Visualizzazione post con etichetta Paolo Maddalena. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paolo Maddalena. Mostra tutti i post

martedì 17 dicembre 2024

Salva-Milano, era difficile fare peggio. Ecco tutti gli articoli costituzionali che la legge viola - Paolo Maddalena

Un atroce tentativo di distruggere l’urbanistica italiana.

Una incredibile proposta di legge (formulata in un articolo unico, suddiviso in 9 commi), caratterizzata da una sua intrinseca illiceità avente come fine la distruzione urbanistica dell’Italia, è stata approvata il 21 novembre 2024 dalla Camera dei Deputati, ed ora rischia il voto favorevole del Senato, che la potrebbe trasformare in legge, favorendo i distruttori dell’ambiente naturale e urbano del nostro Paese, e distruggendo i legittimi interessi del Popolo sovrano.

Il comma 2 di questa proposta di legge intende eliminare un caposaldo della tutela urbanistica: la sottoposizione all’approvazione di un “piano particolareggiato” o di “lottizzazione convenzionata” dei casi di superamento dei limiti volumetrici o di altezza delle costruzioni edilizie, mentre il comma 4 della stessa proposta sancisce che “costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia” (con tutti i benefici che ciò comporta), gli interventi che consentono di realizzare, “all’interno del medesimo lotto, organismi edilizi che presentino sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche, funzionali e tipologiche, differenti da quelli originari”. Dunque, come si accennava, una débâcle totale e perenne del nostro ordinamento urbanistico, ai danni dell’ “ordine”, dell’”armonia” e del “decoro” dei nostri Centri abitati.

Tutto in palese contrasto con i “principi fondamentali” della nostra Costituzione.

Innanzitutto è violato l’articolo 3 Cost., per vari motivi, e soprattutto “per illogicità manifesta”. Non può infatti sfuggire che la legge proposta è totalmente priva dei caratteri della “interpretazione autentica”. In effetti, non solo i contrasti giurisprudenziali (presupposto per una legge di interpretazione autentica) ricordati nella relazione di accompagnamento sono assolutamente insignificanti, ma, d’altro canto, non si ravvisa in tutta la proposta di legge nessuna “disposizione” di carattere realmente “interpretativo”, una disposizione cioè che privilegi una tra le tante interpretazioni possibili, in modo che “coesistano” due norme: quella precedente e quella successiva che ne chiarisca il significato.

Estremamente palese è poi la violazione dell’articolo 9 Cost., che “tutela il paesaggio, il patrimonio storico e artistico della Nazione, l’ambiente (naturale e urbano), la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Basti pensare che questa proposta di legge, consentendo di costruire edifici di “altezza” e “volume” superiori a quelli degli “edifici preesistenti e circostanti”, oppure edifici che presentano “sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche, funzionali e tipologiche, anche integralmente differenti da quelli originari”, rompe l’”ordine”, l’”armonia” e il “decoro” dei Centri abitati, e crea un caos edilizio di immani proporzioni.

Un’altra palese violazione è quella dell’art. 42 Cost., il quale assegna alla “funzione sociale” della proprietà privata, il compito di “assicurare” la salvaguardia della “proprietà pubblica” della Collettività. Non è dubbio, infatti, che, nel nostro caso, l’ “ordine”, l’ “armonia” e il “decoro” dei Centri abitati sono da considerare “beni giuridici” in “proprietà pubblica” degli abitanti, e la loro salvaguardia rientra tra i “limiti” che i proprietari privati devono rispettare, per assicurare la “funzione sociale” della loro proprietà.

Le “incostituzionalità” non finiscono qui. Ma si può concludere rimarcando che si tratta di una proposta di legge che viola in pieno anche l’articolo 41 Cost., il quale, è vero, riconosce la “libera iniziativa economica privata”, ma impedisce che questa sia in contrasto con “l’utilità sociale” del Popolo sovrano. Di peggio era difficile fare.

da qui

martedì 30 luglio 2024

Spiagge, fuori luogo parlare di ‘concessione dei servizi balneari’: il popolo ne è il proprietario – Paolo Maddalena

 

 

La politica insensata dei nostri governanti che, a partire dal 1990 in poi, si è accanita nel distruggere il nostro invidiabile patrimonio industriale con le micidiali e incostituzionali privatizzazioni si sta ancor più evidenziando nel non saper trovare una soluzione per evitare che le cosiddette concessioni balneari scadute siano poste “a gara europea”, come richiesto dall’Ue e come dichiarato da talune nostre decisioni giurisprudenziali; in modo che, anche in questo settore, i “profitti” vadano agli stranieri e a noi resti qualche lavoro precario o molto malpagato.

Si tratta di un vistoso equivoco, dovuto al fatto che i nostri governanti continuano a ragionare come se le spiagge fossero proprietà della Pubblica Amministrazione e che per renderle in uso pubblico fosse necessario far ricorso all’istituto della concessione di servizi, senza tener conto che la nostra Costituzione, all’articolo 42, sancisce che “la proprietà è pubblica o privata”, dovendosi intendere come “proprietà pubblica”, ma, come immediatamente osservò il grande amministrativista Massimo Severo Giannini, la “proprietà collettiva demaniale” del popolo. Sicché deve inequivocabilmente ritenersi che non è più lo Stato amministrazione, il quale, con un atto di concessione a privati, attrezza e destìna a uso pubblico le spiagge, ma che queste di per sé sono già in uso pubblico, in quanto oggetto di detta “proprietà collettiva demaniale”.

In altri termini, continuare a parlare di “concessione dei servizi balneari” è fuori luogo, specialmente se si pensa che, secondo la giurisprudenza amministrativa (sentenza del Consiglio di Stato n. 3910 del 4 maggio 2020), la “concessione di un servizio pubblico” implica che il concessionario, avendo pattuito una remunerazione con l’Amministrazione pubblica, assuma su di sé il rischio imprenditoriale legato all’esecuzione dei servizi di cui si tratta. Nel caso di specie non c’è alcun rischio da affrontare e quello che serve è semplicemente una attività che consista nella pulitura della spiaggia, nella fornitura di sedie a sdraio e ombrelloni, nell’allestimento di uno spogliatoio amovibile, nella costituzione di un punto di ristoro, nella sorveglianza dei bagnini e così via dicendo. Si tratta di attività che evidentemente possono essere consentite a privati, mediante i più vari tipi di contratti, con i quali, in pratica, si autorizzano le predette attività. In sostanza, l’unico tipo di spiaggia consentito dalla Costituzione è la “spiaggia libera attrezzata”, per il cui accesso non occorre pagare un biglietto, mentre poi ci si può servire di varie comodità nel modo che ho appena esposto.

In questo quadro è semplicemente impensabile che una legge promossa dal governo Meloni abbia addirittura riconosciuto al “concessionario” il diritto a una indennità di esproprio per le costruzioni effettuate sulla spiaggia e lasciate allo Stato, al termine della concessione, secondo quanto dispone l’art. 49 del codice della navigazione. La questione è stata rimessa dal Consiglio di Stato alla Corte di giustizia europea, la quale, giustamente, ha risposto che l’attuazione o la non attuazione dell’articolo 49 del nostro codice della navigazione non incide sul diritto europeo. E allora qualcuno, con una nuova proposta di legge, ha pensato di risolvere il problema abrogando l’articolo 49 del Codice della navigazione, senza tener presente che le costruzioni su suolo altrui appartengono per “accessione” al proprietario del suolo (nel caso il proprietario della spiaggia, cioè il popolo).

Se i nostri governanti conoscessero e facessero valere la Costituzione, certamente non sarebbe stato possibile neppure pensare di mettere “a gara europea” le concessioni scadute riguardanti le nostre spiagge.

da qui

mercoledì 5 giugno 2024

Premierato, nessuno dei senatori si è accorto che sta discutendo un’atroce menzogna - Paolo Maddalena

 

Tra polemiche e inverecondi scontri verbali, sta andando avanti al Senato l’approvazione del disegno di legge sul cosiddetto “premierato”, presentato dalla presidente del Consiglio dei ministri Senatrice Giorgia Meloni e dal ministro senza portafoglio per le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa, senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati sul cosiddetto “premierato”. Quello che, tuttavia, più sorprende è il fatto che nessuno dei senatori si accorge che stanno discutendo di un disegno di legge assolutamente privo di “consistenza giuridica”, e come tale “improponibile”, “improcedibile” e, in fin dei conti, assolutamente “inammissibile”, in quanto contrario, oltre che a un insanabile errore procedurale, anche all’invalicabile principio della “verità”, cui devono attenersi soprattutto i parlamentari e il governo, come si evince dagli articoli 3, e 54 della Costituzione, nonché dalla XVIII disposizione transitoria e finale della Costituzione stessa.

E non è fuor di luogo porre subito evidenza, che se, per assurdo, questo disegno potesse essere validamente trasformato in una reale modifica della Carta costituzionale, esso cambierebbe i “principi fondamentali” della nostra Costituzione, spoglierebbe i cittadini dei loro fondamentali diritti civili e politici, trasformerebbe il nostro “Stato comunità” in uno Stato “autocratico” e, in ultima analisi, travolgerebbe definitivamente la nostra democrazia.

Mi limito, comunque a indicare, tra i moltissimi motivi di “inammissibilità”, che impongono, ripeto, l’immediato “ritiro” di questo disegno dalla bagarre parlamentare in corso, soltanto due, che riporto di seguito.

Innanzitutto è da porre in somma evidenza che questo disegno “ignora” che, ai fini della sua approvazione, non è possibile utilizzare, come invece è stato fatto, il procedimento di “revisione costituzionale” previsto dall’art. 138, Cost. Lo afferma una costante giurisprudenza costituzionale, secondo la quale, per cambiare i “principi fondamentali” della Costituzione, occorre un diverso orientamento del “Potere costituente”, una “nuova Assemblea costituente”, e quindi una “diversa” Costituzione.

In secondo luogo è da far capire agli illustri senatori che stanno discutendo di una atroce “menzogna”: quella di far credere agli elettori in un “aumento” del “peso e del valore” del loro voto, con il quale designano il Presidente del Consiglio dei Ministri, là dove si tratta dello “svuotamento” del contenuto del “diritto di voto”. In effetti, con questo disegno di legge costituzionale si impone ai compilatori della “legge elettorale” di prevedere un “premio” che attribuisca la maggioranza dei seggi a quel partito o a quella coalizione collegato al candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che sia arrivato primo alle elezioni, indipendentemente dal numero di voti ottenuto. Dunque, non più un “premio di maggioranza” a quel partito o a quella coalizione che abbia raggiunto la “soglia” prevista dalla legge elettorale per essere considerato (in modo ovviamente fittizio) “la maggioranza” degli elettori, ma, un “premio di governabilità”, meglio si direbbe un “premio elettorale”.

Ripeto: è sufficiente arrivare primi, al resto pensa la legge Meloni-Casellati. E ciò comporta, anche la gravissima conseguenza secondo la quale il “programma di governo” non sarà più il frutto di una “dialettica parlamentare”, e sarà quello presentato prima e fuori del Parlamento da quella lista o coalizione collegato al candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, risultato “primo” alle elezioni stesse. Insomma, il Popolo non “concorre” più alla “determinazione della politica nazionale”, mentre le “elezioni” divengono un vero e proprio “ludo cartaceo”.

Non occorre dire altro per indurre gli Organi responsabili (presentatori e governo) a “ritirare” questo insano disegno, che, a parte tutto, risuona come una offesa alla dignità del Popolo sovrano.

 

Attuare la Costituzione

Associazione di promozione sociale

 La Segreteria

 

www.attuarelacostituzione.it

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-non_c_niente_da_gioire_per_loperazione_kkrtim/11_55021/

 

domenica 4 febbraio 2024

Paolo Maddalena - Gli aspetti più orribili della legge sulle “Autonomie differenziate”

 

È molto preoccupante che sia passata pressocchè  inosservata l’approvazione da parte del Senato del disegno di legge sulle “Autonomie differenziate”. Una orribile proposta che fa cadere nel nulla secoli di tenaci discussioni e sofferte battaglie per l’affermazione dei principi di “libertà, eguaglianza e solidarietà”, che costituirono il “patto” sul quale si fondò la rivoluzione francese.

Ci sarebbe molto da dire su questo ineffabile testo dell’On. Calderoli, che, detto in estrema sintesi, non ha nulla di seriamente giuridico, e, agendo sullo stesso piano dell’altro testo voluto dalla Meloni sul cosiddetto “premierato”, infrange tutta una serie di solide categorie giuridiche come fossero dei birilli.

Il primo “principio fondamentale” a farne le spese è quello della “eguaglianza”, che permea di sé l’intera Costituzione ed è peraltro un cardine dell’ordinamento costituzionale. Si tratta di un tema estremamente vasto, ed estremamente sfuggente. “Estremamente vasto”, perché la “eguaglianza”, è la condizione stessa dell’esistenza della Legge. La legge, infatti, non sarebbe tale, se non fosse “uguale per tutti”. Come è scritto sui nostri Tribunali. Oltre che nel primo comma dell’articolo 3 della Costituzione (dove, sia detto per inciso, la parola “uguale” è stata corretta in “eguale” dall’ottimo revisore del testo costituzionale, Concetto Marchesi). E “estremamente sfuggente”, perché il testo della Costituzione parla di “eguaglianza” una infinità di volte indicandola spesso con la parola “tutti” o con il suo omonimo “ogni”.  Art. 3: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”, art. 4: si garantisce il lavoro “a tutti i cittadini”, “ogni cittadino ha il dovere di svolgere una attività o una funzione”, art. 8: “tutte le confessioni religiose”, art. 16 “ogni cittadino può circolare o soggiornare”, art. 19: “tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa”, art. 21: “tutti hanno il diritto di professare liberamente il proprio pensiero”, ecc., ecc. ).

In questo stato di cose, è ovvio che può prendersi in esame un filo per volta. E non può negarsi che il primo filo che viene in considerazione secondo l’ordine concettuale seguito dalla Carta costituzionale è quello che collega il concetto di ”eguaglianza” al concetto di “sovranità”. Alla ”sovranità” si riferisce infatti il primo articolo della Costituzione, secondo il quale: “la sovranità appartiene al Popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. E alla “eguaglianza”, fa riferimento l’art. 48 Cost., là dove si afferma che per fondamentale “atto sovrano” deve intendersi “l’esercizio del diritto di “voto”, subito precisando che quest’ultimo deve essere “personale ed eguale, libero e segreto”.

Insomma, l’esercizio concreto della “sovranità” da parte del “Popolo”, avviene, nel caso che si esamina, con l’estensione del “diritto di voto” a “tutti” i cittadini (ho già detto dell’importanza della parola “tutti”) e purché ogni voto sia “eguale”, cioè di egual peso e di egual valore. Le parole usate dal Costituente sono al riguardo estremamente chiare: “sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che abbiano raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”.

Questo è il primo, e comunque uno dei tanti “principi fondamentali” (i quali, lo si ricordi, non possono essere oggetto neppure di revisione costituzionale) che il disegno di legge Calderoli travolge e distrugge. Basti pensare che il voto di tutti i cittadini serve per nominare i loro rappresentanti in Parlamento, al fine soprattutto, come precisa l’art. 49 Cost., di “concorrere” a “determinare” la “politica nazionale”. Ma quale “politica nazionale” potranno mai concorrere a determinare i cittadini tramite i loro rappresentanti parlamentari, se al Parlamento restano assegnate ben poche materie oggetto di legislazione esclusiva, mentre il grosso delle materie appartiene alle Regioni, e quelle ad autonomia differenziata, come voluto dal disegno di legge Calderoli, non hanno nessun collegamento con le leggi statali, e anzi, possono agire “in contrasto” e “in concorrenza” con queste ultime? Ci troviamo davvero di fronte a un disegno di legge che sconquassa ogni ordine logico, giuridico e costituzionale, e gioca sul brutale accaparramento di quanto più si può. Un disegno di legge “disarmante” per la sua palese arroganza e la sua pretesa, ma inesistente, dignità legislativa.

E quella narrata è soltanto una delle infinite vacuità che si vorrebbero far passare come “leggi” dello “Stato”. Uno Stato di certo non più esistente nelle menti di coloro che tali leggi hanno voluto proporre.

--

Attuare la Costituzione

Associazione di promozione sociale

 La Segreteria

 

www.attuarelacostituzione.it

 

da qui

venerdì 2 febbraio 2024

vergogne italiane

Meloni promette: resteranno in Italia le ‘industrie strategiche’. Falso, ecco perché - Paolo Maddalena

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, nel rispondere a una interrogazione dell’On.le Maurizio Casasco di Forza Italia, ha precisato che le “privatizzazioni” proseguiranno in modo avveduto, nel senso che saranno dismessi quei beni che non servono allo “sviluppo economico”, mentre saranno mantenute in Italia le “industrie strategiche”. Falso. Infatti, è proprio il governo Meloni che si sta apprestando a mettere sul mercato un altro 13 per cento delle azioni della SPA Poste Italiane possedute dal Ministero delle finanze, avvicinandosì pericolosamente alla dismissione del 50 per cento del capitale sociale, e, quindi, al venir meno della relativa maggioranza. 

Una vera perdita per i “profitti” dello Stato italiano, per i “posti di lavoro” e per la “direzione politica” di questo importante settore delle comunicazioni. Del resto era stata la stessa Meloni, nel 2018, ad affermare che “la privatizzazione di Poste Italiane sarebbe una follia e su questo tema chiederò al centro destra di dire una parola chiara”. Si tratta infatti di 140.000 dipendenti, di 13.000 sportelli aperti sul territorio, di 500 miliardi di risparmi degli Italiani, e, sono sue parole, “di un assoluto gioiello” che “è stato già privatizzato per il 35 per cento dai governi pd e di sinistra”. E non basta.

Questo governo, infatti, sta per vendere alla Energy Infrastructure Parteners Ag il 10 per cento delle Azioni di “ENI Plenitude”, per un totale di 750 milioni di euro. Si tratta delle famose “energie rinnovabili”, che costituiscono il “presupposto” per lo sviluppo economico del nostro Paese e che la Meloni fa passare come qualcosa di improduttivo, celando le disastrose conseguenze che ciò comporta. E c’è ancora dell’altro. La Meloni svende anche gli immobili e i terreni delle “Ferrovie dello Stato”, lasciando alla speculazione edilizia le sorti di edifici molto spesso di valore storico e artistico, nonché quel poco di verde che ancora ci rimane. Sembra che tutto concorra al fine della più completa distruzione del nostro territorio e dell’asservimento della nostra economia ai voleri, o ai capricci, dei potentati della economia e della finanza. 

Insomma, appare sempre più evidente che questo governo stia premendo sull’acceleratore, in vista della prossima attuazione delle “Autonomie differenziate” e del cosiddetto “Premierato”. Due sciagurate operazioni, nello stesso tempo politiche e giuridiche, che ratificheranno definitivamente la distruzione della nostra Costituzione democratica e repubblicana e la destrutturazione totale del nostro Stato comunità. Intanto gli imprenditori privati, vedi Stellantis, una volta FIAT, si stanno affrettando a lasciare l’Italia.

da qui



domenica 21 gennaio 2024

l'Italia che si suicida

 

Paolo Maddalena - Ilva e telecomunicazioni: così i governi italiani distruggono la potenza industriale del Paese

Stanno apparendo, giorno dopo giorno, le conseguenze nefaste dell’azione dei governi succedutisi dall’assassinio di Moro in poi e specialmente di questo ultimo governo, che, con i loro provvedimenti improntati al più bieco neoliberismo, hanno rafforzato i ricchi e indebolito i poveri, dando un colpo mortale al nostro sistema economico, che appare ormai debole e inaffidabile sul piano internazionale.

 

Micidiali sono state le “privatizzazioni” (la trasformazione in SPA di Enti pubblici economici e Aziende pubbliche, che erano “fuori mercato” e non potevano fallire), nonché le “liberalizzazioni” (e cioè la trasformazione, in res nullius a disposizione del primo occupante, dei beni immateriali appartenenti al Popolo, come, ad esempio, le frequenze televisive, le linee aeree, il commercio, ecc.), che hanno sottratto al Popolo la “proprietà pubblica demaniale” della “ricchezza nazionale”, per farle finire nelle mani, di singoli soggetti o di multinazionali, con l’inevitabile conseguenza di una perdita del potere direzionale negli affari economici da parte del nostro Stato comunità. Né ha sortito alcun effetto positivo l’aver disposto una legislazione che salva i colletti bianchi e i capitani d’industria dalla responsabilità penale (abrogazione dell’abuso d’ufficio, il depotenziamento del traffico di influenze illecite, le modifiche sulle intercettazioni), e punisce duramente i poveri (legge Cutro contro i migranti, il decreto sicurezza contro i carcerati, ai quali è impedito anche di rifiutare il cibo, le leggi contro i mendicanti, e così via dicendo).

Si tratta di provvedimenti inutili ed odiosi che hanno fatto compiere al nostro paese un passo indietro fino ai tempi della prima industrializzazione tanto bene descritta dai film di Chaplin.


La prova più recente della erroneità di questa insana politica ci è offerta dal caso ILVA. E’ avvenuto, infatti, che la multinazionale straniera Arcelor Mittal, che possiede il 62 per cento del capitale sociale dell’ex ILVA, e, fatto gravissimo, si è sempre rifiutata di attuare il piano industriale approvato dall’Assemblea, ha respinto sprezzantemente l’offerta italiana di 320 milioni, da destinare a un aumento del capitale, indispensabile per salvare l’azienda dal collasso, mentre, nello stesso tempo, ha investito più di un miliardo nell’Acciaieria di Dunkerque in Francia, per la sua decarbonizzazione.

Insomma, l’Italia si è impoverita da sola, ha distrutto la sua potenza industriale creatrice di una zona di sicuro sviluppo economico, indebolendo la sua immagine sul piano internazionale, ed ora subisce lo scacco di essere poco, o per nulla, credibile sul piano della sicurezza degli investimenti.

Per l’ex ILVA, ora è imminente l’Amministrazione straordinaria ed è molto difficile che i Commissari si dedichino alla ristrutturazione dell’Azienda, piuttosto che a preparare tutto per la sua liquidazione, con il chiaro venir meno di decine e decine di posti di lavoro. Insomma chi ci rimette sono i più deboli, mentre i ricchi lasciano l’Italia per approdare in più prosperi lidi. E come ultima notizia si deve dire che, secondo una nota di Palazzo Chigi in data odierna, il Governo ha dato il via libera alla vendita al Fondo infrastrutturale KKR delle nostre reti di telecomunicazioni, le quali, per l’80 per cento passano agli Americani, e per il 20 per cento restano agli Italiani.

 

Ogni commento ai lettori!

--

Attuare la Costituzione

Associazione di promozione sociale

 La Segreteria

 

www.attuarelacostituzione.it

 

da qui



giovedì 28 settembre 2023

Paolo Maddalena - Migrazioni, il sistema capitalistico non regge più a se stesso

 

E’ orribile sentir dire ai poveri immigrati dall’Africa, addirittura dal nostro Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni: “non partite: sarete rimpatriati”; “saranno adottate misure straordinarie”, come l’aumento dei Centri per il rimpatrio (praticamente un carcere duro), la chiusura dei  porti e simili altre terribili misure già previste dal feroce “Decreto Cutro”.


Questo spregiudicato ricorso alla durezza contro persone inermi che fuggono, con indicibili sofferenze, dal centro del continente africano, dove infuriano guerre, dittature, carestie, fame, mancanza di cibo e di acqua, è contro i nostri più profondi sentimenti di umanità e di rispetto dei diritti umani, sanciti peraltro dall’art. 2 Cost., e induce tutti gli italiani a indignarsi e a dissociarsi da questo riprovevole, inutile e dannoso atteggiamento.

Le condizione attuali degli Africani sono una conseguenza diretta del colonialismo europeo e dello sfruttamento delle loro risorse, assicurato da dittatori venduti agli interessi economici occidentali. Si tratta di un flusso inarrestabile, di certo paragonabile a altri fenomeni del genere verificatisi nella storia dell’umanità, ma dobbiamo capire che non si tratta affatto di un fenomeno che può fermarsi con operazioni di carattere paramilitare. Saggezza imporrebbe che l’Europa provveda unanime all’accoglienza, distribuendo gli immigrati nei vari Paesi, e incoraggiando l’integrazione. L’Europa deve rendersi conto che se ci troviamo di fronte a persone che mettono a repentaglio la loro vita, con la traversata del Mediterraneo (divenuto un cimitero) su imbarcazioni di fortuna, è perché esse fuggono da situazioni di reale impossibilità di vita.

Di fronte a chi tenta di salvare la vita non ci sono confini che tengano e ridicola appare la distinzione tra “migranti regolari e irregolari”, intendendo per “regolari” quelli chiamati in Italia da un datore di lavoro, secondo la superata legge Bossi Fini, emessa nel 2002. Sia ben chiaro che siamo di fronte alle conseguenze nefaste di un sistema capitalistico che non regge più di fronte alle conseguenze che esso stesso ha creato: l’accentramento della ricchezza nelle mani di pochi, la miseria di molti, lo sfruttamento senza limite delle risorse naturali e, infine, le guerre e il cambiamento climatico. Ma in natura esiste un “limite” e, come ricordava Orazio, “il giusto non può esistere contemporaneamente al di qua e al d là del limite”. Come ha osservato Lucio Caracciolo, tutto ci dice che “stiamo entrando in un tunnel”. Ci riflettano le grandi menti economiche europee che la Ursula Von der Leyen ha chiamato per aumentare la “competitività” dell’Europa.

da qui

venerdì 17 marzo 2023

Il Consiglio dei Ministri del 16 marzo ha gettato la maschera. Ed è apparso il vero volto di Maja - Paolo Maddalena

 

Mentre l’affermazione del sistema economico predatorio neoliberista, che pone tutte le ricchezze nelle mani di privati, evitando di porre fuori commercio quei beni di preminente interesse generale, necessari per soddisfare i bisogni e i diritti fondamentali del Popolo, sta dimostrando la sua incapacità a mantenere la stabilità dei mercati, come provano i crolli bancari a catena che partono dalla Silicon Valley statunitense per arrivare a destabilizzare le banche europee e in particolare la Credit Swisse svizzera, il governo Meloni, a occhi bendati, va avanti nell’attuazione di questo malefico e distruttivo sistema economico, apertamente in contrasto con gli interessi dell’intero Popolo.

 

Infatti nell’importante Consiglio dei Ministri di ieri si è dato il via libera all’attuazione completa della flat tax per tutti, con una forte riduzione del prelievo fiscale, ma senza indicare con quali siano i mezzi finanziari per farvi fronte.

 

Si è deliberato inoltre di dare via libera al mostruoso Ponte di Messina che comporta danni incalcolabili all’ambiente, nonché alla flora e alla fauna marina, molto densa in quello Stretto.

 

E infine si è dato via libera all’Autonomia differenziata che distrugge in pratica l’eguaglianza economica, sociale e politica dello Stato italiano.

 

La presentazione di questi tre passi falsi è stata effettuata con argomenti che danno l’idea di una fiera della menzogna, e soprattutto senza tenere in minimo conto le gravissime violazioni degli intoccabili principi e diritti fondamentali della Costituzione, che vengono violati in tutte e tre le menzionate materie.

 

Per quanto riguarda la flat tax, la violazione riguarda decisamente il criterio della progressività del sistema tributario, sancito dall’articolo 53 Cost., nonché l’altro principio fondamentale, secondo il quale la previsione di nuove e maggiori spese (nel caso derivanti dall’attuazione della flat tax) deve indicare i mezzi per farvi fronte (art. 81 Cost.).

 

Per quanto riguarda il Ponte di Messina, come risulta da un numero incalcolabile di perizie tecniche, si tratta di un’opera che viola l’articolo 9 della Costituzione, principio fondamentale inderogabile, che tutela il paesaggio, il patrimonio storico artistico della nazione, la biodiversità, l’ecosistema e l’ambiente, nonché l’articolo 41 della Costituzione che tutela, contro l’iniziativa economica privata, l’ambiente e l’utilità sociale.

 

Ultima fortissima violazione della Costituzione è quella delle autonomie differenziate che hanno la loro origine nella incostituzionale abrogazione, da parte della legge numero 3 del 2001, di riforma del titolo V, dell’originario articolo 117 della Costituzione, secondo il quale : “la regione emana le sue leggi nei limiti fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempre che le norme stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quelle di altre regioni”.  

 

Una violazione che trova preciso riscontro nel terzo comma dell’articolo 116 del riformato titolo V della Costituzione, secondo il quale: “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia…possono essere attribuite ad altre regioni con leggi dello Stato”.

 

Norme che violano la struttura stessa dello Stato-Comunità sancito in Costituzione. E in particolare l’articolo 1, secondo il quale: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al Popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, nonché l’articolo 5 Cost., secondo il quale: “la Repubblica è una e indivisibile”.

 

In sostanza quanto deciso nella citata seduta del Consiglio dei Ministri dimostra che questo governo agisce in contrasto con i principi e i diritti fondamentali dell’intero Popolo sovrano e contro, come già accennato, la struttura stessa dello Stato-Comunità.

 

È arrivato il momento in cui il Popolo deve far ricorso al suo diritto di resistenza contro i soprusi del governo, facendo ricorso, alla indizione, ai sensi dell’articolo 75 Cost., di un referendum popolare che abroghi gli atti legislativi, varati a seguito dell’ultimo Consiglio dei Ministri, appena verranno in essere, tenendo presente che è in gioco l’eguaglianza economica e sociale, di cui all’articolo 3 della Costituzione, e che questo governo sfacciatamente sposta sui più deboli gli oneri sociali che invece dovrebbero gravare, secondo il citato criterio della progressività, sulle classi più abbienti. 

da qui

domenica 18 dicembre 2022

La politica del governo Meloni sembra che voglia esaltare il singolo ai danni della collettività - Paolo Maddalena

 

Le prime azioni del governo Meloni preoccupano per il fatto che si bada soprattutto alla tutela dei singoli, piuttosto che alla tutela dell’intera collettività, con la conseguenza che per tutelare i primi si danneggiano i secondi.

Questo si è già verificato con i provvedimenti adottati dal governo sull’aumento del contante (che favorisce l’evasione), sull’attuazione della flat tax (che fa pagare meno tasse ai più abbienti), sul condono fiscale (che premia gli evasori, beffeggiando chi paga le tasse) e, per chiudere, con l’eclatante notizia della costruzione del Ponte di Messina (obiettivo molto caldeggiato da organizzazioni di stampo criminale).

La notizia sorprendete di oggi riguarda proprio questo abbassamento della tutela di tutti i cittadini, che agiscono in modo giuridicamente corretto, a favore di alcune categorie di persone che, violando la legge, si sentono limitate nell’esercizio della propria attività. 

L’odierno attacco agli interessi di tutti emerge dalle dichiarazioni del ministro della Giustizia Nordio contro la magistratura, il cui compito è quello di amministrare la giustizia nell’interesse generale di tutti i cittadini.

Nordio dichiara di voler dare piena attuazione al principio fondamentale di cui all’articolo 15 della Costituzione che dichiara inviolabili la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, dando poco risalto a un altro principio fondamentale sancito dal secondo comma di questo articolo, secondo il quale la limitazione della libertà e della segretezza di ogni comunicazione  “può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria” con le garanzie stabilite dalla legge.

Non può sfuggire che questo secondo principio fondamentale ha una forza imperativa inderogabile, perché affida soltanto all’autorità giudiziaria il potere di tutelare la libertà di tutti i cittadini, incidendo sui diritti fondamentali dei singoli, secondo le relative garanzie legislative.

È su questo punto che si fonda la civiltà di una nazione e far prevalere l’interesse tutelato dal primo comma dell’articolo 15 sull’interesse tutelato da questo secondo comma vuole affermare la supremazia dell’interesse del singolo sulla supremazia degli interessi di tutti, cioè realizzare uno sconvolgimento dell’ordine costituzionale che considera il singolo parte del tutto e tutela primariamente il Popolo nella sua unitarietà.

Inoltre impressionano molto le affermazioni di Nordio in ordine alle limitazioni che egli vorrebbe porre a proposito delle intercettazioni ambientali e telefoniche, le quali sono ampiamente disciplinate dall’articolo 266 del Codice di procedura penale, che le limita a delitti dolosi molto gravi, peraltro tassativamente descritti nello stesso articolo.

Impressiona altresì il fatto che Nordio parli di abrogare il reato di abuso d’ufficio e quello di traffico di influenze illecite, senza tener presente che l’abuso d’ufficio è chiaramente definito, emanando qualsiasi possibilità dubbio interpretativo, dall’articolo 323 del Codice penale, il quale incrimina chi “intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, ovvero arreca ad altri un danno ingiusto”, prevedendo la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Quanto all’abolizione del reato di cui all’articolo 346 bis del Codice penale che riguarda il traffico di influenze illecite, è da porre in evidenza che Nordio vorrebbe trasformare la sanzione penale a carico di chi fa da mediatore in un fatto di corruzione, in una semplice sanzione amministrativa.

Il che significa incrementare la possibilità di porre in essere atti di corruzione a vantaggio di soggetti che agiscono contro i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale.

L’insieme delle notizie che ho finora descritto, unitamente ad altre notizie relative ai provvedimenti governativi, adottati o annunciati, offrono un quadro estremamente preoccupante dal quale emerge la raffigurazione di un potere esecutivo che ha come mira la distruzione dell’intero sistema costituzionale vigente, premiando le attese di pochi politici.

In sostanza appare chiaro che il governo Meloni sta preparando una fase costituente attraverso la quale: con le autonomie differenziate (come vuole la Lega) si distrugge l’unità economica, giuridica e politica dell’Italia; con la modifica dell’ordinamento giudiziario si tolgono poteri importanti alla magistratura (dando soddisfazione a Berlusconi), come quelli della obbligatorietà dell’azione penale, della limitazione delle intercettazioni e della divisione delle carriere; con l’attuazione del Presidenzialismo (come vuole la Meloni, che chiaramente aspira al Quirinale), si distrugge il fondamentale diritto di partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese e il diritto fondamentale di perseguire il pieno svolgimento della persona umana e di cooperare per il progresso materiale e spirituale della società (art. 3, comma 2, Cost. e art. 4, comma 2, Cost.).

Esprimo pertanto un grido di dolore, spero condiviso da molti, contro la distruzione della nostra Italia che è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art. 1 Cost). 

da qui

sabato 20 agosto 2022

Clima e crisi energetica: l'unica soluzione è più Stato - Paolo Maddalena

 

Il problema numero uno dell’umanità, e cioè il mutamento climatico dovuto al riscaldamento dell’atmosfera con i tragici effetti che produce, domina la stampa odierna. Si tratta di un fenomeno che peggiora da tempo, al quale i politici hanno sempre dato poca importanza, ma che ha effetti negativi, e forse a questo punto irreversibili, sulla vita dell’uomo e del Pianeta.

L’aumento della temperatura dell’atmosfera provoca infatti effetti di carattere estremo, sia per quanto riguarda i nubifragi, sia per quanto riguarda la siccità, sia per quanto riguarda gli incendi.

Si tratta di un procedimento che si autoalimenta, la cui causa è soprattutto l’immissione nell’aria di gas serra, per il quale molti scienziati, non condizionati dalle ricadute politiche delle loro affermazioni, hanno dichiarato da molto tempo che l’unico rimedio da adottare è il taglio delle attività inquinanti, appello fino ad oggi del tutto inascoltato dai politici di tutti i Paesi interessati.

E si deve aggiungere che questo fenomeno incide direttamente sull’economia, specialmente per l’accennato effetto della siccità, la quale distrugge i raccolti e, come avvenuto in Germania a proposito della non navigabilità del fiume Reno, anche sui trasporti per via fluviale.

E a proposito di economia i giornali odierni pongono in evidenza gli effetti negativi della guerra in Ucraina, che ha provocato una forte inflazione specialmente in Germania (8,5% su base annua), il cui Pil dell’ultimo anno non ha segnato nessun progresso. Grande è pertanto la preoccupazione degli investitori tedeschi, che, ricordando la grande inflazione che stroncò la Repubblica di Weimar, stanno ritirando i loro investimenti dal mercato generale.

Il Problema è notevole perché la Germania è stata finora l’elemento trainante dell’economia europea. E si deve sottolineare, che, sul piano strettamente economico, la causa della attuale inflazione è da ricercarsi nel fatto che l’antico sistema economico produttivo di stampo keynesiano, che utilizzava la proprietà pubblica demaniale del Popolo per incidere in modo istantaneo nelle situazioni di emergenza è stato sostituito, per quanto ci riguarda con leggi incostituzionali, dal sistema economico predatorio neoliberista, che ha distrutto la proprietà pubblica demaniale e ldele fonti di produzione di ricchezza nazionale, donandole a soggetti privati, i quali sono inidonei a intervenire in situazioni di emergenza, in quanto perseguono i loro personali interessi e tolgono allo Stato i mezzi necessari per far fronte a calamità che investono l’intera Nazione.

Ne deriva che in situazioni come l’attuale, caratterizzata dall’aumento del prezzo del gas e da altri effetti negativi dovuti alla guerra in Ucraina, da un lato non possono essere contrastati dai privati e dall’altro non possono essere governati dallo Stato, privato della proprietà pubblica demaniale della ricchezza nazionale.

Particolare attenzione dedicano inoltre i media odierni alla situazione politica italiana caratterizzata da un forte scontro tra i vari partiti in lizza per le prossime elezioni. E oggetto di dibattito privilegiato è diventato l’argomento del taglio dei parlamentari, il quale ha esasperato gli effetti negativi del sistema maggioritario che, in contrasto con la Costituzione, e in particolare con il principio dell’eguaglianza del voto, fu a suo tempo decisa per favorire la governabilità ai danni della rappresentatività degli elettori.

La diminuzione dei parlamentari ha prodotto un effetto maggiore delle previsioni, poiché il sistema maggioritario, che tra l’altro come i fatti dimostrano, non ha mai assicurato l’auspicata governabilità, diventa oggi uno strumento per la formazione di una maggioranza che è in grado di mutare addirittura la forma di governo, sostituendo alla democrazia parlamentare una sorta di democrazia presidenzialista, la quale viene menzogneramente annunciata sia dalla Meloni, sia da Berlusconi, come il rimedio di tutti i mali.

Si tratta invece di un effetto perverso che mira a portare un uomo solo al comando distruggendo in pratica l’intera Costituzione e i suoi principi e diritti fondamentali, che costituisce l’obiettivo finale del sistema neoliberista e della P2 di Gelli.

Osservo in proposito che una scelta di questo tipo, proprio perché incidente sui principi e diritti fondamentali, non può essere oggetto di revisione costituzionale ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione, come quasi universalmente è riconosciuto dalla dottrina, e che di conseguenza, per attuare il presidenzialismo, sarebbe necessaria una nuova assemblea costituente che compili una nuova Costituzione, distruggendo per sempre quella attuale, giustamente definita la più bella Costituzione del mondo.

da qui

sabato 6 agosto 2022

"Il neoliberismo di Draghi priva gli italiani dei servizi pubblici essenziali" - Paolo Maddalena

 

 

Dalla stampa odierna emerge con evidente chiarezza che nel background dei politici esistono due punti fermi sui quali nessuno deve discutere come se si trattasse di un atto di fede.

 

Da un lato si sostiene l’ideologia neoliberista, il cui mainstream è dare ricchezza ai ricchi e miseria ai poveri; d’altro canto appare intoccabile la libertà di ciascun politico di ricorrere a un tipo di propaganda assolutamente menzognera, com’è tipico delle società della menzogna (vedi Vladimiro Giacché), che fondano il loro potere sulla finanza e cioè sulla moneta fittizia.

 

Ricordo in proposito le dichiarazioni di Salvini, il quale prevede di diventare subito Ministro dell’Interno, per impedire l’accesso in Italia dei migranti, respingendoli in mare, e addirittura arriva ad affermare che il reddito di cittadinanza (che ha salvato un milione di persone dalla povertà assoluta) deve essere tolto agli indigenti e dato alle imprese per favorire il loro sviluppo.

 

Altro esempio è quello della Meloni, la quale ha ritenuto di confermare platealmente la sua fede europeista, e cioè il suo convincimento sulla intoccabilità del sistema economico predatorio neoliberista attualmente seguito, nonostante la sua palese contrarietà ai principi fondamentali della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

 

Sfugge a tutti che il centro del problema è costituito proprio dalla necessità di sostituire detto sistema economico predatorio neoliberista con il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, che salva i posti di lavoro e le fonti di produzione di ricchezza nazionale, che per altro è l’unico sistema accolto in Costituzione.

 

Ma, come accennavo, questo punto centrale che riguarda l’esistenza stessa dell’economia italiana e quindi della Repubblica, costituita da una Comunità nazionale che si articola in numerose Comunità locali, tutte vero bersaglio della politica in atto.

 

Su questo piano emerge la vergognosa approvazione del Ddl concorrenza, voluta da Draghi, il più fiero sostenitore dell’Europa neoliberista, secondo il quale tutti i servizi pubblici essenziali, compresa l’acqua, devono essere privatizzati, cioè messi a gara sul mercato generale, in modo da togliere agli italiani posti di lavoro e fonti di produzione di ricchezza, per donarli agli stranieri partecipanti alle varie gare.

 

Un vero obbrobrio che suona come un tradimento agli interessi generali della nostra patria. Il caso particolare riguarda il servizio balneare, per il quale il Senato ha approvato la sua messa a gara europea, rinviando la determinazione degli effetti di questa ignobile decisione a un decreto attuativo, che dovrà essere emesso entro 6 mesi.

 

Per quanto riguarda il servizio taxi, il cui regime è stato condensato nell’articolo 10 del Ddl Concorrenza, si registra, positivamente, che il provvedimento è stato stralciato dalla Camera e dal Senato dal testo del Ddl concorrenza. Solo il prossimo futuro ci dirà quale sorte ha avuto questo servizio pubblico essenziale.

 

Quello che sfugge ai nostri politici è che nel passaggio dall’ordine costituzionale sancito dallo Statuto Albertino, soggetto singolo, denominato Stato persona o Stato amministrazione, si è passati allo Stato comunità, soggetto plurimo, la Repubblica, e cioè il Popolo, producendo effetti notevoli sulla natura dell’appartenenza allo Stato dei beni e delle utilità costituenti il demanio pubblico.

 

Nel primo caso tutto era informato ai principi della proprietà privata, per cui il bene pubblico era tale per l’appartenenza a un Ente pubblico, che poteva demanializzarlo o sdemanializzarlo, nel secondo caso invece l’appartenenza del bene pubblico ha la natura della proprietà collettiva demaniale, per cui è impossibile che un bene di tutti sia dato a un singolo.

 

E questo ai sensi degli articoli costituzionali: 1 (che istituisce lo Stato comunità); 42, primo comma (che sancisce la proprietà pubblica); e 43, ultimo comma (secondo il quale devono appartenere a enti pubblici o a comunità di lavoratori o utenti i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio, che abbiano carattere di preminente interesse generale):

 

Come si ricava da queste norme i servizi pubblici essenziali necessari per la costituzione e il funzionamento della Comunità nazionale e delle Comunità locali non possono essere gestiti da privati, i quali perseguono interessi individuali e non il preminente interesse pubblico sancito in Costituzione, ma soltanto, si ripete, da Enti pubblici o da comunità di lavoratori o di utenti.

da qui

mercoledì 27 luglio 2022

Le dimissioni di Draghi hanno squarciato il velo di Maia che copriva le sciagure della nostra Italia - Paolo Maddalena

 

Con la sfiducia a Draghi e le conseguenti sue dimissioni, si è squarciato il velo di Maia, che copriva le tante sciagure della nostra Italia. Sono usciti così allo scoperto: a) la reale figura di Draghi; b)lo sparuto numero di intellettuali neoliberisti, dei quali si serve la propaganda dei media; c) la inqualificabile massa dei politici populisti, a cominciare da Berlusconi; d) la massa dei cittadini senza idee, sbandata, accecata e infine stremata, dagli effetti provocati dalla propaganda genocida del neoliberismo, che ha distrutto il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, che assicurava loro posti di lavoro, sviluppo economico e benessere per tutti, mantenendo fuori commercio la proprietà pubblica demaniale dei beni in appartenenza al popolo, e utilizzando tali beni per l’intervento dello Stato (cioè del popolo) nell’economia. 

Per quanto riguarda la caduta del governo Draghi, è da dire che questo evento, come aveva preconizzato Peter Gomez, e ripetuto ieri Maddalena Oliva durante la trasmissione “in onda”, rispettivamente Direttore e Vice Direttore del fatto quotidiano on line, è stato pervicacemente voluto da Draghi stesso. Benché chiamato da tutte le parti, e persino dal movimento 5 stelle, a restare al suo posto, egli,con alterigia fuori posto, insulti e una inaccettabile forma di autoritarismo, ha proposto il suo “patto”, e cioè l’attuazione del sua disegno di legge “concorrenza”, che “privatizza” e “sottrae” alla “proprietà pubblica demaniale del popolo italiano “beni e servizi” di rilevantissimo valore economico, in quanto fonti di lavoro e di ricchezza per tutti. Il suo pensiero è stato informato al fatidico principio “non turbate il manovratore”. Egli infatti è stato durissimo nell’affermare che vuole una maggioranza unitaria; in sostanza una maggioranza tanto larga che impedisca a singoli partiti di avanzare richieste, con la riserva mentale di far cadere il governo in caso di rifiuto. Insomma Draghi si è dichiarato “fedelissimo” esecutore dei voleri delle multinazionali e della finanza, dimenticando di essere italiano e di avere il dovere, sancito dall’art. 54 Cost., “di adempiere le sue funzioni con disciplina e onore”. Disciplina e onore che sono del tutto mancate nel suo arrogante discorso.

Per quanto riguarda gli intellettuali intervenuti sui media, si tratta di persone che, probabilmente per loro scarse conoscenze economiche, hanno giurato su una “fede incrollabile” nel “pensiero neoliberista”, senza tener conto, che questo pensiero ha dato luogo a un “sistema economico” che accentrato la ricchezza nelle mani di pochi, impone una rigorosissima, e sovente dannosissima, concorrenza, con spreco di conoscenze, di professionalità, di posti di lavoro e di quanto necessario a una vita libera e dignitosa (art. 36 Cost.). E al riguardo non c’è altro da dire, se non ricordare che non saranno loro a pagare per questa insana e irrazionale scelta, ma l’ignaro popolo, da loro, forse inconsapevolmente, ingannato.

Per quanto riguarda la popolazione, quello che appare è una massa inerme di persone, sbandate, senza idee, impoverite anche sul piano intellettuale, drogate dalle imposture della propaganda mediatica, e infine “stremata” dalle sofferenze (aggravate dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina) imposte dalla perdita dei posti di lavoro e dall’impoverimento generale.

Eppure la speranza c’è. E’ l’attuazione della Costituzione, e in particolare, come sempre ho ripetuto, della reale attuazione del titolo terzo, della parte prima, dedicata ai “rapporti economici”. Un titolo nel quale viene pienamente accolto il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, considerando le privatizzazioni, le liberalizzazioni, le svendite, le concessione della gestione di beni e servizi a privati speculatori, degli atti in pieno contrasto con i principi e i diritti fondamentali.

Da poco è sorto un nuovo partito, denominato “Unione popolare”, guidato principalmente dall’ex, valorosissimo, Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e dal notissimo Paolo Ferrero, che ha posto come programma l’attuazione dei principi testé esposti. Ripongo in questo nascente partito le mie più ardite speranze.

da qui

domenica 19 giugno 2022

Il sistema economico neoliberista ha ucciso le Comunità locali e nazionali - Paolo Maddalena

 

Gli avvenimenti oggi descritti dalla stampa fanno capire che l’idiozia occidentale di aver puntato su un mercato globale informato al sistema economico predatorio neoliberista è fallita e, per l’occidente, ha dato i frutti peggiori.

Sul piano geopolitico si sta consolidando la divisione economica del mondo tra un frastagliato Occidente da un lato, e un fortemente unito asse Russia-Cina-India dall’altro, con la caratteristica di un aumento di potenza economica e di materie prime da parte di questo secondo gruppo.

Come risulta dall’incontro a Kiev con Zelensky di Draghi, Macron e Scholtz, la conclusione è che la guerra in Ucraina continuerà a lungo, tenendo acceso il carbone di una possibile deflagrazione mondiale tra i due accennati opposti schieramenti.

In questo quadro si pone la necessità assoluta di un’Europa unita sul piano politico, tenendo presente che, allo stato, è impossibile realizzare un mercato unico europeo e che è indispensabile che ogni Stato sviluppi innanzitutto la propria economia in condizioni di parità con quella degli altri Stati, arrivando così a realizzare l’indispensabile presupposto di una reale unione politica, come prevede l’articolo 11 della Costituzione.

All’Italia, che resta l’ultima in classifica, non resta che riconquistare, come più volte ho avvertito, la proprietà pubblica dei suoi beni demaniali, da individuare, non più secondo il superato demanio civilistico, ma sulla base del sistema costituzionale con una interpretazione ermeneutica che discenda dai principi e dai diritti fondamentali.

Si tratta di riportare sotto la proprietà pubblica del Popolo, tenendo presente che beni comuni, beni demaniali, beni pubblici e beni fuori commercio, sono aspetti diversi di un’unica realtà, la cui connotazione principale è quella di essere beni collocati fuori mercato, a tutela dei bisogni della Comunità.

Si tratta infatti dei beni costitutivi, identificativi e funzionali all’esistenza della Comunità nazionale. Si tratta, come accennato, di sostituire al vecchio e inadeguato demanio civilistico, oggetto di proprietà privata dell’Ente pubblico (e per questo denominato pubblico), il demanio costituzionale, oggetto di proprietà pubblica del Popolo, cioè di un soggetto plurimo, i cui beni spettano a tutti e non possono essere ceduti a singoli.

Insomma occorre tener presente che le privatizzazioni e le cosiddette concessioni dei beni e dei servizi sono da ritenere illegittime ai sensi della vigente Costituzione, in quanto svuotano di contenuto il demanio costituzionale che è non solo inalienabile, inusucapibile e inespropriabile, ma è anche e soprattutto non svuotabile del proprio contenuto, in quanto, o cedono a singoli un bene di tutti (con le privatizzazioni),o svuotano di contenuto la proprietà pubblica comune ( con le concessioni), trasformandola in una nuda proprietà pubblica.

Il che è vietato dall’articolo 42, primo comma, primo alinea, nel quale si legge che la proprietà è pubblica e privata, intendendo per pubblica una proprietà senza limiti e per privata una proprietà con pesanti limiti volti alla tutela della utilità sociale (art. 41 Cost.) e della funzione sociale (art. 42 Cost.) .

La città che in questo momento sta subendo maggiormente l’eccidio dei beni artistici e storici provocato dal sistema economico predatorio neoliberista è la città di Napoli e spetta ai napoletani di agire in giudizio contro l’amministrazione comunale, la regione e il Ministero dei beni culturali per non essere privati dei tanti beni artistici e storici che sono parte della grande bellezza della città.

Auspico che i cittadini napoletani, sempre distintisi per la loro intelligenza immediata e preveggente, saranno il primo Popolo capace di battersi sul fronte giudiziario e su qualsiasi altro piano legale, affinché le singole comunità e la complessiva Comunità italiana non siano private di loro appartenenza, finendo per essere distrutte dall’azione nefasta del sistema economico neoliberista.

da qui

domenica 5 giugno 2022

Lo scandalo dei salari italiani e la grande bugia degli uomini di Confindustria - Paolo Maddalena

 

Al centesimo giorno di guerra tra Russia e Ucraina si contano soltanto i morti, gli strazi dei feriti e le distruzioni di città intere, ma non si apre nessuna prospettiva di pace.

Anzi aumentano i fattori che fanno pensare a un inasprimento della guerra con la prospettiva finale di una guerra atomica.

Infatti Putin e Zelensky non si muovono dalle loro posizioni e gli Stati Uniti continuano a inviare armi, in modo da tenere accesa il più possibile la probabilità di un esito fatale di questo conflitto che certamente non ha nessun carattere di un conflitto regionale.

Sul piano economico ha fatto molto scalpore un rapporto dell’Ocse, secondo il quale negli ultimi 30 anni le retribuzioni medie sono aumentate in Germania del 33,7%, in Francia del 31,1%, in Olanda del 15,5%, solo per fare alcuni esempi, mentre soltanto l’Italia ha visto una riduzione del 2,9%, registrando altresì una serie di retribuzioni sotto la soglia della povertà.

Alcuni autori, molto legati alla Confindustria, affermano che ciò è dovuto a una presunta allergia degli italiani al libero mercato.

È una grossa menzogna. La verità è proprio l’opposto, l’economia italiana, posta in mano a privati, dalle insensate privatizzazioni, delocalizzazioni e finanziarizzazione del mercato, ostacola in modo pesante qualsiasi forma di investimento, in quanto è stata distrutta l’intera filiera economica che sostiene l’iniziativa economia privata.

Un grosso apporto per la stabilità economica italiana, con il relativo controllo dei prezzi e delle retribuzioni, era stato attuato dall’Ente pubblico economico IRI, che aveva 1000 aziende pubbliche e 500 mila dipendenti e, al momento della privatizzazione, vantava un fatturato di 75 912 miliardi di lire, donato al migliore offerente.

In quel periodo era ancora attuato il terzo comma dell’articolo 41 della Costituzione, secondo il quale: “la legge determina i programmi e i controlli opportuni, perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Proprio l’anelito alla libertà dei mercati ha impedito ai governi qualsiasi ricorso a questo importante principio fondamentale della Costituzione e oggi vanamente si invoca, dagli stesi distruttori del sistema economico italiano, di porre un tetto minimo ai salari.

Insomma è proprio la libertà dei mercati che ha distrutto il lavoro in Italia, basta pensare che, secondo la Costituzione, ogni lavoratore ha l’obbligo di essere costruttore dell’economia italiana, come precisa il comma 2, dell’articolo 4, secondo il quale: “ogni cittadino ha il dovere di svolgere un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.”

Viceversa i governi, sotto la spinta di Confindustria, hanno seguito il principio del programma di Cosentino della P2 di Gelli e hanno tolto ai lavoratori questo compito fondamentale, trasferendolo unicamente ai cosiddetti patronati, cioè alla Confindustria, senza tener presente che meno denaro circola in Italia sempre più difficile è svolgere un’attività imprenditoriale.

La responsabilità di tutto questo cade indiscutibilmente sul pensiero economico predatorio neoliberista che ha soppiantato il sistema economico produttivo keynesiano, secondo il quale la ricchezza va distribuita alla base della piramide sociale e tutto il Popolo, attraverso lo Stato, deve essere protagonista dell’economia (e quindi equamente retribuito ai sensi dell’articolo 36 della Costituzione), con il sistema economico predatorio neoliberista secondo il quale la ricchezza deve essere nelle mani di pochi , costoro devono essere in forte concorrenza e lo Stato non deve intervenire nell’economia.

Tutto questo è stato puntigliosamente attuato con la totale dismissione della ricchezza pubblica e privata, a favore del mercato generale, nel quale dominano gli stranieri, e l’Italia, unica in Europa, proprio per aver seguito le prescrizioni del pensiero neoliberista, si trova ora nella descritta tragedia economica.

Attenzione a coloro che usano la menzogna per tutelare interessi privatistici e non del Popolo sovrano.

da qui