Visualizzazione post con etichetta Alberto Perino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alberto Perino. Mostra tutti i post

venerdì 4 ottobre 2024

Ciao Alberto, a sarà dura!!

 

Nella tarda serata di ieri, giovedì 3 ottobre, ci ha lasciati Alberto Perino.

Ricordare la sua figura monumentale per la Valle di Susa e per tutto il Movimento No Tav è difficile in queste ore di estremo dolore. Il vuoto che ci lascia sarà incolmabile.

Una cosa però è certa: nel corso della sua vita ha saputo trasmettere a tutte e tutti noi la voglia di lottare contro ogni ingiustizia e devastazione ambientale. Se è da trent’anni che la Valsusa resiste è anche e soprattutto merito suo.

Oggi è un giorno di dolore, ma da domani il suo spirito continuerà a vivere in ogni lotta per la salvaguardia della nostra amata terra.

Tutto il movimento si stringe forte a Bianca e ai suoi famigliari in questo tragico momento. Come da volere del caro Alberto i funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.

Nei prossimi giorni verrà organizzata una giornata per poterlo ricordare come meritava.

Pubblichiamo di seguito un contributo di Chiara Sasso, scrittrice e attivista No Tav nonché cugina di Alberto.

 

 


“Bertino”, per noi famigliari, per chi ha vissuto con lui nel burg dle ciòché per tutti gli amici che hanno conosciuto Alberto Perino in tempi passati, quelli legati alla sua vita trascorsa a Bussoleno, ai suoi impegni antimilitaristi. Con Bianca condivideva anche la passione della montagna, le gite al Rocciamelone, la montagna sacra che governa la valle. Erano tempi quelli delle stelle alpine trovate sui sentieri, insieme al genepy scovato fra le rocce in luoghi impervi. Due simboli che bene lo rappresentano. La montagna vissuta come un prolungamento di casa, A Bessen Haut con don Oreste Cantore l’assistente spirituale della GIAC Gioventù italiana di azione cattolica, “una bella figura di uomo e di prete, con una generosità incredibile”. Cosi Alberto lo definirà ripescandolo dai ricordi, con lui e con altri volontari ha partecipato alla creazione e al funzionamento di colonie alpine per i ragazzi. “Un’esperienza che mi ha insegnato a lavorare manualmente, rendendomi quasi autonomo alle manutenzioni della casa”. I suoi studi di ragioneria non lo appagavano anche se nella vita è stato impiegato in banca, ma subito coprendo anche il ruolo di sindacalista segretario generale dei bancari della Cisl della provincia di Torino. I pranzi della domenica dalla madre lo vedeva raccontare con enfasi le risse all’interno del sindacato (che lo portò ad allontanarsi nel 1982). Lui grande interprete di copioni diversi amava raccontare attraversando a grandi passi il parquet di legno tirato a lucido del salotto, noi pubblico adorante per le sue performance ridevamo fino alle lacrime. E’ sempre stato così univa l’impegno più totale e sfrenato con una dose enorme di ironia e sarcasmo capace di riposizionane qualunque tema trattato nella giusta cornice.

Negli anni Settanta si sposa con Bianca e si trasferisce a Condove dove incontra Achille Croce, un operaio con una cultura umanistica fuori dal comune, grande cultore della nonviolenza. Con lui Alberto si avvicina all’antimilitarismo, al pacifismo e al vegetarianesimo (lo sarà fino alla fine della sua vita), con lui e altri amici fonda il Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta. Uno dei primi nati gruppi in Italia impegnati sul fronte dell’obiezione di coscienza al servizio militare. Bertino aveva fatto il servizio militare e si era autodenunciato partecipando ad una manifestazione con un cartello al collo: “Ho fatto il servizio militare e mi vergogno” in solidarietà con gli obiettori di coscienza processati il 13 marzo 1971 e condannati dal tribunale militare di Torino. La polizia aveva strappato il cartello, e poi lo aveva denunciato e processato per ‘vilipendio alle forze armate’. In prima istanza in corte d’assise era stato condannato a 8 mesi e 5 giorni, poi assolto in appello, perché il fatto non costituisce reato.

A Condove conosce e stringe amicizia con un altro grande prete, figura fondamentale per tutto il paese, don Giuseppe Viglongo, un prete operaio impegnato nel sociale, senza parrocchia, perché considerato scomodo dai vertici della Chiesa locale, impegnato con le ACLI a fianco del mondo operaio. Era un tempo quello dov’era possibile che nascessero in piccoli territori di provincia grandi azioni. Il 24 settembre 1970 i lavoratori delle Officine Moncenisio (che in passato facevano armi per la Marina militare) presentano una mozione nata da lunghe discussioni in fabbrica per opporsi alla costruzione delle armi in quanto strumenti di morte e violenza. La mozione era stata votata all’unanimità.

 All’inizio degli anni Novanta, con l’apporto fondamentale di un gruppo di amici e tecnici (professori del Politecnico di Torino, esperti in autostrade, ingegneri ambientali ecc.) fonda l “Comitato Habitat” che si prefiggeva il compito di essere di supporto e consulenza alle amministrazioni locali per contrastare le grandi opere. Inizia la grande storia dell’opposizione al Tav una lotta che dura da oltre trent’anni. Alberto Perino viene definito il portavoce, il leader, ma lui non accetterà mai questa definizione. Certo il suo modo di stare sulla scena, la sua fisicità, il fatto che non si risparmiava mai di accollarsi ogni tipo di impegno lo fa notare più di altri. Il suo merito sicuramente è stato quello di aver unito le diverse anime del movimento, aveva una autorevolezza naturale che si coglieva fisicamente.

Negli anni, come altri militanti notav, anche lui subisce perquisizioni, e denunce. Per un caso della vita torna anche l’accusa di ‘vilipendio alle forze armate’, perché in una intervista apparsa sul quotidiano La Stampa nel 2011 aveva dichiarato che “i vecchi del paese dicono che adesso quello che stanno facendo le truppe di occupazione italiane nella Val di Susa è peggiore di ciò che hanno fatto le truppe nazifasciste, perché i nazisti non avevano mai chiuso le strade o obbligato a presentare i documenti per andare lavorare la vigna”. Ad Alberto non si deve solo lo straordinario lavoro, di carte, di ricerca, di presenza ai presidi, alle manifestazioni, alle interminabili riunioni, si deve anche una certa leggerezza della lotta, un divertimento inserito in ogni situazione, cosa che ha permesso di portare avanti trent’anni di impegno. Ha saputo traghettare momenti difficili facendo convergere le anime diverse del movimento, il suo motto era: “cerchiamo quello che ci unisce e non quello che ci divide”. I nemici sono altri.

 Fino all’ultimo ha messo la sua vita a disposizione. La email che ha inviato pochi giorni fa ai comitati assicurava la sua presenza (a costo di andare in ambulanza) domenica 13 ottobre al presidio di San Giuliano. Un testo che la dice lunga su quanto era disponibile a fare a mettersi in gioco. “Facciamo rumore” scrive. “Ormai è chiaro a tutti che gli espropri di Telt sono solo un’operazione mediatica per dire stiamo facendo qualcosa anche in Italia così Salvini è contento e un po’ di soldi continuano a darglieli. Dobbiamo trasformarla anche noi in una operazione mediatica non usando le deleghe ma andando in tantissimi di persona a farci espropriare contando le piante facendo andare la cosa per le lunghe. Io stesso verrò a farmi espropriare con l’ambulanza, spero della Cri di Susa, con un trasporto privato che mi pagherò; perché così l’esproprio si può trasformare in un bell’ambaradan mediatico. Può anche essere che sia l’ultima occasione, per me, ormai bloccato a letto, di incontrare i carissimi compagni No Tav per salutarli. L’evento lo dobbiamo costruire bene. e se non fanno loro gli stronzi potremmo essere davvero in tantissimi. Se fanno gli stronzi si danno la zappa sui piedi. Diamoci da fare, io cerco di fare la mia parte e voi datevi da fare per la vostra parte tutti insieme faremo un bel botto mediatico”. Era capace di grande “spazzolate” ma anche di un amore immenso verso tutti. Le sue email corpo 18 risuoneranno per molto tempo come la sua voce in tutti noi. Facciamo rumore.

Chiara Sasso


da qui

giovedì 22 febbraio 2024

Fogli di Via in Val Susa (e non solo): la parola ad Alberto Perino

(intervista di Daniela Bezzi)

 

Abbiamo già riferito, con il contributo di Roberto Mairone qualche giorno fa, circa la conferenza stampa intitolata Vola Via Fogli di Via che il Movimento NoTav ha organizzato sabato 3 febbraio proprio di fronte al fortino di San Didero, per denunciare le oltre 50 misure cautelari recentemente affibbiate ad altrettanti attivisti NoTav residenti sia in Valle che a Torino e persino… a Catania!

Misure restrittive applicate nella più totale arbitrarietà, come ha puntualmente riferito l’Avv. Valentina Colletta, portando l’esempio di indagati che si sono ritrovati ‘imputati’ per il semplice fatto di essere presenti (sebbene non personalmente imputabili) e in qualche modo riconoscibili, sulla scorta delle registrazioni foto/video, durante i supposti attacchi ai cantieri. E ancor più incredibile il caso di chi si trovava sicuramente altrove… oltre alla generale anomalia di non aver ricevuto preavviso di imputazione, per cui nessuno ha potuto presentare uno straccio di memoria difensiva, come sarebbe di diritto.

 

Sulla molto ‘particolare’ accezione di giustizia che è ormai la normalità in Val di Susa, si è espresso Alberto Perino nell’intervento che ha concluso la conferenza stampa.

Domanda:

Nel tuo intervento conclusivo, hai dato voce al sentimento di molti presenti: abusi come quelli che ci sono stati illustrati, che ledono i più fondamentali diritti di riunione, movimento, relazioni professionali per non dire affettive, all’interno dei territori in cui si vive, “dovrebbero essere denunciati a caratteri cubitali” (così hai tuonato) “e invece succedono ormai ovunque, e soprattutto in Val Susa, nel più assordante silenzio…” Come fare per squarciare almeno un po’ questo silenzio? E come si può accettare che, anche in caso di riconosciuta erroneità delle misure cautelari, i responsabili restino impuniti? 

Alberto Perino:

Molto è stato scritto su “Torino laboratorio di repressione” [1] che i NO TAV stanno provando da molto tempo sulla loro pelle, nelle aule giudiziarie ed ora con i provvedimenti restrittivi fascisti della Questura. Manganellate, cariche insensate degli sbirri, lacrimogeni al CS (gas tossici vietati in guerra ma permessi contro la propria popolazione civile che protesta). Processi farlocchi che in breve tempo portano alle condanne definitive con pene pesanti e con richieste di risarcimenti di centinaia di migliaia di euro che cercano di fiaccare la resistenza popolare.

E recentemente il ricorso alle misure dei “sequestri preventivi” dei presidi da parte della magistratura, al solo scopo di permettere a Telt di appropriarsi e sbancare dei terreni privati confinanti con il cantiere di Giaglione senza espletare le regolari procedure di esproprio[2]: terreni che erano sotto sequestro preventivo e quindi inviolabili. Ed eccoci e queste misure dei Fogli di Via, dispensate a piene mani dal questore di Torino con motivazioni assolutamente campate in aria, a volte false, a volte inesistenti: persone che appunto non si trovavano nei luoghi dove si manifestava, magari lontani km. Ed è già successo che, per i fatti citati per l’emissione del provvedimento del questore, alcune persone siano state assolte con formula piena dalla magistratura, addirittura in sede di udienza preliminare.

Ma intanto per tre anni il questore ha negato la possibilità di recarsi a Chiomonte, per un fatto inesistente. Questo abuso di un funzionario, che impedisce a dei cittadini di esercitare appieno i diritti sanciti dalla Costituzione, non viene censurato né condannato e nessuno risarcirà chi ha subito il danno per causa sua.

Nel caso di un ricorso a maggior tutela di un destinatario di un Foglio di Via per dei fatti avvenuti a San Didero, il ricorrente ha potuto dimostrare di non essere in quei momenti a San Didero, ma di essere in altro comune distante molti km. Il questore ha rigettato il ricorso con l’incredibile motivazione che basterebbe “la probabilità del danno per autorizzare la misura cautelare”!

Ora è vero i fogli di via si possono impugnare presso il TAR (tribunale amministrativo regionale), ma con un costo non inferiore a 800 euro per ogni ricorso, oltre al lavoro degli avvocati per istruire e seguire la causa. Ma in Val di Susa, ormai, questa situazione di repressione e militarizzazione è così pervasiva che, purtroppo, non suscita neppure più l’indignazione nei giornali locali.

Ma cerchiamo di capire il perché di questi fogli di via che interessano i comuni di Chiomonte, Giaglione, San Didero, Bruzolo (sedi di cantieri TELT) e il comune di Venaus che non presenta alcun cantiere. Perché a Venaus si svolge ogni anno il Festival dell’Alta Felicità che richiama migliaia di giovani da ogni parte d’Italia, gruppi musicali di prestigio, conferenzieri famosi. È, insomma, un evento ormai di portata nazionale che da molto fastidio, perché inseriti nel Festival ci sono le visite ai cantieri di TELT. E questo TELT e i suoi servi (questura, magistratura e sbirraglia varia) non lo possono tollerare.

 

Lo scorso anno hanno cercato di bloccare il Festival facendo pressioni sul sindaco di Venaus perché lo impedisse con motivazioni assurde. Il sindaco non si è prestato e, dopo tutti i controlli del caso, ha dato le autorizzazioni di rito. Quest’anno si sono portati avanti e hanno dato i fogli di via a tutti gli organizzatori del Festival per impedir loro di poter realizzare l’evento a Venaus, con il prevedibile effetto (nel caso di annullamento della manifestazione) di un grave danno all’economia già disastrata delle comunità di Venaus e zone limitrofe. Questi fogli di via, nelle motivazioni, sono andati a riesumare fatti vecchi di quarant’anni per giustificare il provvedimento; questa è una grandissima forzatura messa in atto in nome del potere del più forte, utilizzando leggi e regolamenti fascisti, e certi del sostegno di un governo fascista e repressivo.

Questa è la democrazia nella Val-di-TELT.  

 

Domanda:

E proprio l’altro giorno, ecco l’ennesimo allarme/tossicità, diramato da GreenPeace, circa l’inquinamento da Pfas nelle falde acquifere di tutta la Val di Susa da Bardonecchia fino a Torino. Qual è la valutazione che si può dare al momento circa questo scenario di così diffusa tossicità?

Alberto Perino:

Il problema dell’inquinamento da prodotti chimici sintetici legati ai PFAS (composti poli e perfluoroalchilici) è particolarmente grave e paragonabile all’inquinamento da amianto, infatti questi prodotti sintetici sono definiti “inquinanti eterni” perché non trattabili, inoltre alcuni di questi sono sicuramente cancerogeni (ad esempio il PFOA [3]).

Negli USA la soglia del PFOA massima accettabile è di 4 nanogrammi/litro di acqua. Ma la Solvay è così potente da condizionare il Parlamento Europeo, il Parlamento Italiano, la Regione Piemonte [4] (e il Veneto) al punto che l’UE ha deciso che stabilirà dei limiti per i PFAS solo a partire dal 12/01/2026 [5]; nel frattempo il popolo può tranquillamente bere acqua inquinata da agenti sicuramente o potenzialmente cancerogeni e morire di tumore.

In valle ci sono diversi comuni messi male in questa indagine di Greenpeace che pubblica la tabella ricevuta da SMAT nelle cui acque a uso potabile è stata riscontrata la presenza di PFAS. I PFAS presenti nella tabella sono PFOA (cancerogeno), PFOS (potenzialmente cancerogeno). Come per l’amianto per il PFOA non esiste una soglia di sicurezza, è cancerogeno e basta,

 

I dati dei nostri comuni relativi al PFOA (cancerogeno) sono: Avigliana 24; Cesana 21; Chiomonte 82; Gravere 96; Rubiana 30; Salbertrand 10. Dalla tabella non è chiaro se i valori indicati sono nanogrammi/litro… Il gestore SMAT [6] dal canto suo parla di valori ampiamente al di sotto della soglia di legge di 100 nanogrammi/litro per la somma dei PFAS ma non parla del PFOA (cancerogeno). Possiamo chiederci come sono possibili questi dati, ad esempio a Gravere, Madonna della Losa ad oltre 1000 metri di altitudine, oppure Rubiana.

Nel caso di Chiomonte, Avigliana, Cesana, Salbertrand sono comuni che negli anni hanno avuto lavori di gallerie che indubbiamente hanno utilizzato macchinari, per es. le talpe per lo scavo della Pont Ventoux e di Chiomonte, che andavano lubrificati con i PFAS, ma Rubiana?

E in ogni caso i cittadini di Chiomonte, Gravere e degli altri comuni con alte concentrazioni di PFOA (cancerogeno) possono essere tranquilli? E gli amministratori cosa dicono?


Note

[1] Alessandra Algostino – https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2024/02/06/torino-e-il-caso-askatasuna-due-modelli-di-citta/

https://volerelaluna.it/territori/2024/01/11/per-un-manifesto-contro-la-citta-autoritaria/

https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2023/12/07/antifascismo-e-repressione-il-barometro-non-segna-bel-tempo/

[2] Si vedano in merito le Ordinanze Prefettizie del 21/12/2023.

[3] “I composti cancerogeni non hanno una soglia tollerabile nelle acque potabili e per il PFOA non abbiamo dati che possano indicarne una” ha spiegato l’epidemiologo statunitense Kyle Steenland [GREENPEACE ITALIA / PFAS E ACQUE POTABILI IN PIEMONTE pag. 4]

[4] “…hanno infine comunicato come la ragione dei mancati controlli fosse riconducibile a una specifica richiesta di Arpa Piemonte di non ricercare i PFAS nell’acqua potabile” [GREENPEACE ITALIA / PFAS E ACQUE POTABILI IN PIEMONTE pag. 5]

[5] Solo dal 12 gennaio 2026 sarà invece obbligatorio per gli stati europei, Italia inclusa, far rispettare il limite di 100 nanogrammi per litro per l’acqua potabile, per la somma di 24 molecole appartenenti al gruppo dei PFAS (PFOA, PFOS, PFBA, PFBS, PFDeA, PFDoDA, PFHpA, PFHxA, PFHxS, PFNA, PFPeA, PFUnDA, 6:2 FTS, PFHpS, PFPeS, ADONA, PFDS, PFDoS, PFNS, PFTrDA, PFTrDS, PFUdS, GenX / HFPO-DA, C6O4).  [GREENPEACE ITALIA / PFAS E ACQUE POTABILI IN PIEMONTE  nota 5 a pag. 4]

[6] Smat rassicura: «Tutti i campioni rispettano il limite in vigore dal 2026, dati sul sito». A Gravere il valore più alto – Luna Nuova del 09/02/2024; pagina 2.

da qui

sabato 17 aprile 2021

Alberto Perino risponde al vergognoso articolo de “La Stampa” e a tutti gli altri giornali


Caro Lodovico Poletto e altri signori della carta stampata, se vi documentaste meglio (e ne avete tutte le possibilità visti i mezzi che avete a disposizione) scoprireste che:

La SS 25 è stata bloccata da un’ordinanza dell’ANAS per il giorno 13/4 e poi per i giorni a venire a tempo indeterminato da Borgone di Susa a Costigliole d’Asti… (???)

I No TAV non hanno bloccato la ferrovia, si sono limitati ad avvicinarsi ai binari per attraversarli e raggiungere i prati circostanti mentre sono state le Forze del Disordine a posizionarsi sui binari in assetto da guerra e a bloccare il traffico anche a causa del fumo delle centinaia di lacrimogeni sparati anche ad altezza d’uomo. Per eventuali lamentele o rimostranze rivolgersi alla questura, non ai NO TAV.

Evidentemente, poi, i NO TAV tra le loro file annoverano anche del lanciatori del peso olimpici, visti che essendo stati tenuti a distanza dai lacrimogeni e dai cannoni ad acqua sono riusciti a scagliare un masso a decine di metri di distanza con una forza tale da rompere le costole al vice questore… (non è che ha patito il rinculo di un fucile lancia lacrimogeni?).

 

In merito ai numeri della partecipazione va ricordato ai signori della carta stampata che 15 anni di repressione da parte della magistratura torinese che riesce a condannare a 2 anni di carcere una persona per aver espresso le proprie opinioni con un megafono, le migliaia di NO TAV indagati e sotto processo, le  centinaia di persone colpite da restrizioni e fogli di via (anche solo per aver documentato fotograficamente  quanto accadeva a Chiomonte) hanno sicuramente lasciato il segno. Ricordo che la repressione politica non c’è solo in Egitto o in Turchia ma anche a casa nostra.

Per quanto riguarda la mia persona, purtroppo non sono riuscito ad essere presente a San Didero causa gravi problemi di salute che mi impediscono di muovermi. Ai resistenti, ogni giorno, vanno i miei incitamenti, il mio grazie, e il mio plauso.

Capisco che siete tutti arruolati nell’esercito SITAV ma visto che i vostri editori percepiscono tutti il contributo finanziato anche dalle nostre tasse dovreste fare un’informazione un po’ più aderente ai fatti e meno “di fantasia”.

Con saluti.

Alberto Perino

da qui

giovedì 25 luglio 2019

Voi siete delle merde e chi vi ha dato fiducia è stato un coglione





 Voi siete delle merde e chi vi ha dato fiducia è stato un coglione

E’ un pensiero comune fra i NoTav,  e non solo. Ci chiediamo ora cosa faranno tutti quelli del Movimento 5 stelle che al parlamento si sono detti notav, ci chiediamo se faranno una sceneggiata parlamentare tirando a campare oppure se avranno coraggio e coerenza di far cadere il governo.
Clicca qui il Comunicato del Movimento Notav.
Clicca qui Alberto Perino.
Clicca qui Nicoletta Dosio.
Clicca qui Lele Rizzo.
Clicca qui Marco Scibona.






Non c’erano e non ci sono governi amici, l’abbiamo sempre saputo!
Comunicato del Movimento Notav

Dopo la diretta Facebook del Presidente Conte c’è finalmente chiarezza e come abbiamo sempre sostenuto: amici dalle parti del governo non ne abbiamo mai avuti.
La manfrina di tutti questi mesi giunge alla parola fine e il cambiamento tanto promesso dal governo, getta anche l’ultima maschera, allineandosi a tutti i precedenti.
E’ dal 2001 che risentiamo le solite parole da parte dei vari presidenti del Consiglio, e quelle oggi di Conte, anche se condite dalla “responsabilità del padre di famiglia” , non sono altro che la solita dichiarazione di chi cambia tutto per non cambiare niente, tenendo in piedi un dibattito in questi mesi, che è sempre stato ambiguo negli atti concreti, e questo è il risultato.
Non farlo costerebbe più che farla?
E’ solo una scusa per mantenere in piedi il governo e le poltrone degli eletti, sacrificando ancora una volta sull’altare degli interessi politici di pochi, il futuro di molti.
Conte fino a poco tempo fa si era detto convinto che quest’opera non serviva all’Italia perchè troppo costosa per i benefici. Aveva letto bene l’analisi consegnatagli dalla commissione nominata, ed ora ha cambiato idea, fulminato sulla via di Damasco da promesse di finanziamenti europei o da equilibri politici da mantenere?
Abbiamo sempre definito il sistema Tav il bancomat della politica ed è solo di oggi la richiesta di arresto per il direttore della CMC che è il general contractor della Torino Lione. Un piccolo esempio di cosa abbia scelto il presidente Conte, altro che interessi degli Italiani!
Cosa cambia ora?
Per noi assolutamente nulla perché sono 30 anni che ogni governo fa esattamente come quello attuale: annuncia il si all’opera e aumenta il debito degli italiani facendo leva su un fantomatico interesse nazionale che non c’è e che nessuno dimostrerà mai.
Noi faremo quello che abbiamo sempre fatto, convinti di essere dalla parte del giusto, e dalla parte di quella maggioranza del Paese che dalla Torino Lione non trarrà nessun vantaggio, ma un danno economico e ambientale, che pagheremo tutti.
Conte e il governo che presiede saranno gli ennesimi responsabili di questo scempio ambientale, politico ed economico.
Ci chiediamo ora cosa faranno tutti quelli del Movimento 5 stelle che al parlamento si sono detti notav, ci chiediamo se avranno coraggio e coerenza o, come per altri punti politici tanto cari, che non si sono rivelati tali, faranno finta di niente tirando a campare.
Ma per coraggio e coerenza non intendiamo la sceneggiata già pronta da tempo, e che la mossa di Conte conferma, di portare il voto in un parlamento dove il voto è già scontato e dove il Movimento 5 stelle voterebbe contro, tentando di salvarsi la faccia dicendo “siamo coerenti, abbiamo fatto tutto il possibile”.
Noi invece sapremo sempre cosa fare, proseguendo la nostra lotta popolare per fermare quest’opera inutile ed imposta. Lo faremo come abbiamo sempre fatto mettendoci di traverso quando serve e portando le nostre ragioni in ogni luogo di questo Paese, che siamo convinti, sta con noi.
Dimostreremo fin da subito la nostra vitalità, con il festival Alta Felicità che prenderà il via giovedì portando migliaia di notav nella nostra Valle, e che porteremo tutti insieme a vedere il cantiere sabato pomeriggio!
Fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi!