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martedì 7 ottobre 2025

La Nato americana a difendere l’Europa o ‘suicidarla’? - Ennio Remondino

 

L‘Europa alla prova dei droni, con Zelensky ‘ospite’ al vertice di Copenaghen che spinge sul 19esimo pacchetto di sanzioni antirusse. ‘Le contraddizioni di Trump azzoppano la NATO per annichilire l’Europa’, denuncia Analisi Difesa. Trump ‘Un catalogo completo di sindromi psichiatriche’ per il Fatto Quotidiano. Altra sintesi efficace: «Bellicosa con Mosca, sottomessa con gli Usa, compiacente con Israele: l’Europa come regno dell’ipocrisia». Possibile che i leader europei non sospettino che la Casa Bianca non persegua obiettivi a nostro danno?

Trump, nel sostenere che le nazioni della NATO dovrebbero ‘abbattere gli aerei russi se violano il loro spazio aereo’, definisce l’Alleanza Atlantica come una organizzazione diversa dagli Stati Uniti che della NATO sono (o erano) azionisti di maggioranza. «Voi siete la NATO, noi gli Stati Uniti». Alla Marchese del Grillo: ‘io sono io e voi non siate un cazzo’. E alla domanda se gli Stati Uniti aiuterebbero in armi gli alleati europei contro la Russia: «dipende dalle circostanze».

 

Demenziale macchina propagandistica

La demenziale macchina propagandistica che anche in Italia punta a riscaldare la guerra fredda con la Russia utilizzando le supposte violazioni dello spazio aereo NATO è in moto. In prima pagina su Repubblica: «I caccia della NATO respingono incursioni dei jet russi sull’Alaska e al confine lettone». Per La Stampa i jet russi erano stati «intercettati in Alaska e Lettonia». Per Il Giornale «Mosca provoca con droni e jet». Mentre il ministro degli Esteri russo Lavrov denuncia all’Onu «come la NATO e l’Unione Europea vogliono dichiarare, e hanno già dichiarato, una vera e propria guerra alla Russia e vi partecipano direttamente».

 

Ma siamo matti? Contaballe senza ritegno

Il Fatto Quotidiano quasi solo: «Ogni giorno un falso pretesto per la guerra». Verifica sulle ‘violazioni russe’ nei cieli della NATO. Quattro caccia F-16, hanno raggiunto bombardieri Tu-95 e caccia Su-35 nell’area di ‘identificazione aerea’ nello Stretto di Bering, esterna agli spazi aerei nazionali, dove russi e americani controllano ogni movimento aereo militare della controparte. Nessuna violazione russa dello spazio aereo americano. Due caccia JAS-39 ungheresi schierati in Lituania, decollati per ‘identificare’ tre MiG-31. Col comando NATO a precisare che gli aerei russi non hanno violato lo spazio aereo lettone. Allarmismi utili ai paesi baltici per non perdere i finanziamenti degli Stati Uniti.

 

Droni a guida incerta, pericolo per tutti

Certo nei tre anni e mezzo di guerra qualche drone russo ma anche missili e droni ucraini sono caduti oltre i confini polacco, rumeno, ungherese, moldavo (persino in Croazia, dove cadde un drone ucraino nel 2022) ma a causa di guasti o deviati dalle contromisure elettroniche. Il reale e il ridicolo. «L’incursione di uno sciame di droni russi a Gerbera in Polonia è sprofondata nel ridicolo appena sono apparse le immagini dei droni tenuti insieme dal nastro isolante e atterrati nei campi e sul tetto di una conigliera». Dubbio di Analisi Difesa, «velivoli probabilmente caduti in Ucraina e rimessi in sesto per farli volare su Bielorussia e Polonia per mettere in scena una commedia finita in farsa».

 

Fronte baltico in cerca di guerra

Anche la tanto reclamizzata violazione dello spazio aereo estone ad opera di 3 Mig-31 riconosciuti e scortati dagli F-35 italiani, non sarebbe stata una violazione volontaria o provocatoria dello spazio aereo stando alle informazioni fornite dalla NATO, tenuto conto che in quell’aerea le vie aeree utilizzabili dai russi sono limitate e strette, come ben sanno tutti i piloti che hanno volato in quei cieli. Il Comandante supremo della NATO in Europa, il generale Alexus Grynkewich, ha spiegato come l’incursione russa in Estonia fosse probabilmente accidentale, dovuta alla scarsa esperienza e formazione dei piloti russi.

Ma i droni che bandiera battono?

E i droni russi sugli aeroporti di Oslo e Copenhagen? Nessuna prova che fossero russi e nessun dettaglio sui modelli. Unica cosa certa, oggi ammessa anche dalle autorità danesi e norvegesi ma subito anticipata dagli esperti di traffico aereo: si tratta di droni fatti decollare da sconosciuti nei pressi degli aeroporti. Chiunque avrebbe potuto farlo. Il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen, ha ammesso che «non ci sono prove contro Mosca» ma poi, patriottico, ha affermando che «azioni ostili di questo tipo potrebbero avere l’obiettivo di minare il sostegno all’Ucraina». Non il contrario come appare logico.

 

Gli attacchi hacker agli aeroporti?

Gli attacchi hacker agli aeroporti del Nord Europa attribuiti ai soliti russi, erano opera di un cyber criminale britannico. Le ridicole dichiarazioni di Andrius Kubilius, ex premier lituano e attuale commissario Ue per la Difesa e lo Spazio per il quale «le interferenze del segnale Gps stanno diventando un problema molto diffuso e oggi circa il 40% dei voli in Europa attraversa aree disturbate da apparecchiature russe. Si tratta di un fenomeno davvero di ampia portata». Le stesse interferenze GPS che avrebbero sabotato l’aereo del presidente della Commissione von der Leyen in atterraggio in Bulgaria, smentite categoricamente dalle autorità di Sofia.

 

Per Trump ucraini al massacro

Per Analisi Difesa in contesto di certi volta faccia è grave: «Se Trump esorta le nazioni della NATO ad ‘abbattere gli aerei russi’ i casi sono due: o anche questo presidente statunitense ha perso la lucidità o vuole mandare gli europei allo sbaraglio contro la Russia per darle il colpo di grazia». Peggio: «Che quella in corso sia l’ultima guerra contro l’Europa non è da trascurare. In fondo questa guerra è stata concepita fin dal 2014 per colpire l’Europa per indurla prima con le buone (sanzioni) e poi con le cattive (esplosione del Nord Stream) a rinunciare all’energia russa per poi costringerla a logorarsi nel confronto militare con Mosca. Come spiegarsi diversamente queste affermazioni di Trump?

 

Azzardo paranoico

«Penso che l’Ucraina, con il sostegno dell’Unione Europea, sia in una posizione di combattere e riconquistare i suoi territori. Con tempo e il sostegno finanziario e della NATO, i confini originali di quando la guerra è iniziata, sono un’opzione». L’Ucraina non ha prospettive militari che possano anche solo lasciare la speranza di riconquistare quel 20 per cento di territorio perduto (Crimea inclusa) né, continuando a combattere, evitare di perdere ulteriori porzioni di territorio. Evidente, con molte roccaforti semi circondate dai russi e capacità militari in costante calo con la popolazione in povertà che fugge all’estero o si nasconde nelle cantine per non farsi arruolare.

 

Sconfitta Ucraina e dell’Europa

«Quindi occorre chiedersi se Trump non stia in realtà puntando a far terminare la guerra velocizzando la sconfitta dell’Ucraina e, con essa, la disfatta dell’Europa». Mai dimenticare che Trump e il suo vice Vance sono ben consapevoli che la gran parte dei governi europei odiano ideologicamente l’amministrazione statunitense, che a sua volta è consapevole che la sconfitta dell’Ucraina sarà anche la disfatta dei vari Merz, Starmer, von der Leyen, Macron… Lo sanno gli Stati Uniti, lo sanno i mediocri leader citati, destinati ad una ingloriosa uscita di scena. Le ‘guerra lampo’ millantate da Trump.

 

Russia ‘tigre di carta’?

La Russia ‘tigre di carta’ in una guerra che doveva vincere in una settimana, afferma Trump. Dimenticando le guerre Usa infinite e senza vittoria: dal Vietnam all’Iraq fino all’Afghanistan da cui proprio Trump negoziò il ritiro statunitense con i Talebani. Oltre a una narrazione basata sulla debolezza economica della Russia e la sua incapacità militare che hanno dominato per tre anni la narrazione di Biden. Mentre si coltiva la fobia dell’Europa per un’invasione russa che potrebbe cominciare tra un mese o tra tre, quattro o cinque anni, a seconda dei diversi personaggi politici e militari che si avventurano in questi pronostici.

 

‘Tigre di carta’ ad invadere l’Europa?

Propaganda raffazzonata e sempre meno credibile. Se la Russia è una ‘tigre di carta’ come potrà invadere l’Europa? Se non è una vera potenza perché dovremmo effettuare un forsennato riarmo per difenderci da essa? L’ipotesi che Trump possa fingere di provocare Putin per galvanizzare il venditore Zelensky (che porta contratti per forniture militari agli USA facendole pagare alla NATO, cioè agli europei) e dare il colpo di grazia ai concorrenti europei non dovrebbe venire sottovalutata. Mentre il segretario generale della NATO Rutte che ha chiamato Trump ‘paparino’ (daddy) è favorevole ad abbattere velivoli russi intrusi.

 

Nato caricaturale di Rutte

Ma intanto ‘paparino’ sta negoziando con i russi l’estensione del trattato sulle armi nucleari New START, il bando allo sviluppo di armi biologiche, il ritorno delle compagnie petrolifere Usa nello sfruttamento dei giacimenti siberiani (mentre agli europei chiede di rinunciare all’energia russa), e accordo di cooperazione spaziale. «Trump sta scaricando sugli europei (la NATO) il fardello della guerra in Ucraina mantenendo il business delle forniture militari a caro prezzo». Azzoppare l’Europa e toglierla di mezzo come competitor economico e commerciale è uno dei pochi obiettivi condivisi dalle amministrazioni Obama, poi Trump, Biden e Trump bis.

Forse nella Storia nessuno si era mai piegato così a una potenza esterna senza esserne stato prima pesantemente sconfitto militarmente. Se in Europa è rimasto qualche statista sarebbe il caso di rifletterci un po’ sopra.

da qui

sabato 28 giugno 2025

“Siamo!” La strage clusiva - Miguel Martinez

 

Leggo che Mark Rutte, segretario generale della Nato, presentando l’Assemblea dell’Alleanza all’Aja, abbia detto che siamo in un’alleanza dove «combattiamo insieme e, se necessario, soffriamo e moriamo anche insieme».”

“We are in an alliance where we fight together and, if necessary, where we also suffer and die together”

Vi lascio due letture diverse.

La prima è che Mark Rutte sia una persona molto coraggiosa.

Il signor Rutte, secondo Wikipedia, non è sposato e non ha figli, e possiamo ipotizzare che si tratti di una rinuncia altruista: lui ha scelto, assieme ai suoi amici più cari, una vita di sofferenze sul campo di battaglia, e poi di morire con i capelli ancora scuri. Non vuole lasciarsi dietro vedove o orfani.

La seconda lettura è che Mark Rutte voglia dire,

“io ho deciso di dirigere da qualche protettissimo bunker una guerra mondiale. Per farla, sono disposto a prendere tuo figlio, età diciotto anni, e farlo storpiare, accecare o morire tra atroci dolori. E siccome credo alla parità di genere, farò la stessa cosa anche a tua figlia, e se tu ti opponi, ti faccio arrestare o fucilare.

Nel mentre, ordino di votare una legge che chiude la scuola dove va tua figlia per dare a mio cugino l’appalto per farci una caserma.

Comunque a guerra finita, ordinerò di fare un Avatar Virtuale pure dei tuoi figli, quindi non ti preoccupare.”

Ovviamente non ho idea quale dei due sia il vero Rutte.

Il dubbio infatti nasce per un motivo grammaticale, la clusività di prima persona.

Nelle lingue indoeuropee e semitiche, “noi” vuol dire due cose totalmente diverse.

“Noi mangeremo questo pranzo”

può significare,

“Io Miguel e te che mi ascolti, mangeremo insieme questo pranzo” (noi inclusivo)

come può invece significare:

“Io Miguel, e mio cugino detto Er Maiale, mangeremo insieme questo pranzo, e te chi mi ascolti, se osi avvicinarti alle briciole, ti spaccheremo la faccia” (noi esclusivo)

Insomma, l’indoeuropeo e semitico “noi” include o esclude – quindi sappiamo solo che clude.

Nel primo caso, la lingua malesiana, ad esempio, usa il pronome inclusivo di prima persona, kita.

Nel secondo quello esclusivo, kami.

Noi speriamo che l’auspicio ruttiano di soffrire e morire ammazzati (“We are in an alliance”) sia un noi esclusivo.

Simpaticamente, in questo caso, c’è sempre un piccolo, umano tocco di pudicizia. La guerra è come il sesso, si parla poco del piacere. Nella retorica bellica moderna, si piagnucola infatti solo dei nostri che soffrono, muoiono e si sacrificano.

Come se lo scopo di fare la guerra fosse quello di farsi male da soli.

No.

Spessissimo, gli umani si divertono, come tanti altri animali, a sottomettere, a fare male e a uccidere. Non escludo che mi divertirei anch’io, semplicemente è una di quelle cose, come il crac, che non ho mai provato.

 

E siccome gli umani almeno di sesso maschile si divertono così da quando esiste la storia, e pur di poter uccidere sono disposti persino a morire, non neghiamo a Rutte e ai suoi “noi” questo piccolo piacere di fare strage, prima che esalino l’ultimo respiro su qualche campo di battaglia.

Questo non cambia il discorso sui pronomi: anche nel caso di un noi esclusivo (“io e i miei amici intimi vogliamo ammazzare prima e solo dopo crepare”), Rutte sogna di storpiare, mutilare e accecare gente che non sono dei miei “noi”.

Ragazzini russi, o arabi o con gli occhi a mandorla, o roba del genere.

Questa foto invece ci dà un’ottima idea di come sarebbe un Rutte inclusivo, dove il suo “noi” ci mette dentro anche le persone che vuole soffrire e far morire ammazzati.

 

Ma aveva già detto tutto Georges Brassens:

“Oh voi, fomentatori
Oh voi, buoni apostoli
Morite voi per primi, vi cediamo il passo
Ma per carità, diamine
Lasciate vivere gli altri
La vita è quasi l’unico lusso che hanno quaggiù
Perché, in fin dei conti, la Morte
È abbastanza vigile
Non ha bisogno che le teniamo la falce”

da qui

domenica 23 giugno 2024

Il discorso quasi-vero di Mark Rutte da neosegretario generale della Nato - Gabriele Guzzi

Mark Rutte è il nuovo segretario generale della Nato.

In anteprima mondiale, possiamo darvi l’anticipazione del suo discorso d’insediamento.

“Carissimi, carissime, carissim* e carissimu sudditi di questa straordinaria alleanza difensiva che si chiama Nato.
Noi siamo un’alleanza difensiva, ma siamo anche molto permalosi.
Quindi, consigliamo a tutte le altre nazioni di non provocarci, come ad esempio, cercare di esistere, avere dei pozzi petroliferi, una classe politica che non vuole allinearsi alle nostre volontà.
In tal caso, dinanzi a tali evidenti provocazioni, potremmo intervenire. Non per fare la guerra o per difendere i nostri interessi economici. Assolutamente. Ma per esportare un po’ di democrazia. Non sapete quanto è buono l’odore del napalm e democrazia al mattino.

Io sono Mark Rutte. Forse mi conoscerete per aver contribuito a rendere i Paesi Bassi il più grande nemico della prosperità europea degli ultimi quarant’anni. Sì, sono proprio io! Vi ricordate, ad esempio, quando ho reso questo piccolo paese un paradiso fiscale al centro dell’unione monetaria più importante del mondo? Ogni anno, grazie alla pratiche elusive delle multinazionali, riesco a far pagare quattro spicci ai miliardari. Questi quattro spicci li incasso però io, sottraendo risorse all’Italia, alla Francia, alla Germania.

E poi sono anche quello che dichiarava che Roma, Berlino e Parigi dovessero rinunciare alle loro politiche estere. Sarà per questo che ora Washington – eh no scusate volevo dire il consesso democratico della Nato – mi ha scelto come segretario? Chissà, in ogni caso, se i paesi europei rinunciano alla loro sovranità, sicuramente sarà per i diritti e la pace, e non sarà mica per il vantaggio degli Stati Uniti, giusto?

Se voglio togliere sovranità diplomatica o militare, sono però assolutamente sovranista per quanto riguarda le politiche fiscali. Eh sì. Pensavate che fosse la Le Pen la vera sovranista? E invece io sono il più grande sovranista della storia recente. Colui che si è sempre contrapposto a qualunque forma di solidarietà fiscale o finanziaria in Europa. E così ho contribuito a far impoverire questo continente, e a farlo superare dagli Stati Uniti, dopo la crisi del 2008. Mentre lì si aumentavano gli investimenti, io qui mi sono assunto la responsabilità di far rispettare tutti i sacri dogmi della casalinga olandese: se i tuoi figli stanno morendo, comunque tu devi avere un avanzo di bilancio. Meglio morti che indebitati!
E ora posso dire, meglio morti che in pace con la Russia!

Eh sì, perché negli ultimi 10 anni sono stato il più agguerrito nemico della Russia. E ora vogliamo portare la Russia alla sconfitta, anzi alla sua fine. Vogliamo che si divida in 150 province, della stessa grandezza di Amsterdam, ognuno col suo quartiere a luci rosse, e dei coffe shop con la faccia di Putin.
Questo è il nostro progetto di libertà e pace per il mondo!
Seguiteci, e avrete un’apocalisse del mondo, ma sarà un’apocalisse frugale, austera! Faremo la guerra mondiale ma i parametri di Maastricht saranno in ordine.”

Chiaramente, è uno scherzo.
Ma purtroppo non troppo lontano dalla realtà.

Ecco, se siete stanchi di questa pantomima, se volete capire le alternative che abbiamo dinanzi, se volete costruire un discorso pubblico diverso, l’11 luglio faremo un grande evento alla Camera dei Deputati. Si intitola CHI SIAMO NOI? Il destino dell’Italia nei nuovi scenari globali. Porteremo nel tempo della democrazia un discorso rivoluzionario – perché fondato sulla verità e su un disegno di pace. Ci saranno Lucio Caracciolo, Geminello Preterossi e Fiammetta Salmoni.
Aiutateci a diffonderlo e partecipate numerosi! Per venire, è necessario accreditarsi a questo link:

CHI SIAMO NOI? Il destino dell’Italia nei nuovi scenari globali (google.com)

Grazie!

da qui