Mentre il segretario al tesoro USA
Bessent promette sfracelli contro l'economia iraniana l'amministrazione USA,
sempre più disperata, attinge al conto di tesoreria per riacquistare bond così
da abbassare i tassi. Nel frattempo Deutsche Bank su autorizzazione cinese apre
la prima camera di compensazione europea per lo Yuan.
Come avevo ipotizzato, nell'attuale situazione di stallo
del conflitto con l'Iran, l'amministrazione di Washington ha puntato sulla
guerra economica contro Teheran al fine di riuscire a piegare la
volontà del regime degli Ayatollah. Va immediatamente chiarito che gli Stati
Uniti non hanno – almeno per il momento – imposto sanzioni secondarie contro i
paesi che intendono continuare ad intrattenere rapporti commerciali con l'Iran
e dunque, di fatto, violando il sostanziale boicottaggio imposto da Washington.
Prima di spiegare i possibili effetti di questa “stretta” statunitense,
però, spieghiamo 'operazione congegnata dal Dipartimento del Tesoro statunitense
e illustrata dal suo Segretario Scott Bessent ai mass media di tutto il mondo,
proprio ieri. Innanzitutto il nome che è stato scelto è “Operazione Economic Outcast” (Operazione
Economia Emarginata) a significare che con questa operazione si vuole
emarginare l'economia iraniana da quella del resto del mondo inaridendo la
linfa vitale che la tiene in vita.
In particolare i settori dell'economia iraniana colpiti dagli USA sono le
risorse digitali, le tecnologia, l'oro, l'aviazione e i trasporti marittimi
inoltre, Scott Bessent ha ben sottolineato che Washington sta sanzionando più
di 60 entità, individui e navi in tutto il mondo che permettono all'Iran di
ottenere tecnologia nucleare e missilistiche oltre che di condurre operazioni
informatiche di cyberwar e di generare entrate derivanti dal settore
petrolifero.
Come si intuisce, si tratta di sanzioni molto profonde che potrebbero effettivamente
danneggiare l'economia iraniana, ma, allo stesso tempo, sono misure di
difficile applicazione che presuppongono la collaborazione leale di tutti i
paesi del mondo. Circostanza questa, più facile a dirsi che a farsi,
soprattutto in un mondo affamato di energia che ha bisogno di tutto il petrolio
e il gas messo a disposizione sul mercato, compreso quello iraniano.
Magari, certamente, queste sanzioni sarebbero state di facile applicazione
per gli Stati Uniti degli anni d'oro a cavallo tra gli anni 90 e la prima
decade del nuovo millennio; all'epoca bastava una alzata di sopracciglio da
parte di un componente dell'amministrazione di Washington per vedere gli
esponenti di qualunque governo del resto del mondo scattare sull'attenti. Ma
ora le cose sono ampiamente cambiate, innanzitutto perché il mondo ha estremo
bisogno di qualunque fornitore di energia, e tagliare fuori l'Iran significa
automaticamente aumentare i prezzi del petrolio e del gas già esorbitanti.
Inoltre in questi ultimi anni sono emerse altre potenze economiche e militari
che non sembrano avere alcun timore reverenziale nei confronti degli USA.
Una situazione questa che si è verificata perché gli Stati Uniti sono
fiaccati da decenni di guerre scriteriate che sono servite solo allo scopo di
riempire le tasche del cartello dell'industria degli armamenti devastando il
bilancio pubblico. Inoltre decenni di delocalizzazioni favorite dalla folle
posizione ideologica sulla globalizzazione hanno ottenuto il solo risultato di
demolire i conti con l'estero statunitensi trasformando il paese in una landa
desolata sul piano produttivo dove gli ingegneri sono costretti a riciclarsi
come esperti di borsa avendo ormai il paese delocalizzato buona parte dei suoi
siti produttivi alla ricerca di vantaggi competitivi sul piano del costo del
lavoro.
E proprio ieri, nel giorno in cui Scott Bessent presentava al mondo il suo
piano “spacca Iran”, gli USA prendevano una decisione che dimostra
plasticamente al resto del mondo di essere un paese in grave declino economico.
Premesso che i tassi di interesse sui
bond statunitensi a 10 anni stanno sempre più avvicinandosi alla soglia
psicologica del 5% (peraltro già abbondantemente superata
dai bond trentennali); si tratta di un livello di tasso di interesse che rende
pesantissimo il servizio sul debito pubblico alle finanze di Washington;
amaramente possiamo sottolineare che si tratta di un fenomeno economico che in
Italia ben si conosce e che ci ha vessato per almeno due decenni.
Va detto che un così pesante aumento dei tassi di interesse di ciò che un
tempo era considerato come il safe heven della finanza
mondiale (ovvero l'asset che garantiva sicurezza agli investitori più di
qualunque altro al mondo) dimostra che ormai gli assets in dollari non sono più
considerati sicuri dagli investitori internazionali e, conseguentemente, il
Tesoro USA deve garantire un interesse più alto per pagare il rischio...quasi
fino a svenarsi.
E proprio in relazione a questa situazione ormai insostenibile,
l'Amministrazione USA ha fatto un annuncio che, a mia memoria, non ha
precedenti. Il Tesoro USA può (ri)acquistare US bond prendendo i
dollari dal fondo TGA aperto dal Tesoro presso la Federal Reserve. Si tratta in
sostanza del conto di tesoreria del governo americano. Prendere i soldi dal conto
di tesoreria per il riacquisto di Bond con la finalità di calmierare l'aumento
dei tassi di intesse suona come una misura tampone ai limiti della disperazione
ed attesta inesorabilmente l'enorme difficoltà del governo americano a gestire
le finanze pubbliche. Una misura tampone, che ha il solo fine di dare un calcio
al barattolo del prossimo futuro (e direi inevitabile) Quantitative Easing
della Federal Reserve.
E' chiaro che in un panorama così allarmante il presunto piano che vorrebbe
demolire l'economia iraniana appare più come l'urlo impotente di un pugile
suonato che un qualcosa che ha la possibilità di raggiungere il proprio
obbiettivo.
A rincarare la dose anche un'altra notizia che attesta la difficoltà
dell'ex Iperpotenza e che anzi, quasi suona come una umiliazione.
La Germania, paese vassallo degli USA sin dalla fine della Seconda Guerra
Mondiale, stringe sempre di più i rapporti
con la Cina, non solo sul piano industriale come è ampiamente dimostrato dalle
innumerevoli notizie che attestano come i cinesi si stiano comprando grosse fette dell'industria
tedesca a partire dall'automotive, ma ora anche dal punto di vista
finanziario e monetario: Deutsche Bank è
stata autorizzata dalla banca centrale cinese ad aprire la prima camera di
compensazione per gli Yuan sul territorio europeo. Una camera di
compensazione – lo ricordo – è una sorta di “ conto corrente multilaterale” nel
quale le posizioni in attivo e in passivo in una determinata divisa vengono
compensate da tutti coloro che accedono a questo strumento, evitando quindi
costose transazioni in contanti. Ovviamente questo genere di attività ha un
senso qualora si ritenga che l'uso di una determinata divisa sarà implementato
in maniera massiccia. Altrimenti sarebbe un inutile spreco di denaro.
Facile dunque intuire che il sistema finanziario tedesco abbia intenzione
di utilizzare in maniera massiccia lo Yuan nelle transazioni con la Cina,
evidentemente abbandonando il Dollaro statunitense. Una notizia di enorme
portata sulla quale sarà necessario trattare più diffusamente in futuro ma che
nell'economia del discorso che stiamo facendo la posizione del dollaro e degli
USA è sempre più precaria e conseguentemente la sfiducia nell'economia e nel
governo del paese nordamericano è sempre più bassa agli occhi degli altri
paesi, anche di quelli, da sempre ridotti al rango di vassallo.
E' chiaro come in un contesto del genere gli Ayatollah avranno gioco facile
ad aggirare quanto organizzato da Bessent. Il problema è che gli USA non
sono nella condizione di poter perdere.
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