Continuiamo a scrivere fin quando e ovunque ce lo permettano! Se un giorno ci saranno degli storici che analizzeranno questi tristi giorni — nei quali la mancata risposta alla sfida climatica, robotica e nucleare comporterà inevitabili conseguenze —, essi potranno correggere, con la nostra versione, la narrativa criminale a cui lavora l’apparato mediatico. Sapranno che la società civile era in fermento; che molteplici voci si levavano nel deserto; che movimenti del dissenso nascevano come funghi; e che qualche formazione politica, come i 5 Stelle in Italia e alcune forze della sinistra radicale in Europa, aveva il coraggio di condannare il genocidio e di appellarsi a una mediazione con la Russia.
L’atlantismo
filoneoconservatore e il neoliberismo sono la cifra del mainstream. Tutto: da
destra al centro-sinistra. Vorrei che qualcuno mi spiegasse, su questi temi, la
differenza esistente tra politici come Renzi, Gentiloni, Tajani e la Meloni.
Non ne vedo alcuna, se non qualche sfumatura:
- Le destre, più pragmatiche nei confronti
della Russia e pronte a riconoscere la convenienza di una mediazione, sono
però fanatiche nell’odio verso l’Islam e i palestinesi.
- Il centro-sinistra, a volte più consapevole delle
ingiustizie sofferte a Gaza, è invece fanatico e in preda al delirio
contro la Russia, del tutto incurante del rischio nucleare.
- Le destre sono negazioniste della
minaccia climatica; il centro-sinistra si dichiara
falsamente consapevole, ma affossa la transizione ecologica con le guerre.
La
differenza tra questi due schieramenti, in Italia come in Europa e negli Stati
Uniti, riguarda unicamente i valori di facciata e il censo degli elettori.
Generalizzando,
possiamo affermare che le destre si rivolgono ai meno
abbienti, ai perdenti della globalizzazione, e cercano un ritorno ai principi
della tradizione, dell’identità nazionale, dell’ordine e dell’autorità.
Promuovono la più sfrontata accettazione delle gerarchie sociali ed etniche,
per cui il bianco ha sempre ragione rispetto all’”intruso” immigrato, il
gioielliere che uccide è una persona per bene, il criminale che ruba (senza
uccidere) va disumanizzato, il poliziotto violento va perdonato, l’israeliano è
“buono e amico” e si difende dal criminale palestinese. Uno sciorinamento di
luoghi comuni che deriva anche dalla mancanza di istruzione e cultura di parte
dell’elettorato di destra.
Il
centro-sinistra, i socialisti europei e i democratici americani (ma anche la Forza Italia
rivisitata dai figli di Berlusconi) si rivolgono invece a un ceto medio
arricchito, a una piccola borghesia impiegatizia e benestante, a una
popolazione più colta che viaggia e si professa progressista. Può quindi
sfoggiare una certa comprensione per il debole — immigrato, palestinese o
povero che sia — utilizzando i valori umanistici, le battaglie contro le
disuguaglianze, i diritti della donna e delle minoranze e la consapevolezza
climatica in modo puramente strumentale contro le destre.
Si tratta di
una manovra manipolatoria. A prescindere dalla retorica, il centro-sinistra, i
socialisti europei e i DEM restano espressione dello Deep State statunitense.
Quando si tratta di decidere, sono filo-israeliani e complici del genocidio
quanto le destre; sono anti-immigrati e spensieratamente dimentichi dei diritti
umani (si pensi alle politiche sull’immigrazione di Minniti); sono a favore
delle guerre e del progetto neoconservatore di dominio sulla Russia e sull’Iran
nello scontro contro le potenze del surplus. Affossano con il riarmo la
transizione climatica dopo averla difesa a parole, e continuano con le
politiche neoliberiste, le privatizzazioni, i trasferimenti finanziari dai più
poveri ai più ricchi, distruggendo lo Stato sociale a vantaggio del Keynesismo
militare.
È difficile
capire quale delle due destre — quella populista o quella tecnocratica — sia la
più pericolosa. Certamente la cancellazione dei principi costituzionali da
parte delle destre terrorizza: un autoritarismo provinciale e rozzo che
minaccia soprattutto l’Italia. Eppure credo che il centro-sinistra, i
socialisti europei e i DEM siano nel lungo periodo maggiormente deleteri, in
quanto manipolano quella parte di opinione pubblica che potrebbe invece
svegliarsi e opporre una sana e consapevole resistenza politica. Giocano il
ruolo del “poliziotto buono” e la piccola e media borghesia illuminata si fa
trascinare verso campagne militariste e fasciste, convinta di difendere la
democrazia, la libertà, i diritti sociali e quelli degli immigrati, che vengono
invece massacrati proprio dalla cosiddetta élite progressista.
Insomma, non
si sa più dove voltare la testa. Non so se personaggi come Picierno, Calenda,
Renzi, Quartapelle o Gentiloni possano davvero essere considerati difensori
della Costituzione italiana solo perché si sono schierati per il “No” al
referendum sulla giustizia. Sono gli stessi che difendono la censura contro i
media russi, che vogliono sanzioni esplicite per chi esprime un pensiero
diverso dalla narrativa NATO, che silenziano gli oppositori mettendo veti sulla
partecipazione a programmi come TG1/TV7 (ipocritamente
ritenuti liberi e progressisti), che cancellano l’Articolo 11 della
Costituzione contrario alla guerra. Hanno un potere radicato in Europa ed
egemonizzano la cultura, sponsorizzando operazioni che pompano autori letterari
del tutto incompetenti, per non parlare del teatro o del cinema.
In sintesi:
- Le destre sono espressione di un
vecchio potere fascistoide, rozzo, impreparato e non ancora del tutto
radicato, vicine all’anomalia inquietante di un pericoloso parvenu come
Trump.
- I socialisti europei sono vicini allo Deep
State americano (e finalmente ne possiamo parlare senza essere
considerati complottisti, visto che persino Mieli e Rampini hanno
recentemente fatto propria questa espressione): un potere radicato nelle
istituzioni, nell’intelligence, nella burocrazia, negli apparati mediatici
più sofisticati (come la CNN e la BBC), nella diplomazia, nei centri di
ricerca e nell’accademia.
La
direttrice dello IAI (che, sebbene porti avanti l’agenda dei Democratici
americani e dei neoconservatori alla Victoria Nuland, viene spudoratamente
chiamato “istituto di ricerca”) si è recentemente vantata di aver scritto un
articolo per The Economist in cui perora l’invio di truppe di
giovani europei in Ucraina per “forgiarne lo spirito guerriero”. La retorica
militarista più becera è diffusa non solo da Nathalie Tocci, ultima ruota del
carro, ma anche da intellettuali progressisti come Antonio Scurati, autore di
libri di grande successo in Europa basati su una ricostruzione volgarizzata del
fascismo, di cui finisce oggi per diffondere proprio i valori legati alla
virilità e al sacrificio per la Patria.
Per molti di
noi le domande ricorrenti sono:
- Come è possibile che le
marionette politiche e la classe servente non si preoccupino del futuro
riservato ai loro stessi figli e nipoti?
- Come è possibile che non temano
un’escalation militare con una potenza nucleare?
Se leggiamo
la dottrina militare americana, appare chiaro che la difesa dell’unipolarismo e
il confronto con le potenze del surplus (in primis la Cina) potranno portare a
una catastrofe nucleare e alla fine della vita sul pianeta. Come è possibile
che l’élite e i suoi colletti bianchi, per quanto corrotti, non capiscano cosa
c’è in ballo e non tutelino neanche i propri affetti?
Geopsichiatria. Mi ritornano in mente le
parole dell’antropologo Emmanuel Todd. Come fermare la follia di chi ormai
crede — o finge di credere — alla propria stessa propaganda e a luoghi comuni
che neanche la più standardizzata soap opera statunitense farebbe propri? “Israele
si difende come può” e “L’Ucraina combatte per la democrazia
occidentale”.
Bisogna
svegliare il popolo dei rassegnati: chi sa ma vota comunque per i soliti
perché “tanto non ci sono alternative”, o chi si rifugia nel
non-voto convinto (come in Iran) che nulla possa mai cambiare. Bisognerebbe che
il dissenso smettesse di frammentarsi, di inseguire identità ed assoluti
cedendo all’eterna irrilevanza. Sarebbe essenziale individuare dei mecenati in
grado di finanziare, in Europa, media alternativi che arrivino nelle case delle
tante persone ignare e turlupinate dalla propaganda rozza di Vespa o da quella
più sofisticata della Gruber.
Chi è bravo
e ha fatto storia in televisione come Santoro, insieme ai pochi media rimasti
che ospitano il pensiero libero (come Il Fatto Quotidiano o il
programma Accordi e Disaccordi, che purtroppo a volte sembra una
brutta copia dei talk show progressisti), dovrebbero unirsi per una causa
comune: la creazione di un’informazione veramente libera.
No, non ho
preso alcuna droga per sognare una simile utopia. Credo che la speranza possa
ancora salvare il genere umano: essa è la capacità di immaginare una realtà
differente e di cercare razionalmente una via d’uscita dalla trappola.
Purtroppo la
storia del povero Bernie Sanders negli USA, del laburismo anglosassone e delle
sinistre europee fino agli anni Ottanta ci insegna che, se si prova a cambiare
il centro-sinistra o il cosiddetto socialismo europeo dall’interno, si viene
ingoiati e si finisce per contribuire alla mutazione antropologica in corso.
Come non
essere silenziati e ghettizzati se si rifiutano i compromessi e le alleanze che
snaturano la lotta politica? Questa domanda cruciale dovrebbe aprire un
grande dibattito pubblico.
Oggi la
contraddizione tra popolo ed élite sta esplodendo. Dobbiamo entrare nelle crepe
che si stanno creando perché, come cantava Cohen, è proprio attraverso
di esse che entra la luce.
Il
capitalismo finanziario senza pianificazione, senza socialismo di mercato e
senza protezione dei diritti umani è sprofondato nel nichilismo, in guerre
suicide che rischiano di eliminare la civiltà occidentale. Non riesce più a
garantire l’accumulazione di capitale in Occidente. La concentrazione della
ricchezza in pochissime mani e l’impoverimento massiccio della popolazione sono
insostenibili. La distruzione dei beni comuni, a cominciare da istruzione e
sanità, è sotto gli occhi di tutti. La burocratizzazione della ricerca
scientifica, i rischi della rivoluzione robotica e la minaccia climatica sono
tali da rendere indispensabile la cooperazione in un mondo multipolare.
Dividere il
mondo in blocchi economici, monetari, militari e valoriali è il modo più rapido
per soccombere al disastro. Di questo l’opinione pubblica europea dev’essere
informata, affinché la pressione per cambiare la classe dirigente si rafforzi e
raggiunga il suo scopo.
Contro le
lobby della finanza, delle armi e di Israele, contro i diktat dell’intelligence
e degli apparati mediatici, la società civile del 90% può organizzarsi: non
dobbiamo restare schiavi degli interessi di quell’1% che, comunque vada,
riuscirà a subire meno danni di tutti gli altri.
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