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martedì 23 aprile 2013

l'ottimismo di Pippo Civati e Gad Larner


Ora attendiamo le decisioni di Napolitano. Il Pd non si occuperà nemmeno dell’arredamento: al massimo, sposterà i soprammobili.

…Davvero questi dirigenti pensano che basti cambiare la fisiognomica dei ministri, sostituendo Monti con Renzi o Letta o Amato o chichessia, perchè la maggioranza col Pdl nata nel novembre 2011 possa dare risultati migliori di quelli già severamente giudicati dagli elettori?
La forzatura con cui si vuole varare il nuovo governo entro la settimana trascina il Pd a compiere un passo esiziale di non ritorno. Una sottomissione intollerabile.

mercoledì 17 aprile 2013

dice Pippo Civati


La prima vera mossa politica del M5S da quando è iniziata la legislatura ha animato il dibattito di ieri.
Mentre si discuteva sempre di più del nome di Amato, ecco che il nome di Stefano Rodotà ha riaperto la partita, riscuotendo un plauso generalizzato anche tra gli elettori del Pd, che continuano a preferire una soluzione come la sua o come quella di Romano Prodi all’accordo con il Pdl.
Ora, il Pd, come cerco di spiegare da settimane, deve semplicemente scegliere: se continuare a macchiare il giaguaro (senza ‘s’) o se provare una strada inedita e non tradizionale. Capisco che sia un bel salto, ma forse è proprio quello che ci hanno chiesto gli elettori, cinquanta giorni fa. Soprattutto gli elettori che ci votavano e che non ci hanno votato più.
Perché l’unità nazionale non è solo una somma di interessi di parti diverse, come è stata rappresentata in queste ore: è anche determinata dallo spirito del tempo, dal sentimento che attraversa la popolazione, dal desiderio di ritrovare un legame rinnovato con le istituzioni…

giovedì 28 febbraio 2013

dice Pippo Civati

…Non sarebbe auspicabile che nel breve volgere di qualche settimana si approvassero alcune norme per cui tutti si sono detti favorevoli in campagna elettorale, a cominciare dalla riduzione del numero dei parlamentari (che a guardare i programmi elettorali dovrebbe essere sostenuta dal 100% dei parlamentari stessi), dalla riduzione degli ‘stipendi’ degli stessi, dal tetto da individuare per la retribuzione dei manager della Pubblica Amministrazione, da una nuova legge elettorale uninominale con doppio turno (che, alla luce di alcune cose che sono successe negli ultimi mesi, potrebbe avere il sostegno di Pd e M5S), da una norma più avanzata sulla corruzione, da una misura sul conflitto d’interessi (che non riguarda Berlusconi soltanto, ma metà Paese)?
Non sarebbe, questo, il bene dell’Italia e della sua politica? E chi si sottraesse a un simile ‘pacchetto’, non farebbe una pessima figura? E chi non lo facesse, non sarebbe in contraddizione con le stesse promesse della propria campagna elettorale?
Perché, fatemi capire, se avessimo vinto davvero, non le avremmo fatte, queste cose?
Se così si farà, oltretutto, ogni scelta successiva apparirà meno emergenziale (se, come temo, oltre a queste cose non ci sarebbe una maggioranza per farne delle altre e torneremo al voto).
Così, chi si ripresenterà agli elettori lo farà muovendo da un punto di vista diverso, spostando l’asticella del confronto politico un chilometro più in alto.
Insomma, la realtà si può rimuovere, e andare avanti come se nulla fosse successo. Oppure della realtà si può prendere atto e fare il bene (e il meglio) che possiamo nelle condizioni in cui ci troviamo.