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giovedì 31 gennaio 2019

Territori palestinesi occupati: le agenzie turistiche online favoriscono l’espansione degli insediamenti - Amnesty International



In un nuovo rapporto intitolato “Destinazione occupazione” abbiamo verificato come il governo israeliano autorizzi e incoraggi i coloni a sfruttare terre e risorse naturali che appartengono ai palestinesi e come Airbnb, Booking.com, Expedia e TripAdvisor traggano profitto da questo sfruttamento.
Queste agenzie online stanno alimentando le violazioni dei diritti umani contro i palestinesi segnalando centinaia di stanze e attività negli insediamenti israeliani sulla terra palestinese, compresa Gerusalemme Est.
L’insediamento di civili israeliani da parte di Israele nei Territori palestinesi occupati viola il diritto internazionale umanitario e costituisce un crimine di guerra. Ciò nonostante, le quattro agenzie continuano a operare negli insediamenti e a trarre profitto da questa situazione illegale.
Tra febbraio e ottobre del 2018, abbiamo visitato quattro villaggi palestinesi situati nei pressi di insediamenti israeliani, il quartiere di Silwan a Gerusalemme Est e una comunità palestinese nella zona di Hebron. Si tratta di luoghi vicini a lucrose attività turistiche gestite dai coloni israeliani.

L’INSEDIAMENTO DI KFAR ADUMIM
Uno degli insediamenti in cui ci siamo recati personalmente è Kfar Adumim, centro turistico in crescita situato a meno di due chilometri dal villaggio beduino di Khan al-Ahmar, la cui imminente e totale demolizione da parte delle forze israeliane ha recentemente ottenuto il via libera dalla Corte suprema israeliana. L’espansione di Kfar Adumim e di altri insediamenti vicini è un fattore determinante delle violazioni dei diritti umani contro la comunità beduina locale.
Airbnb, Booking.com, Expedia e TripAdvisor forniscono destinazioni tra cui affitti per vacanze e campeggi nel deserto gestiti dai coloni in questo insediamento o nelle sue vicinanze. Per far spazio all’espansione di Kfar Adunin e di altri insediamenti vicini, circa 180 abitanti di Khan al-Ahmar rischiano lo sgombero forzato da parte dell’esercito israeliano.
Questi trasferimenti forzati di popolazioni residenti in territori occupati costituiscono crimini di guerra. Le autorità israeliane hanno offerto ai residenti del villaggio due opzioni: un sito nelle vicinanze dell’ex discarica municipale di Gerusalemme, nei pressi del villaggio di Abu Dis, o un altro accanto a un impianto per il trattamento degli scarichi fognari nei pressi di Gerico.

IL SITO ARCHEOLOGICO DI KHIRBET SUSIYA
I nostri ricercatori hanno visitato anche il villaggio di Khirbet Susiya, dove gli abitanti palestinesi vivono in rifugi temporanei dopo essere stati sgomberati con la forza da buona parte dell’area per fare spazio all’espansione dell’insediamento di Susiya. Le autorità israeliane hanno chiuso le cisterne d’acqua e i pozzi di Khirbet Susiya. Nel 2015 le Nazioni Unite stimavano che un terzo del reddito degli abitanti venisse speso per acquistare acqua.
Susiya è circondata dalle rovine di un sito archeologico che, al momento della stesura del rapporto, era promosso sia da Airbnb che da TripAdvisor con fotografie dei luoghi da visitare: le rovine, un oliveto, una cantina, una vigna e una grande piscina all’interno dell’insediamento.
Lo sviluppo, da parte del governo israeliano, di siti archeologici all’interno di insediamenti come Susiya e Shiloh è parte essenziale dei suoi programmi di sviluppo ed espansione degli insediamenti.
“Promuovere questi siti presso un pubblico globale favorisce gli obiettivi del governo israeliano in materia di insediamenti. Ecco perché le agenzie turistiche internazionali hanno un ruolo essenziale”, ha dichiarato Seema Joshi, direttrice del programma Temi globali di Amnesty International.
LE EVIDENZE MESSE IN RISALTO DAL REPORT
“Queste agenzie promuovono visite a riserve naturali, incoraggiano i turisti a fare percorsi a piedi e safari nel deserto e convincono i visitatori ad assaggiare il vino prodotto dai vigneti locali”, ha commentato Joshi.
Il rapporto mette in evidenza le attività delle 4 agenzie – Airbnb, Booking.com, Expedia e TripAdvisor – e i loro profitti:
·         Airbnb, che ha sede negli Usa, aveva tra le sue destinazioni oltre 300 proprietà negli insediamenti dei Territori palestinesi occupati;
·         TripAdvisor, che a sua volta ha sede negli Usa, aveva tra le sue destinazioni nei Territori palestinesi occupati oltre 70 tra attrazioni, tour, ristoranti, bar, alberghi e appartamenti in affitto;
·         Booking.com, che ha sede in Olanda, aveva 45 alberghi e affitti tra le sue destinazioni nei Territori palestinesi occupati;
·         Expedia, che ha sede negli Usa, elenca nove destinazioni di soggiorno, tra cui quattro grandi alberghi.

I PROFITTI DELLE AGENZIE NEI TERRITORI OCCUPATI
Abbiamo verificato che non solo Airbnb, Booking.com, Expedia e TripAdvisor giocano un ruolo importante nell’espansione degli insediamenti ma ingannano anche i loro clienti non informandoli quando le destinazioni sono situate all’interno degli insediamenti israeliani.
“I turisti che vengono qui subiscono il lavaggio del cervello, si sentono dire bugie, non sanno che questa è la nostra terra”, ha detto un contadino palestinese che vive nei pressi dell’insediamento di Shiloh, dove il governo israeliano finanzia un grande centro visitatori per attirare il turismo in un sito archeologico.
Dalla fine degli anni Novanta i due villaggi palestinesi nei pressi di Shiloh hanno perso oltre 5500 ettari di terra. Molte persone sono andate via e chi rimane è soggetto a frequenti attacchi da parte dei coloni armati. Airbnb, Booking.com e TripAdvisor includono tra le loro destinazioni Shiloh ma solo Booking.com spiega che si trovano all’interno di un insediamento israeliano.
Negli ultimi anni il governo israeliano ha investito moltissimo nello sviluppo dell’industria turistica negli insediamenti. Definisce determinate destinazioni come “luoghi turistici” per giustificare la confisca di terre e abitazioni palestinesi e spesso costruisce intenzionalmente insediamenti nei pressi dei siti archeologici per porre enfasi sulle connessioni storiche del popolo ebraico con la regione.
“Queste agenzie promuovono visite a riserve naturali, incoraggiano i turisti a fare percorsi a piedi e safari nel deserto e convincono i visitatori ad assaggiare il vino prodotto dai vigneti locali”, ha commentato Joshi.

I PROFITTI DELLE AZIENDE NEI TERRITORI OCCUPATI
Non è solo l’industria del turismo a trarre profitto dagli insediamenti illegali e a contribuire al loro sviluppo. Beni prodotti negli insediamenti israeliani per un valore di centinaia di milioni di euro vengono esportati ogni anno nonostante la maggior parte degli stati del mondo abbia condannato gli insediamenti come illegali dal punto di vista del diritto internazionale.
Oltre a chiedere alle singole aziende di cessare di fare affari negli e con gli insediamenti, stiamo sollecitando i governi a vietare per legge l’importazione di beni prodotti negli insediamenti.
“Non basta condannare gli insediamenti come illegali per poi autorizzare attività commerciali che continuano a fargli fare profitti”, ha sottolineato Joshi.
Il parlamento irlandese sta per approvare un’importante disegno di legge che proibirebbe il commercio di beni e servizi con gli insediamenti israeliani.
Stiamo chiedendo agli altri Stati di fare altrettanto.

sabato 24 novembre 2018

Il metodo Airbnb contro l’occupazione della Cisgiordania - Gideon Levy



Questa settimana un’azienda turistica ha realizzato da sola più di quanto tutta la sinistra sionista abbia mai fatto per porre fine all’occupazione. Airbnb (che ha deciso di togliere dalla sua piattaforma gli annunci delle case in affitto nei territori occupati da Israele in Cisgiordania) minaccia di essere un duro colpo ai mezzi di sostentamento illegali di duecento famiglie di coloni. Se ci fossero altre duecento aziende come Airbnb, il progetto di colonizzazione comincerebbe a pagare un duro prezzo economico e i suoi responsabili comincerebbero a chiedersi, insieme ad altri israeliani, se ne valga davvero la pena.

Non potrebbe esserci una migliore notizia di questa. Bisogna ringraziare ed elogiare questa rete internazionale di accoglienza turistica, che dopo aver inventato un’attività di successo, ha avuto il coraggio di partecipare a un’iniziativa politica giusta. Airbnb ha spiegato che non ha bisogno di trarre profitto da terre dalle quali sono state cacciate persone. Può esistere un’affermazione più giusta?


Ma non si è limitata a questo. Ha anche rivelato al mondo, involontariamente, la più grande delle bugie, la demagogia e i doppi standard dei coloni e dei loro sostenitori al governo. Quando questi gridano all’“olocausto” a proposito di alcuni bed and breakfast, significa che sono chiaramente a corto di argomentazioni.


Le parole “antisemitismo”, “discriminazione” o “persecuzione” stavolta vengono evocate per un pugno di dollari che finivano nelle tasche di una manciata di sfruttatori di terre sottratte a fini turistici, che commerciavano in beni rubati. È questo il senso del progetto di sottrazione della terra: comincia con una promessa divina e finisce con un bed and breakfast.


Vista sui posti di blocco e un bicchiere di vino in un insediamento illegale: può esistere un progetto più inaccettabile?


Jacuzzi nelle terre occupate, vacanze a pochi passi da un campo profughi, rilassatevi mentre assaporate la vista sui posti di blocco e versatevi un bicchiere di vino in un insediamento illegale, mentre il sole cala sullo sfondo pastorale dei rapimenti notturni dell’esercito israeliano: può esistere un progetto più inaccettabile?


Questo il tenore delle lamentele: “Due anni fa mia moglie Kalila e io abbiamo aperto il nostro bed and breakfast, chiamato Ruth’s House a Sde Boaz, vicino a Betlemme”, ha dichiarato al quotidiano Israel Hayom in quella che potrebbe essere letta come una divertente parodia. “È un bed and breakfast che abbiamo costruito con le nostre mani e pensato solo per le coppie, senza bambini. Negli ultimi due anni sono venute persone da tutto il mondo, per dimenticare la follia della vita quotidiana e per rilassarsi. Il bed and breakfast è un posto di dialogo, di conversazione tra le persone e di legami tra esseri umani, all’insegna di uno spirito positivo e non distruttivo, ed è questo che il boicottaggio sta cercando di distruggere”, ha dichiarato.


Tratteniamo a stento le lacrime, abbiamo il cuore spezzato. Dimentichiamo la follia quotidiana della città di Betlemme che, giusto di fronte, è tenuta in ostaggio. Basta svegliarsi all’alba e dirigersi al posto di blocco 300, per osservare i lavoratori a giornata ammassati come bestiame: altro che legami tra le persone.


I Kelman ricordano a quanti aderiscono al boicottaggio – ingrati! – che indossano pacemaker prodotti in Israele, che ci sono palestinesi che fanno i loro acquisti negli insediamenti ebraici di Etzion Bloc in Cisgiordania, e che i boicottaggi per motivi politici non sono ammessi. Ovunque una propaganda menzognera esorta al boicottaggio dell’Iran e di Hamas, ma per i territori occupati questo non vale.


Con una spettacolare dimostrazione di ottusità, i capi del consiglio delle colonie di Yesha hanno invitato a boicottare Airbnb. I Kelman, che vivono nell’entità di apartheid al di là del muro, sostengono che il boicottaggio sia razzista. Chiudere a chiave il campo profughi di Aida di fronte a loro è invece un atto di umanità. E invece, boicottare quelli che sono la causa del campo profughi di Aida ridotto una gabbia è razzismo.


Il generale della guerra contro il boicottaggio, il ministro per gli affari strategici Gilad Erdan, ha affermato che si tratta di una “decisione politica”, e il capo del consiglio locale di Beit El ci ha ricordato che “una volta ancora, gli ebrei sono vittime di discriminazione”. Un insediamento che causa terribili sofferenze ai loro vicini a Jalazone, uno dei campi profughi più poveri della Cisgiordania, si permette di parlare di discriminazione. Non ci sono limiti, non ci sono confini: quando si parla d’insediamenti illegali non ci sono mai confini


La decisione di Airbnb dimostra che qualsiasi attacco non violento contro i coloni è motivo di speranza, perché questo è apparentemente l’unico modo di porre fine all’occupazione. Ma questa sensazione ha il fiato corto, perché le macchine della propaganda sono certe di riuscire a sventare questa decisione tramite vari mezzi, compresa la minaccia di nuovi boicottaggi.


Speriamo che Airbnb non faccia marcia indietro, perché potrebbe mostrare la strada da seguire ad altre aziende. Grazie a Airbnb siamo entrati in un nuovo terreno di scontro: siti di villeggiatura privati, completamente privi di legittimità, diventano il nuovo vessillo del progetto di colonizzazione. Grazie Airbnb, non solo per il coraggio per il quale dovrà pagare un prezzo, ma anche per aver spostato il conflitto da una lotta per il diritto alla terra a uno per il diritto a un bed and breakfast.


(Traduzione di Federico Ferrone)