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martedì 14 aprile 2026

La grazia a Nicole Minetti per me è un segnale chiarissimo sui privilegi di chi ha potere e agganci - Luca Fazzi

La miseria morale è una condizione in cui un individuo o un’istituzione mostra, in modo intenzionale o meno, una grave mancanza di valori etici fondamentali, come il senso di giustizia e il rispetto per il prossimo. Più in concreto si ha una condizione di miseria morale quando: si agisce considerando solo il bene di alcuni e non di altri, si perde la capacità di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, manca il senso di responsabilità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni.

In Italia, il livello di miseria morale ha raggiunto livelli talmente alti che probabilmente si è creata una condizione di assuefazione diffusa e molte decisioni sono prese ormai senza alcuna valutazione degli effetti che possono apportare sul piano della fiducia nei confronti delle istituzioni.

Temo che la grazia concessa a Nicole Minetti per ‘straordinari motivi umanitari’, scoperta da una trasmissione tv, non aiuti purtroppo a ridurre la sensazione che il paese sia finito in un buco nero in cui non c’è più alcuna remora, né accortezza nel compiere azioni che dispiegano conseguenze devastanti sul piano della tenuta dei valori che tengono insieme una società.

Minetti, ex igienista dentale di Berlusconi, dopo rapidissima carriera politica tra le file dell’allora Popolo delle Libertà, si è distinta per comportamenti gravemente deplorevoli ed è stata giudicata in via definitiva colpevole di reato di favoreggiamento della prostituzione con condanna di due anni e dieci mesi e ha patteggiato una condanna di peculato per uso illecito di fondi pubblici.

La grazia è una libera decisione del Presidente della Repubblica prevista dall’articolo 87 della Costituzione e non si può contestare. Essa va intesa come un atto di clemenza eccezionale concesso in casi rari e straordinari, quando applicare rigidamente la norma porterebbe a un risultato ingiusto o disumano.

Se nulla si può obiettare al presidente che ha assunto una decisione nel legittimo esercizio delle sue prerogative costituzionali, si può ed è doveroso dire però qualcosa sull’opportunità di ‘premiare’ qualcuno e non qualcun altro. Il motivo per cui Minetti è stata graziata è la necessità inderogabile di un’assistenza oltreoceano di un minore con gravi compromissioni di salute di cui la condannata è fondamentale figura di riferimento.

Si tratta di una condizione veramente eccezionale? Oppure anche molti altri condannati potrebbero beneficiare di una decisione assunta nel rispetto del principio di equità e non discriminazione che anche sottende i dettami della nostra Costituzione?

Un paio di anni fa un conoscente di gioventù, tossicodipendente cronico, era stato messo in carcere per una sommatoria di condanne relative a piccoli reati. La madre che aveva all’epoca più di 80 anni era gravemente malata e il figlio pur con tutte le sue vicissitudini la accudiva. L’anziana donna rimasta da sola dopo l’incarcerazione del figlio era stata ricoverata in ospedale per uno stato di gravissima denutrizione ed era deceduta poco dopo.

Le carceri italiane sono piene di poveri cristi imprigionati per reati minori che hanno figli da accudire, genitori anziani o famigliari malati. In molti casi i carcerati sono gli unici portatori di reddito di famiglie deprivate e sono costretti a vivere in condizioni vergognose per una società civile in carceri fatiscenti dove ogni tre giorni qualcuno si suicida.

Quando il vecchio Mattarella decide di graziare una persona che ha contribuito a creare una delle situazioni più penose della politica italiana degli ultimi cento anni, favorendo la conoscenza di giovani donne disponibili a offrire il loro corpo a un satiro in cambio di favori materiali, bisogna ricordare che le decisioni non sono mai neutre e hanno tutte un valore simbolico.

Ogni decisione, e tanto più quelle di impatto mediatico, comunica messaggi, esprime valori (o disvalori) e può diventare un esempio o un segnale per una comunità. Trovo che la decisione di ‘premiare’ Minetti, sia essa coscientemente valutata o dettata da sincero sentimento di pietà umana, sia un segnale chiarissimo da questo punto di vista, che comunica all’opinione pubblica in modo inequivocabile che chi ha potere, denaro e affiliazioni ha più possibilità di accedere a privilegi rispetto a chi non ne ha.

Quando i giovani non hanno più fiducia nelle istituzioni, fanno le valigie e se ne vanno dall’Italia, bisognerebbe sempre chiedersi il perché questo accade. Molti cercano un futuro migliore senza dovere pagare il pegno di essere amici degli amici, o senza dovere essere sfruttati da un mercato del lavoro sempre più ingiusto e opprimente. Altri lo fanno anche perché si vergognano del paese in cui sono nati e cresciuti, e sono terribilmente dispiaciuti di essere finiti in una condizione di miseria morale dilagante.

da qui

martedì 8 aprile 2025

Se l’Ucraina entra in Ue il disastro sarà completo: a Trump le terre rare, a noi la ricostruzione - Luca Fazzi

Gli spasmi delle coalizioni europee che hanno sostenuto tre anni di carneficine in Ucraina, rinunciando a qualsiasi sforzo di natura diplomatica, sono entrati nella fase più pericolosa.

Il passo che rischia in questa fase di accelerare il disastro è l’entrata dell’Ucraina nell’Unione Europa auspicata e evocata sempre più frequentemente dalle oligarchie sconfitte del vecchio continente. Con il veto di Trump sull’ingresso del paese aggredito militarmente nella Nato, alle élites europee al potere prive del coraggio di muovere una guerra diretta alla Russia, non resta che la carta dell’allargamento del proprio confine geografico e sono molti i politici internazionali e nazionali che, in metaforica prima linea, supportano questa ipotesi.

Le ragioni di tale scelta, date in pasto a un ormai esangue opinione pubblica attraverso media e propaganda quotidiana, sono la difesa della democrazia e dei valori europei in uno scenario che approssimerebbe i tardi anni Trenta e l’ascesa del Terzo Reich. Ora che difendere l’Ucraina inglobandola nella Ue aumenti la possibilità di resistere all’invasione russa senza la possibilità di attivare l’articolo 5 della Nato, non si capisce come possa accadere. Quello che invece è molto chiaro è che alla fine del conflitto, se l’umanità sopravviverà, l’Ucraina verrà divisa in due parti e che la parte fuori dall’influenza russa diventerà un terreno miliardario di ricostruzione e investimenti. Siccome è da decenni che le politiche europee sono guidate dagli interessi di lobbies e grandi investitori, ciò che è destinato ad accadere è che l’adesione all’Europa comporterebbe un impegno, venduto come etico e morale, di aiutare i nuovi fratelli e sorelle per ricostruire la nazione.

Donald Trump ha già dichiarato di essere in credito di 500 miliardi con Zelensky da ripagare con terre rare. Agli europei spetteranno dunque gli oneri della ricostruzione. Quando si parla di responsabilità morale degli europei naturalmente non si fa riferimento alle oligarchie che hanno contribuito a prolungare la guerra e la distruzione per tre anni: le Von der Leyen, le Metsola, i Macron, i Draghi, i Gentiloni. Se a pagare il conto fossero i patrimoni delle élites guerrafondaie, dei portaborse e magari dei clienti che ne hanno beneficiato direttamente come le grandi industrie delle armi, forse, si potrebbero anche avanzare meno obiezioni.

A saldare il debito che la maggior parte dei cittadini europei non ha cercato, e non ha voluto, saranno invece i pensionati a cui in Italia la Consulta ha appena confermato il taglio delle rivalutazioni periodiche degli assegni previdenziali, i lavoratori con i salari che a fatica arrivano a fine mese, i giovani costretti a lavorare fino a 70 anni, i cittadini che venti anni fa avevano accesso alle cure del SSN e che dopo che i loro stati hanno aderito all’agenda della competizione europea sono costretti a rivolgersi al privato, se hanno le risorse, o altrimenti a non curarsi.

A guadagnare invece non è difficile prevederlo saranno coloro che tirano le fila: i fondi internazionali, gli amici degli amici, quelli che vedono sempre una opportunità imprenditoriale, anche dalla fine del mondo. Certo: è giusto sottolineare che i cittadini europei hanno votato la rappresentanza politica più indecorosa e incapace del dopoguerra e quindi, in parte, sono anche loro responsabili della tragedia. Ma forse in nome di quegli alti valori di democrazia che continuamente i politici al potere richiamano per giustificare ogni loro decisione, prima di avviare la procedura di ammissione definitiva dell’Ucraina all’Unione Europea, bisognerebbe come minimo organizzare un referendum e chiarire i vantaggi e i costi di una simile operazione. Così ciascuno potrebbe valutare pro e contro della storica scelta e magari anche riflettere sul fatto che un ulteriore impoverimento della popolazione europea è l’ovvia anticamera dell’esplosione di populismi e dei sovranismi e la fine dall’Europa come è stata conosciuta dal dopoguerra a oggi.

A meno di non volere naturalmente continuare a credere che la Russia si stia veramente preparando a invadere il vecchio continente. Il che, fosse vero, dovrebbe comportare almeno l’immediata rimozione dell’olandese Rutte da segretario generale della Nato, protagonista un paio di giorni fa della solenne affermazione secondo cui, se Putin provasse già oggi a invadere i sacri confini della terra della libertà e della democrazia, la risposta che riceverebbe sarebbe letale.

da qui