giovedì 30 luglio 2026

Stipendi PA, la riforma Meloni taglia gli accessori: ecco chi rischia di perdere soldi - Federico Giusti

Il Governo Meloni procede spedito con le modifiche al sistema di valutazione delle performance nella Pubblica Amministrazione. Il salario accessorio diventa una variabile dipendente dai cosiddetti "risultati certificati" da dirigenti e funzionari. È un argomento su cui ci siamo già soffermati, ma proprio perché rischia di cadere nell'oblio, torniamo ad esprimere alcune considerazioni. Analizzeremo il rapporto tra la performance e la costruzione di un'ideologia valutativa, fino ad arrivare ai contratti nazionali con aumenti inferiori al costo della vita e istituti contrattuali divisivi.

La Costruzione del "Demerito"

La riforma del Merito, alla fine, persegue due obiettivi rilevanti: ottenere valutazioni più basse e aumentare le differenziazioni tra dipendenti. Questo scenario porterà a penalizzazioni non solo economiche, ma anche sulle progressioni di carriera. Si sta costruendo un sistema in cui ottenere valutazioni elevate sarà assai più difficile rispetto al passato. In questo modo, si potranno spingere verso il basso le retribuzioni reali del personale, dopo aver esaltato la sottoscrizione, in tempi record (visti i ritardi cronici del passato), dell'ultimo contratto per scuola, statali e funzioni locali. Ma su questo torneremo più avanti.

La Retorica del Merito e la Gerarchia

La ratio di questo provvedimento si deduce dall'assenza di credibilità dei meccanismi premiali, delegittimati nel corso del tempo. Spesso la "performance" è una reale perdita di tempo, gli obiettivi conferiti al personale un mero rito, e la formazione una manna per quell'industria privata che banchetta attorno al Pubblico.

Differenziare le valutazioni a tutti i costi sembra essere la soluzione per restituire senso all'intero sistema, stabilendo il principio, di per sé illogico, che una valutazione non funziona se non presenta forti disparità. Si dimentica che, con le regole attuali, è sufficiente mezzo punto in meno per essere esclusi dalle progressioni di carriera; progressioni che, per intervento della Ragioneria Generale dello Stato, non possono comunque essere erogate a più del 50% degli aventi diritto.

Queste considerazioni ignorano che stiamo parlando di soldi dei lavoratori: quella "produttività" che di fatto sostituisce la quattordicesima e che non dovrebbe essere soggetta a una lotteria. Lotteria attraverso la quale si stabilisce anche il sistema di potere dirigenziale e dell'area quadri sul restante personale. Le valutazioni servono anche a rendere palese la gerarchizzazione dei ruoli e la catena di comando. Al resto pensano i codici etici e comportamentali, l'obbligo di "fedeltà aziendale" con regolamenti che possono penalizzare il dipendente anche per comportamenti pubblici tenuti fuori dal luogo di lavoro. Tutto questo non incide positivamente sulla macchina organizzativa e gestionale della PA; chi sostiene il contrario mente sapendo di mentire.

La Nuova Disciplina e la Carenza di Risorse

La nuova disciplina modifica l’articolo 3 del d.lgs. n. 150/2009, cambiando anche i meccanismi di calcolo per proporzionare la retribuzione al punteggio ricevuto. La cultura della performance e la retorica del merito sanciscono il trionfo delle disparità di trattamento economico, spesso al solo fine di dare un senso burocratico all'intero ciclo valutativo.

L’organo di indirizzo politico-amministrativo (negli Enti locali, il Sindaco) definisce gli obiettivi insieme ai dirigenti. Spesso e volentieri si costruiscono obiettivi a immagine e somiglianza del Programma di mandato della Giunta, a discapito dell'autonomia tra politica e amministrazione. Questa autonomia è già fortemente minacciata dalla possibilità di nominare dirigenti di seconda fascia senza concorso pubblico.

In diverse occasioni, i Governi sono stati richiamati dalla Corte dei Conti a individuare obiettivi da perseguire improntati a una maggiore selezione. Tempo inutilmente perso in una PA che perde, specie in alcuni comparti, migliaia di dipendenti, con dinamiche salariali al ribasso e con strumenti di lavoro risibili se confrontati con altri paesi europei.

Facciamo un esempio concreto: in un ospedale con organici inferiori del 20%, doppi turni e ferie soppresse, il ruolo dei dirigenti dovrebbe essere quello di costruire un sistema che differenzia il punteggio di due infermieri che operano nello stesso reparto, fianco a fianco? Vi sembra possibile con un servizio sanitario al collasso?

La Demagogia del "Cittadino Valutatore"

La riforma introduce un modello di valutazione coinvolgendo nella performance la cittadinanza. Tuttavia, l'utente spesso non ha le conoscenze necessarie per distinguere eventuali errori o negligenze di un singolo lavoratore dalle inadempienze strutturali dei dirigenti e dei vertici amministrativi.

Se un cittadino protesta (legittimamente) per un disservizio, è certo di conoscerne la vera causa? È prodotto da una riduzione di spesa, da organici inadeguati o da scelte politiche che spingono verso la privatizzazione dei servizi? Invocare la valutazione dei cittadini serve per far credere all'opinione pubblica che il loro parere conti, quando invece le istanze sociali reali vengono calpestate. Se interessasse davvero l'opinione dei cittadini, oggi non avremmo i tetti di spesa che limitano fortemente le assunzioni nella PA, avremmo abbattuto le liste di attesa in sanità e avremmo maggiori interventi sociali.

L'Ideologia delle "Eccellenze" a Numero Chiuso

La riforma prevede che, in ciascun ufficio dirigenziale generale, i punteggi massimi non potranno essere attribuiti a più del 30% dei dipendenti appartenenti alla stessa categoria o qualifica. Si stabilisce per legge che solo pochi avranno il punteggio massimo e, di conseguenza, valutazioni più alte. La differenziazione e le disuguaglianze economiche diventano il faro guida dell'agire nella PA. Inoltre, tra quanti avranno ottenuto le valutazioni più elevate, solo il 20% potrà essere considerato "eccellente", con concrete opportunità di carriera e miglioramento economico.

Salari da Fame e Fuga verso il Privato

Il meccanismo che guida questa riforma dovrebbe essere chiaro: bloccare la dinamica salariale. Gli stipendi nella PA italiana continuano ad essere tra i più bassi d'Europa. I rinnovi contrattuali presentano forti sperequazioni tra i comparti del Pubblico e perfino tra Enti dello stesso comparto.

Avere sottoscritto un contratto in tempi accettabili non costituisce un'inversione di tendenza rispetto alle politiche restrittive intraprese da tempo, specie se poi gli istituti contrattuali risultano sempre gli stessi (divisivi e discutibili), e se la tendenza è quella di rafforzare la contrattazione di secondo livello a discapito di quella nazionale. Gli ultimi contratti non recuperano il potere di acquisto perduto. Trovare novità positive nei testi contrattuali è un'impresa ardua.

L'adeguamento dei salari al costo della vita è impossibile fino a quando vigeranno le attuali regole in materia di contratti. Regole che il Governo non cambierà perché, spingendo al ribasso i salari, punta a frenare ogni azione conflittuale. In questo scenario, si piegano i sindacati alla logica perdente del "contenimento del danno", mentre dipendenti formati e preparati scappano dal pubblico verso il privato dove, ironia della sorte, troveranno spesso condizioni retributive e lavorative migliori.

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“Finiamola di usare la parola ‘maranza’, è un insulto etnico. È come ‘terrone’ negli anni Settanta” - Franco Gabrielli

 

“Intanto mi piacerebbe che si togliesse dal dibattito la parola ‘maranza’ che è un insulto dal timbro etnico, perché nello slang milanese significa ‘marocchino zanza’. È come se negli anni ’60-’70 avessero fatto una norma sui terroni“. Così a In Onda (La7) interviene Franco Gabrielli, ex capo della Polizia e già autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, a proposito del disegno di legge del governo Meloni sulla microcriminalità minorile.
Gabrielli condivide le critiche espresse dal procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che ha definito il provvedimento “inutile”. E aggiunge: “Stiamo parlando quasi del nulla, da un punto di vista degli esiti, anche perché questa norma non modificherà nulla da un punto di vista della certezza della pena, della lunghezza dei processi e del diritto alla difesa. Questi sono provvedimenti che, da un punto di vista della loro effettiva capacità di incidere, non produrranno effetto“.

L’ex prefetto riconosce però che il problema esiste: “Naturalmente c’è un tema della condizione giovanile che riguarda anche ragazzi di seconda generazione e che, per chi vive la realtà milanese, non può non tenere nella debita considerazione. Allora, come al solito, perché ci dobbiamo dividere da curve da stadio, per cui dobbiamo criminalizzare un’intera generazione oppure immaginare che certi episodi non abbiano nessuna rilevanza? – sottolinea – Io credo che una giusta via di mezzo ci sia, cioè la necessità di intervenire significativamente su queste questioni, possibilmente in modo preventivo. Ci sono delle bellissime esperienze in Europa, come in Islanda e in Scozia“.

Gabrielli amplia poi la sua stroncatura all’intera produzione normativa del governo in materia di sicurezza: “Ci sono norme a bizzeffe, ho perso pure il conto dei decreti sicurezza del governo Meloni.Tutte quelle norme hanno prodotto, chi dice 400, chi dice 500 anni di nuova carcerazione, ma da un punto di vista degli effetti pratici credo che in prospettiva abbiano semplicemente creato le condizioni per limitare le libertà, non per garantire una condizione di maggiore sicurezza”.
L’ex capo della Polizia torna infine sul punto centrale: “Anche questo discorso sui “maranza” è una forma di criminalizzazione di queste fasce giovanili in maniera più o meno indiscriminata. Poi, ripeto, la questione esiste, gli episodi non sono di percezione ma sono reali. Tuttavia, queste modalità così generalizzate di criminalizzazione delle persone soltanto perché li si immagina appartenere a una categoria sono forme di limitazione e di marginalizzazione di fasce ben precise”.

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mercoledì 29 luglio 2026

Entrare nelle crepe: guida alla resistenza civile contro l’1% - Elena Basile

Continuiamo a scrivere fin quando e ovunque ce lo permettano! Se un giorno ci saranno degli storici che analizzeranno questi tristi giorni — nei quali la mancata risposta alla sfida climatica, robotica e nucleare comporterà inevitabili conseguenze —, essi potranno correggere, con la nostra versione, la narrativa criminale a cui lavora l’apparato mediatico. Sapranno che la società civile era in fermento; che molteplici voci si levavano nel deserto; che movimenti del dissenso nascevano come funghi; e che qualche formazione politica, come i 5 Stelle in Italia e alcune forze della sinistra radicale in Europa, aveva il coraggio di condannare il genocidio e di appellarsi a una mediazione con la Russia.

L’atlantismo filoneoconservatore e il neoliberismo sono la cifra del mainstream. Tutto: da destra al centro-sinistra. Vorrei che qualcuno mi spiegasse, su questi temi, la differenza esistente tra politici come Renzi, Gentiloni, Tajani e la Meloni. Non ne vedo alcuna, se non qualche sfumatura:

  1. Le destre, più pragmatiche nei confronti della Russia e pronte a riconoscere la convenienza di una mediazione, sono però fanatiche nell’odio verso l’Islam e i palestinesi.
  2. Il centro-sinistra, a volte più consapevole delle ingiustizie sofferte a Gaza, è invece fanatico e in preda al delirio contro la Russia, del tutto incurante del rischio nucleare.
  3. Le destre sono negazioniste della minaccia climatica; il centro-sinistra si dichiara falsamente consapevole, ma affossa la transizione ecologica con le guerre.

La differenza tra questi due schieramenti, in Italia come in Europa e negli Stati Uniti, riguarda unicamente i valori di facciata e il censo degli elettori.

Generalizzando, possiamo affermare che le destre si rivolgono ai meno abbienti, ai perdenti della globalizzazione, e cercano un ritorno ai principi della tradizione, dell’identità nazionale, dell’ordine e dell’autorità. Promuovono la più sfrontata accettazione delle gerarchie sociali ed etniche, per cui il bianco ha sempre ragione rispetto all’”intruso” immigrato, il gioielliere che uccide è una persona per bene, il criminale che ruba (senza uccidere) va disumanizzato, il poliziotto violento va perdonato, l’israeliano è “buono e amico” e si difende dal criminale palestinese. Uno sciorinamento di luoghi comuni che deriva anche dalla mancanza di istruzione e cultura di parte dell’elettorato di destra.

Il centro-sinistra, i socialisti europei e i democratici americani (ma anche la Forza Italia rivisitata dai figli di Berlusconi) si rivolgono invece a un ceto medio arricchito, a una piccola borghesia impiegatizia e benestante, a una popolazione più colta che viaggia e si professa progressista. Può quindi sfoggiare una certa comprensione per il debole — immigrato, palestinese o povero che sia — utilizzando i valori umanistici, le battaglie contro le disuguaglianze, i diritti della donna e delle minoranze e la consapevolezza climatica in modo puramente strumentale contro le destre.

Si tratta di una manovra manipolatoria. A prescindere dalla retorica, il centro-sinistra, i socialisti europei e i DEM restano espressione dello Deep State statunitense. Quando si tratta di decidere, sono filo-israeliani e complici del genocidio quanto le destre; sono anti-immigrati e spensieratamente dimentichi dei diritti umani (si pensi alle politiche sull’immigrazione di Minniti); sono a favore delle guerre e del progetto neoconservatore di dominio sulla Russia e sull’Iran nello scontro contro le potenze del surplus. Affossano con il riarmo la transizione climatica dopo averla difesa a parole, e continuano con le politiche neoliberiste, le privatizzazioni, i trasferimenti finanziari dai più poveri ai più ricchi, distruggendo lo Stato sociale a vantaggio del Keynesismo militare.

È difficile capire quale delle due destre — quella populista o quella tecnocratica — sia la più pericolosa. Certamente la cancellazione dei principi costituzionali da parte delle destre terrorizza: un autoritarismo provinciale e rozzo che minaccia soprattutto l’Italia. Eppure credo che il centro-sinistra, i socialisti europei e i DEM siano nel lungo periodo maggiormente deleteri, in quanto manipolano quella parte di opinione pubblica che potrebbe invece svegliarsi e opporre una sana e consapevole resistenza politica. Giocano il ruolo del “poliziotto buono” e la piccola e media borghesia illuminata si fa trascinare verso campagne militariste e fasciste, convinta di difendere la democrazia, la libertà, i diritti sociali e quelli degli immigrati, che vengono invece massacrati proprio dalla cosiddetta élite progressista.

Insomma, non si sa più dove voltare la testa. Non so se personaggi come Picierno, Calenda, Renzi, Quartapelle o Gentiloni possano davvero essere considerati difensori della Costituzione italiana solo perché si sono schierati per il “No” al referendum sulla giustizia. Sono gli stessi che difendono la censura contro i media russi, che vogliono sanzioni esplicite per chi esprime un pensiero diverso dalla narrativa NATO, che silenziano gli oppositori mettendo veti sulla partecipazione a programmi come TG1/TV7 (ipocritamente ritenuti liberi e progressisti), che cancellano l’Articolo 11 della Costituzione contrario alla guerra. Hanno un potere radicato in Europa ed egemonizzano la cultura, sponsorizzando operazioni che pompano autori letterari del tutto incompetenti, per non parlare del teatro o del cinema.

In sintesi:

  1. Le destre sono espressione di un vecchio potere fascistoide, rozzo, impreparato e non ancora del tutto radicato, vicine all’anomalia inquietante di un pericoloso parvenu come Trump.
  2. I socialisti europei sono vicini allo Deep State americano (e finalmente ne possiamo parlare senza essere considerati complottisti, visto che persino Mieli e Rampini hanno recentemente fatto propria questa espressione): un potere radicato nelle istituzioni, nell’intelligence, nella burocrazia, negli apparati mediatici più sofisticati (come la CNN e la BBC), nella diplomazia, nei centri di ricerca e nell’accademia.

La direttrice dello IAI (che, sebbene porti avanti l’agenda dei Democratici americani e dei neoconservatori alla Victoria Nuland, viene spudoratamente chiamato “istituto di ricerca”) si è recentemente vantata di aver scritto un articolo per The Economist in cui perora l’invio di truppe di giovani europei in Ucraina per “forgiarne lo spirito guerriero”. La retorica militarista più becera è diffusa non solo da Nathalie Tocci, ultima ruota del carro, ma anche da intellettuali progressisti come Antonio Scurati, autore di libri di grande successo in Europa basati su una ricostruzione volgarizzata del fascismo, di cui finisce oggi per diffondere proprio i valori legati alla virilità e al sacrificio per la Patria.

Per molti di noi le domande ricorrenti sono:

  1. Come è possibile che le marionette politiche e la classe servente non si preoccupino del futuro riservato ai loro stessi figli e nipoti?
  2. Come è possibile che non temano un’escalation militare con una potenza nucleare?

Se leggiamo la dottrina militare americana, appare chiaro che la difesa dell’unipolarismo e il confronto con le potenze del surplus (in primis la Cina) potranno portare a una catastrofe nucleare e alla fine della vita sul pianeta. Come è possibile che l’élite e i suoi colletti bianchi, per quanto corrotti, non capiscano cosa c’è in ballo e non tutelino neanche i propri affetti?

Geopsichiatria. Mi ritornano in mente le parole dell’antropologo Emmanuel Todd. Come fermare la follia di chi ormai crede — o finge di credere — alla propria stessa propaganda e a luoghi comuni che neanche la più standardizzata soap opera statunitense farebbe propri? “Israele si difende come può” e “L’Ucraina combatte per la democrazia occidentale”.

Bisogna svegliare il popolo dei rassegnati: chi sa ma vota comunque per i soliti perché “tanto non ci sono alternative”, o chi si rifugia nel non-voto convinto (come in Iran) che nulla possa mai cambiare. Bisognerebbe che il dissenso smettesse di frammentarsi, di inseguire identità ed assoluti cedendo all’eterna irrilevanza. Sarebbe essenziale individuare dei mecenati in grado di finanziare, in Europa, media alternativi che arrivino nelle case delle tante persone ignare e turlupinate dalla propaganda rozza di Vespa o da quella più sofisticata della Gruber.

Chi è bravo e ha fatto storia in televisione come Santoro, insieme ai pochi media rimasti che ospitano il pensiero libero (come Il Fatto Quotidiano o il programma Accordi e Disaccordi, che purtroppo a volte sembra una brutta copia dei talk show progressisti), dovrebbero unirsi per una causa comune: la creazione di un’informazione veramente libera.

No, non ho preso alcuna droga per sognare una simile utopia. Credo che la speranza possa ancora salvare il genere umano: essa è la capacità di immaginare una realtà differente e di cercare razionalmente una via d’uscita dalla trappola.

Purtroppo la storia del povero Bernie Sanders negli USA, del laburismo anglosassone e delle sinistre europee fino agli anni Ottanta ci insegna che, se si prova a cambiare il centro-sinistra o il cosiddetto socialismo europeo dall’interno, si viene ingoiati e si finisce per contribuire alla mutazione antropologica in corso.

Come non essere silenziati e ghettizzati se si rifiutano i compromessi e le alleanze che snaturano la lotta politica? Questa domanda cruciale dovrebbe aprire un grande dibattito pubblico.

Oggi la contraddizione tra popolo ed élite sta esplodendo. Dobbiamo entrare nelle crepe che si stanno creando perché, come cantava Cohen, è proprio attraverso di esse che entra la luce.

Il capitalismo finanziario senza pianificazione, senza socialismo di mercato e senza protezione dei diritti umani è sprofondato nel nichilismo, in guerre suicide che rischiano di eliminare la civiltà occidentale. Non riesce più a garantire l’accumulazione di capitale in Occidente. La concentrazione della ricchezza in pochissime mani e l’impoverimento massiccio della popolazione sono insostenibili. La distruzione dei beni comuni, a cominciare da istruzione e sanità, è sotto gli occhi di tutti. La burocratizzazione della ricerca scientifica, i rischi della rivoluzione robotica e la minaccia climatica sono tali da rendere indispensabile la cooperazione in un mondo multipolare.

Dividere il mondo in blocchi economici, monetari, militari e valoriali è il modo più rapido per soccombere al disastro. Di questo l’opinione pubblica europea dev’essere informata, affinché la pressione per cambiare la classe dirigente si rafforzi e raggiunga il suo scopo.

Contro le lobby della finanza, delle armi e di Israele, contro i diktat dell’intelligence e degli apparati mediatici, la società civile del 90% può organizzarsi: non dobbiamo restare schiavi degli interessi di quell’1% che, comunque vada, riuscirà a subire meno danni di tutti gli altri.


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Linda Maggiori spiega a cosa serve la Tav Torino Lione

 

Sulla Tav Torino Lione, no.

Non chiamiamola alta velocità. L’alta velocità da Milano a Parigi c’è già, da un pezzo ed è una meraviglia.

6 ore di comodo viaggio a 45 euro. A settembre ci andiamo con tutta la famiglia. Potrebbe essere migliorata e incentivata ma c’è e passa su binari esistenti. Potrebbero migliorare i collegamenti anche regionali da Italia a Francia ma la linea c’è.

La Tav serve solo e unicamente alla Military mobility. Un piano europeo che esiste da anni ma ogni anno diventa sempre più insistente e minaccioso.

La commissione europea spinge per adeguare ogni infrastruttura logistica alla guerra, stanzia miliardi, una volta fatto tutto, la guerra può scoppiare.

Il Parlamento europeo voterà a breve, informatevi.

La Tav fa parte del Corridoio Mediterraneo, uno dei grandi assi di trasporto della rete europea TEN-T che collega la penisola iberica al confine tra Ungheria e Ucraina.

Far passare convogli fuori sagoma, militari, su gallerie dimensionate ai carri armati da ovest a est, verso Ucraina. A Pontedera, La Spezia, Genova, in ogni paese ci sono opere adeguamenti di porti, ferrovie, stazioni, binari, strade.

Migliaia, centinaia di altre opere, magari più piccole ma tutte per uno scopo: la guerra.

Emers è il tasto rosso, qualsiasi stato lo può premere e le nostre strade e ferrovie si riempiranno di eserciti in marcia. I lavoratori civili perderanno tutele e saranno considerati come militari.

Già tutto è in preparazione.

La Tav Torino Lione per motivi commerciali e civili non ha senso. Magari una volta, ma poi si è capito che è un danno e un costo sproporzionato rispetto al vantaggio. Ora serve solo per una cosa. La guerra.

Quando si parla di “guerriglia” o meglio sabotaggio, anche se violento, contro questa grande opera, scriviamo esattamente le cose come stanno.

La Tav non è un treno, non è freccia rossa o TGV.

La Tav è Military mobility, è guerra.

E se una volta l’anno, in pieno giorno, in un giorno stabilito, e conosciuto dalla polizia, avviene un sabotaggio… chiamiamolo per quello che è, sabotaggio della Military mobility. Può non piacere (a me il fumo nero non piace) possiamo preferire altri metodi, ma chiamiamolo con il suo nome.

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martedì 28 luglio 2026

La musica di Satana - Marcello Piras

 

Contro il rumore dei social: la lezione di Igiaba Scego sul potere della lettura

intervista di Francesco Vitale

La scrittrice Igiaba Scego riflette sul ruolo etico della letteratura come strumento di incontro e baluardo contro la disumanizzazione digitale

  “In un mondo disumanizzato dalle guerre e dal rumore dei social, la scrittura deve tornare a farsi strumento di incontro e non di isolamento”. È il messaggio lanciato a Interris.it dalla scrittrice Igiaba Scego. L’autrice sottolinea l’urgenza di riscoprire la lettura come esercizio di concentrazione, ricordando l’emozione dei confronti con gli studenti nelle scuole e l’importanza di intendere la cultura come spazio di ascolto reciproco. Ricordando il recente incontro con Leone XIV in occasione dei 100 anni della Libreria Editrice Vaticana, riflette sulla differenza tra il pettegolezzo e il valore autentico della parola stampata. Contro la frammentazione digitale e il declino della lettura in Italia, Scego invita a ritrovare il silenzio e l’empatia, definendo la passione per i libri come l’unico vero baluardo capace di allontanare l’odio e riaprire gli orizzonti dell’umano.

L’intervista

Che impressione le hanno fatto le parole rivolte a voi scrittori da Papa Leone XIV sull’umanità e sulla relazionalità?

“Mi ha colpito molto quando il Papa ha parlato del contributo di umanità che possiamo portare noi scrittori. Viviamo in un mondo disumanizzato dalle guerre e dall’uso sbagliato delle nuove tecnologie — che io non rifiuto, ma che dovremmo usare per la pace e per costruire relazioni, non per isolarci. Il Pontefice ci ha ricordato il nostro ruolo: indagare, scavare e raccontare la relazione, ponendoci domande universali sulla vita e sulla morte. In un mondo in cui la parola è abusata o messa al margine in favore del pettegolezzo, oggi mi sono sentita molto utile. Il Papa ci ha richiamati alla parola, alla pagina e allo spazio, ed è stato bellissimo”.

In un mondo così rumoroso e veloce, come si può comunicare l’importanza della parola e ritrovare la bellezza dell’essenzialità attraverso la scrittura?

“Penso che accanto alla pratica della scrittura debba esserci sempre la pratica dell’incontro. Per esempio, io ho creato un book club sull’Africa che vogliamo allargare nelle biblioteche: sembra una cosa semplice, ma attraverso un libro che viene da lontano — che sia dallo Zimbabwe o dall’Etiopia — le persone raccolgono e si scambiano riflessioni collettive. C’è bisogno di questo scambio. Una scrittrice deve essere prima di tutto una lettrice, connessa ai colleghi e alle parole degli altri. Sono stata felicissima di vedere autori a cui sono affezionata come lettrice, una su tutte la scrittrice statunitense Elizabeth Strout. È stato emozionante ricordarsi di questo doppio ruolo e di quanto le parole aiutino ad aprire orizzonti e ad allontanarci dall’odio”.

Tra i tanti incontri con i suoi lettori, qual è l’emozione o la soddisfazione più grande che porta nel cuore?

“Quando vado nelle scuole. Vedere le ragazze e i ragazzi che mi fanno domande, si emozionano e riescono a identificarsi attraverso un racconto che io ho concepito in solitaria. La scuola è in assoluto la cosa che mi emoziona di più”.

Che consiglio o suggerimento si sente di dare alle nuove generazioni che vorrebbero intraprendere il percorso della scrittura?

“Più che consigli, posso offrire la mia esperienza. A chi vuole fare questo mestiere dico subito che serve un secondo lavoro, perché non si può vivere di sola scrittura a meno di non essere super famosi. Però la scrittura deve far parte della propria giornata. E poi c’è un’altra cosa fondamentale: bisogna leggere. Non si può essere scrittori — e credo nemmeno buoni esseri umani — senza la lettura. Dobbiamo fare di più per la lettura perché in Italia si legge sempre meno e si fa fatica a concentrarsi. Leggere ti costringe a stare lì per mezz’ora o un’ora, concentrato su un mondo fuori di te. È una capacità di concentrazione che stiamo perdendo a causa dei social e del rumore di fondo; la lettura, invece, ci aiuta a ritrovare il silenzio e le parole dentro di noi”.

https://www.interris.it/in-evidenza/contro-il-rumore-dei-social-la-lezione-di-igiaba-scego-sul-potere-della-lettura/

lunedì 27 luglio 2026

Io sto con Margherita

 

Sindacato Intercategoriale Cobas

I boss del San Raffaele si sentono offesi.

Commentando il  provvedimento disciplinare del 24 giugno a carico della compagna Margherita, portavoce della RSA del San Raffaele ci eravamo dichiarati “tutti diffidati” perché si intestava proprio nei termini di diffida l'avvio della procedura disciplinare.

Per i boss del  San Raffaele la denuncia dei fatti e dei misfatti nella gestione dell'ospedale e un'onda che ha lasciato il segno.

La linea aziendale criticata  come lontana  anni luce dalla sua missione assistenziali, propria di una istituzione che rimanda a santità, (povero San Raffaele, anche lui diffidato?)   palesa  solo criteri affaristici e una disinvolta corsa a mettere le mani su quote di potere e di denaro.

Con la lesa maestà,  al buon nome e al prestigio violato non certamente dai compagni,  viene addebitata alla compagna e a tutta  la RSU la colpa gravissima di aver detto cose che sono poi state ampiamente ribadite da tutti i media. Fatti  eclatanti ed evidenti a tutti.

 

Nella favola danese “il re è nudo” il bambino non malato di ipocrita piaggeria dice quello che vede. Come nella favola tutti sanno e vedono ma pochi hanno il coraggio di dire e raccontare, non episodicamente come fa certa stampa che si avventa sullo scandalismo, ma lo scempio quotidiano della sanità una volta pubblica e universale.

Margherita, come il bambino di Andersen  ha semplicemente  raccontato una pura verità che tanta paura incute a chi puro non è.


La portata del licenziamento sorprende ed è un vero e proprio salto nel processo di disciplinamento che avviene non a caso proprio a partire dai luoghi di lavoro perché qui si gioca il mantenimento della disciplina che si vuole da caserma.

Quando il non allineamento, la disubbidienza  è espressa direttamente dai lavoratori la repressione è rigorosa ed inevitabile. I novelli Torquemada, però, devono pagare un costo  salatissimo perché con questo fare da inquisitori gettano via l'ultimo orpello che riveste il vero volta di questa democrazia ad uso e abuso del capitale.

Aumenta la repressione ma aumenta anche la sfiducia nelle istituzioni. Si cantano inni al Diritto e alla Costituzione “più bella del mondo” e alle tante forme di libertà formali.

Solo formali, nient'altro che formali e viene svelato il vero ruolo delle forme e delle istituzioni che sono solo travestimenti di una medesima dittatura quella del capitale che opera a livello economico, politico, organizzativo, ideologico e militare.

Se l'obbiettivo da conseguire è il profitto questi non risparmiano  nessuna sacca di socialità e umanità.

Questo  incredibile licenziamento al pari degli interventi delle forze dell'ordine che invadono il ruolo del personale sanitario e determinano  la  tragica fine di Abderrahim Fakir  a Bologna, i delitti le ingiustizie e i morti anonimi sul lavoro  segnano con cadenza quotidiana il  mosaico della democrazia che altri non è se non una “trappola e un inganno per i poveri e gli sfruttati”.

Cara margherita hanno colpito te e si preparano a colpire tutti noi. Siamo con te e ti vogliamo bene. Ma nulla è vano e questa tua vicenda ci aiuta a combattere il pregiudizio democratico e rafforza in noi  la convinzione che l'unica democrazie possibile e quella di classe.

Lunedì 27 luglio ore 11.00 conferenza pubblica in Spianata San Raffaele Via Olgettina MI



Licenziata per aver denunciato la malasanità: sindacalista si incatena davanti all’ospedale San Raffaele

 

Al presidio erano presenti oltre 100 persone e rappresentanti politici. La richiesta della manifestazione è il reintegro di Margherita Napolitano, coordinatrice della Rsu, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e storica delegata Cub

“Giù le mani da Margherita”. È lo slogan del presidio che si è svolto questa mattina all’ospedale San Raffaele di Milano. La richiesta della manifestazione è il reintegro di Margherita Napolitano, coordinatrice della Rsu, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e storica delegata Cub, licenziata con effetto immediato dalla direzione del personale dell’ospedale.

Napoletano sarebbe stata congedata dopo aver organizzato scioperi e proteste e per aver denunciato pubblicamente le carenze di personale, i turni insostenibili oltre che il ricorso a cooperative per la somministrazione di infermieri. La sindacalista aveva anche portato la trasmissione Report nell’ospedale milanese per denunciare l’utilizzo di infermieri di scarsa qualità professionale. Oggi Napoletano ha organizzato l’avvio di uno sciopero della fame e di un presidio permanente con incatenamento. “La vera motivazione è che diamo fastidio come sindacato” ha dichiarato. “Abbiamo denunciato la malasanità nella gestione degli ultimi mesi e speravamo che si risolvesse con il cambio dell’amministratore unico, invece non vediamo una vera discontinuità”. Al presidio, organizzato da Usi Sanità, Cub Sanità Provinciale Milano e Cub Sanità San Raffaele, hanno partecipato oltre 100 persone. Tra questi anche i rappresentanti di Rifondazione Comunista, Sardine, Movimento 5 Stelle, Cgil e Cobas. Inoltre è stata avviata una raccolta firme per il reintegro della sindacalista e in Parlamento è stata depositata un’interrogazione del M5s sulla vicenda da parte della deputata Stefania Ascari.

La sindacalistica reputa assurde le contestazioni disciplinari alla base del suo licenziamento: “Dall’azienda ho ricevuto solo la lettera di congedo e poi mi hanno immediatamente disattivato il badge, non potevo neanche uscire dal parcheggio“. Per questo: “Ci incateniamo e facciamo uno sciopero della fame. Sarà a oltranza, anche di notte staremo qui, fino al reintegro immediato”. Il San Raffaele aveva motivato così il licenziamento: “Le sue condotte integrano un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali e una violazione dei suoi doveri di diligenza e fedeltà, di gravità tale da ledere in modo irreparabile il vincolo fiduciario che costituisce il presupposto essenziale del rapporto di lavoro”.

da qui






LICENZIAMENTO DI MARGHERITA NAPOLETANO dall’ospedale san Raffaele di Milano : PIENA SOLIDARIETA’ - Vito Totire

Non si tratta solo di un – comunque iniquo – atto padronale che colpisce una singola persona ma di una strategia che nega il diritto alla salute pubblica

Intanto è congruo parlare di “tentativo di licenziamento”; infatti il datore di lavoro con questo grave atto di ostilità apre una questione che non si potrà certo chiudere in maniera sommaria. Il fatto è grave in quanto tale (per quel che riguarda la singola

lavoratrice) ma apre una voragine su una piaga cronica che è all’origine delle condizioni di rischio e di costrittività lavorative che pregiudicano da un lato la speranza di salute e di vita dei lavoratori e, nel caso della sanità, anche la speranza di salute e di vita di tutte le persone assistite.

In questo momento stiamo assistendo ad una incredibile PROPAGANDA di datori di lavoro e di istituzioni sul tema della segnalazione e registrazione dei cosiddetti near miss; si usa la lingua inglese come una volta si usava il “latinorum” per cercare di

confondere le idee alla plebe. Una certa retorica sui «near miss» (i quasi incidenti) garantisce che la procedura deve essere no blame; di nuovo niente spazio alla logica del “parla come ti ha fatto mammeta” … ma andiamo avanti. Il concetto «no blame» sarebbe che il lavoratore è incoraggiato a segnalare i “quasi incidenti” e che non deve avere timore di ritorsioni per averlo fatto: alla faccia…

Pochi mesi prima (rispetto all’estensione della pratica relativa alla segnalazione dei «quasi incidenti») era stata recepita la procedura wrist bowling (arridaie con l’inglese!) che significa nei fatti: i lavoratori vivono nel terrore delle ritorsioni e allora occorre consentire che possano fare segnalazioni anonime per varie questioni o episodi riguardanti anche questioni di salute e sicurezza;

LA STORIA E’ BEN NOTA: NEGLI ULTIMI DECENNI OGNI PERSONA (Rls cioè Responsabile della Sicurezza, o no) CHE ABBIA MESSO IN LUCE LA PRESENZA DI RISCHI EVITABILI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO E’ STATA QUASI SISTEMATICAMENTE OGGETTO DI REPRESSIONE E AZIONI AVVERSATIVE DA PARTE DEL PADRONE.

NOI COME «RETE NAZIONALE LAVORO SICURO» ABBIAMO DETTO FIN DAL GIORNO DELLA NASCITA DELLA RETE (26.5.2022 a Modena) che occorre arrivare il giorno prima e non il giorno dopo!

La vera prevenzione consiste nell’individuare e bonificare i fattori di rischio per la salute e la vita dei lavoratori e delle lavoratrici PRIMA che se ne manifestino gli effetti.

Ed è quello che ha fatto Margherita Napolitano. Per cui oggi si tenta di licenziarla con un messaggio molto chiaro: il padrone non riconosce nessun ruolo ai lavoratori e alle lavoratrici, dichiara una sorta si principio di “autodichia” e considera atto di lesa maestà ogni iniziativa che si propone di essere parte attiva nel percorso che tende a garantire salute e sicurezza.

Per questi motivi – premesso che ovviamente Margherita Napolitano è a pieno titolo “una dei nostri” – il tentativo in atto è un attacco a tutte/i lavoratori/lavoratrici e alla loro volontà di fermare omicidi sul lavoro e malattie professionali grazie ad una forte pratica di «non delega».

QUANDO CHI LAVORA (PER VULNERABILITA’, DISORGANIZZAZIONE, PRECARIETA’, CONDIZIONI DI ISOLAMENTO) HA DELEGATO AL PADRONE O A RAPPRESENTANTI PRESUNTI ED AUTODICHIARATI DEI

LAVORATORI, LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO … CIO’ E’ SEMPRE STATO FORIERO DI STRAGI OPERAIE E DI LUTTI.

Dunque chi cerca di licenziare Margherita Napoletano attacca in maniera iniqua una lavoratrice che ha esercitato i suoi diritti/doveri ma attacca anche tutto il movimento dei lavoratori che rivendica e pratica un nuovo protagonismo sul terreno della salute e della sicurezza.

Il comparto della sanità sta andando a rotoli per quello che riguarda la sabità pubblica e ormai è sempre più terra di conquista per il profitto privato con il corollario di gravi rischi, distress, burn out… (**) fino all’esodo di massa di lavoratori e lavoratrici che non sopportano più condizioni di lavoro simil-schiavistiche.

Chi tenta di licenziare Margherita Napoletano vuole fare della sanità pubblica un deserto senza nessun futuro per il diritto alla salute collettiva .

La circostanza necessita la costituzione di un COMITATO NAZIONALE A SOSTEGNO DI MARGHERITA.

(*) Vito Totire è il portavoce della Rete nazionale Lavoro Sicuro

(**) anche distress e burn out sono termini inglesi ma il loro uso è dovuto alla preminenza dell’inglese nel linguaggio medico-scientifico. [NDR]

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domenica 26 luglio 2026

Il ministero per il futuro - Kim Stanley Robinson

le ondate di calore sono sempre più frequenti e letali, nasce il Ministero per il futuro, un organismo che si interessa dei problemi economici e tecnologici alla base delle crisi climatiche.

lo dirige, con un ampia libertà d'azione, Mary Murphy, ex ministro degli Esteri irlandese, che si avvale di validissimi collaboratori provenienti da tutto il mondo, con una strategia visibile e un'altra occulta, all'insaputa, più o meno, di Mary Murphy.

chi pensa di leggere un libro di fantascienza leggerà un libro di attualità (tranne per la parte dei rimedi, purtroppo ancora da venire, radicali, ma necessari).

Kim Stanley Robinson è davvero bravo, cinquecento pagine tutte necessarie per una storia avvincente che non annoia mai.

cercatelo e godetene tutti.

ps: i figli di Kali sembrano gli eredi dei favoriti di Mida, di Jack London



 

Il futuro non è alle porte, il futuro è adesso e qui. E non è per nulla buono. In India, in uno scenario da apocalisse biblica, muoiono a milioni per il caldo infernale. Per tutta risposta il governo ritiene di inviare aerei che diffondono anidride carbonica, confidando in questo modo nell’attenuazione del fenomeno. Parte del mondo scuote la testa e qualcuno non va tanto per le spicce: per protesta contro l’emissione di carbonio, una rete terroristica abbatte aerei carichi di passeggeri e navi porta-container. Intanto alcuni scienziati tentano tardivamente di mantenere stabile il livello del mare. Ci stiamo arrivando, ragazzi.

Tra il terrore di sempre più concrete guerre mondiali e quello pretestuoso di pericoli pandemici, il surriscaldamento globale resta per gli stati la cenerentola delle emergenze planetarie. Siamo a un soffio dalla fine, ci manca solo l’istituzione di un Ministero per il futuro – organismo per la difesa “di tutte le creature viventi presenti e future” – e le predizioni pre-apocalittiche del romanzo di Kim Stanley Robinson, Il ministero per il futuro (Fanucci 2022, trad. F. Vitellini), si avvereranno una per una. Il libro è uscito in America due anni fa, a riprova di come la science fiction rappresenti il genere verista del terzo millennio.

Attraverso le testimonianze di personaggi direttamente coinvolti negli eventi emergenziali, la trama enuclea le incidenze (politiche, sociali, esistenziali) che il cambiamento climatico sta avendo e avrà sul genere umano e sul pianeta. Per rinforzare il concetto: il presente è già cataclismatico, il futuro - se futuro ci sarà - sarà peggiore.

Il valore aggiunto e nel contempo l’aspetto più angosciante del romanzo (oltre 600 pagine) è la sua relativa adesione ai canoni post-apocalittici (no manicheismi, no sopravvissuti uniti dagli eventi cataclismatici, no scenari futuribili, no bande di disperati in cerca di razzie), privo com’è di retorica, e costruito con l’asciuttezza tipica della narrazione cronistica.

A partire dalle diverse sottotracce escatologiche, Il ministero per il futuro è insomma un romanzo destinato a lasciare traccia. Un romanzo che non si dimentica: autentica fantascienza sociale nella più potente e plausibile delle accezioni.

da qui

 

Un film apocalittico al rallentatore. In un futuro prossimo e un'ondata di caldo insopportabile uccide in una piccola città indiana quasi tutti i suoi abitanti in una sola settimana, oltre 200.000 persone. Il governo indiano invia aerei per spruzzare anidride solforosa nell'atmosfera per imitare l'effetto di attenuazione delle prime eruzioni vulcaniche. Ma questa scelta, ovviamente, non incontra l'approvazione assoluta in tutto il mondo. Un nuovo organismo internazionale per la crisi climatica è stato "incaricato di difendere tutte le creature viventi presenti e future che non possono farsi sentire" ed è stato immediatamente soprannominato il Ministero per il futuro. È guidato da Mary Murphy, ex ministro degli Esteri irlandese. Il suo lavoro può prevedere dei lati oscuri, alla fine è un lavoro politico, ma mai come l'azione di una rete terroristica chiamata "I figli di Kali" che usa sciami di droni per far schiantare aerei pieni di passeggeri e navi porta-container. Tutto questo in segno di una protesta risolutiva contro le continue emissioni di carbonio. Nel frattempo, gli scienziati ai Poli stanno cercando di pompare acqua da sotto le calotte polari per evitare che scivolino nell'oceano e innalzino catastroficamente il livello del mare. Ogni cosa sembra destinata a collassare, e mentre il mondo è in preda a una frenesia che rende le situazioni ancora più critiche, la speranza di invertire la rotta verso una sicura distruzione pare essersi sciolta come neve al sole. Ma forse, appellandosi alla scienza e al sacrificio, non tutto è perduto…

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