dare il vostro
Se vi divertirà
E dica pure ai suoi
Se vengono a cercarmi
Che possono spararmi
Io armi non ne ho.


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Ndjock Ngana

"Il sangue"

Chi può versare
Sangue nero
Sangue giallo
Sangue bianco
Mezzo sangue?

Il sangue non è indio, polinesiano o inglese.

Nessuno ha mai visto
Sangue ebreo
Sangue cristiano
Sangue mussulmano
Sangue buddista

Il sangue non è ricco, povero o benestante.

Il sangue è rosso

Disumano è chi lo versa
Non chi lo porta.


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Gianni Rodari

"Promemoria"

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte
né per mare né per terra:
per esempio, LA GUERRA.

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Gianni Rodari

"Filastrocca un po’ burlona"

Filastrocca un po’ burlona
per divertire qualunque persona:
se la salita fosse in discesa,
se la montagna stesse distesa,
se tutte le scale andassero in giù,
se i fiumi corressero all’insù,
se tutti i giorni fosse festa,
se fosse zucchero la tempesta,
se sulle piante crescesse il pane,
come le pesche e le banane,
se mi facessero il monumento…
io non sarei ancora contento.
Voglio prima veder sprofondare
tutte le armi in fondo al mare.

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Gianni Rodari

"Filastrocca corta e matta"

Filastrocca corta e matta,
il porto vuole sposare la porta,
la viola studia il violino,
il mulo dice: – Mio figlio è il mulino -;
la mela dice: – Mio nonno è il melone -;
il matto vuole essere un mattone,
e il più matto della terra
sapete che vuole? Fare la guerra!

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Gianni Rodari

"Dopo la pioggia"

Dopo la pioggia viene il sereno
brilla in cielo l’arcobaleno:
è come un ponte imbandierato
e il sole vi passa, festeggiato.
E’ bello guardare a naso in su
le sue bandiere rosse e blu.
Però lo si vede – questo è il male –
soltanto dopo il temporale.
Non sarebbe più conveniente
il temporale non farlo per niente?
Un arcobaleno senza tempesta
questa sì che sarebbe festa.
Sarebbe una festa per tutta la terra
fare la pace prima della guerra.


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Pablo Neruda

"Ode alla pace"

Sia pace per le aurore che verranno,
pace per il ponte, pace per il vino,
pace per le parole che mi frugano
più dentro e che dal mio sangue risalgono
legando terra e amori con l’antico
canto;
e sia pace per le città all’alba
quando si sveglia il pane,
pace al libro come sigillo d’aria,
e pace per le ceneri di questi
morti e di questi altri ancora;
e sia pace sopra l’oscuro ferro di Brooklin, al portalettere
che entra di casa in casa come il giorno,
pace per il regista che grida al megafono rivolto ai convolvoli,
pace per la mia mano destra che brama soltanto scrivere il nome
Rosario, pace per il boliviano segreto come pietra
nel fondo di uno stagno, pace perché tu possa sposarti;
e sia pace per tutte le segherie del Bio-Bio,
per il cuore lacerato della Spagna,
sia pace per il piccolo Museo
di Wyoming, dove la più dolce cosa
è un cuscino con un cuore ricamato,
pace per il fornaio ed i suoi amori,
pace per la farina, pace per tutto il grano
che deve nascere, pace per ogni
amore che cerca schermi di foglie,
pace per tutti i vivi,
per tutte le terre e le acque.
Ed ora qui vi saluto,
torno alla mia casa, ai miei sogni,
ritorno alla Patagonia, dove
il vento fa vibrare le stalle
e spruzza ghiaccio
l’oceano. Non sono che un poeta
e vi amo tutti, e vago per il mondo
che amo: nella mia patria i minatori
conoscono le carceri e i soldati
danno ordini ai giudici.
Ma io amo anche le radici
del mio piccolo gelido paese.
Se dovessi morire mille volte,
io là vorrei morire:
se dovessi mille volte nascere,
là vorrei nascere,
vicino all’araucaria selvaggia,
al forte vento che soffia dal Sud.
Nessuno pensi a me.
Pensiamo a tutta la terra, battendo
dolcemente le nocche sulla tavola.
Io non voglio che il sangue
torni ad inzuppare il pane, i legumi, la musica:
ed io voglio che vengano con me
la ragazza, il minatore, l’avvocato, il marinaio, il fabbricante di bambole
e che escano a bere con me il vino più rosso.
Io qui non vengo a risolvere nulla.
Sono venuto solo per cantare
e per farti cantare con me.

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Paul Éluard

"Il volto della pace"

La mia felicità è la nostra felicità
il mio sole è il nostro sole
noi ci dividiamo la vita
lo spazio e il tempo sono di tutti.
L’amore è al lavoro, egli è infaticabile.
Eravamo nel millenovecento diciassette
e conserviamo il senso
della nostra liberazione.
Noi abbiamo inventato gli altri
come gli altri ci hanno inventato.
Avevamo bisogno gli uni degli altri.
Come un uccello che vola ha fiducia nelle sue ali
noi sappiamo dove conduce la nostra mano tesa:
verso nostro fratello.
Colmeremo l’innocenza
della forza che tanto a lungo
ci è mancata
non saremo mai più soli.
Le nostre canzoni chiamano la pace
e le nostre risposte sono atti per la pace.
Non è il naufragio, è il nostro desiderio
che è fatale, e la pace inevitabile.
L’architettura della pace
riposa sul mondo intero.

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Talil Sorek

"Ho dipinto la pace"

Avevo una scatola di colori,
brillanti, decisi e vivi.
Avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, altri molto freddi.
Non avevo il rosso per il sangue dei feriti,
non avevo il nero per il pianto degli orfani,
non avevo il bianco per il volto dei morti,
non avevo il giallo per le sabbie ardenti.
Ma avevo l’arancio per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste per i chiari cieli splendenti,
e il rosa per il sogno e il riposo.
Mi sono seduta,
e ho dipinto la pace.


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Li Tien Min

"La Pace"

Non importa chi tu sia,
uomo, donna,
vecchio o fanciullo,
operaio o contadino,
soldato, studente o commerciante;
non importa quale sia il tuo credo politico
o quello religioso
se ti chiedono qual è la cosa
più importante per l’umanità,
rispondi
prima
dopo
sempre:
la pace!

domenica 25 febbraio 2024

In bilico. Poesie sulla salute mentale - Elio Pitzalis, Giulia Mason

ero in biblioteca, ho visto questo piccolo libro fra le novità, avevo un'ora libera, me lo sono letto tutto d'un fiato, in biblioteca.

Elio e Giulia sono due giovani che soffrono qualche problema mentale e comportamentale.

in poche righe per volta umori, dolori, speranze, ricordi si depositano sulla carta, chissà se fissare i loro pensieri sulla pagina possa avere anche un effetto terapeutico, noi speriamo di sì, facciamo il tifo per Giulia ed Elio.

buona lettura.



 

 

Elio e Giulia sono affetti da disturbo borderline di personalità, hanno effettuato vari ricoveri e prendono medicine da anni. "In bilico" nasce dalla necessità di condividere i propri stati emotivi e crisi, di spiegare al mondo quello che succede nella testa di una persona che prova sofferenza mentale: spesso è troppo difficile da spiegare a parole, spesso ci si sente incompresi. Presto però hanno trovato un metodo quasi terapeutico, esprimersi attraverso le poesie, stratagemma che aiuta a tirare fuori il dolore e dà un momentaneo sollievo. Questo libro è per tutte le persone che hanno conosciuto un momento di sofferenza mentale, che hanno un amico, famigliare, alunno, conoscente che ne sia andato incontro. Vogliamo che le nostre poesie incoraggino le persone a cercare aiuto, perché quando si sta male sembra di essere gli unici che vanno incontro a qualcosa del genere, ma non siamo mai soli.

da qui

mercoledì 9 agosto 2023

poesie di Ferruccio Brugnaro

 

Compra, consuma sempre 

Compra, compra più che puoi
consuma, consuma. Chiavatene
di qualsiasi rapporto.
Schiaccia tutto e tutti
compra sempre, porta tutto a casa
più che puoi.
Riempiti, riempiti con avidità.
Non guardare in faccia
nessuno.
Circondati di alte mura
che non ti raggiunga l’erba
o voce umana
affonda, affonda nella merda
più che puoi.
Sta bene in guardia
compra, porta a casa
consuma sempre.
Guarda in giro, sta attento
che non ti derubino
schiaccia
qualsiasi fiore
qualsiasi pianta.
Compra compra sempre
porta a casa
più che puoi
consuma consuma
affonda, affonda nella merda
merda merda merda.

 

 

Sono sempre stato da una parte sola 

Non è vero, non è vero
che sono contro tutto e tutti.
Questo è falso.
È una misera
giustificazione
per colpire.
Sono sempre stato da una parte
sola
questo sì
sono sempre stato con i minatori
la gente più sfruttata
della terra
di cui nessuno parla più
sono sempre stato con i contadini
più poveri
schiaffeggiati e uccisi
mille volte al giorno,
sono sempre stato con i miei compagni
operai turnisti,
i compagni operai delle imprese
d’appalto,
sono sempre stato
per un mondo
che capovolga questo
triste e senza amore

 

 

Tutti assolti al processo per le morti al petrolchimico 

Lavoravamo tra micidiali veleni
sostanze terribili
cancerogene.
Non affermate ora
furfanti
ladri di vite
che non c'era alcuna certezza
che non c'erano legislazioni.
Non dite, non dite che non sapevate.
Avete ammazzato e ammazzate ancora
tranquilli indisturbati
tanto
il fatto non sussiste.
I miei compagni morti non sono
mai esistiti
sono svaniti nel nulla.
I miei compagni operai
morti
non possono tollerare
questa vergogna.
Non possiamo sopportare
questo insulto.
Nessun padrone
nessun tribunale
potrà mai recingerci
di un così grande
infame silenzio.

  

Bracciante, raccoglitore di stracci 

Bracciante, raccoglitore di stracci
operaio degli altiforni
pescatore
venditore abusivo di crostacei.
Mio padre
era così
adoratore del sole, adoratore
delle barene
silenzioso
fanatico del mare.
Non ha mai parlato
con nessuno
analfabeta
credente solo nella vita
solo nel suo trascinare
inquietante
dai primi cenni dell’alba
ai tramonti fondi.
Mio padre
così come è stato dentro
in questo mondo torbido
senza chiedere niente a nessuno
stanotte è sceso nel tempo
profondo
nei cieli grandi che lui guardava
per ore e ore
negli universi incandescenti e amati
con dura segretezza.
Non sono triste
sono felice
contento
me lo risento dentro tutto
irruentemente
ora
con suo canto dalla nostra cucina nera
e senza finestre.
Il suo canto, più che un canto
il suo era ed è
un grido, un urlo selvaggio
denso
che io rilancio con tutta
la forza delle ferite
di un amore a brandelli
contro queste ore
di padroni affamati di sangue
di retate
contro le sbarre pesanti dell’emarginazione
contro le foreste di un dolore
e una solitudine senza fine.

da qui

 

 

L'ho sentito implorare con durezza

L'aria oggi puzza di uova marce

è infetta

di tetraetile idrocaburi

catrami.

Ho raccolto dal cemento ora

un minuscolo uccello

rosso grigio

tutto tremante

ha gli occhi quasi chiusi

e il becco pieno

di schiuma verdastra.

Forse ha mangiato

qualche granulo

di zolfo

forse qualche altro veleno

terribile.

L'ho sentito implorare

la mia mano

con durezza

l'ho sentito piangere

a dirotto

come un cielo

scrosciante

senza nessuna

risposta.

Dentro la mia mano

ho toccato con ampiezza

in silenzio

tutto il dolore

lo spegnersi

e il vivere

straziante

inesorabile.

Mi è stata gettata nel profondo

oggi

una domanda d'amore

di luce

che non può essere

nascosta da nessuna

parte.

Ho scoperto oggi

tutto un mondo.

di uomini fiori animali

ho scoperto

resistenze

tenacie

gioie segrete e pazze

che non si sottometteranno

neanche se bombe e missili

cadranno

da tutte le latitudini

più fitte

della neve

delle notti

d'inverno.

da qui

domenica 11 luglio 2021

Discorsi - Umberto Fiori

Parlare con la gente
è fatica:
sempre spiegarsi, ripetere,
mettersi nei suoi panni.
E comunque alla fine
cosa si ottiene?
È dura, la gente.
Tocca sempre riprendere da capo,
chiarire, chiedere, rispondere,
senza mai essere sicuri
se quello che si vuol dire
è veramente arrivato.


Arrivato poi – dove?
Dentro le teste
è buio, non lo sappiamo.
Uno di fronte all’altro
siamo affacciati a un pozzo senza fondo.


Ogni volta ci chiama, tutto quel vuoto,
ci vuole. E noi, giù frasi.


Dirsi quelle due cose,
con le persone,
più ci si tiene più
sembra impossibile.


A volte si sta lì davanti a loro
come i parenti al cimitero
coi fiori in mano
davanti ai marmi, alle foto.


Umberto Fiori (Sarzana, 1949) da Poesie 1986-2014 (Mondadori, 2014)


da qui