…Non
sarebbe auspicabile che nel breve volgere di qualche settimana si approvassero
alcune norme per cui tutti si sono detti favorevoli in campagna elettorale, a
cominciare dalla riduzione del numero dei parlamentari (che a guardare i
programmi elettorali dovrebbe essere sostenuta dal 100% dei parlamentari
stessi), dalla riduzione degli ‘stipendi’ degli stessi, dal tetto da
individuare per la retribuzione dei manager della Pubblica Amministrazione, da
una nuova legge elettorale uninominale con doppio turno (che, alla luce di
alcune cose che sono successe negli ultimi mesi, potrebbe avere il sostegno di
Pd e M5S), da una norma più avanzata sulla corruzione, da una misura sul
conflitto d’interessi (che non riguarda Berlusconi soltanto, ma metà Paese)?
Non sarebbe, questo, il bene
dell’Italia e della sua politica? E chi si sottraesse a un simile ‘pacchetto’,
non farebbe una pessima figura? E chi non lo facesse, non sarebbe in
contraddizione con le stesse promesse della propria campagna elettorale?
Perché, fatemi capire, se
avessimo vinto davvero, non le avremmo fatte, queste cose?
Se così si farà, oltretutto, ogni
scelta successiva apparirà meno emergenziale (se, come temo, oltre a queste
cose non ci sarebbe una maggioranza per farne delle altre e torneremo al voto).
Così, chi si ripresenterà agli
elettori lo farà muovendo da un punto di vista diverso, spostando l’asticella
del confronto politico un chilometro più in alto.
Insomma, la realtà si può
rimuovere, e andare avanti come se nulla fosse successo. Oppure della realtà si
può prendere atto e fare il bene (e il meglio) che possiamo nelle condizioni in
cui ci troviamo.