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lunedì 17 giugno 2019

Sanno tutto dei lager libici e se ne fregano lo stesso: i sovranisti sono peggio dei nazisti - Giuseppe Cassarà




Succede oggi, in una mattina di questi roventi giorni di inizio estate. Mentre l’Italia si sveglia, la Sea Watch pendola davanti Lampedusa, con 53 migranti a bordo. Salvini da terra sbraita che in Italia non entreranno: è una sensazione di deja-vu perenne, che viviamo ormai da un anno e passa. Un’altra estate, altre navi, altri morti. La propaganda leghista ha necessariamente dovuto cambiare strategia: non si dice più che gli sbarchi sono diminuiti, perché era evidente quanto fosse falso. Ora si dice altro: si distorcono le accuse di inumanità fatte alla Lega e si rispediscono al mittente, ora le Ong sono ‘pirati’, trafficanti, assassini. I cattivi di questa storia di mare e sangue sono loro. E non c’è niente, davvero niente di più insopportabile che vedere chi fino a ieri li chiamava ‘scimmie’ ora mettersi dalla parte dei migranti, ostaggio dei malvagi volontari della Sea Watch. Ma la loro coscienza sporca non riesce a non emergere; d’altronde il ‘buonismo’, come loro chiamano la solidarietà, è come un muscolo, va addestrato. Non ci si improvvisa esseri umani.

Mentre quindi ci si prepara a una nuova giornata di deragliamenti politici e umani, l’account twitter della Sea Watch International pubblica delle foto: sono alcune immagini dei migranti a bordo della nave. Sono ragazzi sorridenti, in salute. C’è una donna con un bambino. Sembrano felici. E chi voleva le lacrime come prova della sofferenza non si accontenta dei sorrisi di sollievo di chi è stato salvato dal mare. I negri devono piangere, devono supplicare per la misericordia dell’italico uomo bianco. Altrimenti non c’è gusto.

E quindi sotto il tweet si scatena il peggio dell’infamità sovranista. Al di là degli insulti razzisti, cui abbiamo fatto tristemente il callo, la maggior parte asserisce di non credere a quelle storie che sono raccontate ogni giorno sulle atrocità dei lager libici. Eppure i video ci sono, le foto anche. Ma non crederci è più semplice. È sempre più semplice non lasciare che la coscienza adombri le nostre giornate di sole. È più facile credere ai complotti per la conquista dell’Europa che al fatto che dall’altro lato del mare in migliaia sono detenuti in campi di concentramento. Quali lager, si chiedono, ti permettono di avere una chitarra, come quella tenuta in mano da uno dei migranti in foto. E si ripete la stessa storiaccia dello smalto di Josefa, da cui è passato un anno. L’idea che quella chitarra potesse trovarsi già a bordo della nave, proprio per momenti come questi, in cui si pendola davanti a un porto per giorni, in attesa di un segno umano dalla terraferma, non li sfiora nemmeno i sovranisti. Perché, ripeto, l’umanità non è qualcosa di innato. E per chi non l’ha mai praticata al di là dell’orticello di casa propria, può apparire inconcepibile un gesto di gentilezza. Deve esserci sotto qualcosa.

È lì che ho pensato che ormai il livello cui siamo arrivati è più basso di quello dei nazisti tedeschi: dopo la diffusione delle immagini dei lager libici, in molti hanno detto ‘non potremo dire che non sapevamo’. Il punto è che non lo vogliamo dire. Il punto è che ce ne freghiamo proprio. Non c’è foto di torture, di sporcizia, di inumanità, non c’è racconto di violenza o di stupri che scalfisca il nostro animo di piombo. Siamo immersi nella rabbia, una rabbia nociva che offusca la mente, siamo incapaci di provare la minima compassione. Siamo regrediti, subumani, peggio del peggio di qualunque sputazzante e sbeffeggiante popolino delle piazze medievali. Questo cancro di disumanità infetterà la nostra estate per i mesi a venire e regalerà sempre più potere a chi insiste nel risolvere i problemi dando la colpa a qualcun altro, qualcuno di indefinito, che non può difendersi, parafulmine per la nostra frustrazione, per il nostro odio, per i nostri incubi di occidentali falliti.

domenica 2 giugno 2019

Studentessa africana violentata dal branco: silenzio assoluto di Salvini e Meloni - Giuseppe Cassarà




Purtroppo in questi tempi tormentati la notizia dell’ennesima violenza sessuale su una ragazza avvenuta ieri sera a Roma in una discoteca vicino allo Stadio Olimpico non fa molto rumore: a quattro giorni dalle elezioni, l’attenzione mediatica è monopolizzata dai botta e risposta di Salvini e Di Maio, dalle varie buffonate fasciste di Casapound e Forza Nuova e dall’inesistente opposizione che si torce la mani in attesa di scoprire quante bastonate prenderà al voto europeo.

Io stesso ho dato poco peso alla notizia. Non ne vado fiero ma la macchina giornalistica chiede altro, per quanto cinico e inumano possa sembrare. Salvo poi leggere che la ragazza violentata è una studentessa di origine africana residente a Roma da qualche anno con la famiglia. E allora, per pura curiosità, sono andato a vedere se Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Casapound neanche la considero, d’altronde loro gli stupratori se li coccolano in casa), sempre così attenti a dare il via alla quotidiana battuta di caccia al negro, avessero trovato il tempo di esprimere una condanna, una frase di solidarietà e vicinanza per questa millesima prevaricazione maschile sul corpo di una donna.

Zero. Neanche una parola. La Meloni oggi era impegnata a farsi selfie coi gattini, mentre Salvini ci teneva a pubblicare una foto di lui e Francesca Verdini romanticamente abbracciati.

Tutto questo fa schifo. Fa schifo perché ormai tutti noi diamo peso a una notizia in relazione al commento di Matteo Salvini. Fa schifo perché, in questo caso, uno stupro di gruppo, un crimine terribile, non è stata condannato dalle istituzioni ed è troppo facile pensare che il motivo sia il colore della pelle della ragazza. Fa schifo perché dentro questo gioco al massacro ormai ci siamo dentro tutti. Perché questo articolo forse non sarebbe mai esistito se la ragazza fosse stata italiana e bianca. Perché l’odioso razzismo della destra genera altro razzismo e sessismo, di cui ci macchiamo tutti quanti, ormai (di nuovo) abituati a guardare la pelle di chi ci sta intorno. E infine fa schifo perché in Italia, a Roma, nel cuore della Capitale, si continua a stuprare mentre Salvini blatera di sicurezza. Prima ci libereremo di questo veleno razzista, meglio sarà per tutti. Perché a forza di combatterlo, il rischio è di trasformarci nel nostro peggiore nemico. E quando Salvini finirà, saremo punto e a capo, con qualche altro aspirante capitano pronto a cavalcare l’onda della nostra disumanità, sia di destra o di sinistra.