Da tempo mi occupo di ideologia e in particolare del modo in cui le ideologie sono create, diffuse e propagandate con strumenti sempre più perfezionati rispetto a quelli già alquanto raffinati impiegati dalla Sacra Congregazione "de Propaganda Fide", ossia il famoso è dicastero storico della Curia romana istituito nel 1622 da Papa Gregorio XV come risposta alla Riforma iniziata da Martin Lutero.
Questo
organismo oggi è diventato la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli
ed ha come obiettivo organizzare l'attività missionaria cattolica e gestire
l'evangelizzazione del mondo. E non solo di quello non cattolico, perché -come
sosteneva papa Wojtyla- oggi occorre ricristianizzare l’Europa, che si è
lasciata prendere dal materialismo edonistico proprio della precedente fase
capitalistica e che in parte ancora resiste.
Come si può
notare gli obiettivi di Propaganda fide erano senza dubbio grandiosi e si
potrebbe pensare che la complessità del mondo odierno li faccia apparire
eccessivi, esagerati. Eppure, non è così, come mostrano gli attuali conflitti e
guerre di varia natura che mirano a ripristinare un dominio incontrastato ormai
insostenibile. Purtroppo, il realismo non sembra essere un’inclinazione propria
delle attuali classi dirigenti.
Che le
parole non siano delle mere etichette da appiccicare alle cose, lo avevamo
imparato da tempo. Eric Hobsbawm ci aveva insegnato che, per esempio, nelle
scienze sociali la parola identità è apparsa negli anni Sessanta e che
gradualmente ha sostituito la parola classe per indicare il legame tra un certo
gruppo di individui. Come si può capire non si è trattato di un cambiamento
superficiale, perché ha messo in discussione uno dei fondamenti sul quale si
basavano organismi politici e sindacali, finendo col frantumarli e ponendo al
loro posto gruppi che condividono soggettivamente certi atteggiamenti e certe
rivendicazioni, in molti casi persino contraddittori con la loro stessa
collocazione sociale. Si è trattato di un processo profondo che ha contribuito
alla depolicitizzazione delle masse, previsto e auspicato da Z. Bzrezinski sin
dal 1968, ossia proprio in un momento storico in cui il sistema capitalistico
non sembrava ben accetto a tutti.
Come scrive
Valentin Volosinov (Marxismo e Filosofia del linguaggio, Dedalo,
Bari 1976), una parola non riflette dei contenuti interiori, essa nasce
nell’interazione sociale, che è anche interazione tra classi, ed è usata per
esprimere il proprio stato d’animo e la propria opinione, socialmente plasmati,
cangiando significato a seconda dei contesti. Pur essendo unica come suono (a
parte le diverse pronunce), essa racchiude una molteplicità di significati
decifrabili dall’ascoltatore solo all’interno del contesto storico, politico,
sociale in cui viene pronunciata.
Questa
interessante definizione ci aiuta a ricostruire brevemente, sulla base del bel saggio del giurista Alessio Piccirilli, la storia recente del concetto di
complotto, che si è imposto in maniera massiccia, negli ultimi decenni e non
per caso, ma per rispondere a certe pericolose circostanze, che potevano dar
luogo ad esiti incontrollabili e da alcuni inauspicati.
Come
giustamente scrive Piccirilli: “La precisione del lessico giuridico è la prima
garanzia di libertà per il cittadino: se i termini sono vaghi, il potere è
arbitrario”. In particolare, ciò si è visto recentemente nel richiamo al
concetto di diritto internazionale, la cui fondatezza è stata rinnegata o si è
ritenuto opportuno di intenderlo in maniera elastica, evidentemente,
estendendolo o riducendolo a seconda delle circostanze. Anche la signora Von
der Leyen si è espressa in questo senso, prefigurando iniziative che andranno
oltre esso.
La tesi
sostenuta da Piccirilli e ben argomentata nel suo articolo consiste nella
dimostrazione che “l’attuale uso del temine "complottista" (o
"teorico della cospirazione") non costituisce il risultato di
un'evoluzione organica e spontanea del linguaggio, bensì il prodotto di
un'operazione di ingegneria sociale e guerra psicologica (PsyOp), ufficiale,
codificata ed esplicitamente finalizzata a neutralizzare il controllo
democratico sugli atti di governo”. Come osserva il nostro giurista, fino alla
metà degli anni Sessanta il termine "complottismo", ovvero
"teoria della cospirazione" non costituiva un insulto, era impiegato
in senso neutrale e generico in ambito sociologico e storico. Esso si sarebbe
trasformato “in arma di delegittimazione di massa” esattamente nell’aprile del
1967, quando la CIA inviò alle sue stazioni operative Il Dispaccio 1035-960 (https://history-matters.com/archive/jfk/cia/russholmes/104-10406/104-10406-10110/html/104-10406-10110_0002a.htm) con lo scopo di screditare
chiunque mettesse in discussione le conclusioni cui giunse la Commissione
Warren incaricata di far luce sull’assassinio del Presidente John F. Kennedy,
le cui motivazioni e cause non sono state ancora del tutto chiarite.
Risulta
evidente che la CIA, non in grado di spiegare il percorso del secondo
proiettile, che colpì Kennedy definito magico per la sua improbabile
traiettoria, e altri elementi salienti dell’evento, scelse di inscenare
un’Operazione psicologica (PsyOp). Infatti, il documento invitava
esplicitamente ad impiegare i media per attaccare, ridicolizzare i critici dei
documenti ufficiali, presentandoli come individui mossi da motivazioni
economiche, posizioni antigovernative o disturbi mentali. Sotto il profilo
giuridico, secondo Piccirilli questo evento “segna il passaggio dallo Stato di
Diritto allo ‘Stato di Propaganda’, dove la verità processuale viene sostituita
da una verità prefabbricata e difesa tramite la gogna sociale”. Esattamente
quanto è accaduto quando una serie di intellettuali sono stati definiti
filoputiniani dal Corriere della sera, che qualche anno prima aveva anche
rivelato i nomi dei componenti della Lobby rossa presente nella Sapienza di
Roma, tra cui figurava la scrivente insieme al compianto Vito Francesco Polcaro
e al noto Alberto Asor Rosa, anch’egli ormai scomparso.
Sotto il
profilo del diritto, sempre secondo Piccirilli il comportamento della più
celebre agenzia investigativa rappresenta il primo caso documentato di
travisamento del potere informativo (purtroppo ve ne sono molti altri anche se
ci limitiamo alle fasi democratiche), che si produce quando un apparato dello
Stato interviene sull’opinione pubblica non per informare, ma per presentare
come legittima solo la sua versione. Un procedimento analogo alle note
produzioni della neolingua imposta ai sudditi nel libro 1984 di
George Orwell. Osservazione che comprova la connotazione sociale e politica del
lessico.
Dal punto di
vista etimologico "congiura" o "cospirazione" derivano dal
latino con-spiratio (spirare o respirare insieme), che sta ad
indicare un’unione segreta di più persone che s’accordano per conseguire uno
scopo comune, per lo più di natura sovversiva, contro lo Stato, le sue istituzioni,
o in genere contro chi detiene il potere. Adottando questa impostazione chi
contesta la versione ufficiale non è più un cittadino che esercita il dubbio,
ma un soggetto affetto da "paranoia" o "irrazionalità".
Nel diritto
penale, sostiene Piccirilli, la cospirazione, l’associazione a delinquere o il
complotto politico sono azioni concrete, la cui fondatezza deve essere
dimostrata mediante “un esercizio logico-investigativo neutro”. Invece, il su
nominato dispaccio della CIA trasforma la parola complottista in un “epiteto
patologizzante” affibbiato a chi commette un “reato di lesa maestà”, e pertanto
è un folle o un nemico dello Stato, oppure entrambe le cose.
Inoltre,
fatto paradossale, l’intelligence ha forzato il significato del termine
complottismo per occultare un evidente complotto organizzato dagli stessi
servizi deviati ai danni del rappresentante eletto da un popolo cosiddetto
sovrano. Tale travisamento venne alla luce negli anni ’90 grazie al JFK
Records Act, legge federale entrata in vigore il 26 ottobre 1992, la quale
stabilì l'obbligo di raccogliere e declassificare tutti i documenti governativi
riguardanti all'assassinio del Presidente Kennedy. Un contributo importante a
questa scoperta è stato dato dalla ricerca di studiosi come il Professor Lance
de Haven-Smith dell'Università della Florida.
Ma la verità
era già venuta a galla quando nel 1979, dodici anni dopo il Dispaccio della
CIA, venne reso noto il Rapporto finale dell'HSCA (House Select Committee on
Assassinations), ossia l'atto conclusivo di un'indagine del Congresso degli
Stati Uniti durata due anni, il quale considerò plausibile una "probabile
cospirazione", smentendo quanto affermato dalla Commissione Warren.
Il caso più
noto di quest’uso deviato del complottismo è quello di Jim Garrison,
Procuratore distrettuale di New Orleans, il quale ebbe il coraggio di istruire
l'unico processo per cospirazione sull'omicidio Kennedy, argomento del bel film
di Oliver Stone. Questi fu ostacolato nelle sue indagini, fu attaccato e
ridicolizzato, presentato come un ossessivo e persino come un latente
omosessuale, e ciò perché aveva intuito i legami tra i servizi segreti e il
mondo della sovversione. I suoi testimoni più importanti furono messi a tacere
con minacce o persino con l’assassinio.
Secondo
Piccirilli si trattò di un "furto di democrazia", in quanto lo Stato
non cercò solo di nascondere un delitto, ma anche di trasformare chi tentò
denunciarlo in un "appestato sociale”, punendo così non un reato
(indimostrabile), ma chi non ha accettato la versione ufficiale, come nel caso
del colonello Jacques Baud e di altri studiosi e giornalisti europei e
statunitensi, accusati di essere filorussi e per questo persino sanzionati
economicamente e per di più a tempo indeterminato. Questi studiosi hanno semplicemente
esposto in maniera convincente e argomentata che la Federazione russa non
costituisce una minaccia per il cosiddetto Occidente, con cui in realtà
vorrebbe collaborare dal punto di vista economico, politico e culturale a
vantaggio della stessa Europa. E d’altra parte chi può negare che il
nazifascismo è stato sconfitto in primis dall’Armata rossa e che la cultura
russa fa parte integrante della cultura europea? Si potrebbe e affermare che
l’uso odierno di complottismo ha sostituito con successo un altro termine in
voga sin dagli inizi del Novecento, quanto tutti coloro che si opponevano alle
guerre, che per trenta anni hanno devastato l’Europa, erano definiti
disfattisti, in quanto avrebbero messo a rischio la Sicurezza nazionale.
Facendo riferimento a quest’ultima, è diventato possibile prendere delle misure
apparentemente apolitiche e amministrative, non sottoponibili ad una
valutazione giuridica, contro le quali pertanto non ci si può appellare né
difendersi e che per di più sono a tempo indeterminato.
Secondo
Piccirilli, pertanto, il Dispatch 1035-960 della CIA sollecita a presentare i
critici delle versioni ufficiali come "mentalmente instabili" e con
questa decisione produce un radicale cambiamento nel campo dei diritti
politici, ciò che il nostro giurista definisce La metamorfosi del
diritto. In virtù di questa trasformazione si passa “dallo Stato di
Diritto allo Stato Terapeutico” e l’oppositore è costretto ad abbandonare il
ruolo di avversario politico per divenire un infetto da isolare, perché
contaminante. La conseguenza di ciò è che il cittadino non si trova più libero
di esprimere le sue opinioni se sono critiche, perché teme di essere
perseguitato. Piccirilli definisce questa reazione Chilling Effect (Effetto
Congelamento).
Data la
subordinazione dello Stato italiano agli Usa non c’è da meravigliarci che
queste direttive siano state recepite anche nel nostro paese, nel quale si sono
attivati strumenti di controllo della disinformazione, delle cosiddette fake
news (con il solito anglicismo) come, per esempio, Red Button, il servizio on line offerto dalla
Polizia postale attraverso il quale è possibile segnalare da parte di chiunque
contenuti che sembrino fake news, o notizie false. Tuttavia, occorre
sottolineare che esse contraddicono i nostri principi costituzionali, in particolare
l’art. 21, che -come sottolinea Piccirilli- non solo garantisce la libertà di
manifestazione del pensiero, ma anche quella di essere informati in maniera
adeguata.
A ciò si
aggiunge anche la violazione dell'Articolo 3 della Costituzionale, che recita
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…”, per la semplice ragione che
con questi oltraggi artificialmente standardizzati vengono demonizzati quei
cittadini che si limitano ad esercitare i loro diritti e che in seguito a
questo si trovano ad essere marginalizzati.
Nell’attuale
scenario internazionale fortemente conflittuale, in cui i leader europei
invocano ogni giorno la guerra contro il minaccioso Orso russo, tali
orientamenti politici sono deleteri e non rispettano nemmeno la Convenzione Europea
dei Diritti dell'Uomo (CEDU), secondo la quale la verità non deve esser gestita
in maniera monopolistica dalla Stato, perché ciò lederebbe la libertà di
espressione, caposaldo dei Diritti umani, cui ipocritamente fa appello la Ue.
Dato l’uso
che si è fatto di questi strumenti illegittimi, possiamo affermare che si
tratta di espedienti appositamente confezionati per occultare scelte politiche
non da tutti condivise prese dagli alti vertici dello Stato e
dall’Intelligence, che ormai ha un ruolo enorme in tutti i campi e persino in
espansione a causa dell’innovazione tecnologica nell’ambito del controllo di
massa.
Secondo
Piccirilli saremmo di fronte a un "delitto di Stato ai danni dello Stato e
dei cittadini", poiché in questo caso le stesse istituzioni pubbliche si
avvalgono di mezzi illegittimi per ingannare la popolazione, calpestando il
Dovere di lealtà Istituzionale. Purtroppo, questi comportamenti delle
istituzioni sono appoggiati da mezzi di comunicazione privati ma
filo-governativi, che contribuiscono in maniera sostanziosa al controllo
dell’informazione e alla manipolazione della cosiddetta opinione pubblica. Per
esempio, abbiamo sperimentato come viene gestito l’esito delle elezioni,
sostenendo apertamente un candidato e criminalizzando il suo oppositore;
abbiamo anche potuto renderci conto di come vengano alimentate convinzioni
infondate - come l’accusa di terrorismo - dalle cui ricadute traggono vantaggio
le élite dominanti, che possono così influenzare la politica estera secondo i
loro desideri. Centrale è divenuto l’impiego del concetto "Sicurezza
Nazionale" per ottenere tali obiettivi e probabilmente per occultare non
solo la grave crisi economica del sistema capitalistico, ma anche quella del
sistema liberal-democratico, trasformatosi in un mostro autoritario che
criminalizza il dissenso.
Come si è
già sottolineato, la criminalizzazione, per esempio, da parte dell’Ue è giunta
al congelamento dei beni appartenenti ai cosiddetti dissidenti, i quali
avrebbero diffuso notizie false o interpretazioni contrarie agli interessi
dell’Unione, implementando regolamenti fortemente limitativi della libertà di
espressione. Si veda il Regolamento (UE) 2022/350, lo stesso che ha bloccato la
diffusione nello spazio europeo dell’informazione proveniente dalla Federazione
russa.
Piccirilli
avverte che si tratta di una decisione assai pericolosa, perché la
disinformazione non costituisce di per sé un reato nel Codice penale e,
pertanto, viene punito non in quanto tale, ma sulla base di valutazioni
politico-ideologiche e inteso quasi come una sorta di tradimento. Tale
comportamento sembrerebbe prefigurare una sorta di sistema di credito sociale
fondato su misure amministrative, che addirittura colpiscono la stessa
sopravvivenza del “condannato”, senza che nessun giudice si sia espresso sulla
natura dell’eventuale reato, sulla necessità di sanzionarlo, sull’esistenza di
prove. Inoltre, nei nostri sistemi giuridici non esistono delitti che vengono
colpiti da tali gravi misure.
Ovviamente
la lettura di queste considerazioni richiama alla mente il tanto vituperato
sistema di credito sociale cinese, sui cui caratteri c’è stata molta
disinformazione e che non costituirebbe un sistema di controllo dei cittadini.
Si tratta piuttosto di un sistema di valutazione credizia non diverso da quelli in vigore in altri paesi,
solo che prende in considerazione oltre all’attività finanziaria, le violazioni
del diritto e il comportamento poco etico. Tutti fattori oggettivamente
definiti e portati alla luce dalle istituzioni pubbliche. Inoltre, esso si
articola in quattro rami: uno per i comuni cittadini, uno per le imprese e le
altre organizzazioni, uno per i funzionari governativi e uno per i membri del
potere giudiziario. Nel civile contesto occidentale, invece, opera una strana
commistione tra istituzione pubbliche e private: il colonnello Baud è stato
sanzionato dal Consiglio dell'Unione Europea, perché avrebbe diffuso propaganda
e disinformazione a favore della Russia impegnata nella guerra contro l’Ucraina
(in realtà contro la NATO). In seguito a questa “condanna” le banche hanno
bloccato i suoi conti e gli è stato proibito di viaggiare nell'UE.
Qualcosa di
analogo era già accaduto in Canada, dove nel 2022 sono stati congelati i conti
dei camionisti in sciopero in opposizione alle misure anti Covid e per altre
ragioni di malcontento, molti dei quali furono arrestati. Evidentemente il
governo non gradiva le loro proteste che creavano gravi problemi alle industrie
importatrici ed esportatrici e, pertanto, in questo caso era pronto a violare i
diritti dei suoi cittadini.
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