La Libertà Non Sta Nello Scegliere Tra Bianco E Nero, Ma Nel Sottrarsi A Questa Scelta Prescritta. (Theodor W.Adorno)
sabato 11 luglio 2026
sabato 27 giugno 2026
Denazificare II – Sandra Russo
Quando l'Operazione Speciale in Ucraina iniziò nel 2022, Putin dichiarò che uno degli obiettivi era "denazificare" l'Ucraina. La parola scandalizzò. Era inaspettata. Quella caratterizzazione suonava ancora esagerata ed improvvisa. Putin continua a non gradire gli europei, che hanno una cattiva percezione storica della Russia. Georgy Zukov, maresciallo nella battaglia di Stalingrado, l'aveva avanzata: "Abbiamo liberato l'Europa dal fascismo, ma non ci perdoneranno mai." Ecco perché, a causa di quella vecchia tirannia, ci fu gioia e risentimento quando Cechov fu bandito, non era un grande sostenitore di Putin (Checov morì molto prima), ma catturò l'anima russa che l'Europa non può sopportare. Quella cosa sanguinosa, ancestrale, che non attraversa la brutalità ma la profondità. Un enorme paese ancorato alla fede. Religioso, esistenziale, politico.
Nel primo decennio del secolo scorso,
Lou Andreas Salomé viaggiò attraverso la Siberia con suo marito, il signor
Andreas, e il suo amante, Reiner Maria Rilke. Andavano a incontrare Tolstoj. Lei
era un'aristocratica russa che fin da giovane visse in Germania come
studentessa, e la sua famiglia sarebbe stata espulsa dalla Rivoluzione a venire.
E scrive nella sua autobiografia che in quel lungo viaggio capì che nell'intensa
fede dei contadini russi, nella loro ostinazione di fronte al clima, nel loro
stoicismo, nella loro gioia, il colpo di frusta rivoluzionario che aveva
portato alla fine del mondo in cui era nata era latente.
Oggi
l'Europa considera ancora Putin un tiranno. Ma si lascia abbindolare da Trump,
che è un fascista. Che usa algoritmi per far cadere il suo missile Tomahawk con
precisione su una scuola femminile. È l'Europa che sta diventando nazista. Sta
iniziando a vedere il vero volto di Israele, ma non fa nulla e si rifiuta di
vedere il volto del suo squilibrato partner transatlantico.
Chi
avrebbe mai pensato che, nel suo declino, nella sua agonizzante caduta,
l'Occidente avrebbe indossato un'ultima maschera, e che questa sarebbe stata
quella nazista?
La
mappa politica dell'America Latina sta andando in quella direzione. Non è un
caso che la scorsa settimana l'UE abbia approvato il proprio ICE per deportare
gli immigrati, e che questa settimana in Colombia ci siano state elezioni
palesemente truccate che hanno proclamato vincitori un fascista, un fan di
Milei, un avvocato dei narcotrafficanti, un tizio che sostiene che il cervello
delle donne sia troppo debole per ricoprire cariche pubbliche. C'è già un
intero cast di personaggi con i baffetti. Milei, Kast, Bukele, Paz, Noboa, De
la Espriella, costituiscono il realismo sadico di un suprematismo autoctono che
si articola con i nazisti, i quali a loro volta sono superiori, ovviamente, a
quest'ultimo Occidente.
Per
quanto riguarda questo Paese (l’Argentina),
questa settimana la ripugnante maggioranza ha giocato la sua parte anche al
Congresso. Nessuno degli enormi danni che Milei ha causato e continua a causare
dal dicembre 2023 sarebbe stato possibile senza il sostegno dei sostenitori di
Macri, dei radicali e dei peronisti traditori. Lo hanno accompagnato in tutto.
Milei è l'inferno alimentato da tutto il purgatorio.
Questa
settimana hanno ceduto il nostro territorio, la nostra sovranità e la nostra
indipendenza. Letteralmente. È questa intera banda di mascalzoni, gangster e
ladri, insieme a giudici, pubblici ministeri e ai media mainstream, che sta
gestendo, in modo caotico ma inarrestabile, la macchina della nostra
distruzione.
Questa
è la vera divisione che dovrebbe essere inevitabile se fossimo sani di mente.
martedì 17 giugno 2025
Il nazismo dentro di noi - Francesco Coniglione
Il nazismo non è solo quello che si manifesta in modo chiassoso con bandiere e slogan, ispirate a simboli e idee tipiche di quel periodo funesto in cui esso esercitò la sua malefica azione. Ve n’è anche uno, spesso nascosto, che alberga nell’animo di molti che si sentono “liberali” e in linea con i “valori” dell’Occidente da loro difesi: esso si dispiega in quel sentimento – a volte persino in una teorizzazione (e non sono mancati i filosofi e teorici di ciò) – che non riconosce nell’altro la medesima umanità che viene attribuita a se stessi e al proprio gruppo socio-culturale: è la sub-speciazione – come l’avrebbe chiamata Konrad Lorenz –, il principio che rende moralmente non onerosa l’uccisione di chi ha sì le sembianze di un essere umano (due braccia, due gambe, un volto e così via), ma nella sua sostanza non è un umano, ma una specie animale di categoria inferiore e quindi impunemente violentabile, sino alla uccisione. Era il sentimento posseduto da chi colonizzava il West nei confronti dei pellerossa, di chi faceva la tratta dei negri per renderli schiavi nelle piantagioni di cotone, di chi riteneva gli orientali (cinesi, indiani o quant’altro) degli esseri inferiori e quindi bisognosi di guida ed educazione, punibili ed eliminabili ad libidum qualora non accettassero tale superiore imperio; e così via, essendo la storia ricca di episodi del genere.
Un esempio
di questo atteggiamento m’è capitato di osservare quando ho fatto un commento
ironico-sarcastico a chi si mostrava soddisfatto per legge sulla tutele degli
animali approvata in via definitiva dal governo su iniziativa della Brambilla:
«I palestinesi sono compresi (visto che sono stati definiti animali da qualche
ministro israeliano)?». Era un modo per mettere in luce lo strabismo di
chi si preoccupa per gli animali e non profferisce parola neanche di semplice
carità umana verso donne e bambini uccisi da una indiscriminata rappresaglia.
Al che l’ineffabile autore del post che lodava la suddetta legge –
intellettuale, scrittore e storico – ha risposto che «i membri di Hamas e
coloro che hanno solidarizzato con loro […] sono meno degli animali ai quali ho
portato sempre rispetto», ricevendo persino dei like di altri che si sentono
anche loro intellettuali illuminati.
Un’affermazione
del genere va – a mio avviso – al di là di ogni principio giuridico e
umanitario, perché è il presupposto di uno sterminio indiscriminato di
gente che non ha commesso direttamente alcun delitto od omicidio: a
solidarizzare con Hamas, infatti, è stato ed è (tranne poche eccezioni)
l’intero popolo palestinese di Gaza, che vede in tale gruppo politico (liberamente
eletto in contrapposizione all’OLP e sostenuto ai suoi esordi persino da
Israele, che così voleva delegittimare la principale organizzazione politica
palestinese) un modo per reagire alla decennale oppressione subita da Israele.
Ma lo sono anche – per estensione – tutti coloro che in Occidente hanno
espresso condanna verso la politica israeliana a Gaza, non a caso tacciati di
antisemitismo e di fiancheggiamento dei terroristi. Così, in base a
tale principio, l’opera di sterminio in corso a Gaza viene derubricata da
genocidio di esseri umani a eliminazione di capi di bestiame, di esseri
sub-umani che non meritano di vivere, perché meno degli animali (per
questi ultimi, vale almeno la legge di tutela appena approvata). E la censura
verso coloro che esprimono dissenso verso quanto sta accadendo a Gaza diventa
pienamente giustificabile: bisogna metterli a tacere, se proprio non li si può
eliminare. Vale molto di più, per chi sostiene un tale punto di vista, il
gattino intrappolato su un albero o il cane picchiato dal padrone, che dei
bambini bruciati vivi dalle bombe o colpiti alla testa da cecchini
dell’esercito israeliano.
Siamo qui al
di là di ogni principio di civiltà giuridica, al di là di ogni considerazione
illuministica sulla pari dignità di tutti gli uomini e dei principi in difesa
della sacralità della vita umana – che appunto valgono per coloro che vengono
definiti uomini, non certo per chi è meno degli animali; al di là del principio
di Beccaria per cui la pena di morte deve essere abolita, anche per i più
feroci criminali; siamo al di là del principio per cui non può esserci
una punizione collettiva di un’intera etnia o gruppo sociale sulla base del
crimine commesso da alcuni dei loro appartenenti (una volta si chiamava
rappresaglia): la responsabilità è comune e tutti sono chiamati a
risponderne, anche donne e bambini, che ancora nemmeno sanno dell’esistenza di
Hamas.
Ecco quindi
il nazismo che alberga in noi: tale svalutazione dell’umanità nell’Altro, tale
considerazione che esso appartenga a una sotto-razza, è stato il cemento
ideologico che ha alimentato lo sterminio nazista del popolo ebraico, appunto
ritenuto “razza inferiore”; era il modo in cui le singole persone –
che volenterosamente appoggiavano o si facevano interpreti di
tale politica di sterminio – giustificavano il proprio operato, alleggerendo la
propria coscienza e rendendola indifferente a quanto stava avvenendo. Ma,
ahimè, è oggi lo stesso sentimento nutrito dalla grande maggioranza della
popolazione israeliana verso i palestinesi, di cui è interprete il governo di
Nethanyau, come dichiarato apertamente da molti suoi ministri, per non parlare
dei coloni.
È di questo
sentimento, di questo grumo di odio misto a giustificazione
pseudo-antropologica sulla inferiorità o non umanità dell’Altro, del suo essere
meno degli animali, che si alimenta la pratica nazista. È questo il nazismo che sta dentro
di noi, anche nelle persone più insospettabili e civili, e sul quale bisogna
vigilare, molto più che sui chiassosi e pittoreschi assembramenti di braccia
tese.
venerdì 18 aprile 2025
"Qualcosa in Italia sembra essersi rotto". Maria Zakharova commenta così il premio “Per la libertà di stampa 2025”
Zakharova: “Libertà di stampa” in italiano oggi è la libertà di chiamare i nazisti eroi e di ricevere premi in nome delle loro vittime? Nell'anno dell'80° anniversario della Grande Vittoria in Italia, non ci sono forse una dozzina di giornalisti antifascisti che scriverebbero del neonazismo in Ucraina?
La portavoce del Ministero degli esteri, Maria Zakharova, ha definito
"un baccanale" l'assegnazione del premio "Libertà di
stampa" all'inviata speciale italiana Battistini per i suoi materiali
sulla copertura dei crimini del regime di Kiev. "Libertà di
stampa" in italiano oggi: è la libertà di chiamare eroi i fascisti e di
ricevere onorificenze in nome delle loro vittime?", ha scritto. E
ancora: "È davvero vero che nell'anno dell'80° anniversario della
Grande Vittoria in Italia non ci saranno ancora una dozzina di giornalisti
antifascisti che scriveranno del neonazismo in Ucraina?"
IL TESTO COMPLETO E TRADOTTO DEL SUO POST SU TELEGRAM:
L'11 aprile 2025 nella città italiana di Fossoli, nell'ex campo di
concentramento, l'inviata speciale della RAI Stefania Battistini ha ricevuto in
pompa magna il Premio Odoardo Focherini “Per la libertà di stampa 2025”. Per i
materiali provenienti dall'Ucraina e dalla regione di Kursk.
Si potrebbe pensare che sia stata premiata per i suoi coraggiosi reportage
antifascisti che denunciano la natura neonazista del regime di Kiev, che
raccontano della mobilitazione forzata nell'AFU, della rinascita del culto
degli scagnozzi di Hitler in Ucraina, che glorificano i banderiti e che erigono
loro monumenti in tutto il Paese.
Ma qualcosa in Italia sembra essersi rotto. Perché dal febbraio 2022
Battistini gira regolarmente materiale esclusivamente propagandistico, il cui
scopo è spostare la responsabilità dei crimini di guerra commessi dalle Forze
Armate ucraine sulla parte russa, oltre a diffondere massicciamente la
disinformazione sulla Russia. Inoltre, nell'agosto 2024, si è recata con i
combattenti dell'AFU a bordo di attrezzature militari nella Sudzha occupata,
dove ha filmato una serie di servizi nello spirito dei video “Wochenschau” di
Goebels che esaltavano i combattenti ucraini che avevano invaso il territorio
russo.
Contro Batistini e il cameraman che l'accompagnava è stato aperto un
procedimento penale per aver attraversato illegalmente il confine di Stato
russo. Poco dopo, entrambi i colpevoli sono stati inseriti nella lista dei ricercati
internazionali.
Il luogo in cui è stato assegnato il premio rende ancora più surreale
l'intera situazione. Il campo di prigionia della città di Fossoli, istituito
nel 1942, fu utilizzato dai fascisti italiani della Repubblica di Salò e dai
nazisti delle SS come campo di concentramento. Per oltre 5.000 persone (di cui
2.800 ebrei) fu l'ultima tappa prima di essere inviati al campo di sterminio di
Auschwitz.
La storia di questo luogo criminale comprendeva esecuzioni pubbliche di
massa dei prigionieri. È degno di nota il fatto che le guardie del campo
fossero costituite da 40 italiani, ai quali nell'estate del 1944 si aggiunsero
cinque ucraini (!) per rinforzo. A quanto pare, queste guardie di Bandera
supervisionavano anche il sacerdote italiano Odoardo Focherini, di cui il
premio ora citato porta il nome. Durante gli anni della guerra aiutò gli ebrei
a nascondersi dai nazisti, fu arrestato e detenuto nel luglio 1944 nel campo di
concentramento di Fossoli. Nel 2013 è stato beatificato dalla Chiesa cattolica.
“Libertà di stampa” in italiano oggi è la libertà di chiamare i nazisti
eroi e di ricevere premi in nome delle loro vittime? Nell'anno dell'80°
anniversario della Grande Vittoria in Italia, non ci sono forse una dozzina di
giornalisti antifascisti che scriverebbero del neonazismo in Ucraina? I premi
per la libertà di parola andranno solo ai “propagandisti in camicia nera”? Il
prossimo servizio di Battistini riguarderà, a quanto pare, gli sgargianti
ragazzi italiani e ucraini “costretti a sorvegliare gli untermenschen” nel
campo di Fossoli, e la necessità di assegnare loro medaglie “per l'esemplare
servizio d'ordine”.
Tutta questa storia è un vero e proprio baccanale, niente di meno che un
grossolano e imperdonabile insulto alla memoria delle vittime del fascismo
italiano e del nazismo tedesco, una presa in giro dei loro ideali, commessa
letteralmente sulle loro tombe.
lunedì 24 marzo 2025
Genocidio inarrestato
L’Ultimo Capitolo del Genocidio - Chris Hedges
Israele ha iniziato la fase finale del suo Genocidio. I palestinesi saranno
costretti a scegliere tra la morte o la deportazione. Non ci sono altre
opzioni.
Questo è l’ultimo capitolo del
Genocidio. È l’ultima, sanguinosa spinta per cacciare i palestinesi da Gaza.
Niente cibo. Niente medicine. Niente riparo. Niente acqua pulita. Niente
elettricità. Israele sta rapidamente trasformando Gaza in un Girone dantesco di
miseria umana dove i palestinesi vengono uccisi a centinaia e velocemente, di
nuovo, a migliaia e decine di migliaia, o saranno costretti ad andarsene per
non tornare mai più.
L’ultimo capitolo segna la fine
delle bugie israeliane. La bugia della Soluzione dei Due Stati. La bugia che
Israele rispetta le leggi di guerra che proteggono i civili. La bugia che
Israele bombarda ospedali e scuole solo perché vengono usati come rifugi da
Hamas. La bugia che Hamas usa i civili come scudi umani, mentre Israele
costringe sistematicamente i palestinesi prigionieri a entrare in tunnel e
edifici potenzialmente pieni di trappole prima delle truppe israeliane. La
bugia che Hamas o la Jihad Islamica Palestinese sono responsabili (l’accusa è
spesso quella di lancio di razzi) della distruzione di ospedali, edifici delle
Nazioni Unite o Uccisione di Massa di palestinesi. La bugia che gli aiuti umanitari
a Gaza sono bloccati perché Hamas sta dirottando i camion o contrabbandando
armi e materiale bellico. La bugia che i bambini israeliani vengono decapitati
o che i palestinesi hanno compiuto stupri di massa di donne israeliane. La
bugia che il 75% delle decine di migliaia di persone uccise a Gaza erano
“terroristi” di Hamas. La bugia che Hamas, poiché si presumeva stesse riarmando
e reclutando nuovi combattenti, è responsabile della rottura dell’accordo di
cessate il fuoco.
Il volto Genocida di Israele è a
nudo. Ha ordinato l’evacuazione della parte settentrionale di Gaza dove
palestinesi disperati sono accampati tra le macerie delle loro case. Ciò che
sta per arrivare è una Carestia di Massa: l’Agenzia delle Nazioni Unite per il
Soccorso e l’Impiego dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) ha
dichiarato il 21 marzo di avere ancora sei giorni di scorte di farina, morti
per malattie causate da acqua e cibo contaminati, decine di morti e feriti ogni
giorno sotto l’implacabile assalto di bombe, missili, fuoco di carri armati e
proiettili di artiglieria. Niente funzionerà, panetterie, impianti di
trattamento delle acque e fognature, ospedali (Israele ha fatto saltare in aria
l’Ospedale Turco-Palestinese danneggiandolo il 21 marzo), scuole, centri di
distribuzione degli aiuti o cliniche. Meno della metà dei 53 veicoli di
emergenza gestiti dalla Mezzaluna Rossa Palestinese sono funzionanti a causa
della carenza di carburante. Presto non ce ne sarà più nessuno.
Il messaggio di Israele è inequivocabile:
Gaza sarà inabitabile. Andatevene o morite.
Da martedì, quando Israele ha rotto
il cessate il fuoco con pesanti bombardamenti, sono stati uccisi oltre 700
palestinesi, tra cui 200 bambini. In un periodo di 24 ore sono stati uccisi 400
palestinesi. Questo è solo l’inizio. Nessuna potenza occidentale, compresi gli
Stati Uniti, che forniscono le armi per il Genocidio, intende fermarlo. Le
immagini da Gaza durante i quasi sedici mesi di attacchi incessanti erano
orribili. Ma ciò che sta arrivando ora sarà peggio. Rivaleggerà con i Crimini
di Guerra più atroci del ventesimo secolo, tra cui la Carestia di Massa, il
Massacro, e la distruzione del Ghetto di Varsavia nel 1943 da parte dei
Nazisti.
Il 7 ottobre ha segnato la linea di
demarcazione tra una politica israeliana che sosteneva la Brutalizzazione e la
Sottomissione dei palestinesi e una politica che ne richiedeva lo Sterminio e
l’allontanamento dalla Palestina Storica. Ciò a cui stiamo assistendo è
l’equivalente storico del momento innescato dall’annientamento di circa 200
soldati guidati da George Armstrong Custer nel giugno 1876 nella Battaglia di
Little Bighorn. Dopo quella sconfitta umiliante, i nativi americani erano
destinati a essere uccisi e i superstiti costretti nei campi di prigionia, in
seguito denominati Riserve, dove migliaia di persone morirono di malattia,
vissero sotto lo sguardo spietato dei loro occupanti armati e caddero in una
vita di miseria e disperazione. Aspettatevi lo stesso per i palestinesi di
Gaza, abbandonati, sospetto, in uno degli inferni del mondo e dimenticati.
“Abitanti di Gaza, questo è il
vostro ultimo avvertimento”, ha minacciato il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz:
“La prima guerra del Sinwar
distrusse Gaza e la seconda guerra del Sinwar la distruggerà completamente. Gli
attacchi dell’Aviazione Militare contro i terroristi di Hamas sono stati solo
il primo passo. Diventerà molto più difficile e ne pagheranno il prezzo per
intero. L’evacuazione della popolazione dalle zone di combattimento ricomincerà
presto. Restituite gli ostaggi e rimuovete Hamas e altre opzioni si apriranno
per voi, inclusa la partenza per altri posti nel mondo per coloro che lo
desiderano. L’alternativa è la distruzione assoluta”.
L’accordo di cessate il fuoco tra
Israele e Hamas è stato progettato per essere implementato in tre fasi. La
prima fase, della durata di 42 giorni, avrebbe visto la fine delle ostilità.
Hamas avrebbe rilasciato 33 ostaggi israeliani catturati il 7 ottobre 2023,
tra cui donne, persone di età superiore ai 50 anni e persone malate, in cambio
di oltre 2.000 uomini, donne e bambini palestinesi imprigionati da Israele
(circa 1.900 prigionieri palestinesi sono stati rilasciati da Israele al 18
marzo). Hamas ha rilasciato un totale di 147 ostaggi, di cui otto morti. Israele
afferma che ci sono 59 israeliani ancora trattenuti da Hamas, 35 dei quali
Israele ritiene siano deceduti.
L’esercito israeliano si avrebbe
dovuto ritirarsi dalle aree popolate di Gaza il primo giorno del cessate il
fuoco. Il settimo giorno, ai palestinesi sfollati sarebbe stato consentito di
tornare nel Nord di Gaza. Israele avrebbe consentito a 600 camion di aiuti con
cibo e forniture mediche di entrare a Gaza ogni giorno.
La seconda fase, che si prevedeva
sarebbe stata negoziata il sedicesimo giorno del cessate il fuoco, contemplava
il rilascio degli ostaggi israeliani rimanenti. Israele si sarebbe ritirato da
Gaza mantenendo una presenza in alcune parti del Corridoio Filadelfia, che si
estende lungo il confine di otto miglia tra Gaza ed Egitto, rinunciando al suo
controllo del valico di frontiera di Rafah verso l’Egitto.
Nella terza fase si sarebbero
avviati negoziati per una fine permanente della guerra e la ricostruzione di
Gaza.
Israele firma abitualmente accordi,
tra cui gli Accordi di Camp David e gli Accordi di pace di Oslo, con calendari
e fasi. Ottiene ciò che vuole, in questo caso il rilascio degli ostaggi, nella
prima fase e poi viola le fasi successive. Questo schema non è mai stato
interrotto.
Israele ha rifiutato di onorare la
seconda fase dell’accordo. Ha bloccato gli aiuti umanitari a Gaza due settimane
fa, violando l’accordo. Ha anche ucciso almeno 137 palestinesi durante la prima
fase del cessate il fuoco, tra cui nove persone, tre delle quali giornalisti,
quando i droni israeliani hanno attaccato una squadra di soccorso il 15 marzo a
Beit Lahiya nel Nord di Gaza
I pesanti attacchi di bombardamento
di Gaza da parte di Israele sono ripresi il 18 marzo mentre la maggior parte
dei palestinesi dormiva o preparava il suhoor, il pasto consumato prima
dell’alba durante il mese sacro del Ramadan. Israele non fermerà i suoi
attacchi ora, anche se gli ostaggi rimanenti verranno liberati, presunta
ragione di Israele per la ripresa dei bombardamenti e dell’assedio di Gaza.
La Casa Bianca di Trump applaude al
Massacro. Attaccano i critici del Genocidio come “antisemiti” che dovrebbero
essere messi a tacere, criminalizzati o deportati mentre incanalano miliardi di
dollari in armi verso Israele.
L’assalto Genocida di Israele a Gaza
è l’inevitabile epilogo del suo Progetto Coloniale di Coloni e dello Stato di
Apartheid. La conquista di tutta la Palestina Storica, con la Cisgiordania che
presto, mi aspetto, sarà annessa da Israele, e lo sfollamento di tutti i
palestinesi è sempre stato l’obiettivo Sionista.
I peggiori eccessi di Israele si
sono verificati durante le guerre del 1948 e del 1967, quando vaste parti della
Palestina Storica furono conquistate, migliaia di palestinesi uccisi e
centinaia di migliaia furono sottoposti a Pulizia Etnica. Tra queste guerre, il
furto di terre progressivo, gli assalti omicidi e la costante Pulizia Etnica in
Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, sono continuati.
Quella danza calibrata è finita.
Questa è la fine. Ciò a cui stiamo assistendo eclissa tutti gli attacchi
storici ai palestinesi. Il folle Sogno Genocida di Israele, un incubo
palestinese, sta per realizzarsi. Distruggerà per sempre il mito che noi, o
qualsiasi nazione occidentale, rispettiamo lo Stato di Diritto o siamo i
protettori dei Diritti Umani, della Democrazia e delle cosiddette “virtù” della
civiltà occidentale. La Barbarie di Israele è la nostra Barbarie. Potremmo non
capirlo, ma il resto del mondo sì.
Traduzione: Beniamino Rocchetto –
Invictapalestina.org
Genocidio lento - Enrico Campofreda
Israele, non Netanyahu, ne ammazza quattrocento in un
colpo solo. Non gliene bastavano cinquantamila, che invece sono molti di più,
perché di tanti i cadaveri non sono conteggiati. Si stanno decomponendo sotto i
pilastri di cemento abbattuti coi supercolpi, simili a quello di stanotte. Armi
letali, armi bestiali come chi le usa, chi le comanda, chi le giustifica, chi a
casa nostra e nel mondo - fra le anime belle del politicamente corretto e
oggettivamente corrotto - ha venduto l’anima all’unico Dio riconosciuto: lo
sterminio. Parlano degli attuali demoni della geopolitica i Soloni della
comunicazione, omettendo, tralasciando, dimenticando volontariamente l’infinita
scia di sangue dietro cui si parano tanti ‘incorporati’ della notizia.
Scrivendo e descrivendo tutto il bene della Civiltà e tutto il male del
Terrore. Categorie che stanno fra i civili d’Israele, parenti delle vittime del
raid del 7 ottobre e fra i civili della Striscia resi incivili da chi decide
per loro di combattere, tenendoli bloccati fra le macerie, rendendoli presto
cadaveri. Le bombe piovono sui diseredati di Gaza: la colpa è di Hamas che
non restituisce i prigionieri. Davanti a una telecamera un padre, né giovane né
vecchio, urla: Ci stanno massacrando, cosa fa il mondo? E’ un
già sentito, un già vissuto. Il mondo non vuole fare nulla, chi è debole deve
soccombere. Non ha speranze. Con l’ipocrisia che gli appartiene, il mondo che
comanda il mondo decide dove spegnere le bocche di fuoco, chi salvare e quando,
dopo aver bruciato vite per un po’. In quella fetta di Terra ch’era la
Palestina, questa formula non vale. Si vuole continuare a sterminare, non c’è
America rossa o blu a differenziare. C’è il nero d’Israele, da ottant’anni
padrone di buio e lutti.
I vampiri di Tel Aviv e la loro (miserabile) corte - Patrizia Cecconi
A Gaza è strage indifferenziata di uomini donne vecchi
e bambini, cosa che ricorda le stragi di Marzabotto o di Sant’Anna di Stazzema
che i nazisti commisero in Italia. Ma a dirlo ci vuole onestà intellettuale,
quella che manca alla miserabile corte di politici e operatori mediatici proni
allo 0,04% che governa il mondo e che calpesta, fino a distruggerlo, il Diritto
internazionale.
Cinque
giorni fa ricevevo dalla tendopoli di Al Mawasi un brevissimo video, dieci
secondi di allegra, vitale euforia infantile che solo chi ha passato molto
tempo tra la gente di Gaza è in grado di capire che quei secondi di risate,
volteggi e passi di danza in mezzo alla devastazione non sono incoscienza
infantile, ma la rappresentazione più vicina allo spirito dei gazawi, adulti
compresi. Quell’incredibile, addirittura folle capacità di trovare vita in
mezzo alla morte e guizzi di allegria in mezzo al dolore. I bimbi che uscivano
ballando dalla tenda andavano all’iftar, il pasto che durante il mese sacro del
Ramadan si fa dopo il tramonto e chiude il digiuno diurno.
Poi, sempre durante il Ramadan, prima dell’alba si fa una colazione il più
possibile abbondante e poi più nulla, né acqua, né cibo e neanche fumo fino al
successivo tramonto. Quella notte, mentre i bambini dormivano prima di essere
svegliati per la colazione, sono entrati in azione i vampiri di Tel Aviv e, forti
dell’autorizzazione del criminale che siede alla Casa Bianca e che ha
sostituito con fiero bullismo il criminale che lo ha preceduto, in poche ore
hanno assassinato 412 palestinesi tra cui 130 bambini ai quali si sarebbero
aggiunti altri circa 400 martiri di ogni età nei giorni successivi.
L’intesa tra mostri ha funzionato e la Striscia di Gaza si è impregnata di
altro sangue palestinese.
Via libera anche alla totale demolizione dell’unico ospedale oncologico ancora
parzialmente funzionante e via libera all’operazione di terra, locuzione
ipocrita la cui traduzione è “strage indifferenziata di uomini donne vecchi e
bambini”, cosa che ricorda le stragi di Marzabotto o di Sant’Anna di Stazzema
che i nazisti commisero in Italia. Ma a dirlo ci vuole onestà intellettuale,
quella che manca alla miserabile corte di politici e operatori mediatici proni
allo 0,04% che governa il mondo e che calpesta, fino a distruggerlo, il Diritto
internazionale.
Tace o addirittura approva, la corte dei potenti, come del resto si addice a
ogni fedele cortigiano. Chiunque sia in grado di intendere sa che lo Stato
terrorista guidato dalla banda Netanyahu, senza l’enorme quantitativo di
micidiali armi degli USA e dei suoi vassalli, non avrebbe potuto compiere il
genocidio di Gaza e sa anche che senza il placet USA di poche notti fa il
vampiro di Tel Aviv sarebbe stato costretto a fingere di rispettare la tregua e
limitarsi solo a qualche assassinio quotidiano che i suoi supporter mediatici e
politici neanche hanno degnato di attenzione perché tanto il sangue palestinese
fa notizia – relativa, s’intende – solo quando scorre a fiumi.
Quindi, quando il bullo della Casa bianca, assecondando le lobby sioniste che
indirizzano la politica USA in senso pro Israele, ha dato il nulla osta al
nuovo sterminio, l’esercito più accanito del mondo si è scatenato su adulti e
bambini ancora addormentati tempestandoli vigliaccamente di bombe dal cielo,
senza correre neanche il rischio di sporcarsi l’uniforme.
Dei tre
bambini che ridevano e ballavano nel video di poche ore prima dell’infame raid
non c’è più traccia. I media nostrani asserviti a Israele, cioè quasi tutti
tranne rare e pregevoli eccezioni, usano tattiche diverse per ridurre o
addirittura nascondere l’essenza terroristica, disumana, illegale, razzista e
coloniale dell’entità sionista cui offrono i loro servigi. Alcuni scelgono la
via del silenzio totale tipico degli omertosi; altri quella del silenzio degli
infami, cioè tacere una parte dell’accaduto e amplificarne un’altra spacciando in
tal modo per verità una menzogna ben costruita.
Altri ancora, soprattutto tra i media televisivi, scelgono la tattica della
notizia asettica per di più non citata tra i titoli e relegata dopo l’ultimo
caso di cronaca. La notizia asettica non crea empatia, per cui 50.000 morti
palestinesi sono solo un numero, figuriamoci 500! mentre nel servizio di pochi
minuti prima 2 morti ucraini creavano commozione almeno quanto il racconto del
tormento dei familiari di 59 ostaggi israeliani verso i quali i vari inviati,
scegliendo avverbi, aggettivi e toni tutt’altro che asettici, creano ben più
empatia dello sterminio di intere famiglie palestinesi di 10, 15 o più persone
schiacciate durante il sonno o durante l’ennesima evacuazione imposta con
sadismo e crudeltà dai vampiri di Tel Aviv.
E’ ben più che doppio standard questa abituale tecnica comunicativa, è la
manifestazione di un male oscuro difficile da ammettere da parte di chi ne è
portatore, ma indiscutibilmente chiaro ad un’osservazione minimamente attenta.
Non è neanche solo servilismo, è miserabile razzismo.
Lo stesso
razzismo che a politici di cui non andar fieri, come ad esempio il ministro
Tajani, fa dire di essere sempre e comunque dalla parte di Israele (ma perché?)
o che non fa percepire al presidente Mattarella l’indecenza di accogliere con
tutti gli onori il presidente israeliano Herzog, quello che firmava
orgogliosamente i missili destinati a smembrare adulti e bambini palestinesi.
Lo stesso Mattarella che, evidentemente privo del senso del ridicolo, mentre
non ha nulla da eccepire rispetto a orrendi crimini e continue violazioni della
legalità internazionale commessi dall’entità sionista, rivolgendosi alla Russia
esclama con solenne severità: “la Russia rispetti il diritto internazionale!”
Lo stesso razzismo che impedisce a politici e giornalisti di vedere i segni
delle torture sui corpi dei prigionieri politici palestinesi, ma che induce gli
stessi a stringersi intorno a Israele “sconvolto” per la magrezza di alcuni
degli ostaggi rilasciati, senza però sconvolgersi della morte per fame di
bimbi palestinesi causata consapevolmente e scientemente da Israele. Lo stesso
razzismo che si palesa nel silenzio che accompagna le violazioni dei luoghi di
culto palestinesi, sia cristiani sia, soprattutto, musulmani distrutti per
disprezzo e per umiliare un popolo fin nel suo credo religioso. Lo stesso
razzismo che fa accettare a questa miserabile corte il suprematismo israeliano
e che fino a poco tempo fa gli faceva disprezzare gli ebrei non sentendoli come
membri a tutti gli effetti dell’occidente.
E mentre Israele bombarda ovunque voglia, dal Libano alla Siria, da Gaza alla
Cisgiordania forte del consenso, della complicità e delle armi fornitegli dai
suoi protettori e dai suoi valletti, le famiglie degli ostaggi manifestano
contro le decisioni governative sapendo bene che ogni bomba è una possibilità
di morte anche per i loro cari. Ma Bibi il vampiro sa che a mantenerlo vivo sul
suo scranno è solo il sangue palestinese e quindi ordina al suo lugubre esercito
di procedere col genocidio intensificandolo con operazioni di terra, tanto
l’esercito mediatico internazionale seguiterà a sostenerlo senza vergogna, al
pari dei politici eticamente corrotti che gli assicurano fedeltà e che non si
scompongono neanche davanti alle minacce del criminale ministro Katz di
distruggere ogni forma di vita gazawa se non gli verranno consegnati insieme
agli ultimi ostaggi anche i membri di Hamas.
Quanti
italiani – e non solo – sono morti durante l’occupazione nazi-fascista per non
aver consegnato i partigiani al nemico? E quanti ne sono morti per aver
nascosto gli ebrei allora perseguitati da quello stesso nemico? Inutile
ricordarlo ai vigliacchi e agli opportunisti che si riempiono la bocca di
“antifascismo” e intanto sostengono il fascismo sionista. Direbbero che non è
paragone pertinente. Inutile anche ricordare loro che i combattenti per la
libertà sono sempre stati sviliti dal nemico con l’attribuzione
dell’appellativo di banditi o di terroristi per evitare che l’opinione pubblica
li consideri per quel che realmente sono: resistenti da onorare per la
loro lotta contro l’occupazione.
Ma ai
cortigiani non importa neanche che i dati ufficiali dell’ONU abbiano rilevato
che in Cisgiordania in quest’ultimo periodo siano stati assassinati circa 1.000
palestinesi, feriti oltre 7.000, rapiti e tratti in arresto senz’altra accusa
che quella di essere palestinesi, centinaia e centinaia di inermi di ogni età,
né che ne siano stati forzatamente evacuati circa 40.000 per soddisfare le
mire annessionistiche di “Eretz Israel”. All’entità sionista tutto è concesso e
se c’è un colpevole, per i cortigiani, non è certo l’IDF, non è certo Netanyahu
che viene accolto con tutti gli onori ignorando il mandato d’arresto della
Corte Penale Internazionale; non è nemmeno il fascista Smotrich o il
neonazi Ben Gvir. Il colpevole, ci dicono perfino le sedicenti femministe di
Trieste, è uno solo. Ha un nome astratto che però sciocchi, opportunisti e
cortigiani non pronunciano: “resistenza”, e un nome proprio che
viene regolarmente seguito o preceduto dall’aggettivo “terrorista”: Hamas.
E la coazione a ripetere funziona: ometti da bar dello sport e donnine da “la
politica è una cosa sporca” fanno l’eco ai cortigiani che appaiono in Tv e per
la logica del gregge va bene così.
Ma se si è fuori dal gregge e soprattutto fuori dalla sua logica, la resistenza
palestinese la si vede per quel che è, e le sue azioni, comprese quelle
armate, vanno contestualizzate e analizzate senza invertire i tempi tra azione
e reazione. Erano azioni di resistenza armata quelle compiute dal braccio militare
di Fatah o dal Fronte popolare quando Hamas era ancora un’associazione benefica
che si occupava di asili e di ospedali, così come lo sono quelle compiute in
seguito dal braccio armato di Hamas. Si potrebbero citare pensatori religiosi
cristiani oltre che pensatori laici per ricordare che amare la giustizia
comporta combattere l’ingiustizia, e cos’è se non l’essenza dell’ingiustizia
l’occupazione israeliana della Palestina con tutto il corollario di crimini che
si susseguono da quasi un secolo? Di conseguenza, chiedere ad Hamas di
consegnare le armi equivale a chiedergli di consegnare Gaza a Israele. O
direttamente o per interposta persona, come invita a fare il partito di Abu
Mazen che intima ad Hamas di cedere il potere e abbandonarsi all’occupante. Saranno
le capacità e i rapporti di forza tra i palestinesi a stabilire cosa fare
per avere una possibilità, sebbene remota, di vittoria e di riscatto del popolo
palestinese, ma di certo la divisione tra le due forze maggiormente
rappresentative fa gioco all’oppressore, ce lo insegna la storia. Dalle antiche
guerre tra greci e persiani fino ad oggi l’unico dato immutabile è stato
il divide et impera, e chi impera – o direttamente o con un re
fantoccio – è sempre chi ha diviso e non chi si è lasciato dividere. Lo
sanno sia i vampiri di Tel Aviv che i loro finanziatori e i loro cortigiani e
le leadership palestinesi non possono davvero ignorarlo.
lunedì 10 febbraio 2025
venerdì 31 gennaio 2025
È davvero deplorevole che milioni di cittadini vivano in una Ue così sottomessa agli Usa - Fabio Marcelli
L’arrivo di Trump al potere sta notevolmente aumentando il tasso di marasma mentale e demenza più o meno senile dei cosiddetti governanti europei e dei loro sottopancia nazionali. Costoro oscillano fra l’ansia di sottomissione servile al nuovo padrone, l’evidente invidia per i suoi progetti devastanti e la comprensibile stizza dovuta al fatto che il furbo Donald ha deciso di scaricare sull’Unione Europea buona parte dei suoi problemi, sia sotto forma di dazi, che di sganciamento dagli impegni Nato, all’ombra della quale erano abituati da tempo immemorabile a vegetare.
Si alternano quindi velleitari proclami
guerreschi, come quelli lanciati ad ogni piè sospinto da Kallas, Rutte, von der
Leyen, ecc., e intenzioni per nulla nascoste di imitare le ricette che Trump
vorrebbe propinare alla popolazione statunitense e al mondo intero. È davvero deplorevole che 446.735.291 cittadini europei, un
numero ben superiore alla popolazione degli Stati Uniti, debbano sottostare
alle pericolosissime fanfaluche di una responsabile della politica estera, tale
Kallas appunto (ma non Maria, dato che invece di armoniosi gorgheggi emette
stridule urla bellicose) che proviene da un minuscolo staterello baltico, ha un
conto personalissimo aperto con la Russia e
blatera a ogni piè sospinto della necessità di prepararsi alla guerra. La
stragrande maggioranza della popolazione in Italia ma anche
nel resto d’Europa è assolutamente contraria a questa roulette russa che favorisce e fa ingrassare solo
i trafficanti di armi e le lobby energetiche statunitensi, mentre colpisce
duramente, oltre che le tasche dei cittadini colpite dal caro-energia e dalla
destinazione alle spese militari di quelle sociali, le industrie italiane e di
altri Paesi che da sempre hanno intrattenuto rapporti di mutuo beneficio con la
Russia, così come con la potenza economica cinese con la quale vanno intensificati
i rapporti di cooperazione su tutti i piani.
Crosetto e, sia pure con minor cognizione
di causa come gli è abituale, Salvini – e altri – mugugnano senza costrutto. Né si può sperare che
abbiano il coraggio di dire apertamente, una volta tanto, qualcosa che vada a
vantaggio del popolo italiano che vuole la pace (e anche i
condizionatori, nei limiti del possibile). Il Pd dal canto
suo oscilla in modo schizoide tra l’appoggio al riarmo
sfrenato e il sorprendente voto contrario sulla risoluzione maccartista
del Parlamento europeo che inaugura una nuova stagione di caccia alle streghe
equiparando dissennatamente nazismo e comunismo, senza tenere conto del fatto che la falce e
il martello sono stati e continuano ad essere in moltissimi casi simboli di
civiltà e di progresso, e che il nazismo fu sconfitto proprio grazie al
sacrificio immenso del popolo sovietico, come
riconosciuto di recente perfino da Donald Trump.
La nostra Giorgia Meloni è data
unanimemente in pole position nei rapporti tra il nuovo imperatore dai capelli
tinti e l’Europa, date le affinità ideologiche e i rapporti amichevoli che ha
saputo costruire sia con Trump che con Musk. Ma occorre chiedersi a cosa le
servirà questa corrispondenza di amorosi sensi quando si parlerà, e già se ne parla,
di dazi da infliggere o di spese militari da
scaricare, dato che Donald è persona estremamente concreta e pragmatica e da
quell’orecchio non ci sente proprio.
Nel frattempo, l’Italia è sicuramente in
prima fila dal punto di vista dell’imitazione servile dei peggiori aspetti del
trumpismo. Si veda l’approccio al tema dei migranti, che le
destre vorrebbero relegare in eterno nel limbo dei senza-diritti, destinati
solo ad essere sfruttati selvaggiamente o spinti alla disperazione e alla
delinquenza per avere modo di riaffermare le proprie politiche repressive e
liberticide, nei confronti degli stessi migranti ma anche di un numero
crescente di indigeni italiani. Oppure l’ostilità nei confronti della Corte penale internazionale: dopo l’immunità preventiva
concessa a Netanyahu nonostante il
mandato di cattura che lo ha raggiunto, il governo ha toccato nuovi livelli di
inaccettabile antigiuridicità col rifiuto di ottemperare all’ordine di
arrestare il criminale libico Almasri,
probabilmente per evitare che facesse nomi e cognomi di politici o funzionari
italiani che, sotto il tetto degli Accordi italo-libici,
sono stati suoi complici nella commissione dei crimini contro l’umanità,
comprensivi di sequestri, uccisioni, torture e stupri che gli vengono addebitati.
L’ostilità nei confronti dello Stato di diritto e della magistratura non servile
costituisce in effetti un sicuro aspetto di convergenza tra Meloni e Trump, entrambi impegnati nel tentare di
travolgere ogni ostacolo di ordine normativo e giudiziario alle loro azioni e
progetti più o meno folli, si tratti di muro alla frontiera con il Messico o di lager albanesi. Meno zelante appare
invece Meloni nel promuovere la pace con la Russia, dato che in tal caso decide
di subordinarsi alla von der Leyen, a Rutte e alla suddetta Kallas. In fondo ci
ricorda un po’, da brava sottonista, l’Arlecchino servitore di due
padroni di goldoniana memoria, favorita, in questo suo sforzo
di saltimbanco della politica, dell’appoggio tacito e palese di buona parte del
Pd.
venerdì 31 maggio 2024
Il nazismo non è mai tramontato
di Francesco Masala
L’illusione della libertà continuerà fino a che è vantaggioso che continui. Nel momento in cui la libertà diventerà troppo costosa, tireranno giù la scenografia e il sipario, toglieranno i tavolini e le sedie e potrai vedere il muro di mattoni in fondo al teatro. (Frank Zappa)
Nel romanzo La svastica sul sole, a volte intitolato L’uomo nell’alto castello, Philip K. Dick racconta di un mondo nel quale, alla fine della seconda guerra mondiale, i vincitori sono stati i nazisti (qui e qui se ne parla in bottega, qui una recensione); un romanzo distopico, dicono alcuni, in realtà oggi si può leggere come un romanzo d’anticipazione.
I nazisti non se ne sono mai andati, non si sono estinti, sono in ottima salute.
E godono di ottima stampa, quanto sono simpatici i nazisti del battaglione Azov che leggono Kant, mentre “Il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è scagliato contro il presidente russo Vladimir Putin, colpevole, secondo lui, di aver citato l’iconico filosofo tedesco Immanuel Kant”, scrive qui Declan Hayes.
Il 22 settembre del 2023 il Parlamento canadese ha celebrato Yaroslav Hunka, un combattente contro i russi, durante la seconda guerra mondiale (qui).
Tutti sanno che un combattente contro i russi, durante la seconda guerra mondiale, poteva essere solo un nazista.
Il nazismo non è mai tramontato
Da secoli la Gran Bretagna (e non solo) cerca di invadere la Russia, adesso per mezzo dell’Ucraina, fino all’ultimo ucraino, dicono a Londra (e a Washington).
Anche nei tre paesi baltici (i paesi chihuhua, li chiamano) non mancano quelli che vogliono invadere la Russia.
Durante la seconda guerra mondiale ci provò attraverso l’esercito nazista (un altro proxy degli anglosassoni?).
Adesso il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, senza vergogna, apre all’Europa nazista (qui)
Lo storico Ariel Umpierrez ricorda un po’ di cose poco conosciute.
Per esempio si può scoprire che bastarono qualche centinaio di migliaia di soldati Usa per sedersi al tavolo dei vincitori (fra soldati e civili in Unione Sovietica morirono fra 25 e 27 milioni durante la seconda guerra mondiale).
Il ritardo ad intervenire in guerra da parte di inglesi e Usa fu dovuto all’attesa della sconfitta sovietica?
I sovietici sconfissero i nazisti da soli.
È interessante ascoltare ¿Quién ganó la Segunda Guerra Mundial? La version de Hollywood (QUI)
Il fascismo e il nazismo sono uno strumento dell’Occidente collettivo.
Tutto parte dal Colonialismo, il peccato originale dell’Occidente collettivo.
Il Colonialismo, l’Imperialismo, il Suprematismo bianco usano il razzismo, il fascismo e il nazismo per portare avanti i disegni malati di un Occidente collettivo (che speriamo tiri le cuoia in fretta), fascismo e nazismo non sono corpi estranei, ma ben integrati, al bisogno.
Quando vediamo le foto dei presidenti dei paesi della Nato, tutti d’accordo come un sol burattino, neonazisti nell’anima, in un coro diretto dalla CIA, per distruggere con un genocidio la Palestina e per distruggere con una guerra la Russia, sembra di vedere quella conferenza di Berlino, del 1884, quando quei pochi e maledetti vampiri si dividevano il mondo.
Ma il mondo è cambiato, adesso molti resistono, per fortuna ci sono la Russia e la Cina, e i Brics.
QUI la sintesi delle guerre degli Usa, per la democrazia e la pace, naturalmente, fra il 1775 e il 2020.
Qui o qui si può leggere qualcosa sul ruolo della CIA nella nascita dell’Unione Europea.
Le porte girevoli
Chissà come s’incazzerebbero De Gaulle e Pertini sapendo che Pompidou e Macron (tra gli altri) sono stati dirigenti della Banca Rothschild, e Draghi e Sunak sono stati (tra gli altri) dirigenti di Goldman Sachs.
sabato 14 ottobre 2023
Il fascismo arriva in America - Chris Hedges
Il fallimento della classe liberale nel fermare l’assalto delle
multinazionali ai lavoratori ha generato un fascismo cristiano in ascesa,
pronto a prendere il potere e a rimodellare radicalmente l’America.
Il regalo d'addio, mi aspetto, del liberalismo fallito del Partito
Democratico sarà uno Stato fascista cristianizzato. La classe liberale,
creatura del potere corporativo, prigioniera dell'industria bellica e dello
Stato di sicurezza, incapace o non disposta a migliorare la prolungata
insicurezza economica e la miseria della classe lavoratrice, accecata da
un'ideologia woke moralista che puzza di ipocrisia e insincerità e priva di
qualsiasi visione politica, è il fondamento su cui i fascisti cristiani, che si
sono riuniti in folle simili a culti attorno a Donald Trump, hanno costruito il
loro terrificante movimento.
Trump, come sottolinea lo scrittore Jeff Sharlet, si è trasformato
dall'imbroglione Elmer Gantry della politica - con l'illusione di poter
diventare tutti ricchi come lui - al venditore di oscure cospirazioni sullo
Stato profondo e sui pedofili che gestiscono il Partito Democratico, fino al
fascismo in piena regola. Se tornerà al potere, la violenza nichilista che
affligge il Paese, con oltre 500 sparatorie di massa solo quest'anno,
esploderà. I teorici della cospirazione minacceranno e uccideranno impunemente
"nemici" e "traditori". Il sistema giudiziario, le forze
dell'ordine e gli organi legislativi - attualmente in uno stato di paralisi -
si trasformeranno in organi di vendetta personale e politica. La censura
furtiva praticata dalla Silicon Valley e dai Democratici diventerà cruda,
palese e pervasiva. Le forze armate, già infestate da cappellani
cristiano-fascisti di tipo commissariale, saranno guidate da da veri credenti
come il generale in pensione Michael Flynn. Può
succedere qui, come aveva previsto Sinclair
Lewis.
Incolpare la
Russia , o i candidati di terzi che non hanno mai votato in
numero significativo per l’elezione di Trump e l’ascesa del fascismo cristiano,
è infantile. Il Partito Libertario ha ricevuto l’1,2%
dei voti nelle ultime elezioni presidenziali. I Verdi, 0,26 per cento . Il
colpo mortale alla democrazia non viene da chi vota per i partiti marginali, ma
dall’apatia. Ottanta milioni di elettori aventi diritto non hanno votato
alle ultime elezioni presidenziali, senza dubbio perché non si aspettavano
grandi cambiamenti nelle loro vite, chiunque fosse al potere. E
probabilmente avevano ragione.
La causa principale del nostro disagio politico risiede in una classe
liberale che pone il
profitto aziendale e personale al di sopra del bene comune. I liberali
hanno cospirato,
sin dalla presidenza di Bill Clinton, per privare il paese del settore manifatturiero
e, con esso, dei posti di lavoro che sostenevano la classe operaia. Sono
stati partner nella trasformazione delle istituzioni democratiche in strumenti
per consolidare il potere e la ricchezza delle multinazionali e degli oligarchi
al potere. Hanno dimenticato la lezione fondamentale del fascismo. Il
fascismo è sempre il figlio bastardo del liberalismo fallito. Questo era
vero nella Germania di Weimar. Era vero in Italia. Era vero nell’ex
Jugoslavia con le sue fazioni etniche in guerra. Ed è vero negli Stati
Uniti.
E ora pagheremo tutti.
"Il nostro tempo assomiglia più agli anni '30 che agli anni
'90", scrive Benjamin Carter Hett nell'introduzione
al suo libro “The Death of Democracy: Hitler’s Rise to Power and the Downfall
of the Weimar Republic.”
I miliardari e le multinazionali, la cui unica ossessione è una maggiore
accumulazione di ricchezza e potere, si adatteranno ai fascisti cristiani, come
fecero gli industriali tedeschi con il partito nazista. Il fascismo, dopo
tutto, è un falso populismo. Si tratta di un meccanismo efficiente per
abolire i sindacati e utilizzare la paura e la coercizione, compresa la
violenza, per prevenire movimenti di massa rivali. Trump, tornato al
potere, chiederà che lui, la sua famiglia e la sua cerchia ristretta traggano
profitto dal potere. La classe dei miliardari e le multinazionali
ricopriranno di ricchezza lui e la sua corte buffonesca in cambio della
capacità di sfruttare impunemente e demolire le normative e la supervisione del
governo. I leader fascisti, compreso Trump, non provano altro che
disprezzo per i loro seguaci. Condividono questa caratteristica con i
titani del business.
Siamo stati avvisati. I semi del fascismo, come l’emergenza climatica,
erano evidenti decenni fa. I principali studiosi del fascismo ci hanno
detto che, a meno che la società americana non arrestasse la sua scivolata
verso livelli sempre maggiori di disuguaglianza sociale e restituisse il potere
democratico a una popolazione tradita, il fascismo metastatizzerebbe e
consumerebbe lo stato. La classe dirigente, accecata dall’avidità, dalla
brama di potere e dall’ostinata ignoranza, era sorda a questi avvertimenti come
lo era a quelli degli scienziati del clima.
Robert O. Paxton ,
che insegnava storia europea alla Columbia Unhiversity, nel 2004 scrisse “The
Anatomy of Fascism”. ha spiegato che “il linguaggio e i simboli dell’autentico
fascismo americano” “avrebbero poco a che fare con i modelli europei
originali. Dovrebbero essere familiari e rassicuranti per gli americani
leali, così come il linguaggio e i simboli del fascismo originale erano
familiari e rassicuranti per molti italiani e tedeschi, come suggeriva Orwell”.
I leader fascisti si appropriano sempre del linguaggio, dei simboli e dei
miti nazionali e religiosi. Il fascismo tedesco affondava le sue radici
nelle leggende teutoniche. Il fascismo italiano affonda le sue radici
nell'antico Impero Romano. Il fascismo di Francisco Franco si fuse con la
Chiesa cattolica. I fascisti non cercano di essere esotici. Cercano
di avere familiarità.
"Nel fascismo americano non ci sono svastiche, ma stelle e strisce (o
stelle e sbarre) e croci cristiane", scrive Paxton. “Niente saluto
fascista, ma recitazione in massa del giuramento di fedeltà. Questi
simboli non contengono in sé alcun sentore di fascismo, ovviamente, ma un
fascismo americano li trasformerebbe in cartina di tornasole obbligatoria per
individuare il nemico interno”.
Fritz Stern, rifugiato dalla Germania di Hitler e uno dei principali
studiosi del fascismo tedesco, un anno dopo, nel 2005, mise in guardia dal
pericolo incombente rappresentato da un fascismo cristiano quando gli
venne assegnato un
premio dall'Istituto Leo Baeck.
"Vent'anni fa, ho scritto un saggio intitolato 'Il nazionalsocialismo
come tentazione', su ciò che ha indotto così tanti tedeschi ad abbracciare lo
spettro terrificante", disse Stern al suo pubblico. “C'erano molte
ragioni, ma al primo posto si collocava lo stesso Adolf Hitler, un brillante
manipolatore populista che insisteva e probabilmente credeva che la Provvidenza
lo avesse scelto come salvatore della Germania, un leader incaricato di
eseguire una missione divina. Dio era già stato arruolato nella politica
nazionale, ma il successo di Hitler nel fondere il dogma razziale con il
cristianesimo germanico fu un elemento immensamente potente nelle sue campagne
elettorali. Alcune persone riconobbero i pericoli morali derivanti dal
mescolare religione e politica, ma molte altre ne furono sedotte. Fu la
trasfigurazione pseudoreligiosa della politica ad assicurare in gran parte il
suo successo, in particolare nelle aree protestanti”.
Stern, che ha scritto “The
Politics of Cultural Despair: A Study in the Rise of the Germanic Ideology” ed
è stato professore universitario emerito alla Columbia University, ha dedicato
la sua carriera all’analisi di come il fascismo tedesco sia stato reso
possibile. Capì intimamente dalla sua esperienza cresciuta nella Germania
nazista e dalla sua borsa di studio, come le democrazie si
disintegrarono. Ha visto i segnali di pericolo mortali. Conosceva la
seduzione che il fascismo esercitava sui diseredati.
"C'era un desiderio in Europa per il fascismo prima che il nome fosse
inventato", mi disse in
un'intervista nel 2005 per il New York Times. “C’era il desiderio di un
nuovo autoritarismo con una sorta di orientamento religioso e soprattutto una
maggiore appartenenza comunitaria. Ci sono alcune somiglianze nell’umore
di allora e in quello di adesso, sebbene ci siano anche differenze
significative”.
Stern, morto nel
2016, ha affermato che i movimenti fascisti sono stati fecondati da una diffusa
disperazione, sentimenti di esclusione, inutilità, impotenza e deprivazione
economica. Coloro che si sentivano abbandonati erano facili bersagli per i
demagoghi che spacciavano il pensiero magico e che avevano affinato l’arte
della “manipolazione di massa dell’opinione pubblica, spesso mista a menzogna e
forme di intimidazione”.
Anche Noam Chomsky, in un’intervista che
ho fatto con lui nel 2010, ha visto il percorso inquietante che stavamo
percorrendo.
“È molto simile alla tarda Germania di Weimar”, mi ha detto Chomsky quando
l’ho chiamato nel suo ufficio a Cambridge, Massachusetts. “I paralleli sono
sorprendenti. C’era anche una tremenda disillusione nei confronti del
sistema parlamentare. Il fatto più sorprendente di Weimar non fu che i
nazisti riuscirono a distruggere i socialdemocratici e i comunisti, ma che i
partiti tradizionali, conservatori e liberali, furono odiati e
scomparvero. Ha lasciato un vuoto che i nazisti sono riusciti a colmare in
modo molto astuto e intelligente”.
Jeff Sharlet, che per due decenni ha riferito sull’estrema destra,
sottolinea lo stesso punto riguardo al volto americanizzato del fascismo
nel suo libro “The
Undertow: Scenes from a Slow Civil War”.
Sharlet nota che “il progetto di purificazione del vecchio fascismo si è
anche 'dimostrato' troppo estremo per essere pratico per una nazione in cui
l'ascendente della destra può contendersi la lealtà di un terzo degli elettori
Latinx. Il tempo, la supremazia bianca dà il benvenuto a tutti. O,
almeno, una patina sufficiente di "tutto" per rassicurare i suoi
sostenitori più timidi che i muri di confine, i "divieti musulmani",
la "kung influenza", la "criminalità nera" e la
"teoria della sostituzione" in qualche modo non si sommano alla
temuta parola con la r, che comunque di questi tempi, nel nuovo immaginario
autoritario, avviene solo al 'contrario', contro i bianchi".
E come definiscono i fascisti il ??nemico interno?
Il nemico interno, scrive Paxton, è accusato di voler revocare “il Primo
Emendamento, la separazione tra Chiesa e Stato (asili nido sui prati, preghiere
nelle scuole), tentativi di imporre controlli sul possesso di armi,
profanazioni della bandiera, minoranze non assimilate, licenza artistica, dissenso
e comportamenti insoliti di ogni genere che potrebbero essere etichettati come
antinazionali o decadenti”.
I movimenti fascisti traggono la loro giustificazione per la violenza
indiscriminata dal sangue dei martiri. Ashli ??Babbitt, uccisa a colpi di
arma da fuoco durante le proteste del 6 gennaio da un agente di polizia di
Black Capitol Hill, è una versione aggiornata del primo santo martire
nazista, Horst Wessel. Trump,
sotto processo per frode, è, agli occhi dei suoi sostenitori, un martire dei
tribunali.
“È la prima morte che trasmette a tutti il ??sentimento di essere
minacciati”, scrive Elias
Canetti in “Folle e potere”. “È impossibile sopravvalutare il ruolo
svolto dal primo morto nello scoppio delle guerre. I governanti che
vogliono scatenare la guerra sanno benissimo che devono procurarsi o inventare
una prima vittima. Non è necessario che si tratti di qualcuno di
particolare importanza e può anche essere qualcuno del tutto
sconosciuto. Niente conta tranne la sua morte, e bisogna credere che
il nemico ne sia responsabile. Ogni possibile causa della sua morte viene
soppressa tranne una; la sua appartenenza al gruppo al quale si
appartiene”.
Quando ho terminato due anni di reportage in tutto il paese nel 2006 per il
mio libro “American
Fascists: The Christian Right and the War on America”, ero
convinto che il nazionalismo cristiano fosse fascista e una minaccia
esistenziale per la nostra democrazia. La chiesa liberale, invece di
definire eretici i cristiani fascisti, ha abbracciato stupidamente il dialogo,
conferendo ai cristiani fascisti una legittimità religiosa. È stato un
errore disastroso. Questo fallimento, unito al rifiuto da parte della
classe dominante di affrontare la dislocazione e le difficoltà finanziarie dei
lavoratori e delle loro famiglie che accorrevano nelle mega chiese,
assicurarono l’ascesa del nostro fascismo locale. Avremmo reintegrato la
classe operaia nella società, il che significava posti di lavoro stabili ben
retribuiti e la fine dello sfruttamento mercenario da parte delle multinazionali,
scrissi allora, oppure avremmo continuato sulla strada del fascismo. Ora
eccoci qui.
“La destra cristiana radicale invoca l’esclusione, la crudeltà e
l’intolleranza in nome di Dio”, ho scritto nel capitolo finale di American
Fascists. “I suoi membri non commettono il male per amore del
male. Commettono il male per creare un mondo migliore. Per ottenere
questo mondo migliore, credono, alcuni devono soffrire ed essere messi a
tacere, e alla fine dei tempi coloro che si oppongono a loro devono essere
distrutti. Le peggiori sofferenze della storia umana sono state provocate
da coloro che predicano tali grandiose visioni utopistiche, coloro che cercano
di impiantare con la forza la loro versione ristretta e particolare della
bontà”.
Traduzione de l’AntiDiplomatico
*Giornalista vincitore del Premio Pulitzer che è stato corrispondente
estero per quindici anni per il New York Times, dove ha ricoperto
il ruolo di redattore capo per il Medio Oriente e per i Balcani. In precedenza
ha lavorato all'estero per The Dallas Morning News, The Christian Science
Monitor e NPR. È il conduttore dello Show The Chris Hedges Report.
