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giovedì 25 settembre 2014

El país de Juan - María Teresa Andruetto

quelli che sanno tutto (ma che non sanno niente) dicono che è un libro per bambini, in realtà in poche decine di pagine c'è la storia dell'Argentina, la dittatura, l'economia dei ricchi contro i poveri, una storia d'amore, fra Juan e Anarina, i cartoneros, e, pur essendo un gran libro storico-economico di un paese così vicino e però dall'altra parte del mondo, è anche una grande storia d'amore.
per chi non sa lo spagnolo non ci sono scuse, il libro è stato tradotto anche in italiano, 
María Teresa Andruetto ha vinto il premio Andersen, un premio biennale che è una specie di nobel della letteratura per scrittori, a torto, ritenuti minori.
non perdetevelo, non ve ne pentirete, promesso - franz




inizia così: le prime pagine


Hay muchas maneras de contar la realidad: tantas, como maneras hay de soñar. Hay sueños de colores diáfanos que se convierten en grandes verdades y otros, que son pesadillas.
En El país de Juan, la argentina María Teresa Andruetto nos cuenta una realidad dura como la peor de las pesadillas, sirviéndose de toda la poesía que encierra la pobreza.
En este relato encontramos dos historias paralelas: la de Juan y de Anarina, que se juntan a mitad de camino en una historia de amor, y se enlazan al final de esta novela, en una historia de vida…
da qui

martedì 8 luglio 2014

Il gatto con un occhio solo - Paula Fox

Ned vive la sua infanzia con difficoltà, ha una madre malata, a scuola ha molti problemi, ha un padre attento, e indaffarato, un amico vecchio al quale fa qualche commissione, in cambio impara qualcosa della vita.
alla fine del libro tutte le difficoltà non spariscono, ma Ned sarà più forte.
mi è piaciuto molto, Paula Fox è fortissima nelle storie di ragazzini.
del gatto non vi dico niente, lo saprete leggendo.
cercatelo e leggetelo, non ve ne pentirete - franz



…Questo libro parla della paura di affrontare i propri errori, di accettarli e confessarli.  Ned, in questo caso si è reso conto del fatto che ha sbagliato a prendere senza permesso il fucile dalla soffitta causando la perdita dell’occhio del gatto. Il protagonista non riesce ad accettare e confessare quello che ha fatto e preferisce nascondersi dietro bugie, piuttosto che dire la verità. Si ritrova addirittura a mentire alla madre malata a cui non aveva mai mentito. Inoltre Ned fa una cosa totalmente sbagliata,  cioè cerca di alleviare il suo senso di colpa accudendo il gatto a cui ha sparato. Solo alla fine si rende conto che confessando tutto a sua madre riesce a liberarsi del peso che lo aveva tormentato per mesi.
Penso che questo sia veramente un libro istruttivo  che insegna che tutti commettiamo errori, perché è umano commetterli e tutti meritiamo una seconda possibilità. Il protagonista a un certo punto è davvero al culmine dell’infelicità: la madre gravemente malata, il suo vecchio vicino e suo unico confidente morto, il gatto scomparso e lui in preda ai rimorsi. Per fortuna le cose si risistemano e lui torna felice e comprende il suo sbaglio. Questa è decisamente la parte che mi è piaciuta di più perché rispecchia il messaggio del libro e ci spiega  come le cose possano migliorare se si pensa positivo.

mercoledì 2 aprile 2014

Il volo dell'aquilone - Paula Fox

un padre è andato via di casa, Liam, il figlio ragazzino, non sa perché, e gli vuol male perché lo fa soffrire, la madre con cui vive, non ne parla troppo bene, un giorno il padre, che è malato di Aids, parla con Liam come mai hanno fatto.
un gran bel libro, Paula Fox sa come raccontare, e non di cose da niente.
leggilo, non te ne pentirai - franz




Liam viene subito inondato da bugie che collegano il contagio ad una trasfusione di sangue infetto, scusa che non inganna il nostro protagonista, soprattutto sullo sfondo di una modernissima e all’avanguardia New York. Liam accetterà difficilmente la malattia del padre, colpevole, secondo lui, di aver distrutto la sua famiglia e infangato il nome di sua madre. La reazione di Liam si poggia su un enorme segreto sepolto nella sabbia della memoria, insieme al suo aquilone. La storia si sviluppa nel corso di un anno ma viene arricchita da continui, nostalgici e spesso dolorosi flash back…
da qui

mercoledì 16 ottobre 2013

La bambina, il cuore e la casa - M.Teresa Andruetto

la solita storia della letteratura per bambino o adolescenti e letteratura per adulti, in realtà c'è solo la letteratura, a volte parla solo di bambini, a volte solo di adulti, a volte di bambini e adulti o adulti e bambini, a volte il racconto è con gli occhi di un bambino, o con le sue parole.
in questo libro protagonista è una bambina, Tina, di cinque anni, c'è Pedro, il fratellino, i genitori, la nonna.
ma non è un libro per bambini, è un libro che parla (anche) di bambini, un gran libro che è letteratura, non minore.
provare per credere - franz
Ps:  M.Teresa Andruetto ha vinto nel 2012 il premio Andersen, quello internazionale, che ogni due anni premia scrittori non minori, ma di serie A (mi vengono in mente Aidan Chambers e David Almond) 




…Un romanzo poco convenzionale, che incanta e affascina con la delicatezza della sua conduzione e, insieme, apre spazi di domande e riflessioni.
Senza entrare nel merito ma solo accarezzandolo con sensibilità, spalanca le enormi porte dei drammi familiari e del dolore e la difficoltà di tenere insieme nuclei provati dalla malattia, o l’handicap, di un componente.
Sospendendo il giudizio o ogni forma di condanna, l’autrice si schiera con rispetto e attenzione dalla parte dei piccoli, mettendo in luce il loro universo emotivo e la complessità, e ricchezza, dei loro sentimenti che meritano, al pari di quelli adulti, sincerità e considerazione.
I bambini, inoltre, si mostrano sovente più in grado, rispetto ai grandi, di superare barriere e discriminazione, accedono con più naturalezza ai terreni dell’accettazione e, nel loro lucido candore e la loro spontanea saggezza, riescono a trovare soluzioni per problemi complessi che, pur senza essere semplici, per lo meno risultano coraggiose e creative.

Tina ha cinque anni ma è già una bambina grande che vive con il padre e la nonna in una bassa casa moderna con un piccolo cortile. Tutti i giorni, gioca con Carlota, l'amica del cuore con cui condivide le mattine alla scuola materna, le sue riflessioni e i piccoli segreti. Tutti i giorni feriali, con una routine ripetitiva, meticolosa e paziente aspettando con ansia la domenica perché la domenica è un giorno speciale. La domenica è il giorno vero, quello in cui Tina sembra veramente assaporare la sua esistenza di piccola bambina-grande e il suo tempo finalmente si dilata di festa e si riempie della presenza materna che la bacia e la bacia nacora, quando viene accompagnata dal padre al villaggio vicino, nella grande casa antica con il giardino verde che le piace tanto quando gioca con Pedro, il fratello con occhi “cinesi”. Apparentemente la famiglia della piccola sembra patire la sofferenza di tante famiglie contemporanee divise da sentenze di divorzio. Istantanea, dopo istantanea, invece, s'intuisce che il vero motivo che separa i familiari da una vita affettiva e quotidiana regolare è qualcosa ben diverso, vissuto in maniera drammatica: l'handicap del fratello che ha la sindrome di Down. Una sintomatologia di cui la madre sola sembra occuparsene 24 ore su 24 che spezza il fluire del tempo paralizzando più i genitori che Pedro e Tina, quest'ultima tormentata da una domanda martellante: ma perché non si può stare tutti assieme?
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venerdì 11 ottobre 2013

Gli uccelli notturni -Tormod Haugen

Libro pochissimo letto, e su internet si trova poco o niente. Ed è un gran libro, la storia di un bambino che deve attraversare le sue paure per vincerle. Il padre non è un eroe, piuttosto uno al quale la vita pesa abbastanza, e spesso ha difficoltà. Joakim deve affrontare il mondo e se stesso e i suoi fantasmi, e solo affrontandoli riesce a vincerli (come diceva Pavese, le difficoltà bisogna attraversarle, non evitarle).
a me è piaciuto molto - franz


Molte cose fanno paura a Joakim: la macchia marrone lungo le scale, una vicina che lui crede sia una strega, l'assassino in cantina, le gigantesche orecchie che lo controllano dietro le porte, i racconti spaventosi di Sara, le compagne maligne, i compagni più forti, la fragilità di carattere del proprio padre. Ma c'è qualcosa che racchiude tutte le sue paure: gli uccelli notturni che "vede" uscire dall'armadio della sua stanza, più scuri della notte, con occhi di fuoco. Un libro poetico e malinconico sulla liberazione dalla paura: il difficile ma infine vittorioso cammino che ogni natura sensibile deve percorrere.
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sabato 31 agosto 2013

Stella nera - Scott O’Dell

si racconta la storia di una ragazzina che partecipa all’Iditarod, attraverso l’Alaska.

non vi dico come va a finire, solo che è un libro che si legge con piacere, anche se non si hanno più 12 anni - franz


venerdì 12 aprile 2013

Tutto comincia a Zanzibar - Ursula Dubosarsky


Inspiegabile che il titolo italiano sia “Tutto comincia a Zanzibar “, quando il titolo originale è “Abyssinia”, misteri dei traduttori.
venendo al libro, bisogna essere concentrati e farsi prendere per mano dalla storia, se ti distrai ti perdi e poi ti annoi, non capendo più niente.
lo sforzo verrà ripagato, promesso - franz




Inquietante.
L'aggettivo giusto per il racconto è sicuramente "inquietante": più che una sequenza di eventi, che possiamo più o meno prevedere, ci troviamo di fronte ad una serie di situazioni che hanno tutta l'ambiguità e la fluidità dei sogni. Ed esattamente come quando ci ricapitoliamo un sogno dobbiamo aggiungere dettagli e collegamenti (e sempre questo contributo creativo resta indefinito), così, inoltrandoci in "Tutto comincia a Zanzibar" siamo chiamati a, od almeno fortemente tentati di, integrare quello che leggiamo, per estrarre una spiegazione, se non un senso, a quel che i personaggi vivono…


…D. Rispetto ad altre sue opere che prediligono un registro comico-surreale (come in Mio papà è un blocco di ghiaccio), in Tutto comincia a Zanzibar prevale un'atmosfera sospesa, cupa e misteriosa. Come mai ha scelto questo tono? 

R. Fin da bambina credo di aver sempre provato un misto di fascino e paura nei confronti delle bambole: sembrano vive, ma non lo sono (o forse sì?) Il tono del libro nasce probabilmente da questa ambivalenza. Quando scrissi la serie di cui fa parte Mio papà è un blocco di ghiaccio sapevo esattamente che volevo scrivere una storia divertente. Con Tutto comincia a Zanzibar non ero invece affatto sicura di quello che volevo scrivere, così l'inconscio mi ha forse portato in un territorio misterioso e inquietante, simile alla sensazione che si prova nei musei di giocattoli, dove le bambole stanno sedute dentro le bacheche a fissare il vuoto. 

D. A quale tipo di lettore ha pensato mentre scriveva questo racconto? 

R. Quando ho incominciato a scriverlo pensavo che il libro si rivolgesse a bambini della stessa età delle due protagoniste della storia, ma quando l'ho finito mi sono resa conto che era per adolescenti o adulti. Il linguaggio è sicuramente accessibile anche a un bambino ma questo deriva dal desiderio di scrivere qualcosa che sia facile da leggere ma difficile da capire: una versione letteraria dell'arte naif…

domenica 17 marzo 2013

Quando eravamo in tre - Aidan Chambers

una storia di ragazzi che tiene svegli fino all'ultima pagina.
qualcuno distingue i libri in generi, a volte ha un senso, altre volte no, questa è letteratura, e basta.
ci sono libri buoni e libri cattivi, questo è dei primi.
c'è (almeno) una coppia di scrittori inglesi, Aidan Chambers e David Almond, di livello davvero alto, che catalogano, a torto, nella narrativa per ragazzi,  peccato per chi non li conosce. 
non ve ne pentite, promesso - franz




…Quando eravamo in tre è un libro che si legge d’un fiato, sia per la fluidità della narrazione che per il senso di mistero che vela lentamente gli eventi fino a quando l’amara rivelazione finale lascia impotenti come dinanzi a un lutto.

…il romanzo vive soprattutto dei dialoghi e dei pensieri dei personaggi, credibili e vivi, ma senza alcun cedimento alla semplificazione e al giovanilismo. 
Eppure non c’è alcun appesantimento: Chambers è abilissimo a dare voce agli adolescenti, a trovare ed esprimere le fondamenta di irrequietudine, timore, energia e fragilità di quell’età. Sembra quasi che l’autore voglia ammonire noi adulti: gli adolescenti, lasciati da soli alle prese con le loro scelte e le loro prospettive di futuro, si rivelano ben più seri, pensosi, colti, profondi, di quanto ci dicono le solite indagini sociologiche.

sabato 31 marzo 2012

La danza degli schiavi - Paula Fox

la tratta degli schiavi vista dagli occhi di un bambino, che tutto vede e tutto capisce.
un libro che (non) fa male - franz


New Orleans, 1840. Jessie Bollier, un ragazzino poverissimo, viene rapito e costretto a far parte dell'equipaggio di una nave che trasporta schiavi africani. Toccherà a Jessie accompagnare con il suo piffero la "danza" quotidiana di uomini, donne e bambini che ogni giorno il capitano costringe a esercitarsi sul ponte... Poi un naufragio interrompe il terribile viaggio, e per Jessie e Ras, giovane schiavo, comincia un'avventura piena di pericoli ma anche di incontri con uomini generosi e pronti a tutto pur di aiutarli, finché Jessie diventerà un convinto abolizionista, nemico di tutto ciò che opprime, degrada e offende gli altri esseri umani.

Jessie Bollier often played his fife to earn a few pennies down by the New Orleans docks. One afternoon a sailor asked him to pipe a tune, and that evening Jessie was kidnapped and dumped aboard The Moonlight, a slave ship, where a hateful duty awaited him. He was to play music so the slaves could "dance" to keep their muscles strong, their bodies profitable. Jessie was sickened by the thought of taking part in the business of trading rum and tobacco for blacks and then selling the ones who survived the frightful sea voyage from Africa. But to the men of the ship a "slave dancer" was necessary to ensure their share of the profit. They did not heed the horrors that every day grew more vivid, more inescapable to Jessie. Yet , even after four months of fear, calculated torture, and hazardous sailing with a degraded crew, Jessie was to face a final horror that would stay with him for the rest of his life.

lunedì 9 gennaio 2012

I libri che mi sono piaciuti di più nel 2010

nel vecchio blog per qualche anno ho fatto una lista di libri che mi erano piaciuti di più durante quell'anno. 
la ripropongo per mia memoria e per la curiosità di chi ogni tanto molla tutto e legge un bel libro - franz


Ci sono dei racconti belli, e certi bellissimi, ci sono la letteratura e la vita (scusate se è poco), si sentono echi di Nagib Mahfuz  e Albert Cossery, due grandissimi scrittori egiziani, cosa volere di più? 

Come gli altri, un libro grandissimo. Un autore di quelli che qualunque libro tu legga, non sbagli. Ancora qualche libro non è stato stampato in italiano. Speriamo presto.
 
Ho letto anche questo libro di Yasmina Khadra, e, come gli altri, ti lascia senza parole. Racconta una storia durissima, a tratti insostenibile, soffri, ma non ti stacchi. Uno di quei casi in cui la letteratura arriva dove i giornali, quasi mai, non riescono ad arrivare, riesce a essere uno strumento di conoscenza e anche interpretazione del mondo. Agli scrittori questo si deve chiedere, altri devono cambiarlo.
Si imparano tante cose dai libri di questo scrittore. Oltre a godere di una scrittura coinvolgente. Approfittane anche tu.
 
L'ennesimo libro che leggo di Petros Markaris, col suo commissario Charitos.
Non annoia mai, Markaris è un grande della letteratura "di genere" europea, nell'olimpo con Mankell, Vargas, Nesser, Camilleri, e altri (ho citato solo qualche grande scrittore europeo vivente). Markaris scrive libri che sono più che "di genere", qui raccontano storie, si parla della società, dei conflitti, del rispetto, dell'essere umano, dell'amicizia, della pietas. I generi li hanno inventati per esigenze si sistemazione dei libri sugli scaffali delle biblioteche e delle librerie, l'unica distinzione in origine dovrebbe essere fra libri buoni e cattivi, almeno per me è questa. Chi lo legge capirà dove metterlo. E non avrà buttato via il tempo.
 
In questo libro i racconti "minori" sono bellissimi, gli altri perfetti. Come privarsene?
 
Davvero un bel libro, ti affezioni, lo leggi lentamente per non finirlo troppo in fretta.  Madame Rosa sembra la cugina dell'uomo di Rod Steiger, l'uomo del banco dei pegni, con gli incubi che ritornano, ma lei ha i bambini e Momo, che sembra il fratello di Holden (il traduttore, a un certo punto, omaggia l'eroe di Salinger, lo capisci quando leggi le due parole "vita schifa", che trovi nelle prime pagine dell'edizione italiana del giovane Holden, e un po' ti emozioni).
Momo ha gli occhi puliti di un bambino, che succhia il midollo della vita, come dice H.D. Thoreau.
C'è speranza finchè ci saranno bambini come Momo. Vai a conoscerlo!

Questo è un libro straordinario (fuori dall’ordinario), magari un po’ difficile (?), scritto a 33 anni, da uno scrittore polacco, nel 1937. (Witold è stato amico di Bruno Schulz).

Un romanzo che non sarà perfetto, è il primo che ha scritto, prima dei 25 anni, (si parte da Algeri a Marsiglia, si va a Praga, si torna ad Algeri), ma ha una logica, una sincerità, alcune immagini in una frase sola, uno stile che lo rendono imperdibile

Vorrei che i libri si distinguessero in libri belli e brutti, i generi sono fuorvianti, generano pigrizia.
Grazie a un libro di Nick Hornby, che racconta le sue letture, scopro che parla bene di David Almond.
Per conoscere David Almond leggi
qui
Provo con "Occhi di cielo". La copertina dice: adatto a chi ha più di 10 anni. Per far credere che è solo un libro per ragazzini/e.
L'ho letto.
E per i miei gusti è un libro bello davvero.
Mi sa che non sarà l'ultimo di David Almond che leggerò.
 
un libro necessario, di uno che passa da posizioni moderate a posizioni radicali, sul mangiare la carne.
non è necessario essere vegetariani, per leggere questo libro, ma si rischia di consumare molta meno carne di quella che si è consumata finora, dopo averlo letto.
regalatevi questo libro e regalatelo, fa soffrire, lasciate i libri di fiabe per un altro giorno.
di sicuro si fa un doloroso viaggio nell'inferno che esiste e non sappiamo, o facciamo finta di non conoscere.
Calvino ci ricorda questo: "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."
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