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sabato 30 maggio 2026

Tre ragioni per cui il centro-sinistra perderà le elezioni politiche - Enrico Grazzini

Ci sono tre ragioni per cui le forze di centro-sinistra perderanno le prossime elezioni politiche:

1) il centrosinistra si presenta senza ideali ma solo con distopie: infatti il Partito Democratico appoggia la Nato e l’Unione Europea di Ursula von der Leyen, ma Nato e UE vogliono portarci in guerra con la Russia, aumentare le spese militari e ridurre quelle sociali. Mark Rutte, il capo della Nato, ha addirittura proposto che gli europei intervenissero a fianco di Trump nella fallimentare guerra in Iran.
2) PD, sindacati, e anche Movimento 5 Stelle, non difendono con forza gli interessi materiali e vitali dei lavoratori. Non promuovono obiettivi sacrosanti che sono necessari per tutti, a partire dall’indicizzazione dei salari al costo della vita. Il centrosinistra e la CGIL denunciano a gran voce che il governo Meloni non fa nulla contro l’inflazione che mangia gli stipendi ma, per paura della lotta di classe, non lanciano nessuna proposta per aumentare gli stipendi agganciandoli al costo della vita. Così non sono credibili.
3) Infine, soprattutto il PD, ma anche i 5 Stelle (pensiamo a Di Maio), hanno una cattiva reputazione. Nel passato hanno troppo deluso i lavoratori, e godono di cattiva fama presso molti settori di opinione pubblica. Pochi si fidano ancora. Hanno appoggiato il governo Draghi e, in precedenza, altri governi che hanno portato avanti solo politiche di austerità e sacrifici. Ormai la maggioranza del popolo di sinistra pensa che, destra o sinistra, poco o nulla cambia. Non a caso il popolo degli astensionisti ha la maggioranza in questo paese. “Sinistra” sembra essere diventata una brutta parola, semplicemente perché la sinistra ha fatto troppe politiche di destra, sull’immigrazione, sui salari, sulla guerra in Ucraina, e così via.

Una volta essere di sinistra significava lottare con coraggio e sacrificio per la libertà e la democrazia, contro lo sfruttamento e la speculazione finanziaria, e per l’eguaglianza. Oggi non si capisce più per che cosa si batte la sinistra. Oggi uno che si dichiara di sinistra è visto dalla maggioranza delle persone, purtroppo, come uno dell’establishment, uno che vuole fare carriera in un sistema politico corrotto e clientelare. Tipi come Tony Blair o Matteo Renzi hanno dato cattiva fama alla sinistra. La sinistra non è più affidabile come difensore dei lavoratori. I lavoratori in maggioranza o non votano o votano a destra, non certo per l’europeismo del PD.

Mentre l’elettorato, a causa della crisi economica, si polarizza, la sinistra rincorre il centro e, con il suo moderatismo, perde i voti della maggioranza delle persone e non riesce a cambiare nulla.

Se i salari in valore reale sono scesi in venti anni è perché la presunta sinistra, magari in nome dell’europeismo, hanno promosso l’austerità di Bruxelles facendola pesare sui ceti medi e sui lavoratori, mentre le banche e la finanza hanno i profitti più alti di sempre.

Solo AVS di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno sussurrato, a bassa voce e con levità, come si conviene alle persone educate, una legge per il recupero salariale sull’inflazione, con scadenza annuale. Una proposta come questa farebbe vincere milioni di voti al centro-sinistra perché orma il 70% delle famiglie italiane fatica ad arrivare alla fine del mese. Anche Maurizio Landini tentenna sul salario agganciato all’inflazione: secondo lui una legge non va bene (chissà perché?!) e invece bisognerebbe adeguare i contratti collettivi all’inflazione ogni anno (?), il ché mi sembra una posizione assurda, del tutto impraticabile, e corporativista, a protezione del potere sindacale, ma non dei lavoratori. Se Landini e la sinistra proponessero un referendum per indicizzare i salari al costo della vita, vincerebbero con milioni di voti.

Elly Schlein, dopo la proposta dei 5 Stelle, ha finalmente aderito al salario minimo garantito, che riguarda 4-5 milioni di lavoratori: ma non dice nulla su una possibile e necessaria scala mobile che impatterebbe 24 milioni di lavoratori. Il centrosinistra ha evidentemente paura di alienarsi le simpatie di Confindustria, di Emanuele Orsini, che, però ha già dichiarato che è contrario al salario minimo per legge. La Confindustria non sarà mai dalla parte del centro-sinistra.

Il PD, con i socialisti europei, continua ad appoggiare la Nato e questa UE che corre verso la guerra. Meloni, Macron, Merz, PD e socialisti europei continuano cinicamente a volere armare l’Ucraina in una guerra che Kiev non può vincere, e rifiutano ogni possibile negoziato e compromesso con la Russia: così ci portano dritti verso la guerra atomica. La maggioranza dei vertici del PD difende a spada tratta la Nato, ma Mark Rutte, il capo della Nato, e Ursula ingannano i popoli europei: vogliono che l’Europa si armi fino ai denti per combattere la Russia che vorrebbe, secondo loro, invadere l’Europa. Ma la Russia non ne ha nessuna intenzione. Putin ha invaso illegalmente l’Ucraina solo perché la Nato voleva metterci le sue basi militari. E’ un despota, ma certamente non è così pazzo da volere conquistare l’Europa e scontrarsi con la Nato (a meno che Rutte non continui a armare Kiev per lanciare droni in Russia). Ecco perché il centro-sinistra perderà le elezioni.

da qui

venerdì 17 aprile 2026

Oltre l’atlantismo: ristabilire rapporti di amicizia con Russia e mondo arabo - Enrico Grazzini

L’Europa deve sganciarsi da USA e Nato, fare la pace con la Russia e diventare prospera e indipendente

Licenziamo Mark Rutte, il capo della Nato, che vuole trascinare tutti gli europei nelle folli e sanguinarie guerre che Israele e l’America di Donald Trump stanno facendo in Iran e in Medio Oriente; licenziamo anche Ursula von der Leyen, il capo dell’Unione Europea, che sta predicando il riarmo e lo scontro con la Russia come unica via di uscita dalla crisi europea. Licenziamo pure Giorgia Meloni, la Presidente del Consiglio italiana, che non vuole accorgersi che Israele e gli Stati Uniti d’America, e non la Russia di Vladimir Putin, rappresentano i pericoli di gran lunga maggiori per la pace del pianeta. Occorre che gli europei prendano finalmente atto che la Nato, come alleanza difensiva militare contro la Russia, è finita e che la Nato, da strumento di difesa dell’Europa, è diventata un problema per la sicurezza europea.

In una recente intervista, il presidente americano Donald Trump, interrogato sulla possibilità di riconsiderare l’adesione degli Stati Uniti alla NATO dopo che gli europei non hanno appoggiato la guerra che ha scatenato con Israele in Iran, ha risposto: “Oh sì, direi che è assolutamente necessario. Non mi sono mai lasciato convincere dalla NATO. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche il presidente russo Vladimir Putin lo sa!”. In un’altra intervista a Reuters, Trump ha ribadito la sua posizione: “(Gli europei) non sono stati amici quando avevamo bisogno di loro. Non abbiamo mai chiesto loro molto… è una strada a senso unico”.

Nella fase post-Nato che si è aperta, i governi europei e l’Unione Europea dovrebbero rivoluzionare completamente la loro politica estera e di alleanze: dovrebbero quindi riconsiderare innanzitutto il loro rapporto con gli USA e con la Russia, con Israele, i Paesi arabi e l’Iran. Dovrebbero comprendere che gli Stati Uniti e la Cina sono e saranno rivali strategici dell’Europa, mentre la Russia, se l’Europa avesse coraggio e intelligenza strategica – che purtroppo allo stato attuale non ha –, potrebbe diventare il partner migliore per l’Europa. Da sola l’Europa non risalirà mai dal suo declino; ma, in prospettiva, con la Russia come partner economico e commerciale, potrebbe diventare prospera e indipendente. Purtroppo l’Europa procede ancora, con una pervicacia degna di miglior causa, in una direzione opposta al suo interesse.

Trump in rotta di collisione con l’Europa

È chiaro che l’amministrazione Trump è in rotta di collisione con l’Europa. Trump, il suprematista bianco, ha attaccato gli europei perché non hanno sostenuto la sua guerra a sorpresa contro l’Iran, una guerra che ha voluto iniziare innanzitutto per fare piacere al suo amico suprematista ebraico Benjamin Netanyahu: una guerra che sta perdendo e che sta gravemente danneggiando l’Europa, strozzandola sul piano energetico ed economico. Ormai gli interessi dell’Europa e quelli degli USA sono completamente disallineati: Trump stesso ha distrutto il sistema imperiale di alleanze costruito dall’America dopo la Seconda Guerra Mondiale. Trump vuole perfino conquistare la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, membro dell’UE e della Nato; il governo danese ha già minato le strade e le piste aeree del Paese artico per respingere un eventuale attacco americano. Trump ripudia l’Unione Europea nata, secondo lui, “per fregare l’America”, e vuole stringere accordi sull’Ucraina direttamente con la Russia di Putin; la UE, al contrario, vorrebbe sostenere il conflitto ucraino “fino alla vittoria” (??). Trump appoggia Israele nella sua guerra infinita contro i Paesi arabi e sostiene l’imperialismo sionista che vorrebbe espellere tutti i palestinesi dalle terre che l’ONU ha loro assegnato e in cui vivono da secoli per realizzare la biblica “Grande Israele”. Gli europei invece, almeno formalmente, puntano alla soluzione “due popoli, due Stati”.

In questo contesto la Nato è già finita: gli europei non possono più delegare la loro difesa all’America. Del resto è estremamente improbabile che, se la Russia o qualsiasi altro Paese attaccasse un Paese europeo, l’America di Trump verrebbe in soccorso.

Le guerre illegali della Nato: l’Europa in cerca della sua autonomia

Trump vuole distanziarsi o uscire dalla Nato; ma allora dovremmo prendere la palla al balzo! Se le amministrazioni americane non vogliono più “difenderci”, bisogna impedire che, grazie alla Nato, continuino a determinare la politica estera europea e a procurarci guai a non finire. La Nato diretta dagli americani ha finora perseguito una strategia fallimentare, illegale e gravemente dannosa per gli interessi europei.

A causa dell’articolo 5 della Nato – che obbliga alla difesa comune nel caso che un membro venga attaccato – invocato dopo l’attacco alle Torri Gemelle da George W. Bush junior, i nostri soldati sono (malauguratamente) andati in guerra in Afghanistan per combattere (e morire) contro il terrorismo. Tuttavia oggi l’Afghanistan è in mano ai talebani e il terrorismo si è diffuso in Africa e ha raggiunto pure l’Europa. Nel 1999 gli europei, seguendo le direttive Nato, hanno bombardato illegalmente la Serbia, separando inoltre la regione del Kosovo e riconoscendola come Stato; poi sono intervenuti militarmente, oltre che in Afghanistan, in Iraq, e poi ancora in Libia e in Siria, e infine hanno armato fino ai denti l’Ucraina. Le guerre della Nato hanno colpito soprattutto la popolazione civile, con decine di migliaia di morti innocenti; hanno provocato ondate di immigrazione selvaggia e la diffusione del terrorismo. Le guerre della Nato sono state tutte, o quasi, perdute e fallimentari, e non hanno portato vantaggi all’Europa ma l’hanno colpita. In questo contesto la Nato cambia completamente natura: serve ad affermare l’egemonia politica americana sul vecchio continente e come canale per la vendita delle armi statunitensi; oppure, peggio ancora, serve a dividere ancora di più l’Europa dalla Russia o a fare dei Paesi europei possibili bersagli per eventuali attacchi russi. Il problema consiste nel fatto che gli europei hanno finora combattuto al servizio degli americani contro il loro stesso interesse. L’esempio più recente è l’Ucraina.

La fine della neutralità militare è stata la rovina dell’Ucraina

La Nato ha scatenato la guerra in Ucraina aprendo le sue porte a Kiev e illudendo gli ucraini che sarebbero potuti entrare nell’Alleanza Atlantica: ma gli americani sapevano benissimo che Putin non avrebbe mai potuto accettare basi Nato alle sue frontiere. Infatti, in pochi secondi, i missili sparati dall’Ucraina arriverebbero a Mosca quasi senza difesa. Gli americani hanno perfino organizzato un colpo di Stato antirusso nel 2014, durante le manifestazioni di Euromaidan a Kiev, perché i governi ucraini aprissero le porte del loro Paese alle basi Nato. E così hanno colpevolmente e consapevolmente provocato l’illegale invasione russa.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, eletto nell’aprile 2019, si è illuso del sostegno americano e, abolendo la neutralità militare del suo Paese, ha trascinato alla rovina il suo popolo. Oggi l’Ucraina è distrutta, ha perso circa il 50% della popolazione e milioni di cittadini sono emigrati all’estero e difficilmente ritorneranno. Il Paese è da ricostruire in tutte le infrastrutture essenziali ed è sovraindebitato. Decine di migliaia di soldati ucraini sono morti, ma i russi, seppure con forti perdite, stanno vincendo la guerra. Comunque finirà questo conflitto, il Paese sarà sommerso dai debiti per la ricostruzione e dovrà lavorare sotto il comando dei creditori. Zelensky voleva la Nato nel suo Paese, ma il risultato delle sue politiche avventuriste è tragico. L’Ucraina non sarebbe stata aggredita dalla Russia se avesse mantenuto la neutralità militare che l’ha caratterizzata per oltre trent’anni, dal 1991, dalla sua indipendenza. La Russia infatti non ha mai attaccato la Finlandia e la Svezia, Paesi vicini neutrali. Purtroppo Zelensky, dimostrandosi un politico ucraino più vicino agli americani che agli interessi del suo popolo, ha insistito perché il suo Paese fosse accettato nell’Alleanza Atlantica – un’organizzazione militare d’attacco, come la storia ha ripetutamente dimostrato, nata proprio per contrastare la Russia –, e quindi ha inevitabilmente scatenato l’illegale invasione russa. Putin non poteva accettare che la Nato arrivasse ai suoi confini e inglobasse l’Ucraina, un Paese ex URSS, dove la Russia è nata, dove esistono numerose e folte minoranze russe e russofone, e dove ha sul Mar Nero la sua più importante base navale per l’accesso al Mediterraneo.

La guerra per procura in Ucraina, con l’accondiscendenza dell’Europa

Gli europei (che pure avevano già condannato l’invasione dell’Iraq, e che oggi condannano la guerra in Iran) hanno stupidamente seguito la Nato nell’avventura ucraina, armandola fino ai denti e alimentando una folle e inutile guerra contro la prima potenza atomica mondiale; una guerra che Kiev non avrebbe potuto e non potrà mai vincere. Gli ucraini sono stati sacrificati dagli americani ma anche dagli europei per combattere una guerra per procura. Una guerra che cinicamente gli europei vogliono continuare a sostenere con il sangue degli ucraini, anche se l’Ucraina non potrà mai vincere il conflitto con una potenza industriale molto più forte, e che dispone, tra l’altro, di quasi 5000 bombe atomiche. Sacrificando gli ucraini per i suoi interessi, l’Europa ha perso la sua coscienza morale.

L’Europa, seguendo la politica americana, ha finanziato Kiev per 200 miliardi e i contribuenti europei ne sborseranno altri 90 nei prossimi due anni: ma la guerra ha ormai rovinato l’Ucraina e ha trascinato tutto il continente europeo, Germania compresa, verso una grave recessione. L’America ha invece tratto vantaggio dal conflitto che ha alimentato. L’Europa è cornuta e mazziata.

USA e Cina sono rivali strategici dell’Europa, la Russia no!

Ora Trump vorrebbe colpirla nuovamente trascinandola nella guerra in Iran. L’Iran ha scoperto, grazie a Trump, di avere una nuova arma formidabile per contrastare l’aggressore americano e sconvolgere l’economia mondiale: la chiusura dello Stretto marino di Hormuz, dove via nave passa il 20% dei rifornimenti energetici e un terzo dei fertilizzanti. Mentre scriviamo (primi giorni di aprile 2026), l’avventura di Trump in Iran sta bloccando l’economia mondiale e sta alimentando l’inflazione in tutta Europa. Gas e petrolio scarseggiano, i prezzi aumentano rapidamente e molte aziende rischiano il fallimento, mentre gli speculatori brindano a champagne. I Paesi europei dovrebbero cominciare a comprare il petrolio russo per non rimanere strozzati dalle dilettantesche iniziative guerresche del loro “alleato” americano in Iran.

La Russia non ha alcun interesse ad aggredire l’Europa

Il crollo della Nato trumpiana dovrebbe suggerire agli europei di attuare un cambiamento radicale nella loro politica estera. I Paesi europei non hanno alcun interesse a scontrarsi con la Russia, così come la Russia non ha alcun interesse a scontrarsi con l’Europa. Solo una falsa ma martellante propaganda europea, condotta in prima persona dal capo della Nato Rutte e dalla capa dell’UE Ursula von der Leyen, continua a volerci fare credere che la Russia di Putin voglia conquistare tutta l’Europa e aggredire Londra, Parigi, Roma e Madrid. La Russia non ha alcun interesse territoriale sull’Europa ma ha invece molto interesse a fare affari con l’Europa. Solo la cecità masochistica dei governi europei fa sì che gli europei cerchino di continuare lo scontro con la Russia mentre Trump si sta mettendo d’accordo con Putin per spartirsi l’Ucraina e altre risorse.

La Russia potrebbe diventare un partner indispensabile per l’Europa

Cerchiamo di allargare lo sguardo. La Russia di Putin è per l’Europa più affidabile dell’America di Trump, non perché sia più democratica o più “buona”, ma perché ha tutto l’interesse a commerciare pacificamente con i Paesi europei – come ha fatto senza problemi dalla caduta dell’URSS –, anche per sganciarsi dall’opprimente “fratellanza” con la Cina. La Russia non ha intenzione di attaccare l’Europa e la Nato, mentre Trump intende attaccare la Groenlandia. Inoltre la Russia ha un’economia assolutamente complementare a quella europea: è un fortissimo esportatore di energia e di materie prime, mentre è relativamente arretrata sul piano tecnologico e industriale.

In prospettiva, sul piano strategico, è lampante che gli USA e la Cina, le prime potenze mondiali, sono fortemente interessate a subordinare economicamente e tecnologicamente l’Europa, e hanno la forza di farlo. La Russia invece no. Per questi motivi Mosca potrebbe, in prospettiva, diventare un partner di fondamentale importanza per l’Europa, sia sul piano energetico e commerciale sia su quello geopolitico. In una prospettiva strategica, nello scacchiere mondiale, l’Europa non può e non potrà avere altri grandi partner se non la Russia.

La conseguenza è che è nell’interesse strategico dei governi europei, a meno che non siano ciechi e non vogliano suicidarsi – come purtroppo sembra che vogliano attualmente –, concludere quanto prima una pace dignitosa con i russi: una pace che garantisca la neutralità militare dell’Ucraina, che ne assicuri l’indipendenza dalla Russia e dalla Nato, e che preveda anche qualche forma di associazione di Kiev all’Unione Europea (senza però concedere a Kiev il diritto di voto prima di una decina d’anni, e prima che abbia dimostrato di essere uno Stato pacifico, uno Stato di diritto senza pretese revansciste).

La Casa Comune Europea dall’Atlantico agli Urali

Se avesse un minimo di senso strategico – che purtroppo oggi non ha minimamente – l’Europa dovrebbe finalmente decidersi, senza la Nato e senza gli americani, non solo a trattare la pace in Ucraina con la Russia, ma ad avviare anche negoziati per un disarmo bilanciato, sia per quel che riguarda le armi convenzionali sia per quelle atomiche. In effetti Francia e Gran Bretagna, le due potenze atomiche continentali, non hanno mai voluto trattare direttamente con la Russia sul loro arsenale atomico.

In prospettiva conviene all’Europa riprendere con forza il progetto di costruire la Casa Comune Europea dall’Atlantico agli Urali, proposto inizialmente dal presidente francese Charles de Gaulle negli anni ’60 e ripreso da Michail Gorbaciov. Se non vogliono essere spazzati via alle prossime elezioni, occorre che i governi europei e la UE abbandonino la politica di riarmo contro Mosca e propongano finalmente un cammino di deconflittualità, di pace e di cooperazione con la Russia. Occorre perseguire la realizzazione di una zona di libero scambio tra l’Europa e la Russia. Questo è l’unico progetto geoeconomico e geopolitico che può salvare l’Europa dal declino economico e dal disastro geopolitico.

È ormai chiaro che gli interessi delle nazioni europee non saranno mai convergenti con quelli americani o cinesi: America e Cina sono e saranno competitor dell’Europa, non suoi amici. L’unica possibilità per l’Europa di ricominciare a prosperare è fare la pace con la Russia, anche con il despota Putin, e promuovere una cooperazione economica e di sicurezza stretta con Mosca. La partnership euroasiatica è proprio ciò che le amministrazioni americane hanno sempre temuto fin dalla caduta dell’URSS, e ciò che le ha spinte a espandersi nell’Est Europa e a intervenire in Ucraina. Solo con la Russia l’Europa potrebbe finalmente diventare prospera e sicura.

Sanzionare il governo Netanyahu e riconoscere lo Stato palestinese

Detto questo, è oggi indispensabile che l’Europa riesca a distinguere i suoi interessi non solo da quelli americani, ma anche e soprattutto da quelli dei governi israeliani. Occorre sanzionare Israele come abbiamo sanzionato la Russia, e punirla per la sua politica guerrafondaia e criminale che danneggia enormemente gli interessi di tutti gli ebrei del mondo e dello Stato stesso di Israele. Sembra che il governo Netanyahu voglia fare la guerra a tutto il mondo islamico senza prevedere alcuna forma di compromesso e di diplomazia, e questo solo per mantenere il potere personale del premier, l’occupazione illegale delle terre palestinesi e l’egemonia e il dominio di tutta l’area mediorientale. Occorre dunque interrompere i rapporti politici e militari con il governo Netanyahu e procedere invece con coraggio e determinazione a costruire due Stati per i due popoli. La nuova Europa post-Nato dovrebbe realizzare in Medio Oriente una politica di pace sia con gli Stati arabi sia con l’Iran, anche in collaborazione con la Cina, che già nel marzo 2023 aveva fatto cessare le ostilità tra l’Iran e l’Arabia Saudita. Solo così l’Europa potrà garantirsi i rifornimenti energetici. Se invece i governi europei continueranno, come hanno fatto finora, a seguire la Nato, Washington e Tel Aviv e a giocare alla guerra con la Russia, o verranno cacciati dai loro cittadini alle prossime elezioni o riusciranno a mandare in rovina i loro Paesi.

da qui

giovedì 2 ottobre 2025

La UE guerrafondaia e MicroMega - Enrico Grazzini

 

L’Unione Europea e la Nato si armano contro la Russia per nascondere i loro fallimenti

Perché l’Europa corre verso il riarmo? La risposta della Nato e dell’Unione Europea, e anche purtroppo di gran parte della sinistra storica, è questa: l’Europa deve riarmarsi per potere contrastare la Russia che ha invaso l’Ucraina e che vuole attaccare tutta l’Europa. Ma il tiranno Vladimir Putin è veramente l’unico colpevole dell’attacco all’Ucraina? La Nato è una colombella innocente? Washington in Ucraina ha difeso i suoi interessi imperiali oppure la libertà degli ucraini? La Nato è davvero un’organizzazione che difende la democrazia? o è invece una macchina militare che non ha avuto scrupoli nell’attaccare illegalmente la Serbia, storicamente uno Stato amico della Russia, e di creare con le sue bombe il Kosovo, ovvero un nuovo Stato dentro l’Europa dove, tra l’altro, ha insediato una sua base militare? Se la Nato è un’organizzazione militare che difende l’Europa, perché ha attaccato l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria, la Libia provocando decine di migliaia di morti innocenti, per lasciare poi terra bruciata? Perché la Nato, guidata dall’ex presidente americano Joe Biden, ha promesso all’Ucraina di poterne farne parte se i governi ucraini e gli oligarchi di Kiev erano da tutti considerati corrotti e fuori dalla democrazia? Putin è davvero così pazzo da scontrarsi con la Nato per invadere anche tutta l’Europa? Infine: riarmarsi è la risposta giusta per dare più sicurezza all’Europa? Solamente se si risponde a queste domande si riesce a comprendere quali potrebbero essere realmente le difficili vie della pace.

In tutta Europa si diffonde una cagnara ridicola, ma pericolosissima, su come i paesi della Nato e dell’Unione Europea dovrebbero difendersi dall’imminente invasione russa e su come prepararsi alla guerra con la Russia. Secondo i piani attuali della Nato e della UE, sua fedelissima sorellastra minore, la guerra in Ucraina non dovrebbe finire mai: l’Ucraina, anche dopo la fine del conflitto, dovrebbe iperarmarsi, diventare una spina nel fianco, un “porcospino” (come afferma ripetutamente la guerriera valchiria Ursula von der Leyen) ovvero una minaccia permanente per la sicurezza russa. In tale maniera la guerra con la Russia diventerebbe ovviamente quasi certa. Il piano folle e bellicista dell’Unione Europea – spinta soprattutto dai governi della Polonia (38 milioni di abitanti) e dai paesi baltici (circa 6 milioni), paesi che insieme non rappresentano neppure un decimo della popolazione della U, e che sono ultranazionalisti e storicamente nemici giurati della Russia – è di armare l’Ucraina fino ai denti e metterci dentro truppe e missili europei mirati su Mosca. Così Bruxelles getta l’Europa nella più completa insicurezza; si inasprirà lo scontro con la Russia e questo potrà avere esiti catastrofici. Kaja Kallas, attuale Alto rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, ha già dichiarato senza pudore che la guerra in Ucraina dovrebbe concludersi con la disintegrazione della Russia e la sua divisione in Stati più piccoli. Secondo questa fanatica la Russia è composta da molte nazioni diverse e la sua rottura in Stati separati “non sarebbe una cattiva idea”.1

La verità è che la Russia di Putin non vuole invadere l’Europa, non ne ha né l’interesse (che se ne fa dell’Europa il paese più grande e meno densamente popolato del mondo?) né le forze per conquistarla: la Nato è militarmente molto più potente2. La Russia cerca invece dall’Europa e dall’America di Trump una garanzia di sicurezza che Bruxelles – sede dei quartieri generali della UE e della Nato – non vuole darle. Perché allora l’Unione Europea spinge per la corsa alle armi e alla guerra? La verità è che ormai i gruppi di potere che dominano la UE hanno fallito su tutti i fronti. La verità è che le elite dominanti di Francia e Germania, in gravissima difficoltà politica e economica, stanno pompando il nemico russo per nascondere i disastri che hanno provocato. La verità è che l’Ucraina è stata usata dalla Nato per provocare uno scontro con la Russia sulla pelle degli ucraini. La verità è che la Nato ha provocato la guerra in Ucraina e è colpevole dell’illegale invasione russa come e forse più di Putin. La verità è che se i popoli non manifesteranno con forza la loro volontà di pace e se continuerà l’escalation bellicista, purtroppo si avvicinerà la guerra atomica.

Le guerre illegali della Nato

La sinistra storica scambia la Nato – promossa dagli Stati Uniti all’inizio della Guerra Fredda per legare gli Stati europei alla lotta contro l’URSS comunista prima, e poi contro la Russia post-sovietica – per un’associazione puramente difensiva che promuove i sacri valori occidentali della democrazia e dello Stato di diritto e che ci difende per amore della Libertà da “l’orco russo”, come il presidente francese ha definito Putin! Niente di più falso. La sinistra tradizionale europea e italiana si dimentica che la Nato non è un’associazione di boy-scout. È un’organizzazione diretta dagli americani che ha condotto guerre illegali, di attacco (e non di difesa) in Serbia, in Afghanistan, in Iraq e in Libia, guerre di aggressione per le quali anche gli europei, anche gli italiani hanno versato il sangue dei loro soldati. La Nato ha sempre perso queste guerre che hanno provocato centinaia di migliaia di vittime innocenti e che hanno diffuso il terrorismo in Europa e nel mondo. In Ucraina la UE ha seguito la politica della Nato: ma provocare la Russia ai suoi confini è stata un’idea rovinosa non solo per l’Ucraina ma anche per il vecchio continente. Attualmente i russi stanno vincendo la guerra e avanzano conquistando sempre più territori. Trump si sgancia dalla guerra mentre Germania, Francia, Gran Bretagna e Polonia vogliono prendere il posto degli americani per armare l’Ucraina contro la Russia. Dalla padella alla brace!

La sinistra europea vuole l’escalation in Ucraina? Schlein e il caso MicroMega

Il paradosso è che la sinistra europea e italiana hanno scambiato gli amici con i nemici e viceversa. La Nato non è amica dell’Europa ma dell’America. Washington da decenni, fin dal crollo dell’URSS, fin dalla nascita dell’Ucraina nel 1991, ha pianificato l’incorporazione dell’Ucraina nella Nato. L’obiettivo di Washington non era certo di difendere il popolo ucraino dai russi: l’obiettivo degli americani – peraltro dichiarato esplicitamente, basta sapere leggere l’inglese! – è sempre stato fin dall’inizio quello di inglobare Kiev nel suo sistema bellico per contrastare e umiliare la Federazione russa e per focalizzarsi in Asia sul nemico principale: la Cina. L’Ucraina, lusingata con false e vigliacche promesse di incorporazione nella Nato, è stata sacrificata dagli americani nella lotta contro la Russia per tentare di indebolire e sconfiggere Mosca! La guerra dell’America contro la Russia è stata anche, e forse soprattutto, una guerra contro l’Europa, in particolare per impedire la saldatura tra la florida economia industriale tedesca e la potenza energetica e mineraria della Russia. Gli americani in Ucraina hanno manovrato non solo contro la Russia ma soprattutto contro l’Unione Europea e la Germania, forte delle forniture energetiche di Mosca. Non a caso uno dei primi atti di guerra è stato il sabotaggio del gasdotto North Stream2 a opera dei servizi ucraini e magari di altri servizi alleati. La guerra americana in Ucraina e le controproducenti sanzioni contro Putin hanno provocato una grave crisi energetica e il blocco dell’economia europea; inoltre la guerra americana ha fatto precipitare la crisi economica e politica della Germania e della Francia e di molti altri paesi europei, e ha sollevato un’ondata di proteste sfruttate soprattutto dalla destra estrema. Con la guerra in Ucraina l’Europa è diventata una quasi colonia americana. La guerra ha posto l’Europa in una posizione di quasi completa sudditanza energetica, commerciale, finanziaria, tecnologica, geopolitica e militare verso gli USA e ha provocato la crisi profonda della democrazia. Un disastro politico di prima grandezza per l’Europa. Grazie alla von der Leyen e alla sue bellicose politiche – ma anche grazie alla sinistra europea e italiana che non sa sganciarsi e opporsi alla Nato e a Ursula – oggi l’Europa è sull’orlo dell’abisso di una guerra che potrebbe diventare rapidamente atomica.

E’ la Nato che dirige oggi l’Europa, mentre la UE è in preda a una crisi comatosa. Oggi il vero collante dell’Unione Europea è la Nato guidata da Trump anche se, paradossalmente, Trump sembra attualmente più amico di Putin che della von der Leyen! Trump è ondivago e inaffidabile: ma sembra che abbia rovesciato la politica del suo predecessore Biden e, poiché i russi stanno vincendo in Ucraina e non vuole uno scontro frontale con la prima o seconda potenza atomica del mondo, si disimpegna dal conflitto e lascia il cerino acceso nelle mani degli europei. Che, invece di spegnere le fiamme e cercare di portare a casa il salvabile, assurdamente gettano benzina sul fuoco. Un folle strano caso di suicidio geopolitico! La UE di Ursula segue come una fedele e vecchia domestica la Nato del segretario olandese Mark Rutte e il cancelliere tedesco Friedrich Merz nello scontro frontale con la Russia di Putin, anche se questi fino a tre anni fa era il più stretto partner economico dell’Europa! Ursula von der Leyen rappresenta più gli interessi di Washington, di Berlino e di Varsavia che dei popoli europei. Questa è la cruda realtà, e con questa occorre fare i conti.

Il problema politico principale è che la sinistra storica italiana e europea non comprende, o non vuole comprendere, che cosa è effettivamente la Nato. Il Partito Democratico, i media, come Repubblica e Micromega, e gli intellettuali che pretendono di essere di sinistra, progressisti e illuministi, promuovono la falsa idea che la Nato sia una generosa e cavalleresca associazione che difende la libertà e aiuta i paesi più deboli a difendersi. Ma questo è un rovesciamento della realtà storica. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha dichiarato a proposito dell’Ucraina «Ho avuto una posizione molto dubbiosa sull’invio delle armi all’Ucraina perché ho compagne e compagni che hanno votato a favore nel Parlamento. Secondo me non è con le armi che risolveremo il conflitto con una potenza nucleare, e da federalista europea convinta – quindi con nessun dubbio sulla mia collocazione europea e atlantica – vorrei vedere un ruolo più forte dell’Unione europea nel cercare una via per porre fine alla guerra».3 Schlein conferma dunque di essere allineata all’atlantismo e al dogma europeista e, nello stesso tempo, si dichiara pacifista e rispettosa dell’articolo 11 della Costituzione e ripudia la guerra. Una posizione quanto meno contraddittoria. Occorre però sottolineare che la segretaria del PD è più a sinistra del suo partito: sull’Ucraina – come anche sulla guerra di annientamento che Israele sta conducendo contro il popolo palestinese – il PD è molto più a destra della Schlein, e è completamente filo-Nato. Il risultato è che la sinistra tradizionale, che storicamente è sempre stata a favore della pace, è invece oggi a favore della guerra. Infatti volere una “pace giusta” in Ucraina significa non volere la pace, perché la pace possibile è dettata dal vincitore e non dalla dea Giustizia, e in Ucraina è la Russia che sta vincendo.

Insieme al PD, anche la maggioranza degli intellettuali di sinistra è schierata a favore delle politiche della Nato in Ucraina e del riarmo europeo contro la Russia: un esempio clamoroso di questa distorsione a favore dell’impegno occidentale in Ucraina – volontaria o involontaria che sia – sono gli scritti della direttrice di Micromega Cinzia Sciuto che difende a spada tratta, in nome della libertà e della democrazia, il diritto dell’Ucraina di abbandonare la decennale politica di neutralità militare e di chiedere l’ingresso nella Nato. La filosofa Sciuto difende così di fatto il diritto della Nato di installare le sue basi militari in Ucraina contro la Russia. Nel suo articolo “Diritto o barbarie” sul numero 4 del 2025 di Micromega Sciuto scrive che: “Molti, in nome dell’antimperialismo, hanno rifiutato di condannare l’aggressione russa, sostenendo che si trattasse di una risposta legittima all’espansione della NATO, e hanno interpretato la resistenza ucraina all’invasione come una guerra per procura degli USA alla Russia, ignorando i fermenti democratici che hanno attraversato l’Ucraina fin dall’Euromajdan. Un clamoroso tradimento da parte della sinistra”.

E’ vero che le manifestazioni di piazza Maidan del 2014 per la democrazia erano partecipate da migliaia di manifestanti che volevano veramente che il loro paese “entrasse in Europa”, fuggisse dalla morsa degli oligarchi del loro paese e diventasse più ricco, prospero e “occidentale”; ma è certamente altrettanto vero che durante gli scontri armati di EuroMaidan erano attivi squadroni di estrema destra addestrati dalla CIA per ribaltare il governo democraticamente eletto del presidente filorusso Viktor Janukovyč. La Sciuto, che pure dirige una rivista che si proclama illuminista e di sinistra, nel suo articolo ignora del tutto il decennale intervento americano per sovvertire il potere in Ucraina in modo da fare diventare questo paese un’arma puntata contro la Russia. Solo i filosofi che credono a Babbo Natale e a Cappuccetto Rosso possono credere che il colpo di stato in Ucraina che costrinse alla fuga Janukovyč sia stato accidentale e prodotto dalle “spontanee manifestazioni democratiche”. Nel 2008 in una visita a Kiev, il presidente americano George W. Bush junior proclamò che “Aiutare l’Ucraina a procedere verso l’adesione alla NATO è nell’interesse di ogni membro dell’alleanza e questo contribuirà a promuovere la sicurezza e la libertà in questa regione e nel mondo”4. Sciuto è d’accordo con George Bush? Che ha invaso l’Iraq per combattere inesistenti “armi di distruzione di massa”? Il problema della Sciuto – e della sinistra tradizionale – è niente di meno quello di dimenticare, sottovalutare o ignorare il ruolo dell’America e della Nato, e di fraintendere completamente che cosa è e che cosa ha fatto la Nato, la stessa Nato che è strettissima alleata di Israele e del governo Netanyahu che pure la Sciuto contrasta. Due pesi e due misure?

Il diritto internazionale è sicuramente stato violato dall’invasione illegale della Russia in Ucraina, come denuncia Sciuto. Ma questa invasione non cade dal cielo, non è la decisione notturna di Putin in preda a un delirio di onnipotenza: l’aggressione russa non è stata il primo ma l’ultimo atto di uno scontro che è durato circa 30 anni, che è cominciato già nel 1991 quando l’Ucraina è diventata indipendente dopo il crollo dell’URSS. E’ la Nato americana che, nonostante la fine della Guerra Fredda, o proprio a causa della fine della Guerra Fredda, ha approfittato subito della tremenda crisi russa per iniziare a spostare i suoi cannoni vicino alle frontiere dell’ex URSS.

1Naapuriseuran Sanomat Estonian Prime Minister proposes breaking up Russia into “small states” 25.5.2024

2LaFionda.it |Enrico Grazzini La retorica della minaccia russa come alibi per il riarmo europeo 26 Ago , 2025

3Pagella Politica Carlo Canepa Che cosa pensa Schlein sulle armi all’Ucraina 01 marzo 2023

4The Guardian Bush-Putin row grows as pact pushes east Luke Harding a Mosca, Julian Borger a Bucarest e Angelique Chrisafis a Parigi 2 aprile 2008

da qui

sabato 9 novembre 2024

Meglio Trump che vuole la pace in Ucraina o Ursula von der Leyen che invece vuole la guerra fino alla vittoria? - Enrico Grazzini

Non è detto che Ursula von der Lyon sia meglio del pregiudicato Donald Trump per quanto riguarda la difesa degli interessi dei paesi europei. Ursula rappresenta una Europa impotente sul piano militare ma paradossalmente guerrafondaia: insomma una Europa che abbaia ma non morde e si fa male da sola. Trump, che certamente è un autocrate e un tipo che non raccomanderei a mia figlia, sembra invece cercare i negoziati e la pace in Ucraina. La pace farà molto bene all’Europa; al contrario, se la guerra fosse durata “fino alla vittoria ucraina” (???) come proclamava assurdamente Ursula, l’Europa si sarebbe dissanguata per nulla: infatti è chiaro anche ai ciechi che l’Ucraina non potrà mai vincere questa guerra. Per colpa di Ursula l’Europa è entrata in una pericolosa escalation che potrebbe portarla anche alla guerra atomica. Addirittura Ursula e il parlamento europeo hanno votato per portare la guerra dentro il territorio russo: neppure gli americani e gli inglesi – che certamente non sono colombe e che le armi, a differenza della UE, ce le hanno davvero – hanno osato tanto.

Trump pare finalmente realistico: neppure l’America con tutte i suoi armamenti formidabili può rischiare delle guerre su tre fronti, quello europeo in Ucraina, quello in Medio Oriente sul fronte Israelo-palestinese-Iran, e quello in Asia per la questione di Taiwan. Ursula invece con la sua irresponsabile testardaggine ci avrebbe portato perfino a un rovinoso scontro con la Russia atomica. Un politico intelligente avrebbe invece dovuto prevenire la guerra.

La guerra in Ucraina si doveva e si poteva evitare fin dall’inizio. E’ stata alimentata dall’espansionismo militare della Nato guidata dalle amministrazioni statunitensi, da Bush senior all’inizio e poi da Clinton, da Obama e dalle amministrazioni successive, con la colpevole e passiva compiacenza dei governi europei. Da parte della Nato affacciarsi sulla soglia di casa della Russia e pretendere di fare credere che questa sfida non fosse una minaccia per Mosca, è stato o un grossolano errore strategico o una evidente mistificazione. L’intervento imperialistico della Russia di Putin in Ucraina è stato tanto illegittimo e illegale quanto scontato e prevedibile, perché è stato coscientemente provocato.

Le ipotesi storiche controfattuali non possono mai essere confermate. Ma credo che sia abbastanza realistico pensare che se l’Ucraina di Volodymyr Zelensky e soci non avesse chiesto insistentemente di appartenere alla Nato – che non è una organizzazione economica per lo sviluppo sostenibile, e neppure un’associazione per il progresso e i diritti civili, ma è una organizzazione militare che ha già operato con pessimi risultati in Serbia, Kossovo, Afghanistan e Iraq – Putin non avrebbe attaccato. Per quanto il sottoscritto non sia un esperto di cose militari, dal punto di vista degli equilibri imperiali era molto difficile pensare che la Russia non avrebbe risposto direttamente e con la forza alla eventualità di avere missili nemici dislocati nel giardino di casa, a pochi minuti di gettata da Mosca. 

Appare chiaro che in Ucraina l’Occidente ha cercato lo scontro, pur negando vigliaccamente a Kiev l’ingresso tra le sue fila per non correre il rischio di un suo coinvolgimento diretto nella guerra con la Russia. In sostanza l’America ha imparato che è meglio fare fare le guerre agli altri piuttosto che farle in prima persona. Il grande errore di Zelensky è stato quello di insistere a entrare in un club che non lo voleva come socio – infatti la Nato non ha mai risposto positivamente e concretamente alle richieste dell’Ucraina – ma che aveva tutto l’interesse a fare scontrare gli ucraini con i russi. Sono state purtroppo sacrificate molte decine di migliaia di uomini e 8 milioni di ucraini hanno dovuto abbandonare la loro terra: l’Ucraina è distrutta ma le prospettive di successo nel conflitto sono quasi pari a zero. Zelensky, l’uomo dei Panama Papers, è stato un cattivo stratega: avrebbe fatto meglio a rinunciare all’ingresso (praticamente impossibile) nella Nato, a garantire ai russi la neutralità dell’Ucraina e a usare tutte le armi della diplomazia per risolvere pacificamente la questione del Donbass. 

Se Trump manterrà le sue promesse e davvero si giungerà alla pace, come ritengo probabile (sperando di non essere ingenuo), essa sarà certamente a favore della Russia. Putin si annetterà dei territori, sicuramente la Crimea e molto probabilmente il Donbass, e otterrà la neutralità dell’Ucraina, che rimarrà prevedibilmente sotto tutela internazionale con il coinvolgimento indiretto della Nato. L’Europa avrà tutto da guadagnare dalla pace e, soprattutto, avrà da guadagnare se verranno ritirate le sanzioni alla Russia: in questo caso potrà continuare a rifornirsi da Mosca a basso prezzo di petrolio e di gas, cereali e minerali. Probabilmente il ritiro delle sanzioni contro Putin potrebbe compensare in larga parte il probabile aumento delle tariffe previste da Trump sulle importazioni europee. L’Europa avrebbe tutto da guadagnare se le sanzioni venissero ritirate e se si riprendesse il business con la Russia: tale scenario è tutt’altro che scontato ma non è neppure improbabile.

Inoltre l’elezione di Trump alla presidenza americana potrebbe avere un altro effetto positivo. L’atteggiamento brutalmente competitivo di Trump potrebbe anche risvegliare l’orgoglio europeo, o almeno di alcuni paesi europei. La von der Leyen finora si è sempre schierata con Washington e con Joe Biden nonostante che l’atteggiamento di questi fosse del tipo FUCK THE EU! (l’Europa si fotta, la famosa espressione dell’ex inviata americana di Obama in Ucraina, Victoria Nuland) anche contro gli interessi europei. Non era infatti certamente interesse dell’Europa andare allo scontro con Mosca e applicare delle sanzioni che hanno avuto un potente effetto boomerang contro i paesi europei e che non hanno certamente messo in ginocchio la Russia. La politica estera della UE della von der Leyen, di servilismo verso l’amministrazione Biden, ha nuociuto agli interessi europei. Ora che Cavallo Pazzo ha vinto le elezioni c’è la possibilità che gli europei si rendano più autonomi dallo scomodo alleato americano e comincino a pensare con la loro testa per fare i loro interessi. C’è ancora qualche piccola e residua speranza che i francesi e i tedeschi, dopo avere preso tante batoste, si risveglino dal loro sonno ipnotico e comincino a elaborare – con o senza la von der Leyen – una loro politica estera autonoma e di “coesistenza pacifica” con la Russia, la Cina e i paesi emergenti: l’unica che può fare bene ai popoli d’Europa. Per quanto riguarda l’Italia, il nostro paese è l’ultima ruota del carro e Giorgia Meloni da buona opportunista seguirà gli eventi, schierandosi come sempre dalla parte del più forte. Meloni si è prontamente allineata con Biden e la Nato per cercare l’impossibile vittoria in Ucraina ma seguirà immediatamente Trump se questi imporrà la pace.       

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